Ecco, come di consueto, la copertina satirica di Maurizio Crozza che introduce la puntata di Ballarò del 22 maggio 2012, dedicata alle elezioni, ai risultati dei ballottaggi, al Movimento 5 Stelle che si è affermato a Parma.
Non particolarmente ficcante, per il suo monologo, Crozza sceglie di iniziare con un collage delle dichiarazioni e dei commenti dei politici ai risultati delle primarie: dalle esternazioni di Alfano a quelle di Formigoni, dall’abbiamo non vinto di Bersani alla diatriba del segretario del Pd contro Beppe Grillo: roba che fa ridere di per sé, senza bisogno di altro sforzo.
Poi c’è spazio per un’imitazione di Matteo Renzi, ospite in studio e per le stoccatine alla Lega, che esce sconfitta e ridimensionata dalle elezioni amministrative. Talmente ridimensionata che ora, dice Crozza, «La Padania come regione geografica si estende dal bagno fino all’angolo cottura di casa Tosi». Poi una battuta di Forrest-Bossi e un finale sul G8 di cui, praticamente, non si è parlato.
Ecco, come di consueto, la copertina satirica di Maurizio Crozza a Ballarò del 24 aprile 2012. Il tema di oggi è la fiducia. Fiducia in questo Paese: la Nuova Zelanda (ascoltare l’introduzione per capire).
Crozza spara a zero. Sull’ex premier (e le “novità” che emergono in questi giorni sul caso Rubygate e sulla mafia), su Roberto Formigoni, sulla Lega Nord. Ma anche sugli italiani, che Crozza definisce dei pecoroni. E lo motiva anche:
«Se non fossimo dei pecoroni, uno come Belsito che di mestiere faceva l’autista e che ha due lauree finte, che si è riempito il frigo di lingotti d’oro, l’avremmo nominato vicepresidente di Fincantieri […] Se non fossimo pecoroni, crederemmo ancora alla storia dei partiti che cambiano nome?Non è che gli italiani non li votano perché non gli piacciono i nomi. Non è che se una prugna la chiami pera smette di farti cagare.».
L’invettiva è un’occasione per paragonare Angelino Alfano ad Ambra Angiolini a quindici anni, quando aveva l’auricolare e Gianni Boncompagni le suggeriva le battute nell’auricolare. E così, parte una nuova creazione di Crozza: Ambra Angiolino Alfano.
Ecco, come di consueto, la copertina satirica di Maurizio Crozza a Ballarò, nella puntata di stasera, 17 aprile 2012.
Il comico genovese non manca di fare riferimento ad un suo “collega”, Beppe Grillo, che sta animando il dibattito politico in questi giorni, ma il suo vero obiettivo è sempre l’ex ministro Scajola: “Un comico genovese che sta seminando il panico, non è Scajola che lo fa a sua insaputa“.
Grillo è il paladino “dell’antipolitica” e Crozza ironizza proprio su questo termine: “I politici sono tutti contro l’antipolitica, è come se le vipere fossero contro il siero antivipera“. Dopo i recenti scandali, che hanno coinvolto la Lega Nord, in tanti chiedono l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, ma Crozza non è del tutto d’accordo: “Il problema dei partiti è che sono italiani, anche io sono a favore del finanziamento pubblico se i partiti sono svizzeri“.
Proprio l’inchiesta che ha costretto Umberto Bossi a dimettersi da segretario del partito è spunto ideale per il comico che ha l’opportunità di scherzare sul tema mentre Cota, governatore del Piemonte, lo ascolta in studio:
Per Vossi comunque si è trattato di un complotto. Un complotto è quello dell’assassinio di Kennedy, non è che a Dallas gli hanno ristrutturato il terrazzo.
E ancora:
Vorrei comprare un trilocale, ma non ho i soldi, dovrei fare un mutuo, ma quasi quasi mi faccio un complotto.
La chiusura dalla copertina è affidata ad un’imitazione inedita, quella del governatore della Lombardia Roberto Formigoni, finito nell’occhio del ciclone per una vacanza che gli sarebbe stata pagata da un imprenditore, Pierangelo Daccò, in carcere per il crack del San Raffaele. La parodia riesce molto bene:
Era sullo yatch di Daccò in Sardegna, ma solo perché era l’ottava stazione della Via Crucis.
Una nuova imitazione tormentone di Crozza è pronta.
Ecco, come di consueto, la copertina satirica di Maurizio Crozza a Ballarò, nella puntata di stasera, 10 aprile 2012.
Al centro del monologo, ovviamente, l’orgoglio leghista (alla manifestazione, Ballarò dedica anche un collegamento in diretta) e tutte le questioni che in questa incredibile settimana politica hanno devastato la Lega Nord (anche se - come potete leggere nella diretta di PolisBlog - alla “convention” orgogliosa partecipa anche Umberto Bossi) e l’intera famiglia Bossi (in particolare il figlio Renzo e il figlio Riccardo), oltre a quella Rosy Mauro, segretaria del SINPA (il sindacato della Lega Nord) che non si dimette dall’incarico.
Per Crozza la vicenda è un’occasione per parlare dei rimborsi elettorali ai partiti e per ricordare ancora una volta - come se ce ne fosse bisogno - che nel ‘93 un referendum li abolì e che poi furono reintrodotti, in barba al risultato della consultazione elettorale referendaria.
C’è davvero poco da ridere, quando il comico ricorda questioni come questa, che dovrebbero bruciare nella memoria storica dell’Italia che, negli ultimi vent’anni, si è interessata alla politica.
Ecco, come di consueto, la copertina satirica di Maurizio Crozza, che ha aperto la puntata di Ballarò di stasera, 3 aprile 2012, dedicata al “pasticciaccio” dell’Imu.
Nel mirino del comico genovese, la Lega Nord. Prima la vicenda del figlio minore di Bossi, poi un accenno di imitazione del senatur, subito interrotto perché, ricorda Crozza, Borghezio lo ha “invitato” (diciamo così, eufemisticamente) a non far più l’imitazione del leader del Carroccio.
«Crozza non appartiene alla razza umana», aveva detto Borghezio. Proseguendo poi così: «Chi ironizza sulla malattia non è civile. Molto più grave delle accuse di tangenti per Boni, che non ci preoccupano».
Crozza - che fa satira e dunque, per come la vede il sottoscritto, può ironizzare proprio su tutto - risponde così:
«Borghezio, io ironizzo sui contenuti di Bossi. Se i contenuti di Bossi, poi, sono frutto di una malattia, be’, questo lo dice lei, Borghezio».
Quindi, via con lo scandalo del tesoriere della Lega Nord.
Archiviato il Carroccio, Crozza se la prende con Massimo Calearo (le cui frasi, recentemente, hanno fatto decisamente scalpore: «Lo stipendio da parlamentare? Per pagare il mutuo, anche se in parlamento ci sono andato tre volte dall’inizio dell’anno») e Valter Veltroni, che Calearo lo ha voluto in Parlamento. E si becca pure l’applauso.
In chiusura, un’invettiva sull’Italietta.
Se la prende, come al solito, con i mali dell’Italietta nostra, Maurizio Crozza, nella sua copertina che anticipa il dibattito a Ballarò del 6 marzo 2012.
Ma per cominciare, si scusa con Cuneo (nella scorsa puntata, Crozza aveva paragonato Cuneo a Lione e aveva detto “ma chi ci va a Cuneo”. Evidentemente, gli abitanti di Cuneo sono permalosi, come gli utenti di Twitter che pensavano che Crozza avesse copiato le loro battute.
Si parte dalla benzina record a 2 euro al litro, poi il primo bersaglo del monologo sono le banche, con le loro commissioni (quelle sugli affidi) che avrebbero dovuto essere abolite dal decreto-liberalizzazioni. Ma dopo la minaccia di dimissioni dei vertici dell’ABI, pare che rientri tutto. Poi c’è Bossi, con le sue surreali e anacronistiche parole finto-eversive contro Monti. E anche le surreali dichiarazioni del figlio, anche detto il Trota, che, in una giornata di scandali e tangenti al Pirellone, ha parlato del divieto di Facebook e Twitter nelle sale del Consiglio Regionale.
Poi c’è il Pd, rappresentato in studio dal sindaco di Torino, Piero Fassino. E il finale, con la battuta imitando Bersani: «Non è che se tatui la farfallina sulla Camusso, poi la chiamano a presentar Sanremo».
Nella prima serata di Sanremo non mancano i riferimenti al Festival nemmeno nella consueta copertina satirica di Ballarò con Maurizio Crozza. D’altra parte il comico genovese si nutre di attualità, normale che parli delle canzoni di Sanremo quando scherza sul declassamento dell’Italia da parte di Moody’s e vada a citare Celentano quando parla di “lunghe pause”. Il monologo è aperto da una premessa in risposta a quanti su Twitter lo accusa di copiare alcune delle sue battute proprio attingendo dai tweet degli utenti.
Una prima replica, molto sarcastica, era già stata recapitata a mezzo stampa, stavolta invece pur ironizzando Crozza garantisce di non avere mai copiato, ma è normale che battute con “nevica ogni morte di Papa” siano state “pensate da tante persone”: “vi pare che io che faccio il comico di mestieri non ci abbia pensato?”.
In qualche modo Crozza ci dà ragione, a noi che avevamo sostenuto fossero battute semplicemente banali e per questo così inflazionate su Twitter. La chiusura della premessa, prima di dare il via vero e proprio ad un monologo in verità non esaltante “interpretazione” dell’architetto Fuffas a parte, è una stilettata per gli utenti del social network:
Non state troppo davanti a Twitter, rischiate di rimanere ciechi.
Non mancano gli argomenti a Maurizio Crozza per la sua consueta copertina satirica a Ballarò. La neve, caduta copiosa in tutta Italia, ha messo in evidenza le fragilità croniche del nostro paese, in particolare di Roma e del suo sindaco Gianni Alemanno che non è in grado di capire un bollettino meteorologico (e non possiede alle sue dipendenze tecnici in grado di farlo). Il comico genovese lo ringrazia per “l’indimenticabile notte bianca”, meglio di quelle del suo predecessore Walter Veltroni, e ironizza sull’ultima uscita su un misterioso complotto ordito dal Nord per “portare via le olimpiadi 2020 a Roma”.
Si tranquillizzi Alemanno, potrebbero assegnare alla nostra Capitale “quelle invernali”, a questo punto. Anche perché Roma è pronta ad affrontare questo genere di grandi eventi, e dopo la nevicata “al più tardi entro luglio riapriranno anche le scuole”. Crozza sottolinea anche il profluvio di esposizione mediatica al quale si è sottoposto il sindaco nel tentativo di confondere le acque per nascondere le sue responsabilità, condivisibile, e si preoccupa per le prossime previsioni che annunciano altra neve nel weekend, ma soprattutto “prevedono ancora Alemanno a Roma”.
Il finale del monologo è dedicato alle “minchiate tecniche” che ci sono state “richieste dall’Europa, altrimenti non vi riconosciamo più”. Il riferimento è alle uscite di Mario Monti sul posto fisso “noioso” e a quelle del ministro Cancellieri sui giovani che vorrebbero “il lavoro vicino a mamma e papà”. Crozza sottolinea ironicamente che il nostro ministro degli Interni forse si riferiva alla figlia della sua collega Fornero, professore nella stessa università nella quale insegnano “la mamma e il papà” e picchia duro:
La Cancellieri ha fatto il Prefetto per tutta la vita e ora fa il capo dei prefetti.
Più posto fisso di così, si muore.
Maurizio Crozza, bardato per affrontare i giorni della Merla, apre, come di consueto, la puntata di Ballarò.
Prima che inizino servizi e dibattiti, Crozza commenta le notizie della settimana, ma appare, questa volta, poco ficcante. Dev’essere che, come dice lui stesso «a me quando girano le balle, rischio di essere poco comico». Dev’essere che la realtà è sempre meno buffa e allora, anche sentita commentata da Crozza, fa meno ridere e fa venir sempre più l’amaro in bocca.
E’ a Enrico Letta (Pd), che Crozza dice di diventar poco comico, nell’unico pezzo davvero divertente del monologo di ieri, ovvero il comico che se la piglia con la Melandri e con il furto di 13 milioni di euro al Pd: «Ma perché i partiti hanno così tanti soldi, Letta? Una volta nei partiti, per finanziarvi, avevate l’auto-tassazione. Ora avete l’auto blu».
E poi, però, le battute lasciano il posto all’amarezza ancora una volta.
«Un bel rimorso elettorale, non l’avete mai?», chiede Crozza ai politici. «Voi prendete il rimborso elettorale prima di governarci. Ora che c’è il governo tecnico, bene, rimborsateci voi».
E’ un Maurizio Crozza amaramente realista, quello della copertina satirica di Ballarò del 17 gennaio 2012.
Il comico genovese parte dal declassamento dell’Italia ad opera di Standard & Poor’s. «Ma perché declassare questo paese»? Si chiede Crozza? E poi elenca una serie di storture dell’italietta. Arriva al caso-Cosentino, si rivolge a Roberto Cota, ospite in studio, e gli chiede se lui - visto che c’è la faida con Maroni - ha avuto il permesso di Bossi per parlare.
Poi, l’incontro fra Alfano, Bersani, Casini e Monti. Infine, il naufragio della Concordia, con una lettura tragicamente azzeccata dell’atteggiamento del Comandante Schettino.
Crozza cita, ovviamente, la telefonata che tutti hanno potuto sentire: per il comico, il Comandante è l’emblema perfetto dell’Italia. Si chiede perché si costruiscano navi da 300 metri; paragona gli Schettino agli Scilipoti e chiude con il “tormentone” della giornata: «Vada a bordo, ca##o».
In generale, Ballarò non cavalca la cronaca della tragedia del Giglio: si smarca dal coro e si occupa della crisi e dell’attacco all’Eurozona da parte delle agenzie di rating.