
Diamo a Daria quel che è di Daria. Il debutto non mi era piaciuto per niente, e a quanto pare non sono stato il solo a criticarlo (anche se, forse, con troppa asprezza e me ne scuso). Ma questa sera, alla terza puntata de Le Invasioni Barbariche, la Bignardi ha ingranato la marcia ritrovando lo sprint perduto.
Azzeccatissima, dopo piatte interviste solitarie, la formula del duetto che ha visto protagonista una strana coppia. Da una parte Natalia Aspesi, storica giornalista di Repubblica e curatrice della posta del cuore del Venerdì, dall’altra Matteo Bordone, blogger e giornalista (nonché stagista di G Day).
La Bignardi aveva promesso di riprenderselo, essendo stata lei a lanciarlo in televisione. E questa sera Bordone, pur in qualità di laureato in Storia del Cinema, ha esordito con un’umiltà decisamente sincera:
“Premetto che io sono robetta, rispetto alla Aspesi. Giochiamo in due campionati diversi”.
I due si sono confrontati sul film Shame, che ha fatto tanto parlare la stampa radical chic non trovando, però, altrettanto spazio in televisione. Così la Bignardi torna a fare quel che le riesce meglio: valorizzare la nicchia e regalare spunti inediti da talk (con tanto di fotogrammi hot trasmessi dopo le 23.00, con buona pace dei puritani). Bordone e Aspesi si sono curiosamente divisi sull’argomento. A lui il film non è piaciuto per niente:
“Fassbender è di una bellezza sconvolgente, ha un culo di acciaio, è un’Angelina Jolie al maschile, ha anche questo elemento di proboscide laddove un uomo normale è munito del suo soddisfacente organo. Però il film è una menata di un’ora e mezza su uno anaffettivo che piange e quando deve esprimere i sentimenti lo fa in modo banale. Contesto che il film sia sulla dipendenza sessuale, quando la dipendenza sessuale è un’altra cosa. Va bene, va con le prostitute, un po’ di pippe. E’ un film bello nel senso Aahh come è bello. C’è il trucco di avere un film su un tema drammatico, però in realtà non c’è approfondimento perché non c’è profondità”.
La Aspesi, invece, l’ha gradito e secondo lei dipende proprio da una questione di sessi:
Shame - Fassbender nudo dalla Bignardi




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E’ ricominciato anche G’ Day, e non ce ne siamo dimenticati: in questi giorni di riprese e programmi che riaccendono i motori e altri che stanno per partire, bisogna dosare le forze, e con calma ci si può dedicare a tutti. G’ Day, dicevamo. Con Geppi Cucciari - il cui posto a Italia’s Got Talent è stato preso da Belen Rodriguez -: è ripartito lunedì, ospiti l’onorevole Domenico Scilipoti (più televisivo che politico, ormai) e Ivan Zazzaroni; oggi aveva come guest Marco Travaglio.
Si gioca con il linguaggio televisivo in maniera piacevole (emblematico, per esempio, il montage detto Opinione Rotante: vox populi in cui le stesse persone registrano opinioni diverse a seconda della testata giornalistica che pone loro la domanda. E forse non ci crederete, ma era un’idea del mai troppo compianto Teleblogo - i lettori storici lo ricorderanno ancora: era uno dei primi videoblog in Italia); si ironizza su extracomunitari e italiani con la rubrica Chi vuol essere italiardo (e a volte si scopre che sono proprio gli stranieri a saperne di più dei fatti del nostro paese), ma anche sull’uso dei sondaggi e sul desiderio mai troppo espresso degli italiani di sfogarsi: nel programma c’è uno sfogatoio di sette secondi.
C’è un’atmosfera non per tutti, in G’ Day, e questo alla lunga può diventare un difetto perché a volte il tono è troppo compiaciuto, troppo autoindulgente, troppo siamo i meglio: è un po’ come quando ci si parla addosso, diciamo, in gruppi ristretti, senza aprirsi ad altri. Ma è un difetto che si può perdonare a un programma simile. Forzatamente e volutamente di nicchia, decisamente gradevole.
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>Anche Adolf Hitler, nel bunker berlinese dal quale assiste all’inesorabile avanzata dall’Armata Rossa, perde le staffe per la cancellazione di Rai Dire Sanremo dai palinsesti di RadioDue. Il programma della Gialappa’s Band, che da 9 anni commentavano con feroce sarcasmo il Festival di Sanremo, è stato eliminato dal nuovo direttore Flavio Mucciante, convinto che si possa fare a meno dell’apporto di Marco, Carlo e Giorgio.
In realtà, nella tristezza che la prima serata del Festival ha ingenerato in molti telespettatori, è stato proprio l’irriverente commento della Gialappa’s a mancare di più. Non osiamo nemmeno immaginare come avrebbero raccontato la conduzione di Antonella Clerici e buona parte delle canzoni in gara, sappiamo solo che sarebbe stato molto molto divertente, a tratti liberatorio. Ad ogni modo il video con lo sfogo di Hitler di fronte ai suoi generali impegnati in una disperata difesa di Berlino, tratto dal film La Caduta, già oggetto di decine di parodie dalle tematiche più disparate, è stato sfruttato anche per “commentare” la scomparsa di Rai Dire Sanremo.
Che dire? Siamo d’accordo con (questo) Hitler.
Continua a leggere: Rai dire Sanremo cancellato: si arrabbia anche Hitler

Dopo 9 anni salta Rai Dire Sanremo, la “diretta” radiofonica del Festival commentata dalla Gialappa’s Band su RadioDue. La decisione, un po’ un fulmine a ciel sereno, priva l’evento televisivo dell’anno di un altro essenziale contorno dopo la confermata sparizione del Dopofestival che venne decisa nella trionfale edizione condotta da Paolo Bonolis lo scorso anno. La Gialappa’s, capace di raccontare e spesso di costruire attraverso la radio momenti memorabili nelle edizioni precedenti, pagano il restyling condotto dal direttore di RadioDue Flavio Mucciante.
Mucciante ha imposto un’autentica rivoluzione ai palinsesti con una lunga serie di nuove produzioni (e conseguenti inspiegabili tagli di programmi come Condor di Luca Sofri e Matteo Bordone), ora la sua longa manus si abbatte anche sul trio composto da Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci.
Difficile rimanerne contenti della sostituzione di Rai Dire Sanremo con una “speciale programmazione” del programma Moby Dick condotto da Silvia Boschero e John Vignola, con Carlo Pastore e Brenda Lodigiani (voci di “Traffic”) inviati dietro le quinte. Speriamo solo che non si tenti di scimmiottare il formato della Gialappa’s e si provi a fare qualcosa di diverso, anche se inevitabilmente meno divertente. C’è di che essere scontenti a priori e soprattutto preoccupati: mancano pochi mesi ai Mondiali di Calcio, dobbiamo scordarci anche Rai Dire Gol?

Riportiamo alcune informazioni un po’ più precise relative ai nomi e al nuovo programma figlio del talent show che vedremo da sabato 17 gennaio 2009 su Raidue dalle 14 alle 15.30 (in sovrapposizione con Amici), il “Processo a X Factor“. Sarà un talk che andrà scandagliare la puntata del lunedì precedente, criticando e valutando (senza la presenza dei giudici) le performance dei concorrenti. Nomi più o meno noti (laddove non fossero noti sono piuttosto inediti per la tv e importanti) faranno parte del parterre in studio sotto la conduzione di Francesco Facchinetti:
Per la sfera musicale Matteo Bordone, critico musicale che collabora con Rolling Stone conosciuto ai più come blogger di Freddy Nietzsche e Pierpaolo Peroni, produttore musicale (collabora con Claudio Cecchetto e ha co-prodotto sia i Finley che Max Pezzali) e marito di Syria.
Per il costume e di colore (gossip, presenza scenica) ci saranno Alessandro Rostagno, giornalista ma anche (questo lo dico io) attore di altri tempi arrivato al grande pubblico grazie alle ospitate televisive e ai suoi toni acidi e la mitica Selvaggia Lucarelli. Per il look, la particolarissima stilista Giusy Ferrè, che molti di noi conoscono come giurata di Italia’s Next Top Model.
Sarà presente l’eliminato del lunedì precedente al quale verrà dato il doveroso diritto di replica. In mezzo al pubblico e questa è una particolare novità, sarà presente una giornalista che coglierà con la sua telecamera alcuni particolari dello show che verranno parzialmente colti dalla regia e mostrati al pubblico. L’identità della giornalista non è nota.