Caro Grande Fratello ti scrivo. Eccome se ti scrivo. Soprattutto se la firma che andrò ad apporre in calce alla lettera recita il nome di Piersilvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, felice come una Pasqua per i risultati raggiunti dalla Rete in concomitanza della programmazione del reality dei reality. Il pargolo di Arcore ha mandato un ringraziamento ufficiale a tutti quelli che hanno contribuito a fare dell’ultimo GF una macchina mangia ascolti: basti pensare che numeri simili erano stati raggiunti solo in occasione della prima edizione, quasi dieci anni fa.
I destinatari della Bolla (vice)Presidenziale sono stati la Marcuzzi, ovviamente, Alfonso Signorini, il produttore Paolo Bassetti e agli altri elementi, invisibili agli spettatori, che hanno curato la realizzazione del format da un punto di vista tecnico e produttivo:
“Carissimi, voglio farvi i complimenti per la straordinaria edizione del Grande Fratello che si è appena conclusa. Sono davvero orgoglioso di come sia stato realizzato, di come sia stato curato nei minimi dettagli: dal casting iniziale allo sviluppo narrativo, dalla conduzione al commento mai fuori luogo e sempre puntuale ed equilibrato. I risultati ottenuti sono qui a dimostrarlo, siete riusciti a restituire al Grande Fratello tutta la forza, l’energia e la popolarità che forse solo la prima edizione possedeva. Bravi davvero!”.
Dopo il salto la gallery fotografica di Alessia Marcuzzi.
Quanti programmi di qualità ci risulta complicato seguire perché posizionati in settori strategici per ragioni di auditel? Mi spiego: al momento, uno dei giorni della settimana più agguerriti dal punto di vista dell’accalappiamento dello spettatore, sabato a parte, è il lunedì sera.
X Factor da una parte, Grande Fratello dall’altra: il reality show della Marcuzzi sbanca tutte le settimane e la Rai prova a rosicchiare punti piazzando sulla Rete principale programmi forti dal richiamo tenace. Fiction come Il Bene e il Male, “Puccini” e compagnia bella hanno provato a smuovere qualcosa nel fondale sabbioso e immoto dello share italiano.
Adesso è la volta del tv-movie “Sui tuoi passi”, con Massimo Ghini, anch’esso destinato ad essere trasmesso fatalmente di lunedì, cioè a partire dal prossimo 9 marzo, in concomitanza con programmi ben più radicati e commerciali. C’est la vie, si dirà, e infatti così è, se vi pare e pure se non vi pare, perché le eminenze grigie del tubo catodico ne sanno una più del diavolo e allora tanto vale tacere e chinare il capo davanti cotanta esigenza di profitto.
Però, certo, il dubbio viene: questo tentativo disperato di frammentazione dell’auditel è anche una condanna per chi volesse seguire i propri talent e reality show preferiti del lunedì, senza doversi alambiccare per fare la spola anche con le fiction di successo. Può succedere: certo è che lo spettatore medio del Grande Fratello difficilmente potrà incuriosirsi alla storia di Giacomo Puccini, ma non è detto. Poco probabile non vuol dire impossibile. L’impressione è che sul campo di battaglia dei numeri televisivi, qualche volta ci finiscano riversi e morti pure i gusti dello spettatore, il quale è destinato ad accontentarsi di una programmazione schizofrenica in cui moltissime delle cose di maggiore richiamo vengono accumulate tutte negli stessi giorni.
Soltanto fino a qualche tempo fa ci si accaniva un po’ tutti a tacciare il reality di trash, un appellativo abusato ma fortemente vitalistico. Il reality era trash quando Katia Ricciarelli accettava una lauto cachet per co-abitare coi lelemoriani in Fattoria (canto del cigno con l’atto finale del Triccheballacche), era trash quando il naufrago Al Bano veniva mollato dalla Lecciso in diretta tv, era trash quando Taricone fermava l’Italia con il suo manuale da tombeur de femmes di nuova generazione. E ora, invece, accogliamo ancora una volta l’appello di Walter Siti, docente universitario e personaggio di cultura nonchè esperto di piccolo schermo, che sull’ultimo numero di Vanity Fair sentenzia sulla morte del reality chiedendosi se c’è ancora una possibilità per salvarlo come genere di nicchia, con meno profitto e più scandaglio sociologico.
Nello specifico, non poteva che prendere ad esempio il caso di Uno due tre… stalla! che ha scongiurato il rischio di chiusura anticipata con un totale stravolgimento della formula originaria:
“Le prime due puntate avavevano offerto alcuni buoni spunti di confronto tra culture… C’era speranza che perfino le ragazze avrebbero cominciato a differenziarsi, e che… sarebbe emersa qualcuna con una stora più individuale e un abbozzo di personalità. Poi è accaduta la catastrofe, perchè sia la Endemol che Mediaset hanno interpretato come catastrofe la perdita di quattro punti di share. Il programma ha cambiato fisionomia, è diventato un talk-game… La D’Urso, in affanno, ha dovuto spiegare che il cambiamento è avvenuto per ragioni interne alla vita della fattoria. Non ci credeva neanche lei a quello che stava dicendo, si vedeva chiaramente. Gli autori si sono trovati prigionieri di un cast messo insieme per altri scopi, e nella necessità di utilizzarlo contropelo”.
Continua a leggere: Il reality è morto perchè non è più trash
Di questi tempi, più si è cattivi meglio è.
Perfino Grande Fratello punta (o dice di volerlo fare) sulla svolta dark, promettendo - in occasione della conferenza stampa di presentazione del programma - di tornare ”più cinico e baro” delle precedenti edizioni.
Domani alle 21 prepariamoci a seguire la prima puntata (rigorosamente in web-cronaca live su Tvblog) con Alessia Marcuzzi, al secondo anno di conduzione in una rinnovata veste sexy, e lo storico inviato Marco Liorni (da noi intervistato qualche tempo fa).
Entreranno in gioco, tra la nuova casa-loft di Cinecittà e la spaventosa e inedita ‘discarica’, 14 persone tra i 20 e i 31 anni selezionate un po’ da tutte le regioni d’Italia ma anche oltreconfine.
Ci saranno, tra gli altri, un operatore ecologico di Palermo, una press agent toscana molto sicura di sè, una ragazza napoletana, un romanaccio, un milanese trendy, una ragazza spagnola, una slovena, una italiana di origini russe.
Uno dei concorrenti sarà scelto per la prima volta dal pubblico tra i due finalisti de Il candidato: si tratta di Salvatore, bancario di Scampia, e di Andrea, aspirante vigile del fuoco della Val d’Aosta e allenatore di calcio femminile (la cinica modalità di pole position ve l’avevamo già anticipata).
Altri due concorrenti saranno presentati nel corso della diretta e sottoposti subito ad una prova atletica. Chi vincerà entrerà nella lussuosa casa, la più grande di tutte le edizioni: 1.600 mq con arredi lussuosi, piscina, sauna, sala fitness, giardino e l’immancabile confessionale.
L’altro con tutta probabilità finirà nella discarica, un grande spazio a cielo aperto a metà tra un deposito di rifiuti e uno sfasciacarrozze, dove si dormirà in un vecchio autobus e un’utilitaria arrugginita diventerà il confessionauto.
A coccolare i concorrenti più fortunati una nuova suite, che quest’anno è stata ribattezzata il Paradiso Terrestre (c’è anche un albero di mele rosse ‘laccate’ con un serpente verde attorcigliato al tronco), perché concepita prendendo spunto dagli specchi della Cina del 1500 in cui venivano rappresentate in un unico spazio tutte le bellezze naturali della Terra, dai pesci al cielo. Così il soffitto, alto sei metri, è trasparente; c’è persino una spiaggetta della Maldive ricostruita con sabbia bianca e palme; e ancora liane, cascate d’acqua, idromassaggio, aromaterapia e una grossa mangrovia che fa da baldacchino al letto creato su uno sperone di roccia.
Ormai, la linea di confine tra un reality e un talk show è la posta del cuore vip.
Sempre più volti televisivi, infatti, più o meno famosi e credibili nel loro ruolo di entertainer e/o opinion maker, sono pronti a dispensare consigli e all’occorrenza anche frecciate nelle pagine dei settimanali più in voga.
A quanto pare, stiamo assistendo a una tendenza di ritorno, che vede in atto una vera e propria guerra senza esclusione di colpi nello zuccheroso mondo della confidenza ‘a domanda a rispondo’.
C’è Grazia, ad esempio, che ha arruolato da ottobre Victoria Cabello, una delle ultime adepte del genere, affidandole il colloquio sentimentale con le lettrici, perchè “la posta del cuore sta rinnovando la sua formula, a partire da chi la fa” spiega Silvia Grilli, soddisfatta del suo nuovo acquisto: “Non dà mai risposte consolatorie”.
In compenso, Alfonso Signorini ha contrattaccato mettendosi, da novembre, nelle mani di Carlo Rossella, direttore del Tg5 e di recente ispiratore di un fotoromanzo vecchio stampo come Capri.