
In occasione del trentennale dalla scomparsa, Raiuno ricorda lo psichiatra rivoluzionario Franco Basaglia attraverso la miniserie “C’era una volta la città dei matti…”, in onda stasera alle 21:30 e domani alle 21:10. Prodotta dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, la fiction è stata girata da Marco Turco, già dietro la macchina da presa per “Rino Gaetano”.
La storia che vedremo, scritta da Alessandro Sermoneta, Elena Bucaccio (entrambi autori di “Codice Rosso”), Katja Colja e dallo stesso regista, è il frutto di un’intensa attività di ricerca negli istituti di igiene mentale, meglio noti negli anni ‘60 come manicomi, “città dei matti” dove le persone che vi vivevano dovevano rinunciare alla loro dignità.
Camicie di forza, letti di contenzione, elettroshock ed una situazione molto simile -se non peggiore- a quella delle carceri: questa è una condizione che non risparmia nessun manicomio ai tempi, neanche quello di Gorizia, di cui il giovane Franco Basaglia (interpretato da Fabrizio Gifuni) diventa direttore. Il suo arrivo sarà la miccia che farà esplodere una rivoluzione nel modo di vedere e vivere i manicomi, e che sfocerà nel 1978 in una legge, la 180 intitolata a suo nome, grazie alla quale furono introdotte numerose novità nell’organizazzione di questi istituti.

E’ sicuramente una delle fiction più attese della stagione, quella che sta per andare in onda questa sera e domani in prima serata su Raiuno e dedicata ad uno dei cantautori più istrionici e controtendenza negli anni in cui è vissuto: “Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu”, fiction sull’artista nato nel 1950 e morto in un tragico incidente d’auto nel 1981.
La storia parte negli anni ‘70, con le prime audizioni senza successo del cantante (interpretato da un ottimo Claudio Santamaria), raccontando in seguito gli incontri che hanno segnato la sua vita, da quello col professore d’italiano appassionato di teatro Michele (Thomas Trabacchi), a quello con le due donne che ha amato: Irene (Kasia Smutniak), conosciuta durante le sua esperienze teatrali e la fan, divenuta poi sua manager Chiara (Laura Chiatti). La vita privata del giovane cantante si incrocia così, inevitabilmente, con la sua carriera, e con scelte che segneranno entrambi gli aspetti, dalla pubblicazione del primo disco con la piccola casa discografica gestita da Alfio Cerioni (Giorgio Colangeli), ai dubbi sulla partecipazione al festival di Sanremo ‘78, dove si piazzerà al terzo posto con la canzone “Gianna”.
Spazio anche alla famiglia (nel rapporto col padre Domenico, interpretato da Nicola Di Pinto), e soprattutto alla musica: molti dei successi di Rino sono infatti presenti nel film, ma non sentiremo la voce originale del cantante, bensì quella di Santamaria, che ha dimostrato delle buone doti canore anche nel concerto realizzato dopo l’anteprima di quest’estate al Roma Fiction Fest.
Già durante la sua realizzazione, curata dalla Ciao ragazzi di Claudia Mori per RaiFiction, l’attenzione per i particolari e le numerose documentazioni e testimonianze ricercate erano segno di una chiara intenzione da parte del regista Marco Turco di non stravolgere troppo una storia che non aveva bisogno di modifiche per conquistare il pubblico. A quanto pare, però, le modifiche ci sono state e le polemiche non sono mancate fin dalla prima proiezione del film-tv, lo scorso luglio, in occasione del festival sopra citato.
A mettere in dubbio la veridicità della trama è stata infatti la sorella di Rino, Anna, che a luglio (ma anche in questi giorni) ha sottolineato come certi aspetti della vita del fratello siano stati troppo amplificati, snaturandone il carattere e la personalità:
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