
Manca meno di una settimana alla nuova stagione di Annozero, ma in molti hanno notato la curiosa assenza di promo sui RaiDue della trasmissione d’informazione di punta della rete. Oggi Michele Santoro ha indirizzato un messaggio ai suoi telespettatori via internet, più precisamente attraverso la fanpage ufficiale di Annozero su Facebook. Il copione pare lo stesso dello scorso anno, quando i contratti di Vauro, ma soprattutto quello di Marco Travaglio, sembravano costituire un problema per la dirigenza Rai.
Ci vollero un paio di settimane con Travaglio in onda come “ospite non retribuito” e una prolungata opera di pressione nei confronti di Masi e del direttore Massimo Liofredi per arrivare alla firma. Sarà ancora una volta questo il teatrino a cui dovremo assistere? Pare proprio di sì, almeno a giudicare dal contenuto del messaggio di Santoro. Eccovene il testo:
Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21.00 è prevista la partenza di Annozero ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore Generale. Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro.
Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma. Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene.
Un abbraccio
Michele Santoro
Le riflessioni di Marco Travaglio approdano in tv, su Current (canale 130 di Sky). Dal web al satellite, Passaparola, la rubrica d’informazione settimanale a cura del giornalista e co-fondatore del Fatto Quotidiano, già da tempo disponibile su internet, a partire da domani (7 settembre) andrà in onda tutti i martedì alle ore 23.00 solo canale del pacchetto Sky. Al via con la prima puntata sulle recenti contestazioni al presidente del Senato Renato Schifani e sul discorso a Mirabello di Gianfranco Fini.
Nato come appuntamento settimanale in streaming sul canale YouTube del blog di Beppe Grillo, Passaparola è uno spazio di circa mezz’ora direttamente gestito dal giornalista, che in ogni puntata si sofferma su fatti e misfatti della politica senza risparmiare nessuno. Finora Marco Travaglio ha approfondito liberamente e senza censure i temi di più scottante attualità: la Nuova P2; la legge sulle intercettazioni; lo scandalo della Protezione Civile; il caso Scajola; Come Destra e Sinistra hanno privatizzato la democrazia; la storia politica di D’Alema; il caso Marrazzo; il caso Unipol.
Il format il 7 Giugno 2010 ha festeggiato in diretta online le prime 100 puntate, raggiungendo una media di 300mila contatti unici a puntata con punte di 700mila. Passaparola su Current è un’ulteriore conferma della promessa di “Independent Information” fatta ai telespettatori dal canale fondato da Al Gore, nel pieno rispetto delle parole del co-fondatore Joel Hyatt: “portare l’internet intelligente in tv, non la tv stupida su internet”.

Il presidente del Senato, Renato Schifani, con un po’ di ritardo rispetto agli episodi incriminati, aveva deciso di presentare querela per diffamazione a carico di Marco Travaglio e de L’Unità (che all’epoca ospitava i suoi articoli) per il racconto dei suoi antichi trascorsi in imprese con soci che poi sarebbero stati condannati per mafia. La richiesta di risarcimento era stata fissata dalla seconda carica dello Stato in 1.750.000 euro, non certo due spicci.
Oggi è arrivata la prima sentenza che di fatto boccia la tesi di Schifani salvando Travaglio, almeno il Travaglio giornalista, mentre condanna quello “cabarettista”. Infatti, se quanto detto dal giornalista nei suoi articoli e in un’occasione durante Crozza Italia nel maggio 2008 è, secondo il tribunale, “non gratuito bensì necessario per rappresentare l’espressione critica del giornalista e non sconfinano nella contumelia essendo contenute nei limiti della accesa dialettica propria della dialettica trattata” nel caso dell’intervista con Fazio il limite è stato superato.
La metafora della “muffa” e del “lombrico“, secondo il battutista piemontese gli unici due elementi che potrebbero completare la parabola discendente della qualità delle nostre cariche istituzionali dopo l’avvento di Schifani, sconfinano nell’ingiuria. Per questa ragione Travaglio dovrà versare 16 mila euro al presidente del Senato, soldi che, come annunciato, Schifani darà in beneficenza. Fonti giornalistiche parlano di soddisfazione da parte dei legali del presidente, a noi non pare ci siano ragioni di esultare quando un tribunale ti riconosce lo 0.91% del risarcimento che avevi richiesto. Si tratta di punti di vista, ovviamente.
Dopo il continua potete rivedere il video dell’intemerata di Travaglio, all’incirca da un minuto e 20 secondi.
Continua a leggere: Che tempo che fa: Travaglio dovrà risarcire 16 mila euro a Schifani
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1500 euro lordi a puntata. Questo il compenso di Marco Travaglio per ogni puntata di Annozero. Lo rivela lo stesso giornalista nel corso della puntata di Otto e Mezzo in cui era ospite. E chiosa:
Prendo meno dell’ultima gamba destra di una soubrette. […] Parametrate a quanto guadagna, o meglio non guadagna un operaio è un privilegio ma parametrate a un programma da 5 milioni di persone, rispetto alle cifre che si sentono, probabilmente è un po’ pochino.
Con ironia, dunque, Travaglio commenta la questione dei compensi di conduttori e ospiti in RAI da rendere pubblici. Questione sulla quale il giornalista, tuttavia, si dice favorevole. Anzi,
favorevolissimo alla pubblicazione dei guadagni dei conduttori Rai, non nei titoli di coda, ma in rete.
Perché la cosa, secondo Travaglio, dovrebbe perlomeno essere fatta in modo serio.
Al Messaggero, diceva:
È giusto che i cittadini conoscano gli stipendi del personale Rai ma che abbiano il quadro completo: se c’è un manager che ha salvato la Fiat questa deve pagare. Così come se uno distrugge la Fiat, è giusto che l’azienda chieda i danni.
Continua a leggere: Marco Travaglio: prendo 1500 euro a puntata. E su Annozero...

L’abbiamo scritto e riscritto e va bene: inizia il programma di Belen Rodriguez, Stiamo tutti bene. Ma stiamo tutti bene per davvero? Avviso per i lettori: questo articolo può contenere snobismo. Proseguire nella lettura? Benissimo, allora il mio ragionamento è questo, semplice semplice: com’è possibile che Belen Rodriguez (Belen Rodriguez!) abbia una trasmissione tutta sua e Daniele Luttazzi no? Per dire un nome, uno qualunque, il primo che m’è venuto in mente. Com’è possibile che Belen Rodriguez conduca un programma in proprio - in tarda serata, va bene - ed Enzo Biagi abbia dovuto aspettare di morire per tornare legittimato in televisione? E’ normale, volendo abbassare il livello, che Belen Rodriguez conduca senza problemi e Daria Bignardi venga scartata dalla Rai, relegata, ghettizzata, controllata e rispedita al mittente? Belen Rodriguez che conduce un programma tutto suo è un fatto strano, anzi normalissimo della nostra televisione: culo e tette tirano più di un pelo di cervello. Possibile, tuttavia, che ciò debba essere così palese, avvenire in maniera tanto scontata e luminosa, senza nemmeno farci il piacere - a noi poveri telespettatori vogliosi di scoprire cose nuove e interessanti - di nascondercela un po’, di edulcorarcela quel minimo sindacale? Evidentemente ci sono logiche commerciali che non comprendiamo: l’ennesimo, già vecchio in partenza, comedy show, condotto da una tizia bellissima incapacitata a fare qualsiasi cosa di passabile, lanciato in pompa magna con notevoli investimenti di tempo e denaro. Quasi quasi Report ha rischiato di non andare in onda. Quasi quasi è probabile che non vedremo mai più una puntata di Annozero, il prossimo anno. Molto probabilmente Il Commissario Montalbano non vedrà più nuove puntate. Non parliamo di come si sente ultimamente il Commissario Manara, tagliato, anche lui, ridicolizzato, chiuso e limitato. Fiorello è scappato a Sky, la Carrà se ne sta depressa in Spagna, Marco Travaglio c’ha il bavaglio, Aldo Busi l’hanno radiato da tutti i canali del mondo, Michele Santoro dovrà aprirsi un ristorante a Saxa Rubra, una volta qui era tutta campagna e Pippo Baudo è un gran professionista.
Insomma, povera Belen Rodriguez. Non è che adesso uno possa incarnare in questa povera ragazza tutte le colpe di una televisione fatta a casaccio. Benissimo ha fatto lei, l’ex (l’ex?) signora Corona ad accettare la possibilità - roba importante per la sua carriera - ma il punto è certamente un altro ed è quello di cui s’è sottilmente parlato finora, cioè la necessità e l’opportunità di continuare ad affollare i canali televisivi italiani di paccottiglia (abbiate pazienza, ma questo è, volendo dare un significato ai significanti: paccottiglia, cioè ciarpame, fondo di magazzino, merce di scarso valore). Perché? Possibile che la soluzione sia sul serio la più scontata tra tutte, la solita, quella da cui siamo partiti? C’è un modo per uscire dalla dittatura del culo e delle tette in questo Paese?

Dopo l’inattesa notizia della risoluzione consensuale del contratto fra Michele Santoro e la Rai ritorna d’attualità un rumor circolato qualche settimana fa, soprattutto su Libero e Il Giornale, al quale pochi avevano dato credito. Dietro l’uscita di scena di Santoro dalla Rai, fatto salvo il misterioso ed indefinito ruolo di “collaboratore” per i prossimi due anni, potrebbe esserci l’intenzione del giornalista di fondare la sua televisione.
La “Santoro Tv” non nascerebbe dal nulla, ma sarebbe l’evoluzione di Red Tv (ex Nessuno Tv), il canale satellitare lanciato da Massimo D’Alema per dare voce alla sua corrente interna al PD quando il segretario era ancora Walter Veltroni. D’Alema ha progressivamente perso interesse per la sua tv, ormai sostanzialmente alla deriva, senza un progetto editoriale forte per il futuro e con i redattori in cassa integrazione, così Santoro avrebbe avviato una trattativa per rilevarla, magari insieme ad un finanziatore illustre: l’ex presidente della regione Sardegna Renato Soru, fondatore di Tiscali, che di capitali ne ha.
L’idea sarebbe stata ispirata dal successo di Rai per una notte, l’iniziativa di protesta del 25 Marzo al Paladozza di Bologna contro il blocco dell’informazione per la Par Condicio che attraverso un network di tv locali, al satellite e a siti internet aveva raggiunto un considerevole audience. Se Annozero dovesse, come probabile, sparire dagli schermi Rai potremmo ritrovare (anche se lontana dalle potenti frequenze della tv generalista) una “Annozero Tv” nella quale ospitare i personaggi sgraditi al Governo che devono lottare per comparire in video, come Marco Travaglio, o che ne sono stati definitivamente estromessi, come il geniale Daniele Luttazzi. Una nuova tv completamente “libera”, orgogliosamente di parte, al di fuori di un servizio pubblico ormai definitivamente colonizzato “dal nemico” di Santoro.

E così, è andata in onda, come poteva, Rai per una Notte, in streaming su internet, ripresa da tv locali e canali digitali, sui maxi schermi nelle piazze. A Torino faceva freddo, ma si è rimasti lì, fino in fondo, per assistere a qualcosa che, comunque la si metta, passerà alla storia della televisione, della comunicazione.
Perché, comunque la si metta, si tratta di un evento senza precedenti per un paese occidentale moderno, che un programma per andare in onda debba usare la forza della rete e delle piccole reti; è senza precedenti che un evento del genere fosse necessario; perché era, di fatto, necessario.
Picco assoluto di genialità della serata a Daniele Luttazzi, che può passare dalla volgarità più bassa ad Aristofane senza perdere la propria carica. E darà fastidio a qualcuno, la volgarità. Be’, pazienza. Per la cronaca, il suo monologo sul sesso anale lo fa da tempo, non è certo una novità. Si chiama satira signori. Satira. E la satira deve far ridere e far male. Non l’ha inventata Luttazzi, esiste da sempre e fa del dileggio un’arte.
Poi, in ordine sparso e senza alcun intento di far classifiche: secondo picco della serata, il contributo di Emilio Fede. Talmente surreale da sembrare finto. Talmente vero da lasciare allibiti. Terzo, Elio e le Storie Tese, nella loro riproposizione di Italia amore mio (sì, proprio lei, la canzone del mitico duo Pupo-Filiberto, quella arrivata seconda a Sanremo. Che, rifatta da Elio, ha tutto un altro sapore. Di profonda accusa per la bassezza culturale del paesello italico). E ancora, Mario Monicelli, così anziano, così vero da poter dire tutto. E la storia che racconta Ruotolo, con le intercettazioni e lo stesso Masi in imbarazzo a spiegare al telefono che non si può chiudere un programma ex ante o impedire ex ante a un programma di parlare di un qualche argomento.
Continua a leggere: Rai per una notte - Una pagina di storia della comunicazione

Perché trasmettere questo streaming e dare ai nostri lettori la possibilità di commentare live, l’ho spiegato personalmente qui.
E’, senz’ombra di dubbio, una serata-evento. Perché per la prima volta internet viene massicciamente in soccorso a una televisione che non può più parlare.
Si susseguono, davanti alle telecamere di Rai per una notte: Michele Santoro, padrone di casa, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Giovanni Floris, il Trio Medusa, Vauro, Milena Gabanelli, Daniele Luttazzi, Gad Lerner, Elio e le Storie Tese, Roberto Benigni.
Anche TvBlog trasmette in streaming il live di RAI per una notte. Perché? Perché non si poteva non farlo.
Perché comunque la si pensi la censura è deprecabile, così come è deprecabile il bavaglio all’informazione.
Perché internet è uno scampolo di libertà che ci è consentito ancora sfruttare e perché il sottoscritto, che questo blog ha fondato 5 anni fa, desidera dire chiaramente, ai propri lettori, alla propria redazione, che si batterà sempre perché ognuno possa esprimere il proprio pensiero. Perché l’informazione sia sempre libera, perché l’accesso alle fonti sia garantito.
Ci sono metodi, del giornalismo di Santoro, che personalmente non condivido. Altri che invece mi vanno più a genio, in particolare quando anche Michele si ricorda dell’inchiesta pura. E’ normale: essere visceralmente d’accordo con qualcuno vuol dire non avere un pensiero proprio, né una coscienza critica.
E proprio avere una coscienza critica, cercare di esercitarla e di mantenerla in esercizio permette facilmente di capire che un bavaglio a Santoro (come un bavaglio a Floris, a Vespa, a Paragone), deciso dalla politica, non può essere una cosa buona per il normale vivere democratico.
Le differenze arricchiscono. Il pensare diversamente è un valore e non un pericolo da reprimere. L’appuntamento, per tutti i nostri lettori che la pensano allo stesso modo, è qui su TvBlog, alle 20, quando inizierà anche qui lo streaming di RAI per una notte.
Aggiornamento:
Anche La7.it, il portale de La7, trasmetterà Rai per una notte in streaming. Una decisione un po’ a metà, sarebbe stato certamente più rilevante se avesse deciso di trasmettere l’evento in tv come fanno altri network dell’emittenza privata.
Obiettivo raggiunto: a 48 ore dall’evento in programma al Paladozza di Bologna Michele Santoro ha annunciato di aver raggiunto la soglia delle 50 mila sottoscrizioni da 2.5 euro necessarie a recuperare i costi di Rai per una notte. L’happening anti-censura, che sarà trasmesso in tv da Current, SkyTg24, Rai News 24, YouDemTv oltre che da una lunga serie di reti locali ed in streaming su internet anche qui su TvBlog, si preannuncia un successo.
Decine di adesioni, ultima quella di Roberto Benigni che ha registrato uno “spot” per il programma, il palasport bolognese stracolmo dopo la distribuzione dei 5000 inviti bruciati in poche ore domenica scorsa, uno spiegamento fra tv e internet da “reti unificate” che vede esclusi soltanto, per ovvie ragioni, i canali generalisti: questa la sfida lanciata dalla FNSI e dall’Usigrai per protestare contro la censura, ormai consumatasi, di tutti i programmi d’informazione della Rai.
Rai per una notte, come sottolinea lo stesso Santoro nell’annunciare il raggiungimento dell’obiettivo, punta a diventare un evento di aggregazione, da seguire anche attraverso maxischermi nelle piazze e punti d’ascolto che si stanno attivando in tutta la penisola.
Cari amici,
alla mezzanotte di ieri abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo: 50 mila sottoscrittori hanno dato il loro contributo per dar vita a Raiperunanotte.
Sono felice e vi abbraccio tutti!
Da questo momento vi chiedo di non versare più denaro riservandolo per le prossime iniziative.
Continuate invece a organizzare punti d’ascolto collettivi piccoli o grandi ovunque sia possibile.
Continua a leggere: Rai per una notte - Santoro: "Raggiunti i 50 mila sottoscrittori"
Il 25 marzo, dalle 20 alle 24, al Paladozza di Bologna, la FNSI, Federazione Nazionale della Stampa, ha organizzato RAI per una notte, uno sciopero bianco in difesa della libertà di stampa e dell’informazione.
Sarà una specie di manifestazione - trasmissione televisiva, condotta da Michele Santoro, con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro e la squadra di Annozero.
FNSI e Usigrai (Organismo sindacale di base dei giornalisti RAI) metteranno a disposizione in streaming su internet le riprese video e audio della manifestazione. Il che consentirà a tutti coloro che sono dotati di connessione, di vedere l’evento. E di trasmetterlo, anche.
Anche TvBlog trasmetterà in streaming la serata, naturalmente su TvBlog.it, e darà ai suoi lettori la possibilità di commentare in diretta. Naturalmente, l’invito ai lettori è di seguire lo streaming insieme a noi. E chiunque volesse potrà trasmettere sul suo blog la trasmissione.
Sarà il Marco Travaglio ideale per i detrattori, quello che andrà ospite di Victoria Cabello martedì sera alle 23.30 su La7 durante la prima puntata della trasmissione Victor Victoria: l’opinionista di Annozero, infatti, sarà muto per la gioia di chi non lo può soffrire. E’ l’ultima trovata, piuttosto divertente, va detto, del dissacrante programma dell’ex Iena: Travaglio, “zittito” dalla par condicio e dalle ultime polemiche, comparirà solo in camerin0, completamente muto, nell’atto di fare cruciverba, mangiare una mela, comporre puzzle e leggere, rullo di tamburi, l’ultimo libro di Bruno Vespa. Una pantomima azzeccata e ironica che fa riferimento agli ultimi fatti che hanno colpito la Dittatura Italiana con lo spegnimento dei talk show in fase pre-elettorale. “Visto che non apro bocca, spero che nessuno mi denunci, sarebbe la prima volta”, ha detto lo stesso Travaglio: “Lo faccio per la mia amica Victoria, non so dirle di no. E’ un modo divertente per rimarcare che in Italia, in questo momento, non si può parlare, come negli uffici postali del Ventennio”. Ospiti della prima puntata anche Luciana Littizzetto e Alessandro Preziosi.

Sarà un giovedì a dir poco campale per Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, che è attesa fra due giorni “al varco” da un autentico fuoco di fila già all’opera da diversi mesi ed intensificatosi dopo pochi minuti dall’increscioso attentato al premier Silvio Berlusconi. Secondo la maggioranza, praticamente compatta, l’aggressione messa in atto da Massimo Tartaglia sarebbe il frutto “di una campagna d’odio basata su infamanti accuse come la mafiosità e la responsabilità nelle stragi del 92-94 messa in piedi da un network composto dal gruppo editoriale Repubblica/L’Espresso, da quel mattinale delle procure che è Il Fatto Quotidiano, una trasmissione televisiva condotta da Michele Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio“, Fabrizio Cicchitto dixit.
A questo punto Annozero ed il suo più controverso collaboratore, Marco Travaglio, avranno la loro prova del fuoco: la puntata di giovedì, incidentalmente l’ultima prima della pausa natalizia. La trasmissione sarà come sempre, ma stavolta più che mai, posta sotto la lente d’ingrandimento, in un ambiente sempre più ostile. Di fatto è iniziata una “contro-campagna”, con in prima fila il quotidiano Il Giornale, contro i “mandanti morali” dell’attentato al Premier.
Il dibattito durante la puntata di Pomeriggio 5 ha inquadrato nel mirino proprio Travaglio, che si dice pronto ad andare in tribunale dopo l’accusa di essere “un terrorista mediatico“, ma è chiaro che sarà decisivo quello che verrà detto e verrà mostrato nella puntata di giovedì. L’idea, ribadita dal giornalista de Il Fatto nella sua rubrica “Passaparola” sul sito di Beppe Grillo, che fatta salva la condanna della violenza “ogni persona debba essere libera di odiare il politico che gli pare” potrebbe non trovare cittadinanza sulla Rai ancora a lungo.
Costerà caro, a Vittorio Sgarbi, il “neorealismo televisivo”, come lo ha definito, in condominio con Cesare Lanza, il noto sollevatore di polemiche televisivo, all’epoca dei fatti assessore alla Cultura del comune di Milano: Sgarbi, infatti, dovrà pagare 30mila euro di risarcimento per aver apostrofato con insulti e parolacce Marco Travaglio durante la puntata di Annozero del primo maggio del 2008. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Torino che ha condannato l’attuale sindaco di Salemi anche alle spese legali. La sentenza, secondo uno dei legali di Travaglio, Andrea Fiore, è stata depositata il primo dicembre scorso ed è firmata dal giudice Maria Francesca Christillin. La puntata in oggetto era dedicata al fenomeno Beppe Grillo, allora sulla bocca di tutti per il suo reiterato operato di piazza: il giudice ha anche stabilito che la sentenza sia pubblicata sui quotidiani la Repubblica e La Stampa.
Insomma fare televisione in un certo modo va a finire che non paga. Anzi, va a finire che costa Le risse catodiche, soprattutto verbali, quando non fisiche, sono diventate il pane quotidiano, secondo un meccanismo che vede lo spettatore medio (cioè noi) colpevolmente interessato a queste manifestazioni goliardiche e maleducate che di “neorealismo”, i signori Sgarbi e Lanza ci scuseranno, non hanno proprio niente. Se il neorealismo è l’impegno nel reale, allora, ci dispiace, ma questo urlare parolacce in faccia al prossimo, tra spruzzi di saliva e vene ingrossate, non è il nostro reale. Forse è il vostro, reale, signori Sgarbi, signore D’Urso e De Filippi (eccetera), ma non il nostro. Meglio sarebbe per tutti se si cominciasse a parlare di meta-realismo televisivo, una realtà caricata (e caricaturizzata) ad uso e consumo dello spettacolo da audience. Forse è arrivato il momento di prendere le distanze da ciò, dai trentenni medi che vanno al Grande Fratello, dai quali nessuno di noi può sentirsi rappresentato e via dicendo. In questo senso la condanna a Sgarbi, di 30mila euro, serve anche a questo, serve per poter pensare, finalmente, che no, venire a bestemmiare nel mio salotto, così, a gratis, non si può. Se proprio lo vuoi fare, sai che ti costerà 30mila euro più le spese legali.
Il video del litigio dopo il salto.

L’approfondimento comico di Enrico Bertolino e del suo Glob - L’Osceno del villaggio, a volte riuscito, a volte meno, propone, di tanto in tanto, curiose cross-correlazioni mediatiche. E’ il caso della puntata di questa sera, dedicata all’indipendenza del giornalismo e alla libertà di stampa e informazione, altro tema - come la questione edilizia - mai stato così dibattuto, nella storia recente del nostro Paese, come in questo periodo.
E questa sera, a Glob, Bertolino ne parlerà con il giornalista Luca Telese (sito ufficiale). Ed eccole, le cross-correlazioni mediatiche. Telese, infatti, ha condotto fino al giugno scorso il programma di approfondimento politico di La7 Tetris - un approfondimento decisamente sui generis, con la politica piuttosto spettacolarizzata -.
Ma non solo: Luca Telese è stato un giornalista de Il Giornale e recentemente è passato a scrivere per la nuova pubblicazione diretta da Antonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano, fortemente animato da Marco Travaglio. Sarà interessante, dunque, vedere la puntata e sentir Telese parlare di questo tema così importante, qui e oggi.
Continua a leggere: Glob - L'osceno del villaggio è con Luca Telese