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Tutti gli articoli con tag marco bassetti

Endemol passa di mano, Mediaset in minoranza

pubblicato da Gabriele Capasso


Mediaset perde ufficialmente il controllo di Endemol. La società di produzione ha ufficializzato il raggiungimento dell’accordo per la ristrutturazione del debito, tecnicamente un’operazione con la quale le banche che vantano crediti si vedono “compensate” con l’assegnazione di azioni della società stessa. Nel 2007 Mediaset insieme a Goldman Sachs e Cyrte aveva rilevato Endemol per 2,6 miliardi di euro, ma dal 2008 sull’azienda pendeva un debito di 2,2 miliardi nei confronti di diverse banche. Ora i due terzi di questi soggetti ha raggiunto l’accordo per la conversione del debito che rimarrà comunque intorno ai 500 milioni di euro.

Nelle scorse settimane erano state rifiutate le offerte di Time Warner (e prima ancora di un fondo d’investimento che comprendeva Mediaset) per l’acquisto della società. Il colosso americano si era spinto ad offrire 1 miliardo, ma la richiesta è stata respinta al mittente.

In un comunicato congiunto il presidente di Endemol Marco Bassetti e il chief financial officer Just Spee esprimono “soddisfazione”:

Siamo molto soddisfatti che la maggioranza dei nostri creditori abbiano in linea di principio aderito ai termini commerciali della proposta di ristrutturazione in modo che il processo si possa avviare alla fase finale. Una soluzione che pone Endemol su solide basi finanziarie per il futuro è ora imminente

La sostanza è che i precedenti azionisti, compresa Mediaset, non sono stati in grado (e/o non hanno voluto) rimborsare il prestito e hanno preferito finire in minoranza e perdere il controllo della società in favore dei creditori. Con questa operazione il Biscione scende sotto al 10% pur rimanendo uno dei migliori clienti di Endemol grazie all’acquisto dei format. Complessivamente la decisione di rilevare la casa produttrice olandese si è rivelata, anche per cause esterne, un insuccesso già costato parecchio in termini economici a Mediaset che ora si dovrà limitare a comprare, non più “da se stessa”, il Grande Fratello.

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Ynon Kreiz lascia Endemol, a Marco Bassetti interim business

pubblicato da Redazione TvBlog

Marco BassettiA partire dal 24 giugno 2011, in seguito alle dimissioni di Ynon Kreiz dalla carica di Chairman e Chief Executive Officer di Endemol, sarà Marco Bassetti, (nella foto) già Presidente non executive, ad assumere il ruolo di Presidente executive del Gruppo con incarico ad interim specifico per il business. Ad affiancarlo il Board ha incaricato Just Spee, che curerà la parte finanziaria del Gruppo internazionale leader nella produzione di programmi per la tv e digital media.

Oltre a loro, Charles Allen, direttore non-esecutivo di Endemol, seguirà per conto del Board le decisioni più importanti. Per quanto concerne la realtà dei singoli Paesi nei quali la società opera, tutte le decisioni resteranno sotto la responsabilità dei rispettivi Amministratori Delegati, che a loro volta risponderanno a Bassetti e Spee in attesa che venga nominato un nuovo Chief Executive Officer.

Marco Bassetti, in Endemol dal 1997, vanta un’esperienza internazionale grazie ai tanti ruoli ricoperti in questi anni, inclusi quelli come Chief Operating Officer (2007-2009). Just Spee ha fatto il suo ingresso in Endemol nel 2010, dopo aver ricoperto il ruolo di Amministratore Delegato della Alvarez and Marsal. In questi anni è stato artefice di importanti miglioramenti nel sistema manageriale del Gruppo. Charles Allen, dopo varie esperienze di oltre vent’anni quale CEO dell’emittente ITV e Presidente del Cda di Emi Music, è entrato nel Gruppo Endemol nel 2009 dove ricopre l’incarico di direttore non esecutivo e inoltre è tutt’ora Presidente del Cda di Global Radio.

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Marco Bassetti nuovo presidente del Gruppo Endemol

pubblicato da Michele Biondi

Marco BassettiMarco Bassetti, attuale Direttore Generale, assume la presidenza del Gruppo Endemol. Paul Römer, Direttore Internazionale della programmazione ne diventa il Direttore Creativo e Tom Toumazis, Direttore Commerciale, amplierà i suoi incarichi. Queste sono le decisioni a livello internazionale che la società leader mondiale nell’intrattenimento ha preso in data odierna.

Marco Bassetti neo Presidente, attualmente Chief Operating Officer, avrà un ruolo non executive e si occuperà delle relazioni con i principali clienti del Gruppo, dei progetti speciali e delle strategie di crescita, quali ad esempio eventuali acquisizioni. Farà parte del Consiglio di Amministrazione e lavorerà a stretto contatto con l’Amministratore Delegato Ynon Kreiz, che avrà le sue responsabilità operative.

La carriera di Bassetti nel gruppo Endemol è intensa: è stato prima Amministratore Delegato di Endemol Italia dal 1997, poi Presidente nel 2001. Nel 2004 è diventato membro dell’International Board del Gruppo e del Global Creative Team e infine dall’ottobre 2007 è Direttore Generale del Gruppo Endemol.

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La pupa e il secchione non si fa più

pubblicato da Malaparte

La pupa e il secchione Salta la seconda edizione de La pupa e il secchione.

Il reality (nell’immagine, uno screenshot della prima edizione, nella sua parte hot, che mostra la Paris de noantri in attesa di un massaggio), oggetto di una vera e propria telenovela (fino a oggi solamente per quanto riguardava la conduzione), non conoscerà una seconda edizione. Almeno, non a settembre del 2007 come previsto.

Lo ha rivelato Marco Bassetti (qui l’intervista dei nostri inviati all’amministratore delegato Endemol, incontrato al TelefilmFestival di Milano) nel corso di un’intervista rilasciata al programma di Sat2000 Il Grande Talk.

Bassetti ha sottolineato anche come per la prima volta da dieci anni a questa parte, Endemol non abbia programmi in palinsesto per Mediaset per l’autunno.

Cosa che, visti i recenti eventi, oggettivamente lascia pensare: Mediaset acquista Endemol, e la stagione immediatamente successiva all’assorbimento, Endemol non produce per Mediaset. Ma continua imperterrita a produrre per la RAI. Per comprendere la portata di questa singolare situazione, occorre forse rifletterci un po’.

Reality per un rene: solo una provocazione

pubblicato da Gabriele Capasso

Il logo di De Grote DonorshowEra diventato un caso internazionale, polemiche a non finire, reazioni indignate, fiumi d’inchiostro (e di bit) per additare “l’ultima degenerazione del mondo dei reality” con il partito trasversale del “ma dove andremo a finire” scatenato, ma era solo una provocazione molto efficace ed per di più a fin di bene.

Non nascondo di aver condiviso anche io tutto lo sconcerto provocato dall’annuncio del De Grote Donorshow, un nuovo e “rivoluzionario” format, ma il suo epilogo è risultato ancora più sorprendente. L’idea e la realizzazione era di Endemol (quella olandese, l’originale), un reality show in un’unica puntata, protagonista Lisa, una giovane donna affetta da una malattia terminale al cervello che, consapevole della difficoltà di reperire un rene grazie alla tragica storia di un suo amico morto in attesa del trapianto, lancia la sfida a tre persone malate ed in lista per l’organo (Esther-Claire, di 36 anni, Vincent, 19 anni e Charlotte, 29 anni) e alla fine della puntata sceglie a chi fra i tre donare il suo rene.

L’idea era talmente di cattivo gusto e diseducativa che è superfluo commentarla, ma la vera notizia è che si trattava di un programma finto. Finta la trasmissione, finto il gioco, finta la ragazza malata che compiva il gesto interpretata da un’attrice, veri (ma informati della beffa e contenti di fare pubblicità alla donazione degli organi) i 3 “concorrenti” in attesa di un rene che gli consenta di provare a tornare ad una vita normale senza rimanere condannati alla dialisi.

L’obiettivo lanciare una provocazione che portasse all’attenzione del grande pubblico il problema delle liste d’attesa infinite e della scarsità di organi per i trapianti, il tutto dedicato alla memoria di Bart de Graaff, il fondatore della rete tv olandese, la BNN, sulla quale è andato in onda il finto reality e morto giusto 5 anni fa dopo aver atteso invano per 7 un donatore compatibile.

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Reality di ultima generazione

pubblicato da Debora Marighetti

Cristiana di Pinkblog ha scritto per noi questo post su un nuovo “reality” olandese che ci lascia sbigottiti.

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La casa di produzione olandese Endemol, creatrice del reality Grande Fratello, ha ideato un nuovo programma in onda in questi giorni sulla tv olandese BNN. Lo show si chiama De Grote Donorshow, Il grande donatore-show, ed è un reality che oserei definire squallido e irrispettoso.

La concorrente dell’ultima trovata televisiva è Lisa, una donna di 37, malata terminale che alla fine del reality dovrà decidere a chi dei candidati lasciare il suo rene in eredità; non vorrei fare del falso moralismo ma questa notizia mi ha alquanto sconvolto.

Laurens Drillich, il 40enne proprietario della BNN, difende lo show affermando che questa è una possibilità in più per i malati di ricevere un rene e salvarsi la vita, vista la carenza di donatori rispetto alle richieste. Drillich ha poi aggiunto che il fondatore della rete, Bart de Graaf, è morto cinque anni fa; anche lui si trovava sulla lunghissima lista d’attesa per un trapianto di reni.

Oh che uomo compassionevole… così attento al lato umano delle cose! Che tristezza! Spero che rimanga solo un fenomeno olandese, anche se ne dubito.

Via Corriere

Cronache Marziane, uno show indimenticato

pubblicato da Lord Lucas

cronache marziane fabio caninoGli aficionados lo reclamano (anche sulle pagine di Tvblog) e i teledipendenti più attenti si domandano ancora le ragioni della sua inattesa chiusura. Stiamo parlando di Cronache Marziane, uno dei programmi più rimpianti di Italia1 che ha conquistato in poche settimane un ascolto superiore al 14% di share diventando un appuntamento irrinunciabile per il pubblico giovanile.
Fabio Canino conduceva questo talk show sopra le righe ambientato su Marte, in cui la Terra e le sue stravaganze erano viste con gli occhi dei marziani. In un susseguirsi di ospiti dal background trasgressivo, filmati improbabili e collegamenti demenziali, il conduttore e i suoi opinionisti non facevano altro che sottolineare che sono i marziani a stupirsi dei terrestri. La trasmissione ha consacrato veri e propri personaggi di culto come Flavia Cercato, Candida Morvillo, Bambola Ramona, Brigitta Bulgari, padre Apeles, Marxiano Melotti, Roberto da Crema e Immacolata Gargiulo.
Eppure, Cronache Marziane ha ballato per una sola stagione, suddivisa in due cicli che videro il primo giovarsi del talk post-Gf al giovedì sera (con accoglienza in studio dell’eliminato) e il secondo riprendere dopo una lunga pausa natalizia (dal 16 dicembre 2004 al 7 febbraio 2005) con la netta svolta verso contenuti gay oriented. Il provocatorio show, che ha letteralmente conquistato un pubblico italiano a caccia di emozioni forti sin dal debutto del 7 ottobre 2004, ha dunque chiuso i battenti anzitempo, il 6 maggio 2005.
E in molti ci chiediamo ancora… perchè mai un programma vincente in termini di ascolti e rumore mediatico è stato cancellato da una tv commerciale?
Marco Bassetti, patron Endemol, ha così risposto qualche settimana fa a un nostro tentativo di fare chiarezza e scoprire la verità:

“Ormai gli investimenti si concentrano sul prime time anche quando si tratta di programmi di acquisto (quindi non soltanto de Le Iene). Non a caso su Italia1 fanno la serata Medical che dura tutta la notte. Il prime time, insomma, tendono a prolungarlo ed è inutile partire con un programma complesso. Eppure sono convinto che Cronache avesse delle potenzialità spaventose”.

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Tvblog a tu per tu con Marco Bassetti (Endemol)

pubblicato da Lord Lucas

marco bassettiFacciamo un passo indietro. L’ironia della sorte ha voluto che Tvblog incontrasse al Telefilm Festival il patron Endemol Marco Bassetti a un passo dall’ufficializzazione dell’acquisto da parte di Mediaset (non che mancasse un’aria di tensioni e trattative, tra lo spettro di Marano che aleggiava nei sottintesi dei colleghi e la brutta storia Grasso-Del Noce).
Al di là di problemi di tempismo, il noto produttore, che si occupa principalmente di fiction nonostante la sua immagine sia storicamente accostata all’intrattenimento (Gf, Affari Tuoi, Che Tempo che fa), ha saputo esaudire qualcuna delle nostre curiosità. Quando gli abbiamo domandato se si è mai pensato a un’effettiva chiusura della Stalla e se è vero che Maria De Filippi ha realmente compiuto il miracolo, ha così replicato in modo piuttosto perentorio:

“Per quale motivo non dovrebbero continuarlo? Di certo questi programmi hanno una soglia di accesso sempre più stretta. I reality hanno un problema in generale, i meccanismi con cui sono fatti, la lunghezza, il prodotto. Ora conta tantissimo la partenza, mentre prima riuscivi a recuperare con l’andamento. Comunque Uno due tre Stalla ha totalizzato il 27% sul target commerciale. La maggior parte degli italiani, con la complicità ostile dei giornali, vede solo il valore assoluto. Da noi non siamo abituati a riconoscere il valore del target che in America conta tantissimo. Magari ci sono fiction nostrane che fanno il 30% ma totalizzando il 18% sul target commerciale che per noi è importante. E comunque la Stalla raggiunge quasi il 20% in termini di ascolto totale. Poi i giornalisti scrivono quello che scrivono. Ha fatto il 19% contro il 36% della Champions League. Non ci sono problemi e noi della Endemol continueremo ancora a investire sui reality”.

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Tv Blog al Telefilm Festival - Workshop seconda parte -

pubblicato da Michele Biondi

Pubblichiamo ora la seconda parte del Workshop al Telefilm Festival con l’evento tenutosi stamattina che ha visto la partecipazione di produttori televisivi a confronto, moderati da Aldo Grasso dal titolo “Produrre i telefilm. Similitudini e differenze tra metodologie di produzione di serie tv in Italia e all’estero“.

La mattinata è stata incentrata sulla produzione di fiction a lunga serialità e il convegno in tal senso si proponeva di dare una risposta alla differenza tra lunga serialità americana e italiana.
A rispondere a queste domande poste direttamente da Aldo Grasso, i maggiori produttori italiani, da Marco Bassetti di Endemol a Pietro Valsecchi di Taodue a Carlo Bixio di Publispei, a Giorgio Grignaffini per la fiction RTI-Mediaset.

La prima domanda: Come mai c’è tanta differenza tra la serialità italiana ed americana?

Inizia Valsecchi. Dopo essersi definito un artigiano del mestiere, racconta come nacque Distretto di Polizia; in sostanza Distretto è una costola di Ultimo e, siccome Raoul Bova per una serie di 26 puntate sarebbe risultato costosissimo, decise di scegliere degli attori giovani che potessero sopperire alla mancanza del protagonista clou.
Distretto di Polizia si è ispirato, sembra strano a dirsi, a E.R. nella sua struttura e la novità fino ad allora praticamente inesistente nella fiction italiana, è stata quella di creare una sorta di fil-rouge o una linea orizzontale che legasse tutta la serie in maniera da trattenere il pubblico per l’intera messa in onda.
Il plot vedeva la storia della Scalise (Isabella Ferrari) che si nascondeva in un distretto di polizia in seguito all’assassinio del marito (Raoul Bova): la storia orizzontale prevedeva di scoprire cosa sarebbe successo alla donna in attesa di presenziare al processo dei mafiosi che le avevano ucciso il marito.

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