
“Cenerentola”, la favola che ha fatto sognare milioni di bambini, rivive su Raiuno con una fiction che cerca di cambiarne location e periodo storico, senza intaccarne i valori. Artefici del progetto, in onda stasera alle 21:30 e domani alle 21:10, oltre a Beta Film, anche Raifiction e Lux Vide, che con “Pinocchio” hanno avviato la realizzazione di una serie di fiction che, riprendendo i temi delle favole più famose, li attualizzano.
Scritto da Agatha Dominik e Lea Tafuri (”Guerra e pace”), la miniserie, co-prodotta con Germania e Francia e con la regia di Christian Duguay, vede come protagonista Vanessa Hessler (che vedremo anche nei panni di Grace Kelly sempre per Raiuno), Cenerentola degli anni ‘50 di nome Aurora. La sua vita, segnata dalla passione per la musica, cambia quando il padre Valerio (Massimo Poggio), vedovo e famoso direttore d’orchestra, decide di risposarsi con Irene (Natalia Worner), la ex domestica.
La matrigna, però, ha una scarsa considerazione della ragazza tanto che, alla morte del padre, la costringe a vedere la propria casa, Villa delle Peonie, diventare un albergo, nel quale dovrà lavorare come cameriera per mantenersi fino alla maggiore età, quando potrà riscattare l’eredità del padre ed andarsene. Nel frattempo, però, dovrà subire i soprusi della matrigna e delle sorellastre Lucia (Giulia Andò) e Teresina (Elisa di Eusanio). A sostenerla, gli altri camerieri, tra cui Veronica (Carlotta Natoli).
Sono iniziate ieri, in Tunisia, le riprese della fiction Rai prodotta da Lux Vide dedicata a Maria di Nazareth. Diretta da Giacomo Campiotti, che ha scritto anche la sceneggiatura con Francesco Arlanch, e prodotta con i tedeschi di BetaFilm-Tellux e gli spagnoli di Telecinco, protagoniste saranno Alissa Jung (a sinistra nella foto) nel ruolo della Madonna e la spagnola Paz Vega (a destra) in quelli della Maddalena.
Stando alle prime anticipazioni, infatti, pare che la miniserie racconterà le storie delle due donne che più hanno amati Gesù: una, Maria, senza peccato e pronta ad accogliere in grembo un figlio che non aveva deciso lei di avere, l’altra, la Maddalena, da sempre nel peccato e restia ad abbandonare la strada della perdizione, fin quando non incontrerà Gesù.
La storia sarà raccontata facendo riferimento ai vangeli sinottici, ovvero quelli di Luca, Marco e Matteo, e ci mostrerà una Maria di Nazareth titubante di fronte al ruolo che le viene chiesto di rivestire, ed il suo percorso di dubbi e paure, prima della nascita di Gesù. Contemporaneamente, Maddalena sarà indotta da Erodiade (Antonia Liskova), moglie di uno dei figli di Erode, a vivere nel peccato entrando nella reggia degli Erodi, da dove partirà la scandalo che coinvolge la stessa Erodiade ed il cognato Erode Antipa.

“Don Matteo”, successo consolidato di Raiuno, arriva da stasera alle 21:10 con l’ottava stagione che, ancora una volta, conferma il cast principale e pone poche novità all’interno della serie dove protagonista è sempre Terence Hill nei panni del parroco-investigatore di Gubbio. D’altra parte, la serie è ben rodata: perchè stravolgerne i contenuti e cambiare personaggi?
Se l’unico cambio degno di nota riguarda Flavio Insinna che, dopo cinque stagioni ha lasciato la serie per essere sostituito da Simone Montedoro, il resto della fiction rimane uguale, rassicurante e (direbbero i maligni) ripetitivo. Perchè “Don Matteo” non deve stupire o lanciare messaggi particolari: il suo scopo è quello di intrattenere un pubblico familiare, con casi di puntata e storie di vita che possano essere affrontate da un parroco di cui tutte le casalinghe si possano… innamorare.
Don Matteo ha girato per il mondo, ha praticato sport estremi, ha rischiato la scomunica, ed ora diventa papà. Quando incontra la giovane Laura (Laura Gavlan), in dolce attesa e col padre del bambino in carcere, Don Matteo non ci pensa due volte e decide di aiutarla. Nonostante il suo carattere “ribelle” (Laura non frequenta la chiesa da piccola, e non le manda a dire al parroco), il protagonista è convinto che dentro di lei ci sia ancora la fede, ed è pronto ad aiutarla a riscoprirla stando al suo fianco.
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La seconda parte della fiction Atelier Fontana-Le sorelle della moda prodotta da Lux Vide, dopo il successo di domenica sera, ha letteralmente sbancato l’Auditel nella seconda parte raggiungendo ben 9 milioni di telespettatori il 30% di share. Un risultato straordinario che ormai pochissime fiction ottengono, che abbiamo voluto commentare con i due produttori Luca e Matilde Bernabei. Un ottimo risultato di pubblico del film che è stato dedicato a Carlo Bixio, prematuramente scomparso domenica. In questa breve intervista, i produttori di Lux Vide sottolineano quanto questo prodotto curato nei minimi particolari sia stato visto da un vasto pubblico giovane, maschile e femminile, e rivelano di stare pensando ad una fiction sulla famiglia Ferragamo.
Complimenti per questo straordinario successo. Si aspettava un riscontro di pubblico di queste proporzioni che credo non si ricordi da parecchi anni nonostante la frammentazione del digitale e la crescita del satellitare?
“Se possiamo essere onesti no. Speravamo di raccogliere i risultati della prima puntata ma non pensavamo di arrivare a questi numeri. E’ stata una sorpresa assoluta per noi ma credo che la cosa più bella sia stata quella che ci ha mandato un maestro abruzzese…”
Cosa vi ha detto?
“Ci ha mandato un messaggio in cui ci diceva che ‘Questa è l’Italia che ci piace‘. Questa cosa va al di là di qualsiasi soddisfazione per noi che facciamo questo lavoro: riuscire a intrattenere la gente lasciando però un messaggio profondo nel cuore. Un messaggo che può essere riassunto così: ‘Ce la puoi fare, con la fatica e il sudore della fronte, se ti impegni ce la fai’. Questa è l’italia rimasta nel nostro cuore e che è ben presente dentro di noi”.
A maggior ragione, il fatto che nella televisione di oggi funzionino questo tipo di persone come per esempio Micol Fontana, rappresentative di un’epoca che pare lontana ma che lontana non è, direi che fa ben sperare no?
“Assolutamente sì. Siamo stati molto attenti a tutto con il regista Riccardo Milani che è come un tessitore del suo lavoro, quasi un artigiano. Pensi che fino a venerdì notte abbiamo lavorato sul film che sarebbe andato in onda domenica. Un anno e mezzo di lavoro su questo progetto a partire dalla bellissima sceneggiatura di Lucia Zei fino ad arrivare a ciò che il regista ha fatto sul set con gli attori (Alessandra Mastronardi, Anna Valle, Federica De Cola) e con il contorno di Bonaiuto, Cavina e Degli Esposti. Grandissima qualità anche grazie alle musiche di Andrea Guerra, ai due mesi di correzioni colore per dare una luminosità e brillantezza al prodotto rendendolo più moderno e meno patinato. Tutto questo per dire che al pubblico si dà la qualità, la apprezza come un tempo”.
Sarà Gigi Proietti a dare il volto a San Filippo Neri, protagonista del film tv in due puntate “Preferisco il Paradiso”, che Raiuno trasmetterà stasera e domani alle 21:10. Prodotto da Lux Vide e Rai Fiction, il film ha il soggetto di Giorgio Mariuzzo (”Enrico Mattei”), che ha anche scritto la sceneggiatura con Monica Zapelli, Mario Ruggeri ed il regista Giacomo Campiotti.
La storia parte da quando Filippo va a Roma per chiedere ad Ignazio di Loyola di poter partire in missione. Prima di quest’incontro, però, Filippo conoscerà i ragazzi per le strade di Roma, giovani lasciati allo sbando ed a volte sfruttati dai potenti. E il caso di Alessandro (Adriano Braidotti), vittima degli ordini dello zio, il Cardinal Capurso (Roberto Citran).
Proprio Carpurso è artefice dei soprusi di Galiotto (Toni Mazzara), sarto costretto a subire delle violenze da Alessandro. Intervenendo, Filippo diventerà amico di Galiotto nonchè precettore dei figli Michele ed Ippolita (Francesca Chillemi). Filippo si mostra subito un personaggio fuori dagli schemi, ed i suoi metodi di insegnamento lo portano a conoscere molti altri ragazzi che vivono alla giornata, come Mezzapagnotta (Josafat Vagni) e Pierotto (Niccolò Senni).

Continuando il nostro viaggio nelle fiction in programma su Rai1 nella prossima stagione televisiva arriviamo a uno dei titoli potenzialmente più forti del prossimo anno, grazie ad un mix di ingredienti probabilmente micidiale per l’Auditel. La miniserie “Sotto il Cielo di Roma” prodotta da Lux Vide in due puntate da 100 minuti unisce la storia di una figura religiosa importante a quella di una difficile storia d’amore.
La fiction drammatica diretta dal regista di Coco Chanel Christian Duguay è dedicata alla figura di Papa Pacelli Pio XII, qui con il volto dell’attore statunitense James Cromwell ma racconta anche la storia d’amore tra Miriam e Davide, due giovani ebrei impersonati dalla star de “I Cesaroni” Alessandra Mastronardi e Marco Foschi, che per salvarsi dai nazisti e ai rastrellamenti del ghetto ebreo si travestono da suora e da prete rifugiandosi in un convento della capitale. Nel cast troveremo anche il prossimo compagno del “Commissario Rex” Ettore Bassi e Margot Sikaboyi.
La miniserie è destinata non solo alla Rai ma ad un ampio mercato internazionale. Nel frattempo una altra produzione tedesca ha messo in cantiere una nuova fiction incentrato sulle vicende del pontefice Pio XII, affidando il volto di Papa Pacelli all’indimenticabile malvagio della “Piovra” Remo Girone. Per “Gottes machtige Dienerin” destinata al canale tedesco ZDF, precisa Girone, sono in corso trattative per trasmetterla anche in Italia, probabilmente su Canale5.
Dopo il salto un sondaggio sul risultato di “Sotto il cielo di Roma” con una galleria di immagini dal set e video dal backstage:
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Ettore Bernabei, uno dei protagonisti della cultura televisiva di Stato che ha assistito alla sua nascita e a quella della Tv commerciale, dice che è possibile una Tv senza pubblicità. La dichiarazione è stata fatta a margine di un convegno che ha tenuto a Firenze, dal titolo “Il potere della televisione anche nell’era digitale”. La conferenza è stata organizzata dalla Commissione regionale Cet per le comunicazioni sociali, l’ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Firenze e il vicariato di Porta Romana. Se vi passo questo dettaglio non è per allungare il brodo ma per contestualizzare in che scenario si è discusso: siamo nel regno dell’intellighenzia cattolica che si interroga rispetto al futuro della Tv in un periodo in cui i ben noti filtri, a causa del web, sembrano essere saltati.
Il quasi novantenne Bernabei, fondatore e attualmente presidente onorario della Lux Vide, casa di produzione tv fornace di successi televisivi in Italia e all’estero (avete presente Don Matteo?) e vero alfiere di quella che fu la Democrazia Cristiana, ammette dopo averne viste tante, inclusa la tv commerciale con cui se si vuole una sorta di patto era stato architettato, che una possibilità di rinnovamento per la Tv di Stato esiste a partire proprio dal ridimensionamento pubblicitario. Il punto però è che per avere almeno una delle tre reti RAI senza pubblicità sarebbe necessario che il gettito ottenuto dal canone non fosse inficiato da evasioni. Ha spiegato perciò Bernabei, direttore generale della Rai dal 1961 al 1974:
Non è impossibile pensare a una delle tre reti Rai senza pubblicità. Se si organizzano può anche essere, ma occorre superare una certa evasione al canone, che è sempre un buon gettito.
Ha detto ancora Bernabei:
Il potere della televisione esiste ed esisterà perché, come dicono recentissime rilevazioni statistiche, il 97% della popolazione italiana guarda la televisione almeno 3 ore al giorno: una percentuale più alta di quelli che sono davanti ad un computer.
Stasera e domani sera in prima serata andrà in onda una nuova miniserie di RaiUno a sfondo religioso (una delle tante). Al centro della miniserie però stavolta sarà la travagliata vita di Sant’Agostino, non solo un santo, ma uno dei più grandi personaggi della storia del Cristianesimo. Una grande produzione internazionale, co-prodotta da RaiFiction, LuxVide, Eos Entertainment, Rai Trade e Grupa Filmowa Baltmedia, per la regia di Christian Duguay, con la sceneggiatura di Francesco Arlanch. Ad Alessandro Preziosi il compito di interpretare i complessi anni della maturità del Santo.
Nei panni del giovane di Tagaste, invece, Matteo Urzia mentre Franco Nero è Agostino durante gli anni della vecchiaia. Monica Guerritore è la madre Monica, una figura portante così come quella di Ambrogio, il Vescovo cattolico interpretato da Andrea Giordana. Nel cast italiano, inoltre, Cesare Bocci, Cosimo Fusco, Sonia Aquino, Vincenzo Alfieri e Francesca Cavallin. Nato nel 354 in un piccolo paesino agricolo nell’entroterra nordafricano, nell’attuale Algeria, e morto a Ippona nel 430, Sant’Agostino ha vissuto una delle epoche di più profonda crisi e di più radicale cambiamento che la storia ricordi: la caduta dell’Impero Romano.
Ambizioso e a volte spregiudicato, Agostino intreccia la sua vita con i fasti e le miserie del suo tempo fino all’incontro con Dio. La sua esistenza cambia ancora una volta. Agostino si mette al servizio di Dio e della pace in un mondo assediato dalle barbarie. Il pensiero di Sant’Agostino, filosofo, teologo, mistico, scrittore, oratore, è riuscito a superare le barriere del tempo conservando una incredibile e straordinaria attualità. La prima puntata prende il via nel 430 d. C. a Ippona. Da mesi la città, provincia romana dai tempi di Cesare, è assediata dai Vandali guidati da re Genserico.
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Anche la settima stagione di Don Matteo si sta per chiudere. Questa sera su RaiUno, infatti, il prete più famoso della tv sarà alle prese con i suoi ultimi misteri da risolvere e con un problema che lo riguarderà in prima persona, il rischio di scomunica: Don Matteo sarà accusato di aver infranto il segreto confessionale per aiutare la giovane vittima di un tentato stupro. Ma il lieto fine è dietro l’angolo, anche perché, qualora venisse scomunicato, l’ottava stagione non si potrebbe fare, mentre è di oggi la conferma, avvenuta sulle pagine di Avvenire, che la fiction di produzione LuxVide avrà un seguito.
A rivelarlo sono gli stessi produttori, Matilde e Luca Bernabei, compiaciuti per l’ennesima stagione di successo di un prodotto che, anno dopo anno, non perde smalto. E con una media d’ascolto di oltre il 25% e 6,4 milioni di spettatori a puntata, vale davvero la pena gioire. Anche perché, ammettiamolo, la sceneggiatura delle varie puntate di Don Matteo non brilla per originalità e i casi da risolvere, seppure vari e con un occhio all’attualità, hanno spesso il sapore del “già visto”. Ma la fiction, nel suo insieme, continua a piacere e convincere.
Merito soprattutto di un cast rassicurante. Quante volte abbiamo parlato di fiction ansiogene e fiction “tranquille”? Ecco, Don Matteo appartiene senza dubbio al secondo genere, nonostante gli omicidi, nonostante gli stupri. Perché basta guardare Terence Hill e Nino Frassica per capire che al mondo la gente non è tutta cattiva e, nelle storie di Don Matteo, sono sempre i buoni ad avere la meglio. Lunga vita quindi alle fiction come Don Matteo e Un medico in famiglia, a prodotti che “riuniscono” grandi e piccini davanti ad uno stesso schermo, ma non dimentichiamoci di chi vorrebbe vedere, ogni tanto, un po’ di sperimentazione e originalità.



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E’ una delle fiction più attese dell’autunno: stasera (21:10 21:30, in modo da non sovvrapporsi al Littizzetto-show a “Che tempo che fa”) e domani (21:30) Raiuno manda in onda la miniserie in due puntate “Pinocchio”, tratta dalla favola italiana più famosa al mondo e scritta da Carlo Collodi nel 1881, diretta da Alberto Sironi.
Per l’occasione, la miniserie prodotta per Raifiction, Lux Vide e Power da Matilde e Luca Bernabei è stata sceneggiata da Carlo Mazzotta (”Boris”) ed Ivan Cotroneo (“Tutti pazzi per amore”), i quali non hanno intaccato la sostanza della favola come noi la conosciamo.
I due, però, hanno preferito focalizzare il loro racconto sul tema della forza della narrazione, introducendo ad inizio storia il singolare incontro tra lo stesso Collodi (interpretato da Alessandro Gassman) ed il falegname Geppetto (Bob Hoskins, doppiato da Massimo Ghini). Grazie all’empatia tra i due, lo scrittore -in crisi- troverà l’ispirazione per scrivere la storia di un ceppo di legno che Geppetto lavorerà ad arte fino a dargli le sembianze di un bambino, il cui nome sarà Pinocchio.

Dalla prateria alle colline di Gubbio: per Terence Hill questa è una settimana davvero movimentata. Dopo averlo visto negli inediti panni di “Doc West” (che tornerà anche lunedì prossimo su Canale 5), ora l’attore è pronto per la settima stagione di “Don Matteo”, che negli anni è diventato un punto fermo della serialità di Raiuno. L’appuntamento coi nuovi episodi è per stasera alle 21:20.
Dopo 10 anni, la serie di Lux Vide cerca di rinnovarsi, portando al suo interno novità nelle storie che già conosciamo e presentandoci nuovi personaggi, senza però snaturare la sua formula. Ecco, allora, che Don Matteo sarà sempre al centro di numerose indagini, ma stavolta avrà anche altri impegni da sbrigare.
Tra questi, quello di sostituire il professore di religione del liceo scientifico di Gubbio. Un’occasione per il protagonista di avvicinarsi ai giovani, così come quando si troverà ad allenare la squadra di rugby locale, momentaneamente senza coach per via di una misteriosa aggressione.

Alessandra Mastronardi arriva in Rai. E lo fa in una di quelle fiction che piacciono tanto al pubblico generalista di Raiuno: “Sotto il cielo di Roma” è il titolo della miniserie prodotta dalla Lux Vide e diretta da Christian Duguay (lo stesso di “Coco Chanel”) che, anticipa “Tv Sorrisi e Canzoni”, avrà come protagonista la beniamina de “I Cesaroni”.
La 23enne si trova davanti ad una sfida tutta nuova, ovvero quella di cercare di conquistare anche quel pubblico un po’ più maturo da sempre zoccolo duro della prima rete nazionale. Per una “missione” di questo tipo, serviva un ruolo forte, un carattere che suscitasse nel pubblico di Raiuno grandi emozioni ed, ovviamente, una storia realmente accaduta.
“Sotto il cielo di Roma” è ambientata infatti durante l’occupazione nazista e vede come protagonista una giovane ebrea di nome Miriam. Per sfuggire ai tedeschi, arriverà al punto di indossare l’abito da suora e nascondersi in un convento romano, mentre fuori la guerra scrive la Storia, nella quale sarebbe anche entrato Papa Pio XII (nella fiction interpretato da James Cromwell), le cui decisioni prese nei confronti dei nazisti in un periodo così delicato sarebbero diventate nel tempo oggetto di numerose controversie.
Per qualcuno sarà un sollievo constatare che i Papi moderni, quelli la cui storia può essere ricostruita nel dettaglio, non sono poi molti. E visto il ritmo serrato in cui la tv ci ha proposto fiction, film tv e quant’altro, possiamo affermare senza ombra di dubbio che con le due puntate dedicate a Paolo VI su RaiUno siamo “agli sgoccioli”. Dopo Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II infatti, Rai Fiction e Lux Vide presentano infatti Paolo VI - Il Papa nella tempesta, film tv in onda su Raiuno questa sera e domani, 1 dicembre, in prima serata e dedicato alla vita di Giovanni Battista Montini, Papa Paolo VI per l’appunto.
Ad impersonare la figura dell’uomo che salirà al soglio pontificio nel ’63, ma la cui vita riflette l’intera storia d’Italia dal fascismo agli anni di piombo, il regista Fabrizio Costa ha scelto Fabrizio Gifuni. Tra gli altri interpreti: Mauro Marino nei panni di Don Pasquale Macchi; Antonio Catania in quelli di Padre Giulio; Mariano Rigillo e’ il Cardinale Tisserant; Claudio Botosso in quello di Roberto Poloni; Fabrizio Bucci in Matteo Poloni; Luca Lionello come Don Leone; Sergio Fiorentini nel ruolo del Cardinale Gasparri e molti altri. La sceneggiatura è firmata da Francesco Arlanch, Maura Nuccetelli e Gianmario Pagano. Le riprese di sono durate in totale otto settimane.
Paolo VI, dicono gli autori, è il Pontefice che ha traghettato la Chiesa nella modernità. Fu il primo Papa a viaggiare in aereo toccando tutti i continenti, a tornare nella terra di Gesù. Il primo a riabbracciare il Patriarca ortodosso, a parlare alle Nazioni Unite. Un uomo del dialogo e del confronto, uomo di fede e di libertà. Portò a compimento il Concilio voluto dal suo predecessore, offrì al mondo il messaggio della Populorum Progressio per richiamare gli uomini alla giustizia sociale in un mondo che stava cambiando per sempre. E a quegli stessi uomini disse una parola esigente sull’amore con l’enciclica Humanae Vitae.
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Arriva su RaiUno una delle fiction-evento più attese dell’anno. Stiamo parlando di un grande investimento (14 milioni di euro), frutto di una co-produzione internazionale fra Rai Fiction, Lux Vide e France Television. La miniserie, in onda questa sera e domani su RaiUno, racconta la storia della stilista che nel 1900 ha cambiato il modo di vestire delle donne.
L’inizio della storia vede Coco Chanel all’età di 71 anni: siamo nell’anno 1954, periodo in cui, dopo essersi tenuta lontana dal mondo della moda per quindici anni, la stilista decide di rimettersi in gioco e tornare sulle scene. In seguito a un inaspettato insuccesso comincia un viaggio nel passato in cui Gabrielle Bonheur (questo il vero nome di Coco Chanel ndr) ripercorre la sua vita, riflettendo sul suo percorso e su sè stessa, passando dal periodo cupo della guerra fino ad arrivare all’abbandono, da parte del padre, in orfanotrofio. E’ da qui che, grazie alla sua tenacia, alla determinazione ed al coraggio, farà fortuna nel mondo della moda.
Ad interpretare Coco Chanel due bravissime attrici: Barbara Bobulova per i primi anni di vita mentre sarà la splendida Shirley MacLaine ad impersonarla in età adulta. Nei panni di Arthur “Boy” Chapel, tormentato amore di Coco nonchè amico e socio di Marc Boucher, vedremo il bravissimo Malcom McDowell.
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Una settimana travagliata, quella appena trascorsa da Flavio Insinna (che il nostro Share ha intervistato di recente). Il mattatore dei pacchi di Raiuno si è destreggiato tra polemiche e repliche, provenienti immancabilmente da Striscia la Notizia ma anche dallo stesso Fiorello in radio. A far scoppiare la miccia sono state alcune dichiarazioni rilasciate da Pasquale Romano, autore di Affari Tuoi, che ha attribuito il calo di ascolti del quiz al destabilizzante intermezzo di Viva Radio 2… minuti. Così Insinna ha sottolineato all’Adnkronos di non ritenersi un intrattenitore tra un fustino e l’altro, appendendo definitivamente al chiodo l’onere dell’access prime time.
E’ ufficiale: a giugno lascerà il gioco a premi di Raiuno per dedicarsi, nuovamente a tempo pieno, al mestiere di attore. Già da stasera torneremo a vederlo nelle sue vesti originarie, ma senza rinunciare al suo lato “comico”. La prima rete di stato propone, infatti, Ho sposato uno sbirro, commedia poliziesca in ben dodici puntate (la seconda verrà trasmesse martedì a causa dello speciale elettorale di domani).
Con un occhio al tenente Colombo, Flavio Insinna riveste i panni del piedipiatti Diego Santamaria, diviso tra tante primedonne: Luisa Corna, per la prima volta in una fiction nei panni dell’ex fidanzata Pm, Barbara Bouchet, nelle vesti di suocera snob del commissario, e Christiane Filangieri, l’ispettore con cui è appena convolato a nozze.
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