
Tutta colpa di Santoro. Il conduttore di Servizio Pubblico ha lanciato la provocazione candidandosi per la poltrona di Direttore Generale della Rai e chiedendo un confronto trasparente sui curriculum degli aspiranti alla carica di massimo dirigente della tv pubblica; poteva il Codacons perdere l’occasione per mettersi in mostra proponendo il suo leader, Carlo Rienzi? Ovviamente no, anche se sfuggono le competenze rispetto alla tv dell’avvocato presidente dell’associazione dei consumatori da lui fondata.
Si vede che Monti, proponendo presunti tecnici alla Direzione generale e al Cda, vuole dare anche la Rai alle banche e a Confindustria, con la scusa di sottrarre l’azienda alla lottizzazione politica e al Parlamento, ma si tratta di una grande bestialità oltre che di una affermazione ignorante: infatti se la legge prevede la “lottizzazione” è proprio perché la Rai, rivolgendosi a tutti, deve avere la voce di tutti, di sinistra come di destra o di centro. Dare la tv di Stato in mano a rivoluzionari dai pingui contratti come vorrebbe Santoro, o a tecnici come auspica Monti, non significa rendere la Rai indipendente, ma trasferirla dal padrone Parlamento al ben più pericoloso padrone “partito dei faziosi o dei banchieri”.
In tempi di crisi agitare il fantasma tecnocratico funziona e fa guadagnare facili consensi. Fra l’altro il Codacons dice di “apprezzare” la politica di Lorenza Lei per le sue battaglie sulla “produzione interna dei programmi” e il “taglio dei cachet dei supervip” (?), ma ritiene che il governo debba tenere conto “dell’utenza” nel momento in cui deve cambiare i vertici della tv pubblica. Per questa ragione il Codacons chiede di poter partecipare alle assemblee dei soci dei prossimi giorni minacciando di impugnare il bilancio Rai viceversa e ha inviato, proprio sul modello Santoro - Freccero, il proprio curriculum a Mario Monti per essere valutato come nuovo Dg.
Immancabile la tirata populista contro gli inaccettabili “sprechi” da combattere con “il reintegro effettivo al lavoro di decine di giornalisti e dirigenti che prendono lo stipendio senza fare nulla, oltre che il totale rinnovamento dei canali Rainews e Isoradio o la loro chiusura immediata”. L’Italia è anche questo.
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Lorenza Lei ha bisogno di tagliare i costi della Rai e sta imponendo, in teoria a poche settimane da una sostituzione, una rigorosa logica di tagli che ha colpito anche i telegiornali della Rai, ma le “proporzioni” di questa riduzione dei costi non appare molto lineare al direttore del Tg3 Bianca Berlinguer che fa notare come la sua testata sia la più penalizzata. La Rai ha tagliato complessivamente rispetto al budget 2011 46 milioni di euro, ma il telegiornale della terza rete perde 800 mila euro sui 7,5 milioni previsti inizialmente.
Il problema è che contemporaneamente il Tg2 si ritrova a dover rinunciare a 400 mila su 8,9 milioni e il Tg1 “soltanto” a 200 mila sui 10,5 milioni previsti. Gli 800 mila del Tg3 non tornano proprio e la Berlinguer se n’è resa immediatamente conto:
Abbiamo ricevuto una comunicazione in cui ci avvertivano che il budget del nostro Tg avrebbe perso 800 mila euro. Lo sappiamo tutti, alla Rai: è la conseguenza di una raccolta pubblicitaria inferiore al previsto, colpa della crisi. Nessuno in azienda mi ha spiegato questo particolare di non poco conto (ndr la sproporzione rispetto alle altre testate). L’ho scoperto leggendo il Corriere della Sera. Chiariamo subito un punto. Sono convinta che se un’azienda come la Rai attraversa una forte crisi economica, ciascuno è chiamato a ridurre costi e a fare i dovuti sacrifici. È nell’interesse di tutti che la tv pubblica ritrovi un equilibrio nei conti. Però i tagli devono essere equi, distribuiti con giustizia. Invece chi ha maggiori risorse ha un taglio inferiore e chi è più povero paga di più.
Osservazione sacrosanta: Lorenza Lei dovrebbe spiegare la logica di tagli che fanno rimpiangere quelli orizzontali (uguali per tutti) di tremontiana memoria.
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Fino ad ora il governo Monti ha avuto più di qualche difficoltà nell’intervenire in maniera incisiva quando si è trattato di andare a toccare i “privilegi” di alcune corporazioni. Basti ricordare la guerra con tassisti e farmacisti, clamorosamente persa con l’esecutivo costretto a piegarsi e a cancellare i provvedimenti più drastici (e sulla carta efficaci) presentati in pompa magna prima delle feroci proteste degli appartenenti a queste categorie.
Ora però arriva il momento dei tagli, drastici, della cosiddetta “spending review” con l’obiettivo (almeno quello dichiarato) di evitare lo scatto di due punti dell’Iva per ottobre e nel calderone potrebbe rientrare anche la Rai, la tv pubblica della quale il presidente del consiglio ha un’opinione tutt’altro che lusinghiera:
Chi vuole diminuire le tasse sa che è necessario rivedere enti e società, compresa la Rai, dove la logica della trasparenza, del merito, dell’indipendenza dalla politica non è garantita. La Rai è un esempio eclatante di enti e società che vanno rivisti.
Un’autentica bordata che rischia di preannunciare, molto chiaramente, le intenzioni di Monti rispetto alla conferma (ventilata da ambienti politici di diverso colore, in teoria) degli attuali vertici dell’azienda. Lorenza Lei rischia di essere sostituita senza troppi rimpianti, ma prima ancora toccherà al Cda per il quale il governo vuole una riduzione da 9 a 5 membri. Scommettiamo che il presidente del consiglio si accorgerà presto di quale tema sensibile è la Rai quando la commissione di vigilanza sarà chiamata ad eleggere i tre membri di sua competenza rimanenti?
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Giovanni Minoli ha le idee chiare. L’ex direttore di Rai Educational, nonché di varie reti Rai e produttore di alcuni programmi di successo (soap Agrodolce a parte), è convinto - come molte persone dopotutto, sia addetti ai lavori che semplice spettatori - che ci voglia un cambiamento totale nella tv di stato. Il primo riguarda il canone, che va assolutamente inserito nella bolletta della luce per far fronte all’evasione, mentre il secondo i vertici dell’azienda. A
Le grandi opere si progettano con concorsi internazionali. La guida della Rai non è una grande opera culturale? E il progetto editoriale meriterebbe un concorso aperto, pubblico, trasparente
La prima a candidarsi dovrebbe essere proprio Lorenza Lei. Minoli fa capire che in qualche modo, in questo momento, la dirigente ha le “ali tarpate”:
Ha il diritto di dire cosa farebbe e come, se non la si obbligasse a convivere con nove amministratori delegati (si riferisce ai membri del consiglio di amministrazione, ndr). […] Con nove amministratori non si va da nessuna parte, è evidente. Aumenterei il potere di decisione e il budget in carico esclusivo al direttore generale. Non deve condividere nulla, se non il progetto nelle linee fondamentali

Come se non bastasse il rigetto del ricorso con il quale Augusto Minzolini chiedeva di essere reintegrato nel ruolo di direttore del Tg1 il giudice del lavoro nelle sue motivazioni è anche entrato nel merito del conseguente trasferimento del giornalista presso la sede Rai di New York. Anche questa decisione del direttore generale Lorenza Lei di spedire l’ex direttore del Tg1 dall’altra parte dell’Oceano Atlantico era stata fatta oggetto di obiezioni da parte dei legali di Minzolini, ma niente da fare.
Giovanni Mimmo, il giudice che ha respinto il ricorso, ha scritto:
L’azienda nel trasferire il dipendente non si è soltanto attenuta al mero dato contrattuale, ma ha tenuto in adeguata considerazione la professionalità acquisita dal ricorrente: infatti, poiché questi era il direttore della testata giornalistica più importante della Rai, l’assegnazione all’incarico di corrispondente all’estero è avvenuta verso l’ufficio di corrispondenza di New York che è, sulla base di quanto dichiarato dall’azienda, il più importante della Rai. Non vi sono elementi per affermare che la circostanza che dal 2 aprile 2012 la struttura della sede di New York subirà una ristrutturazione con il passaggio delle funzioni svolte da Rai Corporation a un service, incida in qualche modo sulla rilevanza dell’attività giornalistica che il ricorrente sarà chiamato a svolgere.
Minzolini, nella sostanza, non ha proprio nulla di cui lamentarsi con la sua azienda. La scelta di trasformarlo nel corrispondente newyorchese della Rai non rappresenta una diminutio della professionalità del giornalista, al contrario, si tratta di un incarico di grande rilievo proporzionato alle qualifiche per le quali l’ex editorialista de La Stampa è stato assunto dalla tv di Stato. Se anche l’appello che i legali di Minzolini stanno preparando verrà respinto i telespettatori Rai potranno gustarsi le succulente corrispondenza dagli States dell’ex direttore del Tg1.
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Il direttore di RaiNews, Corradino Mineo, è stato raggiunto dal tapiroforo Valerio Staffelli per la consegna del “prestigioso” riconoscimento di Striscia La Notizia. Mineo, almeno secondo quando anticipato in un comunicato stampa, sarebbe stato pizzicato mentre (subito dopo aver lanciato un servizio) dice a microfono aperto la frase “Cacciate la Lei. Senza pietà!”.
Il riferimento è al direttore generale della tv di Stato Lorenza Lei, parole che sarebbero piuttosto pesanti se fossero state effettivamente pronunciate e rischierebbero di compromettere la posizione già precaria, almeno stando alle voci che insistono da mesi su una sua rimozione dall’incarico.
Mineo ha accettato di buon grado “l’intervista” di Staffelli e avrebbe detto che la frase sarebbe venuta fuori da un suo commento ad una pagina de Il Giornale, una giustificazione sulla carta valida (il direttore di RaiNews è impegnato nella lettura della rassegna stampa), ma chissà se per Lorenza Lei basterà. Per ulteriori dettagli (e anche per vedere il video incriminato, per il momento introvabile in rete) non vi resta che dare un’occhiata a Striscia di stasera, ammesso vi interessi, sia chiaro.

Continua a tenere banco la questione della cosiddetta clausola “anti maternità” contenuta nei contratti di consulenza della Rai. Sul tema è intervenuto il direttore generale Lorenza Lei dichiarando la disponibilità dell’azienda a modificare quelle clausole, ma la nota stampa di Viale Mazzini (oltre ad essere una giustificata autodifesa della tv di Stato) è anche un bagno di realismo rispetto ad una questione che andrebbe guardata in un’ottica più generale.
Molto significativo sul tema questo passaggio:
I lavoratori autonomi non godono delle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori, evidentemente per la scelta del legislatore - e non certo della Rai - di regolare in modo diverso le due tipologie contrattuali. E i contratti di lavoro autonomo hanno da sempre previsto clausole che regolano la impossibilità di proseguire il rapporto, sia per causa del lavoratore che per causa dell’Azienda, con previsione, solo per quest’ultima, di una somma risarcitoria da versare al collaboratore in caso di recesso anticipato.
Rimane evidente, a chi abbia una minima familiarità o esperienza personale da mettere in campo, che l’indignazione di tanti (partiti politici in primis) per il fatto che un contratto di consulenza preveda fra le cause di chiusura anticipata un impedimento quale la maternità sia soltanto ipocrisia.
Vale per tutti i “consulenti esterni”, in tutte le aziende: i lavoratori autonomi non godono di diritti, se non possono lavorare (perché si sono fratturati una mano o perché sono incinta cambia soltanto nella forma) sono tagliati fuori dal lavoro. La questione andrebbe spostata su un altro terreno: perché la Rai (e tante altre aziende nel paese pubbliche e private) ha bisogno di collaboratori esterni inquadrati in queste forme contrattuali che per legge non hanno tutele di alcun genere?
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E alla fine arrivò il monito di Lorenza Lei nei confronti di Adriano Celentano, con una nota lunghissima, che arriva a corredo di tutte le polemiche che hanno prima preceduto e poi seguito la performance del cantante-teleprofeta sul palco dell’Ariston (mentre si esibiva, tutti erano troppo occupati a cercare di cogliere il senso delle sue parole, per polemizzare). La Lei scrive:
L’edizione del Festival 2012 è stata chiaramente costruita anche sulla presenza di Celentano. Si è trattato dunque di una scelta maturata - come previsto dalle procedure interne - sulla base di una convinta richiesta della Direzione Artistica e della Rete con assunzione dei rischi legati all’imprevedibilità dell’artista al quale l’azienda ha accordato fiducia, come accade per tutti quelli che vanno in diretta, Paolo e Luca compresi, confidando nel rispetto dei patti negoziali che invece purtroppo non sempre sono onorati.
Questa è la premessa (fra le righe si deve leggere dunque che Luca e Paolo non avrebbero onorato i patti? Chissà, non è chiaro e non ci è dato saperlo). La nota prosegue così, col monito di cui sopra, senza che si dica niente di concreto:
Auspico comunque che il buon senso e la correttezza prevalgano nelle ultime due serate e che non sia necessario, al termine del Festival, procedere ad iniziative conseguenti a violazioni contrattuali.
Vuol forse dire che nelle prime serate ci sono stati mancanza di buon senso e di correttezza? E se non è così, che bisogno c’è di sottolinearlo? Mistero. Segue spiegone sulla tipologia dei contratti fra gli artisti e la Rai:
I contratti sono il prodotto di percorsi negoziali complessi e diversi tra loro ma tali da garantire agli artisti di potersi esprimere liberamente, cosa che rivendico anche come prerogativa del Servizio Pubblico, così come, credo, sia legittimo rivendicare la libertà di dissentire e di prendere le distanze da affermazioni frutto di personali e opinabilissime valutazioni. In ogni caso, gli stessi contratti che tutelano le libertà degli artisti, garantiscono all’azienda tutti gli strumenti di tutela necessari. Quel che è certo e che va rivendicato con altrettanta energia e per le medesime ragioni, è che gli ascolti per la Rai sono importanti, ma non possono rappresentare, né in effetti rappresentano, l’unico elemento di valutazione. Occorre coniugare ascolti e qualità.
Un’esternazione, quest’ultima, che si vorrebbe applicata sempre.
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Continua a leggere: Festival di Sanremo 2012 - Lorenza Lei mette in guardia Celentano

In casa Rai c’è l’annosa questione del direttore del Tg1 da risolvere e domani, 31 gennaio, il Consiglio di Amministrazione si pronuncerà in merito. Lorenza Lei ha proposto di mantenere Alberto Maccari, succeduto ad interim ad Augusto Minzolini, alla guida del Tg1 fino al 31 dicembre e di mettere Alessandro Casarin, che attualmente riveste il ruolo di condirettore, a capo del TgR. Per il primo, la scadenza del mandato ad interim è proprio domani.
Queste proposte della Lei hanno suscitato parecchie polemiche, ma lei al momento non ha dato segni di “cedimento”. Viene contestato soprattutto il fatto che il direttore generale sembra proseguire su una strada politica già percorsa dalla precedente amministrazione. Il più scatenato, in questo senso, è il consigliere Nino Rizzo Nervo (area Pd), che già sabato si augurava una dimostrazione di indipendenza da parte della Lei.
Intervistato questa mattina dal Corriere, il consigliere ha parole durissime per l’attuale direttore generale:
Direi che Lorenza Lei è stata più “brava” di Masi, lo dico ironicamente, nell’opera di devastazione dell’azienda. Ha rigorosamente proseguito nel solco di un accordo di ferro Pdl-Lega esterno all’azienda. Addio a Santoro, alla Dandini, a Saviano, a Ruffini. […] Oggi ecco la proposta di affidare la direzione del Tg1 a Maccari. E la TgR, la più grande testata giornalistica europea, a Alessandro Casarin, un uomo scelto dalla Lega. E siamo vicini a un’importante tornata elettorale.
Continua a leggere: Per Rizzo Nervo, Lorenza Lei peggio di Masi

Milo Infante torna sulla vicenda della causa alla Rai, della quale vi abbiamo raccontato qualche giorno fa e che riassumiamo brevemente: il conduttore, da quest’anno al timone del programma Italia sul Due con la sola Lorena Bianchetti, rinfaccia ai vertici Rai un “ridimensionamento” del suo ruolo immotivato e soprattutto immeritato, vista anche la sua qualifica di caporedattore. Questa volta ne parla con Laura Rio de Il Giornale, raccontando la situazione:
Fin dai primi giorni, a settembre, c’è stato un capovolgimento dei ruoli: a me venivano affidati argomenti più leggeri (anche le ricette di cucina) e spazi ridotti in coda al programma, mentre a Lorena quelli più importanti di politica e attualità e sempre nella prima parte. Ovviamente io non ho nulla contro la mia collega, però questa suddivisione dei ruoli è alquanto strana dato che io sono giornalista professionista da 18 anni
La giornalista gli fa notare che anche Lorena Bianchetti ha una lunga carriera Rai alle spalle, passata anche per programmi importanti come Domenica In. Ma è questa è una delle cose che Infante non digerisce: si tratta di un’esperienza quasi esclusivamente incentrata nell’intrattenimento e su argomenti diversi da cronaca e politica, che invece ora le vengono fatti trattare al posto suo. Non se ne capacita:
L’ho chiesto più volte ma non mi è stata data una spiegazione. Le motivazioni potrebbero essere solo tre: non mi si ritiene in grado di parlare di economia, cronaca e politica (ma allora non si capisce perch´ me l’hanno fatto fare per anni); sono improvvisamente diventato antipatico al vice direttore Roberto Milone responsabile del programma; oppure ci sono motivazioni di tipo politico…
Continua a leggere: Milo Infante, ridimensionato per motivi politici (dice)

L’Isola dei famosi 9 dovrebbe slittare ancora. Ne dà notizia Sorrisi, che racconta che Lorenza Lei avrebbe trovato indelicato, dopo il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio, mandare in onda un programma basato proprio su un finto naufragio.
Per il momento Sorrisi è l’unico a dare la notizia, ma quel che è certo è che, al momento, i concorrenti del reality di Rai2 non sono ancora partiti e la data prevista a quanto pare era proprio quella odiarna. E d’altra parte molta gente in questi giorni si chiedeva se la parola “naufrago” sarebbe stata usata anche in questa edizione dell’Isola, dopo quanto accaduto, o sarebbe stata censurata.
Una decisione giusta? Una forzatura? Le leggi dello spettacolo devono sempre avere la meglio sulle tragedie, oppure in questo caso chiamare “naufraghi” dei vip che partecipano ad un gioco televisivo sarebbe stata veramente una mancanza di rispetto? Lo chiediamo a voi.

Tempo di bilanci di fine anno anche per il direttore generale della Rai Lorenza Lei che oggi in un lungo colloquio con Paolo Conti pubblicato sul Corriere della sera, ha parlato della sua direzione, passata, presente e futura. Davvero interessanti alcuni passi di questa lunga intervista che vanno a toccare, oltre che questioni tecnico-economiche che riguardano il bilancio dell’ente pubblico radiotelevisivo, anche questioni che interessano direttamente ciò che va in onda in Rai, a partire da un intendimento che riguarda la “lunghezza” dei programmi d’intrattenimento di prima serata. Una proposta quest’ultima che sarebbe davvero utile e che guardiamo con estremo interesse, viste le durate monstre di queste trasmissioni di prima serata che partono sempre più tardi e terminano di conseguenza in orari quasi notturni e che in pratica si “mangiano” la seconda serata, ormai praticamente quasi sparita, per non parlare della terza. Un’idea questa di accorciare i programmi di prima serata che permetterebbe anche di far nascere nuove proposte per la seconda. Ma ecco cosa dice la Lei a questo proposito :
“Con la costituzione della direzione intrattenimento abbiamo posto le premesse per la realizzazione di un nuovo modello editoriale produttivo…Puntiamo a slot da un ora/settanta minuti: andrà a vantaggio dei canali che ritroveranno seconde e terze serate”
A proposito dei “divi” e dei loro compensi ecco cosa dice il direttore generale della Rai :
“I divi ci saranno, ma con loro anche le immagini e non solo lo studio. Basta studi sontuosi, pensiamo a collegamenti esterni per raccontare l’Italia e aprire finestre sul mondo. In un buon progetto poi l’artista è coinvolto nella strategia e nei costi.”
Sul nuovo canale “All News” in arrivo :
“Il canale nascerà con l’accorpamento di Rai News, Televideo e la parte giornalistica di Rai Italia. Offrirà informazione continua nazionale, regionale, internazionale e sarà di supporto agli approfondimenti giornalistici delle singole testate e dei canali”
Questione fiction e cambiamenti in arrivo :
“Anche qui riordineremo il modello produttivo. In quanto alle storie di attualità, punteremo sulla famiglia, sui suoi valori e problemi, sul dialogo genitori-figli, senza abbandonare la tradizione della grande fiction storica”
Si parla anche dell’aumento del canone :

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ai microfoni di TgCom24, commenta a modo suo la proposta di Lorenza Lei di rimuoverlo dalla direzione della testata giornalistica di RaiUno in seguito al rinvio a giudizio per l’accusa di peculato:
Queste cose qui hanno i loro tempi, ma per me è una porcata, un rituale mediatico giudiziario a sfondo politico.
Poi, Minzolini prosegue entrando nel merito della questione, sempre secondo il suo punto di vista:
Spero che alla fine non sia complice chi ha denunciato tante volte operazioni di questo tipo. Non parlo di complotto ma ci sono meccanismi in questo Paese che sono paradossali. Senza ancora un primo grado di giudizio non si può fare nulla. È un meccanismo perverso.
Quindi, il quasi-ex-direttorissimo, racconta la sua versione dei fatti a proposito del suo benefit. E’ evidente che abbia deciso di difendersi con le unghie e con i denti:
Quando ho lasciato la collaborazione con Panorama mi è stata data una carta di credito che è stata chiamata di benefit compensativo, io ho sempre mandato le ricevuto ma a un certo punto mi hanno detto che quel benefit non era compatibile e avrei dovuto mettere nelle ricevute dei pranzi i nomi dei commensali. Dov’è finita la privacy? In ogni caso potevano dirmelo prima e mi sarei comportato di conseguenza. Indagando sulle procedure ho scoperto che esisteva una circolare del 2003 fatta dal DG Cattaneo che prevedeva di inserire i nomi ma nella prassi non veniva seguita. Io quindi devo pagare per non aver fatto una cosa che nessuno prima di me ha fatto.
Così fan (o han fatto) tutti, dunque, è la linea difensiva di Minzolini. La questione si risolverebbe in maniera semplice: se davvero qualcun altro prima di lui ha sostenuto spese analoghe con comportamenti analoghi (si parla di oltre 60mila euro) e se il direttore del Tg1 ne è a conoscenza, facesse i nomi e producesse le cifre. Così pagheranno tutti. O no? In ogni caso, per il momento, si dovrà attendere il pronunciamento del CdA Rai sulla proposta del direttore generale.

Lorenza Lei ha proposto di sollevare il direttore del Tg1 Augusto Minzolini dal suo incarico e di mettere al suo posto Alberto Maccari, ad interim fino al 31 gennaio 2011.
La proposta del direttore generale è in vista del prossimo cda Rai, previsto per martedì prossimo, alle 11, a differenza di quanto ipotizzato in un primo tempo (lunedì 12 dicembre). Come noto, il direttore del Tg1 è stato rinviato a giudizio con l’accusa di peculato, per spese sostenute con la carta di credito aziendale (Minzolini ha sempre sostenuto che si trattasse di un benefit legittimo).
All’ordine del giorno del cda si legge:
Esiti dell’udienza preliminare della vicenda del direttore del Tg1, provvedimenti di nomina correlati, varie ed eventuali.
Attualmente, Maccari è direttore del Tgr. Per Minzolini, Repubblica ipotizza un futuro come inviato dall’estero.