Basterà una miniserie di quattro ore per sviluppare una storia che vuole raccontare i sette peccati capitali sotto la prospettiva contemporanea? E’ la sfida che Lifetime Movie Network (il canale di soli film affiliato dell’omonimo Lifetime) ha deciso di affrontare il prossimo anno, approvando la produzione della miniserie “Seven Deadly Sins”, tratta dalla saga di libri (ognuno dedicato ad un peccato) del giovane Robin Wasserman.
I presupposti ci sono tutti: la protagonista Harper (interpratata da Dreama Walke, Hazel in “Gossip Girl”) è una reginetta scolastica la cui popolarità inizia a crollare quando in città arriva una nuova studentessa (Rachel Melvin, vista nella soap “Days of our life”) che non solo cercherà di rubarle il fidanzato (Jared Keeso), ma ci proverà spudoratamente anche col loro insegnante di francese, il Prof. Powell (Eric Close, già visto in “Senza Traccia” nel ruolo di Martin).
Questo per quanto riguarda il fronte scolastico. Fuori dalle aule, infatti, gli scandali non si fanno desiderare: Sharon Geary, lo sceriffo della città, dovrà indagare su un omicidio di un adolescente, per cui Harper è la sospettata principale. Unico problema: Sharon sta avendo una relazione extraconiugale proprio col padre della ragazza.

Appena presentato uno scorcio al Mip di Cannes -potete vederlo dopo il salto-, la mini serie su Coco Chanel si candida già come una delle fiction evento del prossimo autunno. Coproduzione italiana –Rai e Lux Vide-, francese –Pampa e Fr2- ed americana –Alchemy e Lifetime-, il film tv ha già incoronato la sua protagonista, un’entusiasta Shirley Maclaine, premio Oscar per “Voglia di tenerezza”.
Nello stile inconfondibile delle celebre stilista scomparsa nel 1971 -sigaretta a portata di mano, eyeliner scuro, le immancabili collane e cappellini-, l’attrice si è trovata decisamente a suo agio durante le riprese, ricordando come anni fa Audrey Hepburn ebbe già notato la sua predisposizione per interpretare questo rivoluzionario personaggio, come lei stessa afferma:
“Coco è un personaggio che ho amato molto, era un genio della creatività applicato a determinazione e rigore. Vestì le donne facendole sentire più libere e a loro agio, ma al contempo eleganti. Osò i pantaloni, tutte noi le dobbiamo qualcosa”.
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Nel firmamento seriale oltreoceano la definiscono l’erede di Desperate Housewives (ma meglio non dirlo dalle nostre parti vista la disaffezione alle Casalinghe). In America è stato il telefilm rivelazione dell’estate. E non c’è nulla di cui sorprendersi, visto che dietro questo drama, forte di un’appassionante anima soap, c’è Mark Gordon, il nuovo genio della fiction corteggiato da tutti i network Usa, già produttore di Grey’s Anatomy, Alias e Criminal Minds.
Army Wives, che sta per mogli militari, è il nuovo serial di Lifetime tv che porta sul piccolo schermo una miscela di drammi e sesso alternativa alla spensieratezza metropolitana di Sex and the City come dai tormenti rosa-noir di Wysteria Lane.
La storia ci porta in una base militare, raccontandocela dalla prospettiva delle mogli dei soldati. I sogni, le paure, l’amicizia, le passioni di un gruppo di donne, belle e determinate, che hanno in comune, con i rispettivi consorti, l’esperienza della guerra nella vita di tutti i giorni.
La particolarità di Army Wives è, in più, quella di porsi nello stesso filone “realistico” di Brothers & Sisters, ovvero la serialità-specchio dello sterminato entroterra che dall’11 settembre 2001 ha visto oltre un milione di uomini e donne volontari per il fronte in Afghanistan e in Iraq, con la particolarità di lasciare famiglie che vivono in basi grandi quanto città.
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