Appuntamento stasera e domani (ore 21:30 e 21:10), su Raiuno, con le prime due puntate della quarta stagione di quello che si potrebbe definire un legal drama tutto italiano, ovvero “Un caso di coscienza 4″, ancora prodotto da RaiFiction con la Red Film.
Protagonista di queste nuove sei puntate, ancora una volta, è Sebastiano Somma, nei panni dell’avvocato penalista Rocco Tasca, alle prese non più solamente con dei casi autoconclusivi ma anche con una linea gialla che si snoderà dal primo all’ultimo episodio, e che sconvolgerà la sua vita.
Tutto ricomincia con la misteriosa morte del Conte Ranieri (Alfredo Piano), proprietario di un’azienda vinicola. Nel cercare di risolvere il caso, Rocco resterà coinvolto indelebilmente, complice anche la tenacia di Eva (Vanessa Gravina), sindacalista pronta a tutto pur di evitare che i lavori dell’impresa, ora senza proprietario, si ritrovino senza lavoro per volere degli speculatori che hanno già puntato gli occhi sulla proprietà.

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La fine dell’anno è sempre una buona occasione per tirare le somme di quello che è accaduto negli scorsi mesi, anche televisivamente parlando. E, sebbene siamo solo a metà stagione tv, possiamo già in parte fare il punto circa le novità telefilmiche degli scorsi mesi.
E’ quello che Leopoldo Damerini fa in un articolo pubblicato sull’ultimo numero di “Telefilm Magazine” e ripreso dal suo blog: nel pezzo, l’autore lancia una provocazione circa le novità seriali americane da settembre ad oggi, osservando come gli ultimi mesi i nuovi telefilm in onda abbiano mancato di originalità, andando a formare
“un autunno di foglie morte che rischia di compromettere la rinascita (primaverile?) di un genere che fatica a riprendersi, a far crescere nuovi germogli da un humus piuttosto compromesso dalle inondazioni (di attualità, di crisi economiche e di contingenze scioperistiche) che ormai sono alle spalle.”
In particolare, l’ “accusa” sarebbe di aver copiato o preso troppa ispirazione da serie tv e film già realizzati in passato. Volete qualche esempio? Li trovate dopo il salto.
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Altre due serie cancellate in America in un’unica giornata: è arrivata ieri, infatti, la notizia che la Cbs e la Tnt hanno deciso di non ordinare ulteriori episodi di “Three Rivers” ed “Avvocati a New York” (orig. “Raising the bar”), decretandone così la cancellazione.
Cominciamo dal medical drama della Cbs con protagonista Alex O’Loughlin: la serie, in onda di domenica, aveva fin dall’inizio deluso soprattutto per via del basso rating nella fascia 18-49 anni, mentre dal punto di vista dei telespettatori totali, dopo l’esordio visto da più di 9 milioni di persone, il telefilm si è assestato su una media di 7 milioni e mezzo di telespettatori.
Se da un lato possono sembrare numeri non eccessivamente brutti, bisogna considerare che i maggiori show della Cbs, compresi quelli nuovi (“Ncis: Los Angeles” e “The good wife”, per essere precisi), veleggiano sempre su cifre superiori ai 10 milioni di telespettatori. Peranto, la rete ha deciso che i tredici episodi ordinati saranno gli unici, ed i restanti quattro episodi da trasmettere andranno in onda in data da destinarsi, mentre già da domenica prossima la serie sarà sostituita da repliche di “Ncis: Los Angeles” e “Criminal Minds”.
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Ricordate la fiction in sei puntate del 2006 “E poi c’è Filippo”, trasmessa da Canale 5? La casa di produzione Reveille, che ha collaborato a realizzare alcuni tra gli show più famosi al mondo come “The Office”, “Ugly Betty” e “The Tudors” ha acquistato da Mediaset i diritti per realizzarne un legal drama per l’America.
Il progetto, di cui ancora non si sa nulla su sceneggiatori, cast e rete di messa in onda, ha però già un titolo: “About my brother”, e riprenderà quasi in toto la trama raccontata nella storia che da noi ha avuto come protagonisti Giorgio Pasotti e Neri Marcorè. Il primo, lo ricordiamo, era Stefano, avvocato all’apparenza presuntuoso che torna in Italia da New York per la morte della madre e scopre di dover fare da tutore per il fratello autistico Filippo (Marcorè) se vuole ricevere l’eredità.
Grazie alla buona memoria ed all’intuito di Filippo, i due fratelli formavano una coppia capace di risolvere i casi dello studio legale dello zio, imparando così a conoscersi l’un l’altro. “About my brother unisce in modo scorrevole i temi del legal drama con le dinamiche di una famiglia morderna. Siamo eccitati all’idea di adattare questo format per un nuovo pubblico in America”, ha detto Carolyn Bernstein, vice presidente della Reveille.
Eli Stone è un avvocato che un giorno inizia ad avere delle allucinazioni, a volte molto bizzare, quando meno se lo aspetta. Se quello che avete appena letto vi ricorda “Ally McBeal” non sbagliate, dal momento che questo nuovo telefilm, da stasera alle 21:05 su Italia 1, s’ispira almeno in partenza al legal comedy con Calista Flockart.
Le visioni di Eli (Jonny Lee Miller), però, sono di natura diversa rispetto a quelle di Ally. Se lei era semplicemente “pazza” e sotto stress, in cerca del suo principe azzuzzo, la spiegazioni delle allucinazioni di lui sono più scientifiche che emotive.
Eli, infatti, scopre fin dalla prima puntata di aver un aneurisma inoperabile al cervello. Non pensate, però, che “Eli Stone” sia un telefim drammatico: si riflette, ma si ride anche, e si canta grazie alla bella colonna sonora, impreziosita da numerose guest star. Una tra tutte? L’ex Wham George Michael, che vedremo nel primo episodio, ma anche nel settimo, nel nono e nel tredicesimo.

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Julianna Marguiles sperava di tornare in tv con un ruolo da protagonista che avrebbe fatto dimenticare ai suoi fan la mitica infermiera Hathaway delle prime stagioni di “E.R.”. Ci ha provato, la scorsa primavera, col ruolo dell’avvocatessa Elisabeth Canterbury, protagonista del nuovo legal drama della Fox “Canterbury’s law”, che da stasera alle 21 potremo vedere su Mya.
Il pane quotidiano di Beth, come la chiamano gli amici, sono i casi più difficili, ovvero quelli in cui si deve dimostrare l’innocenza di persone ingiustamente accusate di un reato che non hanno mai commesso. Dalla sua parte, però, Elisabeth ha una determinazione fuori dal comune, oltre che un grande spirito d’osservazione e la volontà di curare ogni processo nei minimi dettagli.
Con domande pungenti, a volte ironiche ed altre amare, però, Beth riesce a portare avanti la sua unica “legge”, cioè dimostare la verità a a tutti i costi, e salvaguardare i più deboli. Tanta forza, però, nasconde un dramma: lei e il marito Matthew (Aidan Quinn) hanno perso il figlio Sam (Jeremy Zorek), motivo per cui i due hanno deciso di traslocare a Providence, nel Rhode Island, cercando di allontanarsi dal dramma e di riavvicinarsi.
“Raising the bar”, ovvero “alzare lo standard”, “puntare più in alto”: questo è il titolo originale della serie da noi chiamata -molto più semplicemente- “Avvocati a New York”, in onda da stasera alle 22:50 su FoxCrime (canale 114 di Sky).
La serie, creata da Steven Bochco (“Nypd”) e dall’esperto in temi legali David Feige nonostante sia alla sua prima stagione, detiene già un record: quello del miglior debutto su un rete via cavo. Il primo settembre, il pilot trasmesso da Tnt, fu infatti seguita da 7,7 milioni di telespettatori, battendo così il primato di “The Closer”, arrivato a 7 milioni.
Un successo -in realtà affievolitosi nel corso delle puntate fino ad una media di 5 milioni di spettatori, ma che ha garantito al telefilm il rinnovo per una seconda stagione- non è dovuto a chissà quali trame complesse, colpi di scena o effetti speciali. Quello che si racconta, attraverso la forza di un genere sempre di successo come il legal drama, è la storia di un gruppo di amici ex studenti che a lavoro si trovano gli uni dalla parte dell’accusa, gli altri della difesa.
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Se il nome di Kristin Chenoweth (gallery) vi dice ancora poco, aspettate di vederla all’azione in “Pushing Daisies” nel ruolo della dolce ed innamorata -del protagonista Ned- Olive Snook. Un ruolo che le è valso una nomination agli Emmy e che che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, e non solo.
Ad “appassionarsi” a lei è stato infatti anche David E. Kelley, noto autore di legal drama, tra cui “Boston Legal”, “The practice” e, primo tra tutti, “Ally McBeal”. Non stufo di aule di tribunale, Kelley è al lavoro su una nuova serie del genere, che manterrà il suo solito stile, col quale ha spesso umanizzato le figure degli avvocati e dei giudici.
Il nuovo lavoro, che andrà in onda su Nbc, si chiama “Legally Mad”, e già il titolo dice tutto: protagonista sarà appunto la Chenoweth nei panni di Skippy Pylon, giovane avvocatessa di Chicago che riesce ad entrare in uno studio legale. La sua particolarità è che non ha tutte le rotelle a posto, e si diverte spesso ad essere scambiata per un’adolescente.
Di telefilm tratti da film ne abbiamo già sentito parlare, idem per quelli tratti dai libri. L’ultima frontiera, adesso, è trarre delle serie tv dalle fiabe. A compiere l’ardua impresa per prima è la Fox, che sta mettendosi al lavoro per realizzare una dramedy (ovvero un mix tra un drama ed una comedy) tratta dalla celebre “Biancaneve e i sette nani“.
Il progetto ha già un titolo: “Georgia and the Seven Associates”, al quale stanno lavorando Chris Brancato e Bert Salke (produttori di “Tru Calling”) e gli sceneggiatori David Weissman e David Diamond (“The family man”).
La moderna Biancaneve, quindi, si chiamerebbe Georgia Burnett, sarebbe una giovane avvocatessa che viene cacciata dallo studio legale della matrigna e che trova occupazione in quello di sette avvocati, ognuno dei quali dalle caratteristiche principali dei sette nani fiabeschi, come un avvocato dedito alle feste notturne che passa le mattina in ufficio a dormire (no, la caratteristica in questione non è l’andare per feste ogni sera).
Continua a leggere: C'era una volta Biancaneve. E c'è ancora, ma diventa avvocato per un telefilm
Eli è la traduzione inglese del nome Elia, ovvero di un profeta biblico. Già dal titolo di questo nuovo telefilm, “Eli Stone” -gallery, in onda da domani alle 21 su Fox, canale 110 di Sky-, dunque, si può capire con chi avremo a che fare.
Anche se di primo acchito Eli non ha molto a che vedere con le predizioni: è infatti un avvocato spietato, ambizioso, molto bravo e disposto a tutto pur di vincere le proprie cause. Finché, un giorno, non gli si presenta nel suo studio legale…George Michael.
La sua è solo un’allucinazione, come quelle che successivamente metteranno il protagonista in una serie di situazioni molto imbarazzanti, di fronte ai capi, ai colleghi ed alla fidanzata. C’è qualcosa che non va in Eli: ha un aneurisma che non si può operare, e questa sarà la svolta verso una nuova vita.
Sulla scia del grande successo riscosso su Tvblog dai legal drama di David E. Kelly, rispolveriamo dall’archivio estivo delle vostre segnalazioni un articolo inviatoci da Igor, che rimpiange ancora i tempi di Ally McBeal e ricostruisce le sue impressioni più significative ai tempi della visione. Personalmente, spezzo una lancia a favore della passione di questo ragazzo che, fregandosene delle logiche dell’auditel, si fa guidare esclusivamente da un interesse genuino.
Ally McBeal al pomeriggio… che bei tempi!
di Igor
In fondo amo la Tv d’estate. Perchè si fanno sempre delle scoperte, a volte belle. Io qualche anno fa ho scoperto il genere TELEFILM, che finalmente questa stagione televisiva ha rivalutato.
Questa scoperta per me aveva un nome: Ally McBeal, un serial che Canale5 programmò per tutta l’estate del 2001, nella fascia oraria pomeridiana… sì, proprio quella di solito ricoperta da Uomini e Donne della De Filippi.
Quell’anno, che mi vide costretto a passare luglio e agosto in città, ero un po’ annoiato ma quel telefilm mi stupì e appassionò cosi tanto che quasi non rimpiangevo più le vacanze perdute.
Furono trasmesse la seconda e parte della terza stagione di Ally McBeal, le più fortunate. Considero questo telefilm uno dei capostipiti di prodotti che oggi hanno grande successo come Desperate Housewives e Grey’s Anatomy.
Perché nella serie tv in questione una delle basi era la coralità della narrazione e dei personaggi, al di là del titolo. Ally era si la protagonista ma attorno a lei ruotavano soggetti davvero singolari, per non dire esilaranti, personaggi in cui era impossibile non identificarsi.
In quel pazzo studio di avvocati come non ricordare John Cage, alias “Biscottino”, con i suoi tic e le sue nevrosi: quando si sentiva scoraggiato immaginava di essere il grande Barry White, tanto da canticchiare le sue canzoncine e imitare i suoi movimenti… con questa sua “fissazione” aveva coinvolto anche i suoi colleghi: indimenticabile quella scena in cui tutti loro ballano davanti allo specchio della toilette dello studio, così, per rilassarsi dal lavoro.
Prosegue l’appuntamento più fresco dell’estate di Tvblog con un confronto molto interessante. Un nostro fedele lettore, infatti, ha rilevato dei singolari punti di contatto tra un telefilm in onda in prima tv, Boston Legal, e un serial di qualche anno fa entrato nell’Olimpo della serialità cult, Ally McBeal.
Boston Legal & Ally McBeal… separati alla nascita?
di Nonsonodante
Ho aspettato a scrivere questo post per poter valutare meglio il nuovo telefilm che Retequattro trasmette il sabato sera in seconda serata, Boston Legal. Ho voluto seguirla prima di giungere a conclusioni affrettate, ma devo dire che, più la guardo, più ci trovo elementi in comune con Ally McBeal. Ma andiamo con ordine.
La cosa che salta più all’occhio è, ovviamente, l’ambientazione: tutte e due le serie hanno come sede uno studio legale (entrambi a Boston) e, di conseguenza, chi ci lavora (fidanzati, coniugi e vari familiari annessi). Se in Ally Mcbeal, però, la particolarità stava nel bagno unisex, dove avvocati di entrambi i sessi si lasciavano andare a confidenze e svelavano colpi di scena tragicomici, nella nuova serie c’è una terrazza, dalla quale assistiamo a litigi, confessioni e, anche qui, colpi di scena.
Usciti dal lavoro, entrambi i gruppi si ritrovano in locali eleganti e alla moda, mai chiassosi, ma sempre accompagnati da colonne sonore che rendono il clima dello stesso sulla identica linea degli studi legali prestigiosissimi in cui i protagonisti passano le giornate.
Se poi si fa una ricerca su entrambi i prodotti, si viene a scoprire che sono stati creati dallo stesso autore, David E. Kelly, il quale ha anche creato The Practice, altro legal-drama, il che ci fa presumere che abbia preso una specializzazione in “telefilm a carattere giudiziario”. Ma questa è un’altra storia.

Le strategie dei responsabili dei palinsesti sono infinite. Spulciando il rachitico palinsesto estivo ci si imbatte al sabato sera in una controprogrammazione davvero penalizzante: Rete4 e Italia1 si fanno la guerra in piena estate con due telefilm in prima visione piuttosto degni di nota.
Su Rete4 va in onda la prima stagione di Boston Legal, lo spin-off di The Practice creato da David E. Kelley, già avvezzo al tribunale con Ally McBeal.
Una bella serie che ha debuttato negli Usa nel 2004, per poi arrivare sul nostro Fox Crime nel 2006, aspetta tre anni per approdare in chiaro su Rete4, alle 23.15 di un sabato sera estivo (tanto vale meglio andare su La7, ma in prima serata).
Queste sono, per parlare in termini legali, le ingiustizie della serialità. Siamo d’accordo che la tv non debba andare in vacanza e sia interessante vedere titoli nuovi, ma bruciare un prodotto del genere senza dargli la possibilità di farsi conoscere è un vero spreco.
Già Rete4 ha acquistato delle serie che sarebbero più congeniali su Italia1 (vedere alla voce 24) per la nuova missione di attecchire su un pubblico maschio e non necessariamente attempato. Peccato che molti giovani abbiano dei pregiudizi verso questa rete e la etichettino ancora come il canale di Forum o delle telenovelas, ragion per cui, tutt’al più, avrebbe un senso ingolosire solo i vecchietti con Maigret.
Se poi, quel poco pubblico attivo che è davanti alla tv di sabato sera si trova a dover scegliere con Surface, il rischio tappabuchi si fa doppio.
Come segnalato su Wikipedia,
Surface fa parte del terzetto di serie fantascientifiche nate nel 2005 nel tentativo di emulare il grande successo di Lost.
Surface (NBC), insieme a Threshold (andato in onda sulla CBS) e ad Invasion (andato in onda sull’ABC), ha tuttavia subito il triste destino di essere cancellata dopo una sola stagione, ma, a differenza delle altre due stroncate dai network senza appello rispettivamente con 13 e 22 episodi, Surface è riuscita almeno, con i 15 episodi della sua prima (ed unica) stagione, a concludere il primo arco narrativo non lasciando lo spettatore del tutto insoddisfatto.
Continua a leggere: Boston Legal Vs Surface, una sfida sprecata in un sabato estivo