
Oggi è la giornata di chiusura di questa settimana che TvBlog con altri 27 fra blog, forum e siti, ha voluto dedicare al tema della tv di qualità nell’iniziativa che abbiamo chiamato Widg – La Tv che vorrei e che durante la settimana ha avuto una produzione corposa di molti interventi su quello che è l’attuale misurazione dei dati di ascolto, su quello che potrebbe essere, oltre che una serie di analisi qualitative di alcune coppie di programmi televisivi realizzate con il Centro Studi Assaggiatori. Una proposta la nostra che ha mosso la curiosità e l’interesse, oltre che dei nostri lettori e di quelli dei blog e forum che hanno aderito all’iniziativa, anche da molti addetti ai lavori.
Widg – La Tv che vorrei se termina oggi, con il blocco simbolico della pubblicazione degli ascolti, continua nelle discussioni sui media. Si occuperà infatti di televisione di qualità, di ascolti e della “Tv che vorrei” anche la trasmissione “Storie vere” in onda tutti i giorni alle ore 10 del mattino su Rai1 con la conduzione di Georgia Luzi e Savino Zaba. In particolare la questione verrà trattata nel corso della Videochat settimanale che il programma della prima rete organizza sul web ogni martedì dalle ore 16 e per circa un ora. In questo spazio Georgia Luzi condurrà un dibattito su questo tema con ospiti il giornalista blogger Mario Adinolfi e l’autrice televisiva e sceneggiatrice di tante fiction di successo Carlotta Ercolino.
Fulcro centrale di queste videochat, che nelle scorse settimane hanno ospitato temi come i giovani ed il mondo del lavoro, il ruolo delle donne nella società e la crisi delle coppia dal punto di vista dei padri separati, sono certamente gli interventi degli internauti, che potranno dialogare con gli ospiti in studio e la conduttrice, semplicemente iscrivendosi all’apposita sezione “videochat” del sito di Storie vere , oppure partecipando attraverso l’account di Storievere su Twitter. Nel corso di questa Videochat si commenteranno gli interventi che hanno fatto parte della settimana del Widg – La Tv che vorrei, in una sorta di “continuazione multimediale” della nostra iniziativa, che a questo punto potrebbe davvero essere il punto di partenza di un discorso che non si ferma alla giornata di oggi.
L’appuntamento è dunque per la giornata di martedì dalle ore 16 e per circa un ora sul sito di Storie vere.

Ecco, fra i post della serie la tv che vorrei, quello dedicato all’intrattenimento è decisamente il più difficile. Per cominciare, perché è, di fatto, il genere più vasto che si potesse scegliere - ma la scelta è autonoma e voluta, perché per i micro-generi c’è sempre tempo -. Poi perché, conseguentemente, è la categoria che racchiude e include gran parte di quello che non vorrei vedere in televisione. Infine, perché - per la sua vastità e inclusività - si presta ai ragionamenti più astratti, che seguono.
Vorrei, dicevamo. Vorrei un intrattenimento che sapesse essere alto e leggero a seconda delle circostanze e delle necessità. Vorrei un intrattenimento non gridato, fresco e innovativo, a volte - magari nei periodi fuori garanzia - anche sperimentale, che lasciasse spazio ai giovani di talento e che facesse del talento - quello vero - una forma di spettacolo.
Vorrei un intrattenimento che non avesse paura di far pensare, che non fosse al soldo di qualche marca, pur nel rispetto delle necessità pubblicitarie; vorrei un intrattenimento che non avesse l’ansia di mostrarci un Paesello fatto di lustrini, gambe lunghe, addominali scolpiti, musichette e dolciumi, come se fossimo millemila allodole da abbindolare con lo specchietto televisivo, ma che al tempo stesso sapesse rilassare.
Vorrei un intrattenimento che non c’è - salvo rari, rarissimi esempi -, un intrattenimento che non avesse paura di esagerare né di essere troppo sobrio; vorrei una tv di intrattenimento capace di parlare di qualcosa e capace di non parlare esclusivamente di se stessa e dei personaggi che partorisce senza richieste esplicite. Vorrei una tv d’intrattenimento che non fosse vittima della sua stessa partenogenesi.
E tu, che intrattenimento vorresti?

Dopo il primo post sui Tg - che, insomma, sembrerebbe persino essere stato apprezzato. Cosa non scontata, di questi tempi - continuo il mio personalissimo avvicinamento alla televisione italiana del 2008. O meglio, a quella che vorrei.
Parliamo di fiction. E parliamone operando l’unica divisione sensata che si può operare - non me ne vogliano gli amanti della tassonomia, vi prego -, distinguendo le fiction straniere (perlopiù made in U.S.A.) da quelle nostrane.
Vorrei una tv che scegliesse accuratamente, sondando anche gli umori degli appassionati di serie tv, quelli che si tovano fin troppo facilmente in rete, per esempio, le serie tv da acquistare. Vorrei una tv che insieme a queste scelte oculate proponesse palinsesti costruiti in maniera intelligente, con un battage pubblicitario sufficiente a lanciare il prodotto e con una coerenza di fondo, che permettesse di mantenere il giorno di messa in onda e un tranquillo traghettar della serie verso la sua naturale conclusione. Vorrei traduzioni e doppiaggi pertinenti.
Vorrei, parallelamente, fiction italiane moderne e ispirate, che trattino tematiche di interesse generale, che parlino senza pudore di sesso e politica e religione e grandi temi; le vorrei non necessariamente biografiche - o, peggio ancora, agiografiche -; non necessariamente ispirate a episodi storici. Vorrei vedere attori veri alle prese con battute ben scritte; vorrei non vedere personaggi televisivi in ruoli che non competono loro; vorrei storie intressanti, scritte in maniera accattivanti, dove i buoni non sono santi e i cattivi non sono demoni: vorrei personaggi veri e non stereotipi. Vorrei che la fiction italiana uscisse dalla recinzione stantia nella quale si è autoconfinata.
E voi, che fiction vorreste?

Pensavo di chiudere questo anno televisivo con una serie di post - da oggi fino al 31 - con la serie La tv che vorrei. Ovviamente, si tratta di una visione assolutamente personale dell’argomento, ma vi inviterei a fare anche voi le vostre riflessioni, inviandocele a in redazione con oggetto La tv che vorrei. Parliamo, ovviamente, della tv generalista.
Per cominciare, un tema che tocchiamo solo raramente qui su TvBlog. I Tg, come li vorrei. La mia concezione del telegiornale è molto british, poco tabloid. Vorrei che il giornalista che legge le notizie non le accompagnasse mai da un commento - proprio o altrui -, vorrei che non le accompagnasse con toni o espressioni facciali eccessive, esagerate, vorrei che mantenesse un contegno e un aplomb che troppo spesso vedo sparire.
Vorrei che le notizie fossero quanto più possibile corrette. Per esempio, se si parla di una tragedia sul lavoro, vorrei che si ponesse l’accento su tutte quelle che passano inosservate e che non fanno notizia nel senso stretto del termine. Se si parla di un’epidemia - posso fare esempi? la Sars, la mucca pazza, l’aviaria, ultima la meningite - vorrei che si parlasse in modo concreto con i numeri, i dati (per quanto possano essere freddi, nudi e crudi), i raffronti con gli anni precedenti e con quella che viene ritenuta la norma. Vorrei che le notizie venissero date in maniera essenziale, vorrei che i Tg non fossero fotocopie delle tre-quattro agenzie, vorrei che, al termine delle notizie avessero uno spazio di approfondimento e commento, vorrei che fosse chiara la connotazione ma che l’essere schierati non fosse laida piaggeria, vorrei avere la sensazione di aver visto mezz’ora di programma di informazione che mi informa veramente e che non mi spingesse, sempre, comunque, a cercare approfondimenti - troppo spesso chiarimenti - su internet, magari su siti di informazione stranieri.
E voi, che tg vorreste?