Alla fine la più reazionaria delle conduttrici del Tg1 non ce l’ha più fatta. Vessata dal direttore Augusto Minzolini, Maria Luisa Busi ha rinunciato alla conduzione del più importante telegiornale nazionale: lo ha scritto lei stessa apponendo una lettera nella bacheca della redazione di Viale Mazzini. Tre cartelle e mezzo - come scrive la Repubblica - in cui la telegiornalista spiega come non riesca più a riconoscersi nella testata a cui presta il volto. Come professionista, scrive la Busi, l’unico elemento per “difendere le proprie prerogative professionali” è togliere la firma, nello specifico il volto. Non sarà dunque più lei a condurre il telegiornale delle 20.
Una rete “targetizzata” verso un pubblico adulto con problemi relativi a un programma rivolto agli adulti. Può succedere di tutto in seno alla Rai, anche se la rete in questione è quella Rai4 che, nel tempo, ci ha abituato a una programmazione matura, destinata proprio a una fascia non certo adolescente. Serie Tv americane di grande impatto, animazione giapponese e format innovativi: ecco i punti di forza di Rai4. E’ notizia di qualche settimana fa, dopo un articolo di Giovanni Valentini sul quotidiano la Repubblica, che la serie Angel non era granché gradita posizionata com’era in piena fascia pomeridiana, con tutto quel sesso e tutta quella violenza bene in vista in orari poco consoni, secondo associazioni di genitori, giornalisti bacchettoni, perbenisti e quant’altro. Insomma, si sa che il giornalismo medio si scandalizza a cottimo: va bene tutto, ma guai a mettere una tetta dentro un televisore prima delle tre di notte. Angel viene trasmessa da Rai4 con due episodi al giorno, uno alle ore 12.20 e uno alle 18.40. Scriveva allora Valentini, direttamente dal Regno dei Puffi: “Al povero telespettatore che paga il canone può capitare di sintonizzarsi intorno alle 19.30 su Rai 4, la “nuova” rete del servizio pubblico sul digitale terrestre, e di imbattersi in un orripilante telefilm americano, intitolato Angel, a base di sesso e violenza, interpretato da personaggi che al momento di entrare in azione cambiano sembianze e si trasformano in vampiri. Un serial che non ha proprio nulla a che fare con la missione del servizio pubblico”. Una posizione medievale sulla quale non sosterremo un secondo di più.
La cosa che conta, adesso, è che tale lamento ha avuto un seguito eccome. Carlo Freccero ha infatti ricevuto la notifica dell’avvio di una procedura d’infrazione del Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori proprio contro Rai 4 e proprio per la trasmissione di Angel nel day-time. Un bel regalo di Natale per gli appassionati. Inutile segnalare che, da una rapida occhiata ai tabulati degli ascolti, risulta che a fare i numeri più importanti ed esaltanti per la rete era proprio “l’orripilante telefilm americano”. Nel frattempo, Angel è stato fatto slittare alle ore 19.30, quasi simbolicamente, tanto per tenere calme le acque in questi giorni di transizione.
Negli ultimi mesi non s’è fatto altro che parlare di una sospensione, temporanea per carità, del canone Rai visti gli innumerevoli e ormai irracontabili disservizi capitati agli abbonati regolari in virtù di switch over, switch off, digitale terrestre, criptaggi, schermi blu e compagnia cantando. Ebbene, accade tutt’altro: il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani ha infatti testé firmato il decreto per la rideterminazione del canone Rai che, secondo quanto si apprende, passerà da 107,5 euro a 109 euro l’anno. L’aumento è stato varato tenendo conto dell’inflazione programmata. Nessuna sospensione, nessuno sconto, niente di niente.
Subito sono partite le contestazioni, come riferito dal quotidiano la Repubblica: in agitazione le associazioni degli utenti e il Consiglio nazionale degli utenti, organismo dell’Agcom, che in una nota ribadisce come tale aumento sia “assolutamente da evitare. Soprattutto a fine 2009, anno che ha visto il passaggio al digitale diverse aree, tra cui Roma, con notevoli difficoltà per i cittadini. Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà all’aumento del canone. Sarebbe, infatti, utile che i cittadini conoscessero con esattezza quali attività il canone va a finanziare e quali invece sono realizzate con la pubblicità. Una manovra inopportuna anche considerato il fatto che è stato ridimensionato il qualitel”.
Costerà caro, a Vittorio Sgarbi, il “neorealismo televisivo”, come lo ha definito, in condominio con Cesare Lanza, il noto sollevatore di polemiche televisivo, all’epoca dei fatti assessore alla Cultura del comune di Milano: Sgarbi, infatti, dovrà pagare 30mila euro di risarcimento per aver apostrofato con insulti e parolacce Marco Travaglio durante la puntata di Annozero del primo maggio del 2008. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Torino che ha condannato l’attuale sindaco di Salemi anche alle spese legali. La sentenza, secondo uno dei legali di Travaglio, Andrea Fiore, è stata depositata il primo dicembre scorso ed è firmata dal giudice Maria Francesca Christillin. La puntata in oggetto era dedicata al fenomeno Beppe Grillo, allora sulla bocca di tutti per il suo reiterato operato di piazza: il giudice ha anche stabilito che la sentenza sia pubblicata sui quotidiani la Repubblica e La Stampa.
Insomma fare televisione in un certo modo va a finire che non paga. Anzi, va a finire che costa Le risse catodiche, soprattutto verbali, quando non fisiche, sono diventate il pane quotidiano, secondo un meccanismo che vede lo spettatore medio (cioè noi) colpevolmente interessato a queste manifestazioni goliardiche e maleducate che di “neorealismo”, i signori Sgarbi e Lanza ci scuseranno, non hanno proprio niente. Se il neorealismo è l’impegno nel reale, allora, ci dispiace, ma questo urlare parolacce in faccia al prossimo, tra spruzzi di saliva e vene ingrossate, non è il nostro reale. Forse è il vostro, reale, signori Sgarbi, signore D’Urso e De Filippi (eccetera), ma non il nostro. Meglio sarebbe per tutti se si cominciasse a parlare di meta-realismo televisivo, una realtà caricata (e caricaturizzata) ad uso e consumo dello spettacolo da audience. Forse è arrivato il momento di prendere le distanze da ciò, dai trentenni medi che vanno al Grande Fratello, dai quali nessuno di noi può sentirsi rappresentato e via dicendo. In questo senso la condanna a Sgarbi, di 30mila euro, serve anche a questo, serve per poter pensare, finalmente, che no, venire a bestemmiare nel mio salotto, così, a gratis, non si può. Se proprio lo vuoi fare, sai che ti costerà 30mila euro più le spese legali.
Il video del litigio dopo il salto.
Il direttore di RaiTre Paolo Ruffini è stato ufficiosamente sollevato dall’incarico. La prossima settimana la mossa diventerà concreta, come annunciato allo stesso Ruffini dal dg della Rai Mauro Masi nel corso di una telefonata privata. Mercoledì è previsto il cda decisivo: potrebbe succedergli Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3 (dal 2001 al 2009, quindi sostituito da Bianca Berlinguer) o Giovanni Minoli, vicino al pensionamento ma ultimamente dimostratosi molto attivo sul fronte Rai Educational. Da segnalare che proprio mercoledì, giorno della sua “condanna”, RaiTre manderà in onda il secondo straordinario speciale di Fabio Fazio dedicato a Roberto Saviano: il precedente, andato in onda qualche mese fa, sempre nell’ambito di Che tempo che fa, fu una delle pagine più belle della televisione recente.
Resta da capire cosa sarà di Ruffini. Il suo licenziamento non è certamente dovuto a motivi, per così dire, prestazionistici o di risultati: la sua gestione è da campione del mondo, con successi planetari della terza rete a discapito dell’abisso in cui sta calando lentamente tutto il resto del palinsesto Rai. Si sussurra di un posizionamento di comodo al vertice di RaiCinema: una posizione di prestigio che non farebbe male a nessuno, politicamente parlando.
Dopo il salto riportiamo alcuni stralci dell’intervista che il quotidiano la Repubblica ha rivolto sull’argomento allo stesso Ruffini.
Per la seconda settimana consecutiva, mezza Italia ha seguito Annozero di Michele Santoro, la prima COSA giornalistica de-Minzolinizzata e de-Vespizzata della nostra recentissima storia democratica. Questo fatto, non la trasmissione in sé, il fatto che mezza Italia abbia deciso di piazzarsi davanti alla televisione, su RaiDue, e di non cambiare canale fino alla fine, è qualcosa di importante, di rassicurante, di necessario per un paese come il nostro, negli ultimi mesi messo alla berlina dai suoi stessi governanti e condotto in una specie di vuoto cosmico intellettuale da cui sarà complicatissimo venire fuori con dignità. Il successo del progetto di Michele Santoro dovrebbe essere una goduria fisica assolutamente bipartisan, perché la libertà d’informazione è qualcosa, come scrive oggi Roberto Saviano su la Repubblica, che tutti dovremmo tenere a cuore: naturalmente non andrà così. E’ ovvio che gli elettori di centrodestra, quasi per induzione inerziale, dovranno forzatamente dire male della puntata di Annozero, prendendo a schierarsi al fianco di gente come Vespa e Belpietro e scodinzolare al fianco del padrone, riportando ogni tanto, semmai, pure il bastone. Ed è altrettanto ovvio che gli elettori di centrosinistra (o quel che ne rimane) adesso sceglieranno improvvisamente la via del rumore, della voce alta, adotteranno l’apologia del “ve l’avevamo detto”, “avevamo ragione noi”, innalzeranno una escort a paladina e, semmai, sabato pomeriggio, in occasione della manifestazione per la libertà d’espressione, spunterà pure qualche inutile bandiera di Che Guevara, mandando completamente in pappa il significato stesso della riunione. Purtroppo la strumentalizzazione politica, quella di bassissimo profilo, in Italia è inevitabile: da questo punto di vista abbiamo esattamente la classe politica che ci rappresenta.
Eppure il successo totale della puntata di Annozero di ieri dovrebbe farci uscire tutti dalle case a braccetto: l’Italia non è “libera”, ovviamente, ci vorranno decenni e almeno un’altra generazione (possibilmente anche de-Tronistizzata) perché questa coltre di pochezza idiota che ci è calata sopra si dissipi. Però oggi, stamattina, l’Italia è un Paese che non ha più alibi. L’amplesso censorio e lecchino, perpetrato dalle varie direzioni dei telegiornali e da Bruno Vespa, per un paio d’ore si è trasformato in un brusco coitus interruptus: improvvisamente l’italiano si è trovato davanti alla Verità. Una verità per forza di cose patinata, gossipara, volgare, di basso profilo, certamente, è proprio così, è questo il quadro che viene fuori, perché di tale portata è la pellicola che il governo italiano ha srotolato sopra ogni cosa: gossipara, volgare e di basso profilo. E’ la politica che dovrebbe essere più “elegante” della stampa, non il contrario. Il problema non è una escort in studio: il problema è una escort nel letto di Putin nella notte dell’elezione di Obama. Il problema non è una escort intervistata: il problema è una escort candidata alle elezioni Europee. La trasmissione di ieri di Santoro ha ridato un nome alle cose: chi è che deve vergognarsi e perché? Scrive oggi Curzio Maltese, in maniera lucidissima:
“Sembra una canzone di Fabrizio De Andrè, questa storia della prostituta cercata di notte e ripudiata alla luce dei riflettori. Santoro non trova un politico di centrodestra disponibile a frequentare la stessa trasmissione inquinata da ‘quella là’. Eppure nessuno di loro s’è mai sentito in imbarazzo a presentarsi nelle liste elettorali accanto a Patrizia e le altre. Nessuno ha chiesto spiegazioni al capo”.
Il successo di ascolti di Annozero è la prova che c’è una sete di verità ben più forte di quella soddisfatta dai “dopo festival” organizzati da Bruno Vespa (una specie di pluralismo a progetto, evocato solo in una direzione). Mezza Italia, finalmente, a seguire una trasmissione in dubbio fino all’ultimo, con l’opinionista di punta senza contratto, in nero, e il conduttore diffidato, senza ospiti di uno schieramento politico e con direttori di rete quasi minacciati dagli esponenti del governo in carica: uno scenario, torno a dire, distopico, à la Orwell, al quale sembrava che ci fossimo bellamente abituati. Otto milioni di persone, solo tra quelle conteggiabili, è un numero che sta a dire che è quasi così ma non è esattamente così. Non c’è ancora salvezza all’orizzonte, ma da questa mattina siamo un Paese senza più alibi. Siete stati appena de-Minzolinizzati: approfittatene.

Oggi, su Repubblica versione cartacea, è possibile leggere una lettera dell’ufficio stampa di Striscia La Notizia che chiede una rettifica al quotidiano diretto da Ezio Mauro sul caso delle vignette pubblicate martedì da Libero. Questi fotomontaggi, evidentemente ironici, non erano stati mandati in onda da Striscia come aveva scritto il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nella foga di stigmatizzare la loro pubblicazione.
Quello che scrivete è falso: Striscia non ha mai mandato in onda questo fotomontaggio (ndr pubblicato da Libero) lo possono testimoniare i 10 milioni circa di italiani che seguono ogni giorno la trasmissione. Il fotomontaggio faceva parte di finti dossier sui direttori delle principali testate italiane, consegnato ai giornalisti presenti alla conferenza stampa (ndr di presentazione di Striscia). Tra i direttori compariva anche Feltri, la cui faccia era stata posizionata sul corpo di Noemi Letizia. Si trattava di un’evidente e grottesca parodia sull’uso dei dossier, di cui siamo stati deliziati negli ultimi tempi. Che tristezza, ora ci tocca anche spiegare le barzellette. Vi siete comportati da manganellatori nei confronti della libertà di satira. Che senso ha continuare a colpire le parodie? Oltre alla manifestazione sacrosanta sulla libertà di stampa, probabilmente urge organizzarne una sulla libertà di intelligenza e un’altra sulla correttezza di informazione. Noi tutti i giorni compriamo La Repubblica, capiamo la vostra esigenza di strumentalizzare, ma vi preghiamo di non esagerare. E’ possibile avere un po’ di rispetto non solo per noi, ma anche per tutti gli altri lettori? Chiediamo la pubblicazione e la gentilezza di comunicare tutto ciò anche a El Pais.
Repubblica risponde così: “In un breve testo (13 righe) sulle reazioni al fotomontaggio pubblicato da “Libero” abbiamo commesso un errore del quale ci scusiamo, ci ha tratto inganno la didascalia di “Libero” che diceva: “Ezio Mauro visto da Striscia la notizia”.” Tutto chiarito, dunque, con tanto di scuse. Sul riferimento a El Pais, però, Repubblica evita di rispondere, ed è un fatto piuttosto curioso.

La notizia ha un che di clamoroso e potenzialmente esplosivo: Rupert Murdoch starebbe pensando di entrare (anche se in maniera indiretta) nel Digitale Terrestre italiano. Si tratta ancora di voci, lanciate in un breve articolo del Corriere della Sera di ieri, che ipotizzano i primi contatti informali fra la News Corporation e Rete A dell’editore Carlo De Benedetti. L’Ingegnere è un nemico giurato di Silvio Berlusconi, basta aver seguito il caso Noemi sul suo La Repubblica per averne la più recente conferma, e il possesso dei due Mux sul DTT gli possono consentire di offrire una sponda preziosa al tycoon australiano che più di recente si è unito alle fila degli avversari di Berlusconi.
Come noto Sky per avere il via libera ad operare in sostanziale regime di monopolio sul satellite dall’UE nel 2003 ha dovuto accettare alcune condizioni, una fra queste prevede il divieto di acquisto di qualsiasi nuovo asset televisivo fino al 2014. Questa imposizione potrebbe essere aggirato con una formula di “affitto” dei Mux di De Benedetti o ancora meglio stringendo un’alleanza commerciale con il gruppo Rete A.
L’ingresso di Murdoch nel Digitale Terrestre determinerebbe un confronto “diretto” fra i due operatori pay italiani, Sky Italia e Mediaset Premium, una situazione nuova, una possibilità per la News Corp di andare a concorrere sul loro stesso terreno con il gruppo di Berlusconi, ma anche con la nuova Rai da quest’estate in conflitto con Sky. Sul Digitale è presente anche Telecom Italia con La 7, ma l’altra ipotesi in campo è proprio che Murdoch possa rivolgersi anche all’operatore telefonico per avere in affitto uno dei suoi Mux visto lo scarso interesse mostrato dall’Ad Franco Bernabè per il settore televisivo.
Continua a leggere: Murdoch pensa al digitale terrestre di De Benedetti?
Che bello, signore e signori, comincia la bagarre da talent show. Il menu prevede la Regina incontrastata del trash, Maria De Filippi, sparare a zero contro la concorrenza, cioè X Factor, il talent show di RaiDue che ha osato lanciare cantanti in giro per l’etere resistendo alla tentazione della rissa a tutti i costi. Al centro del mirino della signora Costanzo c’è Morgan, guarda caso il motivo principale del successo (risibile, certo, se confrontato ai numeroni di Amici…) del programma concorrente. Evviva, evviva, non vedevamo l’ora. Dice Maria:
“Simona Ventura ha lasciato e ha fatto la scelta giusta, ci ha messo la faccia e alla fine si è presa solo insulti. Claudia Mori è una che se ne intende, andrà benissimo. Morgan invece no: non può stare in giuria chi ha i suoi dischi da promuovere”.
Ka-boom. Peccato solo che Morgan sia uno a cui interessi ben poco di questi tartagliamenti tra miliardari, altrimenti potremmo anche aspettarci una risposta pepata. Certi che non arriverà mai, non possiamo fare altro che proseguire nella lettura del monologo che Nostra Signora di Mediaset ha rilasciato a la Repubblica:
“Scialla è stato l’album più venduto con 250mila copie e al secondo posto c’è il cd della vincitrice Alessandra Amoroso. Il fatto che soltanto X Factor dia garanzie di qualità è tutto da dimostrare. Dopo Giusy Ferreri non ho visto grossi exploit”.
Il che è una fortuna, a ben pensarci.
Riflettere sul rischio di potersi sorbire a tutte l’ore un singolo a caso di Jury Magliolo fa immediatamente riconsiderare in positivo l’orticaria.
Di certe cose bisogna parlare sempre. Chi utilizza lo strumento comunicativo e chi adopera la parola letteraria come mezzo di diffusione di un’idea non deve mai tacere di fronte a contenuti di un certo tipo. E allora: domani martedì 30 giugno su Current (Sky canale 130) - che proprio da poche settimane ha compiuto il suo primo anno di età - ci sarà uno Speciale Camorra con la programmazione di “E io ti seguo”, un film-tributo di Maurizio Fiume al giovane giornalista Giancarlo Siani, ucciso il 23 settembre 1985 per mano della malavita organizzata campana. Nello stesso appuntamento, alle ore 20.50, l’inchiesta su Don Peppe Diana, dal titolo “Per amore del mio popolo”. A conclusione della serata, ore 22.50, un’inedita intervista - realizzata dalla video maker italiana Laura Caparotti - allo scrittore Roberto Saviano.
Ma chi sono questi eroi moderni di cui si occuperà domani Current Tv?
Giancarlo Siani, morto a 26 anni per l’amore della verità. Corrispondente a Torre Annunziata per Il Mattino di Napoli, il giovane reporter indagò troppo e troppo a fondo su cose che dovevano restare taciute. Denunce importanti, precise, rivoluzionarie: Siani accusò il clan Nuvoletta, affiliato ai Corleonesi di Riina, e il clan Bardellino, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta per porre fine alla guerra tra famiglie. Proprio queste rivelazioni - ottenute grazie ad un amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985 - lo condussero alla morte.
Don Peppe Diana, più volte citato nell’opera letteraria divulgativa di Roberto Saviano. Il suo impegno civile e religioso completamente proiettato a screditare e accusare la Camorra lo ha reso immortale. Il suo scritto “Per amore del mio popolo” fu diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e contribuì in maniera decisiva a diffondere nella gente e nei fedeli il sentimento di avversione contro il sistema criminale. Il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana venne assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa. Fu freddato con quattro colpi, di cui tre in faccia. Così i bufalai della camorra uccidono le persone coraggiose.
Di Roberto Saviano non serve parlare. Ci limiteremo solo a segnalare una bellissima intervista realizzata proprio oggi dal quotidiano la Repubblica per il canale televisivo del giornale.
Accendete la televisione e sintonizzatevi su Current, domani alle 20.50: sapere è la nostra unica arma legittima.

Laura Drzewicka è destinata a far parlare di sé in qualche modo, evidentemente. La bionda Barbie di Bar Wars - presto dimenticato - e poi di nuovo Barbie del Grande Fratello 9 è al centro di una querelle che vede schierati da una parte il Giornale, dall’altra l’Espresso.
Il quotidiano milanese esce oggi con un lungo pezzo in cui la Drzewicka dichiara, fra le altre cose, che i giornalisti de L’Espresso sarebbero stati disposti a pagare per un’intervista - con prove - in cui la bionda Laura avrebbe raccontato la sua relazione - vera? presunta? inventata per aver visibilità? una trappola per il settimanale? - con Silvio Berlusconi. Nel pezzo Laura racconta di un suo incontro con i giornalisti de L’Espresso.
Dalla redazione del settimanale rispondono a tono e precisano che non si paga per le interviste (e, a dispetto di quanto dichiarato da Il Giornale, pubblica anche la telefonata fra il giornalista de L’Espresso e Roberta Arrigoni, che propone l’intervista per conto di Laura):
Il 27 maggio alle ore 12 la signora Roberta Arrigoni, titolare dell’agenzia fotografica Unopress srl, contattava ripetutamente un nostro collega proponendogli un’intervista con Laura Drzewicka, disponibile a raccontare i suoi rapporti con Silvio Berlusconi.





Non sarà oggi, come annunciato, ma mercoledì prossimo, il 29, il giorno deputato a modificare, chissà, l’assetto delle direzioni Rai già ventilate qualche giorno fa. Nessuno è più certo del posto: quelli che lo sembravano - Clemente Mimun al Tg1, Mario Orfeo al Tg2 - dovranno aspettare per sapere cosa ne sarà di loro. Anche tutto il resto s’ha ancora da fare, nonostante i lanci forse un po’ troppo ottimistici delle ultime ore.
Intanto, però, Vauro potrà tornare ad “Annozero” nel rispetto degli obblighi e delle condizioni contrattuali. Nessun provvedimento disciplinare e’ stato preso nel consiglio Rai di oggi nei confronti di Michele Santoro - si legge in una nota AdnKronos - ma un mandato al direttore generale Mauro Masi per un incontro con il conduttore di “Annozero”, nel quale gli verranno illustrati i risultati della dettagliata relazione portata oggi in Cda dallo stesso direttore generale e apprezzata dal consiglio. E’ quanto e’ emerso dalla riunione del Cda Rai, tenutasi oggi a Viale Mazzini.
Torniamo alla possibile formazione data per certa la scorsa settimana ma che oggi sembra in bilico per ragioni che vedremo a breve:
Bianca Berlinguer - Tg3
Mauro Mazza - Raiuno
Susanna Petruni - Raidue (con Ida Colucci vice)
Antonio Di Bella - Raitre (ma si è parlato anche di una riconferma di Paolo Ruffini)
Piero Vigorelli - TgR
Carlo Rossella - Rai Fiction (anche di questo abbiamo già parlato)
Non se l’aspettavano mica questi Bastardi figli di X Factor. Un successo pop già commercialmente valido: un concerto a Borgo Valsugana a cui hanno presenziato circa 12mila persone (praticamente tanti quanti ne ha radunati Giusy Ferreri in un’intera carriera). Numeri da palazzetto per i tre valligiani terribili, già stimati vincitori morali della seconda edizione del talent show di casa Rai. In una lunga intervista a la Repubblica, The Bastard Sons Of Dioniso si raccontano e raccontano, più che altro, la loro normalità, probabilmente il tramite con cui ha viaggiato la popolarità dei tre di televoto in televoto. Giunti alla semifinale, rimandata per i lancinanti fatti di cronaca recente, Michele, Iacopo e Federico hanno perduto la privacy, non la presenza di spirito:
“Non vediamo l’ora di uscire per leggere quello che si scrive su di noi, i nostri genitori ci stanno mettendo da parte i ritagli. Anche la reclusione ha qualche vantaggio: abbiamo imparato a farci una lavatrice, per dire. Alle fidanzate avevamo detto che saremmo tornati in un paio di settimane al massimo. Siamo qui da tre mesi. L’idea stessa di partecipare alle selezioni era nata essenzialmente per farci una gita a Milano, che non avevamo mai visto in vita nostra. Anzi, a dirla tutta non eravamo mai usciti dal Trentino Alto Adige. Speriamo che il nostro successo non sia solo una questione d’immagine: sarebbe brutto scoprire che è tutto merito di una certa disinvoltura davanti alle telecamere. Ci piacerebbe essere giudicati per la qualità di quello che facciamo, non perché siamo un fenomeno da baraccone, cioè televisivo”.
La loro vittoria finale è data bassissima dagli scommettitori. Sisal la quota a 2,00: praticamente data per certa. La prossima volta che andranno in scena porteranno sul palco di X Factor un loro pezzo inedito, finalmente, dopo tre mesi passati a fare cover suggerite dal coach Mara Maionchi.
In un contraddittorio serio lo spettatore non deve nemmeno capire qual è il tema della puntata, Santoro. Non deve nemmeno capire che lei si chiama Santoro. L’uso criminoso, che lei continua a fare.
E’ la battuta più bella di ieri sera. Era atteso e annunciato - non certo a sorpresa come scrive Repubblica - l’intervento di Sabina Guzzanti a Annozero. Intervento registrato (perché la Guzzanti è impegnata nelle prove del suo spettacolo teatrale Vilipendio) ma decisamente duro e incisivo.
Fa sorridere leggere le critiche a destra e sinistra. A parte Il Giornale, che fraintende: il Berlusconi della Guzzanti parla di camorra, Santoro prova a interromperlo/a dicendo che qui si parla di scuola e Stefano Filippi fraintende la gag e la interpreta (sic) come un errore di messa in onda dell’RVM e scrive
Interventi registrati e pure trasmessi male, con il terzo video anticipato per la disperazione del povero conduttore che ripeteva esterrefatto: «È sbagliato, non è questo, ma è il prossimo, mandate quello giusto che parla della scuola…». Questa scena è stata la vera comica della serata, con la Guzzanti in differita che tentava invano di ironizzare sulle parole di Berlusconi e Santoro in diretta che cercava invano di coprire quelle di lei.
Voglio dire. E’ ovvio che Il Giornale debba criticar la Guzzanti. Ma così no, dai. Così proprio no.
Continua a leggere: Il ritorno di Sabina Guzzanti e le due versioni della critica

Non c’è pace fra gli ulivi. Non si può nemmeno godere di una giornata di mare senza incorrere nell’urgenza di scrivere qui su TvBlog. Perché oggi Repubblica è uscita con un pezzo che parla dello stato dell’arte della fiction italiana - vi vorrei ricordare, e ve lo riproporrò in autunno, il nostro dibattito Di cosa parliamo quando parliamo di fiction italiana - in maniera quantomeno discutibile. Titolo del pezzo: Fiction di esportazione.
Si parla di La meglio gioventù; di Montalbano, di Orgoglio, Caravaggio, de I Viceré, e si sciorina un bell’elenco di paesi in cui sono stati venduti questi prodotti nostrani.
Si cita Carlo Nardello, amministratore delegato di RaiTrade, che, forse giustamente, spara alto:
La nostra fiction è in grado di competere con quella internazionale.
Ma se le dichiarazioni di un diretto interessato, che poi sciorina titoli e successi, è quantomeno curioso leggere nel pezzo, non virgolettato
La fiction italiana è competitiva e sfida lo strapotere degli americani
Di cosa stiamo parlando? Di ascolti (in crescita)? Di fatturato (in crescita)? Di investimenti (non proprio in crescita)? Stiamo parlando di questo?
O stiamo parlando di qualità del prodotto?
Continua a leggere: La nostra fiction, sì certo, compete all'estero