
Vittoria Puccini è bella e brava, sfido chiunque a dire il contrario (anche se qualche detrattore lo si trova sempre). Un’attrice che già in giovane età è riuscita a ritagliarsi un posto speciale nei cuori di tanti spettatori sia per merito di ruoli azzeccati in fiction di grande successo, che per le sue indubbie capacità recitative, unite ad una grazia e ad una dolcezza abbastanza rare tra le giovani d’oggi. Vittoria ha colpito subito grazie al suo ruolo da protagonista in due stagioni di Elisa di Rivombrosa, ma ha attenuto altrettanti consensi con l’ottimo personaggio de La Baronessa di Carini, andato in onda nell’ottobre scorso.
Una strada, quella della recitazione, che sembrava in discesa. Attualmente la possiamo vedere al cinema con Colpo d’occhio (per la cui recensione vi rimandiamo a Cineblog, mentre in calce al post potrete trovare una bella gallery tratta dal film), ma contrariamente a quanto si pensa, non è stato affatto facile per lei sdoganarsi dalla fiction, che l’ha sì consacrata come giovane promessa attoriale, ma l’ha al contempo legata a ruoli e prodotti limitati. E’ lei stessa ad affermarlo, come si può anche leggere in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al Corriere della sera:
(dopo le fiction, ndr) non è che ho rifiutato chissà quali proposte. Non me ne facevano proprio. Per questo ringrazio Pupi Avati ( Ma quando arrivano le ragazze?) e Sergio Rubini che mi hanno dato fiducia. C’è verso la tv uno snobismo senza logica. Ambra Angiolini veniva dalla tv ed è diventata un’attrice con un nome.
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Questo bel giovanotto di altri tempi che vedete alla sinistra è ormai un reperto catodico. Si tratta di Claudio Aliotti e i più attempati avventori di questo blog lo ricorderanno come uno storico volto di fotoromanzi. Ovvero uno dei generi più longevi e al contempo retrò della cultura di massa contemporanea, che trovete impeccabilmente ricostruito in un topic ad hoc su Wikipedia. A differenza di altri colleghi, che hanno trovato miglior fortuna nella recitazione di professione - vedi due seduttori navigati come Ray Lovelock e Kabir Bedi o belli di nuova generazione come Alessio Boni e Roberto Farnesi - Aliotti è rimasto legato a quel marchio senza grandi possibilità di svolta (a parte qualche ruolo in film di poco conto). Il suo faccino d’angelo, di una virilità d’altri tempi, è l’emblema di una bellezza innocente, esibita senza scandali né ambizioni.
Se setacciamo l’archivio dei divi da copertina di una volta, noteremo che ognuno ha intrapreso un percorso diverso, ma il fotoromanzo ha rappresentato per molte carriere un grande atto di onestà (un po’ quello che i film erotici d’autore sono stati per le loro muse). Unico requisito ammesso per accedere al tempio del film statico, immortalato sulle pubblicazioni rosa, è sempre stato la bellezza, senza alcun inganno né false autocelebrazioni talentuose. Se questi personaggi avessero avuto delle capacità o no, lo avrebbero dimostrato dopo. Di fronte a uno scatto passionale immortalato dall’obiettivo, l’importante era ostentare seduzione e avvenenza e recitare dichiaratamente con il corpo anziché con la tecnica e la dizione.
Ora voltiamo pagina e guardiamo al presente. A Donna Detective figura nel cast Flavio Montrucchio, che millanta, dopo anni di pregiudizi post-reality, di aver finalmente avuto una grande chance da attore (della serie, le soap come Centovetrine, che davvero ti danno modo e tempo di crescere, ai fini del curriculum sono carta igienica).
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Vittoria Puccini, acclamatissima dai nostri lettori (oltre che da me medesimo) per l’ottima interpretazione ne La Baronessa di Carini, ha giustamente preso una saggia decisione:
“Dopo la fiction sulla baronessa siciliana vorrei prendermi una pausa dalla tv e pensare di più al cinema. E’ vero che spesso la linea che li separa è sempre più sottile, ma l’emozione di vederti sul grande schermo a una prima cinematografica è irripetibile”.
Come biasimarla? Senza nessuno snobismo l’attrice in questione è consapevole di rischiare l’inflazione seriale, dopo essere stata televisivamente identificata nella nobildonna in costume di altri tempi:
“‘E’ la tv che mi ha proposto solo questo genere di personaggi. E comunque non mi posso lamentare: finora ho avuto la fortuna di accettare solo progetti che mi interessavano”.
Non c’è ovviamente nulla di disonorevole in questo, ma la voglia di proporsi al pubblico in vesti nuove e meno manieristiche è legittima.
L’esordio dell’attrice risale al 2000, in cui ha interpretato il ruolo di Gaia nel film Tutto l’amore che c’è, diretto da Sergio Rubini.
Nel 2001 è apparsa in televisione nella miniserie tv in due puntate, La crociera, regia di Enrico Oldoini, e l’anno successivo con la miniserie Sant’Antonio da Padova, regia di Umberto Marino; inoltre nel 2002 torna ancora sul grande schermo con il film Paz!, diretto da Renato De Maria.
Ma la vera popolarità è arrivata con la serie tv Elisa di Rivombrosa (2003), grazie alla quale vince il Telegatto come migliore attrice. Sul set s’innamora di Alessandro Preziosi, protagonista maschile, che diventa suo compagno anche nella vita reale e dal quale ha una figlia, Elena.
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Era una scommessa apparentemente folle, quella di far rivivere a trent’anni dallo sceneggiato cult L’amaro caso della Baronessa di Carini. E invece il grande pubblico di nuova generazione è rimasto nuovamente sensibile al suo fascino.
Gli scettici strabuzzeranno gli occhi, i più cinici faranno spallucce, gli snob spareranno a zero sulla possibilità che si possa ancora guardare una roba del genere. Una cosa è certa: la prima puntata di un remake così ambizioso ha superato ogni aspettativa, sia sulla qualità della regia-fotografia che sulla credibilità interpretativa.
In un’epoca in cui non ci spaventa più nulla e il macabro è all’ordine del giorno (basta fare zapping tra Porta e Porta e Matrix), il rischio di incappare in un prodotto grottesco e poco attuale era dietro l’angolo.
Quando lo sceneggiato in questione andava in onda negli anni Settanta, era responsabile dei sonni agitati di gran parte di quelli che non andavano al letto dopo Carosello. Che saranno stati lì, pronti a giudicare, oppure avranno preferito rinunciare, nel rispetto di un mito di culto di trent’anni fa che non avrebbero mai voluto veder riproposto.
E invece gli ascolti hanno rivelato tutt’altra profezia, riuscendo ad ammaliare letteralmente il telespettatore in virtù di un sortilegio narrativo senza tempo.
Ottima prova recitativa quella di Vittoria Puccini, che dopo averci richiamato alla mente - per i primi minuti - la sua Elisa di Rivombrosa, specialmente quella della seconda serie trapiantata nel verace sud, ha saputo dimostrare che oltre alla gote arrossite e alle leziosaggini da gran dama c’è di più.
Accettare nuovamente una fiction in costume, per un’attrice fortemente condizionata dalla retorica del romanzo d’appendice, è stato sicuramente un atto di coraggio, ripagato da un’interpretazione fortemente espressiva e coinvolgente.
Quanto a Luca Argentero, il richiamo mediatico più forte di questa versione rinnovata, va detto che più di una sbavatura c’era nel modo in cui ha reso il suo personaggio. Se “fisicamente” ha dimostrato di entrare perfettamente nella parte, non si può dire lo stesso per le battute, visto che le sue sono state le più ridoppiate in assoluto con effetti poco incisivi di fuori syncro.
Se in più aggiungete che nelle scene clou lo riprendevano quasi sempre di profilo, sottraendolo a primi piani “schiaccianti”, la sua presenza in video è stata spesso dispersiva e non all’altezza della padronanza scenica della partner. Sarà che il ruolo femminile aveva una consistenza drammaturgica predominante, ma in ogni caso a spiccare sulla scena è stata la Puccini (accanto a un altrettanto godibile Buzzanca).
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Per chi l’ha sinceramente apprezzato nelle vesti di fidanzato gay a Saturno Contro, è finalmente il tempo del riscatto televisivo. Luca Argentero torna in tv per la prima grande prova da attore protagonista.
Non stiamo parlando, questa volta, di Carabinieri, che quantomeno gli ha fatto trovare l’amore (ha conosciuto sul set l’attuale compagna Myriam Catania, attrice nonché doppiatrice della famiglia Izzo).
Ma de La Baronessa di Carini, dove lo vedremo recitare a tutto tondo al fianco di una veterana della fiction in costume come Vittoria Puccini (l’indimenticata Elisa Di Rivombrosa).
Argentero rivestirà ancora una volta un ruolo passionale, quello del giovane amante interpretato nella versione originale da Ugo Pagliai, e per valorizzare al meglio il suo ruolo è stato preso sotto l’egida protettiva di Lando Buzzanca, pronto a dispensare consigli sia a lui che alla sua compagna (nella finzione).
Quando si dice, una bella coppia per un grande monito artistico: quello di voltare pagina con stile.
Come fa - si chiederanno per fortuna ancora in pochi - uno che ha commesso “il crimine” di partecipare al Grande Fratello a diventare un attore credibile in televisione e anche al cinema?
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E’ edificante scoprire che un attore di grande carisma, ma da sempre sminuito, come Lando Buzzanca abbia finalmente l’agenda piena.
Dopo aver esordito nel cinema italiano rivestendo i panni del maschio siciliano, troppo spesso stereotipato, ha deciso di voltare pagina, liberandosi dall’etichetta di Homo Eroticus e sottraendosi alle lusinghe dei b-movies.
E’ così che ha maturato la scelta di allontanarsi dal set, dandosi alla radio e alla televisione (che gli ha dato grande successo con il programma Signore e signora, in cui formava una coppia perfetta con Delia Scala).
Dopo alcuni anni di assenza dalle scene, è tornato nel 2005 in tv con una fiction intitolata Mio figlio, nel complesso ruolo del padre di un ragazzo omosessuale.
Il consenso, in termini di ascolto e di critica, è stato talmente strabordante da inaugurare, per il nostro attore, una vera e propria seconda vita artistica.
E’ ormai tramontata l’era dell’uomo assatanato di femmine, il sex symbol che faceva sesso e polemica solo a guardarlo e nulla più.
Il Lando Buzzanca che stiamo vedendo (e vedremo ancora in diverse occasioni) sul piccolo schermo è diverso. È stato Pietro Bernardone, papà di San Francesco d’Assisi, nella fiction di Raiuno. E sempre sul primo canale domenica interpreterà il ruolo di Don Ippolito, psichiatra ante litteram ne La baronessa di Carini. Dal 9 novembre tornerà sul grande schermo, avvolto nelle lussuose vesti dell’avido principe Giacomo dei Vicerè di Roberto Faenza. E non è finita. Sarà ancora il commissario Vivaldi, il protagonista del sequel della miniserie Mio figlio, che ha introdotto forse per prima il tema del coming out in una fiction per tutta la famiglia.
Ruoli intensi, di spessore per sua stessa autodefinizione in un’intervista ‘orgogliosa’ rilasciata a Il Giornale:
“Mi calzano a pennello. Via, non posso certo recitare ruoli scritti per i personaggi dei reality”.
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