
TvBlogger per l’estate, edizione 2009, inizia con un livello molto alto (oltre che con un discreto numero di post già inviati). Ad inaugurare la rubrica quest’anno è una retrospettiva molto efficace sul bagno di popolarità regalato dagli spot tv, come conferma il fenomeno in corso della TBand. I complimenti vanno al nostro apripista per l’ottima qualità di scrittura e una notevole capacità di analisi (farina del suo sacco è anche la foto che correda il post, oltre alla scelta dei video). Invitiamo il nostro Michele a motivare l’argomento del suo post e a confrontarsi con la nostra sezione commenti per un confronto dialetticamente costruttivo. Tutti gli altri sono a loro volta invitati a partecipare (qui le istruzioni). Lord Lucas
Il potere della pubblicità - Provare per credere!
di Michele Simone
Se d’estate gran parte della programmazione televisiva va in vacanza, chi non ci abbandona mai è la pubblicità. Nonostante ci si lamenti spesso di quanti spot siamo costretti a sorbirci tra un programma e l’altro, non si può non riconoscerne il potere mediatico; molti brani musicali sono diventati grandi successi di classifica grazie al traino della pubblicità e innumerevoli slogan sono entrati a far parte del nostro linguaggio comune, in quanto veri e propri tormentoni.
Ma il “merito” maggiore che va riconosciuto alla pubblicità è quello di aver lanciato nomi più o meno importanti della televisione italiana e non. Se da una parte vi è un numero spropositato di personaggi, i cui spot pubblicitari rappresentano soltanto un tassello della loro gavetta verso il successo (trasmissioni come “Matricole: quando non erano famosi” lo hanno ampiamente testimoniato), dall’altra parte vi sono volti noti che alla pubblicità devono essere più che riconoscenti, in quanto vero e proprio trampolino di lancio.
Continua a leggere: TvBlogger per l'estate 2009/1 - Popolari grazie a uno spot

Film in due puntate, questa sera e domani sera in prime time su Canale5, sul grande campione di pugilato Primo Carnera. Il titolo è Carnera - Il campione più grande (gallery)e si tratta di una produzione RTI con Renzo Martinelli, che ne firma anche la direzione. La storia è ambientata negli anni ‘30, quando un gigante di oltre due metri di statura diventa una delle più sorprendenti leggende della storia dello sport. Il suo nome è Primo Carnera, ma tutto il mondo lo conosce come “La Montagna che cammina”. Nato a Sequals, un piccolo paese del Friuli, nel 1906, Carnera emigra giovanissimo in Francia, a Le Mans, per poter sopravvivere alla miseria che opprime l’Italia di quegli anni.
Qui viene notato dal proprietario di un circo, Paul Ledudal (Paul Sorvino) che lo convince a trasformarsi in “Juan Lo Spagnolo, il terrore di Guadalajara” e ad esibirsi come attrazione. Nel corso delle sue peregrinazioni, il circo di Ledudal arriva ad Arcachon, un paese nel sud della Francia. Qui vive l’ex campione francese dei pesi massimi, Paul Journée. È lui a notare il gigante e a segnalarlo al più famoso manager di boxe di quei tempi: Léon Sée (F. Murray Abraham). Sotto la guida esperta e spregiudicata di Sée, Carnera realizza un sogno ritenuto impossibile: nel 1933, al Madison Square Garden di New York, sconfigge Jack Sharkey e conquista il titolo mondiale dei pesi massimi.
La storia raccontata è la storia di un gigante che credeva fortemente in alcuni valori: la sacralità della famiglia, l’attaccamento alla propria terra e alle proprie radici, la capacità di sacrificare se stessi perché i propri figli possano avere un avvenire migliore, la forza di volontà nell’inseguire un sogno ritenuto impossibile. Il film sulla “Montagna che Cammina” rappresenta la più gigantesca operazione di post-produzione mai effettuata in Europa: 1500 inquadrature digitali e 20 mesi di lavoro al computer per ricostruire le grandi arene del passato: la Wagram Hall di Parigi, la Royal Albert Hall di Londra, il Madison Square Garden e il Garden Bowl di New York, cui si aggiunge un complesso lavoro di “crowd replication” (moltiplicazione di folla) mai effettuato prima in Italia, che ha consentito la creazione di folle composte da migliaia di persone.
Continua a leggere: Carnera, il campione più grande - Stasera e domani su Canale5
Conclusa la parentesi in Rai, Piero Chiambretti torna su La7 con Markette.
Si parlerà, ovviamente, del Festival di Sanremo, con un collegamento speciale da Mosca. Dalla capitale russa nella finestra Markette International, l’inviato Leonardo Griglié ospiterà Toto Cutugno - per il rapporto fra Cutugno, la Russia e il Festival cfr. il Dopofestival e il litigio di Toto con Luzzato Fegiz -.
In studio: Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente del Bologna, per presentare il suo libro “La rete”. E poi, nello spazio Sussurri e grida, la meravigliosa Kasia Smutniak (nell’immagine) si sottoporrà al questionario di Chiambretti-Proust.
L’orario è come al solito un po’ inclemente (23:50), ma mai quanto le lungaggini del Festivàl.
E’ sicuramente una delle fiction più attese della stagione, quella che sta per andare in onda questa sera e domani in prima serata su Raiuno e dedicata ad uno dei cantautori più istrionici e controtendenza negli anni in cui è vissuto: “Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu”, fiction sull’artista nato nel 1950 e morto in un tragico incidente d’auto nel 1981.
La storia parte negli anni ‘70, con le prime audizioni senza successo del cantante (interpretato da un ottimo Claudio Santamaria), raccontando in seguito gli incontri che hanno segnato la sua vita, da quello col professore d’italiano appassionato di teatro Michele (Thomas Trabacchi), a quello con le due donne che ha amato: Irene (Kasia Smutniak), conosciuta durante le sua esperienze teatrali e la fan, divenuta poi sua manager Chiara (Laura Chiatti). La vita privata del giovane cantante si incrocia così, inevitabilmente, con la sua carriera, e con scelte che segneranno entrambi gli aspetti, dalla pubblicazione del primo disco con la piccola casa discografica gestita da Alfio Cerioni (Giorgio Colangeli), ai dubbi sulla partecipazione al festival di Sanremo ‘78, dove si piazzerà al terzo posto con la canzone “Gianna”.
Spazio anche alla famiglia (nel rapporto col padre Domenico, interpretato da Nicola Di Pinto), e soprattutto alla musica: molti dei successi di Rino sono infatti presenti nel film, ma non sentiremo la voce originale del cantante, bensì quella di Santamaria, che ha dimostrato delle buone doti canore anche nel concerto realizzato dopo l’anteprima di quest’estate al Roma Fiction Fest.
Già durante la sua realizzazione, curata dalla Ciao ragazzi di Claudia Mori per RaiFiction, l’attenzione per i particolari e le numerose documentazioni e testimonianze ricercate erano segno di una chiara intenzione da parte del regista Marco Turco di non stravolgere troppo una storia che non aveva bisogno di modifiche per conquistare il pubblico. A quanto pare, però, le modifiche ci sono state e le polemiche non sono mancate fin dalla prima proiezione del film-tv, lo scorso luglio, in occasione del festival sopra citato.
A mettere in dubbio la veridicità della trama è stata infatti la sorella di Rino, Anna, che a luglio (ma anche in questi giorni) ha sottolineato come certi aspetti della vita del fratello siano stati troppo amplificati, snaturandone il carattere e la personalità:
Continua a leggere: Rino Gaetano, l'attesa fiction stasera e domani su Raiuno

Chi l’avrebbe mai detto… Roberto Farnesi un fiume in piena! A distanza di poche settimane, il nostro sexy-attore non le manda a dire per ben due volte, prima in un’intervista a Sorrisi e Canzoni Tv (più divulgativa che inciuciona a dir la verità) e poi in una confessione di grido a Vanity Fair (indicizzata sotto la categoria Vitellone). Ovviamente, se fa tanto parlare di sè in questo periodo, un motivo ci sarà, ovvero il suo inatteso ingaggio nel prossimo, nonchè attesissimo, film di Carlo Verdone. Una vera e propria manna dal cielo che lascia senza parole anche lui:
“Mi sento miracolato. Non credevo che un regista di commedie d’autore potesse volere uno come me che viene dai fotoromanzi” (fonte Sorrisi).
Tant’è, la promozione col botto è servita. E non finisce qui, visto che a gennaio lo vedremo di nuovo protagonista, al fianco di Kasia Smutniak, in Questa è la mia terra 2, il fortunato seguito di una fiction molto seguita. E poi ancora a fine ottobre con Vanessa Hessler (portata alla celebrità da Natale a Miami) sarà sul set di una miniserie prodotta per Raiuno da Edwige Fenech. A questo punto, perchè non continuare sull’onda del ‘viva la sincerità’?
“Attore, io? E’ una parola grossa. Sono onesto. In questi anni ho percorso tanta strada, ma so che per fare meglio questo mestiere devo imparare ancora parecchio. Oddio, so anche che me la posso giocare alla pari con tanti altri attori che ti guardano dall’alto in basso e se la tirano in maniera ridicola. Forse mi trattano così per via della Tv che ho fatto” (fonte Vanity Fair).
E la memoria ci rimanda subito ai tempi di Cento Vetrine, in cui interpretava il ruolo dell’eroe romantico che fece strage di cuori telenovelici. Farnesi non nega che la qualità, in una soap, non sia il massimo ma al tempo stesso va orgoglioso della popolarità che ne ha ricevuto, senza rimpianti nè snobismi:
“In questi contesti si lavora nelle peggiori condizioni: le sceneggiature sono orrende, le luci sembrano quelle dei filmetti porno tedeschi e il digitale appiattisce ogni cosa. Però, se un attore riesce a trasmettere qualcosa di dignitoso, vuol dire che dentro ha una scintilla speciale. In fondo è una grande scuola, quella della soap. Vorrei proprio vedere i fighetti del cinema, che ci mettono un giorno a girare una scena, recitare nello stesso tempo tre puntate”.
Insomma, per uno che ha iniziato dai fotoromanzi, in cui il massimo dell’espressività era sgranare gli occhioni, non si butta via niente. Neanche Caterina e le sue figlie 2, che l’ha visto recitare in un ruolo piuttosto stereotipato, quasi un passo indietro per la sua “carriera” in ascesa:
“Ho accettato quel personaggio solo per lavorare con Giuliana De Sio. Quando reciti con un’attrice del suo talento puoi soltanto imparare”.
Un bello e ambizioso come Farnesi, piuttosto disinvolto sotto le lenzuola (della fiction) e magistrale nelle scene focose, poteva farsi mancare l’avance gay?
Continua a leggere: Roberto Farnesi più ispirato del solito?