
Iva Zanicchi è una professionista della tv, ci vive e ci lavora da anni. Ragioniamo insieme: Iva porta al Festival della Canzone Italiana un brano esplicitamente dissonante con il luogo comune (perché è solo un luogo comune) per il quale una donna di una certa età non è consono viva una vita sessuale come fosse una ventenne che ha appena scoperto le gioie dell’amore carnale. Dietro c’è certamente una provocazione, anche se piccola, innocente volendo.
Roberto Benigni fa delle affermazioni che nella più maliziosa delle ipotesi possono essere considerate ironiche. Anzi, hanno persino dato un risalto, un motivo di maggiore attenzione, ad un brano del Festival sul quale (ovviamente, no?) si poteva contare su un successo comunque relativo ad un’artista che da anni si è allontanata dal mercato musicale puntando su tv e politica.
Bene. Iva, una volta eliminata, fa il diavolo a quattro segnalando comportamenti ingiuriosi, infamie, maltrattamenti retorici, quasi come se le parole di Benigni fossero state un processo penale ad una canzone. Insomma, se togliete le mistificazioni di questi giorni, il pubblico non si è certamente indignato né ascoltando Benigni, nè sentendo le parole del testo di “Ti voglio senza amore”.
Continua a leggere: Zanicchi: ti voglio senza... marciare su finte polemiche
Non è che avessimo particolari dubbi. Oggi, nell’Arena di Massimo Giletti si parla di Sanremo. Del caso di una schizzata Iva Zanicchi che già doveva ringraziare il cielo di essere lì, del caso Povia e del relativo caso Albano. Insomma, quando inviti ospiti del calibro di Vittorio Sgarbi l’intento è solo uno: marciarci sopra. Marciare persino sopra il monologo di Roberto Benigni che ironizzava in modo assolutamente bonario sulla nostra amata presentatrice di “Ok! Il prezzo è giusto” e si è ritrovato ad essere condannato per il cachet come se le quote del mercato televisivo viaggiassero sugli spiccioli e la Rai non si facesse i conti in tasca prima di pagare un artista.
La sensazione era quasi come quella di pestare un morto, mentre ci si dilungava su una polemica legata la mondo dell’omosessualità e sull’inesplorato mondo del “coming in” che nasce come provocazione accolta a piene mani da media e tv, con tanti ringraziamenti da parte del Festival, pubblicizzatosi gratis grazie alla viralità del tema. Il prossimo anno vogliamo un brano sui preti pedofili però, eh? L’unico dato televisivo certo è questo: Povia con il suo secondo posto ha fregato tutti, nella speranza che qualche famiglia italiana non lo prenda troppo sul serio e renda la vita di un giovane omosessuale più difficile di quello che già è.
Sgarbi rivendica sfuriando come un padre violento (ormai è una cattiva abitudine) di essere lì senza venire retribuito contro uno come Benigni, un “comunista” che viene pagato “anche se sul palco fa politica” e chiede che quei maledetti 350 mila euro vengano dati come danno morale alla Zanicchi, reclamando la non soddisfatta necessità di invitare sul palco un prete pagato per dire la sua opinione sul tema. E di fronte a tutto questo Guillermo Mariotto che si sbilancia pericolosamente dicendo che lui “ha tanti amici gay”, e che “chi lo assaggia difficilmente lo dimentica”, sotto lo sguardo attonito di Maddalena Corvaglia.
Il Festival ha lasciato al popolo italiano onde artificiali fintamente pericolose in quantità. E Massimo Giletti è il surfista della tv italiana.

A poche ore dall’inizio della quarta serata del Festival di Sanremo, nei lanci di agenzia, nelle trasmissioni televisive e dietro le quinte, sui divanetti comodi riservati ai Vip, si parla spesso e volentieri della rivoluzione delle attempate, dell’urlo delle senatrici, del graffio delle stagionate. La verità è che una delle cose più trash e inaspettate di quest’ultima bellissima edizione di Sanremo è proprio questa specie di rissa tra le “vecchiette” in gara e mi scuseranno il termine, perché è con simpatia e devozione che l’ho scelto. Arriva Iva Zanicchi, anni 68, a cantare quello che già sappiamo, per la verità anche i sassi ormai lo sanno, l’inno ad un sesso senza amore, l’elegia di un atto libidinoso e duraturo, peccaminoso e diretto, senza fronzoli, senza marchingegni seduttivi (per la verità anche i Pooh avevano cantato qualcosa di simile qualche anno fa ma, si sa, che certe cose in bocca agli uomini fanno meno effetto).
Spunta Patty Pravo, anni 61, che cantando, sul palco dell’Ariston, ha mostrato i seni all’aria; dice: “Iva? A una certa età è meglio lasciar perdere certe cose”. E il nude look?, le si fa notare in giro: “Che problema c’è? Si è visto il seno, ma l’importante è non farlo da zozzona. Se io lo mostro con naturalezza non posso attirarmi critiche”.
Attenzione. Udite udite: “I fan della Zanicchi sono rimasti delusi da questa canzone. Io sto sempre molto attenta ai testi e Iva ha sbagliato ad andare a Sanremo con una canzone così. Al Festival ogni nota e ogni parola viene messa sotto esame”. Firmato Orietta Berti, 65 anni di età e anche lei una voce in capitolo per quanto concerne i fatti sanremesi. Per fortuna, almeno per il momento, da parte sua non sono arrivate notizie circa una deriva “zozzona”, per dirla, di nuovo, con le parole della Pravo.

Dice che i lettori de IlSole24Ore hanno scelto X Factor, come loro programma preferito, anziché Sanremo. Allora mi sono messo lì a pensare, occhieggiando il Festival forse migliore degli ultimi trent’anni: c’è un comune denominatore tra le due trasmissioni, al di là della musica e del marchio Rai?
Prime cose che mi sono venute in mente: Sanremo tiene i quattrini e gli effetti speciali, X Factor, che certo povero non è, punta sui cantanti gggiovani che fanno presa sul pubblico. Sanremo si è acchiappato il conduttore con le palle più cubiche d’Italia, X Factor c’ha il meccanismo dei tre giudici incazzati che funziona anche più delle Conigliette di Playboy. E poi? Mi sono spremuto le meningi e ho capito che un paragone, sebbene difficile e strumentale, forse potrebbe azzardarsi. Se non altro perché, volendo proprio tirare la corda intorno al sacco, a mio parere sono soltanto due gli elementi di raccordo che stanno decretando il successo dell’uno e dell’altro e questi due elementi sono il talento delle nuove proposte e la sincerità della confezione televisiva.
X Factor è un programma “sincero”, in cui succede quello che deve succedere senza il filtro dello spettacolo pecoreccio, come, per esempio, avviene in Amici. X Factor non nutre velleità pedagogiche, non ha “maestri”, ha agenti discografici; non porta sul palco Platinette varie o De Filippi, nani da circo e mangiatori di fuoco; X Factor inizia con una canzone e finisce con una canzone. Al massimo si concede il lusso di un superospite alla settimana, lunedì ci sarà la Pausini, una che con Sanremo, guarda caso, ha molto da spartire; per il resto niente concessioni alle distrazioni, nessun ammiccamento alle esigenze di share. Almeno apparentemente ma è ciò che conta. Ci sono i ragazzi sul palco, che devono cantare, e tanto succede. I giovani cantano. Punto e basta. Uno dopo l’altro, divisi in due manches, introdotti dal rispettivo “allenatore” e fatti seguire da un breve dibattito, questo sì, ogni tanto farcito di appuntiti litigi. Non a caso, alla luce di tutto questo, X Factor, contrapposto ad Amici, perde inesorabilmente la gara dell’audience. E’ normale. Perfino il “daytime”, in X Factor, è sincero: dura una manciata di minuti durante i quali si vedono, ancora una volta, i ragazzi cantare, i ragazzi provare, i ragazzi suonare. Fine. Altro non c’è. L’originalità assoluta di X Factor sta lì, nella sincerità.
Festival di Sanremo: terza puntata all’appello condotta da Paolo Bonolis con la partecipazione di Luca Laurenti, l’attrice Gabriella Pession e il modello Thyago Alves. Giovanni Allevi apre questa serata sulle note del celebre tema composto da Ennio Morricone per il film “Il Pianista sull’Oceano” di Peppino Tornatore, per poi eseguire ‘Pianokarate’, una delle sue composizioni più virtuosistiche e sperimentali:
“E’ il brano più antisanremese che si possa immaginare, dove esprimo tutta la mia rabbia e la mia libertà di artista. Quanto alle canzoni in gara al Festival ho bisogno di piu’ tempo perche’ ho un approccio analitico alla musica. Ma ci sono delle cose che mi hanno già colpito. Per esempio l’arrangiamento della canzone di Marco Carta”.

Questa sera si esibiranno tutti i giovani, accompagnati dai propri mentori, e i sei eliminati tra cui ne verranno ripescati due dal televoto. Iva Zanicchi, Afterhours, Tricarico, Nicky Nicolai e Stefano di Battista, Al Bano, Sal Da Vinci: chi volete salvare? Buon Festival a tutti!

21.05 Con la magia della Leggenda del Pianista sull’Oceano di Tornatore, film capolavoro tratto dal monologo Novecento di Baricco, si apre il Sanremo di Bonolis dove la musica la fa davvero da padrona. Alla tastiera, in apertura, un magistrale Giovanni Allevi. Arriva il conduttore e dà il benvenuto per questa terza puntata, ancora all’insegna dell’eccellenza. Bonolis mette le mani avanti: questa sera sarà un happening all’insegna di qualche imperfezione. In soldoni non c’è stato molto tempo per provare. Ma l’entusiasmo e il calore sono ancora lampanti, come pure la solita retorica un po’ forzatella (per quanto impeccabile) del conduttore.

21.13 E’ doveroso l’omaggio ad inizio puntata all’attore Oreste Lionello, che proprio oggi è venuto a mancare.

21.16 Aprono Filippo Perbellini e Riccardo Cocciante. Suo modello in tutto e per tutto, dalla chioma alle corde vocali. Una canzone che non decolla mai, stantia e ripetitiva e troppo esasperatamente cocciantiana nello stile. Voto: 6. Bonolis intanto celebra la storia dell’artista veterano all’insegna di amarcord ed evergreen a cappella: bella liturgia. Ecco il trucchetto di Bonolis: con l’alibi del supporto il mentore si prende la scena e diventa superospite. Morale della favola: questa sera si chiude a notte fonda e i veri protagonisti sono i miti non in gara. Cocciante si esibisce in un brano-chicca del suo repertorio, molto intenso ma un po’ “fuori traccia”: Quando finisce un amore. Quando nasce ce l’ha già raccontato Anna Oxa. Riappare il figlioccio ad applaudire come un figurante qualsiasi. Bonolis ci ha fregato anche stavolta.

21.30 E’ arrivata all’Ariston la signora Leonida. Chi ha pettinato Gabriella Pession venga licenziato subito!!! Più spigliata che incantevole, va detto. Fa un po’ la Veronica Pivetti dell’annata di Raimondo.

21.35 Pino Daniele, con un pizzetto da camionista, accompagna l’elegante Silvia Aprile. Se non avesse quella voce la farebbe sfigurare in quanto a “presenza”. La solita tiritera sulla forza delle donne: la canzone è troppo banale e non fa onore all’artista. 6.5, giusto per la fiducia sul suo X Factor. Bonolis liquida l’Aprile perché sta per avere un orgasmo al pensiero di avere il suo idolo accanto. Lui canta Quando quando e io dico… tu dimmi quando quando avrai le palle per metterti in gioco… in gara? Ovviamente che sia un grande artista non si discute. Lui parla della città di Napoli, che gli sta sicuramente più a cuore della sua pupilla. Per lui Napule è: non è ingiusto che a lui tocchi il bis perché il conduttore ha un debole?

21.51 Un sempre più intenso Luca Laurenti ci delizia con l’interpretazione di My Way. Sta affrontando le canzoni più difficili di questo Festival e non prende mai una stecca: dategli un Premio, così gli passa la voglia di fare la bavosa. Simpatica gag. Bonolis: “Lei questa musica come la sente?”. Laurenti: “Con la cuffia”.

La giuria demoscopica del Festival di Sanremo ha decretato i tre esclusi della seconda serata: sono Sal Da Vinci, Al Bano e Niki Nikolai & Stefano Di Battista, questi tre artisti dovranno contendersi i due “ripescaggi” insieme a Tricarico, Afterhours e Iva Zanicchi eliminati ieri. Il meccanismo voluto da Bonolis sembra funzionare, i 6 che hanno patito il giudizio della giuria presente all’Ariston avranno la possibilità di rientrare appellandosi al “popolo” attraverso il televoto nella puntata di domani, fair enough.
Dopo gli ascolti piuttosto confortanti dell’esordio (ma era difficilissimo fare peggio di Baudo e non c’era controprogrammazione Mediaset), e giudizi della critica sulla confezione del Festival più che lusinghieri, Bonolis si conferma anche in questa serata. Il Festival scorre piuttosto rapido, gli intermezzi non sono mai noiosi e stravince l’idea di portare la coppia con Laurenti alla ribalta su RaiUno.
Personalmente non sono fra quelli che si sarebbe stracciato le vesti dopo un flop di Sanremo ed un suo conseguente ridimensionamento televisivo, inutile negarlo, ma questo Bonolis II sorprende in positivo. L’istrionica capacità del conduttore si unisce a qualche licenza rispetto all’impostazione classica del Festival, per una volta le canzoni suonano, pur se non originalissime, quantomeno ben equilibrate in un mix sapiente.

Mentre Max Giusti apre gli ultimi pacchi di Affari Tuoi, o meglio “li scavicchia” (cit.) per poi aprirli, siamo pronti per seguire la seconda serata del Festival di Sanremo chiamata a replicare il successo negli ascolti di ieri, stasera però Mediaset non ci va morbida e propone il talent Amici. Bonolis saprà difendersi dalla sua futura ospite? (Fotogallery della seconda puntata)
21.08 - Altra partenza anomala, spezzone di Amadeus, il film di Milos Forman dell’84 che racconta la vita di uno dei geni della storia della musica: Wolfgang Amadeus Mozart. Le immagini del film, con Salieri che cerca di seguire la dettatura del Requiem di un Mozart malato. Sfuma la sequenza del film e si entra nel teatro Ariston, arrangiamento rock che diventa un omaggio ai Pink Floyd. Azzeccatissimo, chissà cosa ne penserebbero però i due giganti Mozart e Pink Floyd di ritrovarsi proiettati sullo stesso palco di Povia e dei Gemelli Diversi.
Bonolis entra in scena e difende la Zanicchi, in qualche modo “vittima” del monologo di Benigni. Roberto scherzava, ma può aver avuto un effetto nocivo sul giudizio della giuria demoscopica, il conduttore “non vuole influenzare nessuno”, però lo fa. Giustamente.
Partono le 13 esibizioni della serata, con Alexia e Mario Lavezzi. Il duetto anomalo funziona, il pezzo è scritto con Mogol e riesce ad esaltare le cose migliori dei due interpreti. Il conduttore spiega il senso della giuria demoscopica in sala per stilare questa classifica: “con il televoto i cantanti che si esibiscono dopo hanno a disposizione un pubblico minore…la gente va a letto“. Ecco, magari si potrebbe farlo durare meno, no?
Entra Eleonora Abbagnato, la ballerina italiana che ricopre il ruolo della “bella” di serata. Dall’Opéra di Parigi arriva e ringrazia Bonolis per aver confessato che il suo accento francese “lo attizza”. Complimenti allo spirito d’adattamento.
21.30 - Riecco Povia, il pubblico in sala gradisce in maniera “anomala” con tanto di battimano sulla strofa “rappata”. La canzone è bruttina, il testo di una banalità irritante, manca solo che Luca amasse i fiori e i fiorai quando era adolescente. Lui raccoglie l’applauso anticipato e abbandona il palco lasciando al suo posto il cartello “Nessuno ha sempre ragione”. Le polemiche gli stanno montando la testa.
Al Bano è uguale a se stesso, ma stavolta appare particolarmente “confuso”, urla con sforamenti nella lirica messe lì un po’ a caso. C’è a chi piace. Bonolis è letteralmente osannato da tutto il teatro Ariston, con i giurati in galleria a fare gli ultras, non sarà un po’ presto? Arriva anche il momento di Luca Laurenti che abbandona nuovamente il suo consueto farsetto da vittima di Bonolis per cantare New York, New York di Frank Sinatra. Furbescamente modera l’assolo finale, troppo difficile. Altro super applauso, potrebbe diventare fastidioso alla lunga.

Niki Nikolai con Stefano Di Battista, la canzone di “Lorenzo Cherubini” risulta molesta con la sua forzata solarità, peccato per il musicista vero con Di Battista. Innocua, non pare in grado di andare lontano, né al Festival né nelle classifiche. Sal Da Vinci, la “tassa” che il Festival deve pagare alla musica neomelodica campana, servirà ma non è certamente un valore aggiunto.
Nella seconda puntata di Sanremo Question Time Paolo Bonolis ha ammesso di aver trovato penalizzante l’intervento di Roberto Benigni su Iva Zanicchi. Già alla vigilia della kermesse Paolo aveva detto a Iva che la sua canzone “è uno tsunami”, in quanto allude a una sessualità frizzante ma insolita per una signora: “un sacrificio che il pubblico avrebbe potuto non capire”. E infatti così è stato. Dalla sua, però, ha aggiunto che era all’oscuro dei contenuti del monologo e quindi non è stato responsabile dell’ordine di esibizione della Zanicchi, giudicato da quest’ultima poco opportuno in quanto successivo agli sfottò del comico.
Il conduttore ha poi così commentato i dati di ascolto:
“Questo evento ha immense potenzialità, in alcune edizioni riescono e in altre no. Non sono un salvatore di nulla”.
Bonolis ha infine aggiunto che questa sera, se vorranno, potranno intervenire sul palco gli eliminati, ovvero Tricarico, gli Afterhours e Iva Zanicchi. Ognuno di loro, infatti, può ancora sperare nel ripescaggio.
Tricarico, Afterhours e Iva Zanicchi sono, come annunciato dai Gialappi su Radio2 abbondantemente prima della fine della prima serata del 59° Festival della Canzone Italiana di Sanremo.
Esibizioni decisamente non convincenti, quelle di Tricarico e - purtroppo - degli Afterhours, che live hanno lasciato veramente a desiderare. E non convincente - poco credibile - nemmeno la Iva nazionale, con questo testo che inneggia al piacere femminile in maniera decisamente velleitaria.
Il bilancio di questa prima puntata, almeno a giudizio del sottoscritto è positivo, non fosse per la durata veramente infinita. Che Bonolis sappia fare intrattenimento, lo si sapeva. Che abbia una capacità innata a capire i meccanismi televisivi e a cavalcare i momenti, anche. Lo dimostra il modo in cui ha gestito la questione Povia-Grillini.
Lo dimostra come si è fatto da parte per lasciar campo libero a un Benigni semplicemente stratosferico - qui sta la bravura del presentatore-presenzialista: chiamarsi fuori, quando serve - che fa show da solo.
Lo dimostra la naturalezza con la quale - dopo i primi minuti di empasse - si destreggia nel ruolo di chi si prende sul serio fingendo di non prendersi sul serio e prendendo bonariamente di mira se stesso, le proprie idiosincrasie e quelle del mondo dello spettacolo, dal gobbo elettronico alla platea dell’Ariston, di morti viventi a memoria d’uomo, particolarmente vitale questa sera.

A poche ore dal fischio d’inizio, si scatenano i bookmakers in merito ai possibili trionfatori di Sanremo. Dolcenera e Francesco Renga dominano largamente secondo gli esperti, soprattutto per quanto riguarda l’artista salentina che sul palco si presenterà con la canzone “Il mio amore unico”: la quota, in proposito, oscilla tra il 3,50 e il 6,00. Renga le sta alle calcagna, appunto, con “Uomo senza età”, già gradita da chi ha potuto ascoltarla in anteprima.
Per motivi forse più avvicinabili al “rumore di sottofondo”, che alla qualità vera e propria, buone credenziali ricopre anche il “de filippiano” Marco Carta: su di lui l’offerta oscilla tra 6 e 8 volte la posta. Ottime chances anche per il jazz italiano, rappresentato da Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, circa a 8,00. Il “folle” Tricarico e gli Afterhours leggermente più indietro, tra il 12,00 e il 20,00. Grossi dubbi su Albano: la “forchetta” intorno al mitico ex marito di Romina varia da 9 a 20: praticamente impossibile puntare con certezza.
E Povia? Con “Luca era gay”, l’ex vincitore del Festival di Sanremo ha già scatenato una ridda di polemiche senza fine: per lui la situazione è ancora più intricata e le offerte variano da 9 a 30. All’ultimo posto Iva Zanicchi. Puntare su di lei come vincitrice significa due cose: o buttare i soldi o diventare enormemente ricchi in caso di rovesciamento del pronostico.

Perché negarlo? Fin da quand’ero bambino, l’uscita di Tv Sorrisi e Canzoni la settimana precedente al Festival di Sanremo - che seguiremo, ovviamente, di concerto con i colleghi di Soundsblog - era un piccolo evento: la curiosità di leggere i testi, magari - ma decisamente meno forte - la curiosità di leggere qualche dichiarazione da parte dei cantanti. Anche oggi, dunque, si consuma quel rito.
E permettetemi di farvi sorridere, il verso che voglio citare in apertura di questo editoriale settimanale è quello della canzone di Iva Zanicchi, Ti voglio senza amore: fai quello che ti piace, però non finire presto. Sì, avete capito bene: si parla proprio di quello, di sesso. E non c’è niente di male, anche se il verso lo citiamo col sorriso perché ci immaginiamo donne che si accompagnano a presunti grandi amatori ad annuire, a questa dichiarazione zanicchiana. Questi sono i veri problemi della vita.
Non certo come Marco Masini, che se la prende con L’Italia - ah, quante volte lo si fa anche qui - e apre con un perentorio E’ un Paese l’Italia dove tutto va male. Ma niente paura, il finale è quasi consolatorio: si chiude con storia d’amore. E poi. E poi c’è il luogocomunismo del trio Pupo-Belli-N’Dour, il finto maledettismo dei Gemelli Diversi, la scontata dichiarazione d’amore di Marco Carta, le fragole di Tricarico (ma quelle di Sally, santocielo, erano meglio), e il dilegua o notte di Renga che omaggia Pavarotti, e l’amore ovviamente abbandonato di Patty Pravo e il sole che cita De André di Nicky Nicolai e Stefano Di Battista (testo di Jovanotti), di nuovo amore (unico) per Dolcenera e quella che non te la dà per Sal Da Vinci. Scontri generazionali per Fausto Leali (ma non ci avevano già provato i Facchinettis’?). E poi l’amore - e daje - di Al Bano e l’amore - favolistico - di Alexia col big boss Mario Lavezzi.
Il testo che mi sembra, a naso, più interessante, è quello degli Afterhours, vera anomalia di questo Festival. Per le nuove proposte, be’, ne parliamo più in là.
Come dite? Vorreste conoscere il testo della canzone di Povia che ha suscitato tanto scalpore prima ancora di essere reso noto, se non altro per il titolo Luca era gay, e per certe dichiarazioni del cantante - nonché per le prese di posizione sulla fiducia da parte dell’Arcigay? Be’, non vi è dato saperlo, perché Povia ha deciso di non farlo pubblicare.
Continua a leggere: Editoriale - Aspettando il Festival di Sanremo ecco i testi

Ciak, si canta! è un programma di successo che nasce da una sconfitta di fondo: l’incapacità della canzone italiana di mettersi in gioco. Ci si è inventati un bel pretesto per legittimare questo malcostume tutto nostrano: sottoporre i big, o presunti tali, a una gara di videoclip che non inficia in alcun modo la loro intoccabilità. Se ad esibirsi sono artisti riconosciuti come Al Bano e Iva Zanicchi, che hanno lasciato una forte impronta nella tradizione musicale del nostro Paese, riservare lo stesso trattamento di favore a Viola Valentino o Pippo Franco fa imbarazzo.
Ogni settimana c’è una giuria formata dai conduttori più desiderati dalla casalinga (il placido Frizzi, il fascinoso Sposini, quel piacione di Giletti e il buon Cucuzza) e da un elemento di disturbo come Cristiano Malgioglio, che sta allo smoking come Eleonora Daniele sta a Milly Carlucci. Con il loro ridimensionamento da presentatori-opinionisti a valletti di una primadonna in erba creano un effetto da tv-fantascienza spacciata per format autoprodotto. Dietro questa bislacca idea c’è nientemeno che quella forza creativa di Gianni Ippoliti, costretto da troppi anni a questa parte a rinunciare ai “colpi di genio” per accontentarsi di quel che passa al convento.
Così nasce Ciak, si canta!, un format tanto più vecchio dentro quanto più ha la pretesa di fare il giovane, attualizzando il repertorio d’annata di vecchie glorie con il supporto dei media di nuova generazione. I video fanno praticamente tutti schifo, anche se i giurati tendono a mitigarlo: l’abuso di chroma-key e l’assenza di una vera scrittura narrativa riproducono l’effetto-bomboniera dei filmati di Paolo Limiti.
Continua a leggere: Ciak, si canta! - la versione politicamente corretta di Music Farm

Sono stati resi noti poco fa i nomi dei cantanti in gara al prossimo Festival di Sanremo, l’edizione numero 59 per la precisione, che vedrà la sapiente guida di Paolo Bonolis (coadiuvato da Gianmarco Mazzi). Parecchie le conferme tra i nomi che giravano in queste ultime settimane ed una grossa novità: il numero di partecipanti alla categoria degli Artisti non è 15 come precedentemente annunciato, ma 16, mentre le 10 Proposte 2009 da 8 sono state portate a 10. Per questo motivo, nella serata di venerdì 20 febbraio verranno eliminati 2 artisti della categoria Artisti anziché 1. Ricordiamo che la nuova edizione sarà in onda dal 17 al 21 febbraio 2009.
Come avrete modo di vedere, sono molti i concorrenti provenienti dai nostri talent show - Marco Carta, Silvia Aprile e Karima Ammar - così come sono molti anche i “figli di”: Irene, figlia di Zucchero Fornaciari e Chiara Canzian, un’altra figlia dei Pooh (di Red Canzian, naturalmente).
Ecco tutti i nomi:
AFTERHOURS, Il paese è reale
AL BANO, L’amore è sempre amore
ALEXIA feat. Mario Lavezzi, Biancaneve
MARCO CARTA, Dentro ad ogni brivido
DOLCENERA, Il mio amore unico
GEMELLI DIVERSI, Vivi per un miracolo
FAUSTO LEALI, Una piccola parte di te
MARCO MASINI, L’Italia
NICKY NICOLAI & STEFANO DI BATTISTA, Più sole
PATTY PRAVO, E io verrò un giorno là
POVIA, Luca era gay
PUPO – BELLI – YOUSSOU’N DOUR, L’opportunità
FRANCESCO RENGA, L’uomo senza età
SAL DA VINCI, Non riesco a farti innamorare
TRICARICO, Il bosco delle fragole
IVA ZANICCHI, Ti voglio senza amore

Tutti Pazzi per la Tele ha già contagiato il sottoscritto, che non mancherà per nulla al mondo alla festa più pazza della tv. La tele che è nel titolo suona di retro, ma al gusto asfittico per l’amarcord si preferiranno i toni del divertimento e di una memoria allegramente condivisa. Una vera anomalia della programmazione di RaiUno (”un programma tanto scritto e pensato”), che potrebbe far rientrare in target il telemaniaco popolo della rete. In occasione della presentazione, tenutasi ieri a Viale Mazzini, sono emersi interessanti particolari sullo show, con un occhio di riguardo alle differenze con la versione francese.
Les enfant de la télé, infatti, presenta una collocazione impensabile per la tv italiana, in termini di costi e di rendita: dieci speciali spalmati una volta al mese. In più - aggiunge l’autore Gregorio Paolini chiamato per una consulenza dalla Endemol - in Francia parlano troppo, con quell’aria da salotto che spesso lascia spazio a frivole sciocchezze. Nell’adattamento nostrano, invece, prevarranno i toni da commedia, che caratterizzano la tradizione del nostro varietà. Tradizione e innovazione, dunque, per uno show tutto giocato sull’effetto sorpresa, sull’autoironia degli ospiti (solo nella prima puntata Paolo Bonolis, Lorella Cuccarini, Amanda Lear, Veronica Pivetti, Luca Giurato, Iva Zanicchi e l’internazionale Pamela Anderson, mentre Mal sarà una ciliegina sulla torta) e sulla loro capacità di scendere dal piedistallo per diventare telespettatori comuni.
Al centro dello studio, circondato dal pubblico, ci sarà un tavolo pronto ad accoglierli e a spiazzarli. Gli otto invitati si divideranno poi in due squadre, partecipando a un gioco per saggiare le proprie conoscenze televisive. Attraverso immagini evocative, che spazieranno dallo spettacolo alla fiction, dallo sport ai programmi per bambini, dovranno stabilire “che anno era” e “chi era”.



Continua a leggere: Tutti Pazzi per la Tele: siamo tutti invitati alla festa della televisione

Pensavate che Al Bano avesse esaurito tutte le cartucce e non fosse più destinato a stupirci? Vi sbagliavate. Dopo gli albori stucchevoli in coppia con Romina e la gossip story con la Lecciso, credevamo che il punto più alto della sua imprevedibilità catodica fosse il naufragio sull’Isola dei Famosi. Ci ha conquistato come concorrente a prova di mosquitos, è riuscito a passare indenne all’usura da reality riempendo le piazze come se non più di prima.
Da buon uomo del sud, prima che da artista pluriacclamato, ha continuato a girare l’Italia con la stessa nonchalance di chi passa da Domenica In a Buona Domenica. Non si è mai tirato indietro dinanzi alla sagra più ruspante, senza mai subire un danno di immagine tale da rinunciare alla prima serata su Raiuno. E a Castrocaro 2008 si può dire che la Rai gli abbia regalato l’apice della sua trasfigurazione catodica.
In coppia con un’Eleonora Daniele in versione peccatrice ha aperto la serata vestito da prete. E da lì ha magistralmente onorato il suo ruolo reinterpretando in chiave religiosa i grandi classici della canzone italiana. Poi non ha smentito il suo calore meridionale corteggiando insistentemente un’Iva Zanicchi più zingaresca del solito. Se uno come lui è la sola attrattiva di un concorso per volti nuovi bisogna preoccuparsi del mancato ricambio generazionale o augurarsi cento di questi Albano? Gustatevi una gallery che è tutto un programma…
Continua a leggere: Al Bano in Rai: gli manca solo la (meritata) santità?