Affrontare la dipendenza dalla cocaina in prima serata su Raiuno: è la sfida che proporrà, stasera alle 21:10, “Storia di Laura”, film tv con Isabella Ferrari, diretto da Andrea Porporati e scritto da Ivan Cotroneo, che con “Tutti pazzi per amore” si è già fatto conoscere al pubblico della rete ammiraglia Rai per l’originalità nel raccontare storie fuori dal comune denominatore delle fiction italiane.
Prodotta da 11 Marzo film per Raifiction, il film è una storia di una donna, semplice come il titolo ma dura come può essere la conseguenza di un errore, rappresentato dalla caduta nel tunnel della droga. Laura (la Ferrari) è una donna serena: benestante, sposata con Luigi (Vincenzo Amato), madre di due figli, orgoglio a sua volta della propria madre, Luisa (Ivana Monti, che torna ad affiancare la Ferrari dopo le prime due stagioni di “Distretto di polizia” in cui interpretava, anche in quel caso, la madre della protagonista).
Un mondo sicuro e stabile che inizia a barcollare quando Laura affronta un momento di crisi. Complice un amico, Laura prova a fare uso di cocaina. Da lì, Laura, cade in un tunnel di dipendenza che la porta a mentire alla propria famiglia, a spendere tutto ciò che ha per procurarsi la droga -procuratale da Edo, interpetato da Andrea Gherpelli- ed a diventare un’altra persona, senza però turbare nè la madre, nè la sorella Serena (Monica Dugo). Fino ad un epilogo che, coinvolgendo anche i propri figli, la porterà ad un bivio.
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Questa sera e giovedì 7 gennaio andrà in onda in prima serata su Canale5 la miniserie Nel Bianco, tratta dal famoso romanzo omonimo (Whiteout in inglese) di Ken Follet. La miniserie è una una produzione Network Movie, Constantin Television, ZDF e ZDF Enterprises, in collaborazione con RTI e Palomar. La regia è affidata a Peter Keglevic, mentre tra gli interpreti preincipali troviamo Isabella Ferrari, Heiner Lauterbach, Katharina Wackernagel, Massimo Poggio e Sophie von Kessel. Ken Follet ha dichiarato a proposito della trasposizione del suo romanzo:
L’autore è sempre preso da due sentimenti contrastanti: da un lato è in ansia perchè teme che la sua storia venga stravolta e teme che possano essere commessi degli errori nella trasposizione da letteratura ad immagine. D’altra parte, è molto eccitante vedere i propri personaggi prendere vita. […] Il set è stato ricostruito perfettamente: sembrava di essere dentro una vera casa scozzese, invece che nei dintorni di Berlino. Anche gli interpreti, benché non fossero fisicamente uguali ai personaggi che avevo immaginato, erano perfetti.
La storia si svolge alla vigilia di Natale. Negli uffici della casa farmaceutica scozzese Oxenford, i dipendenti e gli scienziati si scambiano regali e auguri. La bella Toni Gallo (Isabella Ferrari), ex poliziotto, scrupolosa e attenta responsabile della sicurezza degli impianti, ordina un’ultima verifica delle scorte: nei laboratori dell’istituto, virus e antivirus vengono coltivati e testati in gran sicurezza. Se una sola provetta del virus Madoba, evoluzione del già temibile Ebola, cadesse nelle mani sbagliate, potrebbe verificarsi una strage di enormi proporzioni.



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Claudia Pandolfi sarà la protagonista di “Distretto di polizia 10″. L’attrice, che stasera torna su Canale 5 con “I Liceali 2″, ha accettato di buon grado la proposta fatta dal produttore Pietro Valsecchi di tornare a vestire i panni del Commissario Giulia Corsi, che i fan della serie ricorderanno come personaggio principale della serie tra la terza e la quinta stagione.
“Abbiamo voluto fare un regalo a tutti gli appassionati di Distretto di Polizia facendo tornare uno dei personaggi più amati della serie”. Questo il commento di Valsecchi, che ha confermato la notizia in un comunicato stampa, sottolineando come il rapporto tra la Taodue e l’attrice sia ormai consolidato, al punto che per convincerla a tornare al X Tuscolano non è servito un lungo corteggiamento:
“Con questa scelta Claudia Pandolfi dimostra grande maturità nel suo rapporto con il pubblico. Abbiamo deciso insieme il suo percorso. Non c’è stato bisogno di convincerla. Le ho raccontato la sua linea in ‘Distretto’ e lei si è subito entusiasmata”.
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Pietro Valsecchi, dopo aver raccolto ampi consensi con la fiction di successo Il Capo dei Capi, ha iniziato a veder vacillare le sue creature di sempre, a lungo definite la risposta italiana alla serialità Usa. Da quando gli aficionados del genere “action” made in Italy danno segni di stanchezza e reagiscono all’inflazione del genere, le ultime edizioni di Distretto e Ris restano a galla senza più i picchi di un tempo. Al contrario, il telespettatore medio si rinnamora della fiction all’italiana, passando per l’evasione dei Cesaroni e i buoni sentimenti di Don Matteo.
Quel che più sconvolge, in una fase di assestamento dei gusti del pubblico, è che alcuni attori consacrati dai grandi marchi di Valsecchi si comportino da Giuda. Prendete Claudia Pandolfi, miss snobismo recitativo della serie ‘non vorrei ma lo faccio’, che dopo aver rinnegato fino alla nausea Un medico in famiglia ha fatto lo stesso con Distretto:
“In sette anni a Un medico in famiglia non è più successo nulla, la trama è sempre uguale, continuano ad allungare il brodo senza senso. Non me ne vogliano autori e produttori, ma secondo me è meglio voltar pagina. Finalmente non devo fare più quella faccia seria a Distretto, sempre con il muso lungo e la pistola in mano. Mi è piaciuto moltissimo girare I liceali proprio per cambiare ruolo, faccia, tanto che ho chiesto io di partecipare a questo set” (fonte Il Giornale).
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Su RaiUno sta andando in onda la seconda e ultima puntata della minifiction Liberi di giocare, con Pierfrancesco Favino e Isabella Ferrari, produzione Grundy Italia con RaiFiction.
In giornata però non sono mancate polemiche e addirittura una richiesta di sospensione, con la seguente motivazione:
perché denigra, mortifica e offende il lavoro duro e difficile delle donne e degli uomini del corpo di polizia penitenziaria
A pronunciare queste parole è Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, con una nota ufficiale inviata al presidente della Rai Claudio Petruccioli, ai ministri della Giustizia Clemente Mastella e delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e al capo dell’amministrazione penitenziaria Ettore Ferrara.
Per Capece, che parla a nome della categoria:
tantissimi appartenenti al corpo di polizia penitenziaria si sono sentiti offesi, mortificati e umiliati per come la finzione ha inteso rappresentare il lavoro dei poliziotti penitenziari. Nulla di quanto si è visto corrisponde alla realtà della quotidiana vita penitenziaria, ma la ricaduta negativa che ha prodotto verso un’opinione pubblica che sconosce del tutto il mondo del carcere e men che meno di chi in esso lavora 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, è semplicemente dirompente e inaccettabile
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La coincidenza ha voluto che la fiction in onda stasera e domani in prima serata su Raiuno dal titolo “Liberi di giocare” tratti un tema più che attuale: il calcio pulito, opposto a quello che è stato coinvolto nei tragici fatti della settimana appena trascorsa, iniziati proprio sette giorni fa con la scomparsa del giovane tifoso Gabriele Sandri.
Se è vero che ormai esiste un calcio fatto di interessi extra-agonistici, di tifosi che poi si rivelano delinquenti, di trasmissioni sportive che danno sempre più spazio alla parola aggressiva che ad una lucida analisi, e in generale di un sistema che ha perso i fondamentali che ogni sport dovrebbe avere (ovvero la cosiddetta “sana competizione”, limitata al campo da gioco), è anche vero che c’è un calcio che viene giocato per il semplice gusto di giocare, appunto, risaltandone le caratteristiche di aggregazione e di educazione al rispetto delle regole.
Sembra essere questo il messaggio che il regista della fiction Francesco Micciche’ ha voluto trasmettere, prendendo spunto da una storia vera, da lui già trattata quando era alla regia del programma “Sfide” di Simona Ercolani. La storia in questione risale al 2002, quando la squadra composta dai detenuti del Carcere di Opera di Milano, dopo essere stata ufficialmente riconosciuta dalla Federazione Italiana Calcio, riesce a vincere il campionato di terza categoria. Una storia di calcio ma anche di umanità, che mostrava come la volontà, il desiderio di rifarsi una vita e l’amore per lo sport non si erano perduti del tutto.
La trama del film-tv prende spunto proprio da questa vicenda per sviluppare non solo, però, una storia che ruota attorno al difficile tema delle carceri e della riabilitazione dei detenuti, ma anche storie di vita vissuta di personaggi che devono fare i conti col proprio passato.
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