
TgCom 24 andrà in onda da domani, 7 dicembre, anche sulla piattaforma satellitare di Sky. Ne danno notizia in un inedito comunicato congiunto Mediaset e Sky Italia annunciando che TgCom 24 andrà ad occupare la posizione 509 all’interno del pacchetto di canali d’informazione dell’abbonamento a Sky, ma il canale sarà visibile in chiaro. Il paradosso vorrà che anche i non abbonati a Sky, ma in possesso di decoder Sky, potranno vedere il canale all news della “concorrenza” e non Sky Tg 24 che fino al 1 dicembre 2008 era trasmesso in chiaro prima di diventare, di fatto, a pagamento.
Con questa ulteriore emissione, il nuovo sistema all news di Mediaset rafforza la sua vocazione di canale d’informazione multipiattaforma e aumenta la propria visibilità con l’ingresso su una piattaforma che, oltre a SkyTg24, ospita i canali all news nazionali e internazionali più importanti al mondo. Il lancio di “TgCom24” consentirà inoltre a Sky di arricchire la propria offerta di news con l’autorevolezza di un canale nato dall’esperienza di uno dei principali editori italiani.
TgCom 24 ha debuttato ufficialmente lo scorso 28 novembre e ha diffuso già dati molto confortanti per quanto riguarda la app che consente la fruizione dei suoi contenuti anche su smartphone e tablet. Quella per iPhone ha superato i 650mila download mentre su Android sono già oltre 250mila. Sono invece 135 mila gli iPad già dotati dell’applicazione di TgCom 24. Un milione di download in totale in meno di 10 giorni, una platea notevole per un canale all news appena nato.
Su Bontà Loro è in atto una bufera di proteste a causa della puntata andata in onda lo scorso 3 febbraio in cui, ospite Alessandro Di Pietro conduttore di Occhio alla spesa si è discusso di pomodoro pachino e di mafia. Ad avercela con Maurizio Costanzo e con Di Pietro sono i produttori di pomodoro pachino, uno degli alimenti principe del Made in Italy, sotto tutela Igp (qui il comunicato al vetriolo del Consorzio).
All’origine della querelle l’invito (o forse la provocazione) fatto proprio da Di Pietro a non acquistare per due giorni il pomodoro Pachino come atto di determinazione del consumatore a voler combattere la mafia (in alto il video della puntata incriminata). Il che evidentemente non risolve la lotta alla criminalità organizzata e anzi ha aperto una serie di proteste vibranti proprio su queste dichiarazioni. Sono insorti perciò con i ministri Prestigiacomo (Ambiente) e Galan (Agricoltura), i sindaci, gli assessori, il Governatore della Regione Sicilia (l’intervento sul suo blog), produttori e consumatori.
Intanto, ieri è andata in onda una puntata di Bontà Loro che ha smentito e precisato un po’ di informazioni (il video dopo il salto) grazie anche all’intervento di Giuseppe Gambuzza, legale del Consorzio Igp di Pachino. Ma probabilmente non è stata valutata sufficiente, tanto che Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria, comune principe nella produzione di pachino, ha scritto una lettera ai vertici Rai, così come riporta Il Giornale di Pachino:
Ritengo che il servizio pubblico non possa esimersi dall’obbligo di fornire un’informazione corretta e puntuale, dando voce agli “addetti ai lavori”, agli esperti e a chi vive e opera nei territori dei quali si parla. In qualità di Sindaco della Città di Vittoria, “patria” delle primizie e del più importante mercato ortofrutticolo del meridione, mi dico disponibile a partecipare a un’eventuale puntata che punti ad affrontare le problematiche del mercato agricolo senza pregiudizi e con la dovuta serenità. Se la nostra sollecitazione non dovesse sortire effetto, siamo pronti a condurre un’indagine sull’andamento del mercato e sull’eventuale calo delle vendite dei pomodorini e, se necessario, proporremo anche una class action contro la Rai.
Continua a leggere: Rai e pomodoro pachino: in arrivo una class action?
Il mondo dell’informazione si evolve e i giornalisti devono affilare le armi se intendono restare sul mercato. Dunque Mediaset propone entro l’anno un canale Allnews 24h su 24 su digitale terrestre, che ha come piattaforma una propria agenzia di informazione, la Allnews. Insomma, in pieno stile Cnn.
L’annuncio lo ha fatto Fedele Confalonieri presidente Mediaset che ha detto, a margine dell’apertura del XXVI Congresso della Fnsi:
I nostri giornalisti devono diventare multimediali e digitali: questo riguarda chi fa la tv ma anche chi lavora nella carta stampata. Fino a qualche mese fa, il giornalista Mediaset metteva il servizio in una cassetta, mentre ora lo produce in file.
E cita addirittura Lev Trotsky:
L’editoria sta attraversando una rivoluzione permanente, dove i giornalisti devono essere a disposizione del proprio gruppo editoriale.
La “passionaccia” ha vinto anche stavolta. Il sacro fuoco del giornalismo, incarnato da Enrico Mentana, è riuscito a trasformare la succursale dei tg in un evento televisivo (gli ascolti, del 7.03% e 1.489.000 spettatori, sono un record assoluto). Presentandosi come Cappuccetto Rosso, per i tanti ‘in bocca al lupo ricevuti’, l’ex guru dell’informazione Mediaset ha realizzato un notiziario a sua immagine e somiglianza, che si regge sul potere della sua sola dialettica.
In molti saranno rimasti spiazzati dall’assoluto minimalismo di grafica e studio, pur nel suo abbagliante cromatismo tecnologico, che riduce al minimo la possibilità di distrarsi (niente led, pochi stacchi, alcun movimento redazionale alle spalle del conduttore) e di perdere per strada le parole dell’anchorman.
Parole che riempiono la notizia nuda e cruda, la condiscono di un’esigenza di senso e a volte persino di qualche staffilata moralistica non necessaria: l’appello alla deontologia professionale dei due medici, che hanno litigato in sala parto a Messina, era pleonastico, su.








Continua a leggere: Mentana al TgLa7: un colpaccio "seriale"
Eravamo in attesa di nuove già da qualche giorno, in merito all’affare Enrico Mentana/La7. L’ex conduttore di Matrix doveva firmare in qualità di nuovo direttore del telegiornale: è stato lo stesso giornalista - in un recente sondaggio eletto dagli spettatori come il mezzobusto preferito della televisione - a specificare che non ci saranno problemi per l’ingaggio ma che, al momento, è ancora impegnato con la lettura e l’analisi meticolosa del contratto che gli è stato sottoposto. Solo ieri confermava:
“La firma dovrebbe avvenire domani mattina (oggi - ndr) ma la cosa finché non succede non è successa. Sarebbe sempre bene non parlarne ma voglio essere estremamente sincero: sono qui che sto controllando tutti gli aspetti, non pecuniari per intenderci. Quando uno inizia una nuova avventura deve essere meticoloso nella verifica delle condizioni perche’ si tratta di affrontare una sfida non da poco”.
Trascorse 24 ore, lo stesso Mentana ha rilasciato nuove brevissime dichiarazioni al quotidiano Affaritaliani, precisando che la situazione non sembra ancora essersi sbloccata:
“E’ fatta, ma per la firma definitiva ci vorranno ancora due giorni…”.

Dopo aver parlato dei palinsesti autunnali di Rai1 e di Rai2 è ora la volta di scoprire la programmazione di Rai3 per la prossima stagione televisiva. Ieri sera presso la tensostruttura realizzata al Castello Sforzesco di Milano, due dei personaggi che hanno riscosso gli applausi più fragorosi sono stati proprio due esponenti di Rai3: Milena Gabanelli e Giovanni Floris, che hanno confermato la ripartenza delle loro fortunate trasmissioni: “Report” in onda la domenica sera dopo il riconfermatissimo “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, la prima puntata con un inchiesta sulla Rai e “Ballarò” dalla metà di settembre sempre di martedì alle 21:10. Ma la programmazione di Rai3 in prima serata conterrà anche un nuovo programma, condotto da Pippo Baudo, oltre che la tanto discussa trasmissione di Fabio Fazio, pure lui presente ieri sera, con Roberto Saviano dal 27 ottobre in onda per 4 mercoledì (di seguito?) dal titolo “Vieni via con me” .
Le prime serate della terza rete, con il ritorno alla direzione di Paolo Ruffini, ieri sera presente in prima fila con gli atri due direttori di rete Mazza e Liofredi, si compone anche degli storici marchi di rete come “Chi l’ha visto” di Federica Scairelli il lunedì e “Presa diretta” di Riccardo Iacona la domenica a settembre prima della partenza di “Report”. Segnaliamo poi anche il ritorno di Carlo Lucarelli con un nuovo format televisivo fra informazione ed attualità, dove saranno indagate alcune importanti vicende italiane, che sono state al centro del dibattito collettivo e che in seguito son finite dimenticate. Nelle prime serate del venerdì, oltre ad un nuovo ciclo de “La grande storia” è previsto il debutto di un nuovo programma “Hotel Patria”, che eredita per certi versi l’ esperienza di “Mi manda Rai3”, centrando l’attenzione sui problemi quotidiani dei cittadini, sulle ingiustizie e sui torti subiti.
Il sabato sera sarà teatro poi di una nuova proposta scientifica dal titolo “Ritorno al futuro”: un programma che si propone di raccontare come la scienza sia un elemento che concorre a raccontare la nostra storia. Al timone di questa nuova proposta sarà Alex Zanardi, un personaggio noto del mondo dello sport che ha saputo usare la scienza e la tecnica nel corso della sua vita, per superare i momenti difficili che ha dovuto subire. E’ previsto poi il ritorno di “Nati liberi” con Licia Colò, un programma che racconterà lo spettacolo della natura grazie anche alle immagini suggestive del National Geographic.
Continua a leggere: Presentazione Palinsesto Rai3: Autunno 2010

A margine della questione-Busi, il Presidente della RAI Paolo Garimberti ha commentato così, ai consiglieri del CdA, parlando del telegiornale diretto da Augusto Minzolini:
È un Tg reticente. Il Tg2 è un giornale, il Tg1 no. E non è questione di linea politica.
Il che apre la strada a una serie di ulteriori considerazioni che partono da un semplice presupposto: cosa deve succedere ancora? Se, come afferma Maria Luisa Busi, se come appare smaccatamente evidente a chiunque utilizzi altri canali di informazione che non siano esclusivamente il tg dell’ammiraglia RAI, con Minzolini il Tg1 nasconde la vera Italia, cosa deve succedere ancora, perché la linea cambi?
Garimberti continua:
Siamo oltre la disinformazione che pure è evidente. Il problema è la qualità del giornalista. Dopo dieci minuti il Tg1 comincia a mandare in onda servizi sugli orsetti della Siberia e sui serpenti in Australia. È chiaro, lo fa per nascondere notizie ben più importanti.
Sono affermazioni che dovrebbero far sobbalzare sulla sedia chiunque. Invece, non succede nulla.
Alla fine la più reazionaria delle conduttrici del Tg1 non ce l’ha più fatta. Vessata dal direttore Augusto Minzolini, Maria Luisa Busi ha rinunciato alla conduzione del più importante telegiornale nazionale: lo ha scritto lei stessa apponendo una lettera nella bacheca della redazione di Viale Mazzini. Tre cartelle e mezzo - come scrive la Repubblica - in cui la telegiornalista spiega come non riesca più a riconoscersi nella testata a cui presta il volto. Come professionista, scrive la Busi, l’unico elemento per “difendere le proprie prerogative professionali” è togliere la firma, nello specifico il volto. Non sarà dunque più lei a condurre il telegiornale delle 20.
Succede anche questo. La redazione del Tg2 è in fortissima agitazione a causa di motivazioni soprattutto logistiche. Il Cdr ha annunciato un pacchetto di giornate di sciopero a causa della divisione in tre sedi per i lavori di digitalizzazione: questo, a detta della stessa redazione, rende la messa in onda quotidiana praticamente impossibile. Si legge nella nota ufficiale emessa:
“La redazione del tg2 denuncia la grave situazione di disagio nella quale è costretto a lavorare ormai da due anni, a causa dei lavori per la digitalizzazione della testata, con gravi ripercussioni nell’organizzazione del telegiornale e nell’adempimento della propria missione di servizio pubblico. Ogni giorno è a rischio la messa in onda del telegiornale: la divisione in tre diverse sedi determina la frammentazione del processo produttivo. I lavoratori del Tg2 affrontano quotidianamente difficoltà logistiche, organizzative e tecniche in condizioni lavorative poco dignitose. Per questo l’assemblea del tg2 , a seguito dell’ennesimo ritardo nelle risposte da parte dell’azienda su tempi e modalità della conversione al digitale, proclama lo stato di agitazione e annuncia un pacchetto di giornate di sciopero. Si avvia la procedura di conciliazione, come previsto dalla legge sullo sciopero nel servizio pubblico”.
I giornalisti descrivono e mostrano, tramite un filmato, le problematiche assolute a cui vanno incontro nel lavoro quotidiano: redattori costretti a spostarsi da una sede all’altro, spingendo paradossali carrelli ricolmi di cassette, beta e altri incartamenti utili al lavoro, stanze di lavoro limitanti e piccole, archivi improvvisati e un sistema di climatizzazione che non funziona. Tutto questo, naturalmente, nel silenzio, visto che l’azienda è talmente impegnata con le varie procedure per mettere un piede nel futuro, da dimenticarsi del presente.
Il Cdr di RaiNews24 è sempre più preoccupato. Dopo le lamentele di qualche mese fa ci sono altre due decisioni della dirigenza che destano sconcerto fra i giornalisti del canale allnews della Rai. Innanzitutto il “taglio” di mezzora del palinsesto di RaiTre che trasmetteva sino alle 7.30 i programmi d’informazione di RaiNews24: ora il segnale sarà diffuso sulla terza rete Rai solo fino alle 7 e si salva per un pelo, ma in una versione ridotta e tagliata, “Il Caffè di Corradino Mineo“, la rubrica quotidiana del direttore, che va in onda dalle 6.30.
Il canale all-news della Rai perde uno storico spazio di visibilità in chiaro su Raitre dalle 7 alle 7.30 che da oggi 3 maggio verrà sostituito con un programma della Testata regionale. Un altro colpo mentre, pur in assenza di adeguate risorse e mezzi, Rainews24continua a fare ottimi ascolti. Siamo all’ennesima prova dell’assenza di un progetto editoriale per Rainews24. Il quadro si fa ancora più confuso con le voci non confermate, ma neanche smentite, di ‘prove tecniche di all-news’ da parte della Tgr.
Altra novità poco gradita è il nuovo logo e il nuovo nome, il cui esordio è previsto per il 18 maggio, che perde il suffisso “24“. Così prosegue la nota diffusa dal Cdr:
La confusione diventa totale quando la Rai senza chiarirne i motivi cambia anche il nome e il logo del canale che dal 18 maggio si chiamerà solo Rainews, perdendo il numero ‘24′ che ormai è il tratto distintivo delle all news di tutta Europa. Il Cdr di Rainews24 chiede ancora una volta che il Direttore Generale e il Consiglio di Amministrazione della Rai chiariscano il ruolo e la missione editoriale del canale all-news, e risposte sulle risorse e mezzi indispensabili a garantire la competitività della Rai sull’informazione all news, anche in vista dell’arrivo sul digitale terrestre di Sky e dell’all-news di Mediaset. Di fronte a questo colpevole silenzio continuiamo a pensare che le decisioni sulla Rai vengano prese non più a Viale Mazzini, ma altrove.

Un duello televisivo all’americana è roba nuova per la tv britannica. Questo primo esperimento ha fatto sconquassi in terra d’Albione: si vede che i protagonisti, in vista delle elezioni, non sono abituati. Gordon Brown, ritenuto forse spento un microfono che invece era bello vispo ha definito la pensionata Gillian Duffy - supporter del suo partito - “una fanatica” e “una bigotta” in diretta televisiva creando una ridda di polemiche inaudita: la donna è stata presente all’ultimo dibattito televisivo, quello decisivo, l’ultimo prima dello scontro elettorale tra i tre candidati previsto per il 6 maggio e ha ricevuto le scuse di rito. Lo stesso Brown ha ammesso di conoscere meglio la materia economica che quella televisiva, giustificando così la brutta figura commessa.
Differentemente che in Italia, sembra che il sistema del dibattito in televisione smuova molto l’opinione pubblica: “E’ un momento molto importante dell’elezione”, ha detto alla stessa BBC il conservatore David Cameron. Il candidato liberal-democratico Nick Clegg, da par suo, ha visto crescere vertiginosamente la sua popolarità nei sondaggi, proprio in seguito alla sua apparizione televisiva. Difficile capire se questo dato sia sintomatico della maggiore forza penetrativa del mezzo televisivo o della maggiore penetrabilità del ricevente. Probabilmente in Inghilterra l’informazione televisiva è percepita come una materia più pulita, cristallina e onesta di quanto non accada da noi: in questo modo i cittadini e telespettatori sono più propensi a lasciarsi “convincere” dai faccioni inscatolati dal tubo catodico.

Un premio che diventa motivo simbolico in quest’anno nero per l’informazione in Italia. Emilio Carelli, direttore di SkyTg24 ha vinto la XXXI edizione del Premio Ischia come “Giornalista italiano dell’anno”. Personalmente era una nomina che mi inquietava non poco: temevo che il riconoscimento potesse andare ad esponenti del giornalismo televisivo di poco conto, se non nocivi: in effetti dal calderone diventava quasi impossibile pescare bene, considerati gli scempi a cui la nostra libertà di pensiero è andata incontro negli ultimi mesi. Invece Carelli si è aggiudicato il premio. Un direttore esterno, per così dire, sia a Rai che a Mediaset e che già una volta, in tempi meno sospetti, avevamo provato a nominare come sperabile alternativa ai “pasticciacci” che si cominciavano a delineare all’orizzonte. A sceglierlo è stata la giuria internazionale composta da Valentina Alazaraki, Bianca Berlinguer, Mario Calabresi, Luigi Contu, Gaetano Coscia,Virman Cusenza, Giuseppe Di Piazza, Massimo Giannini, Franzo Grande Stevens, David Grossman, Giuseppe Marra, Roberto Napoletano, Joaquin Navarro Valls, Mario Orfeo, Gianni Riotta e Peter Sthotard e… Augusto Minzolini.
Questo accade all’indomani di un evento importante trasmesso proprio da SkyTg24: il primo confronto tv tra Gordon Brown, David Cameron e Nick Klegg, proposto integralmente dal telegiornale di Carelli in vista delle elezioni inglesi in programma il prossimo 6 maggio. Un esempio di informazione fatta bene, questo proveniente dall’Inghilterra, che ha dato modo agli spettatori italiani di conoscere le tecniche di confronto anglosassoni, ferree e rigide: faccia a faccia regolati da 76 regole di condotta, domande non comunicate in anticipo agli ospiti e selezionate fra quelle poste dai telespettatori e da un pubblico in studio. Vietati gli applausi.
Deve ancora crescere, certamente, SkyTg24: qualcuno lo accusa d’essere un prodotto troppo patinato. Meglio la patina che la pece, se mi è consentito.

Prende parola e posizione anche Tiziana Ferrario, dopo Maria Luisa Busi, epurata da circa una settimana dal direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Una carriera lunga 30 anni evaporata nell’arco di un capriccio di regime: così va l’Italia, così va il nostro Paese amatissimo. Scrive la stessa Ferrario in una lettera rivolta ai colleghi, appesa ieri in bacheca:
“La nostra redazione non era mai scesa così in basso, al Tg1 si sta consumando un disastro. L’ambizione di alcuni di voi e la paura di altri vi impedisce di parlare apertamente. Siamo stati messi gli uni contro gli altri, molti sono emarginati, altri hanno tripli incarichi. Non vedo più scoop da tanto tempo, abbiamo perso credibilità”.
Questa la risposta di Minzolini:
“La Ferrario stava lì da 29 anni e passa, mentre tante altre professionalità appassivano alla sua ombra. E non era giusto cambiare? Si lavora anche senza conduzione, vediamola, la sua produttività. Un totem come Frajese in video ci rimase 10 anni, Vespa sei. Ho fatto quello che andava fatto molto prima”.
E’ la padrona di casa del pomeriggio del sabato di RaiUno con il talk show “Le amiche del sabato”, che ogni fine settimana con la complicità di 4 donne famose tratta altrettanti argomenti di attualità, cronaca e spettacolo, parliamo di Lorella Landi che oggi è ospite delle colonne di Tvblog. In questa nostra intervista ci parla di questo suo impegno televisivo settimanale, di come ci è arrivata, attraverso anche l’esperienza pluriennale come inviata della Vita in diretta e delle sue aspirazioni professionali per il futuro e di come vede la televisione di oggi.
Lorella Landi come è arrivata in TV?
Per caso. Sono approdata 11 anni fa alla Vita in diretta perché durante un viaggio in treno ho incontrato Gianfranco Agus. Parlando con lui ho detto che ero giornalista e lui mi disse che l’autore della Vita in diretta Daniel Toaff stava cercando nuovi giornalisti per il programma. Ho dato quindi il mio curriculum, ho fatto regolare colloquio e sono stata presa.
E’ stata poi per molti anni inviata alla Vita in diretta, come ricorda quell’esperienza?
L’esperienza è stata molto bella e molto faticosa, durata 5 anni. La Vita in diretta è una grande gavetta che consiglio a tutti quanti vogliono fare i giornalisti. Lì ti insegnano a fare il giornalista, nel senso che non fai soltanto l’intervista ma impari anche a montare il servizio filmato in sala di montaggio. A me sono piaciuti poi moltissimo quei 5 anni perché mi hanno permesso di viaggiare tanto. Coprivo il settore dell’attualità e della cronaca rosa. Seguivo la moda e anche gli eventi cinematografici come Venezia oppure Cannes. Sono stata a Los Angeles, Londra, perché essendo poliglotta ero l’inviata di punta che seguiva tutti gli eventi all’estero.La vita in diretta mi ha formata e mi ha permesso di arrivare dove sono oggi
Recentemente c’è stata una polemica in diretta fra Simona Ventura, collegata dallo studio dell’Isola dei famosi per lanciare la puntata serale del suo programma ed il conduttore della Vita in diretta Lamberto Sposini, in cui lei si sentiva fuori posto in un programma che ora si occupa quasi totalmente di cronaca e poco di spettacolo. Cosa pensa della svolta della Vita in diretta di questi ultimi tempi di dar più spazio alla cronaca e meno allo spettacolo inteso anche come gossip?
Io penso sia giusto che una trasmissione negli anni si evolva e che non rimanga sempre uguale. Anche perché la Vita in diretta è la trasmissione di punta del pomeriggio di RaiUno e spesso e volentieri batte Pomeriggio 5. Avere un occhio più attento sull’attualità è giusto. Bisogna seguire anche l’evoluzione dei gusti del pubblico. Prima era di gran voga parlare molto di gossip e cronaca rosa ora il paese presta un occhio più attento a quelli che sono i fatti di attualità.
E’ arrivata poi la proposta di Effetto sabato, ora diventato Le amiche del sabato, dall’esterna allo studio come è stato il salto?