
Nina Zilli è uno dei personaggi sanremesi dei quali si sta maggiormente parlando, ma ultimamente più da un punto di vista televisivo che musicale. Scelta tra i partecipanti del Festival di Sanremo 2012 per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest di maggio (a Baku), la Zilli sarà anche una dei protagonisti dello show di Canale5 con Giorgio Panariello, Panariello non esiste, in onda per quattro lunedì dal 5 marzo.
Non vogliamo certo fare dietrologie, ma c’è un doppio filo che lega ancora una volta Rai e Mediaset, questa volta attraverso la Zilli. Da una parte possiamo dire che la sua presenza al Festival e la scelta da parte dell’organizzazione sanremese di farne la nostra bandiera per l’ESC le ha dato una notevole visibilità in vista dello spettacolo di Panariello.
Dall’altra, proprio la partecipazione a Panariello non esiste le darà ulteriore visibilità televisiva, facendole raggiungere un tipo di pubblico parzialmente diverso da quello del Festival e aumentando così la sua popolarità e la capacità di “richiamare” davanti al piccolo schermo - questa volta su Rai2 - qualche spettatore in più a seguirne le gesta a livello europeo e a tifare per lei.
La scelta di farci rappresentare dalla Zilli a quello che Gianni Morandi chiama Eurosong pare avere insomma vari “risvolti”. Non possiamo certo sapere se l’organizzazione sanremese ne abbia tenuto conto al momento della decisione, ma il risultato è che sia Rai che Mediaset potranno avere dei benefici grazie alle sue apparizioni. Magari piccoli, ma è pur sempre vero che in tempo di crisi (degli ascolti), una “briciola” può fare la differenza.
Nina Zilli e Giuliano Palma - Festival di Sanremo 2012




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Mentre prosegue la comunicazione con tutti coloro (siete veramente tanti) che hanno partecipato alla fase di “preselezione” per l’esperimento di analisi tv che abbiamo lanciato qualche giorno fa e sul quale, a breve, saremo più dettagliati, abbiamo lanciato la fase di presentazione dell’esperimento stesso e di tutti gli annessi e connessi.
Si tratterà di un’iniziativa ad ampio respiro, dal nome WIDG (un acronimo che sta per Web Indice Di Gradimento), aperta a tutte le realtà sul web che vorranno partecipare, con una propulsione che nasce da TvBlog, Realityshow.blogosfere.it e Cinetivu.com, ma chiunque vorrà partecipare con contenuti e idee sarà ben accetto: il progetto è assolutamente orizzontale e - per usare un’espressione magari un po’ abusata - nasce “dal basso”. Non ci sono committenti, nè aziende che sponsorizzino l’iniziativa, nè interessi altri: c’è solo la buona volontà di chi ha deciso di provare a creare una sperimentazione e, contestualmente, la produzione di contenuti sul tema della qualità televisiva, della misurazione degli ascolti, dell’equivoco qualità vs. quantità e via dicendo. L’obiettivo? Conoscere, capire e ricercare la qualità in tv. Insieme, senza che nessuno si metta in cattedra.
Rendetevi complici dell’iniziativa: è aperta a tutti, è davvero social.
Cominciamo a considerare il tema, la domanda Com’è la tv che vorresti?
Si può sviluppare in 140 caratteri su Twitter, con l’hashtag #WIDG, oppure senza limiti di spazio sui vostri blog o profili Facebook (in quel caso, però, se volete che le vostre riflessioni vengano aggregate al progetto, dovreste segnalarcele, naturalmente).
Le attività del progetto vengono aggregate sulla pagina Facebook di WIDG e sull’apposito Storify.

L’Italia è un paese dall’indignazione facile e dalla memoria corta. Non si spiega altrimenti, il polverone che ha sollevato - e che avevamo ampiamente previsto - Adriano Celentano con le sue (innocue e per nulla originali) frasi su Famiglia Cristiana e Avvenire. E non si spiega altrimenti che quasi nessuno si sia ricordato, in questi giorni, delle numerose ingerenze - oltreché della Chiesa nella vita politica italiana, ovviamente - dei due giornali cattolici nei confronti della televisione. Che spesso hanno chiesto anche di chiudere programmi televisivi.
Lo spunto ci viene offerto dai colleghi di Polisblog.
Basta fare un po’ di ricerca nel nostro archivio e, più in generale, sul web per ricordarsene. Citiamo, per esempio, l’ultimo caso in ordine di tempo fra quelli più eclatanti: quando cioè Famiglia Cristiana tuonò contro Fiorello per aver osato parlare di preservativo in televisione. Altra gag innocua, altro esempio di quanto sia arretrato il paesello nelle sue falangi cattoliche: parlammo, all’epoca, di commento reazionario del giornale cattolico, che se la prese anche con Benigni.
E come dimenticare Avvenire che tuona contro i Soliti idioti, dando voce all’Aiart che si esprimeva con frasi perentorie: «Non è accettabile che un programma indirizzato agli under 18 ridicolizzi la religione». Non è accettabile da chi? In generale? O è solo un’opinione parziale e limitata come quella di Celentano?
E come dimenticare la chiusura di Decameron? Ufficialmente per una battuta su Ferrara - ahinoi, copiata da Luttazzi -, ma secondo il comico per la puntata seguente, che avrebbe parlato della Chiesa.
Sempre l’Avvenire se la prendeva addirittura con lo spot di Sky con i “miracoli sportivi” annessi e contro Paola Perego per un’intervista a Sandra Milo pro-eutanasia e contro la rappresentazione della famiglia italiana in televisione. Per tacer dell’Osservatore Romano contro Lino Banfi e, più in generale, contro la rappresentazione dell’omosessualità in televisione.
Proseguiamo, se il discorso non fosse chiaro. Perché più d’una volta i giornali cattolici hanno chiesto la chiusura di questo o quel programma.

Si è concluso il Festival di Sanremo 2012. E si è chiuso col botto finale: vittoria strameritata di Non è l’inferno, una canzone che rimarrà senza dubbio negli annali della musica internazionale per originalità, arrangiamento e parole. Questo straordinario risultato meritocratico si accompagna a un televoto che, finalmente, sovverte ogni pronostico (dei giornalisti così come dei bookmakers) e che ha premiato davvero la qualità canora e musicale. L’alchimia non fa che confermare il profondo cambiamento culturale del Paese: un miglioramento tangibile, che ci investe come una nuova primavera, giorno dopo giorno, di cui la magnifica messa in scena di questo Festival è dimostrazione. Di più: cercar difetti all’evento vorrebbe dire essere ingrati e irriconoscenti verso chi ha restituito ai suoi fasti non solo la prima serata di RaiUno ma addirittura la musica italiana nella sua eccellenza; a chi ha riportato in televisione il gusto per il grande show. Se proprio si volesse parlare di difetti, bisognerebbe parlar, se mai, di imperfezioni, che impreziosiscono la bellezza anziché deturparla.
Eccellente la conduzione, sempre frizzante, mai sopra le righe: un Gianni Morandi prontissimo all’improvvisazione, limitate le gaffes, ha raggiunto un livello empatico con il pubblico, i cantanti e i telespettatori che non si era mai visto prima. Lo straordinario lavoro della direzione artistica di Gianmarco Mazzi - purtroppo all’ultimo anno di Festival - consegna alla storia della televisione
un’edizione del Festival mai approssimativa: Mazzi, sempre disponibilissimo con la stampa, ha annunciato le proprie dimissioni fra lo sconforto generale, perché dopo così tanti successi è diventato una specie di Mourinho della televisione, ha vinto tutto. E ha deciso di dedicarsi ad Amici di Maria De Filippi, per arricchire il proprio bagaglio di esperienze con una trasmissione nuova, con cui non ha mai avuto alcun tipo di contatto.
Rocco Papaleo in gran forma ha sdoganato la parola minchiata, attingendo dal Belli e dall’Angiolieri per portar un sano vernacolo colorito sul palco dell’Ariston. E’ stato una spalla perfetta, mai invadente, per Morandi. Ha sagacemente incarnato, col suo loden, quell’Italia rigorosa che si sa anche prendere in giro con tanta autoironia. Ha chiosato, infine, l’esibizione più bella del Festival - quella di Patti Smith, ma le altre non sono state affatto da meno - con una performance che, saggiamente, ha abbassato il livello senza però eccedere: tutto l’Ariston che canticchia Tuf-Tu-Tuf imitando una rarissima foca-pinguino non si era mai visto prima. Capolavoro, che si è trasformato subito in tormentone da ripetere ma con buon gusto e senso della misura.
E non si può tacere sui testi e sul capillare e puntuale lavoro autoriale. Battute sempre graffianti ma con garbo, snodi d’alta classe che mescolano, con sapienza, l’alto e il basso, si sono accompagnati per tutta la durata del Festival a presentazioni originali, puntuali e informatissime di ogni cantante, a cominciare dagli ospiti stranieri. Con questi ultimi, l’interazione sul palco è stata garantita dal poliglottismo dei protagonisti e dalla loro preparazione.
Che dire, poi, delle bellezze che hanno accompagnato queste serate indimenticabili?
La regina è senza dubbio lei, Belen Rodriguez, maliziosa ma con classe: ha osato senza strafare e ha fatto dimenticare la brutta parentesi del filmato soft-core che era circolato sul web, mostrando a tutti che il duro lavoro paga e sfoderando una inaspettata ma concreta propensione per la conduzione: è pronta per un programma tutto suo. Ivana Mrazova, giovanissima e bellissima, ha sfatato il mito deteriore della valletta incapace: impressiona soprattutto, a ripensarci, la velocità con cui ha imparato l’italiano e la sua capacità di affiancare alla perfezione, senza mai una sbavatura, lo splendido padrone di casa Gianni Morandi.
Elisabetta Canalis si è elevata definitivamente dal piccolo schermo - e qui, dunque, la differenza con le altre due bellissime - e ha sfoderato eccellenti doti attoriali in una performance di grande intensità con Adriano Celentano. Sguardo intenso alla Anna Magnani, piedi scalzi come Nada, è pronta per il cinema d’autore ma anche per il mainstream più ricercato: il suo viso dolce ed espressivo ipnotizzava il molleggiato. C’è stato spazio anche per Geppi Cucciari: è stata brava, come tutti. Per alcuni, però, sarebbe stata addirittura il meglio del Festival: si tratta sicuramente di persone che non possono concepire che un fisico statuario come quello della Rodriguez possa coincidere con un’innata capacità di intrattenere. Non ce ne voglia Geppi, dunque: le sue battute strappavano sì più d’un sorriso, ma la performance delle altre colleghe era senza ombra di dubbio da standing ovation.

E veniamo a Lui. Il Nume Tutelare del Festival. Adriano Celentano. Un Giordano Bruno cantore, un uomo al passo coi tempi, un cantante ancora capace di singoli da hit ma, al tempo stesso, un divulgatore come non se ne erano visti prima, crasi perfetta di quel libero pensiero, di quell’autonomia culturale che dovrebbero essere proprie di tutti. Non solo di tutti gli uomini di spettacolo, ma anche di ciascun buon cittadino. Cui vanno senza dubbio rimproverati gli errori, che pure il molleggiato non ha esitato ad ammettere: debordante nella genialità dei testi del monologo si è, fatalmente, lasciato scappare anche qualche inesattezza, insieme a verità mai rivelate, o quantomeno troppo spesso nascoste dal servizio pubblico. Giusto esser fermi, dunque. Ma giusto anche riconoscerne la grandezza: capita di sbagliar qualcosa, quando si ha così tanto da dire.
Foto d’apertura | © TM News
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Emma ha vinto il Festival di Sanremo 2012




Festival di Sanremo 2012 - Le foto della finale
Emma ha vinto il Festival di Sanremo 2012.
Era una vittoria annunciata fin dal principio, e il televoto non ha regalato alcuna sorpresa, al momento della resa dei conti. In finale erano arrivate, insieme all’ex talent di Amici di Maria De Filippi, Noemi e Arisa. Addirittura, Noemi era prima, Arisa seconda, Emma solo terza dopo la somma della prima tranche di televoto, voto dell’orchestra e voto della sala stampa (quest’ultima aveva premiato Noemi, facendola passare dal quarto al primo post e facendo scendere dal podio virtuale l’accoppiata D’Alessio-Bertè).
Ma alla fine le due finaliste non hanno potuto nulla contro la potenza di fuoco dei televotanti (che vedeva riuniti anche i fan di Alessandra Amoroso, sapientemente accoppiata alla Marrone nella serata dei duetti).
Per la terza volta in quattro anni, dunque, la De Filippi piazza uno dei suoi “Amici” sul gradino più alto del podio (l’anno scorso, solamente Roberto Vecchioni aveva privato Emma, con i Modà, della vittoria). Se si considera che Alessandro Casillo, vincitore fra i giovani, proviene da Io Canto si può dire che il Festival è stato vinto dai talent di Canale5 senza timore di sbagliare.
Talent di Canale5 che stanno per accogliere l’ex direttore artistico del Festival di Sanremo, Gianmarco Mazzi (il quale, come noto, lavorerà al serale di Amici).
Un testo che vorrebbe essere “impegnato”, quello della canzone vincitrice, Non è l’inferno, che Mario Luzzato Fegiz ha definito, sul Corriere della Sera uno dei testi più brutti e confusi mai ascoltati al Festival. Emma - che al momento di cantare di nuovo si dimentica persino i nomi degli autori del testo e si commuove senza lacrime - ha la grinta giusta e la fanbase sufficientemente numerosa per portarlo comunque al trionfo finale.
Foto | © TM News
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Amici 11, speciale di sabato 18 febbraio 2012
“Amici 11″ continua la sua strada verso il serale, con lo speciale di oggi, sabato 18 febbraio 2012. Sono quattordici gli alunni ancora nella scuola, ma solo nove potranno accedere alla fase finale del programma ideato e condotto da Maria De Filippi, in onda in primavera. Quindi, proseguono gli esami di sbarramento.
La sfida di oggi vede al centro Claudia Casciaro, dei verdi, ultima nel televoto della scorsa settimana. Per lei la presenza nella scuola è a rischio, ma anche gli altri ragazzi non possono stare tranquilli fino a quando non avranno la certezza di passare alla fase serale della trasmissione.
Ricordiamo chi sono gli alunni ancora presenti nelle squadre:
Squadra Blu (capitanata da Mara Maionchi e Luciano Cannito): Gerardo Pulli e Stefano Marletta, cantautori; Francesca Mariani, cantante; Giuseppe Giofrè e Jonathan Gerlo, ballerini.
Squadra Gialla (capitanata da Grazia Di Michele ed Alessandra Celentano): Carlo Alberto Di Miicco e Ottavio De Stefano, cantanti; Josè Becerra, Francesca Dugarte e Chiara Giuli, ballerini;
Squadra Verde (capitanata da Rudy Zerbi e Garrison Rochelle): Claudia Casciaro e Valeria Romitelli, cantanti, e Marco Castelluzzo, cantautore; Nunzio Perricone, ballerino.

La prima notizia data da Maria De Filippi è che a breve comunicherà il giorno di partenza del serale (non oggi, però). “Vediamo di arrivarci”, dice ai ragazzi. Quindi si parta con la sfida delle squadre, e Valeria canta “Non gioco più”.

Rudy è soddisfatto: “Quando la canta diventa un po’ fatalona…”. Valeria chiede di spiegare, e secondo Zerbi quando canta questa canzone diventa “panterona”.
L’esibizione di Valeria non era in una sfida, perchè i verdi sono in minoranza, e Nunzio non può ballare per via di uno stiramento. “E’ la maledizione della Celentano, sta facendo fuori tutti i ballerini che non le piaccioni”, ironizza la conduttrice. Quindi parte la sfida di ballo tra Giuseppe e Jose sulle note di “Candy Shop”.

A Garrison piace l’esibizione, e secondo lui Martina balla con piacere con Giuseppe perchè ci mette passione. Josè, a differenza di lui, balla col cappuccio indosso.

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Dopo una breve disamina, in redazione abbiamo deciso di assegnare il nostro personale premio per il “miglior duetto” della serata a Arisa, che ha cantato la sua La notte insieme a Mauro Ermanno Giovanardi, con Mauro Pagani al violino (cosa che ha confuso non poco Morandi, che non concepiva che si potesse dirigere e suonare al tempo stesso) e Giuseppe Barbera al pianoforte.
Se dovessimo dare un premio speciale, be’, non potrebbe che andare al duo Gigi D’Alessio-Loredana Bertè, con il remix di Respirare proposto da Dj Fargetta. Sì, d’accordo, la musica è un’altra cosa. Ma l’esibizione (rigorosamente in playback!) con l’ammucchiata disco-dance, stile rave party, era un trash talmente sublime da meritare la segnalazione speciale. Ad alto effetto-televoto, il duo Emma-Alessandra Amoroso (con Emma sempre più favorita per la vittoria finale, evidentemente. Canale5 bisserebbe così la vittoria di Casillo (ex Io Canto) con il terzo trionfo di una ex-Amici). Nina Zilli non riesco, personalmente, ad inquadrarla. Certo, la tromba di Bosso è sempre notevole (anche se ormai è ospite-resident).
Tutto il resto ha avuto alti e bassi, ma senza particolari picchi di intensità.
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Con una sola battuta, Platinette (in versione Mauro Coruzzi, alla fine del suo “duetto” con i Matia Bazar) spiega a Gianni Morandi - e a tutti quelli che pensano che ci si attacchi alle virgole, mentre ci si attacca proprio all’humus in cui nascono e crescono gli atteggiamenti di patetica tolleranza - perché le sue uscite sugli omosessuali dei giorni scorsi fossero fuori luogo (quella della seconda serata e al bis di ieri).
Prende il microfono e dice:
«Io amo gli etero».
Applausi. Qualcuno avrà capito quanto suoni strano categorizzare. Gianni Morandi, a questo punto, ha la possibilità di uscirne elegantemente. Tacendo. E invece risponde e ribadisce:
«E io amo gli omosessuali».
Niente, non ce la fa. Ma è evidentemente in buona fede.
Festival di Sanremo 2012: Patti Smith stratosferica e i Marlene Kuntz, con Impressioni di settembre prima e Because The Night dopo, mettono un punto grosso come una casa al Festival. Tutto il resto andrebbe sospeso per manifesta inferiorità, perché il momento musicale era, semplicemente, altissimo. Una sospensione del tempo che ti fa scordare, per qualche minuto, di cosa stiamo parlando. Monumentale, Patti Smith. Bello vederla e sentirla cantare con i Marlene quasi increduli. Morandi, alla fine della performance su Because The Night dice a Cristiano Godano: «Sei contento, sì?». La parola giusta, forse, è estatico. Ed estasiati siamo noi che ascoltiamo. Poi arriva la Foca di Rocco Papaleo a devastare tutto e a ricordarti di nuovo tutte le goffaggini a cui hai assistito. A tutto l’imbarazzo. Anzi, a tutto ilfremdschämen (cit. da Guia Soncini) Pazienza, però.
Perché parimenti impressionante, c’è anche un grande Brian May con la sua chitarra - accompagnato dalla ridondante presentazione «è il fondatore dei Queen insieme a Freddie Mercury - che trascina tutto il duetto con Irene Fornaciari e anche il pubblico dell’Ariston a godersi una chitarra rock. Finalmente.
Paradossale: i due che avevano accoppiati i big che hanno regalato le performance migliori, poi sono stati eliminati al televoto, con il prevedibilissimo ripescaggio. Fra gli altri, appaiono degni di nota il duo Nina Zilli-Skye, Arisa e Josè Feliciano, per la grinta, Dolcenera e Professor Green (ma il rap su Vita spericolata non ci sta); old style i Matia Bazar con Al Jarreau; non buona la performance di Emma con Garry Go; divertente ma per pochi secondi l’accoppiata Bregovic-Bersani; D’Alessio distrugge l’attacco di «Almeno tu nell’universo». Per fortuna rimediano la Bertè e Macy Gray.
Ma le parole, davvero, non contano. Sospendiamole, perché c’è stata una straordinaria Patti Smith.

Effettivamente, all’elenco di quelli che si sono schierati pro o contro Adriano Celentano, mancava solo Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte, cui evidentemente brucia ancora il ricordo doloroso della clamorosa e meritatissima debacle del suo Ci tocca anche Vittorio Sgarbi, abortito dopo la prima puntata, si sfoga a modo suo ai microfoni di TgCom24, commentando la performance del molleggiato:
«A me è stato smontato un programma di 5 mesi per non farmi parlare di Dio. A me è stato detto e così è finita. Certo che se Celentano l’hanno pagato per lasciargli dire tutto quello che voleva, adesso non ci si può lamentare perché non ha detto cose che piacciono ai vertici Rai. Tutto questo si scrive nella chiamata di Celentano come un profeta, invece che come cantante. E’ come se si fosse convocato Picasso a parlare di biologia»
L’incipit della dichiarazione non tiene conto del fatto che il programma di Sgarbi fu bocciato perché venne demolito sia dalla critica sia dagli ascolti pessimi.
Quanto a Celentano, ormai la questione comincia a stancare: molto rumore per nulla: il cantante ha fatto quel che fa sempre, coerentemente col suo personaggio.
C’erano i testi delle sue canzoni, fin dagli esordi, a raccontarci la sua visione del mondo (quando non parlava d’amore), della religione, delle ingiustizie, della mancanza di rispetto per l’ambiente e via dicendo. Se non per la parola profeta, che ben si accompagna a una telepredica, dunque, l’intervento di Sgarbi, in ogni caso, appare completamente scentrato.
Così come le assurde recriminazioni per il suo programma, che non è piaciuto praticamente a nessuno. E che è stato un flop storico.
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Oggi la Rai riunirà il consiglio d’amministrazione per discutere del caso-Sanremo. Perché, se non si fosse capito, c’è un caso-Sanremo. E, anche se si parla solamente di quello, non riguarda solamente i presunti attacchi alla Chiesa di Celentano (che, certo, non avranno fatto piacere alla fervente Lorenza Lei e le avranno dato il pretesto per mandar Marano a supervisionare), ma riguarda, in maniera più allargata, una gestione allegra del Festival, che Paolo Conti, sul Corriere della Sera, definisce magistralmente una «caotica repubblica autonoma».
Fine dell’era di Gianmarco Mazzi, dunque (e di riflesso, verosimilmente, anche dell’era Lucio Presta), dal 1 marzo 2012 il Festival di Sanremo 2013 verrà sottratto - spiega Conti - a Rai1 e sottoposto alla «piena responsabilità editoriale della nuova Direzione intrattenimento diretta da Giancarlo Leone. Sanremo torna alla Rai. Addio al contratto col direttore artistico Mazzi, che scade nei prossimi giorni».
E, a quanto sembra, Leone sarebbe già al lavoro per individuare un direttore. E quindi un conduttore. Le avvisaglie di questa svolta le avevamo date ieri, quando, mentre in conferenza stampa tutti minimizzavano, vi aggiornavamo a proposito delle voci che ci giungevano da Viale Mazzini. E che parlavano di una vera e propria “interdizione” dei vertici di Rai1 - mai smentita - dal controllo editoriale sul Festival.
Foto | © TM News
Continua a leggere: Festival di Sanremo 2012 - La Rai riunisce il cda. Fine dell'era Mazzi
Festival di Sanremo 2012: sono Pierdavide Carone (e Lucio Dalla), la coppia Loredana Bertè e Gigi D’Alessio, i Marlene Kuntz e Irene Fornaciari i quattro eliminati dalla seconda serata della kermesse canora.
Risultati decisamente a sorpresa. Se i Marlene erano dati come possibili ultimi classificati dalle quote dei bookmakers, la coppia Bertè-D’Alessio era data addirittura fra i favoriti per la vittoria finale.
Stona un po’ l’eliminazione di Carone e Dalla, prevedibile quella di Irene Fornaciari.
Il regolamento, comunque, prevede un ripescaggio di due delle quattro canzoni eliminate. Facile immaginare che siano proprio Nanì di Pierdavide Carone e Lucio Dalla e Respirare di D’Alessio-Bertè, che appaiono difficilmente battibili, nel televoto a quattro che si prospetta. Ma secondo voi, chi verrà ripescato? Per riascoltare tutte le canzoni, c’è il post in cui ve le abbiamo proposte con un breve commento.
Pierdavide Carone e Lucio Dalla - Nanì




Marlene Kuntz - Festival di Sanremo 2012





Il Grande Fratello non si sposta e resta al lunedì. Rimandata la prima tv Cado dalle nubi prevista per lunedì 18 20 febbraio. L’altra notizia, decisamente clamorosa è che, in sostituzione del GF, ci andrà la soap opera Centovetrine che quindi verrà trasmessa sia domenica 19 sia giovedì 23 febbraio. Sono queste le variazioni sorprendenti decise nelle ultime ore a Cologno Monzese di cui vi diamo notizia.
Una decisione quella del GF di rimanere al lunedì abbastanza prevedibile dopo che è stato dimostrato, curve alla mano, che fronteggiando un altro reality come accaduto lunedì con L’Isola dei Famosi, ne avrebbero risentito entrambi (e infatti sono calati drasticamente tutti e due).
Centovetrine quindi è la scelta per quanto riguarda Mediaset per contrapporsi all’Isola. Forte di ascolti in crescita che nel daytime nei giorni scorsi hanno superato i 4 milioni di telespettatori e con una puntata sulla carta forte poichè prevede il matrimonio tra Jgor Barbazza e Sarah Zanier (Damiano e Serena nella soap), tenterà di catturare quel pubblico femminile giovane che non segue il reality. Da non dimentica infine, che al giovedì, se la Rai non cambierà programmazione, ci saranno le nuove attese puntate della fiction Il Giovane Montalbano con Michele Riondino che sarà un’ulteriore spina nel fianco dei due ‘competitor’ e probabilmente vincerà la serata.

Antonio Marano sta arrivando al Festival di Sanremo con pieni poteri di intervento. Checché ne dicano Gianmarco Mazzi, che non ha gradito il termine, e Gianni Morandi, che rivendica autonomia, si tratterà di un commissariamento a tutti gli effetti.
Tuttavia, stando a quanto apprende TvBlog, questo è un commissariamento che riguarda non solo la direzione artistica del Festival ma anche i vertici di rete. Perché, a quanto ci dicono le nostre fonti in Rai, fino a ieri il controllo editoriale, quindi il potere di agire sui contenuti di Sanremo, l’avevano proprio il direttore di Rai1 Mauro Mazza e Ludovico Di Meo (vicedirettore con delega a Sanremo).
Dopo quello che è successo ieri sera (e non stiamo parlando certo della provvidenziale rottura della macchina dei voti per la giuria demoscopica), in seguito a una serie di consultazioni informali, Lorenza Lei (sentiti il Presidente e alcuni membri del cda) ha, di fatto, esautorato dal controllo editoriale Mazza e Di Meo.
Stando alle voci che rimbalzano nei corridoi di viale Mazzini e che arrivano fino a noi, la colpa imputata a Mazza e Di Meo sarebbe stata quella di lasciare piena autonomia a Lucio Presta e Gianmarco Mazzi.
Nonostante queste voci, Mauro Mazza prende le distanze dagli artisti e sostiene di essere tranquillo e di attendere Marano, che verrà solo a «dare una mano».
Ma quel che apprendiamo noi fa pensare che lo scenario sia molto, molto diverso e che quel che ci è stato raccontato sia soltanto la punta dell’iceberg. E che da stasera cambieranno parecchie cose.
Adriano Celentano irrompe come una bomba sul palco dell’Ariston e si mangia il Festival. Esplode letteralmente, con una finta guerra sul palco che, durasse 30 secondi, sarebbe anche apprezzabile. Ma è troppo lunga. Come il momento che si preannuncia: un programma nel programma, che richiederebbe venissero scorporati i dati d’ascolto.
Parte il monologo. Non ce n’è per nessuno, almeno negli intenti. Celentano esordisce contro la Chiesa e contro i preti che predicano e non si fanno capire, e non parlano del Paradiso. E poi dice che «giornali inutili come Famiglia Cristiana e l’Avvenire andrebbero chiusi» e si prodiga nel suo consueto panegirico cattolico anticlericale che non va a parare da nessuna parte.
Canta.
Poi si prende una pausa e arriva Elisabetta Canalis che recita, malamente, nei panni dell’Italia martoriata. Apparizione scalza sul palco dell’Ariston, se ne va quasi subito. E lo scambio di battute è: «Torni?», chiede lui. «Se lo vogliono gli italiani», scandisce lei. E quindi, trattandosi della Canalis, si presume che parta per un nuovo reality straniero.
Canta.
Quindi, in una gag con Rocco Papaleo, arrivano alcune bordate al governo tecnico, con rivendicazione del ruolo del popolo sovrano in una democrazia. Tutto bene, sì, è un concetto molto condivisibile, non fosse che poi si alza Pupo dal pubblico. Al Ghinazzi è stata affidata la parte di quello che contesta il santone di turno (per poi essere sconfessato). Certo, si fa proprio fatica a sospendere l’incredulità. Ma arriva Morandi, raggiunge Celentano sul palco e i due attaccano la Consulta che ha rigettato come illegittimi i Referendum. Facendo, ahinoi, una clamorosa disinformazione sul tema. Anche la parte di Pupo è una contestazione disinformata: il botta e risposta fra lui e Celentano sembra un dialogo fra due italiani qualunquisti, uno che ha un’idea, l’altro che ha quella opposta. Entrambi si attaccano senza mai entrare nel merito e senza saper bene di cosa stanno parlando.
Ce n’è anche per la Lei (il d.g. della Rai. Terribile e scontato, arriva anche il dialogo «Come si chiama?» «Lei». «Chi?» «Il d.g. della Rai»), a proposito della questione Santoro (ancora) e della censura in Rai.
Canta.
Poi una bordata ad Aldo Grasso - con poco stile definito «quel deficiente» - mostra come si possano mescolare questioni personali con questioni più generali.