
Vi mancavano un po’ di cambiamenti di palinsesti? Nessun problema, Canale 5 ed Italia 1 hanno pensato di non far perdere l’abitudine ai loro telespettatori di modificare i loro programmi per le future settimane, ovviamente spostando alcuni telefilm e sospendendone altri.
Andiamo con ordine. Stando a quanto comunica Antonio Genna, “Damages”, per quanto affascinante ed osannata dalla critica, non ha avuto il seguito sperato. Ecco che, fin da oggi, la serie con Glenn Close si sposta alla domenica, sempre alle 23:30 00:30 con un episodio a settimana (stasera andrà in onda il sesto di tredici). Al suo posto il martedì, per due settimane andranno in onda film.
Dal 28 luglio, invece, debutta sempre su Canale 5 alle 23:30 (dopo “Mystère”, che invece sta dando buoni risultati e non si tocca) la seconda stagione da 10 episodi de “I Tudors”, dopo l’azzardo della scorsa estate di mandarlo in prima serata. Reggerà in questa nuova collocazione (che prevede due puntate a settimana)? Dopo il salto, info su “Missing”, “Prison Break”, “The Shield”, “Studio 60 on the sunset strip” ed altri telefilm.

Ai reality fa male il dibattito parasociologico: titola così un articolo recentemente pubblicato da Roberto Levi su Il Giornale. Che, oltre all’ l’effetto boomerang della vittoria di Luxuria all’Isola, ha previsto una sorte analoga anche per La Talpa:
“Ormai anche i reality hanno il loro post partita che prolunga il gioco oltre i suoi limiti… Per la vittoria di Karina si attendono ora altri parallelismi arditi e analisi altrettanto spinte sul crinale di un opinionismo permanente che non si ferma davanti a nulla e anzi avanza impavido, incurante di trasformare un semplice gioco in un concentrato di segni pregnanti. Magari adesso ci verranno a dire che la vittoria di Karina ha connotati e significati shakesperiani (fragilità, il tuo nome è femmina), che è il trionfo della vulnerabilità rispetto alla pragmatica spregiudicatezza di altri concorrenti, oppure verremo invitati a celebrare, in Karina, il successo di una donna che ha saputo sconfiggere innanzitutto le proprie debolezze. Mutando l’ordine dei fattori psicologici il risultato non cambia, l’importante è far debordare il reality oltra la sua dimensione ludica… che viene valicata ogni stagione per spirito di enfatizzazione utile a darle un simulacro di sostanza, una parvenza di peso specifico e un ulteriore rimbalzo mediatico”
Non gli si può dar torto, specie se a Cesare Lanza che definisce Karina un incrocio tra Dostojevski e Eduardo De Filippo si aggiunge lo psicologo che fa diagnosi in diretta tv. E’ accaduto quest’oggi - e molte altre domeniche - a Questa Domenica, dove Alessandro Meluzzi si è ritagliato un ruolo di perfetto opinionista vate dalle verità rivelate. Si è finalmente realizzato l’incontro tanto atteso, ovvero quello con la sua aspirante paziente Karina Cascella. Qualche settimana fa lui aveva smentito la fondatezza dei suoi attacchi di panico, ritenendo più appropriata per lei la sindrome da nevrosi isterica. Quest’oggi ha meglio motivato, appunto, la sua diagnosi:
“Quando dissi che lei non soffriva di attacchi di panico non intendevo negare il fatto che lei abbia di crisi di ansia. Dico solo che non si può dire che lei non è un attrice perfetta, perché non si può essere attori se non si è agitati da qualcosa che ti prende e che va oltre di te. Quello che distingue un vero attore da un finto attore è di essere animato da un daimon, da qualcosa che viene da dentro”.
Sono maledettamente scapestrati e ci piacciono per questo. Non importa se hanno la nostra stessa età o potremmo far loro da fratelli maggiori, ma gli adolescenti seriali che hanno un sacco di problemi ci hanno sempre accattivato.
Poiché l’estate è la stagione ideale del ripasso, il sottoscritto è alle prese con un full immersion telefilmica, tra passato e presente, revival e contemporaneità, per cercare di capire i motivi ricorrenti dell’immaginario teen o le novità di ultima generazione.
In primo luogo c’è da fare una distinzione di fondo, che è quella tra family series, spesso paludate e tendenti allo stereotipo, e i drama a sfondo teen (meglio se incentrati sul rapporto con gli adulti) che scandagliano in profondità l’argomento.
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E’ giunto il momento di fare outing: tra i fanatici di Lost e gli adepti di House io mi professo un fedelissimo paziente di Huff. Ogni settimana mi piace entrare in punta di piedi nel suo studio psichiatrico per poi seguirlo a casa, spiarlo nelle sue pillole di vita quotidiana, capire cosa c’è dietro la vita di un metodico analista alle prese coi problemi degli altri.
Il segreto di questa serie, che cattura i telespettatori della tarda serata Doc di Italia1, sta proprio nel dietro le quinte di una professione tanto affascinante quanto controversa, che richiede molto più della semplice deontologia medica. Il sangue freddo non si insegna, soprattutto se un ragazzo omosessuale si fa saltare il cervello nel bel mezzo di una seduta minando tutte le tue certezze professionali.
Huff conquista chiunque sia dotato di spirito di osservazione e ami guardare al di là delle cose, con una regia impeccabile che si fa apprezzare per il filo rosso onirico e gli squarci notturni.
Gran parte del telefilm, infatti, è ambientato in interni quasi mai illuminati dai raggi del sole, con luci soffuse e tonalità cupe. Una simbologia fortemente ricorrente, che rilassa e al contempo ne turba la visione, è quella che riguarda la cosiddetta fase ‘prima di addormentarsi’, che vede nel prendere sonno il compimento di una giornata faticosa come l’inizio di pensieri inquietanti.
A tutto questo si aggiunge un racconto mai convenzionale, a colpi di battute taglienti, relazioni spinose e dialoghi che rasentano il crudo cinismo. Qualche volta ci scappa anche una sboccatura di troppo, ma sempre coerente rispetto alla fisionomia dei personaggi e al loro rapporto con la realtà.