Questa stagione televisiva, per quanto riguarda l’informazione, sarà da girone infernale. Lo sa bene Michele Santoro che col suo Anno Zero non è certo di primo pelo per quanto riguarda polemiche, respingimenti (per usare un termine caro al Governo), epurazioni, censure, risse, e “Travagli”. A proposito dell’ennesimo caso relativo all’opinionista più tribolato della tv di Stato (un collaboratore anonimo della trasmissione ha rivelato che il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi preferirebbe non vederlo apparire sul piccolo schermo…), è proprio Santoro a chiudere la questione, intervistato da Affari Italiani:
“Ma quale caso Travaglio, non c’è alcun problema. La sua presenza non è mai stata in discussione. E ciò vale anche per il resto della squadra, Vauro compreso. Altri arrivi? Io non ne so nulla, so solo che squadra che vince non si cambia”.
Confermata, dunque, la linea del neo direttore di RaiDue Liofredi, che si era espresso sulla medesima lunghezza d’onda. Quanto ai contratti dei 20 giornalisti della redazione, Santoro si espone personalmente: “Saranno firmati nelle prossime ore”. Dubbi, invece, sulla presenza di Margherita Granbassi: “Quest’anno per lei sarà difficile trovare tempo per la tv, perché impegnata nei Mondiali di scherma. Stiamo cercando una soluzione per conciliare i suoi impegni agonistici con un’eventuale sua presenza in trasmissione, vedremo se sarà possibile…”.
C’è un mondo, lontano sì, ma non certamente a cavallo di Giove, dove il calcio in televisione può essere ritenuto sacrificabile a favore della condizione economica del Paese. In Argentina, nello specifico, la Federcalcio aveva deciso lo stop del campionato per fronteggiare la grave situazione finanziaria in cui versavano i singoli club calcistici. Cos’è accaduto a questo punto? Il governo di Cristina Fernandez Kirchner ha deciso, molto saggiamente, di acquistare i diritti televisivi permettendo così alla televisione pubblica Canal 7 (l’equivalente della nostra Rai) di trasmettere le partite.
Immaginiamo qui una situazione del genere, con la Federcalcio italiana risoluta a sospendere le partite per la gravissima crisi economica dei club. A quel punto ecco arrivare il governo di Silvio Berlusconi, il quale oltre ad essere Premier, risulterebbe però anche essere il presidente del Milan e il proprietario di Mediaset, nonché acerrimo rivale di Sky, piattaforma che in questo momento, e per antonomasia, detiene i diritti televisivi delle partite dal campionato. Da qui uno stallo esplosivo, in cui l’unico uomo che potrebbe prendere in mano la situazione per il bene di tutti, si muoverebbe, invece, per il proprio unico vantaggio, assegnando, semmai, le partite a Canale 5, o direttamente al Digitale Terrestre, in barba alla televisione pubblica. Scenario impossibile, insomma. Quasi ridicolo.
La storia argentina ci insegna che qualche volta l’unione può fare la forza, se non altro per il bene dei cittadini, dei tifosi e quindi dei telespettatori. Vale la pena ricordare - come si legge dalle pagine de Il Riformista - che le venti squadre della prima divisione hanno accumulato un debito di circa 130 milioni di euro. Solo le imposte non pagate allo Stato ammontano a 55 milioni di euro. Tanti giocatori, poi, non ricevono da tempo stipendi e premi partita. E’ ovvio: tutte le parti avranno di che guadagnare ma questo, al singolo cittadino che potrà assistere alle partite gratuitamente e in santa pace, non deve riguardare.
Il settimanale “Diva e Donna” lancia l’anticipazione vomitevole: potrebbero esserci alcuni terremotati abruzzesi tra i concorrenti del prossimo Grande Fratello, quello della decima edizione, lunga cento anni, per il bene della nostra lobotomizzazione. Secondo il giornale diretto da Silvana Giacobini dovrebbero essere addirittura tre le persone colpite dal drammatico sisma, che ha causato centinaia di morti a L’Aquila lo scorso 6 aprile, ad entrare nella casa di Cinecittà. La notizia l’aveva già data TvBlog circa un mese fa intervistando uno degli autori del più celebre dei reality show.
Una soluzione, se definitivamente confermata, che avrebbe dell’aberrante, dal punto di vista culturale, soprattutto. Non posso fare a meno di parlare a nome di me stesso, della mia coscienza anti-perbenista, perfino ultra-cinica in certi casi, eppure sensibilizzata davanti a una notizia del genere. Tre tizi, i quali dovrebbero restarsene in città a cercare di migliorare le cose, davanti a una situazione che si sta ormai avvicinando al paradosso, scelgono invece di andare a fare un provino per il GF10, portando davanti alle telecamere la propria situazione di terremotati al fine ultimo e unico di essere presi dentro il gioco più FICO che c’è in televisione. Ce l’ho con loro, soprattutto: con questi tre tizi, ammesso che sia vero, piuttosto che con chiunque altro. Vorrei vederli in faccia, prenderli e parlare con loro. Invece non lo farò. Mi limiterò, come sempre, ad osservare, sempre più annichilito, l’aberrazione morale e culturale di questo paese di letame, dove una faccia dentro i quattro lati di un televisore, vale molto più di un’anima. Lo stesso autore, intervistato da TvBlog, che parla con leggerezza di aquilani giunti ai provini con le maglietta recanti la scritta “L’Aquila 3e32 o ‘Barcollo ma non crollo’”, dovrebbe far piangere, dovrebbe far disperare, altroché. L’evoluzione umana si è interrotta, a un certo punto, è evidente, più o meno da quando si è capito che sedersi su un Trono pagava più di un lavoro. Siamo dunque tornati alla Monarchia: la Monarchia dell’ignoranza.
Qualcosa si è spezzato e oggi ci teniamo quello che ci dobbiamo tenere. Tre tizi salvati dal destino che andranno dentro la casa del Grande Fratello ad emettere peti e rutti in prime time, invece che fare qualsiasi altra cosa. E una società che lo permette tra gli applausi e il consenso. Sicuramente il Governo parlerà di promesse mantenute: in fondo i terremotati, in qualche modo, hanno trovato casa entro il 2009.