
Niente da fare: la musica e’ protagonista anche degli ascolti televisivi americani, che - fin dal suo debutto a gennaio - vedono campione assoluto e sempre sulla cresta dell’onda American Idol (arrivato a definire la Top 36: la scrematura continua). Chissa’ se Simona Ventura nel suo recente viaggio negli Stati Uniti gli avra’ dato un’occhiata per perfezionare il suo X-Factor. Numeri iper-popolari e fedelissimi, sia nell’appuntamento del martedi’ che del mercoledi’ con quasi 25 milioni di appassionati (e il miglior target in assoluto).
Per quanto riguarda il fronte telefilm, strepitosa scalata di The Mentalist che supera di misura i valori assoluti CSI e NCIS realizzando un record di 20 milioni di spettatori (anche se il profilo d’ascolto non e’ giovanissimo). Settimana speciale per Grey’s Anatomy e Private Practice con le rispettive trame che si incrociano tra loro in un succoso crossover che rimescola le storie dei protagonisti. Vecchi e nuovi intrecci hanno fatto il botto, migliorando soprattutto gli ascolti di Practice.
Continua a brillare la buona stella di Desperate Housewives con un bellissimo episodio (molto divertente e ricco di momenti di tensione) che ritorna in parte anche sul mistero principale di questa quinta stagione: 14 milioni per le casalinghe di Wisteria Lane. La classifica completa Top 20 dei programmi americani piu’ visti subito dopo il salto con altre osservazioni.

Dice che i lettori de IlSole24Ore hanno scelto X Factor, come loro programma preferito, anziché Sanremo. Allora mi sono messo lì a pensare, occhieggiando il Festival forse migliore degli ultimi trent’anni: c’è un comune denominatore tra le due trasmissioni, al di là della musica e del marchio Rai?
Prime cose che mi sono venute in mente: Sanremo tiene i quattrini e gli effetti speciali, X Factor, che certo povero non è, punta sui cantanti gggiovani che fanno presa sul pubblico. Sanremo si è acchiappato il conduttore con le palle più cubiche d’Italia, X Factor c’ha il meccanismo dei tre giudici incazzati che funziona anche più delle Conigliette di Playboy. E poi? Mi sono spremuto le meningi e ho capito che un paragone, sebbene difficile e strumentale, forse potrebbe azzardarsi. Se non altro perché, volendo proprio tirare la corda intorno al sacco, a mio parere sono soltanto due gli elementi di raccordo che stanno decretando il successo dell’uno e dell’altro e questi due elementi sono il talento delle nuove proposte e la sincerità della confezione televisiva.
X Factor è un programma “sincero”, in cui succede quello che deve succedere senza il filtro dello spettacolo pecoreccio, come, per esempio, avviene in Amici. X Factor non nutre velleità pedagogiche, non ha “maestri”, ha agenti discografici; non porta sul palco Platinette varie o De Filippi, nani da circo e mangiatori di fuoco; X Factor inizia con una canzone e finisce con una canzone. Al massimo si concede il lusso di un superospite alla settimana, lunedì ci sarà la Pausini, una che con Sanremo, guarda caso, ha molto da spartire; per il resto niente concessioni alle distrazioni, nessun ammiccamento alle esigenze di share. Almeno apparentemente ma è ciò che conta. Ci sono i ragazzi sul palco, che devono cantare, e tanto succede. I giovani cantano. Punto e basta. Uno dopo l’altro, divisi in due manches, introdotti dal rispettivo “allenatore” e fatti seguire da un breve dibattito, questo sì, ogni tanto farcito di appuntiti litigi. Non a caso, alla luce di tutto questo, X Factor, contrapposto ad Amici, perde inesorabilmente la gara dell’audience. E’ normale. Perfino il “daytime”, in X Factor, è sincero: dura una manciata di minuti durante i quali si vedono, ancora una volta, i ragazzi cantare, i ragazzi provare, i ragazzi suonare. Fine. Altro non c’è. L’originalità assoluta di X Factor sta lì, nella sincerità.
San Remo 2009 non ha confini ed e’ arrivato anche negli Stati Uniti. Certo non ne parlano al telegiornale della sera o sul New York Times, ma ho trovato un’interessante intervista realizzata a Paolo Bonolis ieri, 17 febbraio (probabilmente a margine della conferenza stampa) e pubblicata sul sito internet del celebre settimanale musicale americano Billboard.
Ve la riporto integralmente di seguito, in italiano (sempre per la serie “come ci vedono all’estero”). Il servizio e’ a cura di Mark Worden, corrispondente dall’Italia per la testata e notiamo (di nuovo) come vi siano alcune imprecisioni e inesattezze.
La 59esima edizione del Festival di San Remo inizia stasera (17 febbraio) e andra’ in onda per cinque serate sul canale di stato principale Rai 1. Nella gara canora, i 16 concorrenti includono Dolcenera, Patty Pravo, Francesco Renga, mentre gli artisti internazionali contano su nomi come Kate Perry e Annie Lennox. Quest’anno il conduttore e direttore artistico e’ Paolo Bonolis, che e’ una delle personalita’ piu’ popolari della televisione italiana, sebbene il suo background non abbia molto a che vedere con la musica. Bonolis ha gia’ presentato il suo primo Festival nel 2005 ed e’ ritornato dopo 4 anni di assenza. Ha raccontato quindi a Billboard le sfide affrontate nella preparazione di questo evento popolare e controverso. L’intervista a Bonolis subito dopo il salto.

Si sta svolgendo la conferenza stampa di presentazione della 59° edizione del Festival della Canzone Italiana. Presenti, oltre al conduttore e direttore artistico Paolo Bonolis, anche Luca Laurenti, storica spalla del conduttore, Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Uno, e Gianmarco Mazzi, direttore artistico e musicale (che ha raccontato i retroscena della “convocazione” di Mina) e il capo struttura Rai Giampiero Raveggi.
Paolo Bonolis: “Sarà una 59° edizione che sono convinto che piacerà. In particolare sottolineo il lavoro dello staff Rai, mai vista tanta empatia per realizzare un lavoro. Sarà un Festival che parlerà lingue diverse. Avremo sul palco Kevin Spacey giovedì sera. Ogni sera avrà una caratteristica differente nel percorso della gara. A livello di sceneggiatura ci sarà un minimo comun denominatore, quello di sottolineare l’eccellenza italiana in vari campi. Per il mio compenso mi farebbe piacere che, sulle tasse che verranno applicate, lo Stato facesse in modo che lo Stato Sociale potesse fare il proprio operato. Per quanto riguarda la “questione Benigni” credo che ci divertiremo molto. Sarà anche l’unico “fraseggio” imponente che probabilmente occuperà parecchio tempo. Le canzoni dei big verranno ascoltate fin da subito ma spezzare i tempi tra una canzone e l’altra sono necessari. Spero di stare nei tempi ma a me piace il ritmo e spero di gestirlo al meglio”.
Fabrizio Del Noce: “Le polemiche che sono montate negli ultimi giorni, da un lato mi hanno fatto piacere perché, le attenzioni anche critiche alla manifestazione fanno bene. Sulla retribuzione sono rimasto stupito dalle polemiche, pensando anche agli anni scorsi. Gli accordi presi con Bonolis e con il Comune sono stati presi mesi fa, prima di questa crisi sopraggiunta. Il Festival, lo ricordo, è un avvenimento nazional-popolare ma anche un business. Senza pensare al giro d’affari che c’è a Sanremo. Tutto questo non può non tenere conto negli emolumenti e poi non bisogna pensare a Bonolis come lavoro di una singola settimana. Ma non è così: la prima riunione fatta con Bonolis risale al giugno scorso e, da allora lui ha cominciato a lavorare sulla manifestazione. Nessuno parla ad esempio dei giocatori, che ricevono stipendi al netto delle tasse. Qui ci si accanisce su una situazione anziché sul quadro generale. Una situazione molto ‘italiana’ ma discutibile. La crisi è sopraggiunta ad ottobre e, al tempo abbiamo subito pensato a molti tagli, che non fanno piacere a nessuno ma andavano fatti. Il risparmio finale sarà di mezzo milione rispetto all’anno scorso: sicuramente considerevole rispetto ad un bilancio non faraonico. E dobbiamo anche pensare agli ascolti: quest’anno o otteniamo dei risultati oppure è crisi. Il diritto di trasmettere le immagini comprate e che riguardano Benigni è imprescindibile. Il Festival avrà comunque le connotazioni artistiche che abbiamo dato, con un giusto mix tra cantanti conosciuti e nuovi, con la grande innovazione del web, che ha ottenuto grande successo. La prima serata, quella di domani, sarà sicuramente di grande richiamo con Mina e Benigni e ci aspettiamo un grande festival”.
Il direttore ha anche ammesso gli enormi meriti di Bonolis in merito alle recenti fortune Rai: “Quando ho preso in mano Rai Uno non posso dimenticare che la ripresa degli ascolti è arrivata proprio con lui e con ‘Affari tuoi’. Anche se il rapporto di lavoro si è interrotto è rimasta sempre una grande amicizia e stima. Bonolis è il conduttore che mi dà, in questo momento, le più ampie garanzie per questa manifestazione in questo momento”.
Chi l’avrebbe detto che A Charlie Brown Thanksgiving avrebbe fatto il miracolo, di nuovo, dopo la sua prima messa in onda per la prima volta nel 1973. ABC e’ infatti molto contenta che la trasmissione di questo classico abbia fatto ancora, dopo tanti anni, breccia nel cuore dei piu’ giovani spettatori. La sua trasmissione martedi’ 25 novembre (2 giorni prima del Ringraziamento) ha infatti totalizzato ben 11 milioni di spettatori, risultando lo show piu’ visto della serata.
Lo speciale dei Peanuts e’ stato replicato da ABC due giorni dopo raccogliendo di nuovo 5 milioni di spettatori. Sembra che nonostante tutti i canali e le tecnologie distributive disponibili, i giovanissimi non disdegnino affatto di godersi in tv questo classico che apre ogni anno la Holiday Season americana. Alla faccia di chi pensava che gli speciali natalizi fossero morti e sepolti: lunga vita a Charlie Brown!
Ecco come lo speciale dei Peanuts (sempre lo stesso!) ha funzionato anno per anno su ABC:
1) 2008 - 11,1 milioni
2) 2007 - 9,9 milioni
3) 2001 - 9,5 milioni
4) 2006 - 9,4 milioni
5) 2003 - 9 milioni
6) 2005 - 8,8 milioni
7) 2004 - 7,9 milioni
8) 2002 - 7,5 milioni
9) 2008 - 5,3 milioni (R)
10) 2001 - 5,2 milioni (R)
UPDATE: Riceviamo dalla Triangle, e volentieri pubblichiamo, un doveroso appunto sulla distribuzione di competenze nel team autoriale de La Talpa 3:
Cari amici di TvBlog,
grazie, prima di tutto, per l’attenzione e la capacità di analisi con le quali avete seguito, fin dall’inizio, il nostro programma.
Come giustamente è stato rilevato nell’articolo di Lord Lucas oggi, ogni buon prodotto richiede una buona squadra e buoni autori.
Una precisazione, però, va fatta ad uso degli addetti ai lavori e dei fan più fedeli:
Simona Ercolani si occupa del copione di Paola Perego, Cesare Lanza è sui contenuti reality dello studio di Roma mentre tutta l’operazione di adattamento, restyling e linea editoriale del format e degli accadimenti di ciascuna puntata resta, come nelle passate edizioni, nelle mani di Silvio Testi (capo-progetto), Paolo Taggi (autore capo Africa), e Marco Salvati (autore coordinatore Italia).
Ancora grazie e buona caccia alla Talpa.
Alla faccia di programmi che nascono già segnati dall’Auditel, o di cui il pubblico tesse i necrologi anzitempo, La Talpa sta portando a casa l’edizione più vincente della sua storia Mediaset. E non parliamo solo di ascolti della semifinale che parlano da sè (4.186.000 con il 21,12%, persino più di Anno Zero), ma di interesse di pubblico che ha superato ogni aspettativa. Per una volta volare basso (sia da parte della conduttrice che dei piani alti) è servito, visto che il successo del format si è arricchito puntata dopo puntata trasformandolo in un marchio di garanzia.
Dopo una giornata di pausa il Festival torna in onda, poteva essere il giorno della debacle finale o quello della risalita verso la finale. La concorrenza del giovedì si sapeva, non era da sottovalutare ma l’affondo alla gara canora non è ancora stato afflitto. Santoro, Colorado e i Ris rappresentano programmi a cui, ognuno a loro modo, il pubblico si affeziona e quindi il proprio bacino di telespettatori non è stato in grande parte colpito.
Entrando dentro le nostre curve dello share minuto per minuto relative a ieri sera, possiamo notare come il festival abbia comunque buoni picchi nel corso della serata, manca ancora però, anche in questa terza serata, la continuità d’ascolto. Il dato dei contatti che totalizza oltre 23 milioni di telespettatori abbinato a quello della permanenza 35,76%, conferma la tendenza del pubblico a frammentare la propria serata verso altri prodotti. Nello specifico (come vediamo dai relativi grafici subito dopo il salto) per le fasce dei più giovani verso i prodotti di Mediaset: età 4-24 e 25-44 rispettivamente su Colorado di Italia 1 per il primo target e RIS di Canale 5 per il secondo. Mentre verso Anno Zero di RaiDue negli altri due target più maturi.
Nella seconda serata molto bene RaiUno che riesce a raggiungere il fantomatico 50% di share a fine trasmissione, intorno all’una e dieci minuti; percentuale che diventa del 60% nella fascia 65+.
Il muro dei 10 milioni di telespettatori viene sfondato alle 21:18 con i duetto Bertè-Spagna e alle 21:32 durante l’esibizione dei Finley. Il momento top dell’audience con 10.846.000 telespettatori è alle 21:46 durante l’esibizione di Mietta.
Continua a leggere: Sanremo 2008 Terza serata: L'Audience Minuto per Minuto
Rai Gulp ha dato l’avvio alla nuova era del digitale terrestre per i piccoli telespettatori della Rai. Quando nacque non ci credevamo poi molto ma un canale indirizzato ai piccoli fino ai 12 anni e senza pubblicità forse era una buona idea. In fondo passano tutti cartoni di qualità, alcuni che stimolano i piccoli a partecipare, cartoni educativi ma anche serie divertenti tutte prodotte dopo il 2000. E il seguito di pubblico é arrivato (20.000 spettatori in media giornaliera).
Accanto a questo canale visibile in chiaro sia sul digitale terrestre che sul satellite, é in partenza un nuovo canale Rai 4 (ma presto conosceremo la denominazione ufficiale).
Il canale che sarà visibile solo in digitale partirà entro l’anno grazie all’iniziativa di Carlo Freccero, il direttore di RaiSat, che ne curerà la realizzazione. Saranno trasmesse tv americane, cartoni animati, programmi musicali e tutto quello che può attirare e divertire i giovani.
Ecco la dichiarazione di Freccero, in merito al nuova ondata di cartoni Rai sul digitale, alla presentazione della nuova programmazione primaverile dei canali digitali della Rai:
”Per la fascia prescolare siamo i migliori, visto anche i rapporti con la BBC – confessa Freccero –. Ed onoriamo anche il nostro ruolo di servizio pubblico offrendo nella fascia dalle ore 16 alle 20 una selezione dei migliori cartoni prodotti dalla Rai, visibili sotto la dicitura Rai Cartoon». Altro fattore importante è l’interattività: «il nostro target è una community, cui offriamo una programmazione mensile a tema. L’obiettivo è quello di trasformare gli spettatori in autori, interagendo con loro anche attraverso la pubblicità, attenta alla qualità, informativa e al contempo divertente”.
[via Digital-Sat]
Come promessovi, inizia il viaggio nella storia dei programmi per ragazzi, sempre più defilati nella tv attuale. Mentre tutti sanno che la carriera televisiva di Paolo Bonolis è praticamente iniziata con Bim Bum Bam, di cui parleremo presto, in pochi ricorderanno che un’altra conduttrice di successo attuale è stata lanciata da una trasmissione per bambini.
Si tratta di Alessia Marcuzzi, la cui gavetta catodica è iniziata a TeleMonteCarlo, con la conduzione di Attenti al dettaglio e Qui si gioca.
Subito dopo, è arrivato Amici Mostri, il programma che ci interessa e che, a dispetto di una collocazione di nicchia, è rimasto indelebile nella memoria del sottoscritto.
Dal 9 marzo 1992, dal lunedì al venerdì alle 14.00, c’era questo folle esperimento teen, che durava una cinquantina di minuti circa. A metà strada tra la sitcom di animazione e il varietà per ragazzi, Amici Mostri vedeva in scena l’invasione di creature abominevoli sulla terra: il perfido Inquinetor, interpretato dal Mauro Serio poi sbarcato a Solletico, con la sua inconfondibile risata satanica e la pelle ricoperta di uno strato di smog, e il suo fedele scagnozzo Biss-ness. In ogni puntata, quattro ragazzi di volta in volta diversi sventavano i terribili piani della perfida coppia, grazie all’aiuto dello scienziato pazzo Ugo De Ughis e della sua assistente Ulla Op. Ovvero una giovanissima Alessia Marcuzzi, nelle vesti di una bionda allegra e fintamente svampita, “laureata in chimica bionica”.
Continua a leggere: Alessia Marcuzzi agli esordi... in Amici Mostri
In una tv pomeridiana sempre più urlata e “sgomitante”, responsabile almeno in parte del degrado giovanile attuale, abbiamo tanta nostalgia della tv dei ragazzi. Questo genere televisivo ormai dimenticato ha una sua veneranda storia, che risale agli anni del baby boom. Se prima della seconda guerra mondiale i giovani avevano poca libertà ed influenza, il grande incremento demografico verificatosi fra il 1950 ed il 1960 fece in modo che i giovani assumessero maggiore importanza e potere di acquisto.
Erano anche gli anni del miracolo economico e i bambini economicamente più fortunati potevano invitare a casa i loro compagni di scuola per guardare la tv dei ragazzi, dalle 16.00 alle 17.00.
Gran parte del palinsesto era dedicata a programmi educativi o divertenti, pochi cartoni animati e alcuni sceneggiati musicali come La nonna del Corsaro Nero (Salgari), Gian Burrasca (Vamba). La sera si andava a dormire molto presto e, come tutti sappiamo, la frase ricorrente era: “dopo Carosello tutti a letto”.
Intanto, la stessa pedagogia consigliava ai genitori di rinunciare al controllo dei bambini attraverso punizioni e ricompense, e di esaudire il loro desiderio di ottenere regali e libertà così da evitare traumi psichici negli anni a venire. Dunque, posto che per ogni bambino il confronto con i coetanei avveniva già attraverso l’esibizione del possesso e l’ostentazione del proprio status sociale, la televisione si preoccupava di orientare i consumi verso obiettivi costruttivi e valori autentici.
E’ così che negli States, nel 1995, comparve con grande successo nella televisione americana Disney’s Mickey Club (Il club di Topolino), in cui i cartoni animati e i telefilm della casa venivano presentati in un clima di appartenenza a una tribù di ragazzi e di personaggi di cartone. L’intento era quello di favorire una cultura della socialità nei più piccoli attraverso una fruizione aggregata e condivisa. Mickey Club, una sorta di antesignano del nostro Disney Club, fu il primo di una lunga serie di programmi, animati e non, che dal 1982 furono trasferiti sul canale a pagamento Disney Channel.
Vi siete mai chiesti se Michele Cucuzza, oltre a una stagione televisiva vissuta costantemente In Diretta, ha anche una Vita sua? E, soprattutto, dove finisce la dimensione di personaggio pubblico e ricomincia a prender piede quella di giornalista?
Cucuzza nasce come storico mezzobusto del Tg2, ma c’è un momento in cui la sua carriera professionale ha subito una deviazione niente male. Il sottoscritto lo riconduce, più che allo sbarco nel pomeriggio di Raiuno con la voglia di fare il conduttore, allo sfottò autorizzato nel varietà satirico La Posta Del Cuore.
Nel celebre show di Raidue condotto da Sabina Guzzanti, nei panni della caricatura di Valeria Marini, il nostro Michele amava farsi prendere in giro, rinnegando la propria immagine di anchorman ingessato per un posto al sole tra le celebrità. Altra conferma della piega leggera presa dal giornalista è stata la co-conduzione di un varietà del sabato sera, Segreti e Bugie, in coppia nientemeno che con Katia Ricciarelli.
Se pensate, poi, alle prime edizioni de La Vita in Diretta, Cucuzza non faceva che ridere e ballare in studio, dando ampio spazio ai collegamenti folcloristici e alle goliardate a sfondo gossip.
Da qualche anno a questa parte possiamo dire che è decisamente rinsavito e la nuova Vita in Diretta, ormai libera da rotocalchi rivali, sa dosare sapientemente informazione e spetteguless, non differenziandosi troppo da una puntata normale di Porta a Porta.
E lo stesso Cucuzza sta dimostrando che oltre la tv c’è di più, soprattutto in un periodo in cui a parlargli di veline e cronaca rosa sono guai. Ora vuol fare sul serio e la prova è data dal suo ultimo libro fresco di stampa, Sotto i 40, dedicato a un gruppo di giovani di successo.
Continua a leggere: Michele Cucuzza, oltre alla Vita in Diretta c'è di più