
E’ finito il Sanremo più criticato e rumoroso degli ultimi anni. E’ finito uno dei Festival di maggiore successo d’ascolti della storia della Rai. Si è chiuso il sipario su un Festival di Sanremo tra i più poveri artisticamente parlando: il pezzo più interessante dell’intera kermesse è stato senza dubbio il jingle copiato da “Hoppipolla” dei Sigur Ros e spacciato come creazione originale dell’orchestra. Titoli di coda, dunque, anche sulle ultime dichiarazioni dei protagonisti.
Così il direttore di RaiUno Mazza:
“Esprimo la mia soddisfazione senza fingere. Di sicuro, ci sarà da ragionare sulle modalità di voto. Va salvaguardata, tuttavia, la possibilità, per chi lo guarda da casa, di partecipare al Festival. E’ stata una delle chiavi del successo e lo dimostra il 77% di share al momento della proclamazione dei vincitori. Il prossimo Festival? La cosa che posso dirvi è che il conduttore 2011 dovrà essere interno alla Rai. Il Festival è targato Rai e chi lo presenta dev’essere dela Rai”.
La mattatrice, Antonella Clerici:
“Ieri sera mi sono divertita moltissimo, perché ho visto un Festival, anche se i miei gusti erano altri e avrei fatto vincere Cristicchi, diviso all’Ariston e a casa, come non succedeva da tempo. Si è tornato a parlarne nei bar. Ho condiviso la rivolta degli orchestrali, è stato un grande momento di show. Mi è piaciuto passare da un momento emozionale come il tributo a Michael Jackson al nazional-popolare con la Banda dei Carabinieri. E sono soddisfatta di essere stata ‘corta’ con i tempi. Non avrei potuto sognare una cosa più grande di questa. Grazie a tutti”.
Studio Aperto cambia direttore. Il 22 febbraio l’attuale Mario Giordano verrà sostituito dall’attuale vice Giovanni Toti. E’ il primo passo, decisivo, per il definitivo sommovimento che porterà l’informazione di casa Mediaset ad un autentico ribaltone. Giordano, infatti, andrà a dirigere la nuova agenzia d’informazione News Mediaset, avventura all news su cui il Biscione punta moltissimo per il futuro prossimo venturo e l’implementazione delle nuove tecnologie. La decisione è stata comunicata ufficialmente in una nota di Cologno Monzese che sottolinea:
“Toti è uno dei più giovani direttori del panorama giornalistico italiano che ha già dimostrato grande valore e professionalità nei precedenti incarichi che gli sono stati affidati. Siamo certi che saprà interpretare al meglio lo stile unico e vincente del telegiornale di Italia 1. A lui vanno i migliori auguri di buon lavoro”.

Da domenica 31 gennaio riparte su RaiTre il programma di Riccardo Iacona, Presadiretta. Vale la pena di ricordare quando torna disponibile la televisione di qualità, soprattutto se è trasmessa dal servizio pubblico, il tanto decantato e quasi mai rispettato. Dagli affitti in nero al business dell’acqua, il programma consterà di sei reportage sui più scottanti casi dell’attualità italiana. In un’intervista al Venerdì di Republica, in edicola oggi, il conduttore promette che non si avvarrà della presenza di politici e spiega:
“Non penso che si possa affidare solo a loro il racconto della realtà. Bisognerebbe aumentare gli spazi delle inchieste in tv. Se sottraiamo le questioni politiche e le emergenze sociali al dibattito ideologico e andiamo a vedere le cose come stanno nella realtà, permettiamo al pubblico di farsi un’opinione diretta”.
La prima inchiesta, allora, tratterà dell’emergenza abitativa:
“Come metafora della crisi del Paese. La puntata s’intitola Case da pazzi ed è quasi interamente girata a Roma, dove ci sono 42mila persone in lista d’attesa per le case popolari. Non abbiamo trovato nessuno che proponesse un contratto regolare: succede all’80 percento degli studenti fuori sede. Un’evasione mostruosa, qualcosa come tre miliardi di euro l’anno”.
Iacona si esprime anche sull’attuale momento dell’informazione televisiva in Italia, probabilmente la più vergognosa tra i paesi eruopei, cosiddetti liberi:
“Siamo nel medesimo clima di quando ci fu l’Editto Bulgaro. La pressione si sente. Il presidente del Consiglio ha preso di petto la rete per la quale lavoro, dicendo in diretta che non gli piace Ballarò. Ma chi se ne frega. Se lo fa Sarkozy in Francia lo prendono in giro per mesi. Quando ho cominciato a RaiTre, la rete era libera, persino dal suo partito di riferimento. Dopo l’Editto Bulgaro ce ne sono stati altri. Questo può provocare autocensura”.
Continua a leggere: Presadiretta - tornano le inchieste di Riccardo Iacona. Dal 31 gennaio su Raitre
RaiNews24 è uno straordinario servizio di informazione 24ore al giorno. Puntuale, efficace, senza fronzoli: la notizia, quando c’è, viene data come deve essere data. Uno degli ultimi esempi è stato il terremoto abruzzese: pochi minuti dopo la catrastrofe, RaiNews24 era sul posto con inviati, corrispondenti, notizie e, soprattutto, immagini. Tuttavia, se per caso stavate cercando notizie su un’altra catastrofe naturale capitata di recente, quella di Haiti, vi sarete forse accorti che RaiNews24 non ha offerto lo stesso tipo di servizio. Negligenza? Distrazione? Scelta editoriale? Niente di tutto ciò: agitazioni interne dovute alla mancata attenzione nei confronti della Testata da parte della dirigenza.
Si legge in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale:
“L’assemblea di Rainews24 - svoltasi alla presenza del Segretario Usigrai, Carlo Verna - denuncia che la Rai è stata più volte sollecitata dalla redazione a dare risposte urgenti al canale all-news per permetterci di affrontare al meglio la sfida digitale. Ma aldilà di qualche generica manifestazione di attenzione, i vertici proseguono nel loro assoluto silenzio. Con il passare del tempo le emergenze di Rainews24 si aggravano: ci viene impedito di avere un inviato ad Haiti per seguire una delle più grandi catastrofi umanitarie, veniamo esclusi dalle discussioni sulle sedi di corrispondenza (pur essendone i principali utilizzatori), si autorizzano nuove iniziative editoriali su Internet in apparente contrasto con atti di indirizzo del Consiglio di Amministrazione che affida a Rainews24 un ruolo centrale sull’informazione sul web, viene negato il riconoscimento di redazione ai nostri colleghi che da anni lavorano a Milano, nessun intervento viene fatto sulle disfunzioni del nuovo sistema Sonaps (che perdipiù resta ancora un progetto incompiuto) a fronte della scelta di un altro sistema per il Tg2, la struttura organizzativa resta senza un vice direttore, ci viene negato il via libera per la costruzione del nuovo studio televisivo e il ripristino di spazi di lavoro vivibili”.
Un disastro redazionale e lavorativo per un servizio pubblico finalmente efficace e competente. Perché la Rai si ostina ad investire milioni di euro per paccottiglia mediatica come Il più grande - una fatica di mediocrità di cui non si sentiva francamente la necessità (leggere il pezzo di Dipollina su Repubblica di oggi 22 gennaio per ulteriori dettagli…) - e non accenna nemmeno un briciolo di attenzione per prodotti realmente necessari?
Rainews24 trasmette via satellite e con il digitale terrestre. Per 32 ore la settimana, il segnale, dal venerdì al sabato dalle 2 della notte fino alle 7.29 del mattino e poi dalle 8 alle 8.15, viene diffuso anche “in chiaro”, dalla terza rete.
Continua a leggere: Disagi a RaiNews24: la redazione sottosopra. "Ci impediscono di lavorare"
Sta per cominciare l’attesissimo, quattordicesimo, speciale del sabato di Amici, da cui scopriremo i componenti delle due squadre che si sfideranno da domenica 17 gennaio in prima serata.
Oltre al già ammesso Matteo Macchioni, sono Loredana Errore, Emma Marrone, Pierdavide Carone, Davide Flauto, Valeria Valente, Stefano De Martino, Arianna Mereu, Enrico Nigiotti, Michele Barile, Elena D’Amario, Borana Qirjazi, Grazia Striano, Gabriele Manzo, Anna Altieri, Stefanino Maiuolo, Antonio Sisca, Angelo Iossa, Nicholas Poggiali, Rodrigo Almarales Gonzalez a contendersi l’accesso al serale 2010.
E’ terminata ieri, in daytime, la messa in onda degli esami con la supercommissione, presenziati per il canto dai giornalisti Luca Dondoni (La Stampa), Marco Mangiarotti (QN), Marco Molendini (Messaggero) e dal critico produttore Romano Musumarra, per il ballo dai coreografi Gheorghe Iancu, Luciano Cannito e Mauro Mosconi, il ballerino Michele Villanova e l’insegnante di danza Pablo Moret. Oggi scopriremo l’esito del loro verdetto!
14.14 Maria apre la puntata, spiegando come si svolgerà: ogni ragazzo si esibirà, per poi scoprire se passa o meno. Il criterio adottato è che, chi ha ricevuto più no, è sceso nella graduatoria. Non è, inoltre, stato previsto un numero fisso di ballerini e di cantanti. Né la commissione di canto, né di ballo aveva un numero delimitato di persone, ma ha espresso un giudizio:
“Non c’è una bocciatura della vostra carriera, c’è semplicemente una graduatoria”.
Inizia a esibirsi il primo in classifica, ammesso di diritto al serale, Matteo Macchioni. E’ giusto che lui si esibisca, specifica la De Filippi, perché non risulti penalizzato in visibilità.
14.20 Il primo a esibirsi, della classe in attesa di verdetto, è Rodrigo. C’è un motto secondo cui gli ultimi saranno i primi… a quanto pare anche a esibirsi. E si esibisce pure con Anbeta, con cui non sfigura a livello tecnico, con la differenza che lei è incantevole e lui ha il carisma di una scimmia. Rodrigo è ovviamente ammesso, pur non avendo fatto un’ora di lezione.
14.25 Emma è al serale, con sommo gaudio di chi scrive. Tirerà fuori tanta roba, è garantito. Maria fa notare che ha avuto tutti sì dalla commissione esterna. I cocchi di Amici si esibiscono tutti all’inizio, a quanto pare. Stefano incuriosisce la Defilippi per il suo nuovo tatuaggio in pieno petto (non è spiacevole per un ballerino?). E’ una scritta che titola: “Non c’è santi in paradiso perché santi non ce n’è”. Stefano passa al serale.
14.32 La storia di Davide “è un po’ particolare”. Maria fa notare che molti hanno cambiato idea su di lui e che si è stupita lei stessa nel sentir dire da tecnici puri, come Vessicchio, che è migliorato. E’ anche vero, dice sempre la De Filippi, che lui non ha mai dimostrato in una sfida le sue capacità. La conduttrice si sta facendo perdonare perché Davide va al serale? Ebbene sì, la commissione ha ritenuto che Davide possa partecipare al serale. L’influente Charlie Rapino ha colpito nel segno anche stavolta, insegnando alle nuove generazioni che basta farsi i capelli dei Tokyo Hotel per essere dei privilegiati e avere, oggigiorno, una collocazione discografica.
14.42 Elena è al serale e in questo caso più che meritatamente: la grazia fatta ballerina. Segue a ruota il fidanzatino Enrico: dal momento che i due hanno fatto outing sulla loro storia proprio ora, gli rvm sono già assicurati. Almeno Enrico, però, dei meriti ce l’ha…. e passa giustamente al serale. Addirittura la buttano tutti sul ridere: Enrico è sicuro di farcela. I giornalisti hanno detto di sì, Musumarra sì, Charlie è stato rinnegato, Vessicchio dice che ogni tanto stecca… Passa, su, daje.
14.48 Se Michele non passasse sarebbe un altro scandalo. Quando il sottoscritto era presente in studio alla prima puntata del daytime e Michele fu il primo a esibirsi, Maria - prima del nero - gli fece i complimenti dicendo che era molto bravo. Per fortuna Michele è ammesso.
14.51 Stefanino oggi è bravissimo al piano… Se passa Davide e lui no, sarebbe ignominioso. Ecco qui: ha avuto un solo sì e il pubblico protesta. Stefanino polemizza:
Una rete “targetizzata” verso un pubblico adulto con problemi relativi a un programma rivolto agli adulti. Può succedere di tutto in seno alla Rai, anche se la rete in questione è quella Rai4 che, nel tempo, ci ha abituato a una programmazione matura, destinata proprio a una fascia non certo adolescente. Serie Tv americane di grande impatto, animazione giapponese e format innovativi: ecco i punti di forza di Rai4. E’ notizia di qualche settimana fa, dopo un articolo di Giovanni Valentini sul quotidiano la Repubblica, che la serie Angel non era granché gradita posizionata com’era in piena fascia pomeridiana, con tutto quel sesso e tutta quella violenza bene in vista in orari poco consoni, secondo associazioni di genitori, giornalisti bacchettoni, perbenisti e quant’altro. Insomma, si sa che il giornalismo medio si scandalizza a cottimo: va bene tutto, ma guai a mettere una tetta dentro un televisore prima delle tre di notte. Angel viene trasmessa da Rai4 con due episodi al giorno, uno alle ore 12.20 e uno alle 18.40. Scriveva allora Valentini, direttamente dal Regno dei Puffi: “Al povero telespettatore che paga il canone può capitare di sintonizzarsi intorno alle 19.30 su Rai 4, la “nuova” rete del servizio pubblico sul digitale terrestre, e di imbattersi in un orripilante telefilm americano, intitolato Angel, a base di sesso e violenza, interpretato da personaggi che al momento di entrare in azione cambiano sembianze e si trasformano in vampiri. Un serial che non ha proprio nulla a che fare con la missione del servizio pubblico”. Una posizione medievale sulla quale non sosterremo un secondo di più.
La cosa che conta, adesso, è che tale lamento ha avuto un seguito eccome. Carlo Freccero ha infatti ricevuto la notifica dell’avvio di una procedura d’infrazione del Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori proprio contro Rai 4 e proprio per la trasmissione di Angel nel day-time. Un bel regalo di Natale per gli appassionati. Inutile segnalare che, da una rapida occhiata ai tabulati degli ascolti, risulta che a fare i numeri più importanti ed esaltanti per la rete era proprio “l’orripilante telefilm americano”. Nel frattempo, Angel è stato fatto slittare alle ore 19.30, quasi simbolicamente, tanto per tenere calme le acque in questi giorni di transizione.

Porta a Porta sulla prima rete, Anno Zero sulla seconda e Ballarò sulla terza, sono le tre punte di diamante dell’informazione televisiva Rai che occupano rispettivamente la seconda serata quotidiana di RaiUno, la prima dei giovedì di RaiDue e la prima dei martedì di RaiTre. Oggi in questa nostra analisi ci andiamo ad occupare del programma della rete diretta da Antonio Di Bella e condotto da Giovanni Floris, poi nelle prossime settimane analizzeremo anche le altre due trasmissioni giornalistiche dell’universo Rai.
I dati della nostra analisi su “Ballarò” partono dalla prima puntata di questa serie dell’autunno 2009 andata in onda il 17 settembre 2009 e si chiudono con quelli della puntata dell’8 dicembre. Il dato di media di queste 12 puntate è di 3.972.000 telespettatori per uno share del 15,79%. La puntata più vista è stata la settima andata in onda il 27 ottobre che totalizzò 4.898.000 telespettatori pari al 19,69% di share con una copertura di ben 14.164.000 telespettatori. Mentre la meno vista, curiosamente fu la successiva andata in onda il 3 novembre che fece registrare 3.337.000 telespettatori con una media del 12,63% di share. Passiamo ora in rassegna, come nostro costume nelle analisi 2.0 la composizione del pubblico di “Ballarò” per target.
Partiamo con il dato relativo al sesso che vede una leggera maggioranza di pubblico femminile con il 51,41% a fronte del 48,59% di pubblico maschile. Per ciò che riguarda l’età anagrafica con il 46% sul totale è il pubblico over 64 a farla da padrone, seguito a cascata da tutte le altre fasce, da quelle più mature a quelle più giovani, partendo dal 19,71 del 55-64 per chiudere allo 0,55 dei 4-7 anni. Per quel che riguarda il titolo di studio abbiamo una spalmatura del pubblico in tutti i target: dal 30,89% della licenza elementare, al 28,93% della media superiore fino al 10,27% dei laureati. Passando poi all’area geografica c’è il 26,41% del pubblico del nord-ovest, il 24,02% del nord-est, il 23,97% del centro, il 16,47% del sud ed il 9,16% delle isole.

UPDATE: Un presunto insider rivela a TvBlog delle indiscrezioni clamorose su X Factor 3: “Esiste una bibbia del format di Simon Cowell, che non prevede che un giudice rimanga senza cantanti… così come vieterebbe di far partecipare chi in qualche maniera è coinvolto con la produzione… e Damiano lo era… “. Di Damiano si era già insinuato che fosse legato sentimentalmente a qualche redattrice/autrice del programma (mentre ricordiamo l’esclusione di una ‘figlia di’ un dipendente Rai a monte). Non sapevamo, invece, che per regolamento la Maionchi dovesse per forza mantenere un gruppo, visto che la giudice ammetteva di poter restare benissimo a guardare e questo spiegherebbe perché le Yavanna sono state perennemente salvate, a discapito di altri concorrenti più meritevoli.
UPDATE 2: Risponde un altro addetto a tutti gli effetti, che si apostrofa con il nickname “sfinito”:
1. la bibbia non prevede che ogni giudice debba arrivare in finale con un suo artista. nella versione inglese di xfactor(l’originale) è successo.
2. Damiano ha lavorato come attrezzista nella scorsa edizione di xfactor. Lavorava per una società di servizi che lavorava per Magnolia. Non per la Rai. Il regolamento interno Rai impedisce che i parenti stretti di dipendenti Rai partecipino a programmi diffusi dalla Rai (come era il caso della ragazza esclusa all’inizio di xfactor: sua madre è un montatore Rai).
Al di là del pluri-raccomandato che l’ha passata liscia, Damiano, come mai per il terzo anno consecutivo ogni giudice è arrivato fino in fondo con un cantante, nonostante le Yavanna siano state ripetutamente mandate al televoto dal pubblico, la Maionchi fosse spacciata sin dalle prime puntate e Morgan in netta maggioranza di cantanti?
Magheggio tutto all’italiana? Sì, e a confermarlo è ancora ‘Sfinito’:
“Una cosa è il regolamento, un’altra sono gli autori televisivi italiani: le Yavanna sono state salvate ripetutamente perchè gli autori avevano una paura fottuta di lasciare Mara senza concorrenti. Il punto è che l’Italia è l’unico paese dove Xfactor ha anche un daytime, con minuti da riempire ogni giorno: senza Mara riempire quel daytime sarebbe diventato molto difficile”.
E’ finito da poco il Processo a X Factor su RaiDue, che ha decretato il vincitore del premio della critica. Secondo gli addetti ai lavori presenti in studio è ancora Marco Mengoni - già vincitore del televoto - a trionfare, di misura tuttavia rispetto all’ancora secondo classificato Giuliano Rassu. I due mantengono le rispettive posizioni anche su iTunes, per quanto sia facile cantare vittoria al ridosso di una release e bisognerebbe valutare l’effettivo successo su tempi più lunghi.
Un gruppo su Facebook per “ritrovare” Chi l’ha visto?. Secondo i quasi 500 iscritti, la storica trasmissione di RaiTre ha perduto la strada maestra, prediligendo, anch’essa come altre, la soluzione più facile della corsa all’ascolto maggiore. Tuonano forte gli appassionati del programma, amareggiati e disillusi, sperando che così facendo si possa in qualche modo contribuire a tornare alla vecchia, amatissima, dimenticata funzione pubblica.
“Chi l’ha visto” si è smarrito, ha perso la strada e non ricorda più perchè è nato. Ha dimenticato quali sono i suoi obiettivi, la sua utilità nei confronti di coloro che hanno bisogno di aiuto, sia di quelli scomparsi, sia dei loro familiari che soffrono. Ha lasciato le persone che da anni l’hanno sempre curato con grande umanità e professionalità, persone di cui sentiamo la mancanza, con i loro volti, le loro voci e il loro modo di raccontarci ogni storia. “Chi l’ha visto” è un vecchio amico, tenace e coraggioso. Ma ora si è perso. Aiutiamoci a ritrovarlo”.
Così recita il disclaimer del gruppo. In bacheca è possibile già trovare una ridda di polemiche, precisazioni, desideri, accuse e consigli. Non piace la conduzione di Federica Sciarelli e non sono poche le “vedove” di Donatella Raffai (rimasta alla guida fino al 1991), In una parola “Chi l’ha visto?”, non avrebbe più alcuna funzione di “trasmissione di servizio”, a meno che non si intenda per “servizio” quello necessario a piazzarsi bene nella classifica dei programmi più visti della serata. Le accuse più feroci, conduzione a parte, sono rivolte agli sms, al pubblico in studio, alla “scelta delle tematiche fuori da ogni logica”. Una delle parole più abusate è “salotto”: ecco, non si vuole che anche questa storica confezione televisiva diventi il solito salottino catodico a cui già siamo troppo abituati.
Qualcuno, addirittura, parla di “censura”. Si discute anche di uno storico autore del programma, Giuseppe Murgia, che l’anno scorso ha preferito mollare la barca, insieme ad altri dodici giornalisti. Scrive uno dei responsabili del gruppo:
“Alle mie e ad altre proteste via mail ho ricevuto risposte dalla produzione, dalla vicedirezione e dalla redazione. Si sostiene che i professionisti sopra citati se ne sono andati per motivi economici: cosa assolutamente improbabile, visto che adesso sono tutti disoccupati. Continueremo in modo del tutto autonomo e senza essere manovrati da nessuno a impegnarci affinché si ritrovi lo spirito originario, quello di occuparsi di persone in difficoltà e non di casi di stretta attualità già affrontati da altre numerose trasmissioni”.
Una provocazione (provocazione?) curiosa e, a suo modo, interessante arriva dal Secolo d’Italia: ci sono troppi trans in televisione? Il quotidiano diretto dall’Onorevole Flavia Perina (Popolo delle Libertà) sostiene dalle sue colonne che dopo l’esplosione dell’affaire Marrazzo, i palinsesti televisivi si siano riempiti di transessuali, cavalcando in maniera fin troppo eccessiva, plateale e volgare il fenomeno. Noi stessi ne abbiamo parlato, seppure in termini molto diversi, negli ultimi giorni con l’inelegante caso di Porta a Porta e, in queste ultime ore, con la confessione di un Tronista di Maria De Filippi, anche lui alle prese per quattro anni con una relazione sentimentale con un trans. Nella puntata di ieri sera di Chiambretti Night è stato affrontato il medesimo argomento con un trans ospitato in studio. Si legge sul Secolo D’Italia in un articolo firmato da Giancarlo Salemi:
“Ha cominciato Matrix, poi è arrivato Porta a Porta con due serate di seguito, e piano piano anche i pomeriggi televisivi si sono adeguati: non c’è trasmissione che non abbia il suo trans quotidiano. E’ l’ultimo sdoganamento, il nuovo filone da seguire, dopo un’estate di escort e di veline. Ma a chi giova tutto ciò? Francamente non si comprende. Certo, se l’unico parametro sono gli ascolti, allora Vespa fa bene e, invece di due puntate, potrebbe farci un serial, tanto c’è sempre un trans disposto a parlare, a raccontarci chissà quale verità. […] Possiamo dire che non è così? Che dal plastico sul delitto di Cogne a quello sul caso Brenda - oltre alla morbosità di chi guarda - c’è poco o nulla di giornalisticamente interessante? […]
La televisione non può essere uno sfondo, ci impegna, ci assorbe. Proprio per questo bisognerebbe fare attenzione ai messaggi che da lì transitano a chi la guarda. Senza scadere nella retorica in ciò che è servizio pubblico o ciò che è spazzatura, a chi ha la facoltà di utilizzare questo straordinario potere come la televisione, andrebbe chiesta una maggiore attenzione. Perché un giorno è “China”, un altro è “Natali” ma il messaggio che passa è devastante e, forse, un po’ di ritorno alla normalità non farebbe male a nessuno”.
In realtà, secondo il parere di chi scrive, anche l’articolo di Salemi, che nel suo svilupparsi cita brillantemente Marshall McLuhan e la sua teoria dei “media freddi e dei media caldi”, che non abbiamo riportato per lasciare alta l’attenzione esclusivamente sull’argomento principe, anche quest’articolo, si diceva, un peccato di forma lo compie, tende cioè a considerare forzatamente il trans come una figura necessariamente “trash”, anormale. L’invocazione del giornalista a un ritorno “alla normalità” nei palinsesti televisivi è sicuramente condivisibile ma non senza essersi posti prima una domanda: normalità rispetto a quale anormalità? E’ anormale un trans? Può darsi, ma è certamente più accogliente, rincuorante e intelligente un trans rispetto a un tizio, del tutto maschio e del tutto eterosessuale, che in diretta televisiva, dentro una casa, prende una donna, la solleva su un mobile di cucina e tenta, tra il serio e il faceto, di infliggerle violenza. Cos’è anormale in questa televisione? Un individuo dalla sessualità incerta o un altro individuo che proprio in nome della sua certissima sessualità osa adoperare un corpo di donna a mò di giocattolo?
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La capacità di centrare sempre l’argomento, l’attualità e il momento. Questo sono le inchieste di Vanguard, l’appuntamento “cult” di Current Tv (Sky canale 130) con le inchieste sul campo firmate da video maker e giornalisti d’eccezione: domani sera, mercoledì 11 novembre, ore 23, sarà la volta di Essere una Velina, ovvero il prezzo pagato da una ragazza per il successo. Un percorso approfondito che parte da Alassio, Miss Maglietta Bagnata, e arriva alla Videocrazia. L’inchiesta metterà a nudo (è il caso di dirlo) i corpi e le personalità di queste giovani donne che decidono di percorrere una strada inevitabilmente lastricata di pericoli, bassezze e compromessi. Da Antonio Ricci alla polemica con Gad Lerner, da Fabrizio Corona a Vallettopoli. Il corpo femminile è un fine o un mezzo politico? L’inchiesta di Vanguard risponderà a molti quesiti, ancora una volta operando in maniera puntuale e approfondita: la televisione raccontata dalla televisione. Il documentario si articolerà anche grazie alle testimonianze del regista Erik Gandini, autore del mediocre Videocracy, e Cristina Tagliabue, giornalista di Nova24 e autrice del libro Appena ho 18 anni mi rifaccio. Storie di figli, genitori e plastiche (edizioniBompiani).
Dopo il salto il teaser.
Fervono i lavori a Rai Educational. Qualche giorno fa avevamo parlato del nuovo canale Rai Scuola (che è andato a “sostituire”, per così dire, “Rai Edu1″); oggi il direttore Giovanni Minoli è pronto a varare una nuova creatura, “Crash”, in onda da stasera, venerdì 23 ottobre, per dieci settimane consecutive, all’una di notte (perfetto orario Rai Educational…) su Raitre. Il programma prende piede dall’esperienza decennale di “Un Mondo a Colori”, format vincente che storicamente ha raccontato le tematiche legate all’integrazione degli stranieri in Italia. Questo il commento di Minoli:
“Crash è un esempio di televisione del servizio pubblico. Un esempio di tv dove le immagini sostituiscono le risse inutili e le parole che non hanno nessun rapporto con la realtà. La problematica dell’immigrazione richiede un approccio più diretto. Crash rappresenta lo scontro da cui deve uscire una convivenza ripensata”.
Il programma avrà uno studio “parlante” diretto da Valeria Coiante, già conduttrice e autrice di “Un Mondo a Colori. “Crash” tratterà di ronde, di clandestinità, di sbarchi e fondi per le politiche di integrazioni. Insomma “il diverso” sarà affrontato con il linguaggio comune dell’inchiesta giornalistica. La prima puntata, in onda stasera, parlerà della drammatica vicenda di Sanaa, la diciannovenne di origine marocchina uccisa dal padre perché desiderosa di andare a vivere con un italiano senza essere sposata. Così la stessa Valeria Coiante:
“Ci siamo resi conto che nel mondo oltre ai colori pastello ci sono anche tinte violente. Parlare di questi temi significa parlare della società intera, sono temi su cui si vincono o si perdono le elezioni. Pur evitando il buonismo, comunque siamo positivi: magari dopo un impatto, uno scontro, si può aprire una prospettiva nuova. Prepariamo il programma come se andasse in onda in prima serata, così se ci chiamano, siamo pronti. Tutti quelli che ci scrivono fanno sempre la stessa domanda, ‘perché andate in onda così tardi?’. A chi possiamo girare queste mail?”.
Tiene ancora banco il caso Mattino Cinque: il vergognoso sciacallaggio perpetrato ai danni del giudice Mesiano (l’eccezionale inchiesta di Brachino che ha condotto tutta l’Italia a scoprire le perversioni apocalittiche dietro l’uomo che ha firmato la sentenza Fininvest-Cir: calze turchesi e barbiere) sta portando ad ulteriori sommovimenti dell’orografia di Mediaset. L’azienda, infatti, ha voluto solidarizzare ufficialmente con i propri giornalisti, sottoposti - secondo il Biscione - a minacce e linciaggi mediatici.
“Sono falsi e pretestuosi gli attacchi di alcuni giornalisti del Gruppo ai rappresentanti sindacali […] Esprimiamo preoccupazione per le violenze e le minacce subite quasi quotidianamente dalla collega Annalisa Spinoso, e per l’attacco inaccettabile del programma le Iene al direttore Claudio Brachino”.
Annalisa Spinoso è, per inciso, l’autrice del servizio in questione. L’accusa, mossa dallo stesso Brachino, relativa al fatto che il numero di cellulare della giornalista fosse finito sul Web - con tutte le conseguenze spiacevoli del caso - è stata “sbugiardata” dal nostro Gabriele Capasso con un’abile mossa di ricerca sulla cache di Google: fu proprio la Spinoso a rendere pubblica la propria utenza su Internet.
Ad occhio e croce non sarà impossibile il lavoro di Bianca Berlinguer alla direzione del Tg3, se quello che la giornalista intende prefissarsi è di diventare il telegiornale più credibile del pacchetto Rai. Intanto la neo direttrice ha dichiarato le proprie intenzioni di sperimentare “un modo nuovo di raccontare la politica” e solo per questo già ci sarebbe la licenza per parlare di rivoluzione. Le sue parole sono arrivate in Commissione di Vigilanza Rai, all’indomani del suo insediamento ufficiale:
“Io non mi considero una giornalista militante, non lo sono stata mai, anche se questo non vuol dire che non abbia le mie idee e devo dire che mi sono sempre sentita libera nella Rai. Se avessi avuto ambizioni di posizionamento avrei fatto altro, avrei fatto politica e sarei entrata in Parlamento. Ma tutto questo mi è stato riconosciuto quando il cda mi ha votato all’unanimità”.
Quanto agli editoriali à la Minzolini, la Berlinguer è spiazzante e sincera:
“Sì, mi piacerebbe farli, ma alla maniera di Curzi, che non faceva mai editoriali contro. Il Tg3 è stato ed è un telegiornale meno istituzionale degli altri, che negli ultimi dieci anni non è stato mai fazioso. Deve recuperare quella specificità che aveva con Sandro Curzi”.
In bocca al lupo.