Il mondo dell’informazione si evolve e i giornalisti devono affilare le armi se intendono restare sul mercato. Dunque Mediaset propone entro l’anno un canale Allnews 24h su 24 su digitale terrestre, che ha come piattaforma una propria agenzia di informazione, la Allnews. Insomma, in pieno stile Cnn.
L’annuncio lo ha fatto Fedele Confalonieri presidente Mediaset che ha detto, a margine dell’apertura del XXVI Congresso della Fnsi:
I nostri giornalisti devono diventare multimediali e digitali: questo riguarda chi fa la tv ma anche chi lavora nella carta stampata. Fino a qualche mese fa, il giornalista Mediaset metteva il servizio in una cassetta, mentre ora lo produce in file.
E cita addirittura Lev Trotsky:
L’editoria sta attraversando una rivoluzione permanente, dove i giornalisti devono essere a disposizione del proprio gruppo editoriale.
Domani debutta la nazionale azzurra in Sudafrica, mentre il 14 maggio del 1982 debuttava su Rai2 “Azzurro” . Qual è il nesso fra le due cose vi chiederete? Ebbene “Azzurro” era una manifestazione canora inventata dal grande Vittorio Salvetti, proprio per portare fortuna agli azzurri del calcio che da li a poco avrebbero affrontato e poi vinto i mondiali di Spagna dell’ 82. Ricordando stasera all’interno della nostra rubrica della Tv che c’era proprio questa manifestazione, vogliamo dare l’ in bocca al lupo alla nostra nazionale di calcio per il debutto di domani sera con il Paraguay. Ma parliamo ora di “Azzurro”, abbiamo detto che era una manifestazione canora organizzata e condotta dal patron del Festivalbar e di molti Sanremo Vittorio Salvetti, le cui prime due edizioni andarono in onda su Rai2 per poi approdare sulle reti mediaset. La gara si svolgeva presso il teatro Petruzzelli di Bari e andava in onda in diretta per due serate consecutive.
La prima edizione, come detto, andò in onda il venerdì 14 e il sabato 15 maggio del 1982 e fu condotta dallo stesso Salvetti con Daniela Poggi e Beppe Viola. Il meccanismo era di una gara fra cantanti divisi per squadre, votati da una giuria formata da 100 persone, abbinata ad una giuria di giornalisti specializzati. Quella prima edizione fu vinta dalla squadra “New Romantic” capitanata da Gianni Morandi. Il successo fu cosi clamoroso che la manifestazione fu riproposta anche l’anno successivo, con la conduzione di Milly Carlucci sempre sulla rete 2 della Rai, per poi passare dal 1984 in pianta stabile sulle reti Mediaset. Il carattere saliente di quelle prime edizioni era il fatto che i capitani delle squadre presentavano i loro compagni sul palco avendo quindi modo di “condurre” spazi ben articolati della trasmissione un po’ come hanno fatto i protagonisti del recente “Due” andato in onda sempre su Rai2, rendendo il tutto molto informale e sicuramente meno ingessato del classico “ecco a voi” della maggior parte delle manifestazioni canore.
Il ruolo del conduttore “centrale” era solo quello di presentare le squadre e fare da collante con gli ospiti. Bella anche l’idea di scambiarsi le canzoni fra i componenti della squadra per cantarle assieme nel finale di esibizione. La sede storica come detto fu il teatro Petruzzelli di Bari, tranne una parentesti al Nazionale di Milano. L’ultima edizione di “Azzurro” andò in scena nel 1992 con la conduzione di Gerry Scotti, Susanna Messaggio e Vittorio Salvetti e si svolse sempre a Bari ma al teatro Team, in quanto il teatro Petruzzelli fu distrutto da un incendio doloso nell’ottobre del 1991. Dopo il salto troverete alcuni video di quelle serate, l’elenco completo dei conduttori e dei vincitori, annata per annata.
Succede anche questo. La redazione del Tg2 è in fortissima agitazione a causa di motivazioni soprattutto logistiche. Il Cdr ha annunciato un pacchetto di giornate di sciopero a causa della divisione in tre sedi per i lavori di digitalizzazione: questo, a detta della stessa redazione, rende la messa in onda quotidiana praticamente impossibile. Si legge nella nota ufficiale emessa:
“La redazione del tg2 denuncia la grave situazione di disagio nella quale è costretto a lavorare ormai da due anni, a causa dei lavori per la digitalizzazione della testata, con gravi ripercussioni nell’organizzazione del telegiornale e nell’adempimento della propria missione di servizio pubblico. Ogni giorno è a rischio la messa in onda del telegiornale: la divisione in tre diverse sedi determina la frammentazione del processo produttivo. I lavoratori del Tg2 affrontano quotidianamente difficoltà logistiche, organizzative e tecniche in condizioni lavorative poco dignitose. Per questo l’assemblea del tg2 , a seguito dell’ennesimo ritardo nelle risposte da parte dell’azienda su tempi e modalità della conversione al digitale, proclama lo stato di agitazione e annuncia un pacchetto di giornate di sciopero. Si avvia la procedura di conciliazione, come previsto dalla legge sullo sciopero nel servizio pubblico”.
I giornalisti descrivono e mostrano, tramite un filmato, le problematiche assolute a cui vanno incontro nel lavoro quotidiano: redattori costretti a spostarsi da una sede all’altro, spingendo paradossali carrelli ricolmi di cassette, beta e altri incartamenti utili al lavoro, stanze di lavoro limitanti e piccole, archivi improvvisati e un sistema di climatizzazione che non funziona. Tutto questo, naturalmente, nel silenzio, visto che l’azienda è talmente impegnata con le varie procedure per mettere un piede nel futuro, da dimenticarsi del presente.
Più o meno mentre Michele Santoro tuonava nel suo monologo d’addio nell’incipit di Annozero, la televisione di Stato emetteva una sorta di comunicato ufficiale più o meno definitivo in merito all’affare “buonuscita”. Si sa che niente e nessuno riesce a smuovere gli italiani dalle loro poltrone quanto la notizia di una grossa cifra di danaro somministrata nelle tasche di un concittadino. Allora sì che noialtri siamo bravissimi a scattare in piedi con un colpo di reni degno di Buffon e a catechizzare il catechizzabile. Il fatto che, da giorni, si parli quasi esclusivamente di questi milioni di euro piovuti addosso a Santoro, piuttosto che del fatto stesso, cioè di uno dei migliori giornalisti della nostra televisione (sicuramente il più libero) convinto a togliersi dallo schermo per non dover subire più determinate angherie e limitazioni. Due milioni di euro, tre milioni di euro, dieci milioni di euro: qualcuno, nella giornata di ieri, ha parlato di 17 milioni di euro. Domani si scoprirà che Santoro ha preso 400 milioni di euro da Viale Mazzini e che moriremo tutti ancora più poveri per colpa di questa specie di mini manovra finanziaria ad uso e consumo di un singolo.
La Rai ha parlato di cifre “fuorvianti e prive di riscontro con la realtà”, confermando i tre milioni di euro e precisando che tale trattativa “è in linea con casi analoghi e conforme alla normativa vigente in materia giuslavoristica e alla governance aziendale. La risoluzione del contratto di Santoro è stata regolata secondo la normativa generale sull’esodo incentivante per i dirigenti d’azienda, affiancata da un accordo commerciale del tutto vantaggioso per Rai che acquista da un professionista prestigioso programmi e prodotti televisivi di qualità a prezzi inferiori a quelli medi di mercato e per almeno due anni”.
Questo, nonostante i consiglieri di minoranza, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, in una nota congiunta, abbiano smentito e ricordato che “Annozero è inserito nei palinsesti di autunno e se mancherà sarà solo per una “decisione finale di Santoro”.
Altro che misteri di Lost…
Chiarezza, sullo scottante caso di RaiNews24, è stata fatta, grazie al nostro Gabriele Capasso. Ora, che il canale è ricomparso regolarmente sul canale 506 della piattaforma satellitare Sky e sul sito Web, restano gli strali di Usigrai e Fnsi. Lo spostamento dal multiplex 3 a quello 1 del digitale terrestre merita, come minimo, secondo le associazioni, una ridda di scuse da parte della proprietà della tv di Stato. Ha detto Carlo Verna:
“La Rai deve chiedere scusa ai telespettatori per l’oscuramento di fatto del canale Rainews24. Ma deve chiedere anche scusa ai giornalisti e ai dipendenti di Rainews24 la cui protesta è stata definita ‘inaccettabile’ e ‘pretestuosa’ dal Direttore Generale e dal Consiglio di Amministrazione”.
Il presidente della Fnsi Roberto Natale:
“Da tempo aspettavamo di sentire dal Direttore Generale Mauro Masi la parola ‘inaccettabile’ su quanto accade in Rai e intorno alla Rai. Ieri lo abbiamo sentito però rivolto ai colleghi di Rainews24, che invece vanno ringraziati per il loro lavoro e la loro passione”.
Al di là dello sciopero indetto per il 31 maggio, da parte della redazione di RaiNews24, l’Usigrai e il Cdr di Rainews24 organizzeranno nei prossimi giorni anche una manifestazione per consegnare al Direttore Generale della Rai le migliaia di e-mail di protesta ricevute dai telespettatori. Insomma, un caso che non sembra affatto risolto.
Il Cdr di RaiNews24 è sempre più preoccupato. Dopo le lamentele di qualche mese fa ci sono altre due decisioni della dirigenza che destano sconcerto fra i giornalisti del canale allnews della Rai. Innanzitutto il “taglio” di mezzora del palinsesto di RaiTre che trasmetteva sino alle 7.30 i programmi d’informazione di RaiNews24: ora il segnale sarà diffuso sulla terza rete Rai solo fino alle 7 e si salva per un pelo, ma in una versione ridotta e tagliata, “Il Caffè di Corradino Mineo“, la rubrica quotidiana del direttore, che va in onda dalle 6.30.
Il canale all-news della Rai perde uno storico spazio di visibilità in chiaro su Raitre dalle 7 alle 7.30 che da oggi 3 maggio verrà sostituito con un programma della Testata regionale. Un altro colpo mentre, pur in assenza di adeguate risorse e mezzi, Rainews24continua a fare ottimi ascolti. Siamo all’ennesima prova dell’assenza di un progetto editoriale per Rainews24. Il quadro si fa ancora più confuso con le voci non confermate, ma neanche smentite, di ‘prove tecniche di all-news’ da parte della Tgr.
Altra novità poco gradita è il nuovo logo e il nuovo nome, il cui esordio è previsto per il 18 maggio, che perde il suffisso “24“. Così prosegue la nota diffusa dal Cdr:
La confusione diventa totale quando la Rai senza chiarirne i motivi cambia anche il nome e il logo del canale che dal 18 maggio si chiamerà solo Rainews, perdendo il numero ‘24′ che ormai è il tratto distintivo delle all news di tutta Europa. Il Cdr di Rainews24 chiede ancora una volta che il Direttore Generale e il Consiglio di Amministrazione della Rai chiariscano il ruolo e la missione editoriale del canale all-news, e risposte sulle risorse e mezzi indispensabili a garantire la competitività della Rai sull’informazione all news, anche in vista dell’arrivo sul digitale terrestre di Sky e dell’all-news di Mediaset. Di fronte a questo colpevole silenzio continuiamo a pensare che le decisioni sulla Rai vengano prese non più a Viale Mazzini, ma altrove.
A Il Messaggero, il direttore dell’unico telegiornale ancora accettabile italiano, SkyTg24, Emilio Carelli, racconta le prossime novità della testata giornalistica. Due milioni e mezzo di contatti giornalieri e il 28% d’ascolto in più rispetto all’anno scorso fanno della creature dell’ex TgCom una potente novità informativa in un panorama, quello italiano, in mano a potenti e cani da riporto:
“La nostra forza sta nella diversità, nel fatto che il pubblico ci vede come indipendenti dalla politica, nell’essere il giornale di riferimento della classe dirigente. C’è chi è arrivato a darci anche dei ’sovversivi’. Ma noi diamo spazio a tutti, siamo equilibrati e sull’indipendenza continueremo a puntare. Chi se la prende, lo fa perché non siamo omologati alla maggioranza di turno, quando tutti invece lo sono. E poi abbiamo la fortuna di avere un editore che non è italiano”.
Aria di novità, dopo tanta stabilità tecnologica, tematica e contenutistica. Carelli annuncia:
“Puntiamo molto sulla tecnologia. Le finestre active, una delle nostre caratteristiche, aumenteranno da sei a otto. Entro l’anno affronteremo la sfida del 16:9 ed entro il prossimo ci sarà il passaggio all’alta definizione. Il nostro streaming sul web va benissimo ed è un punto di riferimento per gli italiani in tutto il mondo. Ma l’investimento che ci attende a breve è quello sulla telefonia mobile. Dal 10 maggio saremo su tutti gli iPhone che, faccio presente, in Italia sono due milioni e duecentomila. È già tutto sperimentato. Ci sarà la possibilità anche di accedere alle finestre active. Poi quando uscirà l’iPad saremo pure lì”.

Scrive oggi l’Espresso che il previsto programma di Maurizio Belpietro, quello che doveva andare in onda prima serata sulla Rai, come contrapposizione ideologica a quel fortino di comunisti che è Annozero, quello - ricordiamolo - che aveva istigato gli italiani a non pagare il canone, sia saltato definitivamente. Dopo diversi lanci, batti e ribatti e notizie dell’ultim’ora, insomma, la trovata “pluralista” della Rai è destinata come minimo ad essere rinviata a data da destinarsi. Questo - come scrive L’Espresso - nonostante colloqui già avviati nel mese di febbraio “con autori tv, filmmaker di successo e giornalisti, alcuni di questi provenienti dalla ex Tv della Libertà di Michela Brambilla”. Addirittura Belpietro s’era messo di impegno e di ingegno per operare un vecchio colpo di mercato: sottrarre alla redazine di Porta a Porta Marco Zavattini, l’autentico braccio destro di Bruno Vespa. Annozero e Ballarò, per il momento, resteranno da soli. A settembre si vedrà, promettono a Viale Mazzini.

Claudio Brachino non ci sta. La sospensione per due mesi dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (potremmo definirla poco più di un buffetto sulla guancia?) a seguito del servizio di Annalisa Spinoso sul giudice Mesiano, sotto la responsabilità e la supervisione dello stesso Brachino, è per il direttore di Videonews inaccettabile. La sua reazione è da manuale (”quale” lo lascio dire a voi), si tratterebbe di una “condanna politica“.
L’ex conduttore di Mattino Cinque ritiene ingiusta la decisione dell’Odg perché, a suo parere, non sono stati presi in considerazione i rilievi difensivi. In sostanza la sospensione è ingiusta perché lui si ritiene innocente, ergo non può che trattarsi di una condanna di chiara matrice politica. Non fa una grinza che sia una, indubbio. Brachino si era ritenuto abbondantemente auto assolto dopo le scuse al giudice Mesiano andate in scena a Mattino Cinque in un suo editoriale (lo ritrovate qui) qualche giorno dopo. Incredibilmente l’Ordine dei Giornalisti ha ritenuto che non bastasse. Sorpresa.
Ecco il testo della sua dichiarazione:
Farò immediato ricorso contro un provvedimento che giudico profondamente ingiusto. Mi limito a far notare che subito dopo la trasmissione in un editoriale anche autocritico ho analizzato a freddo quanto accaduto, ponendo una serie di domande sul merito della vicenda sottostante il servizio, a cui nessuno si è preso la briga di rispondere. Nonostante il linciaggio mediatico a cui sono stato sottoposto, ho risposto tempestivamente alla convocazione dell’Ordine discutendo la questione con impegno e serietà. Per tutti questi motivi non posso non pensare che si tratti di una condanna simbolica e tutta politica da parte dell’organismo che dovrebbe tutelare, al netto di ogni calcolo di convenienza ed opportunità, la libertà della categoria.

Claudio Brachino è stato sospeso per 2 mesi dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia in relazione alla messa in onda a Mattino Cinque il 15 ottobre del 2009 del servizio filmato che ritraeva Raimondo Mesiano, il giudice che aveva appena condannato Mediaset a pagare 750 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti, in momenti della sua vita privata con una telecamera nascosta.
Il servizio, a firma di Annalisa Spinoso, aveva lo scopo di screditare il giudice, descritto come una persona inquieta, stravagante (leggendario il riferimento ai famosi “calzini turchesi“). In tanti, compreso il sottoscritto, ritennero scandalosa la condotta della giornalista e di Brachino in quanto direttore responsabile di Videonews: impossibile non interpretare quel breve video come un’autentica aggressione a mezzo televisione nei confronti di Mesiano. L’Odg lombardo, a distanza di 6 mesi, convidide questa chiave di lettura e condanna Brachino per la diffusione di immagini che rappresentano “una violazione dell’art. 2 della Legge istitutiva dell’Ordine, la n. 69 del 3 febbraio 1969 nonché degli art. 137 Dlgs 196/2003 e 6 del Codice deontologico“.
Nella motivazione della sospensione si legge:
al fine di screditare la reputazione del protagonista del video e delegittimare agli occhi dell’opinione pubblica la sentenza da lui emessa in precedenza nei confronti di Fininvest. Con immagini non essenziali e prive in sé di interesse pubblico in quanto notizia, il servizio ha prodotto un effetto diffamatorio nel suo insinuare presunte stravaganze e stranezze del personaggio, fino a sfiorare il vero e proprio dileggio. Immagini non essenziali (addirittura il colore dei calzini) costituiscono l’unico contenuto del servizio e sono sostenute da un commento in stile gossip. Risulta quanto meno fuorviante alimentare dubbi sulle inchieste di un giudice in virtù della scelta del colore dei suoi calzini.
Continua a leggere: Claudio Brachino sospeso per 2 mesi dopo il servizio sul Giudice Mesiano
Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media a favore della sospensione del regolamento varato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle elezioni Regionali. Tradotto: i talk show possono andare in onda. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni.
Prime reazioni da parte del Pd:
“E’ una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di Vigilanza. Ora la Rai deve intervenire, e il Cda di Viale Mazzini, che il presidente Garimberti si è impegnato a convocare immediatamente dopo la sentenza, non può che prendere atto dell’interpretazione del giudice amministrativo. I programmi giornalistici devono riprendere subito”.
Intanto Il Fatto quotidiano ha rivelato oggi in prima pagina alcune intercettazioni clamorose che dimostrano come il Premier Silvio Berlusconi, ormai sempre più abbandonato da cortigiani e cani da riporto, volesse scientificamente mettere il bavaglio ad Annozero e altri programmi attigui, “chiacchierando” dalle stanze del potere con Giancarlo Innocenzi (membro dell’Agcom) e Augusto Minzolini.
“Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom - dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini - al telefono con il capo del governo - annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni”.
Neapolis come Per un pugno di Libri. Succedono cose strane in Rai. Molto strane. Mentre il popolo italiano che ragiona si mobilita per impedire la chiusura della storica trasmissione letteraria, si scatena un nuovo putiferio destinato, sperabilmente, ad impedire l’ottusa censura di un altro programma di approfondimento e di nicchia: Neapolis, da 11 anni l’unica risorsa televisiva per gli appassionati di Web e nuove tecnologie. Perfino il rettore dell’Università Federico II si è schierato nel momento in cui si è saputo il destino di questo programma:
“La trasmissione Neapolis della Rai ha svolto un ruolo importante, sul piano culturale, soprattutto nell’area delle nuove tecnologie e dell’informatica”.
La trasmissione è interamente prodotta nel Centro Rai di Napoli ed è l’unico format realizzato dal distacco partenopeo della tv di Stato: l’improvvisa cancellazione dal palinsesto ha provocato un subbuglio interno non indifferente, al punto che la redazione del Tgr risulta tutt’ora in forte stato d’agitazione. C’è stato a Roma un incontro tra il dirigente Maccari e il comitato di redazione, il redattore capo Massimo Milone e il segretario Usigrai Carlo Verna. Nei prossimi giorni è previsto un summit con i vertici Rai.
Al fianco di Neapolis anche Leonardo Impegno, presidente del Consiglio comunale di Napoli:
“La decisione di chiudere una trasmissione unica nel suo genere, col suo studio virtuale e coi suoi affascinanti contenuti multimediali, è davvero incomprensibile. Auspico un ripensamento da parte della direzione della testata giornalistica di viale Mazzini che mette a repentaglio, oltre che un’informazione che si occupa di internet e tecnologie, anche un gruppo di lavoratori del bacino dei precari Rai, dai giornalisti, ai grafici, montatori e agli addetti al programma, ai quali va tutta la mia solidarietà e vicinanza”.
Il Tg1 che “assolve” Mills, senza specificare che trattasi di prescrizione del reato, è probabilmente il momento più basso dell’informazione televisiva a livello mondiale di tutti i tempi. Qualcosa che dovrebbe far rotolare teste, giornalisticamente parlando, a destra e a manca, non lasciando in piedi niente e nessuno. Ovviamente siamo in Italia e tutto va bene. Scodinzolini resta al suo posto circondato dagli allori e così chi si è prestato a leggere quel testo disinformativo, falso e disastroso per la salute della verità nel nostro Paese.
Tutto intorno, però, laddove la realtà ha ancora un valore, è un fiorire di proteste. Un gruppo di quasi diecimila cittadini italiani si è riunito in un apposito gruppo su Facebook, sottoscrivendo un appello indirizzato a Lorenzo Del Boca, presidente dell’Odg, e Paolo Garimberti, presidente della Rai, domandando una reazione esemplare della Rai:
“Non si tratta di destra e sinistra, Minzolini ha il diritto di esprimere le proprie opinioni. Ma nell’edizione delle 13 e 30 del Tg1 del 26 febbraio è stata data una notizia falsa”.
L’appello è intitolato alla “dignità dei giornalisti e al il rispetto dei cittadini” e il volto di Enzo Biagi è stato scelto come anima rappresentativa. Viene chiesto ufficialmente, oltre all’intervento dell’Ordine dei giornalisti, anche le scuse e la rettifica da parte del Tg1 e della Rai. Gli organizzatori dell’appello stanno pensando di andare a consegnare le firme a mano martedì.
Viva Enzo Biagi, viva Indro Montanelli, viva i giornalisti liberi, viva la verità.