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Caso Annozero: Santoro punito, sospensione per Vauro. Polemica aperta con Vespa

pubblicato da Gabriele Capasso


Vauro paga per tutti, almeno per il momento. La decisione del Dg della Rai Mauro Masi, a conclusione dell’istruttoria aperta sulla puntata di Annozero dedicata al terremoto in Abruzzo, punisce con una sospensione che avrà effetto immediato il vignettista Vauro Senesi, ospite fisso nella trasmissione di Michele Santoro. La sua vignetta (”Aumento delle cubature. Dei cimiteri“) è ritenuta “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico“.

Non vedremo più le sue vignette in coda alle puntate di Annozero sin dalla puntata di giovedì prossimo, puntata che, per ordine dello stesso Masi dovrà “attivare i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo“. La “punizione” per Santoro sarà quindi una sorta di missione impossibile: smentire a distanza di 7 giorni il proprio lavoro e la tesi sui ritardi e le omissioni che avrebbero in qualche modo aggravato i danni del sisma.

Il provvedimento appare paradossale ed è suo modo raffinatissimo. Si obbliga ad una correzione di rotta non su un fatto specifico, di cui si sia potuta dimostrare la falsità, la manipolazione o quant’altro, ma su un’opinione. Il servizio pubblico, precedente interessante, non può sostenere attraverso nessuna delle sue voci che la gestione di una calamità naturale ha avuto dei problemi o si sia dimostrata inadeguata. Se il Governo e gran parte della politica ritiene il lavoro che fatto in preparazione ed in risposta al terremoto sia ottimo i giornalisti del servizio pubblico devono sostenere la stessa cosa.

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Santoro di nuovo sulla graticola a sette anni precisi dall'Editto Bulgaro: capiamo meglio chi sta con chi e dove stanno (se ci sono) le colpe di "Annozero"

pubblicato da Stefano Sgambati

Michele SantoroTiene banco la “Questione Santoro”. Niente di nuovo, sotto il sole: secondo il parere di chi scrive, ogni reazione inconsulta alle parole del conduttore di “Annozero” e alle vignette di Vauro è solo frutto dell’emozione dell’effetto terremoto.

Cavalcare l’onda emozionale non fa bene mai, in nessun caso, soprattutto alla verità: la tragedia che ha sconvolto l’Abruzzo è lecitamente qualcosa in grado di pungerci il cuore e l’anima, tuttavia è allo stesso modo stantìa e stancante la solidarietà pret à porter che sembra coinvolgere soprattutto politici e responsabili dell’informazione. Chi oggi protesta, nulla ha detto quando, qualche giorno fa, il Tg1 si bullò come un ubriaco al bar dei grandissimi ascolti fatti “grazie” al sisma, quello sì scandaloso; chi oggi si scaglia contro Santoro - quindi contro un’opinione, null’altro, anche perché se altro fosse, ci sarebbe la Magistratura a farla da padrone, e non il chiacchiericcio dei politicanti - si farà analogamente sentire quandunque la macchina dei soccorsi dovesse incepparsi da qui a qualche mese, cioè da qui a quando tutti avranno nuovamente un campionato di calcio a cui pensare? Peggiore di una catastrofe, c’è solo la strumentalizzazione sentimentale.

Il tutto diventa un prodigioso corso e ricorso, tanto per disturbare per l’ennesima volta Giambattista Vico: mancano infatti soltanto cinque giorni al settimo compleanno dell’Editto Bulgaro con cui Silvio Berlusconi operò la prima grande epurazione in casa Rai. Era il 18 aprile del 2002 quando Enzo Biagi, lo stesso Santoro e Daniele Luttazzi, venivano accusati dal Cavaliere di fare un “uso criminoso” del servizio pubblico.

Ma ricapitoliamo gli ultimi fatti “criminosi”: nella puntata di giovedì scorso di “Annozero”, Santoro ha avanzato qualche dubbio relativo all’effettiva efficacia dei soccorsi, pur precisando, a più riprese, che tutto, al momento, sembrava funzionare perfettamente. A chiosare la cosa, le vignette di Vauro ritenute dai vari Giordano e Gasparri, cioè gli stessi che ancora oggi parlano di “barbaro omicidio” quando vengono interpellati relativamente al caso Eluana Englaro, eccessivamente pesanti, forse a ragione, per carità: sebbene sia sempre, e dico sempre, il momento di ironizzare, non deve di certo mancare la capacità di riuscire a non esagerare. E su questo non ci piove: tantomeno è TvBlog la sede adatta per discorrere di ciò. Quello che preme, arrivati a questo punto, è riassumere le posizioni di ciascuno.

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Torna il giornalismo d'inchiesta di Report: da domenica 15 marzo alle 21.30 su RaiTre

pubblicato da Stefano Sgambati

Milena Gabanelli torna con Report

Ritorna il grande giornalismo d’inchiesta. Ritorna Report: da domani domenica 15 marzo su Rai Tre, ore 21.30. Torna, ovviamente, Milena Gabanelli che firma la trasmissione insieme a Sigfrido Ranucci e con la collaborazione di Paola Bisogni: anche in questa stagione Report affronterà i temi d’attualità più cari e presenti, dall’utilizzo illecito dei soldi pubblici alla violazione delle regole. Con una nuova rubrica dal titolo: l’Emendamento. Ovvero: fatta la legge trovato l’inganno.

In particolare la prima puntata, in onda domani, appunto, avrà come titolo “I vicerè” e sarà dedicata all’ex sindaco di Catania, il professor Umberto Scapagnini, che amministrò la città dal 2000 al 2008 lasciando un buco di bilancio di oltre 360 milioni di euro e un indebitamento complessivo di circa un miliardo di euro. La puntata racconterà il conseguente intervento del Governo che destinò i 140 milioni concessi dal Cipe per la realizzazione di opere urgenti, alla copertura dei disavanzi di bilancio degli anni passati, evitando così all’amministrazione siciliana il dissesto finanziario.

Tra i temi delle altre puntate, le misure per affrontare la povertà, come la Social Card e il Bonus Famiglia, le norme che regolano l’emittenza tv, un bilancio dopo trent’anni dall’abolizione dei manicomi, e ancora un viaggio tra i modelli alternativi di vita. ci sarà anche un particolare approfondimento sulla Repubblica di San Marino: 60 km quadrati, 30 mila abitanti per 13 banche e 58 finanziarie. La Banca d’Italia ha imposto ai nostri istituti di credito di trattare le banche sanmarinesi come tutte quelle inserite nella black list. Da qui la domanda: a che serve San Marino? In chiusura di ogni trasmissione, le tradizionali “good news”, esempi di buona condotta che permettono al Paese di continuare a stare in piedi.

“Nella seconda puntata - spiega Milena Gabanelli - si ricostruisce con i protagonisti tutta la storia delle norme che regolamentano la concessione delle frequenze. In un confronto molto vivace fra il presidente di Mediaset e l’autore dell’inchiesta, Bernardo Iovene, Confalonieri dichiara di apprezzare le interviste dure, non - dice lui - ‘come a Matrix l’altra sera’. Tre giorni dopo - conclude la Gabanelli - Matrix passa di mano”.

Dalla Cnn a Mediaset. Parla il nuovo volto di Matrix, Alessio Vinci: "Pronto alla grande avventura"

pubblicato da Stefano Sgambati

Alessio Vinci comincia l'avventura

Parla il nuovo conduttore di Matrix Alessio Vinci, in una intervista alla tv di TgCom, il tg online del Gruppo Mediaset diretto da Paolo Liguori:

“Accetto una nuova e grande sfida, così nuova per me che per la prima volta mi ritrovo all’interno di uno studio televisivo. Matrix è sinonimo di approfondimento, di grande cronaca, attualità e politica. Ho cominciato l’avventura del giornalismo sul campo con la Cnn da Atlanta raccontando come redattore la guerra del Golfo nel 1991, l’Iraq di Saddam Hussein e i due piloti italiani catturati. Vent’anni dopo mi ritrovo a parlare di Italia”.

Il neo conduttore comincerà il proprio lavoro martedì prossimo su Canale 5:

“Finora ho guardato l’Italia da straniero. Ora la guarderò da dentro. Non sarò da solo a raccontarvi come la vedo, sarò affiancato da una grande redazione di colleghi e amici che gireranno il Paese per farci capire esattamente a che punto siamo della nostra vita e della nostra terra in quest’anno difficilissimo. Cercheremo di farvi capire non soltanto la vita quotidiana ma anche i politici, gli istituti finanziari e chi ci comanda. Per me il giornalismo è una passione sin da piccolo, i miei amici giocavano a calcio e io scrivevo poesie, nella speranza che un giorno venissero pubblicate”.

Appuntamento su Canale 5 in seconda serata, ogni martedì, mercoledì e venerdì.

Alessio Vinci a Matrix: la tv italiana guarda al modello di fare informazione americano della CNN?

pubblicato da corbetz


CNN alessio vinciLa notizia del nuovo conduttore di Matrix diramata ieri anche attraverso le pagine di TvBlog mi ha - confesso - un po’ sorpreso, per diversi motivi. Innanzitutto per il coraggio di Mediaset di affidarsi ad Alessio Vinci, un professionista dell’informazione tutto sommato “inedito” agli occhi degli spettatori italiani e che si e’ formato al di fuori della “bottega del Biscione”, lavorando per un network/sistema di stampo americano, riconosciuto in tutto il mondo per l’elevata qualita’ del prodotto fornito ovvero la CNN.

La prima idea che mi viene in mente e’ che Mediaset voglia farsi “contaminare” da modelli e mentalita’ diverse da quelle coltivate in casa (necessita’ di nuovi stimoli/linguaggi?). L’altra e’ che (purtroppo) ha ritenuto che non ci fosse nella serra dei propri giornalisti qualcuno abbastanza autorevole o comunque pronto per affrontare questa sfida. E’ significativo in ogni caso il fatto che l’universo giornalistico da cui abbia attinto appartenga a una lunga tradizione di fare giornalismo all’americana: grande dinamicita’, flessibilita’, velocita’, autorevolezza. Anche l’americaneggiante Riotta ha provato a portare su Rai Uno un modello di fare news d’oltreoceano, ma forse la rete non e’ quella piu’ adatta a recepire questo tipo di stile comunicativo. Non sappiamo ancora cosa e come fara’ Vinci a Matrix, ma - azzardando l’ipotesi - Canale 5 offre in questo senso le condizioni migliori per sperimentare un nuovo e diverso tipo di dibattito e informazione, piu’ vicino al modello americano.

Il Curriculum di Vinci (a cui facciamo un onesto in bocca al lupo per questa sfida professionale) parla da se’ dal momento che il giornalista ha speso la propria faccia per riportare notizie (italiane e non solo) in tutto il mondo: la morte di Papa Giovanni Paolo II, l’aftermath del 9/11 e una carriera decennale alle spalle, quasi tutta spesa alla CNN. Insomma, di esperienza ne ha e la sua eta’ anagrafica non lo classifica di certo tra i matusalemme dell’informazione. Cogliamo l’occasione per capire come funziona il modello di fare informazione di CNN, ribadendo nuovamente che non sappiamo quali eventuali cambiamenti a Matrix introdurra’ Vinci (ne’ tantomeno possiamo immaginare la reazione dell’ascolto); ma almeno cerchiamo di comprendere meglio in quale scuola si e’ formato colui che dal 24 febbraio 2009 prendera’ in mano le redini del programma di approfondimento di Canale 5 lasciato da Enrico Mentana.

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Pomeriggio Cinque: la D'Urso e Brachino si danno un tono. E fanno bene

pubblicato da Lord Lucas

pomeriggiocinque urso brachinoChe volete di più? La D’Urso si è messa in total black con un look androgino di sicuro effetto e ormai si destreggia nella più spinosa attualità. Claudio Brachino è uscito dal cantuccio mattutino per argomentare e ribattere come si confà a un vero giornalista. Quelli di Mattino Cinque sono diventati grandi e fanno bene a darsi un tono. Visto il recente passato di Canale 5, una rete commerciale con un daytime allo sbando, Pomeriggio Cinque è il meglio che potessero fare per garantire continuità e modernità. L’inizio, mi suggerisce Share, ricorda molto la formula di Esta pasando di Telecinco (ritmo sostenuto e tanti collegamenti veloci, con inviati raffigurati in piccoli led affiancati nello studio).

E la stessa “impaginazione da copertina” è più brillante del rotocalco medio, nonché decisamente più dinamica del competitor di RaiUno. Sembra di sfogliare una rivista patinata, anche se si dirà in giro di non averla acquistata ma solo sfogliata in sala d’aspetto. Il punto è questo: in molti storceranno il naso dinanzi alla solita fuffa, al voyeurismo spacciato per giornalismo d’inchiesta, al ritratto generazionale che ammicca alla deriva per farne carne che scotta. Ma qui va dato atto di un enorme sforzo per distinguersi senza soccombere, intrattenendo lo spettatore senza pretese ma con più ambizioni di Verissimo. In confronto il salotto in differita di Silvia Toffanin sembra la trasmissione di una rete locale, con tanto di stagista che denuncia i propri limiti. Vogliamo paragonarla all’adattabilità della D’Urso o al fair play di Brachino?

Canale 5 vuole parlare a giovani e famiglie moderne e lo fa nel perfetto stile Videonews: tanta cronaca, con un occhio alla trasgressione giovanile, e pochi contenuti geriatrici. L’unico spazio concesso al pietismo popolare è quello con la mamma di Denise, divenuta il jolly d’apertura dell’infotainment italiano. Quando incomincia un talk show è il pretesto ideale per colmare i vuoti drammatici dell’informazione e quest’anno ci è anche scappato l’anniversario. Con tutto il rispetto per la tragicità della sua esperienza, una madre coraggio non può fare del proprio dolore una professione, strumentalizzata dalla tv per alzare gli indici di share.

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Enzo Tortora: La Tragedia di una Persona Perbene

pubblicato da Hit

Enzo Tortora nel suo PortobelloSono passati vent’anni ma sembra ieri. Sono passati vent’anni dalla scomparsa di Enzo Tortora: grande giornalista e conduttore televisivo, era il 18 maggio del 1988 quando un cancro se lo portò via. Tortora, genovese classe 1928, laurea in giornalismo, carattere spigoloso, è stato il padre di molta televisione di oggi, è stato colui che ha portato la gente comune dentro le trasmissioni, rendendola protagonista a 360 gradi. Ma lo ha fatto non con la tracimante morbosità che molta televisione del giorno d’oggi usa fare, ma bensì con il tocco elegante e mai volgare che gran parte di quei 28 milioni di telespettatori, che si sintonizzavano sulla seconda rete della Rai il venerdì sera, gli riconoscevano.

Già perché il venerdì sera era la serata di “Portobello” , trasmissione che partì in seconda serata nel 1977 sul secondo canale, per poi approdare grazie all’intuizione felice di Massimo Fichera, allora direttore di rete, in prime time dall’anno successivo. Un successo clamoroso che anno dopo anno ha portato la trasmissione ad indici di ascolto davvero enormi, facendo aumentare esponenzialmente la celebrità del suo conduttore. Portobello era la rappresentazione della cara, buona, semplice provincia italiana. Tanta televisione, ha attinto da questo programma, tanto per fare qualche esempio: la rubrica del “Dove Sei” in cui si cercavano persone scomparse, quella dei “Fiori D’arancio” in cui si cercava l’anima gemella, quella degli inventori; in sostanza il primo vero people-show. Poi come non ricordare il mitico pappagallo che non ne voleva sapere di pronunciare il suo nome: Portobello ovviamente, solo l’attrice Paola Borboni riuscì a farglielo dire durante una celebre puntata.

Ma tutto questo in una livida mattina di giugno del 1983, si doveva bruscamente interrompere, infatti quel giorno Tortora fu arrestato mentre era in un albergo romano; in quel periodo stava conducendo su Rete 4, allora di proprietà Mondadori, una trasmissione elettorale con Pippo Baudo dedicata alle imminenti elezioni politiche. In quella occasione fu messo dinnanzi alla gogna mediatica fatta di telecamere e macchine fotografiche con vergognosi primi piani di braccia ammanettate. Tutti coloro che prima lo osannavano ora gli giravano le spalle tranne alcune rare, anche se prestigiose eccezioni come Enzo Biagi, Piero Angela, Giorgio Bocca, che furono fra i pochi giornalisti che non credettero a quel castello d’accuse. Venne poi sbattuto in un carcere con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico dalla Procura di Napoli, sulla base delle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso detto “Gianni il bello”, Pasquale Barra, noto come assassino di galeotti quand’era detenuto e per aver tagliato la gola, squarciato il petto e addentato il cuore di Francis Turatello,ex capo della mala milanese; infine da altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata.

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Il giornalismo in tv

pubblicato da Massy

Paolo Barnard mette Report sotto accusa

pubblicato da Gabriele Capasso

Paolo Barnard, ex collaboratore di Report, in questi giorni è impegnato in una personale battaglia per diffondere il più possibile il testo di una “lettera/appello” nella quale accusa la trasmissione, la Rai e segnatamente Milena Gabanelli di averlo abbandonato di fronte ad una causa civile che sta affrontando come conseguenza diretta di un’inchiesta da lui realizzata per il programma di Raitre nel 2001. La vicenda di cui vi parliamo è particolarmente complessa, cerchiamo di andare con ordine.

L’11 ottobre del 2001 va in onda all’interno della puntata di Report l’inchiesta di Barnard dal titolo “Little Pharma & Big Pharma“. Nel suo lavoro il giornalista raccontava la diffusione della pratica del comparaggio, un reato punito dalla legge, che sarebbe stato commesso da alcune case farmaceutiche allo scopo di ottenere un numero maggiore di prescrizioni dei loro farmaci attraverso la corruzione dei medici di base.

Il giornalista continua la sua collaborazione con Report fino al 2003 ed in quel periodo realizza altre inchieste che andranno regolarmente in onda. A quel punto il rapporto si interrompe per ragioni “personali” sulle quali è impossibile indagare, fatto sta che il freelance alcuni anni dopo sarà protagonista di alcune prese di posizione nelle quali contesterà apertamente tutto quel “movimento” animato da Beppe Grillo e che vede fra i suoi più illustri esponenti Marco Travaglio e in qualche modo la stessa Milena Gabanelli.

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La Televignetta

pubblicato da Massy