
Un premio che diventa motivo simbolico in quest’anno nero per l’informazione in Italia. Emilio Carelli, direttore di SkyTg24 ha vinto la XXXI edizione del Premio Ischia come “Giornalista italiano dell’anno”. Personalmente era una nomina che mi inquietava non poco: temevo che il riconoscimento potesse andare ad esponenti del giornalismo televisivo di poco conto, se non nocivi: in effetti dal calderone diventava quasi impossibile pescare bene, considerati gli scempi a cui la nostra libertà di pensiero è andata incontro negli ultimi mesi. Invece Carelli si è aggiudicato il premio. Un direttore esterno, per così dire, sia a Rai che a Mediaset e che già una volta, in tempi meno sospetti, avevamo provato a nominare come sperabile alternativa ai “pasticciacci” che si cominciavano a delineare all’orizzonte. A sceglierlo è stata la giuria internazionale composta da Valentina Alazaraki, Bianca Berlinguer, Mario Calabresi, Luigi Contu, Gaetano Coscia,Virman Cusenza, Giuseppe Di Piazza, Massimo Giannini, Franzo Grande Stevens, David Grossman, Giuseppe Marra, Roberto Napoletano, Joaquin Navarro Valls, Mario Orfeo, Gianni Riotta e Peter Sthotard e… Augusto Minzolini.
Questo accade all’indomani di un evento importante trasmesso proprio da SkyTg24: il primo confronto tv tra Gordon Brown, David Cameron e Nick Klegg, proposto integralmente dal telegiornale di Carelli in vista delle elezioni inglesi in programma il prossimo 6 maggio. Un esempio di informazione fatta bene, questo proveniente dall’Inghilterra, che ha dato modo agli spettatori italiani di conoscere le tecniche di confronto anglosassoni, ferree e rigide: faccia a faccia regolati da 76 regole di condotta, domande non comunicate in anticipo agli ospiti e selezionate fra quelle poste dai telespettatori e da un pubblico in studio. Vietati gli applausi.
Deve ancora crescere, certamente, SkyTg24: qualcuno lo accusa d’essere un prodotto troppo patinato. Meglio la patina che la pece, se mi è consentito.
E’ la Iena per eccellenza, in squadra dalla primissima edizione trasmessa nel 1996, l’unica che sia mai stata davvero in grado di darsi una connotazione estetica, rituale, tipica. Parliamo di Enrico Lucci, il brizzolato che ha fatto dell’apologia del finto tonto la sua ragione di vita professionale e di successo. Il quotidiano online Affari Italiani lo ha intervistato e ci è sembrato giusto ritagliare un piccolo spazio anche qui su TvBlog per dare merito a un personaggio diventato ormai, nel suo piccolo, una vera e propria icona della televisione italiana:
“Ripensando a come lavoravo 10 anni fa mi rendo conto che allora avevo un atteggiamento più aggressivo, quasi violento. Oggi sento di poter arrivare allo stesso risultato con una tecnica contraria, arretrando, facendo un po’ come l’ispettore Colombo. Mi sento più maturo. Non mi piacciono le goliardate né l’atteggiamento da simpaticoni che adottiamo in certi servizi. La forza delle Iene consiste nella varietà: nel nostro programma c’è un po’ di tutto. Dalla telecamera nascosta all’intervista doppia, dalla domanda fatta di sorpresa in faccia al personaggio alle splendide gambe di Ilary Blasi”.
La maggiore soddisfazione, in oltre dieci anni di Iene, Enrico Lucci la ricorda bene:
“Il servizio in cui, incalzando Fini, alla fine il capo della destra italiana ha rinnegato Mussolini. Il servizio fu ripreso da tutte le prime pagine dei quotidiani, per me è stata una grande soddisfazione. Quello peggiore? Su 700 servizi realizzati è inevitabile che ce ne siano diversi che a mala pena si tengano in piedi. C’è da dire che i peggiori non sono andati in onda”.
Una rete “targetizzata” verso un pubblico adulto con problemi relativi a un programma rivolto agli adulti. Può succedere di tutto in seno alla Rai, anche se la rete in questione è quella Rai4 che, nel tempo, ci ha abituato a una programmazione matura, destinata proprio a una fascia non certo adolescente. Serie Tv americane di grande impatto, animazione giapponese e format innovativi: ecco i punti di forza di Rai4. E’ notizia di qualche settimana fa, dopo un articolo di Giovanni Valentini sul quotidiano la Repubblica, che la serie Angel non era granché gradita posizionata com’era in piena fascia pomeridiana, con tutto quel sesso e tutta quella violenza bene in vista in orari poco consoni, secondo associazioni di genitori, giornalisti bacchettoni, perbenisti e quant’altro. Insomma, si sa che il giornalismo medio si scandalizza a cottimo: va bene tutto, ma guai a mettere una tetta dentro un televisore prima delle tre di notte. Angel viene trasmessa da Rai4 con due episodi al giorno, uno alle ore 12.20 e uno alle 18.40. Scriveva allora Valentini, direttamente dal Regno dei Puffi: “Al povero telespettatore che paga il canone può capitare di sintonizzarsi intorno alle 19.30 su Rai 4, la “nuova” rete del servizio pubblico sul digitale terrestre, e di imbattersi in un orripilante telefilm americano, intitolato Angel, a base di sesso e violenza, interpretato da personaggi che al momento di entrare in azione cambiano sembianze e si trasformano in vampiri. Un serial che non ha proprio nulla a che fare con la missione del servizio pubblico”. Una posizione medievale sulla quale non sosterremo un secondo di più.
La cosa che conta, adesso, è che tale lamento ha avuto un seguito eccome. Carlo Freccero ha infatti ricevuto la notifica dell’avvio di una procedura d’infrazione del Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori proprio contro Rai 4 e proprio per la trasmissione di Angel nel day-time. Un bel regalo di Natale per gli appassionati. Inutile segnalare che, da una rapida occhiata ai tabulati degli ascolti, risulta che a fare i numeri più importanti ed esaltanti per la rete era proprio “l’orripilante telefilm americano”. Nel frattempo, Angel è stato fatto slittare alle ore 19.30, quasi simbolicamente, tanto per tenere calme le acque in questi giorni di transizione.


Antonello Piroso e il suo Niente di Personale arrivano colpevolmente “in ritardo” su queste pagine, vista la difficoltà di commentare tempestivamente l’ampia proposta televisiva di inizio garanzia. Tolta questa premessa, i termini usati dal sottoscritto verso il giornalista in questione saranno - ancora una volta - ampiamente lusinghieri. Piroso è dal 2006 direttore responsabile dell’intera informazione di La7, una rete che si è cucito addosso e in cui ha potuto “saggiamente” spadroneggiare sia nelle vesti dirigenziali che di conduttore.
Omnibus, nonostante sia un contenitore mattutino modesto rispetto all’offerta delle grandi generaliste, rappresenta per Piroso l’orgoglio più grande, la creatura storica che gli sta tanto a cuore e che non cessa mai di sostenere in prima persona. Non è un caso che Niente di personale, erede ormai consolidato de Le invasioni barbariche della Bignardi, sia nato da una costola della morning news di La7.
Proprio nella prima puntata della nuova edizione Piroso si è distinto per un condivisibile pistolotto alla critica televisiva, che ha tacciato l’informazione tv di essere chiusa per ferie, nessuno escluso. In quell’occasione Piroso ha fatto il nome di Dipollina (grande firma di Repubblica) che, per quanto da lui profondamente stimato, se ne andava lui stesso in vacanza “bucando” le fatiche di Omnibus estate, costantemente di guardia per sopperire alle lacune del giornalismo estivo.
Caratteristica particolare di Niente di personale è diventato, infatti, il lungo editoriale introduttivo, una sorta di retrospettiva lucida e ragionata sui principali fatti della settimana. Piroso si fa apprezzare per la capacità di non cedere al livore dei più militanti colleghi, quasi che l’unico modo per essere dei bravi giornalisti sia dire la cosa politicamente scorretta al momento giusto, oltre che lanciare invettive a raffica. Con una grande onestà intellettuale, invece, il conduttore non risparmia nessuno, distinguendo con buonsenso i fatti dalle opinioni e ricordando al telespettatore che anche i guru più riottosi perdono di strada, a volte, la ricerca disinteressata della verità.
La CBS sta avanti. Tra i suoi giornalisti figura questo Damon Waver, autore di interviste diventate ormai celeberrime negli Stati Uniti. Il giornalista va ad incalzare su temi scottanti personaggi di spicco dello sport, della televisione e della politica, con una caratteristica anagrafica a dir poco sconcertante: ha 11 anni. L’ultimo lavoro di Damon è stato realizzato alla Casa Bianca, con un’intervista perfetta al presidente Barack Obama. Il ragazzino si è presentato indossando un adattissimo completo, prendendosi anche i complimenti del numero uno americano. I due si sono poi sistemati uno di fronte all’altro e l’intervista ha avuto inizio.
Il presidente è stato interrogato su temi scottanti, come l’educazione e le mense scolastiche, e altri meno impegnativi come lo sport, in particolare il basket. L’intervista è durata 10 minuti ed è stata ripresa, oltre che dalla Cbs, naturalmente, anche dalle telecamere private della Casa Bianca. Un altro elemento di grande interesse è che è stato lo stesso 11enne ad organizzare l’incontro, prendendosi la briga di telefonare ai vari uffici stampa e concretizzare la cosa.
Il video completo vale proprio la pena di essere visto. Un giornalismo diverso, leggero, sebbene sincero e approfondito, può essere realizzato con teorie e tecniche originali e interessanti. Basta volerlo fare. Dopo il salto, vi basterà cliccare su play.
Se in Italia la situazione della stampa e della libertà di informazione è ormai critica, certo è che altrove il momento è drasticamente peggiore. In Honduras, per esempio, dove sta andando dolorosamente in scena il golpe di Roberto Micheletti: laggiù le possibilità di raccontare serenamente gli eventi, le trattative tra il fronte del presidente deposto Manuel Zelaya e i golpisti sono praticamente nulle.
Un collettivo di studenti dell’università di Tegucigalpa, allora, si è mosso autonomamente e unendo ingegno, tecnologia disponibile, voglia di fare e amore per la verità, ha lanciato sul Web “Tele golpe”, cioè una televisione tutta online e tutta indipendente (per quanto possibile) atta a raccontare la realtà e diffondere le proteste e gli scontri ignorati e censurati dalle tv nazionali. Le immagini sono frutto del lavoro dei cellulari e delle telecamere amatoriali e mostrano la violenza usata dal governo di Micheletti.
“Noi la chiamiamo ‘tele golpe’ perché sulle reti statali non è possibile vedere ciò che sta realmente accadendo”, ha detto una studentessa di ingegneria, Cesar Silvia, così come riportato da La Stampa. La maggior parte della popolazione del paese centroamericano, tuttavia, non dispone della connessione a Internet: “Proprio per questo diffondiamo l’indirizzo del sito attraverso il passaparola e i volantini distribuiti durante le manifestazioni”, ha commentato Adriana Alvarado, una studentessa di giornalismo.
A proposito di televisione, il nuovo ministro degli Esteri honduregno, Enrique Ortez, durante una trasmissione atta a screditare le minacce della Casa Bianca di fronte a tale barbarie, ha così definito Barack Obama: “Un negretto che non capisce niente di niente”. Questo tanto per definire quale sia, concretamente, lo stato dei media in Honduras…
Per il momento, “Tele Golpe” consta di 26 video, tutti di discreta qualità. Un’ulteriore riprova - se ancora ce ne fosse bisogno - della sempre più evidente fusione tra Internet e tv: dove la seconda non arriva, o non può arrivare, interviene il primo. Con buona pace dei censori.
Che il miglior programma di giornalismo d’inchiesta abbia chiuso l’ennesima stagione trionfale, è di sicuro una bella notizia, considerato che il Paese dove va in onda, cioè l’Italia, è ritenuto “Parzialmente Libero” per quanto riguarda la libertà di stampa a livello mondiale. Parliamo di “Report” che giusto un mese fa chiudeva la stagione con una coda di polemiche dovute al signor Tremonti, autore di un esposto contro la Gabanelli.
Proprio la conduttrice di “Report” è stata la protagonista di un’interessante chiacchierata a La Spezia, in occasione della manifestazione annuale “Bellativù” che dal 1 al 5 luglio porta tradizionalmente a Fiumaretta e Bocca di Magra i protagonisti più importanti della televisione di qualità (tra gli animatori e responsabili anche il noto Antonio Dipollina del quotidiano La Repubblica).
“Non ho chiesto aiuto a nessun politico, semplicemente perché non voglio aiuto. La copertura legale? Fino a due anni fa non l’avevamo, in quanto gruppo non facente parte della Rai. Poi, siccome ci sembrava giusto ci fosse riconosciuto un premio al nostro lavoro, l’abbiamo chiesta. E l’azienda ce l’ha data. Certo, se ci togliessero la copertura legale qualche difficoltà l’avremo ma può darsi anche che potremmo essere talmente pazzi da agire esattamente come facciamo oggi. Certo è che vorrei non ci fosse bisogno di Report in questo paese”.
Milena Gabanelli ricorda gli esordi:
“La prima grande inchiesta direi che l’abbiamo realizzata nel 2001 sulla Siae. Ricevemmo due querele: una da Bixio e una dal Commissario della Siae. La prima è stata ritirata, la seconda archiviata”.
Parliamo spesso di telegiornali e informazione, qui dentro. Purtroppo, il più delle volte, ne parliamo male, criticando negativamente - per altro tra i pochissimi in Italia, ad occhio e croce - l’operato dei nostri organi di informazione televisiva, prezzolati, inginocchiati, imbavagliati, accomodanti e bugiardi. Più raramente trattiamo del telegiornale di Casa Sky, quello SkyTg24 che ormai sta prendendo sempre più piede nell’immaginario medio del telespettatore: i due conduttori, la banda rossa con l’ultim’ora, il serpentone con i lanci di agenzia e il jingle ormai celeberrimo.
Il direttore della testata, Emilio Carelli, è stato intervistato da “ItaliaOggi” in merito alle novità per la prossima stagione. La principale sarà data dall’attenzione maggiore per l’argomento economico:
“Un contenitore più ampio, sempre con Sarah Varetto (la conduttrice di Sky Economia - ndr), con più collegamenti e dirette dalle varie borse d’Europa, oltre a commenti autorevoli. In un momento di crisi economica come l’attuale, è giusto cavalcare i mercati finanziari”.
Il giornalista, che quest’anno ha vinto il “Premiolino” - il più antico e prestigioso premio giornalistico italiano, assegnato annualmente a sei giornalisti della carta stampata e della televisione come celebrazione alla carriera e per il loro contributo nel campo della libertà di stampa - con la seguente motivazione: “Per aver realizzato, al di fuori del duopolio, un nuovo telegiornale puntando su una redazione di giovani e su uno stile sobrio ed efficace, applicando così la lezione del miglior giornalismo televisivo”, ha un sogno:
“Un tg fatto tutto in diretta, con i giornalisti sul posto, sempre più diverso dai telegiornali tradizionali che vengono confezionati in redazione. Andremo avanti con il nostro palinsesto, che prevede 39 edizioni di tg più l’approfondimento”.
Di certo la novità più evidente di SkyTg24, rispetto ad altri competitor, è la grande tecnologia messa a disposizione dalla piattaforma satellitare. Commenta Carelli, sempre a “ItaliaOggi”:
“Ora abbiamo sei finestre di Active, il servizio che si utilizza premendo il tasto verde: mi piacerebbe arrivare a otto, offrendo una scelta maggiore. Il nostro è un pubblico tecnologicamente sofisticato, che ama smanettare col telecomando, apprezza la possibilità di scegliere. Anzi, direi che, più che evoluto, è esigente, poiché paga l’abbonamento e vuole informazione di qualità”.
Piero Angela ha vinto il prestigioso riconoscimento giornalistico “Marco Luchetta” - intitolato al noto reporter di guerra ucciso sul campo in Bosnia da una granata - assegnato alla sua carriera come divulgatore scientifico in qualità di presentatore e curatore di numerose trasmissioni televisive dedicate al “sapere”. L’occasione è stata utile anche per rivedere “in azione” il presidente della Rai Paolo Garimberti, recentemente alla ribalta soprattutto in qualità di mediatore nello spinosissimo caso Minzolini:
“L’informazione del servizio pubblico deve essere completa e trasparente, senza veli politici. E’ l’impegno che prendo da presidente. Quello di un’informazione trasparente e completa è un dovere ed è un peccato che il giornalismo si sia burocratizzato”.
Queste le parole del numero uno di Viale Mazzini a margine della consegna dei premi. Garimberti, interrogato sulla qualità dell’informazione, ha parlato di “necessità di diffondere tutte le notizie che lo meritano”.
“Il giornalismo di testimonianza è quello di chi ha voglia di capire, conoscere, andare a vedere ciò che non si vede anche rischiando in prima persona. Temo che oggi, invece , per molti giovani giornalisti sia diventato piu’ importante il grado sulla manica che la voglia di raccontare ciò che si vede”.
Chissà se si riferiva anche al direttore del Tg1…
Dopo il coming out della redazione del Tg2 di qualche giorno fa, un’altra storica e importante testata di informazione di casa Rai sceglie di farsi sentire. Stiamo parlando di RaiNews24:aAnche in questo caso lo spunto è dato dal passaggio al digitale terrestre: queste le parole del comitato di redazione affidate a un comunicato ufficiale:
“Ora la Rai dia risposte sullo sviluppo della testata. Lo switch verso il digitale terrestre è una grande opportunità per Rainews24. E per la Rai. Finalmente l’all-news del servizio pubblico radiotelevisivo entra nelle case di tutti gli italiani. Ed è - su quella piattaforma - l’unico canale italiano di informazione 24 ore su 24 ore. E’ un’occasione che i giornalisti di Rainews24 non vogliono perdere. E’ una sfida che siamo certi di vincere. Perché i giornalisti, i tecnici, gli assistenti, gli impiegati di Rainews24 hanno dimostrato in questi 10 anni di essere un elemento irrinunciabile del servizio pubblico: dalle dirette alle grandi inchieste come quella sul fosforo bianco di Falluja, alla copertura delle emergenze, ultima quella del terremoto in Abruzzo”.
Effettivamente RaiNews24 fu letteralmente perfetta durante la tragica notte del terremoto. Alle 4 di notte, quindi dopo appena mezz’ora dalla scarica mortale, le telecamere erano già sul posto pronte a documentare. Anche la diretta dallo studio fu impeccabile con grande e preciso lancio di agenzie, collegamenti in diretta con giornalisti e corrispondenti da L’Aquila, il tutto senza cedere all’allarmismo tanto comodo a un’altra frangia di giornalismo.
“Abbiamo bisogno di risposte chiare e urgenti sugli investimenti che la Rai intende fare sulla nostra testata. Tre i nodi principali: innovazione tecnologica, missione editoriale e modello produttivo in spazi e con strutture adeguati. Per queste ragioni chiediamo al Direttore Generale, al Presidente e ai Consiglieri di Amministrazione di organizzare insieme - a breve - una conferenza di produzione per progettare insieme i prossimi 10 anni di Rainews24″.
Alessio Vinci è stato riconfermato da Mediaset in qualità di conduttore di Matrix anche per la prossima stagione. Smentite quindi le voci che volevano un avvicendamento per il magazine di approfondimento di Canale 5. Il giornalista era subentrato ad Enrico Mentana il 24 febbraio 2009, dopo le notissime vicende legate al licenziamento di quest’ultimo in seguito all’affaire Eluana Englaro-Grande Fratello (anche solo l’accostamento semantico ci sembra improbabile…). Secondo fonti AdnKronos, Vinci lascerebbe anche la Cnn per entrare a far parte in pianta stabile del Biscione.
Una scelta di basso profilo, a nostro parare, quella di Mediaset e di Canale5: anche qui su TvBlog, l’avvento del conduttore non aveva mai fatto spalancare gli occhi. Spesse volte messo sotto, psicologicamente e dialetticamente, dai suoi stessi intervistati, Vinci non è riuscito, in questi mesi, a dimostrare un centesimo del carisma del suo predecessore. Niente di male, intendiamoci: nell’arte, come nel giornalismo, è giusto non aspettarsi per forza un’imitazione dei fasti del passato ma semmai una reinterpretazione. Il problema è che questo passo in avanti non è mai arrivato, sia dal punto di vista dei contenuti sia da quello squisitamente tecnico. Speriamo che l’esperienza accumulata in questi mesi possa aiutare Vinci per la prossima edizione.
Il Reality Show, signore e signori è un mostro trash o la rappresentazione aspra della nostra realtà? Una domanda totale cui proveranno a rispondere questa sera i ragazzi di Studio 254, l’accademia romana di spettacolo e comunicazione fondata dal giornalista e celebre autore televisivo Cesare Lanza (La Talpa, Questa Domenica, Domenica In, La Fattoria): presso il Teatro Sala Umberto di Via della Mercede a Roma, infatti, gli allievi dibatteranno sul palco, in una sorta di anomala e intrigante pièce a metà tra il teatro sociale e il talk show, di questo fulcro nodale della speculazione filosofica televisiva.
Abbiamo intervistato lo stesso Cesare Lanza, a poche ore dallo spettacolo, entrando nel merito dell’oggetto della rappresentazione da lui ideata e curata:
Come si è arrivati a questa tipologia di spettacolo?
“L’indirizzo che ho cercato di dare alla mia scuola è quello di evitare teorie a mio parere inutili o superflue (basta acquistare qualche libro, per impossessarsi della teoria) e attrezzare, preparare gli iscritti a Studio 254 all’approccio, aspro e imprevedibile, della realtà “vera”. Coerentemente con questa logica, abbiamo evitato il rituale saggio di fine anno riservato ad amici e parenti pronti ad applaudire qualsiasi esibizione e abbiamo preparato uno “show”, mixando con alcune figure professionali: sarà, per quasi tutti, una sorta di debutto, rischioso e significativo, in un teatro tra i più noti di Roma - la sala Umberto - con cinquecento spettatori”
Non a caso il pubblico presente sarà composto da elementi di spicco della tv e del giornalismo. Moderatore sarà Raffaello Tonon. Tra gli ospiti, Paola Perego, Sandra Milo, Alessandro Meluzzi, Anna Pettinelli, Aldo De Luca, Gabriella Germani, Lina Carcuro, Roberto Alessi, Maurizio Mattioli, Floriana Secondi, Milo Coretti, Pasquale Laricchia, Emanuela Tittocchia, Vincenzo Cantatore.
Come si pongono gli allievi della scuola davanti alla pochezza media del concorrente-tipo del Reality Show? Chi studia e si applica può, oggigiorno, sentirsi “minacciato” da chi arriva alla fama in un attimo senza credenziali o talento?
Dai reality sono uscite personalità importanti. Un nome per tutti: Luca Argentero. Tra le linee guida che cerco di trasmettere ai miei allievi c’è questa, che vale anche per la vita: rispetto per tutti, massimo rispetto; paura di nessuno.
Qual è, dunque, la risposta alla domanda delle domande: il Reality è un mostro trash o è la rappresentazione aspra della nostra realtà?
Per me è neorealismo televisivo. I tronisti di Maria De Filippi sono gli sciuscià di Rossellini. E Maria è un genio di oggi come Rossellini lo fu nel dopoguerra. I critici non sanno riconoscere, spesso, la realtà mel mom ento in cui si presenta. Dopo, è troppo facile. Il reality racconta una realtà che non piace, ma comunque realtà: aspra, volgare, rude, brutale… ciò che si vuole, ma realtà. Anche la realtà del dopoguerra non piaceva, anche Rossellini e De Sica furono accolti con malagrazia.
Tv e Web: un connubio di cui abbiamo spesso parlato in termini positivi. Possono farsi del bene a vicenda, sebbene sia ancora dura capire a fondo quale dei due strumenti sia propedeutico all’altro. Uno degli argomenti di attualità più toccati dalla televisione, negli ultimi mesi, è stato sicuramente quello del terremoto d’Abruzzo; tema difficile che il tubo catodico ha trattato diffusamente e quasi sempre malissimo, con ipocrisia, perbenismo, incapacità di raccontare lo stato delle cose, corrotto com’era - questo tubo catodico - dall’esigenza forzata di cagionare prima di tutto commozione nello spettatore. Pornografia sentimentale, si chiama: c’è chi la confonde ancora con il giornalismo, al punto che, quando qualcuno tenta una rottura coraggiosa degli schemi, viene tacciato di volgarità. Storia vecchia, andiamo avanti.
Il magazine TeramoNews riporta la notizia interessante di una nuova WebTv denominata “Indie Vision” e creata dai giovani di Officine Indipendenti, un’associazione con sede a Teramo che fa riferimento al Partito Democratico ma che alla politica guarda con sempre maggiore distacco critico: uno degli argomenti di spicco di Indie Vision è proprio il recentissimo terremoto che ha colpito L’Aquila e provincia, specificatamente la questione relativa al crollo della Casa dello Studente, sul quale non diremo nulla essendoci un’inchiesta della Magistratura in corso. L’obiettivo dell’emittente è di aiutare nella maniera più concreta possibile gli studenti disagiati dal sisma. Spiega Giorgio Giannella, presidente di Officine Indipendenti, sempre dalle colonne di Teramo News:
“Vogliamo dare voce a chi di cose ne ha davvero da dire creare uno spazio sociale, di incontro non solo reale, ma anche virtuale”.
Il modello di tale televisione è partecipativo, à la Current Tv per intenderci, in modo tale che chiunque possa dare il proprio contributo video o definire le tematiche di cui si dovrebbe trattare. Naturalmente, l’emittente si concentra moltissimo, come detto, sull’inagibilità delle strutture piagate dal terremoto e sui tentativi politici e amministrativi per tentare di risollevare il risollevabile; ma non è tutto qui. Indie Vision vuole portare alla luce anche situazioni meno critiche, come testimonia la sezione “Indie Kitchen”, ad esempio, che documenta la vita domestica degli studenti fuori sede, alle prese con le tecniche di cucina e i disagi quotidiani. In ogni caso l’argomento principe è rappresentato dai giovani. “Dire che i giovani sono il futuro - spiega ancora il presidente Giorgio Giannella - è un errore. I giovani sono il presente”.
Mentre la politica si graffia le guance e si straccia le vesti per l’ultima puntata di “Annozero” dedicata alla querelle Berlusconi-Veronica Lario (l’informazione che questo Paese si merita, per inciso), corre verso il dimenticatoio la questione legata alle Nomine Rai. Già slittato due volte l’appuntamento decisivo, il Consiglio di amministrazione della tv di Stato ha rinviato a mercoledì prossimo, il 13 maggio, la discussione, si spera, definitiva per chiudere il quadro dei vertici aziendali (in ballo Tg1, Raiuno e vicedirezioni generali). Resta appesa anche la questione legata al contratto con Sky, per la permanenza dei canali Rai (RaiSat) sul satellite di Murdoch: prevista un’apposita sessione del Cda giovedì prossimo, il 14. Ricordiamo che in ballo - ne avevamo parlato tempo fa - ci sono più di 50 milioni di euro che potrebbero improvvisamente mancare dalle casse Rai: non un problema da niente, considerando anche le recentissimi e velenose polemiche sui conti in rosso e l’opportunità dell’aumento del canone.
Intanto, sempre a proposito di “Annozero”, duro attacco del sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani:
“La puntata di ieri non ha nulla a che fare con il servizio pubblico. Un dispendio di tanti soldi dei cittadini nel tentativo di dimostrare una tesi basata solo sul gossip e di totale disinteresse per il pubblico e per il Paese. Tesi, tra l’altro, che rimane del tutto indimostrata. Proprio Santoro, che si erge a paladino del buon giornalismo, ha costruito una trasmissione totalmente inconsistente che nulla ha a che fare con l’informazione. Il problema, quindi, va al di là di Santoro e riguarda il rapporto tra il servizio pubblico e la corretta informazione. Una questione della quale, al di là delle critiche politiche, si deve fare carico la nuova dirigenza della Rai. Nessuno chiede provvedimenti. Ma una riflessione profonda non può essere rinviata”.
In realtà sembra che la questione delle nomine sia molto, ma molto, moltissimo, più urgente. Soprattutto tenendo in considerazione la recente minaccia di Dell’Utri, relativa alla possibilità di “occupare la Rai”.
L’incipit di “Annozero”, andato in onda ieri sera reintegrato del suo vignettista Vauro dopo l’epurazione pret à porter voluta dal Governo italiano, è stato cruciale. Michele Santoro è un conduttore che non ha mai nascosto il proprio punto di vista, così come voleva un maestro di tutti, cioè Enzo Biagi, il quale un giorno disse che senza un punto di vista non ti puoi neanche classificare come uomo.
Il giornalismo, certo, dovrebbe essere scevro, sostengono certuni, e pragmaticamente disossare l’informazione dall’opinione. Legittimo, sacrosanto. Ma, viene da pensare, quando è il giornalismo stesso ad essere spesso e volentieri cassato, censurato, evirato, epurato, ghigliottinato da poteri più o meno forti e più o meno opportuni, non è forse un preciso diritto, per questo giornalismo, quello di difendersi coi denti, mostrando cioè finanche il punto di vista, pur di far trionfare una “verità” che altrimenti a malapena si distinguerebbe in tale chiacchiericcio di fondo? La verità è un figlio e i figli si salvaguardano a tutti i costi. Santoro ha cominciato la puntata di ieri di Annozero accompagnato dallo stesso Vauro e rispondendo per le rime a Mario Giordano, il quale aveva accusato la trasmissione, insieme a mille altre cose, di essere un salasso economico rispetto alla resa finale e che quindi andava chiusa. Ha proferito il conduttore in diretta:
“Caro direttore Giordano, se io dico che i lettori de Il Giornale sono dei poveretti è una cosa. Ma se io dico poveretti i lettori de Il Giornale che ogni giorno sono costretti a leggere tutte quelle pagine su di me è un’altra cosa, anche riguardo all’italiano. Rispetto talmente i lettori del Giornale che sono disposto a fornire alcune informazioni precise sui costi di Annozero: correttamente il Giornale ha scritto che noi costiamo, compresi i miei faraonici compensi, 220 mila euro a puntata. E ha fatto pure un’equazione, dicendo che questa cifra corrisponde a 2046 abbonamenti della Rai. Questa informazione è stata tratta da una comunicazione ufficiale fatta dalla Rai al Parlamento, quindi una comunicazione solenne dove c’era scritto, badate bene, che Annozero questi 220 mila euro se li guadagna tutti con la pubblicità e in più riesce alla fine della stagione a lasciare nelle tasche della Rai qualche milione di euro in più, che servono ovviamente per scopi più nobili dei nostri. Adesso vorrei semplicemente chiedere quali sarebbero le conseguenze se Annozero venisse cancellato? Intanto, andrebbero persi questi guadagni, poi bisognerebbe trovare altre 34 prime serate da mettere al posto di Annozero. Tutti dovrebbero sapere che il costo medio di una prima serata sulla Rai è tre volte il costo di Annozero. Poi c’è sempre il rischio che arrivi il solito giudice che dice: dovete anche risarcire Santoro per i mancati guadagni. E su questo già la Corte dei Conti si è arrabbiata ed è lì che vigila. E quindi, dove si andrebbero a trovare tutti questi soldi persi? Guardate, questa è una domanda facile facile con una sola risposta: li tirerebbero fuori gli abbonati Rai”.