Si è accesa in queste ore una vivace polemica fra il consigliere di amministrazione della Rai in quota centro sinistra Nino Rizzo Nervo, ex direttore del Tg3 e l’attuale direttore del Tg1 Augusto Minzolini sui dati di ascolto del telegiornale della prima rete pubblica. In questa analisi andremo a vedere gli ascolti del Tg1 raffrontandoli a quelli del Tg5 (per l’edizione delle ore 20) nel periodo 1 ottobre-31 marzo partendo dalle annate 2005-06 fino a quella attuale 2009-10 e delle altre due edizioni principali del Tg diretto da Minzolini, vale a dire quella delle ore 13:30 e quella delle 8 del mattino.
I risultati di questa analisi, partendo dall’edizione serale, ci dicono di un calo progressivo di entrambe le testate rispetto a 4 anni fa, dell’ordine del 4,72% per il Tg1 e del 2,79% per il Tg5 (dati netti ore 20-20:30). Analizzando i dati del Tg1 delle ore 13:30 abbiamo una certa stabilità attorno al 30% per i primi 4 semestri presi in considerazione ma un calo più marcato dell’1,72% nell’ultimo semestre, rispetto al precedente. Per l’edizione delle ore 8 del mattino poi c’è il calo più consistente, con quasi il 6% in meno di share rispetto al dato del semestre 2005-06, di questo 6%, oltre il 3% si è registrato nell’ultimo semestre (1 ottobre 2009-31 marzo 2010). Tutti i dati raccolti in tre grafici dopo il salto.
Tornando all’edizione delle ore 20 vediamo che nella prima annata con la direzione di Clemente Jackie Mimun al Tg1, il dato dal primo ottobre 2005 al 31 marzo del 2006 è del 30,48% per il Tg1 e del 27,78% per il Tg5. L’anno seguente il Tg1, che nel frattempo aveva un nuovo direttore nella persona di Gianni Riotta, ha fatto un balzo in avanti di oltre il 2% di share arrivando, sempre nell’edizione delle ore 20 al 32,86% contro il dato stabile del Tg5 che era del 27,45%. Nell’annata 2007-08 il Tg1 rimane ancora sopra la soglia del 30% arrivando al 31,68% mentre il Tg5, seppur in leggero calo si ferma comunque al 27%.
Continua a leggere: Tg1: I dati dal 2005 ad oggi delle tre edizioni principali

Un premio che diventa motivo simbolico in quest’anno nero per l’informazione in Italia. Emilio Carelli, direttore di SkyTg24 ha vinto la XXXI edizione del Premio Ischia come “Giornalista italiano dell’anno”. Personalmente era una nomina che mi inquietava non poco: temevo che il riconoscimento potesse andare ad esponenti del giornalismo televisivo di poco conto, se non nocivi: in effetti dal calderone diventava quasi impossibile pescare bene, considerati gli scempi a cui la nostra libertà di pensiero è andata incontro negli ultimi mesi. Invece Carelli si è aggiudicato il premio. Un direttore esterno, per così dire, sia a Rai che a Mediaset e che già una volta, in tempi meno sospetti, avevamo provato a nominare come sperabile alternativa ai “pasticciacci” che si cominciavano a delineare all’orizzonte. A sceglierlo è stata la giuria internazionale composta da Valentina Alazaraki, Bianca Berlinguer, Mario Calabresi, Luigi Contu, Gaetano Coscia,Virman Cusenza, Giuseppe Di Piazza, Massimo Giannini, Franzo Grande Stevens, David Grossman, Giuseppe Marra, Roberto Napoletano, Joaquin Navarro Valls, Mario Orfeo, Gianni Riotta e Peter Sthotard e… Augusto Minzolini.
Questo accade all’indomani di un evento importante trasmesso proprio da SkyTg24: il primo confronto tv tra Gordon Brown, David Cameron e Nick Klegg, proposto integralmente dal telegiornale di Carelli in vista delle elezioni inglesi in programma il prossimo 6 maggio. Un esempio di informazione fatta bene, questo proveniente dall’Inghilterra, che ha dato modo agli spettatori italiani di conoscere le tecniche di confronto anglosassoni, ferree e rigide: faccia a faccia regolati da 76 regole di condotta, domande non comunicate in anticipo agli ospiti e selezionate fra quelle poste dai telespettatori e da un pubblico in studio. Vietati gli applausi.
Deve ancora crescere, certamente, SkyTg24: qualcuno lo accusa d’essere un prodotto troppo patinato. Meglio la patina che la pece, se mi è consentito.

Gianni Riotta, ex direttore del Tg1 oggi a Il Sole 24 Ore, era ospite ieri di Serena Dandini a Parla con me. Inevitabili le domande rivolte dalla conduttrice sull’attuale direzione del telegiornale di RaiUno da parte di Augusto Minzolini, prima accusato di essere fazioso ed a disposizione del Premier con i suoi appositi editoriali e non solo, poi pizzicato da intercettazioni telefoniche che rivelano esattamente il quadro immaginato dai detrattori del direttore.
Riotta, come chiunque lo conosca poteva immaginare, si tiene pavidamente in mezzo al guado. Un paio di generiche dichiarazioni di disapprovazione per la chiusura dei talk show ad intervallare il solito interminabile slalom teso ad evitare posizioni scomode e prese di posizione nette. D’altra parte, almeno in Italia, per diventare “uno stimato giornalista di impronta anglosassone” bisogna attrezzarsi per farsi meno nemici possibile (negli Usa e in Inghilterra è l’opposto). Riotta è un maestro in quest’arte.
Il capolavoro, la gaffe perfetta, si consuma nel finale dell’intervista quando la Dandini si preparava a chiudere affidando l’ospite alle cure di Dario Vergassola. Riotta però ci tiene “a completare il concetto“, ed a citare un giornalista (uno per tutti) che nella redazione del Tg1 fornisce la garanzia di qualità, equidistanza e buon giornalismo: il caporedattore centrale al coordinamento Massimo De Strobel. Bene, il direttore de Il Sole è distratto perché proprio De Strobel, dopo 18 anni, è stato rimosso dall’incarico un paio di giorni fa perché, almeno secondo la ricostruzione dei due consiglieri d’amministrazione del centrosinistra Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, era fra i giornalisti del Tg1 che si è rifiutato di firmare un documento a sostegno del contestato Minzolini.
Il vespaio di polemiche e le inziative di una rediviva ma non eletta Santanché, che cavalca l’onda, coadiuvata da Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale e Maurizio Belpietro direttore di Libero, contro il pagamento del canone Rai, animano la discussione di questi giorni. La protesta di disobbedienza civile, messa sin qui in atto, è in realtà un grimaldello per scardinare la trasmissione AnnoZero di Michele Santoro, all’origine della vertenza. Il discorso ora verte su un solo asse: è giusto pagare il canone Rai? La domanda sbuca ciclicamente e la risposta è sempre stata la stessa: si, è giusto perché conviene.
Un lettore ieri nei suoi commenti al post relativo all’iniziativa di Feltri e Belpietro, faceva notare che nel resto d’Europa il canone esiste, si paga e viene difeso dai consumatori/telespettatori, come unica garanzia di pluralismo e democrazia.
Della necessità di pagare il canone Rai, della sua pertinenza e degli obiettivi della protesta di Feltri, Belpietro e Santanché ne ho parlato con Carlo Verna, giornalista Rai nonché segretario UsigRai, che ho raggiunto ieri al telefono e a cui ho appunto chiesto:
Le polemiche di questi giorni racchiudono una vera necessità di rivedere il sistema di finanziamento della Rai o nascondono un insidia alla libertà di informazione?
Il punto è che c’è una stranissima correlazione tra le iniziative del Ministro Scajola, cioè la convocazione di una istruttoria del Governo a proposito della trasmissione Annozero di Michele Santoro e le iniziative della Santanché, Feltri e Belpietro. “Il Giornale” è di proprietà della famiglia Berlusconi, “Libero” non ha mai nascosto le sue simpatie verso l’attuale Governo. Se non si tratta di una strategia si tratta di un attacco al servizio pubblico che assicura il pluralismo. Trasmissioni come quella di Santoro hanno ragione di esistere perché l’informazione va fatta a 360 gradi. Se non piace allora c’è sempre il telecomando. Non dimentichiamoci che il potere del telespettatore è quello di cambiare canale.
Il Tg1 di Augusto Minzolini va giù con gli ascolti. Parecchi insorgono, dal comitato di redazione ai commentatori esterni. Il presidente della Rai Garimberti si è detto “preoccupato” di tale crollo, specificando come sia un “aspetto di cui ci stiamo occupando, su cui ci stiamo interrogando”. Intanto, però, i numeri cantano e cantano piuttosto stonati per una direzione che sta rasentando il paradossale.
Politicamente, il disastro del principale telegiornale della Rai è visto dicotomicamente: per la maggioranza il “guasto” sarebbe dovuto agli effetti della risintonizzazione della rete ammiraglia di Viale Mazzini; l’opposizione punta il dito contro l’ormai celeberrima manipolazione dell’informazione. La verità, è probabile, sta nel mezzo: anche perché risulta difficile concepire una popolazione italiana così affinata dal punto di vista dello spirito critico, da scegliere consapevolmente di evitare il Tg1 per motivi, diciamo così, morali.
Questa l’opinione di Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della Commissione di Vigilanza:
“Le preoccupazioni espresse da più parti sul calo di ascolti del Tg1, oggi autorevolmente ribadite dal presidente Garimberti, non possono che essere condivise da chiunque abbia a cuore il futuro del servizio pubblico”.
Per Antonio Verro, consigliere d’Amministrazione della Rai, si tratta di tutt’altro. Più precisamente:
“Esistono forti pressioni e tentativi di condizionamento che vanno ben oltre la legittima libertà di critica”.
Sempre dal Cda, Alessio Gorla - ripreso da “Il Giornale” - fa notare che il calo degli ascolti “è cominciato molto prima, quando il direttore era Gianni Riotta”. E presenta una tabella relativa ai dati d’ascolto del Tg1:
Inoltre, aggiunge Gorla, il Tg1 “ha dovuto fare i conti anche con una perdita di tre, quattro punti dovuta alla ricanalizzazione della prima rete che ha interessato il 60% della popolazione”.
La peggiore gestione del Tg1 che si possa ricordare a memoria di organismo vivente sta decretando quella che probabilmente verrà tramandata come la morte dell’informazione in Italia. Niente male per il neo-incaricato Minzolini, il quale, anziché dimettersi con le mani bene in vista, rilascia editoriali dai contenuti morali e deontologici quantomeno dubbi.
Il quotidiano Affari Italiani ha intervistato sull’argomento David Sassoli, dieci anni di Tg1 come inviato, conduttore e vicedirettore con Gianni Riotta: oggi parlamentare europeo, eletto nel Partito Democratico, il giornalista non nasconde il proprio malcontento per la drammatica situazione:
“Il Tg1 sta perdendo autorevolezza e questo è grave. Non solo per la Rai, ma per l’Italia”.
Le colpe? Sassoli è chiarissimo in proposito: “Chi comanda un giornale, in genere…?”, domanda retoricamente il neo parlamentare. Come a dire che le responsabilità di un naufragio sono attribuibili esclusivamente a chi si assume gli oneri del timone.
“Credo che chi ha responsabilità dovrebbe fare molto di più: direttore generale e direttore del Tg1″.
Sempre a proposito di informazione, pochi giorni fa il premier Silvio Berlusconi aveva “consigliato” agli imprenditori di non fornire pubblicità a certi giornali. Il commento di Sassoli:
“Mi chiedo se in un altro Paese una cosa del genere non avrebbe portato direttamente alle dimissioni del presidente del consiglio”.
La realtà è che, da qualunque direzione politica si guardi questa storia, ci ritroviamo con i più importanti telegiornali nazionali che scelgono scientemente di non dare determinate notizie, bollandole come gossip. Gli stessi telegiornali che qualche anno fa confezionavano, per esempio, fior di speciali e approfondimenti per l’affaire Bill Clinton & Monica Lewinsky, come dimostra il video che troverete dopo il salto.
In un vertice di oltre due ore a Palazzo Grazioli si sarebbero decise le caselle piu’ importanti dei telegiornali Rai, stando a quanto si apprende da un’agenzia Asca. Al Tg1, andrebbe Clemente Mimun - con l’ex Gianni Riotta adesso alla direzione de IlSole24Ore in sostituzione di Ferruccio De Bortoli, a sua volta al Corriere della Sera - e al Tg2 Mario Orfeo. Alla riunione hanno partecipato oltre al premier Silvio Berlusconi e ai sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, insieme ai capigruppo e ai vicecapi gruppo del Pdl di Camera e Senato, erano pesenti anche il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, il vicepresidente alla Commissione Europea, Antonio Tajani, il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e Aldo Brancher, sottosegretario alle riforme. Gianni Riotta è andato a dirigere “Il Sole24Ore”, per sostituire Ferruccio De Bortoli, che è stato messo sotto contratto dal Corriere della Sera
Fanno specie, a riproporle oggi, le parole del neo direttore del Tg1 Clemente Mimun rilasciate meno di un mese fa a proposito di una sua candidatura:
“Io direttore di una rete Rai? Ora faccio, e molto volentieri, il Tg5. Sono lontano dalla pensione e credo che, come ha dimostrato la storia della tv, un bravo giornalista possa fare anche una buona rete. Ma sto benissimo a Mediaset dove si lavora guardando a prodotto e risultati. Per uno come me e’ l’ideale”

Le nomine Rai, attese a breve dopo l’elezione di Paolo Garimberti a Presidente, provocano un rimescolamento delle carte dentro Rcs. Gianni Riotta, destinato ad una sostituzione, passa dalla direzione del Tg1 a quella de Il Sole 24 ore, rimasta vacante dopo il passaggio di Ferruccio De Bortoli al Corriere della Sera.
Per De Bortoli si tratta di un ritorno, dopo le dimissioni del giugno 2003 che erano seguite ad un serie di pressioni provenienti dal centrodestra. Dopo questa notizia si comprende meglio anche l’apparente decisione a sorpresa di De Bortoli che, dopo aver dato la sua disponibilità, si era reso indisponibile ad andare a ricoprire proprio il ruolo di Presidente della Rai che maggioranza e opposizione avevano già concordato per lui.
Gianni Riotta era diventato direttore del Tg1 il 13 settembre 2006, ma non avrebbe resistito in carica all’annuncio delle nuove nomine. La direzione di Riotta non era piaciuta a molti, da destra e da sinistra, e ora i ben informati parlano di due nomi che ballano: il cavallo di ritorno Clemente Mimun e Maurizio Belpietro.


Dopo esserci occupati dei responsabili delle tre reti, proseguiamo questa carrellata nei risultati auditel degli attuali direttori Rai, occupandoci adesso dei dirigenti dei tre telegiornali. Faremo anche in questo caso il raffronto con i risultati dei loro predecessori, sempre nei primi due mesi dell’anno, passando dai dati del totale individui, del target commerciale e degli over 65. Partiamo dal Tg1 diretto da Gianni Riotta, in questo caso il raffronto è fatto con i primi due mesi del 2006 (direzione Mimun) con i primi due mesi di quest’anno. Tutti i dati sono rappresentati visivamente nei tre grafici pubblicati subito dopo il continua.
L’edizione del Tg1 presa in esame è naturalmente quella principale delle ore 20. Nei primi due mesi del 2006 il dato medio del totale individui era del 29,40%, mentre quello di quest’anno è del 29,42%, con un leggerissimo incremento dello 0,02%. Calo dello 0,43% nel target commerciale che passa dal 25,19% del 2002 al 24,76% attuale. Calo anche fra gli over 65 dello 0,87%, si passa infatti dal 42,93% del 2002 fino al 42,06% del 2009. Un risultato quindi praticamente invariato per il Tg dell’ammiraglia Rai. Per il Tg2 diretto da Mauro Mazza, il confronto è fatto con i dati dei primi due mesi del 2002 sotto la direzione di Clemente J. Mimun. L’edizione è quella principale delle ore 20:30. Nel totale individui, abbiamo un calo del 2,48%. Si passa infatti dall’11,39% del 2002, per arrivare all’8,91% dei primi due mesi di quest’anno.
Nel target commerciale il Tg2 delle ore 20:30 faceva segnare nel 2002 l’11,39%, mentre nei primi mesi del 2009 lo share medio è stato del 10,03%, con un calo quindi dell’1,47%. Più netto il calo fra gli over 65, dato che passa dal 10,73% del 2002 fino al 7,41% di quest’anno. Con una riduzione quindi del 3,32%. Passiamo ora al Tg3 diretto da Antonio Di Bella. Per fare un confronto con il suo predecessore dobbiamo andare ancora più indietro nel tempo. Infatti Di Bella è direttore del Tg3 dall’agosto 2001, il confronto quindi è stato fatto fra il dato medio di gennaio/febbraio del 2001 con quello, sempre medio, dei primi due mesi del 2009, l’edizione presa in esame è quella principale delle ore 19.
Continua a leggere: Analisi Auditel – Il Tg1 tiene, Tg2 e Tg3 perdono oltre il 2% di share
Non si tratta esattamente di una novità, quanto di qualcosa che in molti immaginavamo da tempo, ma i dati che vengono fuori dallo studio “Politica e giornalismo nei telegionali Rai“, studio realizzato dall’Osservatorio di Pavia e commissionato dalla stessa Rai, danno una reale dimensione di un fenomeno a dir poco dilagante e apparentemente impossibile da arrestare: nei telegiornali della tv pubblica la percentuale media dedicata alla cronaca politica è del 34.8% contro il 16.5% dei tg delle principali reti televisive europee.
L’Osservatorio ha monitorato Tg1, Tg2 e Tg3, mettendoli a confronto con i tg di Bbc One, France 2, della spagnola Tve e della tedesca Ard. Il quadro è chiarissimo, non solo i tg italiani dedicano in media il doppio del tempo alla pagina politica, ma oltre la metà di questo tempo è dedicato alle esternazioni dei rappresentanti dei vari partiti. In sostanza alle dichiarazioni, o “chiacchiere in libertà“, che ogni politico può regalare non appena gli viene posto un microfono aperto di fronte.
I 4 telegiornali esteri dedicano spazio a questo genere di interventi politici solo per il 21% del tempo dedicato alla cronaca politica, ancora meno si occupano di dare spazio alle “repliche”, solo il 20.7% del tempo totale contro il 41.6% dei tg Rai. In sostanza i nostri telegiornali trattano per il doppio del tempo della politica, riempiendola non con la descrizione dei provvedimenti di legge o delle azioni e proposte concrete, ma quasi esclusivamente lasciando ai politici lo spazio per le loro dichiarazioni o per le loro risposte ad esternazioni di politici di altri schieramenti.
Continua a leggere: La politica domina nei Tg Rai: presenza più che doppia rispetto alle tv europee
Il caso di Eluana Englaro, la giovane rimasta vittima di un incidente automobilistico nel 1992 e da quel momento in coma e conseguentemente in stato vegetativo permanente, solleva da diversi anni un dibattito di natura etica e morale particolarmente delicato. La determinazione del padre, Beppino Englaro, nel riuscire ad interrompere l’alimentazione e le terapie che tengono in vita la figlia da quel giorno è stata premiata dalla recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, che ha respinto gli ultimi ricorsi che bloccavano l’autorizzazione giunta quest’estate al termine di un infinito iter giudiziario.
Naturalmente quest’ultima decisione ha scatenato una serie di furiose polemiche che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo i vertici della Chiesa Cattolica, contraria all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana coerentemente alla generale opposizione a qualsiasi tipo di eutanasia. I media, compresi quelli televisivi, hanno dedicato ampio spazio alla vicenda, non tutti con il coraggio e l’equilibrio che ci si potrebbe aspettare da un’informazione libera da condizionamenti.
Il Tg1, diretto dall’anglosassone ed indipendente Gianni Riotta, oltre al “tradizionale” corposo spazio concesso sulla vicenda alle opinioni legittime del Papa e alle altre autorità ecclesiastiche, si è reso protagonista di una brutta caduta di stile, che i più critici non potranno che identificare come emblema di un atteggiamento prono alla politica più vicina alle posizioni della Chiesa.
Continua a leggere: Caso Eluana Englaro: Casini chiede di rimuovere il sondaggio, Riotta ottempera
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Sull’onda del sondaggio che Vi stiamo proponendo in queste ore, che Vi chiede quale Tg preferite, per aggiungere ulteriori parametri di confronto Vi proponiamo ora questa analisi auditel proprio sui telegiornali, partendo dai due tg principali cioè il Tg1 ed il Tg5 nelle due edizioni delle ore 20, dall’inizio di questa stagione autunnale fino a ieri. Partiamo dal dato del totale individui , qui risulta vincente il Tg diretto da Gianni Riotta con un ascolto medio di 6.564.000 telespettatori ed uno share del 29,98%, il Tg5 invece si ferma ad una audience media nell’intero periodo di 5.536.000 telespettatori ed il 25,29%.
Andando a spulciare i vari target e partendo da quello commerciale (15-64 anni) notiamo lo scambio di posizioni, qui infatti il Tg5 supera il Tg1 con uno share del 27,51% contro il 25,48% del telegiornale della prima rete della Rai. Anche nel target 15-24 anni risulta vincente il telegiornale diretto da Clemente J Mimun con una percentuale di share del 23,51% contro il 18,19% del Tg1. Target 25-44 anni molto positivo per il Tg5 che raggiunge lo share del 28,25% contro il 19,84% del Tg1.
Passiamo ora ai target più maturi partendo da quello relativo ai telespettatori fra i 45 e 64 anni, qui è vincente il Tg1 che fa segnare una percentuale di share pari al 31% contro il 27,60% del Tg5. Nel target degli over 65 decisamente superiore il telegiornale diretto da Gianni Riotta che tocca la percentuale del 42% contro il 22,89% del concorrente Mediaset. Subito dopo il salto ci occupiamo degli ascolti dei due telegiornali nelle tre aree geografiche italiane.
Parla con Me torna in grande spolvero con un’importante novità: da appuntamento domenicale diventa striscia quotidiana, dal martedì alle venerdì nella seconda serata di RaiTre. Perché questa promozione non passi inosservata, la prima puntata di questa sera parte col botto invitando un ospitone da Festival di Sanremo. Sarà, infatti, l’attore hollywoodiano Richard Gere a intervenire in puntata per parlare di elezioni americane. E a quanto pare lo farà gratis, facendo subito tacere le ipotesi sui costi vertiginosi implicati dalla sua presenza.
Alla luce del nuovo piano editoriale di RaiTre, che potenzia l’informazione al mattino e a tarda notte, si torna a investire sulla satira con una grande squadra di comici e imitatori mobilitata per l’occasione: Andrea Rivera, Lillo & Greg, Caterina Guzzanti (quest’ultima alle prese con il ministro Gelmini e Sarah Palin). Atteso anche Neri Marcorè, alla prese con le imitazioni di Capezzone, Gad Lerner e Gianni Riotta.
Contro le accuse di faziosità la conduttrice Serena Dandini e il suo fido compagno Dario Vergassola promettono di colpire a destra e sinistra. A tal proposito sono stati reclutati nella squadra Corrado Guzzanti, semplice guest star in qualità di storico imitatore di Veltroni, e Diego Bianchi, il mitico Zoro della blogosfera, alle prese con un tagliente resoconto settimanale sullo stato del Pd.

Sembrava che dopo l’insediamento del Governo Berlusconi si dovessero temere grossissimi terremoti in casa Rai. Pochi giorni fa si parlava addirittura di una sospensione di Michele Santoro, il “giornalista scomodo” per eccellenza. Non sarà così e a tale proposito è interessante leggere un articolo apparso un paio di giorni fa su La Stampa:
Con l’introduzione di un’inedita prima serata d’informazione del TgUno di Gianni Riotta, la striscia notturna di Serena Dandini su Raitre contro Bruno Vespa, le conferme dei talk politici di Giovanni Floris e di Michele Santoro, e addirittura il potenziamento di Che tempo che fa di Fabio Fazio con otto prime serate, la tv di Stato presenta un piano di programmazione che ha decisamente uno strano sapore, soprattutto rispetto agli scenari politici e di governo
Come tutti ben sappiamo, quelli elencati fanno parte - non unici - del gruppo “di sinistra” di casa Rai. Michele Santoro a parte, i cui scontri con Silvio Berlusconi sono cosa ben nota, erano molti i giornalisti/conduttori che si aspettavano “manovre di imbavagliamento”. E invece non solo non verranno toccati, ma ne sarà addirittura potenziata l’esposizione mediatica di alcuni. Il piano per il palinsesto autunnale verrà presentato proprio in questi giorni da Claudio Cappon a Saint Moritz. Serena Dandini, come avevamo anticipato tempo fa, verrà promossa in seconda serata col suo talk Parla con me.
Continua a leggere: Michele Santoro e gli altri conduttori "di sinistra" non si muovono dalla Rai
Le elezioni non sono andate come forse si aspettava ma Giuliano Ferrara non si scompone e, dimenticato 8 1/2 che come da lui dichiarato non condurrà più, starebbe per fare il grande salto a Raiuno dove condurrebbe lo spazio informativo subito dopo il Tg1.
Sono giorni frenetici quelli di Viale Mazzini: c’è da presentare in pompa magna nella cornice invernale e inconsueta di St. Moritz i palinsesti per la prossima stagione autunnale e il nuovo piano editoriale ideato dall’uscente direttore Cappon sta lasciando sul campo morti e feriti, pur portando parecchie novità. L’ultimo rumor che arriva oggi è di quelli clamorosi: dopo essere stato l’anchor-man di Canale 5 con Radio Londra, poi su Italia 1 con la celebre Istruttoria e negli ultimi anni a La7 dove ha rilanciato lo spazio di 8 1/2 subito dopo il Tg, l’Elefantino così come si firma sul suo quotidiano Il Foglio, avrebbe deciso di passare a Raiuno.
La notizia è uno scoop di Dagospia: sembra che sia quasi certa anche se le firme sui contratti non paiono ancora apposte. Dunque, dopo parecchi anni in cui era stato abbandonato, dopo annunci di vario tipo che rammentavano il ritorno dell’informazione nell’access prime time, questa volta sembra quella buona. Ferrara andrebbe ad occupare lo spazio che fu prima di tutto di Enzo Biagi, Pierluigi Battista, Oscar Giannino per un massimo di cinque minuti al giorno.