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Alberto Maccari: “Farò proposte alla Busi e alla Ferrario. Garimberti in un mese ha cambiato idea su di me”

pubblicato da Hit

Alberto Maccari: “Farò proposte alla Busi e alla Ferrario. Garimberti in un mese ha cambiato idea su di me”

Dopo tutto quello che si è detto e tutto quello che si è scritto, partendo ovviamente dalla recente nomina a direttore del Tg1 con i soli voti dei consiglieri vicini al centro-destra e senza l’appoggio del presidente della Rai Paolo Garimberti, parla Alberto Maccari, direttore del Tg1, in una intervista a firma Paolo Conti pubblicata oggi sul Corriere della sera. E’ l’occasione per sentire la sua versione su tutte le polemiche che hanno accompagnato la sua conferma pro-tempore alla direzione del Tg1, che scadrà con la fine di questo 2012.

Uno dei punti che ha suscitato più scalpore è certamente il fatto che per la prima volta è stato nominato un direttore del Tg1 senza il voto favorevole del presidente della Rai, ecco cosa dice Maccari a questo proposito:

“Ricordo che a metà dicembre, quando mi fu affidato l’interim della testata, il presidente fu tra coloro che mi sostennero di più. Probabilmente ora sono avvenuti fatti che non mi riguardano. Non credo sia possibile pensare che un professionista sia stimabile e, un mese e mezzo dopo, ritenere che non lo sia più. Penso di aver compiuto il mio dovere.”

Sul fatto che è nel CDA Rai è stato votato solo da consiglieri del centro-destra Maccari dice:

“Mi sento solo un professionista espresso dalla Rai e al quale l’azienda ha chiesto un impegno in un momento particolare affidandogli il più importante ruolo giornalistico. Ciò che conta è avere la consapevolezza della fortissima responsabilità verso il Paese proprio perché la Rai è servizio pubblico. Quindi non mi sfiora lontanamente l’idea di poter avere riferimenti politici. Credo che dopo una carriera come la mia, si dovrebbe guardare alla serietà e all’attaccamento al lavoro di un professionista e non ad altro.”

Qui forse ci stava una domanda sullo scherzo telefonico fatto dalla trasmissione radiofonica “La zanzara” quando David Parenzo imitando Bossi ha chiamato Maccari dicendogli: “Direttore volevo farle i complimenti per la nomina, a noi della Lega va bene perché lei è una persona di garanzia” al quale il capo del Tg1 ha risposto: “E lei è sempre una persona squisita, me la ricorderò sempre, sappia di poter contare su un amico, sappia sempre questo“, promettendo anche un occhio di riguardo per il nord.

Si parla poi dell’epoca Minzoliniana del Tg1 e dell’allontanamento di giornalisti come Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi :

“Spero che tutti questi colleghi tornino a sentirsi parte di una squadra alla quale comunque appartengono, lavorando per ruoli importanti. Costituiscono un grande patrimonio professionale e non possono essere lasciati in panchina. Per fare un buon tg occorre coinvolgere tutti senza esclusioni. Farò delle proposte e sono sicuro che riuscirò a ottenere la loro collaborazione”

Sul suo futuro, dopo la direzione del Tg1 Maccari non ha dubbi :

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Tg1: I dati dal 2005 ad oggi delle tre edizioni principali

pubblicato da Hit


Tg1: I dati dal 2005 ad oggi delle tre edizioni principali

Si è accesa in queste ore una vivace polemica fra il consigliere di amministrazione della Rai in quota centro sinistra Nino Rizzo Nervo, ex direttore del Tg3 e l’attuale direttore del Tg1 Augusto Minzolini sui dati di ascolto del telegiornale della prima rete pubblica. In questa analisi andremo a vedere gli ascolti del Tg1 raffrontandoli a quelli del Tg5 (per l’edizione delle ore 20) nel periodo 1 ottobre-31 marzo partendo dalle annate 2005-06 fino a quella attuale 2009-10 e delle altre due edizioni principali del Tg diretto da Minzolini, vale a dire quella delle ore 13:30 e quella delle 8 del mattino.

I risultati di questa analisi, partendo dall’edizione serale, ci dicono di un calo progressivo di entrambe le testate rispetto a 4 anni fa, dell’ordine del 4,72% per il Tg1 e del 2,79% per il Tg5 (dati netti ore 20-20:30). Analizzando i dati del Tg1 delle ore 13:30 abbiamo una certa stabilità attorno al 30% per i primi 4 semestri presi in considerazione ma un calo più marcato dell’1,72% nell’ultimo semestre, rispetto al precedente. Per l’edizione delle ore 8 del mattino poi c’è il calo più consistente, con quasi il 6% in meno di share rispetto al dato del semestre 2005-06, di questo 6%, oltre il 3% si è registrato nell’ultimo semestre (1 ottobre 2009-31 marzo 2010). Tutti i dati raccolti in tre grafici dopo il salto.

Tornando all’edizione delle ore 20 vediamo che nella prima annata con la direzione di Clemente Jackie Mimun al Tg1, il dato dal primo ottobre 2005 al 31 marzo del 2006 è del 30,48% per il Tg1 e del 27,78% per il Tg5. L’anno seguente il Tg1, che nel frattempo aveva un nuovo direttore nella persona di Gianni Riotta, ha fatto un balzo in avanti di oltre il 2% di share arrivando, sempre nell’edizione delle ore 20 al 32,86% contro il dato stabile del Tg5 che era del 27,45%. Nell’annata 2007-08 il Tg1 rimane ancora sopra la soglia del 30% arrivando al 31,68% mentre il Tg5, seppur in leggero calo si ferma comunque al 27%.

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Par condicio - Il Tar boccia la norma-bavaglio: via libera ai talk show. Intanto Il Fatto Quotidiano svela clamorose intercettazioni: Berlusconi chiedeva la chiusura di Annozero e Parla con me

pubblicato da Stefano Sgambati

Par condicio - Il Tar boccia il regolamento-bavaglio: via libera ai talk show. Il Pd: "La Rai prenda atto. Subito in onda"Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media a favore della sospensione del regolamento varato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle elezioni Regionali. Tradotto: i talk show possono andare in onda. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni.

Prime reazioni da parte del Pd:

“E’ una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di Vigilanza. Ora la Rai deve intervenire, e il Cda di Viale Mazzini, che il presidente Garimberti si è impegnato a convocare immediatamente dopo la sentenza, non può che prendere atto dell’interpretazione del giudice amministrativo. I programmi giornalistici devono riprendere subito”.

Intanto Il Fatto quotidiano ha rivelato oggi in prima pagina alcune intercettazioni clamorose che dimostrano come il Premier Silvio Berlusconi, ormai sempre più abbandonato da cortigiani e cani da riporto, volesse scientificamente mettere il bavaglio ad Annozero e altri programmi attigui, “chiacchierando” dalle stanze del potere con Giancarlo Innocenzi (membro dell’Agcom) e Augusto Minzolini.

“Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom - dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini - al telefono con il capo del governo - annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni”.

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Annozero: stasera Santoro (non) "tradisce" Berlusconi. Intanto il ministro Scajola va a colloquio con i vertici Rai

pubblicato da Stefano Sgambati

ScajolaQuesta sera una nuova puntata di Annozero. Clima caldo: tuttavia Michele Santoro e compagni si occuperanno del caso Ciancimino e dei rapporti mafia-politica, lasciando da parte - a meno che la riunione di redazione odierna non scombussoli imprevedibilmente tutti i piani (UPDATE: ed è esattamente così che è andata a finire, almeno a quanto sostengono i colleghi di polisblog) - il caso politico più scottante dell’ultim’ora. Giusto in merito alla trasmissione di approfondimento di RaiDue, il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola incontrerà poco prima della diretta (ore 19.30) il presidente della Rai Paolo Garimberti e il direttore generale Mauro Masi. L’argomento del giorno sarà ancora la prima puntata di Annozero, oggetto di una vera e propria indagine da parte del Ministero. Proprio il ministro ha ribadito, rispondendo così alle critiche che gli venivano mosse, in merito alla legittimità del suo intervento politico:

“Secondo l’articolo 39 del contratto di servizio, il ministero per lo Sviluppo economico cura la corretta attuazione del contratto stesso con facoltà di disporre verifiche, ispezioni o richiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti. Si tratta di un potere specifico e ben definito che costituisce espressione delle peculiari responsabilità che l’ordinamento attribuisce al governo. Le funzioni del ministero non confliggono con quelle della commissione di Vigilanza e dell’Autorità per le telecomunicazioni ma si coordinano con essere nel perseguire l’obiettivo comune di garantire il puntuale rispetto da parte della concessionaria degli obblighi connessi al servizio pubblico”.

L’opposizione, nella persona di Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni, è stata la seguente:

“Un intervento su un singolo programma televisivo non ha alcuna giustificazione nell’articolo 39 del contratto di servizio, in vigore da 15 anni e mai utilizzato da nessun ministro per giustificare interventi censori. In materia di pluralismo il governo è parte in causa e non è certo un arbitro imparziale”.

Ma la lista delle priorità della Rai prevede altri appuntamenti decisivi.

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Kabul rallenta il CDA Rai. Slittano le decisioni su Travaglio e il caso Vespa-Floris

pubblicato da Stefano Sgambati

Marco Travaglio ad AnnozeroLa guerra rallenta il CDA della Rai. O meglio: la guerra impone al CDA anche la discussione sull’impegno informativo previsto e necessario per raccontare un conflitto di cui ci si ricorda solo quando a mancare sono tristemente i nostri connazionali.

I due argomenti principali, in seno alla tv di Stato, comunque, restano quelli relativi al caso Vespa-Floris e la questione Annozero col contratto di Travaglio ancora appeso. Va detto, e subito, che non sono state prese, nella giornata di oggi, decisioni formali di carattere definitivo, tuttavia il presidente Garimberti ha fatto in tempo a ribadire la propria posizione critica nei confronti della decisione di rinviare la prima puntata del programma di Floris; quanto a Travaglio la cronaca attuale non fornisce chiarificazioni di sorta. Il direttore generale avrebbe espresso - come riporta l’edizione online odierna de Il Messaggero - “le sue perplessità in merito all’assenza di contraddittorio nei confronti degli interventi del giornalista durante il programma di Santoro, anche alla luce dei pronunciamenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

Sembra, anche in questo caso, come per “Report” che le preoccupazioni massime delle eminenze che comandano Viale Mazzini siano relative alle tutele legali. Lì in alto, insomma, non vogliono guai. La decisione sarà presa entro lunedì: martedì la conferenza stampa di Annozero. Giovedì la partenza, nonostante la “censura” degli spot da parte della Rai e la richiesta d’aiuto di Santoro ai naviganti della Rete. Staremo a vedere.

Carlo Nesti si scusa con gli spettatori per la telecronaca "dal tubo". Ma Garimberti, Masi & Co. dove sono?

pubblicato da Stefano Sgambati

Carlo NestiLa polemica per la telecronaca tragicomica, prodotta dalla Rai in occasione della finale di Supercoppa Italiana tra Lazio e Inter, continua a farsi sentire. E’ un argomento interessante che trascende le apparenze sportive per sfociare in quelle politico-economiche della tv di Stato, che giusto in questo periodo presta molto facilmente il fianco a critiche relative al proprio assetto economico e finanziario. Ci sembra giusto, dopo averne parlato subito dopo la partita, sabato scorso, dare spazio allo stesso Carlo Nesti che ha scritto una lettera alla Gazzetta dello Sport per raccontare la sua versione dei fatti in merito:

“Quando mi è stata affidata la telecronaca della partita di Pechino, non ho potuto provare altro se non una grande soddisfazione. Ho accettato anche il rischio costituito da 2 ore di diretta davanti a un monitor, a migliaia di chilometri dalla Cina. E’ normale che, senza la visuale che avrei avuto con la presenza fisica nello stadio, siano stati commessi degli errori. Con gli sms in arrivo dai colleghi inviati a Pechino, ho cercato di supplire a ciò che non potevo vedere. Oltretutto, le formazioni ufficiali, pubblicate anche su Gazzetta.it, non presentavano Suazo in panchina. E’ questa la ragione per la quale ho preferito non sbilanciarmi, per non incorrere nella farsa di «far giocare» un atleta lasciato in tribuna: così si spiegano i problemi, nel finale, nell’identificazione degli elementi di colore dell’Inter. Mi scuso con voi e con i telespettatori, ma, credetemi, sarebbe stato un impegno pesante per chiunque”.

Va bene. Le scuse, quando fatte, vanno sempre accettate, perché ingrediente assai raro in questo Paesello che è diventato l’Italia; il problema è che si continua a guardare il dito che indica la luna e non la luna. Non è Carlo Nesti che deve scrivere una lettera di scuse a chicchessia, bensì il direttore della Rai Garimberti, il direttore generale Masi, il direttore di RaiSport De Paoli, al limite, e gran parte del Consiglio d’Amministrazione di Viale Mazzini. Sono loro che dovrebbero fare un passo avanti verso di noi, questi tizi qui, retribuiti con assegni mensili i cui zeri non sono nemmeno immaginabili dal comune mortale, il quale deve limitarsi a pagare, zitto zitto, di anno in anno, e profumatamente, un servizio PUBBLICO che sta diventando sempre più prossimo all’assurdo; loro sono i colpevoli, i responsabili, non Carlo Nesti, o Salvatore Bagni, dei quali è possibile discutere solo della capacità tecnica, giornalistica e professionale, al limite. Garimberti, Masi - e dovremmo metterci anche tutti i vicedirettori di rete, partendo da quel Gianluigi Paragone di cui abbiamo già tristemente parlato - questa è la gente che, saltando da una poltrona eccellente all’altra, mai punita per errori, sviste, manchevolezze o incapacità, si fa ricca e impoverisce una risorsa culturale fondamentale del Paese qual è la Rai, cioè la televisione pubblica.

Perdonateci se esistiamo, ma, signori capi della Rai, quando mai vedremo una vostra lettera di scuse indirizzata a noialtri?

Dopo il salto proponiamo la feroce critica di Aldo Grasso relativa a tutta la questione.

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Adesso non manca più nessuno: dopo le nomine, insorge anche il cdr del Tg1: "La politica ha il totale controllo della Rai"

pubblicato da Stefano Sgambati

Tg1Aggiornamento post nomine Rai. Dopo i vari consiglieri d’amministrazione dell’opposizione che stamane hanno disertato il Cda, la dura reprimenda del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il “niet” di Sergio Zavoli, le distanze di Garimberti e l’isolamento del direttore generale Masi, ci mancava giusto la presa di posizione del comitato di redazione del Tg1, fortemente contrario alla decisione di lasciare vacante una posizione da vicedirettore e in contrasto con l’eccessiva ingerenza della politica nella tv di Stato. Questo il comunicato, riportato da Articolo21:

“Il Consiglio di amministrazione della Rai ha nominato i nuovi vicedirettori del Tg1. Nella rosa proposta dal direttore non trovano conferma Raffaele Genah e Roberto Rosseti, due colleghi di lunga e provata professionalità. E ciò risulta ancora più incomprensibile di fronte alla decisione del direttore di avvalersi solo di cinque vicedirettori lasciando vacante una posizione. Il cdr del Tg1 rileva inoltre che la logica dello spoil system continua a prevalere in ogni stagione grazie a una legge che assegna alla politica il totale controllo della Rai”.

Definiamo, per agevolare tutti i lettori, il significato di “spoil system”: si tratta di un’espressione usata in politica per descrivere la pratica con cui le varie forze al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l’organizzazione politica. (fonte: wikipedia). Allo spoil system si può contrapporre il merit system, in base al quale la titolarità degli uffici pubblici viene assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni (fonte: wikipedia)

Conclude il cdr del Tg1:

“Ci aspettiamo che l’azienda, in accordo con la direzione, valorizzi la professionalità e l’esperienza dei colleghi non confermati nella squadra della direzione”.

Rai: fatte le nomine, rimane la tempesta. Assegnati i vice di RaiUno e Tg1 ma il Cda si è tenuto senza l'opposizione

pubblicato da Stefano Sgambati

RaiI giornalisti Susanna Petruni, Fabrizio Ferragni, Cladio Fico, Andrea Giubilo e Gennaro Sangiuliano sono stati indicati come vicedirettori del Tg1 diretto a oltranza da Augusto Minzolini. Alla vicedirezione di Raiuno, Vilfredo Agnese (Vicario), Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Angelo Teodoli è il direttore del Palinsesto.

Sono queste le nomine che mancavano per definire l’assetto della tormentatissima tv di Stato: tutte hanno rispettato le anticipazioni della vigilia.

Anche questa mattina, naturalmente, non è mancato il clamoroso colpo di scena. Dopo Nino Rizzo Nervo, infatti, anche l’altro consigliere d’amministrazione (nominato sempre su indicazione del centrosinistra) Giorgio Van Straten ha deciso di non partecipare alla riunione. Queste le motivazioni addotte al presidente Garimberti:

“Le nomine in molti casi contraddicono platealmente le raccomandazioni da te espresse in materia di nomine che io condivido totalmente: ricerca della più ampia condivisione in consiglio, rispetto dei criteri di competenza e professionalità in relazione all’incarico da ricoprire, assunzione di dirigenti esterni soltanto se specializzazioni professionali equivalenti non sono reperibili all’interno dell’azienda. Molte delle proposte del direttore generale vanno invece contro il metodo da te indicato, che io continuo a considerare irrinunciabile in un’azienda di servizio pubblico che deve garantire pluralismo e qualità. Rimane la necessità di affrontare in modo approfondito i molti problemi che l’azienda ha di fronte a cominciare dal modo in cui il direttore generale ha condotto la trattativa con Sky“.

Sono stati quindi, in totale, tre i consiglieri vicini all’opposizione a disertare: oltre Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, anche Rodolfo De Laurentiis. Garimberti, come annunciato, ha votato a favore dei vicedirettori del Tg1 e si è astenuto sui vice di Raiuno, eccezion fatta per Paragone, sul quale ha espresso voto negativo in quanto non rispondente al criterio del minor ricorso possibile a professionisti esterni all’azienda, da lui stesso preteso.

Tutti contro Mamma Rai: il presidente Napolitano inferocito, Zavoli umilia Garimberti e Masi: "Riaprite subito la trattativa con Sky". Noi proviamo a fare un po' di chiarezza...

pubblicato da Stefano Sgambati

Pizza e mandolino: l'italiaPiù che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.

Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:

“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.

Ancora Zavoli:

“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.

La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:

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RaiUno, proposta di Garimberti alla Clerici: La prova del cuoco flash prima del Tg1

pubblicato da Marina

Antonella Clerici ritorna con la prova del cuoco flash in preserale su raiuno? A Antonella Clerici non scende proprio giù che La prova del Cuoco sia finita per la prossima stagione nelle mani di Elisa Isoardi e lo dice a chiare lettere nell’intervista su Vero (nr.28) di questa settimana:

La Rai ha deciso di sostituirmi alla conduzione de La prova del cuoco. Se negassi l’amarezza sarei ipocrita, ma il grande affetto della gente mi ha sostenuto. Non ho paura dei cambiamenti. E l’arrivo di mia figlia Maelle mi ripaga di tutto.

Ed ecco, come riferisce sempre il settimanale, la proposta di Paolo Garimberti Presidente Rai fatta a Antonella:

Trenta prime serate e 200 puntate di una specie di La prova del cuoco flash, in preserale, prima del telegiornale. E nel pentolone della prossima stagione televisiva bolle anche un progetto, una trasmissione ispirata agli anni ‘70 che vedrebbe lavorare la Clerici in coppia con Bonolis.

Il Tg1 in crisi d'ascolti. La maggioranza: "Colpa della risintonizzazione". Il presidente Garimberti: "Preoccupazione"

pubblicato da Stefano Sgambati

MinzoliniIl Tg1 di Augusto Minzolini va giù con gli ascolti. Parecchi insorgono, dal comitato di redazione ai commentatori esterni. Il presidente della Rai Garimberti si è detto “preoccupato” di tale crollo, specificando come sia un “aspetto di cui ci stiamo occupando, su cui ci stiamo interrogando”. Intanto, però, i numeri cantano e cantano piuttosto stonati per una direzione che sta rasentando il paradossale.

Politicamente, il disastro del principale telegiornale della Rai è visto dicotomicamente: per la maggioranza il “guasto” sarebbe dovuto agli effetti della risintonizzazione della rete ammiraglia di Viale Mazzini; l’opposizione punta il dito contro l’ormai celeberrima manipolazione dell’informazione. La verità, è probabile, sta nel mezzo: anche perché risulta difficile concepire una popolazione italiana così affinata dal punto di vista dello spirito critico, da scegliere consapevolmente di evitare il Tg1 per motivi, diciamo così, morali.

Questa l’opinione di Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della Commissione di Vigilanza:

“Le preoccupazioni espresse da più parti sul calo di ascolti del Tg1, oggi autorevolmente ribadite dal presidente Garimberti, non possono che essere condivise da chiunque abbia a cuore il futuro del servizio pubblico”.

Per Antonio Verro, consigliere d’Amministrazione della Rai, si tratta di tutt’altro. Più precisamente:

“Esistono forti pressioni e tentativi di condizionamento che vanno ben oltre la legittima libertà di critica”.

Sempre dal Cda, Alessio Gorla - ripreso da “Il Giornale” - fa notare che il calo degli ascolti “è cominciato molto prima, quando il direttore era Gianni Riotta”. E presenta una tabella relativa ai dati d’ascolto del Tg1:

    1 gennaio Tg1 share 29,85% Tg5 25,00%
    1 febbraio Tg1 share 29,40% Tg5 25,20%
    1 marzo Tg1 share 28,80%, Tg5 25,20%
    1 aprile Tg1 share 28,30% Tg5 25,30%
    1 maggio Tg1 share 28,20%, Tg5 25,70%
    1 giugno Tg1 share 28,30%, Tg5 26,00%
    1 luglio Tg1 share 26,67, Tg5 26,08

Inoltre, aggiunge Gorla, il Tg1 “ha dovuto fare i conti anche con una perdita di tre, quattro punti dovuta alla ricanalizzazione della prima rete che ha interessato il 60% della popolazione”.

I Tg, l'informazione, la vita pubblica e privata e le repliche

pubblicato da Malaparte

Tg1

Sono giorni caldi, questi, per la televisione: che l’estate sia finalmente arrivata, è reso evidente - se ancora ce ne fosse bisogno - dall’infinità di repliche, che suscitano l’indignazione nostra - è più rassegnazione, a dire il vero - e addirittura quella di Pupo, che si sfoga sulle pagine di Sorrisi.

Ma al centro della polemica, non ci sono certo le inutili ma innocue repliche estive. No, nell’occhio del ciclone, per noti fatti che coinvolgono personaggi televisivi e personaggi politici in varia e variegata maniera, c’è, prepotentemente, l’informazione, quella televisiva in primis. Ovvero, quella pop, quella che entra, potenzialmente in tutte le case degli italiani, secondo un vecchio modo di dire.

I tg italiani, alcuni, almeno, sorvolano su fatti che riguardano il Premier Silvio Berlusconi. Sorvolano su fatti che all’estero vengono trattati abitualmente, quale che sia il colore della coalizione politica dei diretti interessati - si veda, per esempio, il recente scandalo-rimborsi scoppiato nel Regno Unito. Dopo il richiamo di Garimberti, Minzolini è dovuto intervenire per giustificare la linea del Tg1. Minzolini, per dire, dovrebbe giustificare anche il motivo per cui il Tg1 ha ignorato bellamente la protesta dei cittadini aquilani contro al disegno legge del Piano C.A.S.E. che si è tenuta lo scorso 16 giugno davanti a Montecitorio: l’edizione delle 13 non ha minimamente menzionato l’evento. Scelte editoriali, probabilmente. Che però, in quel caso, non hanno richiesto giustificazioni.

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Minzolini apertamente insubordinato: "Sul Premier solo Gossip, questa è la linea del Tg1"

pubblicato da Gabriele Capasso


C’è una ragione per la quale il Tg1 ha fatto sparire dalle cronache le notizie sull’ultimo scandalo con coinvolge il Premier, una ragione che non è venuta a mancare nemmeno dopo il richiamo ufficiale del Presidente della Rai Paolo Garimberti. L’ha spiegata, con un breve editoriale fra l’irridente e il compiaciuto, il neo direttore Augusto Minzolini. Secondo il direttore, profeticamente soprannominato da Marco Travaglio “Scodinzolini“, su Berlusconi vi è solo “gossip”, non c’è nulla da raccontare.

Tutto “chiacchiericcio” quello che anima le cronache dei giornali di mezzo mondo, intenti a raccontare le parole di Patrizia D’Addario e della sua amica Barbara Montereale, parole che sarebbero confortate da fotografie (alcune già pubbliche) e da nastri con le registrazioni audio e che riferiscono di rapporti sessuali fra Silvio Berlusconi e la suddetta signorina D’Addario, nota nell’ambiente barese come escort (leggasi prostituta). Per Minzolini (qui il video), che ha una chiave di lettura della vicenda che ricalca quelle dei portavoce del Pdl (abbondantemente presenti in tutte le edizioni del Tg1, a questo punto potremmo pensare di sostituirli tutti con una presenza fissa di questi “editoriali“), sono tutte fesserie che non meritano di essere raccontate dal primo tg nazionale:

Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. E’ avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi.

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Tg1 senza pace - Garimberti a colloquio per 20 minuti con il direttore Minzolini: "L'informazione sia completa e trasparente"

pubblicato da Stefano Sgambati

Tg1Non cadranno teste, mai, perché non è questo il Paese giusto. Dovrebbe succedere: d’altra parte altrove è successo per molto meno. Proprio qui su TvBlog raccontammo di quando la testata sportiva di Tve, in Spagna, licenziò il direttore perché aveva censurato i fischi all’inno nazionale prima di una partita trasmessa in diretta televisiva. Tanto per dire. Il Tg1, tuttavia, non perderà teste per la scelta editoriale di ignorare i fatti legati all’inchiesta barese. Tuttavia il presidente della Rai Garimberti una mossa, forse dovuta, l’ha fatta: ha convocato il direttore Minzolini per un colloquio di 20 minuti. Durante l’incontro Garimberti ha ricordato al suo interlocutore che “completezza e trasparenza dell’informazione sono un dovere imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo”. Speriamo che il messaggio passi, anche se le speranze in tal senso sono miserrime.


Intanto è stato convocato per mercoledì prossimo, dopodomani 24 giugno, alle ore 14, l’Ufficio di presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai. Si discuterà di una possibile audizione del direttore Minzolini, come da richiesta di alcuni esponenti del centrosinistra e componenti della commissione.

Dopo il salto, per chi è interessato, le parole dei politici che hanno portato alla mossa di Garimberti.

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Sì alla cronaca, basta con le ricostruzioni e i processi show: la tv si autoregolamenta sulle vicende giudiziarie in corso. Bruno Vespa: "Porta a Porta è sempre stato corretto"

pubblicato da Stefano Sgambati

Vespa col PelucheVa bene la cronaca pura, basta con le ricostruzioni. Questo dice e dirà il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive: personalmente mi sembra un meraviglioso punto democratico. Resta da vedere se verrà rispettato, soprattutto da chi, di mestiere, ha fatto della spettacolarizzazione dell’evento tragico il proprio distintivo di riconoscimento. Con buona pace degli ascolti, per carità.

Plastici in scala della scena del crimine, vallette e veline chiamate in studio a commentare i delitti più efferati e dolorosi del Paese, orsacchiotti di peluche sbandierati dalle macerie di un dramma come manifesto sentimentale pret à porter, puntate speciali on demand: vedremo quanto di tutto questo sarà considerato non regolamentare e dove, esattamente, nascerà l’inganno fatta la legge.

Fatto sta che le trasmissioni televisive deputate dovranno stare bene attente, da questo momento in avanti, “che risultino chiare le differenze fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, e adottare modalità che consentano al telespettatore un’adeguata comprensione”. Le firme sono state apposte oggi, nella sede dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dai rappresentanti delle emittenti tv, dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Ordine nazionale dei giornalisti.

Dalle colonne del Corriere della Sera si leggono le parole d’entusiasmo del presidente dell’Authority Corrado Calabrò:

“E’ una svolta. Non pochi telespettatori ritenevano che si fosse nella sede reale del processo, creando poi confusione quando a distanza di anni la giustizia vera faceva il suo corso. Spesso si assiste a uno svigorimento e screditamento del processo, a un fuorviamento dell’opinione pubblica, e non escludo anche a un condizionamento delle parti in processo. Mai più ricostruzione di processi in corso”.

Soddisfazione anche per il presidente della Rai, Paolo Garimberti:

“Sono contento dell’accordo raggiunto”.

Stessa linea per il numero uno di Rti Fedele Confalonieri:

“Penso che ci volesse veramente un giudizio imparziale per farci sedere al tavolo e arrivare all’accordo. La cosa bella è che si tratta di una autoregolamentazione e non di una imposizione dall’alto”.

Tali nuove disposizioni sono state tirate dopo 18 mesi di lavoro e dibattimenti ed entreranno in vigore il 30 giugno.

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