La prima applicazione dell’idea di una tv pubblica senza spot, annunciata a Gennaio scorso da Nicholas Sarkozy, scatena la forte opposizione dei dipendenti di France Télévisions. Ve ne avevamo già parlato, la proposta è semplice quanto drastica: eliminare ogni forma di pubblicità dalla tv pubblica francese compensando i mancati introiti con una tassa da applicare sugli introiti delle emittenti private.
La proposta di legge ha però scatenato i sindacati dei 10mila dipendenti di France Télévisions, già pronti allo sciopero per 24 ore come protesta contro il provvedimento. Per Jean-Francois Tealdi, portavoce dei sindacati confederali, i lavoratori hanno compreso che “questa maggioranza vuole la nostra morte, la liquidazione del servizio pubblico, e la loro risposta sarà all’altezza dell’aggressione“.
La legge prevede la possibilità per le tv commerciali di aumentare il numero di interruzioni pubblicitarie durante i loro programmi, contemporaneamente dal 5 Gennaio 2009 tutte le reti di France Télévisions (France 2, France 3, France 4, France 5 e France O), fuse in un’unica struttura aziendale con un Presidente nominato dal Governo, dovranno rinunciare agli spot dalle 20 in poi e in tutte le fasce orarie entro il 2012.
Arriva su RaiUno una delle fiction-evento più attese dell’anno. Stiamo parlando di un grande investimento (14 milioni di euro), frutto di una co-produzione internazionale fra Rai Fiction, Lux Vide e France Television. La miniserie, in onda questa sera e domani su RaiUno, racconta la storia della stilista che nel 1900 ha cambiato il modo di vestire delle donne.
L’inizio della storia vede Coco Chanel all’età di 71 anni: siamo nell’anno 1954, periodo in cui, dopo essersi tenuta lontana dal mondo della moda per quindici anni, la stilista decide di rimettersi in gioco e tornare sulle scene. In seguito a un inaspettato insuccesso comincia un viaggio nel passato in cui Gabrielle Bonheur (questo il vero nome di Coco Chanel ndr) ripercorre la sua vita, riflettendo sul suo percorso e su sè stessa, passando dal periodo cupo della guerra fino ad arrivare all’abbandono, da parte del padre, in orfanotrofio. E’ da qui che, grazie alla sua tenacia, alla determinazione ed al coraggio, farà fortuna nel mondo della moda.
Ad interpretare Coco Chanel due bravissime attrici: Barbara Bobulova per i primi anni di vita mentre sarà la splendida Shirley MacLaine ad impersonarla in età adulta. Nei panni di Arthur “Boy” Chapel, tormentato amore di Coco nonchè amico e socio di Marc Boucher, vedremo il bravissimo Malcom McDowell.
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Nelle ultime settimane il Presidente della Repubblica Francese, il controverso Nicolas Sarkozy, è stato trattato dalla stampa mondiale (compresa quella Italiana) come una sorta di capricciosa star del cinema, inseguito ovunque per riuscire a rubare qualche suo scatto fotografico in compagnia della nuova fidanzata Carla Bruni. Il modo migliore per riappropiarsi della scena come uomo politico capace di mettere in moto grandi cambiamenti per il suo paese? Una proposta che rivoluziona il sistema radiotelevisivo.
L’idea su cui Sarko dice di voler “riflettere” è semplice: “la soppressione totale della pubblicità sulle reti pubbliche” per di più finanziata da “una tassa più alta sugli introiti pubblicitari delle reti private e da una tassa infinitesimale sul volume d’affari dei nuovi mezzi di comunicazione, come l’accesso a Internet o alla telefonia mobile“. La prospettiva, vista da qui, appare sconvolgente, eppure non è affatto una novità. Negli anni sono decine le dichiarazioni del politico italiano di turno che vuole “rinnovare la Rai”, “ridurre drasticamente la pubblicità”, “tagliare una rete”, “privatizzare la tv pubblica”: tutte grandi rivoluzioni mai nemmeno partite.
Sarkozy, che è un politico navigato, non ha parlato di date precise o di leggi, ma ha lanciato un’idea di grande effetto che, ci scommettiamo, rischia di diventare realtà molto prima di quando il Parlamento Italiano avrà approvato una singola legge che modifichi l’assetto attuale della nostra Rai. A ben guardare poi, saremmo proprio noi italiani a dover richiedere una misura del genere, proprio noi che della pubblicità sulla tv pubblica siamo le vere vittime.
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