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Tutti gli articoli con tag flop

Risparmio sicuro

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Premio di consolazione

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Il flop di Baila

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"Me Lo Dicono Tutti" torna su Rai1 a fine garanzia

pubblicato da Hit

Me Lo Dicono Tutti torna su Rai1 a fine garanzia

A differenza di “Star Academy”, il cui accanimento terapeutico terminerà giovedì prossimo 20 ottobre con quella che dovrebbe essere una finale di un torneo che non sembra essere quasi mai partito, da altre parte la decisione di chiudere è arrivata implacabile e senza ripensamenti. Stiamo parliamo di “Me lo dicono tutti“, il varietà condotto da Pino Insegno su Rai1, passato a miglior vita dopo due puntate e ieri sostituito dal film “Ricatto d’amore”. TvBlog vi segnala in anteprima che il varietà di Rai1 è uscito dal palinsesto di Rai1 ma non definitivamente.

Ci giunge infatti notizia che dalle parti di Napoli, dove si registrava la trasmissione diretta da Jocelyn, la scenografia del programma non sia stata smontata ma, sottotraccia, siano in fase di registrazione le altre due puntate che mancano per evadere la commessa aperta con la società di produzione dello spettacolo, vale a dire Magnolia. Il format di Rai1, prenderà quindi nuovamente vita, dopo alcune settimane di ibernazione criogenica, quasi sicuramente, al termine della garanzia, sempre nel prime time di Rai1.

Sul basso riscontro di audience delle due puntate andate recentemente in onda il mercoledì rispetto al primo ciclo di puntate in onda al sabato, ci sono varie scuole di pensiero e parlando di flussi d’ascolto per età un dato che salta all’occhio è quello relativo ai target in cui funziona di più questo programma. Da un analisi infatti si riscontra come fra i bambini 4-14 anni la trasmissione abbia una buona percentuale di pubblico. Un target che, secondo i sondaggi, sembra abbia una libertà di dotazione del telecomando principalmente nel fine settimana, rispetto ai giorni feriali.

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Baillamme

pubblicato da Massy


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Dicerie

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Flop. Il coraggio di dirlo

pubblicato da Malaparte

Flop

Me lo dicono tutti è un flop. Star Academy è un flop. Qui Radio Londra è un flop. E, a giudizio del sottoscritto, sono pure tre programmi brutti e inutili. E’ brutto e inutile pure Baila!, che per dire se sia definitivamente flop o meno ha “bisogno” di una terza puntata. Blog - La versione di Banfi è un flop (non l’ho visto, e mi limito ad analizzare i nudi numeri).

E’ “violento”, iniziare un pezzo così? Qualcuno si arrabbierà? Pazienza. Meglio così che improbabili acrobazie per difendere l’indifendibile. Se volete, potete elencarli anche voi, i flop. Senza paura. Io mi limito a questi cinque, perché rendono l’idea, attraversano indistintamente reti e produzioni e scontentano tutti. Ma possiamo andare a pescare anche in altre reti e realtà, non c’è problema. Perché le cose vanno dette così come sono, senza sudditanza e senza far favori. E, sì, lo so bene che ci sono persone che lavorano, nei programmi di cui sopra. Ma il lavoro di chi scrive di televisione è quello di far notare quel che va e quel che non va. Se si accettano i complimenti, dunque, si accettino di buon grado anche le osservazioni che vengono dall’oggettività che la tv si è scelta insieme ai pubblicitari: i dati Auditel.

Poi ci sono i gusti. Me lo dicono tutti non ha mai passato - complice il format e il conduttore - la soglia del varietà di vent’anni fa. Star Academy sarà anche il papà di tutti i talent (come dice lo spot) ma non funziona e sembra il surrogato di X Factor messo lì non si sa perché. Di Baila! s’è già detto di tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro. I tre programmi hanno in comune, fondamentalmente, il non saper dire nulla di nuovo. Ma proprio nulla. Hanno in comune anche la straordinaria somiglianza con altri programmi già andati in onda. Quanto a Qui Radio Londra, ora qualcuno penserà - come al solito - a un fatto meramente politico. Ma non è così: non si vede proprio per quale motivo RaiUno dovrebbe mandare in onda il pensiero unico di un giornalista a senso unico che non ha mai al fianco un contraddittorio e che non si sforza minimamente di fare del giornalismo ma si limita a proporre il suo pensiero unico come se fosse una verità assoluta. Di La versione di Banfi non posso dir nulla per esperienza diretta, come detto. Ma se fa 3,21%, 3,45%, 3,84%, be’, qualche problema ce l’ha.

I flop. Visto che sono figli di una serie di decisioni che coinvolgono tutta la piramide delle tv, sogno, personalmente, staff autoriali e creativi, tecnici, conduttori, produttori, dirigenti, direttori di rete, amministratori che ammettano gli errori e che li utilizzino come base per fare meglio. Per essere hungry and foolish, visto che va di moda dirlo, in questi giorni. Ma dove sono gli hungry and foolish, sulla generalista?

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L'amore non basta (quasi mai) retrocesso su La5

pubblicato da Lord Lucas

amore non basta
Non c’è pace per le suocere più high profile della televisione italiana. L’amore non basta (quasi mai), riediting del flop autunnale Due mamme di troppo, non ha retto neanche a un prime time estivo.

Imbarazzanti gli ascolti di mercoledì scorso: 1.831.000 spettatori (9,31%, 9,67% t.c.), decisamente più inaccettabili di quelli dell’esordio, pari a 2.263.000 spettatori, 12,01% di share.

Di qui, la decisione estrema di Mediaset di trasmettere il seguito su La5, a partire da lunedì 1 agosto in prima serata. Al suo posto su Canale5, mercoledì prossimo, andrà in onda la replica del film tv Milano - Palermo il ritorno, mentre il mercoledì successivo vedrà riproposta una pellicola con Jennifer Aniston, Vizi di famiglia.

L’amore non basta (quasi mai…): le foto della serie
L'amore non basta (quasi mai...): le foto della serieL'amore non basta (quasi mai...): le foto della serieL'amore non basta (quasi mai...): le foto della serieL'amore non basta (quasi mai...): le foto della serie

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Ci tocca anche Vittorio Sgarbi è soppresso. Conferenza stampa in diretta: "Il delitto di Melania prevale sulla bellezza. Dovevo ascoltare Presta dopo il fallimento di Bonolis". Polemica: festa di produzione da Berlusconi, c'era anche Morgan

pubblicato da Lord Lucas

ci tocca anche vittorio sgarbi sospeso
L’8.27% di share con poco più di due milioni di telespettatori (2.064mila): questo l’infausto verdetto del colossale flop di Ci tocca anche Vittorio Sgarbi (qui l’ottima recensione di Malaparte). L’ufficio stampa della Rai annuncia la sospensione del programma:

“La decisione è stata comunicata al Professor Sgarbi che l’ha condivisa”.

La sospensione del programma è legata esclusivamente ai bassi ascolti ottenuti mercoledì sera nella puntata di esordio. Stando all’Agi la sospensione riguarderebbe una sola puntata perché ne erano previste due in questa fase, per poi ripartire a settembre con altre quattro.

Sgarbi è in questo momento in conferenza stampa, in diretta streaming su Corriere Tv dall’Hotel Nazionale di Roma, ubicato a Piazza Montecitorio. Si difende parlando di riferimenti troppo alti per il pubblico televisivo. E, alla polemica di un giornalista sullo spreco di budget (circa 1 milione di euro per un 8%, contro i 120mila di Exit che ha fatto il 6% parlando della Banda della Magliana), risponde in pieno delirio di onnipotenza:

“Io ci vado e ci tornerò in prima serata. Non è mica detto che non riprendiamo. Chi lo dice che sono soldi buttati? Io per dieci anni sono andato gratis in Rai, in cambio di centinaia di ospitalità avevo solo un libro in mano. Non venivo mai pagato come Santoro e Costanzo. La mia è stata una rivoluzione del linguaggio televisivo paragonabile al futurismo. Sono sopravvissuto dai tempi di Costanzo perché, più che l’opinionista, ho fatto una tv di creatività. Se tutti ricordate la lite con la Mussolini è perché è stata incisiva, come ‘capra capra’. La cultura costa e costa anche in televisione. I programmi fatti in economia sono puro orrore. Fai una cosa ambiziosa perché credi che la cultura possa prevedere un investimento. Cosa costa La Scala? La Banda della Magliana interessa più di Piero Della Francesca? Guardì ha detto che ho fatto la più bella pagina di televisione che abbia mai visto. Mi ha detto che ho smentito anche lui che si occupa di Melania. Io non mi sottraggo alla tv trash a cui porto ascolti, ma non è che siccome va bene Avetrana va fatta in prima serata. Perché a scuola si studia il latino e non Avetrana o non si fa l’audience di una lezione di biologia? Chi esclude che io diventi direttore generale della Rai? La tv farà l’8% e sarà in passivo come La Scala”.

Sgarbi dà ai giornalisti degli ignoranti e questi ultimi gli rinfacciano di far cultura riproponendo le sue risse, per poi metterlo di fronte al suo fallimento (“con ascolti del genere l’azienda Rai chiude”).

A proposito della polemica sulla presenza del figlio riconosciuto, ma da lui abbandonato, Sgarbi precisa:

“La figura del padre incentrata sulla mia esperienza biografica è discutibile, ma è un tema di interesse sociale. Oggi il padre è Morgan, espropriato della paternità e combatte. Qualcun altro per viltà è contento che i figli siano delle madri. Io sono felice di non aver fatto il padre”.

sgarbi conferenza soppresso

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Gli italiani ce l'hanno piccolo

pubblicato da Massy

La Tv che c'era - Super Senior

pubblicato da Hit

TvBlog.it - La Tv che c'era
La Tv che c'era - Super SeniorDopo aver trascorso gli ultimi mesi a sorridere con i tronisti anziani di “Uomini e Donne” aspettando le nuove “Velone” di Antonio Ricci, andiamo ora a ricordare un altro gruppo di anziani apparsi in Tv. Parliamo dei protagonisti di uno dei reality più inosservati dei nostri palinsesti: “Super Senior Show” di Raitre. Il reality show già particolare per la rete che lo ospitava, solitamente estranea a questo tipo di esperimenti, esordì sulla terza rete della Tv di stato domenica 7 settembre 2003 con la conduzione di Pietro Sermonti, che da pochi mesi vestiva i panni di Guido Zanin nella terza stagione di “Un Medico in Famiglia”.

Il meccanismo del programma che prevedeva 12 arzilli over 60, che insieme sommavano 810 anni, alloggiati (ma non rinchiusi) per tre mesi nei 2.000 metri del palazzo Buonaccorsi di Castel San Pietro (Rieti) sotto l’occhio delle telecamere con l’obiettivo di imbastire uno spettacolo teatrale non poteva non esser definito “Il Grande Fratello per anziani“. Una definizione che lo stesso conduttore però non accettava: «L’equazione “Super Senior” uguale “Grande Fratello” per anziani è scontata nella povertà di linguaggio e di punti di riferimento in cui campiamo. “Super Senior” è l’esatto contrario. Qui nessuno viene eliminato, nessuno è contro l’altro, ma tutti insieme cercano di costruire qualcosa. Le telecamere non sono nascoste ma guidate da un operatore ed entrano solo dove i protagonisti vogliono»

I 13 concorrenti scelti dal critico letterario e ex direttore di Raitre Angelo Guglielmi tra 12.000 provinanti arrivarono in onda con la missione di rivedere gli anziani in Tv, non “utilizzati come gratta e vinci, presi, pigliati in giro e buttati nel bidone” ma con l’occasione di poter esaudire il sogno di costruire uno spettacolo teatrale raccontando anche la propria esperienza di vita.

Una formula che convinse maggior parte della critica, tra cui anche Maria De Filippi, ma non i telespettatori che come vedremo dopo il salto decretarono il flop del programma:

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La Tv che c'era - Survivor

pubblicato da Hit

TvBlog.it - La Tv che c'era
La Tv che c'era- Survivor su Italia1 Nel 2000 dopo gli ascolti inimmaginabili registrati dalla prima edizione del “Grande Fratello”, l’Italia non poteva certamente rimanere a corto di quel nuovo genere di intrattenimento capace di catalizzare il 60% dei telespettatori. Il primo canale a seguire l’onda del reality post-Gf fu Italia1 che il 13 febbraio del 2001 partì alle 20.40 con “Survivor“. Il programma derivato da un format che aveva già incassato grandi ascolti in giro per il mondo, diventava così una delle scommesse più importanti della rete diretta da Roberto Giovalli.

Cambiava quindi il concetto di reality. Non si spiavano più 10 concorrenti all’interno di una casa ma si seguivano le vicende di 16 novelli Robinson Crusoe tra i 22 e i 48 anni(professionisti, studenti, impiegati, disoccupati e una hostess dell’ Alitalia in aspettativa) divisi in due tribù Kuna e Tolote ed isolati per 43 giorni sull’arcipelago di Bocas del Toro, al largo di Panama in lotta per sopravvivere e conquistarsi il montepremi di mezzo miliardo di vecchie lire.

Alla conduzione vennero chiamati due volti del Tg5, con Benedetta Corbi impegnata nel talkshow del martedì sera di Italia1 (diviso in due parti con un’ora di filmati seguiti da un dibattito nello studio di Cinecittà) mentre Pietro Suber raccontava dall’isola dei naufraghi le sfide a cui si sottoponevano i concorrenti. Una ricetta diversa rispetto al concept del reality show a cui siamo abituati, senza diretta e televoti, causa probabilmente fondamentale del flop del programma.

Dopo il salto continua la storia dell’unica sfortunata edizione italiana di “Survivor” con alcuni dettagli sulle puntate andate in onda e sugli ascolti registrati:

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Camilla Filippi a TvBlog: "L'anno scorso non mi perdevo una puntata di Tutti Pazzi per Amore 1"

pubblicato da Hit

Camilla Filippi a TvBlog: "Non mi ero mai persa una puntata di Tutti Pazzi per Amore 1"

Nella trama delle nuove puntate di “Tutti Pazzi per Amore 2″ si sta facendo sempre più spazio la nuova figura di Valeria, interpretata da Camilla Filippi. L’attrice bresciana che debuttò nel 1998 nella miniserie Costanza è negli anni passata tra cinema (in titoli come La vita che vorrei o La Meglio Gioventù con Alessio Boni) e televisione, in diverse fiction Rai e Mediaset (come Valeria Medico Legale, Le ragazze di San Frediano e La scelta di Laura). Ora Camilla si racconta a TvBlog parlando dei progetti passati, del suo ingresso nella fiction di Raiuno con una anticipazione sui nuovi impegni in arrivo. Buona lettura!

Sei una bresciana adottata ormai da Roma. Come sei arrivata dal Nord alla capitale?

“Alle medie facevo una scuola sperimentale statale dove si faceva per 3 pomeriggi teatro. Da lì è nata la mia passione vera e propria, poi ho iniziato a fare delle pubblicità a Milano finché mi han detto che per far film sarei dovuta andare a Roma. Allora ho fatto la maturità e sono partita, rischiando. E’ stato un passo strano perché a 18 anni ho sconvolto la mia vita. ”

Come ti sei abituata a questa nuova vita?

“I primi sei mesi non mi sembrava vero, ero esaltata perché mi godevo la mia indipendenza in una città gigante. Dopo un po’ è iniziata la depressione, mi mancavano tutti, la famiglia e gli amici e la mia piccola realtà dove conoscevo tutti. Superata quella fase subentra l’abitudine che ora mi fa sentire Roma la mia città.”

E da lì hai iniziato di realizzare il tuo sogno di diventare attrice.

“Il primo provino è stato, in realtà, un anno prima della maturità. Mi ricordo che venni a fare un provino dove mi dissero che sarei stata perfetta ma purtroppo avevo troppo l’accento bresciano. Mi intestardii di brutto dicendogli che non potevano buttarmi fuori solo per l’accento. Loro accettarono di farmi fare un provino su parte e mi presero. Quella fu la prima soddisfazione, il primo film in due puntate che feci. Da lì ho iniziato a entrare nel mondo delle fiction.”

Tra le prime esperienze c’è anche quella nella fiction di Raidue “Compagni di Scuola”, affiancata da un ricco cast di giovanissimi attori come Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti. Che ricordo hai di quella esperienza?

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Raiperunanotte - Chi ci restituirà gli ultimi otto anni di televisione?

pubblicato da Stefano Sgambati

Raiperunanotte

Parlare ancora per un attimo di Raiperunanotte è un ottimo spunto per discutere di televisione, che è poi la cosa che, se non sbaglio, più ci aggrada.

Non so se siamo d’accordo, ma Raiperunanotte è stato soprattutto un bell’evento televisivo, talmente bello che la Rai, azienda di Stato a cui tutti noi, per carità, siamo visceralmente affezionati, dovrebbe adesso prendere e rifondarsi da capo a piedi, licenziando e “de-poltronando” tutti i vertici che si sono succeduti in questi ultimi, diciamo, otto anni. Motivo? Pensiamo a Luttazzi. L’avete sentito? L’avete visto ieri sera? Ne ha parlato Malaparte, e meno male. Ci rendiamo conto che questo signore, piaccia o non piaccia, funziona benissimo in televisione? Ci rendiamo conto che l’esserci perduti, ipotizziamo, una trasmissione a sua firma, trasmessa, ipotizziamo, da RaiTre, ipotizziamo, una volta alla settimana, ipotizziamo, per questi ultimi otto anni in cui invece è stato censurato ignobilmente, ci rendiamo conto che tutto questo avrebbe portato dentro i nostri salotti cultura, divertimento, spirito critico, analisi, risate, rabbia, motivo di dibattito? Ci rendiamo conto che al posto di, ipotizziamo, una trasmissione di e con Daniele Luttazzi, in questi ultimi otto anni, abbiamo visto, ipotizziamo, su RaiDue, Antonella Elia prendersi a capellate con Aida Yespica, enormi seni rifatti scapezzolare impunemente, trasmissioni insulse cassate dopo una sola puntata, flop vergognosi pagati a soldi nostri, inutili reality show, talent show canori capaci di partorire il Peggio Assoluto della musica italiana e questo per parlare del meglio? Ci rendiamo conto?

Parliamo di televisione.
Come mai ogni anno, puntualmente, Milena Gabanelli, Michele Santoro e Riccardo Iacona - tre MOSTRI del giornalismo, punto e basta, ieri tutti e tre presenti a Bologna - devono lottare con le unghie e con i denti per garantirsi una messa in onda in una tv di Stato che è talmente vermiforme e viscida da minacciare di non tutelarli legalmente? Perché questo succede? In questi ultimi otto anni quante sono state le puntate minacciate, le puntate effettivamente non andate in onda e le puntate ghettizzate peggio di Giovanna D’Arco? Non sarebbe stato meglio assistere, durante questi lunghissimi e tristi otto anni, a qualche trasmissione libera in più anziché creare dibattito esclusivamente intorno alla questione: Federico Mastrostefano ha lasciato Pamela Compagnucci *veramente* in diretta o era tutto frutto di un copione prestabilito dagli autori? Chiedo. Domando. Vorrei parlare di televisione: in televisione ci deve essere spazio per tutti i gusti, ci mancherebbe, e allora perché vengono rispettati solo i gusti più facili, bassi, solo i gusti di quelli che, legittimamente, per motivi assolutamente loro, non vogliono pensare?

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Nomen omen

pubblicato da Massy


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