
Il fastidio provocato a Mediaset dal governo Monti con la sua decisione di sospendere il beauty contest, la gara di assegnazione gratuita delle frequenze residue del digitale terrestre, non è mai stato nascosto. Dopo l’annuncio del ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera da Cologno Monzese era arrivato un comunicato di fuoco che lasciava intendere la disponibilità a passare alle vie legali per garantire “la legalità” di un bando che avrebbe assegnato con certezza matematica almeno una frequenza a Mediaset.
Sul tema è tornato ad “esternare” il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, e non sono parole gentili:
Il beauty contest sospeso è il frutto di una campagna demagogica che, tra l’altro, ha portato il ministro Passera a dire che, siccome riduceva la pensione alle vecchiette non poteva regalare le frequenze a Mediaset. Non regalava niente, perché noi le frequenze ce le siamo comprate. In frequenze abbiamo investito un miliardo, in cui ci sono i quattrini di una legge del 2001 del Governo Amato che consentiva il trading delle frequenze.
Dal suo punto di vista la questione potrebbe portare anche ad uno scontro fra Italia e Commissione Europea che aveva approvato il beauty contest, intervenendo anche nel passaggio che aveva consentito a Sky di partecipare (prima che la pay tv decidesse di ritirarsi denunciando le lungaggini subite):
Non so come Passera convincerà l’Europa sul rispetto dei criteri, c’è la necessità che il settore venga sgombrato dalla demagogia facile del berlusconismo e antiberlusconismo, perché oggi è un settore in cui e’ difficile operare a causa della concorrenza dei giganti di Internet come Google.
In realtà, con buona pace di Confalonieri, l’impressione è che Berlusconi c’entri poco: lo Stato ha semplicemente bisogno di far cassa in qualsiasi occasione.
Foto | © TM News

“Daremo tutte le notizie in tempo reale facendo sentire la voce di tutti i protagonisti“. Queste le parole di Mario Giordano, direttore di TgCom24, il nuovo sistema All News che partirà ufficialmente lunedì 28 novembre alle 20:30 (di cui TvBlog vi ha mostrato la sigla in anteprima). Si tratta, come ha tenuto a specificare oggi alla conferenza stampa tenutasi nello studio di Milano 2 Pier Silvio Berlusconi, del primo esperimento italiano di news 24 ore su 24 visibili ovunque, sia in tv sul digitale terrestre (canale 51), sul satellite (Tivusat canale 24), su pc, su tutti gli smartphone (Iphone, Android, Windows Phone, Blackberry etc) e tablet in commercio (tramite apposita applicazione gratuita da scaricare a partire da domenica 27).

Il vicepresidente Mediaset ha voluto riassumere in 4 parole il lancio del progetto ambizioso di Tgcom24:
Modernità: “lanciare solo una rete All News sarebbe stato fuori tempo massimo perchè la nuova tecnologia ha fatto in modo che ormai tutti i professionisti, i giovani e una quota crescente di pubblico cerchi le notizie sempre e ovunque e non solo in tv. Ecco perchè è nato il primo Sistema All News“.
Velocità: “daremo tutte le notizie davvero in tempo reale e proveremo ad arrivare per primi su ogni news“.
Completezza: “daremo tutte, ma proprio tutte, le notizie. Eviteremo la ripetitività che si trova altrove e trasmetteremo esclusivamente hard news“.
Affidabilità: “Non tutta l’informazione che va sul web è rigorosa, accurata e verificata, ma noi siamo Mediaset e possiamo contare sul lavoro di una squadra di professionisti che da anni costruisce i nostri telegiornali e le nostre news“.
Il figlio dell’ex premier ha tenuto a sottolineare come debba essere considerata una cosa positiva il fatto che “in questi giorni di crisi difficilissimi per l’economia, Mediaset stia lanciando una nuova testata giornalistica e una nuova avventura di business“. E ha proseguito: “Pensiamo che le aziende sane proprio in un momento come questo debbano investire e rischiare“.
Il sistema All News di Mediaset sarà in diretta dalle 6:00 di mattina fino all’01.00 di notte e vi lavoreranno 130 giornalisti digitali grazie alla tecnologia Dalet e agli accordi per le immagini con Cnn, Reuter e Aptn. Conduttori delle fasce principali di 3 ore ciascuna costantemente aggiornate saranno Annalisa Spiezie, Fabrizio Summonte, Benedetta Corbi, Luca Rigoni, Ilaria Cavo e Federico Novella. Oltre a loro si alterneranno Laura Berlinguer, Francesca Ambrosini, Ida Barone, Alessia Ceccarelli, Leonardo Panetta, Rosanna Piturru, Alessandra Viero, Marcello Vinonuovo, Veronica Gervaso, Giuseppe Brindisi, Fabio Tricoli e Alberto Barachini. Corrispondenze dall’estero: da New York Maria Luisa Rossi Hawkins: da Londra Federico Gatti; da Bruxelles Laura Serassio e da Gerusalemme l’ex corrispondente di SkyTg24 da Pechino, Gabriele Barbati. Infine, anche i fruitori del sistema potranno interagire, perchè il nuovo sistema sarà ‘citizen journalism‘. Sia gli utenti che i telespettatori potranno colloquiare in tempo reale scrivendo dalla applicazione e inviare video da loro realizzati sui luoghi della notizia. (foto di Vincenzo Di Cillo)

Giorgio Gori, nelle ultime settimane, ha fatto parecchio parlare di sé nei piani alti della tivvù (e non solo). L’ex patron Magnolia ha dato le dimissioni - anche lui - per sposare la causa del Big Bang, ovvero il movimento politico dei rottamatori del Pd guidato dal leader Matteo Renzi, già sindaco di Firenze (se ne è ampiamente occupato Polisblog).
La sua decisione ha subito sollevato facili battutine sulla sua incoerenza, nonché enormi accuse alla sua scarsa credibilità. Il dissenso generale si è scagliato contro il suo passato da direttore di Canale5, oltre al fatto che proprio lui ha portato nella tv italiana i reality, prima il Grande Fratello quando era a Mediaset e poi l’Isola dei Famosi in qualità di produttore indipendente.
Ora “il cobra che sorride” - così lo ha soprannominato Bob Seligman, americano di 80 anni che bazzica l’ambiente televisivo - vuota il sacco in un’intervista a tutto campo su Vanity Fair, ricostruendo gli inizi della sua carriera da addetto ai lavori.
Grazie al suo ex compagno di liceo Lorenzo Pelliccioli, oggi ad De Agostini, dopo essere stato licenziato da Feltri a Bergamo oggi (“Facevo troppo di testa mia”) Gori iniziò a collaborare con Retequattro prima che fosse di Berlusconi. Mentre Carlo Freccero, fondatore con l’ex premier della tv commerciale, aveva con il Cav. un rapporto quasi filiale insieme a Roberto Giovalli, altro ex storico direttore di Italia1, Gori ha sempre avuto un’indole più freddina, motivo per cui lui e Silvio non hanno mai litigato. Il vero motivo per cui ha lasciato Mediaset è Piersilvio…
Dopo il salto, le sue dichiarazioni più salienti:

Fedele Confalonieri si lascia andare a battute di spirito su Michele Santoro. E non si può certo dire che al conduttore e giornalista, nonostante la fuoriuscita dalla Rai, manchi la visibilità. Domani, come abbiamo annunciato, sarà all’interno della prima puntata della nuova stagione di Tv Talk (l’intervista è registrata, abbiamo già qualche dichiarazione).
Oggi si prende le stoccatine di Confalonieri, il presidente di Mediaset che, in un incontro all’interno del Festival del Diritto a Piacenza (con Lucia Annunziata dice:
Potrei anche fare un’offerta a Santoro ma come faccio? Porto la D’Addario e Ciancimino in trasmissione? Un po’ di queste cose devo tenerle conto.
Confalonieri non nega la sua stima professionale per Santoro (sembra che lo stimino tutti, ora che se ne sono liberati, almeno nella tv che conta: da Masi a Vespa per arrivare a Confalonieri), lo definisce un cavallo di razza e spiega:
A Santoro come giornalista tanto di cappello poi posso anche criticarlo su altre mille cose. Adesso è andato via dalla Rai e farà una trasmissione su altri canali che avrà senz’altro successo. E’ bravo, è uno che ci sa fare, sa anche sfruttare l’idea politica e sa anche fare il martire. Potrei anche fargli una proposta ma come faccio?
Già. Come fa?
Continua a leggere: Fedele Confalonieri su Santoro: «Fargli un'offerta? E D'Addario e Ciancimino?»

Mediaset potrebbe acquistare i diritti tv dei prossimi campionati Europei di calcio del 2012 in programma fra giugno e luglio dell’anno prossimo in Polonia e Ucraina. L’ipotesi è “allo studio” come rivelato da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, stamani durante l’assemblea degli azionisti. L’operazione con l’UEFA, da concludere in tempi relativamente brevi, sarebbe qualcosa di simile a quanto già fatto in passato da Sky Italia per i Mondiali.
Mediaset potrebbe comprare l’intero pacchetto dei diritti e avrebbe due possibilità: rivendere le partite dell’Italia e parte delle gare più interessanti della manifestazione alla Rai oppure tenerle sulle reti generaliste Mediaset. L’acquisto degli Europei avrebbe comunque come scopo principale quello di spingere ancora di più sull’acceleratore dello sviluppo di Mediaset Premium: la massima manifestazione continentale per nazionali potrebbe fare da ulteriore volano agli abbonamenti alla pay tv di Mediaset.
L’edizione 2008 venne acquistata integralmente della Rai, con un notevole esborso di denaro, anche sull’onda emotiva delle proteste dei telespettatori dopo lo shock dei Mondiali 2006 che per la prima volta divennero in parte un evento pay tv con l’esclusiva di Sky. Non resta che attendere notizie più precise, ma difficilmente Confalonieri si sarebbe sbilanciato nell’assemblea di soci se ci fosse soltanto una semplice intenzione. Rai e Sky saranno pronte a rispondere o lasceranno fare?

La crisi internazionale e le tensioni geopolitche non hanno intaccato Mediaset che chiude un bilancio 2010 molto positivo presentato ieri a Cologno Monzese agli analisti e ai giornalisti dal Presidente Fedele Confalonieri, dal vicepresidente Pier Silvio Berlusconi, dall’AD di Publitalia Giuliano Adreani e dal Chief financial officer, Marco Giordani. In particolare Pier Silvio ha annunciato che entro la primavera dovrebbero essere lanciati dei nuovi canali di film e serie tv per quanto riguarda Premium e, entro l’autunno (o gennaio) un nuovo canale tematico free dedicato ai giovani maschi, oltre al più volte citato Sistema All News.
Il vicepresidente Mediaset ha ricordato come l’azienda quest’anno abbia ottenuto risultati positivi in tutti i campi principali in cui opera. I ricavi netti sono stati di 4,292 milioni di euro con una crescita superiore al 10% e un utile consolidato di 352 milioni di euro. Nella tv free che resta il core business del gruppo tra Italia e Spagna la crescita è stata pari al 9,7% mentre nella pay i ricavi totali hanno raggiunto 700 milioni con una crescita di quasi il 25% (57% senza le vendite di contenuti agli operatori telefonici). Per quanto riguarda i contenuti, Berlusconi jr. ha voluto sottolineare gli ottimi risultati cinematografici di Medusa-Taodue: con 6 film tutti italiani, di cui 3 che hanno protagonisti personaggi della televisione (”Che bella giornata“, “Benvenuti al Sud“, “La banda dei Babbi Natale“, “Immaturi“, “Femmine contro Maschi” e “A Natale mi sposo“) l’incasso raggiunto ha sfiorato i 130 milioni di euro.
Mediaset chiude il 2010 con una crescita dell’utile pari al 29,3%. Sul finire del 2010 l’azienda ha chiuso l’operazione in Spagna che le consente con il 41,6% di essere azionista di maggioranza di un gruppo che controlla il 100% di Cuatro, rete generalista complementare a Telecinco, e il 22% di Digital Plus, leader nella tv a pagamento iberica. Questo consente a Mediaset.ES di poter contare su un ascolto medio del 25% e una quota pubblicitaria intro al 45%.
Il mondo dell’informazione si evolve e i giornalisti devono affilare le armi se intendono restare sul mercato. Dunque Mediaset propone entro l’anno un canale Allnews 24h su 24 su digitale terrestre, che ha come piattaforma una propria agenzia di informazione, la Allnews. Insomma, in pieno stile Cnn.
L’annuncio lo ha fatto Fedele Confalonieri presidente Mediaset che ha detto, a margine dell’apertura del XXVI Congresso della Fnsi:
I nostri giornalisti devono diventare multimediali e digitali: questo riguarda chi fa la tv ma anche chi lavora nella carta stampata. Fino a qualche mese fa, il giornalista Mediaset metteva il servizio in una cassetta, mentre ora lo produce in file.
E cita addirittura Lev Trotsky:
L’editoria sta attraversando una rivoluzione permanente, dove i giornalisti devono essere a disposizione del proprio gruppo editoriale.

Fedele Confalonieri non vede di buon occhio le regole europee che impongono all’Italia di destinare parte delle frequenze televisive liberate dal passaggio al digitale terrestre alle compagnie telefoniche. Il presidente di Mediaset, anzi, ritiene dannoso e penalizzante per i cittadini il piccolo esproprio che dovrebbe consentire alle Tlc di evitare l’inevitabile collasso della rete dovuto al sempre più massiccio uso dei tanti smartphone che integrano alle chiamate telefoniche l’uso di internet in mobilità.
La direzione in cui l’Europa si muove, cioè l’assegnazione di parte delle frequenze finora televisive agli operatori mobili, rischia di essere penalizzante per la competitività della piattaforma digitale terrestre, l’ipotesi di liberare, per la gara rivolta ai servizi mobili, uno spicchio importante di spettro televisivo comporta per la tv un’ulteriore contrazione di spazio fisico disponibile, il suggerimento europeo andrebbe almeno coordinato con le esigenze anche dei broadcaster di sperimentare e attuare nuove tecnologie diffusive e soprattutto verificato con l’utilità vera dei servizi (in ogni caso a pagamento) che gli operatori telco offrirebbero ai consumatori. La tv gratuita di sempre rimarrà servizio universale e patrimonio di rilevante interesse generale.
Probabile che, come detto, Confalonieri non sia interessato allo sviluppo di internet in mobilità e si limiti a tirare acqua al suo mulino, quello della televisione commerciale e negli ultimi anni dei servizi pay del digitale terrestre. C’è da sperare che la politica non lo stia a sentire, nonostante gli interlocutori privilegiati di cui il presidente di Mediaset può godere.

Saranno anche programmi televisivi progettati per tutta la famiglia ma agli esperti di infanzia non calano proprio. Questa volta a scagliarsi (indistintamente è bene sottolinearlo) contro Io canto e Ti lascio una canzone è Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori nonché consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia. Marziale ha richiesto ufficialmente sia a Fedele Confalonieri presidente Mediaset sia a Mauro Masi direttore generale della Rai di sospendere immediatamente i due programmi televisivi per violazione del Codice di autoregolamentazione Tv e Minori.
La motivazione indicata da Marziale, affidata a un comunicato stampa, è la seguente:
Il punto “e”, dell’articolo 1.2 del Codice di autoregolamentazione Tv e Minori, riguardante la partecipazione dei minori alle trasmissioni televisive, contempla testualmente di “non utilizzare i minori in grottesche imitazioni degli adulti”.
Prosegue Marziale e spiega:
Nei giorni scorsi abbiamo accolto con favore le enunciazioni del dg Masi, che ha assicurato il massimo impegno nell’applicazione del Codice, garantendo la sospensione di quei programmi che trasgrediscono alle norme. Ebbene è tempo di conferire credibilità al pronunciamento, così come auspichiamo avvenga in casa Mediaset, dove Confalonieri, nel tempo, ha dimostrato più volte indubbia sensibilità.

Luca Zaia oltre ad essere Governatore del Veneto è un uomo che guarda molta televisione. E’ un telespettatore attento e se qualcosa non gli piace scrive mail e post dal suo blog. Questa volta sotto accusa è la fiction Distretto di Polizia giunta alla sua decima edizione. Non cala al buon Zaia sopratutto un personaggio, anzi un carattere, cioè Giovanni Brenta interpretato da Gianluca Bazzoli.
Sul sito dedicato alla serie gli autori della fiction descrivono così Brenta:
Alto e prestante non brilla però né per sensibilità né per intelligenza. E’ quello che in Lombardia e Piemonte chiamano grand e gross ciula e baloss.
Ecco a Luca Zaia questa caratterizzazione non è piaciuta per niente e ha scritto una veemente lettera di protesta a Fedele Confalonieri presidente di Mediaset Spa:
Mi riferisco, caro Presidente, all’ultima trovata del personaggio dell’agente scelto Giovanni Brenta entrato di recente a far parte della decima serie della fiction ‘Distretto di Polizia’ in onda su Canale 5 che sfodera un indubitabile accento del Nord, per la precisione bergamasco, e mostra un carattere che la stessa presentazione fatta dagli autori spiega che “non brilla né per sensibilità né per intelligenza”. Siamo alle solite. Il nordista, veneto o lombardo o piemontese che sia, è raffigurato nelle serie televisive pensate prodotte e realizzate a Roma, come terragno, servile, interessato, poco perspicace. Stereotipi che rifiuto, caratterizzazioni inaccettabili al di fuori di qualsiasi verosimiglianza.




UPDATE: Il caldo ha dato alla testa al sottoscritto, che ha imperdonabilmente scritto Marx in luogo di Che Guevara (foto in alto) e Fidel Castro, alcuni tra “i rivoluzionari” che accompagnano Chiambretti e Berlusconi nei promo. Mi perdonerete il lapsus freudiano, visto che il marxismo e la rivoluzione sono piuttosto omologhi.
Piero Chiambretti non poteva non annunciare il suo sbarco su Canale 5 - da settembre nella seconda serata di giovedì e venerdì - con dei promo di grande effetto. Già alla vigilia del suo sbarco su Italia1, lo scorso anno, commentammo i tanti spot “provocatori” e parodistici nei confronti di Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi (quest’ultimo in versione ‘abbronzata‘ dopo la sua storica battuta al neo-presidente Usa Barack Obama). Stavolta Piero “osa” ancora di più, promettendoci la revoluciòn de la televisione e accostando addirittura la caricatura di Berlusconi, in chiave rosso-militante, a quella di personaggi come Marx Fidel Castro e Che Guevara.
Ora, i meriti di Chiambretti Night sarebbe folle negarli. Il Pierino la Peste della tv è riuscito a confezionare davvero la risposta italiana al David Letterman Show, con la sua arguzia e uno stile dei più sofisticati. Personalmente, ricordo ancora una puntata in cui riuscì a mettere a confronto la profonda realtà di Alda Merini e il vincitore del reality Ferdi Berisa: due mondi lontani anni luce, ma in grado di incontrarsi a metà strada con il buonsenso del conduttore.
Chiambretti ha avuto davvero tutti i numeri uno, da Alessandro Del Piero a Josè Mourinho, da Rocco Siffredi a Paolo Bonolis. Nel suo carrozzone jet set ed entertainment, nel senso pieno del termine, hanno dato vita a un mix di grande spettacolarità (con l’orchestra e il corpo di ballo dal sapore internazionale a fare la vera night-differenza) . Ora su Canale 5 potrà avere più budget (dando fiato a quello di Italia 1 che, per valorizzarlo in seconda serata, ha fatto prime time low-cost). Però c’è un però.
Continua a leggere: Piero Chiambretti su Canale 5: una "figurina" tra Che Guevara e Berlusconi

L’attacco di Sky a Mediaset e al Presidente di DGTVì, Andrea Ambrogetti, arriva a mezzo comunicato stampa. L’Amministratore Delegato di SKY Italia, Tom Mockridge, è velenoso e lancia una duplice accusa. La prima a Confalonieri, che durante la quinta conferenza sul digitale terrestre ha parlato degli 800 milioni di euro investiti da Mediaset sulla nuova tecnologia. L’AD di Sky si domanda se non si stesse riferendo ai soldi investiti dallo Stato attraverso incentivi e sovvenzioni per decoder, con tono più che polemico.
A Mockridge non è andato giù il mancato invito di Cielo alla conferenza e la presa di posizione di Ambrogetti che ha dichiarato “adesso che l’Italia è digitale, nessuno si illuda di presentarsi pretendendo di accedere a questo sistema” con chiaro riferimento alla pay tv di Murdoch che sta per ottenere il via libera dell’Europa per partecipare alle gare di assegnazione dei nuovi mux digitali.
“Parlava come Presidente di DGTVì o come Direttore Relazioni Istituzionali di Mediaset?”
In molti hanno il sospetto che i due ruoli coincidano in maniera preoccupante per la tanto decantata concorrenza nel mercato televisivo. Dopo il continua il comunicato stampa completo.
Continua a leggere: Tom Mockridge al vetriolo: "Ambrogetti parla per DGTVì o per Mediaset?"

Non ci sarà nessuna rete Rai da considerare come “di riferimento per il nord Italia“. Il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, blocca le pretese della Lega Nord che vedeva nel prossimo lancio di Rai 5 l’occasione di confezionare un canale televisivo su misura delle presunte esigenze specifiche del settentrione.
Rai 5 non ha ancora un direttore e nessuno ha deciso che vocazione avrà. Per ora ha una destinazione molto generica di canale culturale. Ognuno ha la sua visione di come si declina un canale culturale. Io ho la mia e non è nord-centrica, ma italo-centrica. E’ chiaro, però, che in prospettiva Rai 5 potrà diventare uno dei canali di riferimento di Expo 2015.
Destinate, inevitabilmente, a scatenare polemiche non ci sono solo queste parole, ma anche la bizzarra idea di una “pay tv” marchiata Rai. A margine della quinta conferenza nazionale sul digitale terrestre Garimberti ha anche aperto alla possibilità che la Rai possa concepire una sua “offerta pay”. Si tratta di un’uscita spericolata che non avrà alcun seguito, questa la mia previsione, che è stata liquidata dal presidente di Mediaset Fedele Confalonieri con una battuta efficace: “Pagando il canone, pero’, la Rai e’ gia’ un po’ pay tv“.