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Tutti gli articoli con tag europa 7

Europa 7 la "tv che non c'era", sceglie la tecnologia DVB-T2

pubblicato da Gabriele Capasso


Europa 7, la tv che dal 1999 avrebbe dovuto ricevere spazio nelle frequenze nazionali analogiche e che dopo un’infinita battaglia è riuscita a trovare spazio solo dopo 10 anni e sul digitale terrestre, ha avviato le sue trasmissioni con l’accensione del primo trasmettitore nell’area di Roma. Nessun ripensamento, dunque, la scelta di Europa 7 di adottare la tecnologia DVB-T2 è nuovamente controcorrente e rischia di isolare la tv che “non c’era”.

Per carità, il DVB-T2 offre indubbi vantaggi, soprattutto per la qualità e la diffusione del segnale, ma la conseguenza è che per vedere Europa 7 e il suo inevitabilmente improvvisato bouquet a pagamento (prezzi folli visti i contenuti al momento ignoti), l’utente dovrà dotarsi di un decoder apposito: il 7-Box. Questo nuovo apparato sarà in vendita da lunedì sul sito di Europa 7 (il prezzo non è ancora stato reso noto) e sarà compatibile con la tecnologia attuale, ma quanti vorranno comprare e mettersi in casa l’ennesimo decoder?

Una nuova pay tv

pubblicato da Massy

Europa 7 approfitta del digitale terrestre, ma fa la pay

pubblicato da Malaparte

Europa 7 sarà una pay tv low cost e trasmetterà in qualità Blu-Ray.

In qualche modo, possiamo dire che il canale che non c’era e che finalmente ci sarà beneficia della “rivoluzione” del digitale terrestre: prima non trasmetteva, “vittima” di una querelle infinita che aveva a che fare anche con il salvataggio di Rete4, ora invece non solo ha ricevuto il via libera ma si propone in maniera decisamente alternativa rispetto alle aspettative, bypassa la fase analogica, ignora il free e si lancia nel mondo delle pay.

L’offerta prevederà otto canali in HD (questa possibilità è garantita dalla trasmissione in DVB-T2, una qualità superiore a quella di SKY che, fra l’altro, permette appunto di gestire otto canali su un’unica frequenza) e per vederla sarà necessario far entrare in casa l’ennesimo aggeggio, un decoder apposito che si chiama 7 Box, che sarà in vendita a partire dal 15 giugno.

Oh, naturalmente per godere appieno della qualità offerta l’utente dovrà munirsi di un televisore Full HD.

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Europa 7: Accordo Di Stefano - Romani, si parte a giugno

pubblicato da Gabriele Capasso

La telenovela di Europa 7 si è finalmente conclusa. La “tv che non c’è“, assegnataria di una frequenza nazionale nel lontano 1999 (a scapito di Rete 4), dopo un’infinita sequela di ricorsi, esposti e pronunciamenti a favore, potrà andare in onda con una copertura dell’80% su tutto il territorio italiano. L’accordo è stato concluso dal viceministro Paolo Romani direttamente con Francesco Di Stefano, editore di Europa 7, e prevede che il canale possa sfruttare non solo il canale 8 in banda VHF liberato da RaiUno nel dicembre 2008, ma anche un’altra serie di frequenze.

Di Stefano aveva infatti ritenuto insufficiente il canale 8 ricorrendo al Tar, ma si ritiene soddisfatto di questa transazione:

I precedenti ministri neanche ci ricevevano: è andata così con Cardinale, Gasparri, Landolfi e con lo stesso Gentiloni che si è dimenticato dei nostri diritti. Oggi il problema si risolve grazie alla fiducia e ai rapporti personali. Probabilmente si poteva ottenere lo stesso risultato anche prima. E dopo tanti ricorsi, direi che si tratta di un miracolo. Dovevo fare televisione a 46 anni, la farò a 57, forse con minori energie e in un panorama completamente cambiato. Ma anche stavolta riusciremo ad adeguare il nostro progetto. Siamo soddisfatti perchè questa vicende si chiude così come si poteva chiudere. Ma, certo, esiste una sentenza in base alla quale Rete 4 doveva essere spenta. E invece è ancora accesa

Romani è riuscito quindi nell’impresa sfuggita ai suoi predecessori: sistemare Europa 7 e salvaguardare Rete 4, amen se ci sono voluti 11 anni per farlo:

Ad Europa 7 saranno assegnate anche altre frequenze, i cosiddetti ‘cerotti’, che le consentiranno di raggiungere una copertura adeguata. L’intesa, raggiunta anche attraverso gli ottimi rapporti personali con Di Stefano, si inserisce in maniera virtuosa nel processo di chiusura della procedura di infrazione aperta dall’Europa a carico dell’Italia, ormai in fase conclusiva. L’operatzione rappresenta un passo avanti enorme, che la dice lunga sul comportamento di questo ministero: non siamo qui a difendere gli interessi di chicchessia, ma a gestire un problema complesso.

Europa 7: la tv che continua a non esserci

pubblicato da Gabriele Capasso

All’epoca vi avevamo informato, tempestivamente, sulla conclusione della vicenda di Europa 7. Il canale dell’editore Francesco Di Stefano, vincitore della concessione per trasmettere il suo canale televisivo con copertura nazionale nel 1999 (a discapito di Rete 4), sarebbe dovuto partire, finalmente, il 1 luglio scorso. Proprio per “liberare” le frequenze si era resa necessaria la risintonizzazione di RaiUno di cui vi avevamo parlato e che è stata completata in questi giorni, ma Europa 7 è rimasta fedele al suo slogan: “la tv che non c’è“.

La decisione di non partire arriva direttamente da Di Stefano, l’editore è convinto che la “soluzione”, annunciata il 12 dicembre 2008 dal sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni Paolo Romani, sia di fatto un’altra truffa, l’ennesima beffa, ai suoi danni. Come ricorderete nell’ambito di una razionalizzazione delle frequenze imposta dalla Comunità Europea dopo che la Conferenza Internazionale di Ginevra aveva fissato nuovi standard per l’etere dei paesi membri, era “spuntato” lo spazio per Europa 7, la frequenza UHF 8 era stata così assegnata.

L’imprenditore ha rispedito al mittente questa proposta, preannunciando di stare per adire nuovamente alle vie legali, perché sostiene che la famigerata frequenza non garantisce la “copertura nazionale” di cui una tv ha bisogno per evitare il “fallimento entro sei mesi“:

Noi dal ‘99 abbiamo diritto a tre canali, l’unico modo per avere una rete nazionale in analogico. Ora si pretende che noi, con una sola frequenza messa a disposizione, facciamo una rete nazionale. È una cosa impossibile tecnicamente. La stessa Rai dice che alla ricanalizzazione sono interessati 14 milioni di utenti. Noi, con un solo canale, non dovremmo superare 10-12 milioni di utenti. Le frequenze che ci spettavano non le abbiamo, quindi non si parte. Non possiamo fare una rete locale, che non è vista a Bologna, Milano, Torino, Napoli, Catania.

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Europa 7 - La tv che non c'è

pubblicato da Malaparte

Europa7

Il caso Europa 7 continua, come rilevano i colleghi di Polisblog. Ora, la vignetta del nostro bravo Massy che vedete qui sopra, risale al 20 luglio 2007, e la querelle, come saprete, ha origini molto più antiche.

Raccontata egregiamente da una puntata di Report (il 23 marzo scorso) e riepilogata anche su TvBlog, la vicenda che riguarda questa televisione che non c’è - Europa7 avrebbe diritto a trasmettere, ma di fatto non c’erano frequenze disponibili, per farla breve - avrebbe dovuto chiudersi con l’inizio delle trasmissioni, auspicato per il prossimo 1° luglio. Ma così non sarà.

Europa 7, infatti, (sito ufficiale, decisamente in linea, nel suo pallore, con la situazione attuale dell’emittente) continuerà a essere una tv fantasma.

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Fatti più in là

pubblicato da Massy


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RaiUno lascia spazio ad Europa 7: fra il 22 e il 30 giugno necessaria una risintonizzazione

pubblicato da Gabriele Capasso


Dopo le recenti avventure dei cittadini del Lazio e del Piemonte, alle prese con lo switch-over, un altro piccolo cambiamento stavolta per tutti gli italiani. La decisione era stata comunicata nel dicembre scorso: con la razionalizzazione delle frequenze richiesta dalla Comunità Europea Europa 7, la rete fantasma dell’editore Francesco Di Stefano, trovava finalmente spazio nell’etere analogico. Quasi 10 anni dopo la gara per le concessioni che avrebbe dovuto spedire Rete 4 sul satellite, cosa mai avvenuta nonostante le decine di pronunciamenti in favore di Europa 7, si concludeva questa kafkiana vicenda.

In realtà, Di Stefano ha denunciato il fatto che l’ottava frequenza nazionale che gli è stata assegnata non è assolutamente comparabile (come potenza e copertura) a quella di cui godono, e hanno goduto in questi anni, le tre reti Rai, le tre mediaset e La7. Questa però è un’altra storia.

Per i telespettatori questa razionalizzazione, che avrà luogo su tutto il territorio fra il 22 giugno e il 30 giugno, può comportare la necessità di una risintonizzazione del proprio televisore. Per alcuni, sintonizzati sulla frequenza che fino ad oggi diffondeva RaiUno e da domani (detto in maniera tecnicamente molto grossolana) dovrebbe andare ad Europa 7, ci sarà bisogno di rimettere mano ai settings dell’apparecchio televisivo per agganciare nuovamente la prima rete Rai priva dei disturbi audio e video che la razionalizzazione causerà.

Report racconta la storia di Europa 7, Confalonieri si arrabbia ma gli fa i complimenti: "...altro che Matrix"

pubblicato da Gabriele Capasso



L’inchiesta di ieri di Report, il programma di Milena Gabanelli in onda su RaiTre, ha ripercorso la storia infinita di uno dei più incredibili soprusi perpetrati dalla politica italiana ai danni di un imprenditore. Stiamo parlando del Caso di Europa 7 dell’editore Francesco Di Stefano, da 10 anni privato del suo diritto di trasmettere al posto dell’abusiva Rete 4 nonostante tutte le pronunce dal Tar, alla Corte Costituzionale fino alla Corte di Giustizia Europea gli abbiano dato ragione.

Il sempre ottimo Bernardo Iovene ha ripercorso tutte le tappe della vicenda, partendo dal lontano 1984, quando i Pretori oscurarono i canali dell’allora Fininvest che operava nel “far west” del sistema radiotelevisivo italiano aggirando la legge (o meglio sfruttando un vuoto normativo) fino all’approvazione del provvidenziale decreto firmato dal Governo Craxi che consentì di avviare il “regime provvisorio” grazie al quale Berlusconi ha costruito la sua fortuna di imprenditore televisivo.

La ricostruzione di Report copre tutte le tappe preparatorie al garbuglio, politico, istituzionale e affaristico, nel quale è rimasto incastrato Di Stefano, legittimo detentore di frequenze nazionali che di fatto non gli verranno mai assegnate. La recente soluzione adottata e controfirmata dal Sottosegretario Paolo Romani con la razionalizzazione delle frequenze di RaiUno, almeno secondo quando sostengono da Europa 7, non permette di raggiungere nemmeno lontanamente la copertura dell’80% del territorio nazionale e del 95% della popolazione fermandosi ad un misero 10% del territorio e 18% della popolazione. Tutto questo senza tener conto che Rete 4 continuerà a trasmettere in maniera illegittima di fatto per sempre.

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Europa 7 - Dopo 10 anni si chiude la vicenda: assegnata la frequenza nazionale, Rete 4 è "salva"

pubblicato da Gabriele Capasso

Sembra chiudersi il Caso Europa 7: la “tv che non c’è” ha ottenuto la frequenza nazionale ufficialmente assegnatagli nel 1999. Dopo una lunghissima battaglia combattuta a colpi di ricorsi, arrivati fino alla Corte di Giustizia Europea che aveva confermato i pronunciamenti del TAR, l’editore Francesco Di Stefano ha finalmente ottenuto ciò che sulla carta possedeva già: la possibiltà di trasmettere su una frequenza che copra l’intero territorio italiano.

Come ricorderete la “promozione” di Europa 7 a tv nazionale era rimasta bloccata fino ad ora dalla mancanza di un’ottava frequenza nazionale, così la piccola tv di Di Stefano sarebbe dovuta subentrare al posto di Rete 4 che nel ‘99 non aveva ottenuto la concessione. La vincenda è stata una delle maggiori prove di arroganza del sistema politico italiano (nella sua interezza) che ha sempre evitato di affrontare la questione rispettando le regole, cioè togliendo la frequenza alla terza rete Mediaset.

Ora però la soluzione è arrivata, è proprio il caso di dirlo, “dal cielo”, o meglio dall’etere: ad Europa 7 è stata assegnata la frequenza UHF 8. Tecnicamente si tratta della banda di trasmissione utilizzata da Raiuno che, a seguito di una nuova canalizzazione che rispettasse gli standard europei stabiliti dalla Conferenza Internazionale di Ginevra del 2006, ha finalmente lo “spazio” per un’ottava frequenza nazionale. Piccolo intoppo, si fa per dire, Europa 7 potrà attivare gli impianti a partire dal 1 luglio 2009 e dovrà farlo non oltre il 30 giugno 2011.

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Raddoppio Iva Pay-tv - Tremonti blocca ogni possibile ripensamento: "Ce lo impone l'Europa"

pubblicato da Gabriele Capasso

Sembra chiudersi definitivamente lo spiraglio che sembrava portare ad un ripensamento del Governo sul tema del raddoppio dell’Iva per Sky. A sbarrare la porta ad una mediazione, partita per intervento di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale, e confermata da dichiarazioni più concilianti nella mattinata di ieri dello stesso Premier Berlusconi è stato il Ministro del Tesoro Giulio Tremonti. Il Ministro ha sottolineato che sarebbe di fatto impossibile ridiscutere il provvedimento, anche in una formula che preveda l’aumento dell’Iva scaglionato su tre anni.

Le ragioni sono di natura economica (parte delle misure anti crisi si finanziano proprio grazie a questo aumento dell’Iva per i clienti di Sky), ma anche di rispetto delle normative europee. Secondo quanto rivelato da Tremonti c’è infatti il rischio di un’imminente apertura di una procedura di infrazione della Comunità Europea proprio sulla questione delle agevolazioni a Sky. Tempo addietro proprio Mediaset aveva segnalato alle autorità comunitarie la presenza di questa disparità nel mercato televisivo italiano, un’agevolazione della quale la tv del Presidente del Consiglio non poteva godere (al contrario di Sky) solo in virtù di una diversa tecnologia di trasmissione, il Digitale terrestre invece che il Satellite o il cavo.

Il Governo Prodi era già stato informato dall’Europa che aveva indicato due alternative: portare tutte le aliquote per il settore televisivo al 10% o eliminare l’agevolazione di cui usufruiva Sky. Paradossalmente le dichiarazioni del Ministro Tremonti chiudono il cerchio ed insieme dimostrano la ragione nel quale il “conflitto d’interessi” del Premier non possa essere bollato come una “fesseria”. C’è infatti qualcuno in Italia che sarà sobbalzato dalla sedia a sentir parlare di “obblighi legati alle indicazioni comunitarie“, è Francesco Di Stefano, il proprietario di Europa 7 che da anni, nonostante le decisioni della corte di giustizia europea rimane privo di concessione televisiva in favore di una delle 3 reti di Mediaset, Rete 4.

Europa7 ha ragione - L'UE boccia il sistema di assegnazione delle frequenze televisive

pubblicato da Malaparte

Tvblog award


Europa7 Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per l’attività di trasmissione radiotelevisiva

è contrario al diritto comunitario.

Lo affermano i magistrati della Corte di Giustizia UE del Lussemburgo, i quali si sono appena pronunciati in merito all’annosa querelle Europa7 vs. Rete4. La sentenza si riferisce alla causa che Europa 7 intentò dopo aver ricevuto, nel 1999, l’autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, senza che all’emittente venisse assegnata alcuna frequenza.

Si è rilevato come in Italia non sia mai stato attuato, per ragioni normative, il piano nazionale di assegnazione delle frequenza. Ciò ha permesso di continuare le trasmissioni solamente a chi ha di fatto occupato le frequenze E ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Cosa che, a sua volta,
ha avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato.

Questo significa, banalmente, che il sistema radiotelevisivo italiano è contrario ai principi cardine del Trattato sulla libera prestazione dei servizi. Ovvero, non è liberale. Ovvero, non garantisce pluralità di accesso al sistema, è oligarchico e anticoncorrenziale. Bisogna aggiungere altro?

Digitale Terrestre: il pluralismo e "le nuove voci" (che non ci sono)

pubblicato da Gabriele Capasso

Ora che Mediaset Premium è diventata una “forte” pay-tv, a molti anni dalla famosa Legge Gasparri che introdusse a tappe forzate il passaggio dalla analogico al DTT, qualcosa di evidente salta all’occhio se in casa si ha la fortuna di possedere un decoder o un televisore di ultima generazione con il sintonizzatore digitale: dove sono i nuovi “editori” della tv italiana?

Probabilmente molti lo ricorderanno, ma facciamo un breve riassunto della situazione. Perchè l’allora ministro per le comunicazioni Gasparri sentì il bisogno di “spingere” la nuova tecnologia? Semplice, c’era da affrontare e ridurre gli effetti deleteri sul pluralismo e sull’offerta televisiva causati dalla Legge Mammì. Due operatori monopolisti, uno pubblico e uno privato con tre reti ciascuno, La 7 nel suo confortevole angolino ed ecco esaurirsi le famigerate “frequenze nazionali” che consentono ad un network di proporsi in tutte le case degli italiani.

Il caso Rete 4 si faceva sempre più “scottante” con la piccola Europa 7, vincitrice delle frequenze occupate abusivamente dalla rete Mediaset, a reclamare il rispetto di un diritto sancito anche da una sentenza della Corte Costituzionale. La soluzione individuata dall’allora Governo Berlusconi era triviale, ma sulla carte efficace: se con l’analogico c’è un problema di “spazio” passiamo al Digitale Terrestre così ci sarà la possibilità per tutti gli editori di creare la propria tv.

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Europa 7, la tv che non c'è

pubblicato da Malaparte

Europa 7

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la storia della televisione in Italia, conosce molto bene il caso Europa 7 (per chi avesse dubbi in merito, una spiegazione esaustiva la si trova sulla voce apposita di wikipedia). Ora, il Ministro Paolo Gentiloni fa sapere, come abbiamo scritto, che presto arriverà la sentenza della Corte di giustizia Ue indirizzata al Consiglio di Stato sul ricorso di Europa 7 (sentenza che conterrà anche le disposizioni relative al mancato passaggio al digitale, come da ddl 1825. Un disegno di legge mai approvato). L’Italia rischia pesanti sanzioni per l’una e per l’altra cosa.

Ma cerchiamo di spiegare al meglio la questione Europa 7, stralciando dal sito ufficiale.

Nel luglio 1999, Francesco Di Stefano, dopo aver messo da parte i capitali derivati dalla precedente attività di syndication (12 miliardi di lire), decide di partecipare ad una gara pubblica per l’ assegnazione delle frequenze televisive nazionali, prevista dalla Legge 31 luglio 1997, n. 249. Di 17 emittenti nazionali teoriche, viene deciso che 6 sono assegnate all’emittenza locale, per cui rimangono 11 frequenze da assegnare per la trasmissione analogica su scala nazionale, 3 per la RAI e 8 per i privati. Oltre a questo rimangono libere alcune parti dello spettro usabili per la trasmissione, ma con una minore copertura del territorio, che verranno dedicate sempre alle emittenti locali .
Con Decreto Ministeriale del del 28 luglio 1999 si dichiarano le vincitrici delle concessioni: delle 11 frequenze disponibili (3 assegnate alla la RAI e 8 per i gruppi privati) Di Stefano aveva partecipato per ottenere due concessioni, Europa 7 e 7 plus, e in un primo tempo riesce a vincere una concessione per Europa 7 (settima in classifica), al posto di Rete 4 (che sta trasmettendo dall’aprile 1998 grazie alle proroghe per il passaggio al digitale previste dall’art 3 comma 6 e 7 della legge 31 luglio 1997, n. 249), la quale perde così il diritto di trasmettere. La commissione ministeriale della gara nega la richiesta per 7 plus, ma Francesco di Stefano fa ricorso al Consiglio di Stato, il quale ordina al ministero di dare anche una seconda concessione.

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Gentiloni sulle frequenze: "Se non decidiamo noi lo farà l'Europa"

pubblicato da Gabriele Capasso

Paolo Gentiloni, Ministro per le Comunicazioni, lancia messaggi che hanno il chiaro intento di riportare il suo DDL nel calendario dei lavori parlamentari dopo l’esclusione annunciata ad inizio mese.

Per la fine di quest’anno o l’inizio del prossimo arriverà la sentenza della Corte di giustizia Ue sul ricorso di Europa 7 e sarà indirizzata al Consiglio di Stato

Il senso delle sue dichiarazioni è chiaro: se non ci muoviamo rischiamo di trovarci il “problema” risolto della Corte di Giustizia Europea, con tutte le spiacevoli conseguenze in termini di perdita di credibilità (ne avremo ancora una?) e della salatissima multa che l’UE può comminare ai paesi inadempienti alle sue direttive. Per fare spazio ad Europa 7, legittima vincitrice dalla Concessione Governativa per trasmettere in analogico dal lontano 1999, Rete 4 dovrebbe finire sul Satellite o sul DTT, ma a distanza di 10 anni (il bando di gara risale addirittura a due anni prima) e dopo 2 sentenze della Corte Costituzionale la situazione non si è ancora sbloccata.
Lo spiraglio offerto finalmente dalla Legge Gentiloni si è però richiuso all’annuncio del calendario dei lavori parlamentari fino alla fine dell’anno, calendario che non prevede il famigerato “DDL 1825“.

Gentiloni ribadisce:

Probabilmente, se la linea seguita dalla Corte sarà quella proposta dall’accusa la Corte si troverebbe nuovamente nella situazione di dover deliberare. Mi auguro che noi, per via legislativa riusciremo a dare una soluzione al problema. Nel ddl 1825 infatti viene stabilita tra i diritti esistenti nell’assegnazione delle frequenze che si liberano nello spostamento dall’analogico al digitale delle reti eccedenti, una sorta di gerarchia e che debbano andare a certi soggetti, tra i quali appunto Europa 7.

Fare leva sul buonsenso servirà a qualcosa? La situazione del governo e degli equilibri interni di una maggioranza sempre più sull’orlo del baratro sembrano suggerire che non sarà così.

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