


Due sane e intime chiacchiere da bar sembrano diventate l’antidoto alla brutta tv. Se Fiorello ha trovato nell’edicola, frequentata dall’uomo della strada, il suo antidoto alle apparenze televisive, Maurizio Costanzo chiama il fido Enrico Vaime come cameriere per un ritorno alla “tv espresso”.
E dire che la programmazione del nuovo S’è fatta notte si è rivelata neanche troppo notturna: coincidenza ha voluto che sia sabato scorso, che ieri sera, il prime time sia terminato in anticipo, facendo partire il nuovo programma di Costanzo prima delle 23.00, con un bacino di pubblico maggiore rispetto al previsto.
In ogni caso, il giornalista coi baffi lo conferma: la seconda serata del sabato è diventata la sua collocazione ideale. Al riparo dalle rumorose (e rischiose) sfide del daytime e di una sovraesposizione che non faceva onore alla sua storia, il papà del talk show sperimenta nuovi linguaggi narrativi nel solco di una consolidata tradizione. Lo ha fatto mischiando repertorio e talent show in Di che talento sei? e ci riprova in questo ciclo di tre interviste monografiche “a tavolino”.
Continua a leggere: S'è fatta notte - Costanzo ritorna alla bella tv di clima. Intimidendo Mentana

Proseguiamo la nostra carrellata sul bilancio stagionale dei vari programmi del day time nella televisione del mattino ed oggi ci occupiamo del programma principe di questa fascia della giornata televisiva de La7 e cioè Omnibus. Il programma a cura della testata giornalistica della rete di Telecom Italia diretta da Enrico Mentana, fa registrare una media di ascolti, dati fino al 25 maggio nei 160 minuti circa di messa in onda di 243.000 telespettatori, con una media share del 4,35%.
La puntata più vista è stata quella del 13 novembre quando totalizzò 444.000 telespettatori, mentre la meno vista è stata quella della vigilia di Natale che fece registrare 130.000 telespettatori. Il dato rispetto all’edizione di Omnibus dello scorso anno risulta essere leggermente in calo. Infatti nella stagione 2010-2011 Omnibus totalizzò una media di 292.000 telespettatori pari al 5,46% di share, ma va detto, con una durata inferiore rispetto alla serie di questa stagione, lo scorso anno infatti Omnibus aveva una durata media di 135 minuti rispetto ai 160 di quest’anno.
Passando al profilo medio di questa stagione del pubblico che segue Omnibus, abbiamo per il 48,86% uomini e per il 51,14% donne. Passando all’età, partiamo dallo 0,20% del 4-7 anni, 1,17% dell’8-14 anni, 1,05% del 15-24 anni, 3,18% del 25-34 anni, 10,02% del 35-44 anni, 11,39% del 45-54 anni, 24,10% del 55,64 anni e dal 48,90% dagli over 65. Passiamo ora alla composizione del pubblico di Omnibus per classe socio economica, partendo dal 21,50% della AA, 2,16% BB, 20,70% MB, 7,38% BA, 7,36% della AB e dal 40,90% della MA. Per quel che riguarda il livello d’istruzione partiamo dall’1,35% di nessuno, 22,60% elementare, 26,58% media inferiore, 39,08% media superiore e 10,39% della laurea. La regione con lo share più alto risulta essere la Toscana con l’8,51%, quella con lo share più basso è la Puglia con l’1,59%.
Continua a leggere: Focus Ascolti – Bilancio 2011-’12: Omnibus (La 7)

Telecom si prepara a vendere i suoi canali televisivi, non subito, ma di certo nel medio breve periodo l’intenzione è quella di passare di mano le attività editoriali e di farlo ottimizzando la cessione preparando già da ora il terreno. Giovanni Stella, ad di TI Media, ha annunciato la trasformazione della società in una holding tenendo separate le attività di operatore di rete da quella dei canali tv La7, La7d e il 51% di Mtv. Al momento non si esclude la possibilità di vendere spazi trasmissivi sul digitale terrestre spegnendo la versione HD di La7, c’è decisamente aria di smobilitazione. Insomma, l’operatore telefonico vuole lasciare per andarsi ad occupare del suo core business, la telefonia, ma chi arriverà al suo posto?
Le preoccupazioni in merito potrebbero esserci, però uno di quelli che dovrebbe esserlo non sembra per niente preoccupato. Ci riferiamo ad Enrico Mentana, direttore del Tg La 7 che ha spiegato con grande tranquillità all’Ansa di dormire sonni tranquilli:
Trattandosi di una libera messa sul mercato di un asset così importante, il venditore sicuramente inserirà tra i criteri di scelta dell’acquirente la salvaguardia della qualità e delle prospettive del canale. Ci sentiamo come una squadra di calcio che ha fatto un campionato di vertice. Non è che arriva un nuovo proprietario e ti iscrive d’ufficio alla serie B. Chiunque venga sa che realtà trova, non è che acquista La7 per fare il Gambero Rosso Channel. L’identità della rete è netta, così come il tg ha un profilo ben chiaro.
Ed il timore che La 7 finisca nelle mani di qualcuno che abbia interesse ad imporre una linea politica precisa alla testata oppure la paura che resti invenduta finendo per essere lentamente smantellata da Telecom? Niente, Mentana è serafico:
C’è sempre qualcuno che vuole comprare una tv. Non ho ancora visto un canale televisivo in vendita che non trovi acquirenti. Certo, siamo in un periodo particolare, non siamo più negli anni del boom del mercato televisivo. Tutto sta ad intendersi sul prezzo. In ogni modo se qualcuno tira centinaia di milioni per comprare La7, lo fa per investire nella rete. Mai come in questo caso vale l’aurea regola di Deng Xiaoping: ‘Non mi importa il colore del gatto purché acchiappi il topo’. Il topo è La7, che va ben rifinanziata, con una chiara strategia. Se verrà De Benedetti sarà bene accetto. Non mi preoccupa fare Telerepubblica, anche perché non so cosa voglia dire. Repubblica è un giornale di fronte a cui togliersi il cappello. Se verrà De Benedetti, non lo farà certo per saturare il Tg ed in ogni caso la sinergia con un gruppo editoriale e sicuramente positivo. Servono investimenti e capacità imprenditoriale. Gente capace e obiettivi sfidanti, oltre a investimenti adeguati. La tv non si fa gratis, è fatta di idee ed investimenti, non si improvvisa.
Chissà se anche le maestranze de La 7 e quanti non godono di credibilità e di un contratto milionario sono così rilassate ed ottimiste.
Foto | © TM News
Michele Santoro insiste e continua nella sua provocazione autocandidandosi al ruolo di Direttore Generale della Rai. Non si tratta più (solo) di una boutade, ma di qualcosa che nel mentre prende corpo va a minare alle fondamenta il sistema di nomina dei dirigenti della tv pubblica. La richiesta al presidente del consiglio Mario Monti è quella di privilegiare il merito. Come? Molto semplice: confrontando i curriculum dei candidati. Se si vuole sottrarre la tv pubblica al meccanismo della lottizzazione cosa c’è di meglio che rendere pubblici i curriculum di quanti vengono proposti per andare ad occupare quella posizione?
Da questo punto di vista Santoro è “corazzato” perché dal Festival del Giornalismo di Perugia non si propone “da solo”, ma in tandem con un dirigente di altissimo profilo e con un’esperienza pregressa che ha pochi pari: Carlo Freccero.
Sia io che Freccero abbiamo i curriculum, le competenze, le capacità. Ma è anche una provocazione nel senso che sogno un paese dove chi vuole ricoprire alti incarichi pubblici esce allo scoperto, lo dice chiaramente e quindi si crea una competizione reale, basata sulle competenze. Bisogna puntare sulla multimedialità, se uno vuol prendere in mano la Rai e non vuol fare tagli dolorosi all’occupazione deve investire sulla multimedialità.
Come dargli torto? Anche perché Santoro ha le idee chiare su cosa cambierebbe nella Rai per “svecchiare” il palinsesto e snocciola proposte come la promozione di Floris su RaiUno e il passaggio di Vespa a RaiTre (”per mescolare le carte”), ma anche il ripescaggio di autori che sono stati espulsi dalla televisione o sono “confinati” su La 7:
La mia idea del servizio pubblico è una tv dove gli autori vengono prima delle logiche di potere, trovo scandaloso che personaggi della caratura di Paolini o Luttazzi siano esclusi, perché non ci sono? Perché mancano i contenuti?
Continua a leggere: Santoro con Freccero, il tandem per la direzione della Rai

Bruno Vespa ed Enrico Mentana sono stati protagonisti di un incontro dal titolo “Matador, due anchorman a confronto” all’interno del programma del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, ma la “notizia” arriva dal direttore del Tg La 7 che, stimolato dalla moderatrice Simona Ercolani, conferma il rumor pubblicato qualche giorno fa da Il Giornale a proposito di un avvicinamento fra la dirigenza della sua rete e Michele Santoro:
La trattativa c’è e io me lo auguro. Ci sono professionisti che creano credibilità e ascolto e Santoro è uno di questi.
Mentana è “spalleggiato” da Bruno Vespa che non perde l’occasione di far notare che per Santoro in Rai non c’è spazio:
Santoro farebbe benissimo ad andare a La7 e La7 farebbe bene a prenderlo è un grande giornalista ma è incompatibile con le regole attuali del servizio pubblico.
D’altra parte La 7 ha avviato una grande “campagna acquisti”, ma in questa stagione non ha ottenuto i risultati sperati e la sua situazione è sempre “in bilico”, lo ammette, spiegando chiaramente il perché, proprio Mentana:
La Telecom, proprietaria del canale, è quotata in borsa ed è risaputo che per gli attuali dirigenti di Telecom il canale televisivo non è un asset strategico. La vocazione di Telecom Italia è la telefonia.
E’ proseguito anche nella serata di ieri su Rai1 il ciclo di film per la televisione “Mai per amore” sulla violenza alle donne con il titolo La fuga di Teresa a cui Rai2 ha contrapposto lo spettacolo teatrale di Teresa Mannino Terrybilmente divagante. Su Rai3 l’attualità politica con Ballarò (Qui la copertina di Maurizio Crozza) mentre su Canale5 è andato in onda il lungometraggio The weeding date – L’amore ha il suo prezzo. Su Italia1 altro film, si è trattato di Tre uomini e una gamba con Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Massironi. Rete4 ha riproposto la pellicola con Tom Hanks Cast away, mentre su La7 è andato in onda uno speciale da Bergamo curato dalla redazione del Tg La7 e condotto da Enrico Mentana, sul raduno della Lega dopo gli scandali che hanno coinvolto alcuni dei suoi esponenti, con i discorsi di Roberto Maroni e di Umberto Bossi.
La serata parte con il testa a testa fra il Tg1 ed il Tg5 nella corsia fra il 20 ed il 25%, mentre è un lontano ricordo per la curva rossa di Rai2 i bei numerelli che faceva con il day time dell’Isola dei famosi 2012, ora relegata nei pressi della linea del 5%, con la curva nera del Tg La7 di nuovo sopra alla soglia del 10%. Access time con la curva arancione di Striscia la notizia che prevale sulla curva blu di Affari tuoi, la prima dal 16% di partenza fino al 24% di arrivo, la seconda dal 14% di partenza fino al 21% di arrivo.
Prime time con la consueta fiammata iniziale della curva verde di Ballarò che prevale su tutte fino al primo nero pubblicitario vicina alla linea del 20%. Segue la curva blu della fiction di Rai1 La fuga di Teresa appena sopra alla soglia del 15%, quindi c’è la curva arancione di Canale5 con il film L’amore non ha prezzo. Nella seconda parte della serata la curva blu di Rai1 scavalca la curva verde di Rai3, la prima che sfonda a fine puntata della fiction il 20%, la seconda che scende fin verso la linea del 15% di share. La curva nera dello Speciale del Tg La7 è ultima sotto la linea del 5% e anche calante nel corso della serata. Seconda serata con la curva blu di Porta a porta con ospite il vice Presidente della Camera della Lega Nord Rosy Mauro che prevale nettamente scorrendo fin verso la soglia del 25% di share.
Continua a leggere: Analisi Auditel – La fuga di Teresa fra Ballarò e The wedding date
Da oggi parte una serie di post in cui andremo ad analizzare il ranking, cioè la graduatoria per ascolti dei conduttori di ciascun telegiornale delle reti nazionali generaliste. Andremo dunque a vedere, per ogni conduttore, l’ascolto e lo share che fanno ottenere alla rispettiva edizione condotta, tenendo presente le edizioni principali meridiane e serali di ciascun Tg. Partiamo dal telegiornale de La7, diretto da Enrico Mentana, la graduatoria è stilata con i dati delle edizioni dal primo gennaio al 16 marzo 2012. Al primo posto di questa graduatoria, con il maggior numero di edizioni condotte, per la precisione 57, abbiamo il direttore del Tg Enrico Mentana, che ottiene una media da inizio anno di 2.368.000 telespettatori per uno share dell’8,82%.
Ricordiamo che Mentana conduce l’edizione delle ore 20 feriale. Cristina Fantoni ha presentato 16 edizioni delle ore 13 e 30, ottenendo una media di 1.030.000 telespettatori per uni share del 5,35%. Gaia Tortora ha condotto 15 edizioni delle ore 20, nei week end, ottenendo una media di 1.477.000 telespettatori per uni share del 6,03%. Sempre 15 edizioni condotte per Francesca Todini, del Tg delle ore 13:30, ottenendo una media di 992.000 telespettatori per uno share del 5,02%. Passiamo ora a Francesca Fanuele, che ha condotto per 14 volte l’edizione delle ore 13:30 ottenendo una media di 1.018.000 telespettatori con uno share del 5,14%.
Sempre 14 edizioni condotte per Bianca Caterina Bizzarri, anch’essa dell’edizione meridiana del Tg La7, con una media di 988.000 telespettatori per uno share del 5,14%. C’è quindi Armando Sommajuolo che ha condotto dal primo gennaio al 16 marzo 4 edizioni, precisamente delle ore 20, ottenendo una media di 1.619.000 telespettatori per uno share del 6,26%. Flavia Fratello ha condotto per 2 volte l’edizione delle ore 13:30 ottenendo una media di 1.200.000 telespettatori ed uno share del 5,80%, quindi Paolo Celata ha condotto l’edizione delle ore 13:30 il 2 gennaio, facendo registrare una media di 1.130.000 telespettatori per uno share del 5,41%.
Continua a leggere: Focus Ascolti – Ranking conduttori Telegiornali: TgLa7

Alla fine, la puntata di Wanted qui segnalata, con protagonista Antonella Clerici, meritava davvero. La conduttrice si è raccontata come non mai direttamente da casa sua. E ha regalato al pubblico dei telemaniaci un documento televisivo di grande interesse. Non fosse altro che si sente il taglio da addetti ai lavori, visto che la conduttrice parla del suo agente Lucio Presta con disinvoltura, o interloquisce via telecamera direttamente con l’ideatore del format, ovvero lo stesso Gregorio Paolini con cui ha condiviso Tutti pazzi per amore.
Lo stesso Paolini le ha fatto un dispettuccio, mostrando a tutti un filmato inedito con la conduttrice in sala di registrazione, mentre incideva le sigle tv della sua compilation stonando come una campana. Vi consiglio di recuperare il frame su Rai Replay: è davvero esilarante.
Ma andiamo per ordine di importanza. Nel ripercorrere la carriera della conduttrice, tra le levatacce a Uno Mattina e il passato da giornalista sportiva, si è spesso insistito su un nodo dei più intriganti, ovvero il flop di A tu per tu con Maria Teresa Ruta su Canale 5, che ha visto quest’ultima perdersi per strada e la Clerici trovare il più grande riscatto ne La prova del cuoco. La conduttrice ha citato il nome di Marco Bassetti, che fu il primo ad investire sull’esperimento:
“Marco Bassetti, allora capo di Endemol Italia, mi disse che voleva proporre un programma alla Rai. A lui piaceva il mio modo di condurre, mi ha detto che avevo avuto la sfortuna di avere un programma fallimentare. La prova del cuoco, all’inizio, era un programma molto piccolo per me, l’ho fatto crescere ed è diventato il mezzogiorno come i fagioli della Carrà”.
La Clerici si è, così, presa una rivincita con l’allora direttore di Canale 5 Giorgio Gori, che di fornelli in tv non voleva proprio sentir parlare: