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Tutti gli articoli con tag editoriale

Editoriale #6 - La tv da buttare o da salvare

pubblicato da Malaparte

Mi perdonerete questo slittamento dell’editoriale dal lunedì al mercoledì, cari lettori. In fondo, su un blog, ogni tanto possiamo permettercelo.

E mi permetterete anche di ritornare a bomba su argomenti che non sono per nulla sepolti, a giudizio del sottoscritto, citando a piene mani da una doppia pagina de La Stampa di domenica scorsa - eh sì, avevo studiato, e l’editoriale doveva, come al solito, uscire di lunedì mattina.

Si tratta, diciamolo pure, di una doppia pagina molto interessante per chiunque voglia fare o parlare di televisione. Varie firme dicono la loro in merito a polemiche recenti, che sembrerebbero sopite ma che in realtà non lo sono.

La tv, secondo molti, non ce la fa più: ha perso smalto, ha perso pubblico (e questo è indubbio, almeno per quanto riguarda la tv generalista) e le produzioni nostrane sono spesso di basso livello. Alessandra Comazzi scrive:

Delle parole di Fiorello si sono stupiti soltanto coloro che non guardano mai la tv.



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Editoriale #4 - Il vecchio nuovo, gli Emmy e Facebook

pubblicato da Malaparte

Tina Fey Una serie impressionante di debutti ha caratterizzato la settimana televisiva uscente. Ne abbiamo parlato anche ieri mattina su Radio Deejay. Sì, perché abbiamo ricominciato, silenziosamente, i nostri appuntamenti settimanali radiofonici, questa volta insieme a Laura Antonini su Megajay.

Una settimana di debutti e di novità che lascia con l’amaro in bocca, perché quel che manca è proprio il nuovo. A volerla guardare con un po’ d’amore, questa benedetta televisione, ci si chiede dove siano finite le idee. Si ravvisa la paura di rischiare, il desiderio di rimanere nel proprio cantuccio e di fare quel che si è sempre fatto, poco importa se bene o male, l’importante è che garantisca i punti percentuali di sempre. O anche qualcosa meno, tanto c’è la scusa del satellite che avanza.

Nel frattempo, in America si celebravano gli Emmy Awards (nell’immagine, l’attrice-autrice Tina Fey, premiata per 30 Rocks), di cui renderemo conto in giornata: lì, miei cari lettori, le novità ci sono eccome. Lì oltreoceano, intendo. Ma non interpretate questa mia come esterofilia: lo so bene, che l’Italia può essere talentuosa. Al momento, però, è solo stagnante.

Qualche novità, per concludere, proviamo a proporvela anche noi. E’ con questo spirito che abbiamo sperimentalmente lanciato, a scopo di prova, la pagina di TvBlog su Facebook, all’interno di Blog Networks (se possedete l’infernale social network e volete metterci la faccia, non dovete fare altro che installare l’applicazione Blog Networks e cercare il vostro blog televisivo preferito. Ci troverete lì.

Per oggi è tutto. Buona settimana da TvBlog.

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Cara RAI, Cara Mediaset

pubblicato da Malaparte


Mi consentirete, cari lettori, quello che potrebbe essere chiamato un editoriale, ma che in realtà è una specie di lettera aperta, di sfogo, di flusso di coscienza, di coacervo di impressioni e sensazioni scritte più con la pancia che con la testa. E’ l’ennesimo di quelli che io ritengo veri e propri atti d’amore nei confronti della televisione. Chissà se passerà per tale.

Perché sto per parlare della rete segreta fra RAI e Mediaset, del patto, se preferite del duopolio.
Certo, le intercettazioni sono state pubblicate.
E ora ci vorrà un lavoro d’indagine per capire, per sapere, per incolpare o discolpare, per tutto.
E, come avviene per ogni questione in Italia, ci vorrà tempo per sapere la verità.

Ma, cara RAI, cara Mediaset, questa specie di editoriale, questo sfogo è per voi, solo per voi.
Perché, insomma, a me - come a altri - queste intercettazioni sembrano, da un lato, l’ennesimo polverone.
Dall’altro, non mi meravigliano.
Dall’altro ancora, mi riempiono di tristezza e sconforto.

Perché siete voi, care RAI e Mediaset, che governate il gioco della televisione nostrana. Siete voi che determinate il bello e il brutto tempo nel nostro catodico paesello.

E chiunque abbia a che fare con chi prende decisioni nel mondo della televisione sa bene quanto sia faticosa la via verso la qualità, quanti compromessi si debbano accettare, quanto sia difficile essere piccoli e indipendenti.

E proprio perché ci sono queste difficoltà, care RAI e Mediaset, non ne uscite comunque elegantemente. Anche se questa storiaccia delle intercettazioni dovesse rivelarsi davvero un polverone - polverone che nasconde, ahimé, quelle verità che tutti noi conosciamo - avete colpe, e tante.

E non state facendo nulla per cancellarle.

Vedremo quanti, fra i lettori di questo piccolo blog, vorranno sottoscrivere queste mie parole.

Le regole del gioco

pubblicato da Malaparte


Vallettopoli, Panorama pubblica e poi rimuove l'ordinanza Corona, 658 pagine in pdf Nel nostro amato paesello, le regole sono amate e odiate con una mancanza di coerenza che ha dell’incredibile.
Vantano paladini senza macchia - come quel preside zelante che vieta addirittura l’uso del berretto nella sua scuola e che ora esulta, ora che i cellulari a scuola devono essere spenti - o straordinari detrattori che tentano di aggirarle con tripli carpiati - un nome su tutti che viene in mente senza nemmeno troppa difficoltà? Fabrizio Corona. Cui si lega, quasi imprescindibilmente, Lele Mora -.
Le regole vantano clamorosi passi indietro, quando si parla di DICO - ad esempio? l’ordinanza che vieta il “porno” in tv - e clamorose perdite di tempo, quando i problemi del Paese sono ben altri - ad esempio? l’ordinanza che vieta il “porno” in tv -.
Le regole sono come la privacy, quella che si tutela fino a rendere esausta, per esempio, una piccola troupe che si autoproduce un documentario e che poi viene clamorosamente scordata - quando Panorama, che prontamente la ritira, pubblica online tutte le 658 pagine dell’ordinanza-Corona. Un .pdf Con tanto di intercettazioni e numeri di telefono in chiaro dei diretti interessati, vittime e carnefici riunite come un sol uomo -.
Le regole sono come quelle del Grande Fratello, che vengono rivoltate e stravolte, con tanti saluti al format e al rispetto di quei (pochi?) telespettatori cui piacerebbe che lì, almeno lì, nel reality show, le regole si rispettassero. E invece Orsacchio (a proposito, come fa a saperlo, lui, che lo chiamano Orsacchio?) viene eliminato da un plebiscito ostracista dei suoi compagni di reclusione e l’orwell di turno (ci perdonino la minuscola, ma è doverosa), gli autori quindi, decide di ripescarlo e sbatterlo in discarica, perché il GF perde anche da Nonno Libero e Orsacchio è l’unico personaggio che resta e bisogna pur far qualcosa. A chi guarda la tv con lo spirito del sottoscritto sembrerà come barare a un solitario.
Ma in fondo, è un reality show. E, come tale, rispetta l’italica realtà.

Vallettopoli e i politici

pubblicato da Malaparte


Il mondo politico compatto - colpito, in maniera abbastanza violenta, in due suoi esponenti, Sircana e Maroni, loro malgrado coinvolti nella vicenda vallettopoli - insorge come un sol uomo, da Silvio a Romano. Anche se il giornale vicino al primo pubblica una specie di difesa di Sircana che non ha altro effetto che alimentare le palate di fango gettate sul portavoce del premier.
Quello che mi interessa analizzare ora è, tuttavia, proprio questa reazione indignata a difesa della privacy (n.b.: nell’Ordinanza-Corona pubblicata ieri da Panorama, poi rimossa, si leggevano addirittura i numeri di cellulare degli indagati) da parte del mondo politico. Una difesa sacrosanta che, ovviamente, fa a pugni con la possibilità di pubblicare intercettazioni telefoniche (del resto, il rischio è che qualche zelante giornalista estrapoli certe telefonate per “montarle” in maniera più significativa in un pezzo, decontestualizzandole). Le quali, in un caso come quello montato dalla ghenga Mora-Corona, non fanno che crear problemi alle parti lese.
Quel che mi chiedo però è per quale motivo non si sia levata un’altrettanto indignata reazione nel valutare come il mondo della televisione, un mondo che macina quantità di soldi inverosimili, fatto di miracolati (ma miracolati veri), sia stravolto da figure che hanno fatto del ricatto un’arte, della furberia un modus vivendi, dell’espediente un lavoro (se non onesto, perlomeno tollerato).
Difendiamola, la privacy, chi dice niente? Ma difendiamo anche quel poco di dignità che ci è rimasto.

Vallettopoli

pubblicato da Malaparte


Silvia Abbate
Le persone coinvolte non percepivano come deviante il proprio comportamento.

Così diceva Guido Rossi ai tempi non lontani ma, a quanto pare, già dimenticati, di Calciopoli. L’osservazione vale, in maniera imbarazzante, anche per Vallettopoli. E questo è il punto su cui occorre soffermarsi se, com’è vero, si leggono dichiarazioni di persone più o meno famose, più o meno coinvolte nell’ennesimo scandalo italiano, che tutto sommato non trovano così riprovevole quanto accaduto.

Bobo Vieri:Lo so che è un ricatto, tutti lo sanno

E aggiunge, il calciatore, che è normale che, per esempio, se la preda ha moglie e figli la richiesta sia più alta.
Normale. E’ proprio questo il problema.
Allo stesso modo, Francesca Lodo non riesce a dare una valutazione del sistema imprenditoriale (fuorilegge? anche noi siamo ormai costretti a punti interrogativi) messo in atto da Fabrizio Corona:

Se non ti dico che ti ho fotografato sono un bastardo, se te lo dico è un ricatto

Vedete bene anche voi, cari lettori, quale sia il vero problema. Un problema tutto italiano, di mancanza di percezione della realtà, di sensazione di onnipotenza, di certezza dell’impunità.
Fra le intercettazioni, poi, si raggiunge l’apocalisse - almeno per quanto riguarda la morale del sottoscritto. Che, sia ben chiaro, si ritiene un non-moralista, nell’accezione più pasoliniana del termine -: Fabrizio Corona crede di poter montare un finto scoop con Ramazzotti, mandandogli la mogliettina (Nina Moric) in camerino. Ecco la conversazione così come la racconta il fotografo Antronio Motta.

Corona: Ti mando mia moglie nel camerino di Eros.
Motta: Conoscendo Eros, difficilmente la passerà liscia.
Corona: Sai come si dice a Milano? Una lavata, un’asciugata e sembra neanche averla usata.

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Prodi a Matrix, politici in tv

pubblicato da Malaparte


Ieri sera, dopo undici anni di assenza, Romano Prodi, attuale Presidente del Consiglio, piacendo alla sua risicata maggioranza al Senato, è ricomparso dopo undici lunghi anni in uno studio Mediaset. Era Matrix, per la precisione. I quotidiani di oggi riportano con dovizia di particolari l’intervento del premier, che ha spaziato a tutto campo, intervenendo con un paio di battute anche sul caso-Baudo. Il motivo per cui più o meno tutti se ne occupano, oggi, è che si tratta, appunto, di un’apparizione rara.

Vado in tv quando ho qualcosa da dire

dichiara Prodi. E sarebbe bello se fosse davvero sempre così. Fosse per me, impedirei ai politici di frequentare altri studi che non siano quelli di programmi di informazione, condotti da giornalisti.
Mi eviterei volentieri i Fassino a C’è posta per te, le Santanché, Prestigiacomo, Luxuria a Scherzi a Parte e via dicendo. A meno che non mi si trovi un vero, valido motivo per un politico di apparire in un programma di intrattenimento. Che non sia, ovviamente, la mera visibilità, il mero tentativo di apparire in pubblico per dare una pettinata alla propria immagine.
Temo però che si tratti di un punto di vista estremamente utopico. E soprattutto ben poco condiviso. Come ci ricorda Sebastiano Messina proprio oggi, del resto:

un saggio leader politico disse una volta che il 5 per cento dei parlamentari è meglio del Paese reale, il 5 per cento è peggio del Paese reale, il 90 per cento è come il Paese reale.

E il Paese reale è dominato da persone che farebbero di tutto per i loro quindici minuti di notorietà. L’equazione, dunque, è fin troppo semplice.

Il Festival delle polemiche

pubblicato da Malaparte


E’ la prima volta a memoria d’uomo che le polemiche a margine del Festival di Sanremo non riguardano la legittimità della vittoria di una canzone - sebbene ci abbiano provato i Bella, a dire che la giuria di qualità era comunista e che è tutta colpa dei rossi. Paranoie italiote - ma questioni altre.
Questioni che riguardano i compensi (il famoso milione di euro di Michelle, i 750mila di Baudo), questioni che riguardano la politica (con un Baudo scatenato che invita i politici a occuparsi di questioni più importanti che non siano le canzonette, che bacchetta i dirigenti RAI e che poi deve scusarsi con un comunicato ufficiale, dove si parla - ovvio - di fraintendimenti:
Il mio ruolo non mi autorizza ad indicare al legislatore le linee opportune da seguire ne’ tanto meno a sostituirmi ai vertici Rai […] Mi spiace essere stato frainteso, chiedo scusa se qualche mia dichiarazione e’ stata fraintesa.

A chi l’ha visto in diretta a Domenica In, Baudo è sembrato un po’ eccessivo. Partito bene, ha esagerato, sentendosi un po’ politico, un po’ sacerdote, un po’ moralizzatore di turno. Peccato, perché il suo Festival e il suo stile - soprattutto dopo certe esternazioni fuori luogo di Del Noce a Festival in corso - ci era piaciuto, e molto anche.
Che i compensi dei conduttori siano eccessivi è un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, e non servono esternazioni di sorta per giustificarsi. Legge di mercato? Può anche essere. Allora il mercato è malato.
Che i politici dovrebbero occuparsi di questioni più importanti - e mettere tetti precisi e inderogabili ai compensi per conduttori televisivi del pubblico servizio, aggiungo io - è un altro dato di fatto.
Ma la televisione - con tutte le contraddizioni del caso, della società, del mercato, del prodotto, del tormentone, del battage, di tutto quello che vi pare - per qualche giorno si occupa anche dei matti. Sul Tg2, a Studio Aperto, in tv si vedono le immagini - pochi estratti - del documentario di Simone (e Alberto). Ben venga, se una canzone rompe il silenzio su un tema che dovrebbe essere conosciuto e che invece troppo spesso è dimenticato.

Dell'Eleganza, Del Noce

pubblicato da Malaparte


La pace fra Del Noce e Baudo Del Noce e Baudo fanno la pace. Lo testimonia la foto qui a lato, che ha ovviamente fatto il giro di tutte le rassegne stampa digitali e cartacee che circolano al Festival. Parole - un po’ confuse, parrebbe - che lasciano pensare a fraintendimenti, interviste che non sono state riportate integralmente, interpretazioni. Certo è che scrivere Bonolis al Festival 2008, come hanno fatto molti quotidiani, è stata una pessima mossa, perché nessuno l’ha detto (le voci che ho sentito io sono diverse, ma al momento tocca mantenere un rispettoso riserbo). Ma anche altri non hanno mantenuto un comportamento propriamente elegante. E per dimostrarlo, sono andato a spulciare negli archivi di TvBlog.
Appena usciti i risultati Auditel della seconda serata dell’edizione 2006, Del Noce difese Panariello. Allora scrivevo di Sanremo da un alberghetto, uno di quelli dedicati ai giornalisti. Questa volta lo faccio da un piccolo appartamento che affaccia sul Palafiori - non invidiatemi -, ma non è che le prospettive siano cambiate: penso, come pensai allora, che in fondo Del Noce fece bene. Nonostante i risultati (44,45% la prima serata, 37,33% la seconda). Fece bene, perché non si può sparare a zero in corso d’opera su una squadra di lavoro che si è voluta. Fortemente, anche
Allo stesso modo, ne converrete, in quest’occasione Del Noce ha mancato di eleganza.

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Grande Fratello Privato - Filma la moglie nuda di nascosto...

pubblicato da Malaparte


… e poi mette i filmati su internet. C’è qualcosa di dolcemente perverso nella curiosa operazione mediatica di questo quarantaduenne di imperia che, con l’ausilio della tecnologia digitale (nella fattispecie una webcam nascosta in bagno e una macchina fotografica digitale dedicata alla camera da letto), si è adoperato anima e corpo per riprendere e fotografare la gentil consorte in quelli che la comune decenza definirebbe momenti privati.
Naturalmente, la moglie era all’oscuro di tutto e ignorava persino di avere un sito internet tutto suo: miamoglie.altervista.org. Quale delicata originalità. Quale delicatezza nel mettere solamente i file audio degli amplessi con la moglie, risparmiandole il video, chissà perché, poi.
Non che gli utenti del sito fossero dispiaciuti, anzi.
Risultato? Moglie sotto shock (è stata la polizia postale a scoprire tutto, visto che navigando nel sitarello in questione qualcuno si è insospettito dalla naturalezza degli atteggiamenti della signora), marito denunciato per
per violazione della legge sulla privacy e per il reato di interferenza nella vita privata e rischia da 6 mesi a 4 anni di reclusione.

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RAI - Come ti cucina, il Cappon

pubblicato da Malaparte


Il dg della RAI Claudio Cappon ha rilasciato un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, nel corso della quale sciorina le proprie ricette per la sopravvivenza della televisione pubblica. Dice Cappon che la RAI è in difficoltà - ma va? - e che dovrebbe
investire di più. Innovare in tecnologia, prodotto, risorse umane.

Ma non finisce qui: preso atto del fatto che non esiste più quella cultura del compromesso che ha caratterizzato fin troppi anni di servizio pubblico televisivo, la RAI dovrebbe svecchiare il proprio rapporto con la politica. E, più in generale, svecchiare se stessa.
Assolutamente condivisibile, sotto tutti i punti di vista. Come questo possa essere fatto, però, è tutto da capire: la realtà del panorama televisivo italiano resta perlopiù chiusa a piccole case di produzioni, a giovani, a autori emergenti e brillanti, a idee che in qualche modo si discostino dallo status quo.
Però, è ormai sulla bocca di tutti, la ricetta-Cappon. Svecchiare, questa è la parola d’ordine.
Dev’essere per questo motivo che tutti i progetti di cui circolano voci riguardano idee vecchie, remake, fiction old style e compagnia cantante.

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L'Ans(i)a della Carfagna e il Grande Fratello

pubblicato da Malaparte


Quella che vedete a fianco è una parte della home page dell’Ansa, sezione spettacolo, così come appare mentre sto scrivendo. E’ il nuovo mondo che avanza, questo? E’ la definitiva consacrazione dell’evento televisivo o mediatico che non è evento di per sé ma lo è solamente perché qualcuno se ne occupa?
Direte voi - come avete fatto per la questione Veronica-Silvio -: e allora perché voi ne parlate?
Rientriamo qui nella dura legge della selezione delle notizie (siano esse vere o presunte tali), della qualità, della selezione all’ingresso. Che qui, francamente, non ha molto senso fare (pensateci bene, cari lettori: non riusciamo mai a accontentare tutti. L’ironia diventa comunismo, la leggerezza diventa carenza di ispirazioni, il gossip diventa berlusconesimo. Come vedete, qualcuno insoddisfatto ci sarà sempre, fra i lettori di TvBlog. Va bene così, in effetti. Vuol dire che ci seguite).
Altrove, invece, io la farei. A meno che non si voglia ammettere che questa post televisione richieda necessariamente che nomination e uscite di un reality siano una Notizia, che una trasmissione di approfondimento giornalistico dedichi un’intera puntata a questioni in cui non bisognerebbe mettere il dito (a volte, la saggezza popolare è meglio di qualsiasi altra dottrina o indicazione o codice deontologico professionale).
Del resto, se si recupera una copia del quotidiano gratuito E-polis, potreste trovarvi un’opinionista d’eccezione: Mara Carfagna. Di cui ci pare sensato riportare interamente l’intervento.

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