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Tutti gli articoli con tag editoriale

Valsecchi e Faenza portano Gianni Agnelli in tv in una fiction di due puntate

pubblicato da Stefano Sgambati

Valsecchi e Faenza portano Gianni Agnelli in tv in una fiction di due puntate

Un imperativo produttivo: non farlo passare necessariamente per un santo. Questa è la linea editoriale dietro la nuova fiction di casa Mediaset che racconterà le mitiche e mistiche vicende di Gianni Agnelli, l’Avvocato: dietro c’è la firma produttiva di Pietro Valsecchi, per la regia di Roberto Faenza. Si parla di due puntate. Titolo: L’Ultimo Re. Così il regista:

“Il grande carisma dell’Avvocato è difficile da rendere, a sbagliare ci vuole un attimo”.

Valsecchi:

“La sua fu una stagione straordinaria, Agnelli è stato un protagonista del secolo scorso, come oggi non ce ne sono più. Un vero condottiero. La parte? Fabrizio Bentivoglio. Perché è bravissimo, perfetto sia come Agnelli giovane che dopo, il mio unico candidato è lui. E per donna Marella mi piacerebbe Tilda Swinton. Agnelli non fu soltanto un tycoon ma anche un uomo colto, brillante, intelligentissimo, appassionato della Juve e della vela, amante delle donne, protagonista del jet set. La scrittura del personaggio e del suo percorso sarà fondamentale. C’è un materiale vastissimo che stiamo visionando, tanta gente che l’ha conosciuto e ciascuno ha una sua verità”.

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Editoriale - Il sondaggio sui media e l'indipendenza delle fonti

pubblicato da Malaparte



Siamo un popolo di sondaggisti e sondaggiati. Proprio oggi sono usciti i risultati del sondaggio della Demos a proposito degli italiani e dell’informazione.

Che per l’informazione sia un periodo nero, non c’è bisogno di continuare a ripeterlo: immagino che chiunque, fra i nostri lettori, se ne sia abbondantemente accorto. La televisione resta utilizzata tutti i giorni come fonte di informazione dall’86,7% degli intervistati: una cifra (statistica) enorme, che diventa ancora più importante se la si confronta con il dato della permanenza media di fronte alla tv: il 46% la guarda da due a quattro ore al giorno. Il che resnde, statisticamente parlando, il guardare la televisione, la seconda attività più frequente dopo il dormire. Non male, no? E’ un bello schiaffo a tutti coloro che ancora osano sostenere che la televisione non abbia influenza su gusti e conoscenze delle persone.

Se la fiducia nel Tg1 cala del 5.4%, è curioso notare come aumenti la fiducia in Studio Aperto (+5.2%). Fra i programmi di informazione, il programma più degno di credibilità risulta essere Ballarò (54,2%. Non è conosciuto, come programma, dal 15,4% degli intervistati), seguito a ruota da Report (46,5%. Non è conosciuto dal 31% degli intervistati ma rispetto allo scorso sondaggio del 2007 ha un boom di “fiducia”: +10,2%) , Matrix (44,2% con un crollo verticale rispetto a quando era condotto da Mentana, -8,2%), Porta a porta (42,9%), Annozero (42,5%).

Sono dati interessanti, da studiare attentamente, ma quello che ci interessa ancora di più è il dato che riguarda le fonti ritenute indipendenti: qui trionfa internet. E la cosa non può che farci piacere. Parliamone, anche sulla community di TvBlog nell’apposito gruppo Informazione in Tv.

Annozero: stasera Santoro (non) "tradisce" Berlusconi. Intanto il ministro Scajola va a colloquio con i vertici Rai

pubblicato da Stefano Sgambati

ScajolaQuesta sera una nuova puntata di Annozero. Clima caldo: tuttavia Michele Santoro e compagni si occuperanno del caso Ciancimino e dei rapporti mafia-politica, lasciando da parte - a meno che la riunione di redazione odierna non scombussoli imprevedibilmente tutti i piani (UPDATE: ed è esattamente così che è andata a finire, almeno a quanto sostengono i colleghi di polisblog) - il caso politico più scottante dell’ultim’ora. Giusto in merito alla trasmissione di approfondimento di RaiDue, il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola incontrerà poco prima della diretta (ore 19.30) il presidente della Rai Paolo Garimberti e il direttore generale Mauro Masi. L’argomento del giorno sarà ancora la prima puntata di Annozero, oggetto di una vera e propria indagine da parte del Ministero. Proprio il ministro ha ribadito, rispondendo così alle critiche che gli venivano mosse, in merito alla legittimità del suo intervento politico:

“Secondo l’articolo 39 del contratto di servizio, il ministero per lo Sviluppo economico cura la corretta attuazione del contratto stesso con facoltà di disporre verifiche, ispezioni o richiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti. Si tratta di un potere specifico e ben definito che costituisce espressione delle peculiari responsabilità che l’ordinamento attribuisce al governo. Le funzioni del ministero non confliggono con quelle della commissione di Vigilanza e dell’Autorità per le telecomunicazioni ma si coordinano con essere nel perseguire l’obiettivo comune di garantire il puntuale rispetto da parte della concessionaria degli obblighi connessi al servizio pubblico”.

L’opposizione, nella persona di Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni, è stata la seguente:

“Un intervento su un singolo programma televisivo non ha alcuna giustificazione nell’articolo 39 del contratto di servizio, in vigore da 15 anni e mai utilizzato da nessun ministro per giustificare interventi censori. In materia di pluralismo il governo è parte in causa e non è certo un arbitro imparziale”.

Ma la lista delle priorità della Rai prevede altri appuntamenti decisivi.

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Tg1, Comitato di Redazione contro il direttore Minzolini: "Non siamo di parte"

pubblicato da Stefano Sgambati

Minzolini e BerlusconiIl comitato di redazione del Tg1 ha deciso - non è la prima volta - di prendere le distanze dal proprio direttore Augusto Minzolini il quale ha quest’oggi firmato un editoriale in cui ha delegittimato la denuncia manifestata ieri a Piazza del Popolo da circa 250mila persone: “Sostenere che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo”, ha detto il direttore che ha, in questi mesi, deliberatamente nascosto ai suoi telespettatori la notizia delle feste con escort in casa Berlusconi. Il cdr ha così deciso di chiedere ai vertici Rai “una convocazione urgente per esprimere le nostre preoccupazioni”

Il comunicato, che verrà letto questa sera nell’edizione del Tg1 delle 20, recita:

“Il Tg1 non è mai stato schierato, nella sua storia, contro alcuna manifestazione. Ieri il direttore lo ha allineato contro la manifestazione del sindacato unitario dei giornalisti per la libertà d’informazione, cui ha aderito una moltitudine di cittadini. Il Tg1 ha per sua tradizione un ruolo istituzionale, non è un tg di parte. E’ il Tg di tutti i cittadini, anche di quelli che hanno manifestato per chiedere il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione. E cui sbrigativamente è stato detto di aver fatto una cosa ‘incomprensibile’. Il Tg1 va in tutte le case. E’ servizio pubblico e rispetta ogni opinione e sensibilità per non mettere in gioco il suo patrimonio di credibilità. Ai telespettatori che in queste ore fanno giungere le loro proteste l’impegno del comitato di redazione perché siano recuperati rispetto ed equilibrio”.

Ricordiamo che il cdr del Tg1 era già insorto un paio di mesi fa, per urlare la propria indignazione in merito alle eccessive ingerenze della politica nei gangli della stessa direzione e amministrazione del suddetto telegiornale.

Editoriale - Basta col gossip in tv

pubblicato da Malaparte

Renato Schifani, Presidente del Senato

Il Presidente del Senato Renato Schifani ha detto delle cose importanti a proposito della televisione, del servizio pubblico e della politica. Delle cose che è bene tenere a mente e ricordare per le prossime vicende, giacché uno dei principali problemi del nostro paesello, catodico o meno, è la memoria corta. Vale la pena, dunque, di trascriverle, le parole di Schifani, così come riportate, per esempio, da Adnkornos:

La Rai è un servizio pubblico, è tenuta a dare ai cittadini un’informazione, una critica politica che deve essere sempre attenta al buon gusto e a quello che effettivamente interessa il comune cittadino, niente gossip e niente cattivo gusto […] quello che mi preoccupa è che l’imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si sta spostando anche sul mezzo televisivo.

Ora. Decontestualizziamo e analizziamo le parole del Presidente del Senato: come non essere d’accordo? Come non auspicare una degossipizzazione dell’informazione politica? Come non auspicare il buon gusto nella stessa? Il punto è che Schifani - lo sappiamo bene - si riferisce all’annosa questione Annozero. Il suo discorso però dovrebbe essere esteso a tutta l’informazione, dai Tg ai programmi di approfondimento, qualunque siano le tesi sostenute in questi programmi e le testimonianze portate per avvalorare queste tesi. Da ultimo, non possiamo dimenticare il fatto che la vita pubblica di personaggi pubblici è un fatto che interessa l’opinione pubblica. Soprattutto se questi personaggi hanno a che fare con le scelte che vengono prese a ogni livello nella vita sociale di un Paese. In merito, ecco quel che scrivevo in un vecchio editoriale.

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Rai Tre: redazione in rivolta contro l'ipotesi di sostituire il direttore Ruffini

pubblicato da Stefano Sgambati

Rai TreUna recente vignetta di Ellekappa, una delle più brillanti autrici satiriche nel suo genere, “disegnava” RaiTre come una crepa nella claque. Quattro parole che sanno distinguere perfettamente una verità dei fatti che può sfuggire ai più, complici anche l’assuefazione all’orrido e questo prolungato caldo fuori norma: la terza rete di Viale Mazzini è un minuscolo, seppur vivido, barlume di televisione semi-libera in un agglomerato incandescente di regime berlusco-cratico. Proprio per questo è in atto in questi giorni, l’abbiamo visto, un tentativo indefinito ma definitivo di delegittimazione del canale di Paolo Ruffini.

Sono gli stessi dirigenti di RaiTre a movimentare la situazione, ostentando il proprio dissenso con una lettera pubblica - firmata da Luigi Bizzarri, Mussi Bollini, Annamaria Catricalà, Francesco Di Pace, Maria Vittoria Fenu, Enrico Ghezzi, Stefano Marroni, Fernando Masullo, Loris Mazzetti, Rosanna Pastore, Lucia Restivo, Lucia Riva, Anna Scalfati, Sara Scalia, Andrea Valentini - nella quale “trovano doveroso esprimere tutto il loro stupore ed il loro sconcerto per il persistere di notizie relative alla sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini”.

Prosegue la missiva:

“Questa ipotesi non solo non è legata ad una scadenza del mandato ma è priva di qualsiasi motivazione editoriale o professionale e avrebbe effetti fortemente negativi sull’immagine e la credibilità del servizio pubblico mettendo di fatto in discussione la continuità di una linea editoriale vincente in termini di qualità, ascolti, immagine, innovazione e rispetto delle compatibilità economiche. Sono questi risultati che hanno fatto di Raitre la rete più identificata dai telespettatori con la missione di servizio pubblico, come testimoniato da tutte le indagini indipendenti e le analisi di mercato. E’ doveroso sottolineare che questi risultati sono stati resi possibili da una direzione che ne ha costantemente fatto il primo obiettivo da raggiungere, fondandolo sul rispetto del telespettatore e sulla difesa della libertà di manifestazione del pensiero, salvaguardando l’autonomia di ogni dirigente e l’identità delle visioni culturali di ciascuno, e garantendo un’offerta ineguagliata nel campo delle inchieste, della cultura, della satira, della televisione intelligente”.

Pensare che, in seno alla Rai, si stia considerando di mettere mano alla direzione di RaiTre, quando rimane ancora operoso un direttore di telegiornale, per esempio, come Minzolini, macchiatosi di “svarioni” deontologici al limite dell’accettabile, è triste, ancor più che scandaloso. La televisione di Stato non è mai stata così poco “pubblica” come in questo momento.

Addio All Music: progetti di restyling. In autunno nascerà "Deejay Tv" con Linus direttore

pubblicato da Stefano Sgambati

Linus e Nicola SavinoAbbiamo parlato spesso, su TvBlog, delle alterne vicende di AllMusic, il canale televisivo del Gruppo l’Espresso piagato dai dissesti finanziari. In autunno - è notizia di “ItaliaOggi”- i vertici aziendali potrebbero cambiare nome in “Deejay Tv”, sotto la direzione di Linus. Così il polo editoriale di De Benedetti sta provando a salvare la capra e i cavoli di una struttura drammaticamente traballante. Intanto alcuni passi avanti sono stati fatti: i 25 ex dipendenti sono stati rassicurati con una cassa integrazione di un anno. Dall’autunno, quindi, partirà questo tentativo editoriale di proseguire il grande successo di “Deejay chiama Italia” che va in onda contestualmente in radio e in tv. Molti dei volti che andranno a comporre l’organigramma di questa nuova “Deejay Tv”, l’azienda ce l’ha già in casa: da Nicola Savino a Fabio Volo, da Platinette al Trio Medusa o Elio e le storie tese. Personaggi in grado di radunare da subito una grande pletora di appassionati.

L’intenzione è di trasmettere il nuovo canale in analogico e in digitale terrestre. Sul satellite, invece, verrebbe piazzato un nuovo canale ispirato al social network, ovvero “Mydeejay”. Staremo a vedere.

Crisi economica uguale più spettatori davanti alla tv. E' la fine o la rivincita della vita stile "Happy Days"?

pubblicato da Stefano Sgambati

La crisi porta spettatori alla televisione

Succede questa cosa qui, alla gente, c’è poco da fare: chiamatela, se volete, rivincita della vita, o come vi pare, certo è che esiste un modo, tutto umano, forse bestiale, più ancestrale, per il quale le persone in bilico sul baratro, pure quando non c’è più alcuna speranza gravitazionale, si affidano alle braccia, disperatamente, le fanno ruotare per cercare di ritrovare un equilibrio ormai andato. Si chiama sopravvivenza, si chiama istinto. A sentire l’ultima ricerca di mercato dell’Eurisko, si chiama televisione.

Non è un caso se la risposta più massiccia degli italiani al disagio sociale che stanno vivendo in questi mesi - la crisi economica e compagnia bella - sia piazzarsi davanti al tubo catodico, telecomando alla mano e testa da un’altra parte. I dati emersi parlano di una crescita netta di tutta l’offerta televisiva, da quella generalista alle pay tv, con particolare riferimento all’intrattenimento, ai cartoon e alle news.

Non è una novità, non lo sarà mai, per carità: scorgiamo sempre un puntino di luce in fondo al tunnel, o almeno è così che tendiamo a credere, e pazienza se quel puntino di luce, la metà delle volte, non è l’uscita ma i fari di un tir che ci stanno puntando. Nel Medioevo, un’epoca buia per antonomasia, la gente come non mai riusciva a compensare la brutalità, la durezza del quotidiano con una fantasia e una vitalità che permettono oggi pochi paragoni: c’era la caccia, c’era lo sport, c’erano i banchetti interminabili, c’erano i grandi abiti, c’erano le feste religiose, c’era l’alcol, naturalmente, i giochi, il sesso, gli scacchi e i dadi. La gente è questo che fa, quando fuori tutto è buio: prende e accende un fiammifero, anche se è l’ultimo della scatola.

Non saprei dire se il tutto è più consolatorio o disperante. Immaginarsi, oggi, tutti questi tizi in poltrona, non particolarmente di buonumore, che osservano ciecamente quanto lo schermo propone: può portare da qualche parte? Suggeriva il poeta De André che la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio. La televisione cosa farà? Giacché il compito relativo al dare il cattivo esempio mi sembra esaurito da un pezzo, adesso come agirà la televisione? Dove potranno mai portare i “buoni consigli” della televisione? Avranno la funzione di quelle braccia rotanti che l’uomo in bilico sul baratro agita per recuperare l’equilibrio? Serviranno a ritrovare il baricentro? Mi permetto di dubitare: soprattutto se queste grandi percentuali, questi impressionanti dati relativi al numero di telespettatori attivi si concentrano intorno ai soliti noti, cioè i reality show, i grandi fratelli, le fattorie, le marie de filippi. Niente di male: la gente se lo merita, perché il periodo è bruttissimo. E’ solo che torniamo a bomba: a quel puntino di luce all’orizzonte che non si sa se è l’uscita o i fari di un minacciosissimo tir contromano.

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Editoriale - TvBlog, 10mila di questi iscritti (e 3mila post del sottoscritto)

pubblicato da Malaparte

TvBlog Awards 2009

Succede che, scherzando e ridendo, complici anche i TvBlog Awards 2009 - le cui votazioni sono sempre aperte, come sapete - oggi ci troviamo a festeggiare il superamento dei 10mila utenti iscritti a TvBlog.

Questi numeri roboanti, queste cifre di passaggio suggeriscono sempre qualche riflessione, suscitano il bisogno di dire qualcosa, anche se da dire, probabilmente, non ci sarebbe proprio nulla.

La realtà di TvBlog la conoscete bene, è in continua evoluzione - ci sarà qualche piccolo turnover in termini di firme, in questi giorni - e la sua forza - ma anche le sue debolezze - sta proprio in quell’essere un ibrido fra il classico blog tematico e un tentativo palese, uno sforzo, una volontà di fare qualcosa di più.

Evidentemente, ve ne sarete accorti, la fuori, se ormai constiamo di una community di oltre 10mila utenti iscritti. 10mila. Mica bruscolini. Ma non stiamo qui a incensarci, percarità. Si può fare meglio e lo faremo, spinti dalla nostra volontà di crescere, appunto.

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Editoriale - Una macedonia di fatti televisivi che inducono a stare spenti

pubblicato da Malaparte

Spot Sanremo 2009

Aprire gli occhi per lanciarsi, per un giorno, nel mondo prima dell’ultima festività, a meno di non aver optato per il ponte lungo, potrebbe essere molto utile per stare spenti ancora un po’.

A dire il vero, a volerne cercare, di fatti per scrivere questo editoriale, il primo del 2009 - Buon Anno, in ritardo, Cari Lettori e Cari Redattori - ce ne sarebbero a iosa. Tanti da riempirne una dozzina, di editoriali. Per esempio, bisogna ricordare, una volta di più, che da oggi in Francia parte la rivolozione Sarkozy: reti pubbliche senza spot dalle 20 in avanti (e completamente private della pubblicità entro il 2012).

Per esempio, che Vittorio Sgarbi si è infuriato, bontà sua, perché il suo brano è stato escluso dal Sanremo di Bonolis, e per gradire ha pure detto che è da sfigati sottoporsi al giudizio di uno come Bonolis.

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Editoriale /15 - Aspettando il Natale, ma con realismo

pubblicato da Malaparte

Jenny McCarthy in Santa Baby Non è che si vuole per forza essere pessimisti, da queste parti. Anzi. Anche noi, qualche volta, ci facciamo prendere dall’atmosfera natalizia. E quindi, come regalo ai nostri lettori annunciamo ufficialmente che da oggi partono i lavori per i TvBlog Awards 2009, sperando di farvi cosa gradita. Le categorie rimarranno sostanzialmente quelle dello scorso anno, procederemo ai maxi-sondaggioni e poi ai game-gironi all’italiana per i finalisti.

Ma il realismo è necessario, anche quando si parla di televisione. Nell’editoriale di Sorrisi (un editoriale ben più illustre di quello, modestissimo, del sottoscritto) dal titolo Che meraviglia l’attesa del Natale (alla faccia della crisi economica), si legge, fra l’altro:

Anche in tv è tutto più bello: dagli spot pubblicitari, più colorati e poetici, ai film trasmessi, che ci fanno rivivere gli anni di quando eravamo bambini


Ecco, mi permetto di dissentire da Alfonso Signorini, senza pretesa alcuna di aver ragione. Espongo il mio punto di vista, che è quello di chi vede una televisione che arranca, proprio come il nostro paesello, in attesa di nuove boccate d’ossigeno.

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Editoriale /10 - L'iperrealityshow

pubblicato da Malaparte


Ieri abbiamo parlato dell’opportunità di mandare o meno in onda - al di là di una diretta, che è ovviamente fuori controllo - le immagini di un malore in televisione. La posizione del sottoscritto in merito la conoscete bene, ma mi piace riflettere con voi su una questione fondamentale: i tempi che cambiano.

Dieci anni fa - la cifra non è scelta a caso. Dieci anni fa non esistevano i reality show - probabilmente la scelta di non replicare dette immagini sarebbe stata quasi universalmente condivisa.

Ma, obiettivamente, sono cambiate la percezione, la morale e la televisione stessa. Mettere in mostra se stessi e le proprie abitudini senza inibizioni è diventata quasi una prassi, la nuova generazione di adolescenti, cresciuta con i reality show, è - perdonate la semplificazione, è doverosa per questioni di tempo e spazio: cercherò di non renderla banale - priva di certe inibizioni e certi tabù. E’ lecito mostrare tutto, essere protagonisti - sarà questo, per esempio, uno dei motivi del successo di Facebook. Parliamone, anche lì, perché no? -, ma soprattutto è lecito poter vedere tutto degli altri.

In questo senso, The Truman Show mi sembra un lavoro di quelli incredibilmente predittivi, precognitivi. E’ l’iperrealityshow. Ne più ne meno.

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Editoriale /9 - Il circuito della paura televisiva

pubblicato da Malaparte


La settimana scorsa l’editoriale che parlava della tv che non (si) graffiaha avuto un bel seguito e alcuni commenti interessanti. In uno, a firma stangata, si leggeva:

C’è soprattutto un circuito di paura. Le produzioni hanno paura di non mantenere la propria quota/spartizione ore con i network, i network hanno paura dell’Auditel e cercano format rassicuranti all’estero, i format esteri fanno paura perché sono troppo esteri e devono diventare italiani, troppo italiani fa paura perché finisce che è sempre la stessa pappa, (quindi, sceneggiatori che aggiustate i format, mettete molta pappa italiana standard e un po’ di novità), gli sceneggiatori che adattano i format hanno paura di perdere il lavoro ma anche di vomitare l’anima e abdicare a se stessi, lo spettatore ha paura di annoiarsi, ma anche di essere libero di spegnere la tv. Tutti abbiamo paura. Forse tutti dovremmo dire qualche no. Così, se non altro per vedere che non muore nessuno.



Ecco, cari sceneggiatori, cari autori, cari. Qui, paura non ne abbiamo. E allora vi chiediamo, citando il nostro commentatore: che ne direste di dire qualche no?

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Editoriale /8 - La tv che non (si) graffia, Confalonieri e la serie che non rassicura, gli sceneggiatori

pubblicato da Malaparte


Tempi duri, cari telemaniaci, tempi durissimi, lasciatevelo dire e ditecelo anche voi (e ditecelo anche su Facebook, dove è nato il grande gruppo TvBlog), quanto siano duri, questi moderni tempi da telemaniaci disillusi.

La tv non graffia più, fatte salve poche eccezioni. Non graffia e non si fa graffiare, tutta tesa com’è a proteggersi dalle critiche e dalle parole di chi prova a criticare, sui blog, sui giornali, ovunque; di chi prova a cambiare - per quanto si possa - lo status quo. Ma lo status quo, per definizione, si cambia solo con le rivoluzioni. E la rivoluzione non va d’accordo con la pubblicità, ma neanche con le convinzioni dei dirigenti.

Prendo a prestito, per questo editoriale che potrà sembrare a qualcuno catastrofista e che invece vorrebbe essere, come al solito, propositivo, quel che si legge sul blog della SACT (Scrittori Associati di Cinema e Televisione - questo, invece, il sito ufficiale) a proposito delle recenti dichiarazioni di Fedele Confalonieri. E ne approfitto per invitare tutti gli addetti ai lavori a partecipare, qui, alle nostre conversazioni sulla televisione. Perché rimango convinto del fatto che sia bello e utile a tutti mettersi in gioco, mettersi in discussione e soprattutto rimettersi ai giudizi di chi la tv la guarda e ha diritto e dovere di criticarla. Ma dicevo del blog della SACT. Ecco.

Per chi non è informato, Confalonieri ha commentato la crisi di Mediaset e in particolare quella della fiction italiana. Partendo dal flop di Crimini Bianchi, Confalonieri sostiene che la serie Taodue sarebbe andata male perché troppo ansiongena. Confalonieri prosegue e afferma che in un momento di crisi come questo “la gente ha bisogno di favole”. E come esempio cita Frank Capra e “La vita è meravigliosa”. Quindi, tradotto in soldoni, da oggi in poi cari colleghi scriveremo tutti delle belle favole.

Ma, con le sue affermazioni, Confalonieri presta il fianco ad una serie di osservazioni…

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Editoriale #6 - La tv da buttare o da salvare

pubblicato da Malaparte

Mi perdonerete questo slittamento dell’editoriale dal lunedì al mercoledì, cari lettori. In fondo, su un blog, ogni tanto possiamo permettercelo.

E mi permetterete anche di ritornare a bomba su argomenti che non sono per nulla sepolti, a giudizio del sottoscritto, citando a piene mani da una doppia pagina de La Stampa di domenica scorsa - eh sì, avevo studiato, e l’editoriale doveva, come al solito, uscire di lunedì mattina.

Si tratta, diciamolo pure, di una doppia pagina molto interessante per chiunque voglia fare o parlare di televisione. Varie firme dicono la loro in merito a polemiche recenti, che sembrerebbero sopite ma che in realtà non lo sono.

La tv, secondo molti, non ce la fa più: ha perso smalto, ha perso pubblico (e questo è indubbio, almeno per quanto riguarda la tv generalista) e le produzioni nostrane sono spesso di basso livello. Alessandra Comazzi scrive:

Delle parole di Fiorello si sono stupiti soltanto coloro che non guardano mai la tv.



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