
HBO, lo diciamo da sempre, è garanzia di qualità e originalità. Il network americano, che ha lanciato perle come OZ e I Soprano, è “responsabile” anche della produzione e messa in onda di un’altra splendida serie, della quale abbiamo parlato più volte in passato: The Wire. Il telefilm riparte stasera alle 22.50 su Cult, la rete del gruppo Fox visibile su Sky, con la quarta stagione in prima visione assoluta in Italia. Il primo episodio della quarta stagione si intitola Ragazzi in vacanza. Verranno trasmessi due episodi a settimana, ogni venerdì.
Scritta da David Simon, giornalista di cronaca nera e apprezzato autore televisivo, in collaborazione con l’ex poliziotto Ed Burns, la serie prende il titolo dalle cimici elettroniche e dagli strumenti di sorveglianza usati dalla polizia per indagare le organizzazioni criminali dedite al narcotraffico. Ogni stagione racconta un aspetto diverso della città di Baltimora, tristemente famosa per il suo alto tasso di violenza e criminalità.
Negli Stati Uniti la serie è terminata il 9 marzo 2008 con la messa in onda dell’ultima puntata, la decima (delle iniziali 13 previste, poi ridotte a dieci), della quinta stagione. Nel cast, tra gli altri, Dominic West, John Doman, Wendell Pierce, Lance Reddick e Deirdre Lovejoy. Molti degli interpreti di The Wire sono dei volti telefilmici noti, alcuni dei quali sono apparsi proprio in produzioni HBO come OZ. Alcuni autorevoli quotidiani americani, hanno definito The Wire la miglior serie tv di tutti i tempi.
La figura del cosiddetto “embedded journalist”, ovvero del giornalista arruolato, esiste dalla guerra del Golfo del 1991. Consiste nel permettere ad un giornalista di vivere fianco a fianco dei soldati, senza privilegi ma rispettando le loro regole, e di raccontare così, da “privilegiato”, gli sviluppi di un conflitto.
Ed è proprio questo il punto di vista che viene raccontato nella miniserie in sette puntate dal titolo “Generation Kill”, che Steel manda in onda da stasera alle 21 (da domenica prossima verranno trasmessi due episodi a settimana). Prodotta da Hbo nel 2008, la serie vanta due autori prestigiosi: Ed Burns e David Simon, autori -il secondo anche creatore- di “The Wire”.
La trama che ci sarà presentata non è frutto di fantasia, ma è la vera storia di Evan Wright (nella serie è interpretato da Lee Tergesen, Toby in “Oz”), giornalista di “Rolling Stone” che ha seguito il primo battaglione esploratori dei Marines -il più pericoloso- durante la guerra irachena del 2003. Da quella esperienza è nato il libro “Generation Kill”, che la critica ha definito “una prospettiva unica, mai vista prima dal pubblico americano, sulla guerra in Iraq e le truppe che vi combatterono”. Inevitabile, quindi, che anche Wright collaborasse alla sceneggiatura della serie tv, a cui hanno partecipato anche due marines, diventati poi personaggi del telefilm.


Il post che segue è stato scritto da MarcusDaly ed è una lunga recensione di The Wire, serie americana di cui in Italia ben pochi si sono occupati e di cui nessun altro ha scritto in maniera così approfondita e puntuale. Per questo, pubblichiamo volentieri, augurandoci che faccia piacere agli appassionati e che possa portare proseliti e fan e questa serie. Malaparte
Avvertenza: post lunghissimo e nerd, per veri teledipendenti.
HBO, la più antica e prestigiosa tv via cavo americana, è, a giudizio unanime della critica internazionale, la rete che più ha contribuito, dalla fine degli anni ‘90 ad oggi, a dare alle serie televisive quel prestigio e quel valore culturale che prima erano appannaggio solo del cinema.
Ogni volta che si parla del fenomeno delle serie tv, della loro finezza di scrittura, capacità di approfondimento tematico, introspezione psicologica, raffinata costruzione narrativa, disegno dei personaggi, si finisce per citare immancabilmente quella manciata di show che hanno fatto la differenza e la fortuna di questa rete: OZ, Six feet under, Sopranos, Sex and the city. Tutte prodotte e andate in onda, quasi contemporaneamente, tra il 1997 e il 2001.
Eppure, c’è una serie che meriterebbe di essere aggiunta a quest’olimpo internazionalmente riconosciuto. Una serie che in America è ben nota e osannata quanto quelle appena citate, ma è inspiegabilmente molto meno conosciuta nel resto del mondo, pur non essendo da meno.
Trasmessa a partire dal 2002 per cinque stagioni composte da 12/13 episodi ciascuna (tranne l’ultima di 10), The Wire (sito ufficiale) è senza dubbio la serie più complessa e ambiziosa che sia mai stata concepita. A differenza delle altre enumerate prima, che pure, rispetto ai telefilm dei canali free americani, hanno ben altro spessore in termini di complessità di scrittura e di tematiche controverse, The wire va oltre non tanto per la violenza visiva e il crudo realismo (che pure sono molto presenti in OZ e Sopranos, ad esempio) quanto per l’impossibilità di descriverne il concept in termini univoci.