
UPDATE: Le fonti online (Asca e Teleborsa) danno per certo il via libera di Cielo sul DTT dal 1 gennaio 2010 nei titoli d’agenzia, seppure il testo del comunicato ministeriale alluda a un chiarimento in corso, e non specifichi un’effettiva risoluzione della vicenda. TvBlog prende atto della verosimile ipotesi dell’arrivo di Cielo sul DTT dal 1 gennaio 2010, termine minimo indicato dal Ministero. Tuttavia va lasciata aperta l’ipotesi di un ulteriore slittamento a febbraio per via dei 30 giorni previsti (trascorsi i 60) per necessità istruttorie, oltre che un rinvio a data da destinarsi per altri intoppi burocratici. Non è da escludersi, inoltre, la possibilità da noi rilanciata che un’eventuale risposta negativa della Commissaria europea alla concorrenza, che non risulta ancora giunta, potrebbe addirittura bloccare l’intero processo.
Cielo sarà visibile in chiaro sul digitale terrestre a partire dal 1 gennaio 2010. E’ un’ipotesi verosimile dedotta dalle agenzie appena diramate, in basa al fatto che in data 2 novembre la società Sky Italia srl ha presentato la richiesta di autorizzazione per la trasmissione del suo nuovo canale e ad oggi non era ancora trascorso il termine legale dei 60 giorni di “accertamenti”.
Dagli Uffici del Vice Ministro con delega alle comunicazioni, on. Paolo Romani, si segnala che il Ministero è tenuto al rilascio del prescritto titolo abilitativo entro il termine di 60 giorni, peraltro estensibile di ulteriori 30 in caso di necessità istruttorie, coincidente quindi nella fattispecie con la data del 1° gennaio 2010; per trasmettere dal 1° dicembre il canale in chiaro sulla piattaforma digitale terrestre la società avrebbe pertanto potuto cautelativamente richiedere l’autorizzazione in data largamente antecedente al suo inoltro del 2 novembre. Nel corso dell’istruttoria si è valutata anche la coerenza dell’ammissibilità della richiesta e della legittimità alla diffusione del canale alla luce dei vincoli enunciati dalla decisione della Commissione europea del 2 aprile 2003 con riferimento agli impegni della fusione Stream / Telepiù.
Dunque, in data 12 novembre, il Ministero aveva già chiesto un chiarimento al riguardo con una lettera inviata alla Commissaria europea alla concorrenza, e Sky era stata informata della necessità di ulteriori approfondimenti da concludersi entro i 60 giorni prescritti per il rilascio del titolo abilitativo. Tuttavia, l’annuncio a mezzo stampa dell’imminente arrivo del canale, prima della scadenza del termine prefissato per le indagini, ha annullato la partenza del 1 dicembre (data odierna).
Il vicepresidente di Mediaset Piersilvio Berlusconi difende la scelta dell’azienda di muoversi contro Sky alla voce chiavetta digitale. Il ricorso presentato dal Biscione all’Antitrust, secondo il figlio di Papi, è più che legittimo e, anzi, è soltanto un atto propedeutico a nuovi, imminenti e clamorosi ribaltoni. In breve: Mediaset prova a gabbare Sky, Sky risponde con un geniale hardware usb da collegare ai decoder Hd per poter aggiungere tutti i canali free to air del digitale terrestre; Mediaset allora s’arrabbia sul serio e urla ai quattro venti che no, così non si fa, stando così le cose non si gioca più, e prova a portarsi via il pallone: la chiavetta è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e buonanotte al secchio. “Perché la concorrenza andrebbe bene - ha detto Piersilvio - ma purtroppo siamo quasi alla guerra”. Vediamo perché:
“Sky ha proposto un’iniziativa che secondo noi è anticoncorrenziale: quindi riteniamo l’esposto all’Antitrust giusto, addirittura doveroso, per tutelare gli interessi di Mediaset, ma anche dei consumatori finali, visto che con la chiavetta Sky offrirà solo un’offerta parziale del digitale terrestre”.
“Consumatori finali” richiama alla mente qualcosa. Risolto il deja-vù, vediamo come Piersilvio Berlusconi chiarisca - sempre dalle colonne de la Repubblica anche un altro aspetto fondamentale, cioè quello legato alla possibile fuoriuscita del canali generalisti Mediaset dal pacchetto Sky:
“Su Sky non ci siamo mai andati, perché sono loro che captano e trasmettono il nostro segnale nel loro bouquet, ma ad oggi non abbiamo motivi per pensare di scendere”.

Cominciamo con un “personalismo”. Non si fa, non è deontologico, ma facciamolo: vivo a Roma e oggi, come tante altre famiglie della Capitale, mi sono ritrovato definitivamente e irrimediabilmente “switchato”. La Città Eterna è la prima capitale europea completamente spenta dal punto di vista analogico: ebbene, per quanto mi riguarda, i tempi di azione relativi al passaggio definitivo al digitale terrestre si sono esauriti in circa 48 secondi. Acquistato un decoder esterno da 29 euro, collegatolo al televisore tramite presa scart e alla corrente tramite normale cavo di alimentazione, non ho fatto altro che accenderlo, premere “ok” sul telecomando per avviare la ricerca automatica e vedere tutti i canali di questo mondo. Molto bene, dunque, niente di più facile: così che adesso, anche il piccolo televisore sistemato in cucina, e acquistato in tempi ormai tecnologicamente remoti, possa rimanere utile e funzionante saecula saeculorum. Amen.
Non tutto e non dovunque, tuttavia, è filato liscio. Al momento risultano essere oltre 20mila le telefonate giunte al call center del ministero dello Sviluppo economico all’apposito numero verde 800022000. Secondo quanto riferisce l’ufficio del viceministro, Paolo Romani, il 92-93 per cento delle chiamate sono collegate a richieste di aiuto per la sintonizzazione degli apparecchi televisivi, la parte restante ad altri tipi di problemi.
A questo proposito è insorto il Codacons il quale, “considerati i disagi patiti dagli utenti”, ha annunciato “la presentazione di un ricorso d’urgenza in tribunale, finalizzato a posticipare la data dello switch-off in modo tale da consentire a tutti i residenti della capitale di ottenere le giuste informazioni e trovarsi preparati al passaggio alla tv digitale e per evitare che una parte della popolazione romana resti indietro e senza possibilità di vedere la tv”. Secondo il presidente Carlo Rienzi i principali disagi riguardano soprattutto la risintonizzazione dei canali, “operazione che sembra meno facile di quanto annunciato”.
Altre segnalazioni sono arrivate al Codacons per quanto riguarda l’attività di Tivùsat, la piattaforma satellitare frutto dell’intesa di Rai e Mediaset. Sostiene l’associazione: “In teoria Tivùsat dovrebbe essere utilizzata per chi, avendo il segnale tv debole, non riesce a ricevere i canali del digitale terrestre. Peccato che le smart card siano introvabili e che il call center per avere informazioni, l’199 309 409 sia una ‘bufala mangiasoldi’. Il numero unico, infatti, costa la bellezza di 14,26 centesimi di euro al minuto. Peccato che sia impossibile mettersi in contatto con un operatore, qualunque opzione si scelga, salvo non si abbia già la smart card, quelle che appunto non si trovano. Eppure l’opzione 3, stando alla voce automatica, dovrebbe servire a chiedere assistenza”.
Staremo a vedere.
Da queste parti, come detto, e non potevo esimermi per onestà intellettuale, tutto è filato liscio come e più dell’olio.

Un dossier di Altroconsumo inchioda la Rai. Numeri impressionanti quelli svelati dal quadro fornito dall’Associazione e anticipato in esclusiva da L’Espresso a questo indirizzo, che chiariscono senza più l’ombra del minimo dubbio la violazione continua e imperterrita del contratto di servizio pubblico da parte della televisione italiana di Stato. Stiamo parlando degli “oscuramenti” perpetrati da Viale Mazzini in lotta con Sky e concentrati principalmente su RaiDue, rete già fuoriuscita dall’analogico in diverse regioni, secondo il regolare percorso dello switch over, progetto semi “eversivo” atto a spingere la popolazione verso il digitale terrestre semplicemente utilizzando metodi coatti.
Dal dossier emergono oltre 400 ore di black out satellitare in soli due mesi, cioè dal 4 agosto al 4 ottobre 2009, pari a 6,88 ore oscurate al giorno. Quasi sette ore quotidiane in cui l’abbonanto è impossibilitato a usufruire di ciò per cui ha pagato.
Altroconsumo si è quindi rivolta al tribunale di Roma presentando un ricorso contro la Rai per “pratica commerciale scorretta, lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti. […] Privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico, persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell’Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti”.

UPDATE: A seguire il comunicato della Lega calcio sulla questione dei diritti della Serie A, negati in toto a Sky dal 2010, pubblicato da Digital-Sat.
La “Lega Nazionale Professionisti” prende atto con sorpresa dell’ordinanza pronunciata oggi dal Presidente della Corte d’Appello di Milano nel procedimento promosso da Conto Tv relativamente alla assegnazione dei diritti audiovisivi delle stagioni sportive 2010-2011 e 2011-2012.
La LNP continua a ritenere di aver realizzato la procedura competitiva nel pieno rispetto della Legge Melandri-Gentiloni, della normativa Antitrust, e dei principi approvati con le Linee Guida.
Per questo proporrà immediato reclamo contro il provvedimento cautelare che ritiene carente nelle motivazioni e comunque infondato.
Nei cieli di Sky si prospettano tempi bui. E’ stato appena accolto il ricorso presentato dall’emittente Conto Tv alla corte di Appello di Milano, in cui veniva contestata la formulazione del bando di assegnazione dei diritti tv per il satellite.
Conto Tv aveva mosso guerra all’impero di Murdoch già nei giorni precedenti al bando per l’asta dei diritti satellitari, diffidando la Lega dal predisporre un solo pacchetto su Sky con tutte le dirette. In un esposto ad Antitrust e Agcom si è lamentata la disparità dei diritti tv sul satellite rispetto a quanto previsto per il digitale terrestre.
La sentenza dell’Antitrust è attesa per maggio 2010, ma per ora Conto tv ha vinto il primo round. La Corte di Appello di Milano ha, infatti, bloccato l’assegnazione dei diritti televisivi satellitari della Serie A 2010-2012 assegnati a Sky e ha vietato alla Lega Calcio di procedere nell’esecuzione del contratto a favore dell’emittente di Rupert Murdoch.

Da alcuni giorni Canale 5, già si sa, ha modificato la propria posizione nella lista dei canali emessi via satellite. Questo sta a significare che, da alcuni giorni, certi utenti ne hanno perduto il segnale, a meno che il proprio decoder non abbia provveduto autonomamente a modificare i parametri (cosa effettivamente verificatasi nella stragrande maggioranza dei casi). Tuttavia, in caso di problemi, ha avvisato Mediaset, è sufficiente avviare la funzione “ricerca canali” con il telecomando del decoder satellitare e seguire le istruzioni.
Questo da alcuni giorni, si diceva.
Da lunedì, infatti, è successa una cosa nuova - come puntualmente segnalato da DigitalSat. Mediaset si è inventata un nuovo sistemino per inibire la visione di taluni programmi senza codificare il canale. Si tratta di un cartello, come questo blu a corredo del presente articolo, comparso, per l’appunto, ieri e lunedì durante Beautiful e Centovetrine, due programmi, tra l’altro, che mai avevano subìto criptaggi di alcun genere (sempre DigitalSat ipotizza un esperimento di massima, per capire le variazioni in termini d’ascolto in attesa di prossime, più definitive, mosse). L’altra cosa curiosa, geniale, verrebbe da dire, è che il semi-criptaggio così architettato si “spegne” e si “accende” intelligentemente in occasione degli spot pubblicitari: la scritta, infatti, scompare con puntualità svizzera ad ogni messa in onda dei “consigli per gli acquisti”.
Va anche notata, nell’avviso, la dicitura relativa a Tivù Sat, tanto per ricordare agli utenti che esiste una vita oltre Sky. E’ questo il senso più sottile per il quale va visto questo, diciamo così, esperimento del Biscione: affiancarsi alla Rai nel tentativo di indurre la popolazione a trovare strade alternative per guardare i programmi televisivi. Naturalmente gli spettatori, cioè NOI, poverini, hanno immediatamente cominciato a lamentarsi, a chiedere spiegazioni, com’è possibile riscontrare in questo forum. La battaglia per la regolarizzazione appare ancora lunga.
E’ passata ormai una settimana dall’avvenuto switch off in Piemonte. Il risultato è stato disastroso: praticamente tra Torino e Cuneo la televisione non si vede più (lo ha fatto presente anche un torinese doc, Piero Chiambretti, ieri sera durante la puntata della sua “Night” con Maurizio Costanzo). I quotidiani locali sono gravidi, a dir poco, di segnalazioni di disservizi, nonostante le parole del Ministero delle Comunicazioni. Il passaggio dall’analogico al digitale non è filato liscio quasi in nessuna casa. Queste le spiegazioni che il presidente del Consorzio Dgtvi Andrea Ambrogetti ha rilasciato a La Stampa:
“Tutti i network nazionali hanno convertito senza problemi il segnale analogico in digitale. Le trasmissioni digitali si vedono o non si vedono: non c’è via di mezzo. Se ci sono problemi di ricezione, questi dipendono dagli utenti. Mi spiego: non voglio dire che è colpa dei cittadini che non sanno sintonizzare i decoder, dico che probabilmente ci sono antenne che per vetustà o per filtri troppo vecchi non ricevono o ricevono i canali a singhiozzo”.
Evidentemente in Piemonte vendono antenne “tarocche”, stando alle migliaia di segnalazioni. Spiega Ambrogetti, non a caso:
“Il problema è stato trovarsi di fronte a decine di impianti non conosciuti, antenne messe proprio da Comuni o Comunità montane per potenziare i segnali per i residenti, della cui esistenza la Rai e il ministero erano ignari”.
Insomma non è stato possibile predisporre un piano di conversione completo, nonostante il larghissimo anticipo e la precisa tabella di marcia dello “spegnimento”.
Stando così le cose, ancora qualche anno di ulteriore Regime e la Rai chiuderà i battenti. Almeno quella intesa nel senso di “servizio pubblico”. I lavori, allora, fervono sul campo digitale e telematico. I vicedirettori Giancarlo Leone e Antonio Marano stanno organizzando, a quanto riferisce un’agenzia Ansa, “la riorganizzazione dell’offerta tematica” di Viale Mazzini “con un progetto che entro fine anno sarà presentato dal direttore generale in cda”. Nell’annunciarlo, lo stesso Leone svela che tra le ipotesi allo studio ci sono anche due nuovi canali, “Rai 5 e Rai 6″, che potrebbero prendere il posto di due reti già presenti nel bouquet (Raisat Extra e Premium). Queste le dichiarazioni specifiche del vicedirettore:
“Rai 5 potrebbe essere un canale di intrattenimento o dedicato all’audiovisivo italiano e europeo. Alcuni canali saranno confermati, altri potrebbero invece cambiare. I diritti degli altri sport, diversi dal calcio, che la Rai possiede, potrebbe giustificare una simile scelta. Nel complesso non si supererà il numero delle 12-13 reti tematiche, sia per rispettare il limite del 20% dei canali digitali imposto dalla legge, sia per motivi di budget. In più, la Rai punta a realizzare un canale in alta definizione”.
Quanto al digitale, in casa Rai sono molto soddisfatti dei risultati raggiunti in Sardegna. Sempre Leone:
“Ad agosto viaggiavamo nell’intera giornata sul 41% di share, due punti in più rispetto al resto d’Italia, con un 33-34% concentrato sull’offerta generalista e circa l’8% sugli altri canali. Quanto ai canali di Rai Sat che sono usciti dall’offerta Sky, da soli in Sardegna raggiungono già il 2%, con buone performance in particolare per Cinema e YoYo. In base al piano presentato dal direttore generale Masi in cda, il 2% era l’obiettivo da raggiungere nel giro di due anni. Dalla Sardegna arriva dunque un segnale interessante: stiamo evidentemente colmando un’offerta che non c’era”.
Abbiamo parlato spesso, su TvBlog, delle alterne vicende di AllMusic, il canale televisivo del Gruppo l’Espresso piagato dai dissesti finanziari. In autunno - è notizia di “ItaliaOggi”- i vertici aziendali potrebbero cambiare nome in “Deejay Tv”, sotto la direzione di Linus. Così il polo editoriale di De Benedetti sta provando a salvare la capra e i cavoli di una struttura drammaticamente traballante. Intanto alcuni passi avanti sono stati fatti: i 25 ex dipendenti sono stati rassicurati con una cassa integrazione di un anno. Dall’autunno, quindi, partirà questo tentativo editoriale di proseguire il grande successo di “Deejay chiama Italia” che va in onda contestualmente in radio e in tv. Molti dei volti che andranno a comporre l’organigramma di questa nuova “Deejay Tv”, l’azienda ce l’ha già in casa: da Nicola Savino a Fabio Volo, da Platinette al Trio Medusa o Elio e le storie tese. Personaggi in grado di radunare da subito una grande pletora di appassionati.
L’intenzione è di trasmettere il nuovo canale in analogico e in digitale terrestre. Sul satellite, invece, verrebbe piazzato un nuovo canale ispirato al social network, ovvero “Mydeejay”. Staremo a vedere.
Il settimanale economico “Il Mondo” ha pubblicato un’intervista all’attuale presidente di RaiSat Carlo Freccero, l’uomo che al momento comanda quella che è forse la “piattaforma” televisiva più chiacchierata d’Italia, considerata l’uscita da Sky che tante polemiche ha portato. Il dirigente si è sbilanciato nel tentativo di far capire come esistano dei precisi progetti per rilanciare alla grande il marchio e la struttura di RaiSat, i cui canali, lo ricordiamo, sono al momento visibili su Rai.tv, oltre che liberamente in Sardegna, unica regione all digital d’Italia.
“Raisat aveva ottimi ascolti, era la terza piattaforma dopo Sky e Fox. Cinema, Extra e Premium erano le tre reti che facevano più audience. Gambero Rosso, vista l’incertezza e l’impossibilità di poter rinnovare il contratto con Raisat, è corsa ai ripari in tempo e ha pensato di condurre la trattativa separatamente con Sky. Anche la chiusura del canale Smash era necessaria. Era un doppione. Per razionalizzare le reti si è pensato di puntare sul canale giovanile Yoyo e di mantenere il canale Gulp, sempre dedicato ai ragazzi, sulla piattaforma del digitale terrestre”.
Un argomento fondamentale, poco dibattuto purtroppo, ma in realtà in cima alla lista delle attenzioni di un’azienda seria, è quello relativo ai circa 80 dipendenti di RaiSat che rischiano il posto dopo l’uscita da Sky. Freccero assicura:
“Verranno dislocali in Rai e sui nuovi canali”.
Ce ne ricorderemo.
Pippo Baudo, dai dimenticatoi della Rai - come da lui stesso recentemente accusato - a un’intervista “caliente” concessa a Libero. Il presentatore dei presentatori sparla (diplomaticamente, per carità) del satellite e dei reality show, imbastendo una specie di crociera morale che stentiamo a capire dove possa portarlo. Il re di Sanremo ha proprio per la kermesse canora più importante d’Italia delle parole che vale la pena di riportare, in particolare dopo le rivelazioni sulla prossima conduzione 2010:
“La Clerici conosce alla perfezione il palco dell’Ariston, il tempo stringe ma farà bene. Tutto passa nella vita, ma se hanno bisogno di un direttore artistico che aiuti Antonella ad allestire il Festival, non potrei che rispondere presente: non per vanità, ma per amore verso la Rai. Verso la quale sono nei secoli, anzi nei siculi, fedele”.
Già una notizia. Don Pippo non ci sarà, ma caso mai ce ne fosse bisogno eccolo là che accorrerebbe. Gli manca, a Baudo, il Festival, non lo riesce a nascondere, soprattutto, crediamo, per un minimo spirito di rivalsa che certamente gli rugge nel petto, dopo le sue ultime deludenti conduzioni e quella a dir poco fantasmagorica di Paolo Bonolis. Il conduttore, tuttavia, rimpiange i tempi passati:
“Confesso: nei miei affetti c’è soprattutto Settevoci, il primo talent-show della storia della Rai. A metà degli anni ’60 lanciai personaggi come Al Bano, Orietta Berti, Massimo Ranieri. È questo il programma al quale sono più legato. Rispetto agli attuali Amici o X Factor c’è una distinzione: all’epoca i giovani concorrenti arrivavano preparatissimi in trasmissione ed esprimevano una personalità canora di livello. Avevano timbriche e voci uniche. Oggi, ad Amici o a X-Factor, si crea una fiera dell’illusione che, spesso, rischia di trasformarsi in fiera della delusione. Si inventano artisti professionalmente deboli”.
Un commento su Fiorello e sull’avventura digitale in generale:
“Voglio bene a Rosario ma penso abbia fatto molto male ad accettare la proposta di Sky. Questo show di 30 minuti, sotto un tendone, con un pianista e un palco disadorno, non gli rende onore. Lui è il più grande, ma paga l’errore della tv a pagamento, cioè quello di aver voluto sfidare la Rai sul versante generalista, del grande varietà. Sky non ha la cultura per questo, ha i soldi ma non le idee. Infatti gli ascolti non hanno dato ragione a Fiorello”.
Non è la prima volta che qui, su TvBlog, citiamo Alessandro Gilioli e il suo blog “Piovono Rane”, per la puntualità di certe sue argomentazioni in merito ai fatti televisivi. Considerato il mese ultra-estivo e la pochezza di contenuti, è forse giusto continuare sulla strada della comprensione, per quanto riguarda il bailamme che sta capitando in questi giorni alla Rai, non soltanto un’azienda televisiva, ma un mezzo, potentissimo e penetrativo, capace di modificare le nostre vite, le nostre abitudini e, soprattutto, le nostre scelte.
Fatte le nomine, a Viale Mazzini tuona aria di tempesta, come abbiamo ampiamente spiegato: nel suo articolo, Gilioli, riprende un clamoroso articolo, scritto per il quotidiano “Libero” da Gianluigi Paragone (nella foto), neo vicedirettore eletto di RaiUno (con il voto contrario del presidente Garimberti, ricordiamolo). E’ una fortuna che lo abbia fatto, altrimenti lo stesso avrebbe rischiato di cadere nel dimenticatoio, o di rimanere meramente in pasto ai soli lettori del quotidiano dell’ex direttore Vittorio Feltri. Scrive Gilioli nel suo pezzo intitolato “Lui mente, tu paghi, Silvio incassa”:
“Si dice che durante la guerra contro l’Iraq, gli ayatollah iraniani mandassero i ragazzini a camminare davanti ai carrarmati: così, se c’era una mina, saltavano loro e il cingolato era salvo.
Bene: ora, in Italia, Berlusconi sta usando la Rai esattamente nello stesso modo. Nella sua guerra contro Murdoch, manda avanti la tivù di Stato facendole perdere ascolti e denaro, al solo scopo di preservare il suo cingolato, cioè Mediaset.
Se volete una prova plastica di questa strategia realizzata a spese nostre - visto che la Rai la manteniamo noi - leggetevi l’articolo su “Libero” di oggi del nuovo vicedirettore di Raiuno, Gianluigi Paragone. Un misto di bugie e di incompetenza che ha dell’incredibile.Paragone infatti spiega che la Rai fa benissimo a togliere i suoi canali satellitari a Sky perché, se inclusi nel pacchetto Sky, - «regalano opportunità di raccolta pubblicitaria a un concorrente. Come se uno vendesse un giornale fatto per un terzo da articolo scritti dai suoi giornalisti, per un terzo da articoli di Libero e per un terzo da articoli del Corriere, poi lo porta in edicola e presso gli inserzionisti pubblicitari piazzandolo come un suo prodotto. In poche parole quelli di Sky salgono sulla giostra di viale Mazzini e non pagano il biglietto: geni loro o pirla gli altri».
Ora, in questo capoverso Paragone è riuscito a infilare tre balle - o tre grezze - spaventose.
Primo, gli spot pubblicitari che passano sui canali Rai attraverso la piattaforma Sky non vengono pagati a Sky ma alla Rai. E’ stupefacente che Paragone non lo sappia, o finga di non saperlo. La Rai fa il sei per cento di audience sulla piattaforma Sky e quindi incassa circa 140-150 milioni di euro l’anno grazie al passaggio sulla piattaforma Sky.
E’ previsto per oggi alle 15 - salvo rinvii, chissà perché già nell’aria (il dg Masi, indisposto dopo un intervento chirurgico, ha già annullato una conferenza stampa in mattinata che avrebbe dovuto chiarire alcuni punti relativi all’uscita della Rai da Sky) - il Consiglio d’Amministrazione che dovrebbe risolvere le questioni relative alla Radiofonia, a Rai Corporation e alla vicedirezione di Tg1 e Raiuno. Vi terremo aggiornati.
Intanto, tornando a Masi, il dirigente di viale Mazzini ha annunciato di voler rendere pubblico il dossier sul caso Sky, redatto insieme al vice dg Giancarlo Leone. Tale documento - come riporta il Messaggero - valuta, sì, intorno ai 50 milioni di euro all’anno la perdita immediata per le casse della tv di Stato, con l’uscita dalla piattaforma di Murdoch; niente in confronto, però, ai 500 milioni che si brucerebbero in tre anni restando su Sky. Prosegue Il Messaggero:
Come si arriva a questa cifra? Secondo Rai, Sky potrebbe approfittare del progressivo spegnimento del segnale analogico per passare al digitale terrestre facendo il pieno di abbonati. Di qui al 2013, anno in cui il digitale terrestre entrerà a regime completamente, Sky, secondo viale Mazzini, potrebbe arrivare a 9 milioni di abbonati, quasi il doppio di quelli attuali. Un risultato che ne porterebbe lo share alle soglie del 17 per cento. A quel punto la pay tv, già primo network italiano per fatturato, sempre secondo il dossier, guadagnerebbe ascolti su tutto il proprio bouquet di canali, togliendo alla Rai dai tre ai quattro punti di share, con una perdita di introiti pubblicitari superiore appunto ai 500 milioni di euro, anzi tendenzialmente verso i settecento.
Discorso simile per Mediaset che punterà moltissimo sull’offerta di pay tv sul digitale terrestre. Come soluzione momentanea, sia la Rai che il Biscione cripteranno su Sky gli eventi per i quali non dispongono dei diritti extra italiani, quali partite di calcio e telefilm.
E’ Sky il secondo operatore televisivo italiano per ricavi. Con buona pace di Piersilvio Berlusconi, verrebbe da dire, con simpatia, è chiaro: giacché sono loro stessi, gli addetti ai lavori, a rendere il “giochino” tra reti una specie di gara tra eminenze grigie, noialtri non possiamo fare a meno che adeguarci alle regole. D’altra parte il vicepresidente di Mediaset aveva ribadito entusiasticamente, giusto pochi giorni fa, che se la piattaforma di Murdoch era “ferma”, il merito andava attribuito tutto al Biscione.
Oggi la redazione annuale presentata al Parlamento dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazione, Corrado Calabrò, ha ufficializzato che Sky ha sorpassato proprio Mediaset, piazzandosi giusto dietro la Rai, sempre stabile al primo posto: lo scorso anno la tv di Stato ha ricavato 2723 milioni di euro, Sky Italia 2640 milioni e RTI 2531 milioni di euro. L’azienda di Berlusconi, c’è da dire, ha però consolidato l’offerta a pagamento, salendo da 125 milioni a 199.
“La Rai è ancora la principale media company italiana con oltre 2,7 miliardi di euro di ricavi, anche se in decremento rispetto al 2007 a causa della flessione della pubblicità (-3,6%). Sky Italia consolida la sua posizione, divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi. Il gruppo Mediaset (che scende al terzo posto, con un calo della pubblicità dello 0,3%) vede il rafforzamento della propria offerta a pagamento sulla piattaforma digitale terrestre (passando da 125 a 199 milioni di euro)”.
Queste le parole di Calabrò che aggiunge:
“RTI è leader della pubblicità e nuovo concorrente nelle offerte a pagamento; Sky è di gran lunga leader nella pay tv e nuovo concorrente nella pubblicità; Rai mantiene le classiche posizioni attraverso una quota di rilievo nella pubblicità e prelevando le risorse residue dal canone di abbonamento”.
Poi uno dice la crisi. Per carità: la recessione c’è ed è seria. Una tragedia economica che ha nomi e cognomi alla voce “colpevoli”. Fa solo specie constatare come le teorie e le tecniche di risparmio dei cittadini vadano a farsi benedire di fronte alla chimera del sesso.
I numeri di Nitegate, la prima tv digitale terrestre a pagamento con contenuti solo per adulti, lanciata dal gruppo Profit di Raimondo Lagostena, parlano chiaro: 100mila smart card già prevendute e un obiettivo di 500mila card da raggiungere entro il primo anno di attività. Un boom che riempie di fiducia gli investitori e, tutto sommato, anche i nostri animi. Parafrasando il principe Fabrizio, de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, il quale faceva riferimento alla Morte, potremmo dire, nel caso nostro, che finché c’è sesso c’è speranza.
Il costo? Contenuto: sostanzialmente un euro a notte per vedersi garantito l’accesso a sei ore di programmazione, dalle 24 alle 6, su quattro canali (Sexo Exclusive, Sexo Exotica, Sexo Amatorial e Sexo Trasgression). Quattro film per notte, 7 giorni su 7, per una library che prevede un totale di circa mille film. La smart card richiesta è del tutto anonima e ricaricabile. Insomma, signore e signori, c’è da perdere la vista.
Queste le offerte previste per il consumatore:
Bronze con 30 giorni consecutivi di visione per i quattro canali a 30 euro;
Silver con 90 giorni consecutivi di visione a 60 euro
Gold con 180 giorni consecutivi di visione a 110 euro.
Il segnale è ricevibile sulle frequenze dei multiplex del Gruppo Profit e affiliati: Odeon Tv, Telecampione, Telereporter, Canale 10, Telegenova, Telereporter Roma, Telereporter Sud, Arezzo Tv, Nova Tv, Odeon Sat, Telecolor, Canale 8, Telecentro, Canale 24.