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Switch over, missione impossibile. Il Piemonte ha fatto da pioniere, ma il passaggio al digitale è stato un caos...

pubblicato da Stefano Sgambati

dttNon è che sia andato proprio benissimo, questo switch over. Siamo ai primi vagiti, è normale: la creaturina è ancora in fasce eccetera eccetera; tuttavia il tanto decantato passaggio al digitale terrestre per quanto riguarda il Piemonte è stato più che altro un coro unito di proteste. Tra Torino e Cuneo il picco delle richieste di intervento, dopo che era diventato impossibile vedere i canali Rai e Rete4, è stato biblico: in attesa che tra settembre e ottobre anche tutte le altre regioni italiane si adeguino, non è che sia proprio un buongiorno incoraggiante.

Il problema è stato minimizzato dalla Dgtvi, cioè l’associazione per il digitale terrestre in Italia: secondo loro, almeno dal punto di vista tecnico, il meccanismo ha funzionato perfettamente. Come spiegare, allora le 11mila telefonate arrivate al numero verde del Ministero (800.022.000) dalle 2 di notte di ieri e stigmatizzate dal quotidiano torinese “Cronaca qui”? I furibondi spettatori lamentavano la sparizione completa di RaiUno, RaiDue e RaiTre: tutti pagatori regolari del canone, tutti individui legittimamente inferociti. Dal ministero, per bocca di Eva Spina, la dirigente che coordina la task force organizzata dal viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, spiegano:

“Si tratta semplicemente di un problema di sintonizzazione dei canali. Con lo ’switch over’, le frequenze dei canali Rai sono cambiate e ora utilizzano quelle lasciate libere da RaiDue in analogico. La maggior parte dei decoder si risintonizza automaticamente. Negli altri casi, l’unica cosa da fare è risintonizzare i canali manualmente. Se si è in difficoltà si può chiamare il numero verde”.

Tuttavia i fruitori assicurano che nemmeno in questo caso il segnale torna attivo. Da qui la segnalazione di Dgtvi, sempre sencondo “Cronaca qui”:

“Se non fosse sufficiente, si consiglia di far verificare da un antennista l’impianto di ricezione d’antenna e il suo corretto puntamento”.

Sottolinea Riccardo Sammartano segretario regionale Adiconsum:

“Entro ottobre saranno installati nuovi ripetitori in vista dello switch off totale. Allora il punto critico sarà quello delle antenne: tante potrebbero aver bisogno dell’intervento dell’antennista”.

Altri problemi. Altri ingranaggi che devono ruotare nel senso giusto. A nostre spese, quasi certamente. Adiconsum e Regione, intanto, hanno fatto sapere che saranno realizzate 10mila copie di un pieghevole informativo, recante le istruzioni per il corretto passaggio al digitale. Sarà disponibile presso le sedi dell’associazione e nel corso di 35 incontri che la stessa Adiconsum organizzerà dal mese di giugno in tutte le province. Non sembra, insomma, che tutto sia così facile e agevole per il povero cittadino.

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Settimana decisiva per la Rai: in ballo nomine e contratto con Sky. Ma incombe la beffa: Mediaset Plus sul canale 101?

pubblicato da Stefano Sgambati

satelliteLa settimana che va ad incominciare sarà - si spera - cruciale per le sorti aziendali, economiche e finanziarie della Rai. Slittate ancora le nomine, come abbiamo già visto, fa scalpore, tra gli addetti ai lavori, il tentennamento da parte della tv di Stato di chiudere positivamente la trattativa con Sky per il rinnovo del pacchetto satellitare. Oltre all’ammanco economico, di cui abbiamo già reso edotti più volte i nostri lettori, esiste anche una questione, per così dire, morale e deontologica: lo stesso presidente Garimberti, durante l’ultimo cda aziendale, ha posto la questione in termini seri: la Rai è vincolata dal . Tradotto: nella sua natura di televisione pubblica, il colosso di Viale Mazzini ha l’obbligo di essere visualizzabile e fruibile su ogni piattaforma, dunque anche su Sky, esattamente com’è sempre accaduto finora. L’escamotage eventuale di trasferirsi sul digitale terrestre o, addirittura, di rendere necessario l’acquisto di un ulteriore decoder (Tivùsat) - ipotesi pure ventilata - non reggerebbero. A mediare su questo punto il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani:

“E’ vero che la Rai ha un obbligo di presenza su ogni piattaforma ma non su tutte: per quel che riguarda il satellite spetta all’azienda scegliere quale sia la più indicata”.

Fatta la legge trovato l’inganno, per così dire: staremo a vedere quali margini di manovra avrà la Rai per smuoversi da questa apparente sabbia mobile.

Al momento - ricordiamo che il contratto con Murdoch scade a fine luglio, ma il termine per avanzare una nuova proposta economica è fissato per il 21 maggio - il punto nodale appare essere un altro: Mediaset. C’è infatti la possibilità che possa essere proprio un canale di Berlusconi a prendere il posto di RaiUno nella posizione più ambita, la fatidica 101, e questo canale dovrebbe essere Mediaset Plus (attualmente nella posizione 123) sulla piattaforma satellitare australiana da dicembre, forte di un mega contratto che non vede neppure in lontananza la scadenza. Generalista per generalista, Mediaset Plus è il non plus ultra, tra quelle possibili, anche più di SkyUno. Certo, lo smacco, per la Rai, sarebbe tragico, visto che perderebbe in un sol colpo una barca di quattrini, visibilità e coerenza.

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Dal 3 aprile non sarà più consentita la vendita di televisori senza dtt integrato. Sta per cominciare la nuova era televisiva

pubblicato da Stefano Sgambati

Switch OffC’è poco da fare: questo momento mediatico-televisivo ce lo ricorderemo. Aver avuto la fortuna di viverlo oggi ci permetterà, in futuro, di poter raccontare a chi vorrà saperlo come e quando la tv cambiò alla fine della prima decade degli anni Duemila. Dei contenuti abbiamo già parlato diffusamente, in lungo e in largo; dei nuovi interpreti, di “SkRaiSet”, della diffusione tematica e capillare di Sky. S’è già detto tutto di tutto e quello che resta da fare, adesso, è aspettare e vedere come si assesterà la nuova sostanza.

L’ultima novità, non certo inattesa, ma comunque corposa, è che da venerdì 3 aprile, in Italia potranno essere venduti solo televisori con il decoder digitale terrestre integrato. Si tratta del terzo e ultimo atto previsto dal decreto legge approvato il 3 ottobre 2007 (n. 159), vale a dire quello in merito agli “Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale”.

Ripercorriamoli velocemente questi “atti”, poi diremo qualche altra cosa in merito alla vendita esclusiva dgli apparecchi integrati: in primis fu l’etichettatura di tutti gli schermi e gli imballaggi delle tv analogiche con una dicitura del tipo: “questo televisore non è abilitato a ricevere autonomamente trasmissioni in tecnica digitale”. Quindi, circa un anno dopo, la richiesta rivolta ai produttori perché costruissero solo tv con con sintonizzatore digitale integrato. Adesso il terzo passaggio, fondamentale, sulla distrubuzione e vendita. Insomma ci siamo: lo switch off totale previsto nel 2012 sembra procedere secondo le scadenze.

Ma torniamo a bomba.

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Il "Fiorello Show" è costato a Sky 15 milioni di euro: se i soldi non fanno la felicità, aiutano a fare il palinsesto...

pubblicato da Stefano Sgambati

15 milioni per il Fiorello ShowIl Fiorello Show costa a Sky 15 milioni di euro.
E’ difficile dire adesso cosa dovrebbe succedere perché critica ed opinione pubblica possano ritenere ben spesa tale cifra: per digerire Il Milione (lordo) di Paolo Bonolis, che serviva a coprire anche il lavoro di Direttore Artistico di Sanremo, durato un anno, c’è voluto il Festival migliore degli ultimi decenni.

Fin dove dovrà spingersi il buon Fiorello per ricamare sopra tante sicure bocche storte altrettanti sorrisi compiaciuti? Forse fin oltre il limite dell’immaginabile, sebbene ci siano alcune sostanziali differenze da segnalare. Intanto la natura dell’azienda: Sky non è la Rai, non è un servizio pubblico, si fonda sia sugli introiti pubblicitari che su quelli del “botteghino”, inteso come numero di abbonati attivi: va a pescare dentro borsellini di cittadini consapevoli che in questo modo non percepiscono il salasso come una fastidiosa imposta, bensì come una scelta ponderata (chi acquista e si installa un decoder Sky lo fa perché lo ha deciso lui, non perché costretto dallo Stato Italiano sottoforma di canone).

In più, tale spaventosa cifra, rivelata oggi da Affari Italiani, comprende la retribuzione del conduttore (comunque superiore al milione di euro), del cast, degli autori, delle maestranze, della logisitica e della scenografia. Dove vuole arrivare Sky? Al di là delle parole di Piersilvio Berlusconi, la guerra tra Mediaset (Raiset?) e Sky è aperta ed è lo stesso vicepresidente a lasciarlo intendere quando sussurra la prospettiva di “chiudere i rubinetti” verso la tv di Murdoch quandunque non dovesse più rivelarsi strategicamente positivo vendere ai concorrenti format e programmi.

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L'Italia verso il DTT. Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtv, assicura sui tempi: "Nessun rallentamento"

pubblicato da Stefano Sgambati

I tempi dello switchoff

Ormai lo sanno anche i cactus ma l’argomento - tanto per restare in tema vegetale - è spinoso e, siccome ripetita iuvant, vediamo di riassumere nella maniera più breve possibile quello che sta per accadere in Italia dal punto di vista della regolamentazione televisiva: in sostanza la transizione dalla TV analogica (ovvero il modello di televisione che ci ha accompagnati per gli ultimi 50 anni) a quella digitale coinvolgerà progressivamente gli oltre 20 milioni di abitazioni e 50 milioni di apparecchi televisivi del nostro Paese, e dovrà essere completata - come previsto da una legge del Parlamento italiano - entro il 2012, secondo l’immagine esemplificativa posta a capo di questo articolo.

Andrea Ambrogetti, presi­dente di Dgtv, associazione che riunisce quasi tutte le reti televisive sul territorio, conferma, in un’intervista a L’Avvenire, ripresa dal Magazine DigitalSat, tutte le date previste sulle scadenze di fine anno, smentendo i ventilati ritardi:

“A me sembra il contrario. Non vedo motivi per rallentare. Anzi, se devo dire, si sta facendo di tutto per accelerare ulteriormente. Certo il passaggio al digitale di Torino, Roma e Napoli è complesso dal punto di vista organizzativo ma stiamo affrontando tutte le difficoltà per risolverle in tempo utile. Le date verranno rispettate. Fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre il Piemonte occidentale, fra la metà di novembre e la metà di dicembre il Lazio e la Campania”.

A proposito proprio di queste ultime due regioni, Ambrogetti garantisce una copertura di frequenze degne della nuova tecnologia:

“Stiamo lavorando per superare le difficoltà. Alla fine anche nel Lazio non ci saranno problemi. Per quel che riguarda la Campania sarà un po’ più difficile, invece, garantire l’erogazione dei contributi per le fasce più deboli, essendo la regione a più alto tasso di evasione del canone Rai, i finanziamenti sono legati al pagamento della tassa tv.

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La Digital Transition porta gli spettatori su cavo e/o satellite: stesso effetto anche in Italia?

pubblicato da corbetz

TvBlog Awards 2009


cable tv transition digitalIl 17 febbraio 2009 si avvicina, ma lo swith-off negli Stati Uniti (o come la chiamano qui, la digital transition) si allontana. La data fissata un paio di anni fa (sempre rimandata, dal 2003) e che avrebbe dovuto segnare il passaggio delle trasmissioni televisive dall’analogico al digitale in tutto il paese resta tale, ma proprio la scorsa settimana il Congresso ha emesso un decreto che consente ai broadcaster di proseguire con l’analogico almeno fino al 12 giugno 2009, posticipando di fatto la scadenza.

Come abbiamo gia’ avuto modo di vedere, sebbene la campagna di informazione sia stata massiccia e ben organizzata e il governo abbia stanziato coupon da 40$ per l’acquisto di un decoder esterno (non interattivo) per la ricezione dei canali aggiuntivi, Nielsen Media stimava che potessero essere circa 9 milioni le famiglie che dopo il 17 febbraio 2009 rischiavano di restare, televisivamente parlando, al buio.

Tali preoccupazioni, unite al fatto che molti non hanno ancora ricevuto il coupon (e quindi non si sono ancora dotati di decoder) e che il mercato pubblicitario non si trovi in una fase particolarmente florida (circa il 10/15% degli investitori televisivi ha esercitato il diritto di recesso per il secondo quarter del 2009), ha fatto ritenere al Congresso un’ottima idea quella di ritardare il termine e usare un po’ di prudenza. Per non parlare di altre esternalita’ di questa transizione: moltissimi spettatori infatti stanno passando alla tv via cavo, ai servizi di noleggio video o addirittura abbandonano la tv.

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Guida alla TV USA (9): il DVR, ovvero come la tecnologia cambia la misurazione degli ascolti

pubblicato da corbetz


DVRDVR significa Digital Video Recorder ed e’ sostanzialmente un dispositivo per la registrazione video su Hard Disk che non prevede necessariamente la presenza di un masterizzatore/lettore DVD. Puo’ essere integrato nel decoder satellitare (come accade in Italia con Sky) o via cavo oppure puo’ essere acquistato in un qualsiasi servizio di elettronica con prezzi che negli Stati Uniti vanno dai 100 ai 300 dollari. Generalmente e’ dotato di una guida tv elettronica incorporata (EPG, electronic program guide) che consente di selezionare direttamente dalla griglia di palinsesto il o i programmi che si desidera registrare. Nei modelli piu’ sofisticati e’ presente un doppio sintonizzatore (dual tuner) che consente di vedere un canale e registrarne un altro o di registrare due canali, anche contemporaneamente.

La sua presenza nel mercato televisivo statunitese si sta facendo sempre piu’ evidente e secondo Nielsen il 27,7% di tutte le famiglie che vedono la tv sono ora dotati di questo dispositivo, rispetto al 19,7% di un anno fa. Il DVR consente ovviamente di rivedere i propri show preferiti quando si vuole, impostando facilmente la registrazione - ad esempio - di un’intera serie tv decidendo a priori se scartare o no eventuali repliche. La programmazione e’ gestibile anche via internet, se il decoder e’ collegato alla rete di casa.

Ma vi siete mai chiesti quale sia lo show piu’ videoregistrato in America?

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Guida alla TV USA (4): LPTV e transizione al digitale

pubblicato da corbetz


LPTV tv digitaleProsegue il nostro viaggio nel sistema della tv americana. Quest’oggi parliamo delle stazioni televisive a bassa potenza (LPTV) e della transizione alle trasmissioni digitali via etere, prevista per il mese di febbraio 2009.

LPTV sta per Low Power Tv e attualmente la FCC ha concesso la licenza a circa 2.000 stazioni televisive di questo tipo per operare via etere, la meta’ delle quali e’ stata rilasciata dopo il 1991. Una LPTV serve un’area geografica molto ristretta, dell’ordine di 20-40 miglia quindi, per definizione, queste stazioni tv operano su una scala ristretta e i costi di start-up si aggirano intorno ai 250.000$, i costi operativi annuali dai 500 ai 750 mila dollari e vedono circa 6-10 impiegati nello staff. Nei casi piu’ estremi non necessitano neppure di personale. Solitamente piu’ LPTV fanno capo agli stessi propiretari e vedono un sistema di gestione centralizzato, per massimizzare efficienza e profitto. Le LPTV non sono un sistema tradizionale di trasmissione televisiva dal momento che non “comprano” i programmi tv come le affiliate, bensi’ veicolano i segnali di altri network minori, come ad esempio i feed low cost di network via satellite. I programmi trattano per la maggior parte temi religiosi, home shopping e canali in lingua spagnola. I palinsesti prevedono anche dei programmi locali che consentono alle LPTV di vendere pubblicita’ locale. Casi esemplari di LPTV sono le televisioni universitarie e dei college, realizzate per e dalle comunita’ di studenti a fini di intrattenimento ed educativi.

L’area degli Stati Uniti dove la concentrazione di LPTV e’ maggiore e’ Fresno, in California. In questa zona vi sono il maggior numero di esempi di impiego di questo sistema televisivo: Jewelry Television (vendita di gioielli), Aztec America (in lingua spagnola), Shop at Home (homeshopping), MTV2 (uno spinoff di MTV), Almavision ecc. Le stazioni LPTV comunque non beneficiano della clausola del cosidetto “must-carry” cioe’ gli operatori via cavo locali non sono obbligati a includere nella loro offerta questi canali. Da qui ne risulta che le aree di maggior successo delle LPTV sono quelle dove la penetrazione del cavo e’ minore.

Martedi’ 17 febbraio 2009: e’ questa la data X stabilita dalla FCC e dal Congresso per la transizione al sistema di trasmissione digitali via etere per l’intero territorio degli Stati Uniti d’America. Anche qui, come in Italia, le frequenze devono essere liberate per un nuovo impiego delle stesse: rete cellulare e pubblica sicurezza. Siccome ad ogni affiliata al momento e’ concesso l’uso di 2 frequenze analogiche, e’ stato chiesto per ora di liberarne una in cambio di una frequenza digitale. Dal 17 febbraio dovra’ essere liberata anche l’altra frequenza analogica rimasta. Per come e’ strutturato il sistema televisivo negli Stati Uniti, in una sola frequenza (equivalente a 24 Mbit/sec di capacita’ trasmissiva) potra’ essere veicolato tranquillamente un segnale televisivo in alta definizione oppure piu’ canali in definizione standard. I canali dedicati alla trasmissione digitale operano nelle frequenze dal 2 al 51. E, di fatto, i network generalisti trasmettono gia’ tranquillamente in digitale e in alta definizione da diversi mesi e per vederli basta predisporre solo di una tv HD con sintonizzatore digitale integrato. I nostri telefilm preferiti, le news e molti film e produzioni sono gia’ trasmessi in formato 16:9 e nella perfetta qualita’ digitale in alta definizione, senza che sia obbligatorio e/o indispensabile usare decoder o apparecchiature terze. Il che, rispetto all’Italia, e’ un ottimo modo per utilizzare la banda e per offrire davvero una diversa qualita’ video.

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Digitale Terrestre: a mezzanotte il primo Switch-off in Sardegna

pubblicato da Gabriele Capasso

Arriva il momento atteso sin dalla concepimento della Legge Gasparri: questa notte, a mezzanotte, si “spegne” il segnale tv analogico in una parte della Sardegna, regione pilota (insieme alla Val d’Aosta), nel passaggio al digitale terrestre. La scadenza per lo spegnimento di tutti i segnali analogici è fissata per la fine del mese di ottobre, ma già da questa notte la parte sud-orientale dell’isola (Sarrabus e Ogliastra) e per la sola Raiuno nel Medio Campidano, Sulcis Iglesiente e nella zona di Cagliari, si avvia il processo al quale entro il 2012/13 dovrebbe essere sottoposto tutto il territorio nazionale.

Nonostante ne sia passato di tempo dai primi incentivi statali per l’acquisto dei Decoder necessari le file nei negozi specializzati e nei supermarket dell’isola raccontano di molti cittadini non ancora pronti all’evoluzione della tv italiana. Continuano gli sconti per gli abbonati Rai, ma è evidente che una famiglia media deve sobbarcarsi l’acquisto di almeno 2 se non 3 di questi apparecchi se vuole continuare ad utilizzare le televisioni già in suo possesso.

Non comunque più il tempo delle proteste, l’ora X è ormai alle porte. Coinvolte nello switch-off sono naturalmente anche tutte le tv locali, costrette ad importanti investimenti per adattare le loro strutture di trasmissioni al nuovo standard, il tutto per andare ad infilarsi in un mercato molto più frammentato con oltre 150 canali disponibili contro la 20ina attuale. Non mancano elementi di preoccupazione, anche dal punto di vista più strettamente tecnico.

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