Un primo bilancio per Tivù Sat, la piattaforma satellitare gratuita italiana compartecipata da Rai, Mediaset e Telecom Italia Media: sul mercato dallo scorso agosto, ha già doppiato i propri obiettivi di crescita. In una nota ufficiale emessa dal gruppo, infatti, si legge che ad oggi sono state vendute ai produttori di decoder e televisori ben carte, quindi il doppio del numero prefissato nei mesi passati che si era fermato a 300mila.
Traducendo, ciò significa che tanti sono i decoder immessi sul mercato italiano e destinati alle case dei telespettatori laddove il segnale del digitale terrestre “canonico” non riesce ad arrivare per motivi tecnici, orografici, strutturali, ambientali, tecnologici. Numero importante anche per le attivazioni che sono salite a circa 1500 al giorno. Il primo dato importante, in merito, era arrivato circa un mese fa, quando il primo bilancio parlò di “crescita costante”: allora il numero di smart card attivate era assestato a 1000 al giorno.
Ricordiamo che i produttori di decoder hanno già da alcune settimane ampliato la gamma con nuovi modelli compatibili con Tivù Sat: dopo HUMAX Combo DTS9000 e ADB iCan 1110SH, è disponibile il Telesystem TS9000 Tivù e per questo mese di dicembre sono previsti tre ulteriori modelli (Fuba, Zodiac ed Irradio).
Questo benedetto switch off non è destinato ad avere vita facile. Responsabilità da più parti, di certo in gioco rientra anche l’imperizia del fruitore medio. Ad ogni modo l’assessore alla Tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa della Regione Lazio, Anna Salome Coppotelli, congiuntamente al vicepresidente Esterino Montino, ha inviato una lettera al ministro dell’Economia e delle finanze Giulio Tremonti e, per conoscenza, al viceministro allo Sviluppo economico - Dipartimento comunicazioni, Paolo Romani, per chiedere di esentare i cittadini del Lazio dal pagamento del canone Rai 2010.
Avevamo già parlato dei problemi riscontrati dagli abitanti medesimi in fase di switch off novembrino; adesso la svolta. Spiega Coppotelli in una nota ufficiale:
“Si tratta di un atto di responsabilita’ nei confronti dei consumatori. I cittadini del Lazio sono stati infatti penalizzati dal passaggio al digitale terrestre in varie maniere. Dallo switch over del 16 giugno non hanno piu’ potuto vedere RaiDue se non mettendo mano al portafogli per comprare un decoder o una tv di ultima generazione, pur avendo pagato regolarmente il canone 2009. Ancora oggi, ad una settimana dalla conclusione dello switch off, il segnale arriva con difficoltà e in molte zone non si vedono le tre reti principali della Rai. Senza parlare dei cittadini che hanno dovuto sostenere ulteriori spese per l’installazione del decoder e la manutenzione degli impianti di ricezione e di quelli, residenti in zone non raggiunte dal segnale, che sono stati costretti a comprare il decoder satellitare e la parabola. Per tutte queste ragioni ritengo quindi doveroso un intervento da parte del Governo per esentare, o quanto meno ridurre, il canone Rai 2010 per i cittadini del Lazio”.
Il vicepresidente di Mediaset Piersilvio Berlusconi difende la scelta dell’azienda di muoversi contro Sky alla voce chiavetta digitale. Il ricorso presentato dal Biscione all’Antitrust, secondo il figlio di Papi, è più che legittimo e, anzi, è soltanto un atto propedeutico a nuovi, imminenti e clamorosi ribaltoni. In breve: Mediaset prova a gabbare Sky, Sky risponde con un geniale hardware usb da collegare ai decoder Hd per poter aggiungere tutti i canali free to air del digitale terrestre; Mediaset allora s’arrabbia sul serio e urla ai quattro venti che no, così non si fa, stando così le cose non si gioca più, e prova a portarsi via il pallone: la chiavetta è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e buonanotte al secchio. “Perché la concorrenza andrebbe bene - ha detto Piersilvio - ma purtroppo siamo quasi alla guerra”. Vediamo perché:
“Sky ha proposto un’iniziativa che secondo noi è anticoncorrenziale: quindi riteniamo l’esposto all’Antitrust giusto, addirittura doveroso, per tutelare gli interessi di Mediaset, ma anche dei consumatori finali, visto che con la chiavetta Sky offrirà solo un’offerta parziale del digitale terrestre”.
“Consumatori finali” richiama alla mente qualcosa. Risolto il deja-vù, vediamo come Piersilvio Berlusconi chiarisca - sempre dalle colonne de la Repubblica anche un altro aspetto fondamentale, cioè quello legato alla possibile fuoriuscita del canali generalisti Mediaset dal pacchetto Sky:
“Su Sky non ci siamo mai andati, perché sono loro che captano e trasmettono il nostro segnale nel loro bouquet, ma ad oggi non abbiamo motivi per pensare di scendere”.

Cominciamo con un “personalismo”. Non si fa, non è deontologico, ma facciamolo: vivo a Roma e oggi, come tante altre famiglie della Capitale, mi sono ritrovato definitivamente e irrimediabilmente “switchato”. La Città Eterna è la prima capitale europea completamente spenta dal punto di vista analogico: ebbene, per quanto mi riguarda, i tempi di azione relativi al passaggio definitivo al digitale terrestre si sono esauriti in circa 48 secondi. Acquistato un decoder esterno da 29 euro, collegatolo al televisore tramite presa scart e alla corrente tramite normale cavo di alimentazione, non ho fatto altro che accenderlo, premere “ok” sul telecomando per avviare la ricerca automatica e vedere tutti i canali di questo mondo. Molto bene, dunque, niente di più facile: così che adesso, anche il piccolo televisore sistemato in cucina, e acquistato in tempi ormai tecnologicamente remoti, possa rimanere utile e funzionante saecula saeculorum. Amen.
Non tutto e non dovunque, tuttavia, è filato liscio. Al momento risultano essere oltre 20mila le telefonate giunte al call center del ministero dello Sviluppo economico all’apposito numero verde 800022000. Secondo quanto riferisce l’ufficio del viceministro, Paolo Romani, il 92-93 per cento delle chiamate sono collegate a richieste di aiuto per la sintonizzazione degli apparecchi televisivi, la parte restante ad altri tipi di problemi.
A questo proposito è insorto il Codacons il quale, “considerati i disagi patiti dagli utenti”, ha annunciato “la presentazione di un ricorso d’urgenza in tribunale, finalizzato a posticipare la data dello switch-off in modo tale da consentire a tutti i residenti della capitale di ottenere le giuste informazioni e trovarsi preparati al passaggio alla tv digitale e per evitare che una parte della popolazione romana resti indietro e senza possibilità di vedere la tv”. Secondo il presidente Carlo Rienzi i principali disagi riguardano soprattutto la risintonizzazione dei canali, “operazione che sembra meno facile di quanto annunciato”.
Altre segnalazioni sono arrivate al Codacons per quanto riguarda l’attività di Tivùsat, la piattaforma satellitare frutto dell’intesa di Rai e Mediaset. Sostiene l’associazione: “In teoria Tivùsat dovrebbe essere utilizzata per chi, avendo il segnale tv debole, non riesce a ricevere i canali del digitale terrestre. Peccato che le smart card siano introvabili e che il call center per avere informazioni, l’199 309 409 sia una ‘bufala mangiasoldi’. Il numero unico, infatti, costa la bellezza di 14,26 centesimi di euro al minuto. Peccato che sia impossibile mettersi in contatto con un operatore, qualunque opzione si scelga, salvo non si abbia già la smart card, quelle che appunto non si trovano. Eppure l’opzione 3, stando alla voce automatica, dovrebbe servire a chiedere assistenza”.
Staremo a vedere.
Da queste parti, come detto, e non potevo esimermi per onestà intellettuale, tutto è filato liscio come e più dell’olio.

Da alcuni giorni Canale 5, già si sa, ha modificato la propria posizione nella lista dei canali emessi via satellite. Questo sta a significare che, da alcuni giorni, certi utenti ne hanno perduto il segnale, a meno che il proprio decoder non abbia provveduto autonomamente a modificare i parametri (cosa effettivamente verificatasi nella stragrande maggioranza dei casi). Tuttavia, in caso di problemi, ha avvisato Mediaset, è sufficiente avviare la funzione “ricerca canali” con il telecomando del decoder satellitare e seguire le istruzioni.
Questo da alcuni giorni, si diceva.
Da lunedì, infatti, è successa una cosa nuova - come puntualmente segnalato da DigitalSat. Mediaset si è inventata un nuovo sistemino per inibire la visione di taluni programmi senza codificare il canale. Si tratta di un cartello, come questo blu a corredo del presente articolo, comparso, per l’appunto, ieri e lunedì durante Beautiful e Centovetrine, due programmi, tra l’altro, che mai avevano subìto criptaggi di alcun genere (sempre DigitalSat ipotizza un esperimento di massima, per capire le variazioni in termini d’ascolto in attesa di prossime, più definitive, mosse). L’altra cosa curiosa, geniale, verrebbe da dire, è che il semi-criptaggio così architettato si “spegne” e si “accende” intelligentemente in occasione degli spot pubblicitari: la scritta, infatti, scompare con puntualità svizzera ad ogni messa in onda dei “consigli per gli acquisti”.
Va anche notata, nell’avviso, la dicitura relativa a Tivù Sat, tanto per ricordare agli utenti che esiste una vita oltre Sky. E’ questo il senso più sottile per il quale va visto questo, diciamo così, esperimento del Biscione: affiancarsi alla Rai nel tentativo di indurre la popolazione a trovare strade alternative per guardare i programmi televisivi. Naturalmente gli spettatori, cioè NOI, poverini, hanno immediatamente cominciato a lamentarsi, a chiedere spiegazioni, com’è possibile riscontrare in questo forum. La battaglia per la regolarizzazione appare ancora lunga.
E’ passata ormai una settimana dall’avvenuto switch off in Piemonte. Il risultato è stato disastroso: praticamente tra Torino e Cuneo la televisione non si vede più (lo ha fatto presente anche un torinese doc, Piero Chiambretti, ieri sera durante la puntata della sua “Night” con Maurizio Costanzo). I quotidiani locali sono gravidi, a dir poco, di segnalazioni di disservizi, nonostante le parole del Ministero delle Comunicazioni. Il passaggio dall’analogico al digitale non è filato liscio quasi in nessuna casa. Queste le spiegazioni che il presidente del Consorzio Dgtvi Andrea Ambrogetti ha rilasciato a La Stampa:
“Tutti i network nazionali hanno convertito senza problemi il segnale analogico in digitale. Le trasmissioni digitali si vedono o non si vedono: non c’è via di mezzo. Se ci sono problemi di ricezione, questi dipendono dagli utenti. Mi spiego: non voglio dire che è colpa dei cittadini che non sanno sintonizzare i decoder, dico che probabilmente ci sono antenne che per vetustà o per filtri troppo vecchi non ricevono o ricevono i canali a singhiozzo”.
Evidentemente in Piemonte vendono antenne “tarocche”, stando alle migliaia di segnalazioni. Spiega Ambrogetti, non a caso:
“Il problema è stato trovarsi di fronte a decine di impianti non conosciuti, antenne messe proprio da Comuni o Comunità montane per potenziare i segnali per i residenti, della cui esistenza la Rai e il ministero erano ignari”.
Insomma non è stato possibile predisporre un piano di conversione completo, nonostante il larghissimo anticipo e la precisa tabella di marcia dello “spegnimento”.
Spesso TvBlog si è sentito in dovere, almeno nella mia persona, di trattare i nuovi fenomeni di televisione online, la cosidetta web tv, un connubio che in capo a pochi anni correrà il rischio di sovvertire gli ordini di preferenza “catodica” del cittadino medio. In meno, una soluzione del genere, rispetto alla televisione tradizionale, ha di certo la fruizione e la diffusione; in più - è ormai cosa nota e lapalissiana - può vantare una maggiore libertà e un minor legame con i meccanismi politici.
Parliamo oggi di PopCorn Tv, la prima televisione web italiana dedicata a gli internauti appassionati di cinema, sport e musica. Ideata da Delta Pictures, la caratteristica principale sta nel fatto che la fruizione è interamente possibile senza alcun abbonamento o particolare dotazione tecnica. Queste la parole di Nicola Burgay, amministratore delegato di PopCorn Tv, intervistato da Tgcom:
“Popcorn è una televisione che di fatto si può fruire dalla rete Internet. E’ un progetto che si articola su 3 canali e che giungerà nell’arco di breve tempo a coprire 1500 ore di prodotto. Acquisiti i diritti degli eventi, li offriamo al pubblico senza nessun obbligo di registrazione. Il nostro è un format basato su tre generi commerciali (cinema, sport, musica). Non c’è bisogno di decoder o di strumentazione altra, basta collegarsi a Internet col pc o collegare il pc alla tv”.
Continua a leggere: PopCorn Tv: cinema, sport e musica in streaming senza abbonamento
Il problema della Rai, quello più svelato, giunti a questo punto della guerra televisiva più cruenta che si ricordi in tempi recenti, è che si comporta precisamente come una tv commerciale. Lei, che dovrebbe essere soprattutto una questione pubblica. Se perfino in Argentina - dove di certo non stanno meglio di noi - la televisione di Stato decide di offrire gratuitamente ai propri abbonati tutto il campionato di calcio, per ovviare alla crisi che lo stava bloccando, capiamo bene come il nostro Paese sia un meraviglioso coacervo di contraddizioni e bugie.
Come si apprende da un articolo di Repubblica, a firma Aldo Fontanarosa, in 19 giorni - cioè tra il 2 e il 20 agosto - sono stati ben 168 i programmi Rai oscurati: nello specifico 19 eventi di RaiUno; 23 eventi di RaiTre; addirittura 126 di RaiDue. Si tratta di cartoni animati, serie televisive, film e partite di calcio. In tal senso, basti ricordare la mancata diretta di Lazio-Elfsborg, match di Europa League programmato su Rai3, così come la finale di Supercoppa a Pechino, l’amichevole della Juve con il Villarreal, la partita della Nazionale italiana con la Svizzera e così via. Un’overdose bulimica che lascia interdetti i corretti pagatori e gli osservatori del settore.
Citiamo direttamente dall’articolo di Fontanarosa:
“L’oscuramento ha invaso tre fasce orarie. Quella mattutina di RaiDue, intanto. Tre le 7 e 30 e le 10 e 45, non si vendono più sei serie di cartoni animati (dalla “Sirenetta” a “I miei amici Tigro e Pooh”). Colpita anche la fascia pomeridiana di RaiDue, da cui sono sparite serie di telefilm come “Streghe” e “Law & Order”. Ma è soprattutto RaiTre a pagare un prezzo alto. L’8 agosto, ad esempio, la Terza Rete ha subìto un oscuramento totale che è iniziato alle 21 (con il film “Collateral”) ed è proseguito alle 23,30 con il film “Carter”. Stesso copione il 15 agosto, quando il doppio colpo di spugna ha cancellato prima “La banda degli onesti”, a seguire “Getaway” con Steve McQueen”.
Tutto ciò con un collasso degli ascolti. La seconda rete - sempre secondo l’articolo di Repubblica - perde lo 0,8% in termini di share. Tale crisi sfiora l’1% nella fascia dei telefilm (tra le 14 e le 18); mentre la perdita di RaiTre (in prima serata, tra le 21 e le 23) arriva all’1,4%.
“Chi invece difende l’opportunità del divorzio potrà aggrapparsi ad un altro dato dell’Auditel, stavolta favorevole alla tv di Stato. Parla di una tenuta, anzi di un progresso di RaiUno (che aumenta ad agosto fino al 2,9% in prima serata). E’ come se molti italiani - trovando lo schermo blu su RaiDue oppure su RaiTre - abbiano riparato intanto su RaiUno”.
Da qui si torna a bomba: la Rai decide, per una questione di pura economia, di non rendere disponibile una parte della propria programmazione semplicemente a chi non è “cliente” diretto (un abbonato Sky, per esempio). Questa deviazione diabolica è alla base del più ovvio meccanismo commerciale, appunto.
Più che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.
Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:
“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.
Ancora Zavoli:
“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.
La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:
Tg2 in assestamento. Gli ultimi sommovimenti s’erano avvertiti in merito alla direzione, il cui timone è stato al affidato a Mario De Scalzi e in predicato di passare definitivamente nelle mani di Mario Orfeo (Il Mattino). L’assemblea del telegiornale di RaiDue si è riunita, proprio in queste ultime ore per fare fronte comune innanzi a una confusione dirigenziale e gestionale che ha pochi precedenti in Italia per quanto riguarda le ultime nomine politiche. La lettera prodotta, approvata all’unanimità, è indirizzata “al Direttore che c’è e al Direttore che verrà”, e annuncia:
“Eravamo il secondo telegiornale della vecchia televisione, la sfida e’ diventare il primo della nuova”.
Il che, detto in periodo di switch over, con RaiDue e Rete4 sparite dalla maggior parte dei televisori italiani, è più coraggioso che realistico. Il comunicato continua passando ai toni amari:
“Abbiamo perso nell’edizione principale fino a 7 punti di share in 7 anni. Abbiamo perso anche il Tg della notte e una collocazione idonea per una rubrica storica come ‘Tg2 Dossier’, ma non e’ il tempo di piangere sul latte versato. Non e’ tempo di aggiustamenti né di piccoli orizzonti: la sfida del nuovo Tg2 e’ quella di una rivoluzione tecnologica e professionale che spazzi via tutte le logiche del passato. Non e’ piu’ possibile riproporre un prodotto tradizionale in uno scenario e con un pubblico radicalmente rinnovato e da conquistare. Il passaggio al digitale deve diventare non solo un mero cambio di tecnologia, ma l’occasione di ripensare da zero il prodotto e il processo produttivo”.
Infine lo sguardo al futuro, sperando possa servire davvero a riproporre all’attenzione pubblica un telegiornale (e dei telegiornali) all’altezza del nome che portano e non gli oggetti ad uso e consumo del potere che stiamo vedendo in questi giorni informarci ad arte, alleggerendo con precisione certosina la gravissima crisi morale, politica e sociale che sta investendo il nostro Paese per colpa dei suoi governanti. Non auspichiamo telegiornali reazionari: auspichiamo telegiornali che valgano almeno la metà dell’informazione libera che, per fortuna, possiamo consultare all’estero grazie a questo strumento immortale che è Internet.
Domani, 16 giugno 2009, Roma e tutto il Lazio entreranno in regime di switch over: per adesso circa 1 milione e 800mila famiglie si limiteranno a perdere il segnale di RaiDue e Rete4. Da novembre lo switch off porterà al passaggio dall’analogico al digitale anche di tutti gli altri canali. Spiega così, a IlSole24Ore, l’amministratore delegato di Mediaset Giuliano Andreani, questo epocale cambiamento delle abitudini di tutti gli italiani:
“Lo spettatore avrà la possibilità di allargare il proprio ascolto e di vedere cose nuove e piano piano in Europa il digitale terrestre prenderà piede e tutte le altre piattaforme diventeranno di nicchia”.
Sarà questo che state leggendo, dunque, l’ultimo articolo - a meno di indicibili novità - sull’argomento prima che la quinta regione italiana, dopo Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte e Trentino, comincerà il proprio processo di “digitalizzazione”. Nelle prossime ore 166 Comuni e circa 4,5 milioni di persone, di cui 2,7 milioni nella sola provincia di Roma, dovranno dotarsi di apposito decoder o di televisore con decoder integrato (la cui vendita è diventata obbligatoria dallo scorso aprile), per essere abilitati alla visione nelle modalità di cui abbiamo già parlato e che vi invitiamo a riprendere in visione.
La DGTVi, cioè l’organo ufficiale per la televisione digitale terrestre in Italia, ha reso noto che il 47% dei romani è già oggi in possesso di un decoder per il digitale terrestre; cifra che raggiunge il 70% contando coloro i quali dispongono di un abbonamento alla tv via satellite o via cavo. Che la rivoluzione digitale sia anche e soprattutto un colossale affare economico lo rivela il dato di 90mila ricevitori venduti nel Lazio solo nel mese di aprile: in attesa che una delle questioni più vergognose del nostro Paese si risolva, quella legata all’illegittimità di Rete4, vediamo come andrà a finire questo epocale passaggio.
Adesso il punto è: fate chiarezza, per favore. Trattateci bene. Vi abbiamo riempito le tasche per decenni, abbiamo comprato i prodotti pubblicizzati dai vostri canali, abbiamo appeso in camera i poster dei beniamini proposti da voi, abbiamo fatto tutto quello che volevate. Adesso, cari Signori della Televisione Che Conta, non approfittatevene. Parlateci come parlereste a un bambino di tre anni e non smettete mai di pensare che noi pendiamo dalle vostre labbra. Non provate a farci fessi, ecco.
Con l’ondata in arrivo di decoder da piazzare sul mercato per lo switch over e lo switch off, mille dita e mille occhi vorranno frugare nei nostri borsellini: chiunque abbia un’azienda si inventerà un Nuovo e Prodigioso Decoder da Immettere Sul Mercato. A scapito del consumatore, ovviamente, il quale, già spaesatissimo, correrà il rischio di impazzire dietro la necessità di adeguarsi e la voglia di risparmiare.
Avevamo già trattato la questione relativa ai bollini. Dei 100 milioni di decoder necessari nei prossimi cinque anni, non tutti saranno “buoni”. Nei giorni scorsi il vice ministro Paolo Romani aveva lanciato l’allarme per riconoscere quelli “cattivi”.
Ricordiamo il meccanismo della “certificazione”: bollino “Gold”, per i decoder e le Tv dotate di sintonizzatore Hd per l’alta definizione e “Grigio”, per i ricevitori cosiddetti “zapper”, quelli cioè a basso costo che consentono la sola ricezione dei programmi digitali trasmessi in chiaro ma sono privi delle funzioni interattive.
Fino alla questione relativa all’incentivo di Stato di 50 euro per l’acquisto del decoder. Polemiche anche qui. Perché tale “aiutino” sembrerebbe dovuto solo in caso di acquisto dei decoder più cari, ben più cari di 50 euro. Il che significa che, comunque vada, l’utente, cioè noi, dovrà comunque mettere mano al portafoglio. L’Adiconsum, che si occupa della tutela e dell’assistenza dei consumatori, ha inoltrato a tal proposito un comunicato stampa che riportiamo per intero:
“Le modalità con cui lo Stato ha stabilito l’incentivo di 50 euro per l’acquisto del decoder digitale ha dell’assurdo. Destinare l’incentivo solo all’acquisto dei decoder più cari, quelli con l’interattività e la pay-tv è una scelta inaccettabile per le famiglie a basso reddito.
Con l’incentivo di 50 euro sarebbe possibile acquistare almeno un decoder gratuito, poiché il costo dei c.d. zapper per la sola visione dei canali in chiaro si aggira fra i €30 e i €50.
Adiconsum denuncia questa scelta di limitare l’incentivo solo ai decoder più cari, che di fatto costringe le fasce deboli a sostenere un costo di propria tasca di circa €50.
Questa scelta rappresenta anche, ad avviso di Adiconsum, una misura di concorrenza sleale, tenendo anche conto che gli zapper sono presi in considerazione dallo stesso ministero dello sviluppo economico che fornisce l’elenco di quelli testati per una corretta visione.
Adiconsum invita pertanto l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato e l’Agcom di valutare questa misura.
Adiconsum chiede che l’incentivo sia garantito soprattutto per l’acquisto dei decoder più economici per consentire anche alle famiglie disagiate di accedere al digitale gratuitamente”.
Raccogliamo l’appello di Adiconsum, perché il passaggio al digitale sia effettivamente un cambiamento tecnologico dovuto e non soltanto una corsa all’affare del secolo.
L’Alta Definizione è uno dei tanti fiori all’occhiello di Sky. Recentemente il vicepresidente di Sky Italia Andrea Scrosati aveva ricordato come gli investimenti in questo senso sarebbero stati corposissimi. D’altra parte, nonostante i primi tentativi degli altri poli, la grande qualità audio e video è concretamente qualcosa su cui il colosso di Murdoch può basare una delle principali peculiarità esclusive. Al momento sono sette i canali con qualità HD disponibili nel bouquet, tra quelli di cinema e sport a quelli dedicati a musica e documentari. Entro fine agosto passeremo a 14: un raddoppio secco. Questo il comunicato sul sito ufficiale:
“Il mondo della TV inizia a cambiare: a partire da luglio SKY diventa sempre più HD e niente sarà più come prima. Con 14 dei nostri canali più emozionanti trasmessi in Alta Definizione avrai il meglio di Serie TV, Documentari, Cinema, Sport e Calcio. In più, una qualità di visione senza paragoni, immagini più nitide, colori più vivi e particolari quattro volte più dettagliati”.
Questa lo specifico delle novità di luglio:
Agosto (il 15):
Un’altra nota importante, sempre da comunicato, rivolta a coloro i quali godano già dell’abbonamento ai canali HD:
Dopo aver dato notizia, settimana scorsa, dei disservizi cui sono andati incontro i cittadini piemontesi durante la fase di switch over al digitale terrestre, dobbiamo, per deontologia e correttezza, segnalare la risposta che Andrea Ambrogetti, direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset e presidente di Dgtvi, cioè l’associazione nazionale, lo ripetiamo, per lo sviluppo della tv digitale terrestre, ha dato agli utenti attraverso le colonne dell’edizione torinese de la Repubblica.
Prima è giusto anche ricordare i fatti: il 20 maggio, data deputata per il varo ufficiale del passaggio, in Italia, dalla tv analogica a quella digitale, il Piemonte (regione seconda solo alla Sardegna che però è stata scelta come zona sperimentale per il transito, molto prima che il tutto fosse regolamentato com’è invece oggi) si è trovata in guai seri. Nella notte, oltre 11mila segnalazioni di cittadini inviperiti sono arrivate al centro di controllo: in sostanza i canali Rai e Rete4 erano spariti dalla programmazione. Per le cause, concause, motivazioni e quant’altro, vi invitiamo a rileggervi l’articolo originale. Tornando ad Ambrogetti, queste sono state le sue dichiarazioni tipicamente vatuttobeniste in proposito:
“La procedura di conversione del segnale si è sviluppata esattamente secondo le previsioni. I disagi erano assolutamente prevedibili. Le telefonate al cali center del ministero delle comunicazioni sono state circa 15 mila, francamente meno di quanto ci aspettassimo. E oggi sono drasticamente diminuite, segno che la situazione si è normalizzata”.
La colpa, in soldoni, è della scarsa perizia degli utenti:
“E’ stato necessario risintonizzare due nuove frequenze digitali che, inserendosi ex novo, hanno spostato tutte le altre. La stragrande maggioranza dei decoder e dei televisori di ultima generazione aggiorna automaticamente le frequenze. Ma per alcune categorie di decoder a basso prezzo, l’operazione deve essere effettuata manualmente. Da qui l’origine dell’assenza di segnale”.
Non è che sia andato proprio benissimo, questo switch over. Siamo ai primi vagiti, è normale: la creaturina è ancora in fasce eccetera eccetera; tuttavia il tanto decantato passaggio al digitale terrestre per quanto riguarda il Piemonte è stato più che altro un coro unito di proteste. Tra Torino e Cuneo il picco delle richieste di intervento, dopo che era diventato impossibile vedere i canali Rai e Rete4, è stato biblico: in attesa che tra settembre e ottobre anche tutte le altre regioni italiane si adeguino, non è che sia proprio un buongiorno incoraggiante.
Il problema è stato minimizzato dalla Dgtvi, cioè l’associazione per il digitale terrestre in Italia: secondo loro, almeno dal punto di vista tecnico, il meccanismo ha funzionato perfettamente. Come spiegare, allora le 11mila telefonate arrivate al numero verde del Ministero (800.022.000) dalle 2 di notte di ieri e stigmatizzate dal quotidiano torinese “Cronaca qui”? I furibondi spettatori lamentavano la sparizione completa di RaiUno, RaiDue e RaiTre: tutti pagatori regolari del canone, tutti individui legittimamente inferociti. Dal ministero, per bocca di Eva Spina, la dirigente che coordina la task force organizzata dal viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, spiegano:
“Si tratta semplicemente di un problema di sintonizzazione dei canali. Con lo ’switch over’, le frequenze dei canali Rai sono cambiate e ora utilizzano quelle lasciate libere da RaiDue in analogico. La maggior parte dei decoder si risintonizza automaticamente. Negli altri casi, l’unica cosa da fare è risintonizzare i canali manualmente. Se si è in difficoltà si può chiamare il numero verde”.
Tuttavia i fruitori assicurano che nemmeno in questo caso il segnale torna attivo. Da qui la segnalazione di Dgtvi, sempre sencondo “Cronaca qui”:
“Se non fosse sufficiente, si consiglia di far verificare da un antennista l’impianto di ricezione d’antenna e il suo corretto puntamento”.
Sottolinea Riccardo Sammartano segretario regionale Adiconsum:
“Entro ottobre saranno installati nuovi ripetitori in vista dello switch off totale. Allora il punto critico sarà quello delle antenne: tante potrebbero aver bisogno dell’intervento dell’antennista”.
Altri problemi. Altri ingranaggi che devono ruotare nel senso giusto. A nostre spese, quasi certamente. Adiconsum e Regione, intanto, hanno fatto sapere che saranno realizzate 10mila copie di un pieghevole informativo, recante le istruzioni per il corretto passaggio al digitale. Sarà disponibile presso le sedi dell’associazione e nel corso di 35 incontri che la stessa Adiconsum organizzerà dal mese di giugno in tutte le province. Non sembra, insomma, che tutto sia così facile e agevole per il povero cittadino.