
La domanda nasce spontanea, ancora una volta: c’è qualcosa che non va nell’Auditel? C’è qualcuno che sa qualcosa e fa frecciatine sui social network perché attende di colpire al varco? La prima battuta l’aveva fatta De Andreis su Twitter, e ne avevamo dato conto puntualmente. Poi lo stesso autore di Ballando con le Stelle, cui si era aggregato Paolo Belli, aveva archiviato la polemica in un’intervista a Sorrisi, dicendo che erano solo chiacchiere da bar di un neofita di Twitter. Perfetto: se lo dice la persona che ha tirato fuori il dubbio, la questione non può che essere archiviata, gisuto? Oggi, però, dopo il successo di ieri sera di Italia’s Got Talent - numeri notevoli, anche per il weekend senza partite serali -, era naturale dare un’occhiata ai profili Twitter dello staff di Ballando.
Cosa ci si trova?
Ivan Zazzaroni continua con le battute. E scrive: «Negli ultimi due sabati 2.500.000 italiani (in più) hanno visto la tv e secondo l’auditel sono finiti tutti a Canale 5. Italia’s got public».
Poi aggiunge: «… pare che quei 2 milioni e mezzo di telespettatori in più provenissero da Albania, Tunisia, Algeria. Dove la domenica mattina son tornati». E, a chi gli fa notare che la battuta è un po’ infelice risponde: «Ho semplicemente ironizzato sull’aumento del numero degli italiani. Leggero…». E ancora, un interrogativo sibillino: »L’anno scorso BCS viaggiava tra il 26 e il 32 (fonte InAuditel). In pochi mesi è al 22, 23. Invecchiamento: che s’è magnato?»
Sul profilo di De Andreis, oggi solo una battuta televisivo-calcistica: « Chi tifa Roma non perde mai, come chi fa Ballando! Daje». E invece, andando a ritroso, il 3 febbraio, a una “follower” che chiedeva chiarimenti, due risposte sibilline. La domanda della follower: «Mi domando perchè questi sospetti non c’erano quando ballando faceva ascolti più alti ? Era lo stesso auditel?» La prima risposta: «Chi vivrà vedrà». Così, l’autrice della domanda fa notare che non sia proprio una risposta. De Andreis scrive, semplicemente: «Abbi pazienza e ti risponderò».
Ma la questione era archiviata o no? Anche queste sono solo chiacchiere da bar? Se sì, visto che già una volta hanno avuto molta risonanza, forse va aggiustato il tiro. Se invece ci sono dubbi concreti, sarebbe bello leggere dichiarazioni esplicite e non semplici allusioni a possibili stranezze che, ovviamente, suscitano interrogativi.
Ci sono alcuni fatti da prendere in considerazione, in ordine sparso, per arrivare a una tesi, affatto nuova ma da ribadire ancora una volta: l’Auditel è importante solo ed esclusivamente per fini commerciali.
E’ una parametrizzazione che non ha nulla a che vedere col gusto e trasforma i telespettatori in numeri per puro interesse di mercato; la sua utilità è stata distorta, fino a diventare, nella percezione collettiva, equivalente alla qualità.
Primo: Le critiche al sistema Auditel non arrivano da oggi, sono cosa vecchia. Su questo blog abbiamo scritto più e più volte - nel corso di oltre sei anni e mezzo di attività - delle problematiche dell’Auditel. Abbiamo citato il celeberrimo libro La favola dell’Auditel, parlato della possibilità - con l’introduzione del digitale terrestre - di una misurazione puntuale e non di una rilevazione meramente statistica. La nostra Marina ha realizzato una lunga intervista a Roberta Gisotti, l’autrice de La favola dell’Auditel. Michele Biondi ha dato risonanza a un’intervista del 2010 su La Stampa che non si filò quasi nessuno: «Si può anche barare», diceva un’arpista che aveva avuto il meter per 15 anni. Con Paolino abbiamo parlato della grande approssimazione del sistema. Abbiamo scritto di Gentiloni e del suo Qualitel per la Rai, di cui non si è fatto assolutamente nulla (era il 2008), a parte un esperimento nel 2009: il risultato? Le trasmissioni “attenzionate” dal Governo Berlusconi erano graditissime: e questo è uno solo dei motivi per cui il progetto non è stato portato avanti. Perché l’Auditel è e resta una convenzione accettata da emittenti, editori e investitori pubblicitari. Una convenzione statistica, affatto esatta. Tutte le volte che abbiamo parlato dell’Auditel, lo abbiamo fatto senza alcun interesse, a differenza di chi si ricorda dello strumento solamente quando gli ascolti non dicono quel che si vorrebbe. La prossima settimana, inoltre, pubblicheremo un’intervista dedicata.
Secondo: la comunicazione abilissima degli uffici stampa dei programmi ha trasformato, nella percezione dei lettori, i numeri in qualità, secondo un’equivalenza che forse può funzionare per grandi o piccoli successi, ma che va sicuramente contestualizzata. Non esiste alcun teorema o dogma che equipari la quantità di telespettatori alla qualità di un programma.
Ma gli uffici stampa, che fanno il loro lavoro e giustamente lo fanno meglio che possono, devono comunicare i risultati. Ed esaltare i programmi per i quali lavorano: è il loro mestiere, non possono fare altrimenti.
Terzo: chiunque abbia fatto successo in tv, ha dichiarato, almeno una volta, di non essere interessato agli ascolti. Lo ha fatto Bonolis, lo ha fatto Fiorello, lo ha fatto Maria De Filippi, lo ha fatto Santoro. Chiunque, prima o poi, ha ceduto alla tentazione di ringraziare - in prima persona, o in terza, attraverso gli uffici stampa appunto - il pubblico per il gran risultato ottenuto e lo ha sottolineato. La verità è che a chiunque faccia tv importa moltissimo degli ascolti, i quali devono raggiungere gli obiettivi di rete, senza esagerare - in particolare nelle commerciali - per non danneggiare, eventualmente, altre reti dello stesso netwwork.
Continua a leggere: Dell'Auditel, del Qualitel, della comunicazione e altre amenità

Care lettrici e cari lettori che attendete i dati Auditel tutte le mattine come se fossero il vangelo della tv, siate voi addetti ai lavori o semplici spettatori-tifosi, l’Antitrust ha in serbo una bella sorpresa per voi. Una sorpresa che poi sorpresa non è, visto che sappiamo bene che l’Auditel non è una rilevazione puntuale ma una misurazione statistica, che non corrisponde in alcun modo a un indice di gradimento (l’equivalenza è nata per prassi), che è una mera convenzione stipulata fra editori e pubblicitari che si basa su un campione statistico di 5.163 famiglie-campione (circa 14.000 individui), che coprono 2.090 (poco più di un quarto) degli 8.100 comuni italiani. I dati, infine, essendo misurazioni statistiche, hanno associato un errore (come tutte le misure statistiche).
Queste sono le premesse che dovrebbero essere ben note, quando si parla di dati Auditel. E che molto spesso vengono dimenticate da osservatori, commentatori, addetti ai lavori che cadono dal pero. Poi ci sono le notizie recenti. Il 9 novembre 2009 l’Antitrust aveva avviato una Istruttoria contro Auditel per abuso di posizione dominante, in seguito a un esposto di Sky. Successivamente, la procedura era stata ampliata.
Ora sta arrivando la condanna dell’Antitrust, anticipata da Repubblica.
«Tra la seconda metà del 2009 e l’ottobre del 201» l’Auditel non ha pubblicato i dati di ascolto «per ciascun canale e per ciascuna piattaforma trasmissiva», come invece avrebbe dovuto. In questo modo l’Auditel «non ha permesso di cogliere l’impatto - sulle performance delle diverse piattaforme trasmissive - delle profonde trasformazioni che stanno interessando il settore tv»
Questo comportamento - cui si aggiunge il fatto che l’Auditel opera in posizione dominante nel settore -, secondo l’Antitrust, ha avvantaggiato Rai e Mediaset.Inoltre si punta il dito contro
«l’errata attribuzione dei risultati della sua rilevazione anche alle famiglie italiane che non hanno un televisore». Pratica «che ha avuto inizio nella prima metà dell’anno 2008 ed è ancora in corso». «La produzione di dati di ascolto che sovrastimano la performance solo di alcuni canali (ed in maggiore proporzione quella dei canali più seguiti) costituisce un comportamento abusivo».
Il Garante per le Telecomunicazioni non considera grave l’aver procrastinato la pubblicazione dei dati dei vari canali, attribuendo la cosa alla necessità di avere un campione statistico credibile. Considera grave, invece, l’associare i risultati anche a chi non possiede un televisore.
Chissà se questa dura presa di posizione dell’Antitrust permetterà, finalmente, oltre a risolvere le problematiche di cui sopra, di passare a sistemi di misurazione più credibili e che giustifichino la bagarre che i dati Auditel scatenano ogni giorno.

Serata davvero particolare quella di ieri, dove fra le proposte classiche come “Don Matteo 8” campione di ascolti di quest’autunno e “Io canto” (qui il live) il varietà canoro condotto da Gerry Scotti, ha debuttato su di un circuito variegato di emittenti televisive, la nuova scommessa di Michele Santoro “Servizio Pubblico” (qui il live). In questa analisi concentreremo la nostra attenzione su questo nuovo programma, analizzandone i dati in maniera analitica, per piattaforma televisiva, spulciando anche i risultati rete per rete, in una analisi la più completa possibile che TvBlog consegna ai propri affezionati lettori.
Passiamo dunque a fotografare l’andamento auditel della serata di ieri con i nostri grafici dei valori assoluti e dello share minuto per minuto, oggi ancora più esclusivi del solito, visto che si arricchiscono di una nuova curva, di colore viola, che abbiamo chiamato per l’occasione “curva Santoro”. Ma partiamo dalla sfida dei Tg con il testa a testa fra le curve del Tg1, che prevale leggermente e del Tg5 nella corsia fra il 20 ed il 25% di share. La curva nera del Tg La7 scorre fra il 10 ed il 15% di share. Acess time con la prevalenza della curva arancione di Striscia la notizia che tocca il 25% di share, mentre la curva blu di Soliti ignoti si ferma al 22%. Ed eccoci al prime time, dapprima certifichiamo la vittoria netta della curva blu di Don Matteo che fa letteralmente volare Rai1 oltre il 25% di share in prime time (oltre 8 milioni in valori assoluti) e fino a sfiorare il 35% a fine emissione con la curva arancione di Io canto che scorre appena sopra alla soglia del 15%.
Ma veniamo ora al dato più interessante della serata di ieri che è quello della curva viola, che abbiamo chiamato “curva Santoro” che rappresenta la somma totale delle reti locali che hanno trasmesso “Servizio Pubblico” addizionata dei dati provenienti da Sky (Active più 504 Eventi). Qui vediamo come la curva viola parte già sulla linea del 10% di share e ci rimane per tutto il prime time, terza curva in assoluto dietro solo a Rai1 e Canae5, in crescita nella seconda serata fino ad arrivare ad essere per un frangente al primo posto superando Rai1 e Canale5 (la curva marrone contiene anche il dato di Servizio Pubblico). Nel grafico dei valori assoluti vediamo la curva di “Servizio Pubblico” stabile sulla linea dei 3 milioni di telespettatori, in crescita nel corso della serata, fino al picco delle ore 22:42 quando tocca i 3.418.000 telespettatori in valori assoluti, per una media nel corso della serata di quasi 3 milioni di telespettatori ed il 12% di share. Altro dato: nella piattaforma Sky Servizio Pubblico batte XFactor in sovrapposizione sfiorando i 680.000 telespettatori mentre il programma musicale di SkyUno sfonda di poco il muro dei 600 mila.
Dopo il continua i grafici con le curve minuto per minuto e gli ascolti di alcune delle singole reti che hanno trasmesso l’evento .
Continua a leggere: Analisi Auditel - Servizio Pubblico di Michele Santoro: Tutti i dati di ascolto

E’ arrivata ieri al gran finale la fiction di Rai1 con Virna Lisi “La donna che ritorna” con la quarta ed ultima puntata che si è contrapposta, nel giorno festivo del 1° novembre, ad una nuova puntata di “Ballarò” su Rai3. Canale5 ha trasmesso invece, dopo numerosi rinvii, il commuovente film in prima Tv con Owen Wilson e Jennifer Aniston “Io & Marley” . L’analisi grafica della serata auditel di ieri parte con la sfida dei Tg delle ore 20, vinta nettamente stavolta dalla curva blu del Tg1 che scorre al comando nella corsia fra il 20 ed il 25% di share, con picco finale fin verso il 26%.
La curva arancione del concorrente Tg5 si ferma nella corsia precedente fra il 15 ed il 20%, partendo nettamente al di sotto rispetto al Tg1 di circa 5 punti di share. La curva nera del Tg La7 scorre appena sopra alla soglia del 10%. Nell’access time prevale di poco la curva arancione di Striscia la notizia che scorre dal 16 al 24% di fine puntata, mentre la curva blu dei Solti ignoti parte al 14% e chiude anche lei attorno al 24%, ma scorrendo nella sovrapposizione di circa un punto sotto.
Il prime time vede la partenza di Ballarò con la propria curva verde al comando durante il monologo di Maurizio Crozza al 22%, per poi scendere al di sotto della linea del 20% e starci fino alla chiusura della fiction di Rai1, quando poi decolla fin verso il 28% finale. Al contrario la curva blu dell’ottima fiction di Rai1 “La donna che ritorna” con l’intramontabile e bravissima Virna Lisi, parte attorno al 20%, per poi salire nel corso della serata fino a chiudere vicino alla linea del 30% di share. La curva arancione di Canale5 che ieri sera trasmetteva la pellicola “Io e Marley” scorre costante al terzo posto assoluto sulla linea del 10%, seguita rispettivamente dalla curva rossa di Rai2, azzurra di Italia1, gialla di Rete4 e per chiudere nera di La7.
Continua a leggere: Analisi Auditel - Il finale de La Donna che ritorna contro Ballarò e Io & Marley

Nel preserale della stagione televisiva 2011/12, dopo diverse stagioni che vedevano contrapposti “L’eredità“ a “Chi vuol essere milionario?”, è cominciata ieri una inedita sfida. Contro il quiz di Rai1, ben saldo al suo posto dal 2002 e dal 2006 condotto da Carlo Conti, si è presentato ieri in campo per la prima volta Paolo Bonolis con il nuovo “Avanti un altro” . Andiamo quindi a scoprire in questa analisi auditel l’andamento delle curve nella prima giornata di sfida.
Primo round dunque di questa sfida lanciata da Paolo Bonolis ed il suo nuovo game “Avanti un altro” al monopolio dell’Eredità di Carlo Conti, che da tempo vinceva la battaglia del preserale fra le ammiraglie, andiamo dunque a radiografarla questa sfida con le nostre curve dello share minuto per minuto. La partenza del nuovo game di Bonolis alle 18 e 30 è tutta in salita come vediamo dalla curva arancione di Canale5 che parte dal 10% ed arriva al 20% durante la prima mezz’ora di messa in onda. La curva dell’Eredità parte dal 15% e poi si stabilizza di un paio di punti sopra alla soglia del 20%.
Nella contemporanea messa in onda dei due programmi vediamo ancora la curva di Rai1 che scorre di qualche punto al di sopra di quella di Canale5, con una prevalenza ancora più netta per l’Eredità fra le 19 e 30 e le 19 e 45 circa. Poi nella parte finale delle due trasmissioni è la curiosità per il gioco conclusivo di Avanti un altro a prevalere, complice anche il nero pubblicitario della prima rete e vediamo infatti la curva arancione di Canale5 che scorre in questa fase attorno al 22% e la curva blu dell’eredità che pur raggiungendo alla fine il 23% alla pari del programma di Bonolis, lo fa più faticosamente.
Continua a leggere: Analisi Auditel - La prima puntata di Avanti un altro vs L'eredità
