Bignardi Daria è di base un’allieva eccellente della (gran) classe televisiva. Peccato che il cambio di sezione ne abbia enormemente decurtato il potenziale. Su La7, con meno concorrenza ma più valorizzazione da parte della presidenza, dava il meglio di sé, trasformando delle semplici interviste in eventi di culto, prontamente riprese dai giornali e modello di un nuovo modo di fare talk.
In più la sua attenzione al mondo della cultura letteraria rendeva i suoi simposi a più voci davvero preziosi, nonchè più patinati dei duetti austeri da Fazio Fabio, in quanto capaci di coniugare grandi personalità e toni garbati ma ugualmente brillanti.
Poi si è limitata alle austere interviste singole dell’Era Glaciale, confermato nella stagione appena conclusa dopo la sperimentazione della precedente primavera. Peccato che Bignardi sia stata ghettizzata dall’azienda, che l’ha spesso intralciata retrocedendola a tarda notte. L’ultima puntata è partita, ad esempio, con 50 minuti di ritardo, forse per oscurare le dichiarazioni antigovernative di Mannoia Fiorella e Morgan, troppo rischiose per una seconda serata.
Il Primo della Classe è l’esame di fine anno televisivo dei 30 campioni più rappresentativi, più dinamici e in vista della stagione tv in via di conclusione. Qui la spiegazione più dettagliata del meccanismo. E’ fissato per venerdì l’appello di Bonolis Paolo.
Continua a leggere: L'esame di Daria Bignardi 2009/2010 - Il Primo della Classe di TvBlog. Voto: 6

Oggi, 23 giugno 2010, nello studio de “L’Infedele” (e di “Victor Victoria”) è stato presentato davanti ad un folto gruppo di giornalisti e un parterre d’eccezione formato da tutte (o quasi) le star della rete, il Palinsesto autunnale di La7. La grande novità della giornata è stata la conferma ufficiale dell’acquisto di Enrico Mentana in qualità di direttore del Tg La7 e della Testata Giornalistica al posto di Antonello Piroso. A quest’ultimo il vicepresidente Stella avrebbe offerto di mantenere la conduzione di “Omnibus” e probabilmente anche “Niente di Personale” da mandare nella serata domenicale, ma l’ormai ex direttore del Tg non avrebbe ancora dato risposta.
Inutile dire che buona parte della presentazione (e delle domande dei giornalisti) sono state incentrate sull’arrivo dell’ex direttore del Tg5, ma c’è stato modo anche di raccontare da parte dei dirigenti della rete e del Gruppo Telecom Italia Media l’andamento degli ascolti nell’anno in corso. La rete del gruppo Telecom, come ha spiegato il direttore generale Marco Ghigliani, sostanzialmente tiene negli ascolti mantenendo un 2,81% complessivo rispetto al 2,96% e raggiungendo nel mese in corso una media del 3,2% nonostante i Mondiali di calcio. Un risultato positivo nonostante il leggero calo considerato che le altre reti generaliste hanno pagato con il passaggio al digitale circa 2,5 punti percentuali.
“Dal mese di giugno viene rilevato da Auditel anche l’ascolto di La7d che oggi è stimato nello 0,10% di share, già a livello di altri canali semigeneralisti come RaiSat o RaiExtra e superiore a SkyUno”.
Il motivo della nascita di un canale dedicato ad un pubblico femminile ma non solo è spiegato da Ghigliani:
“Il valore che ha costruito il nostro canale nel tempo e nei suoi programmi è confermato dalle nostre ricerche: parole come qualità dell’offerta, originalità, innovazione, alternatività sono quelle che rappresentano meglio ciò che il pubblico riconosce ne La7 e i suoi programmi. Da questo brand abbiamo pensato di sviluppare nella nuova offerta del digitale terrestre il canale La7d che è partito il 22 marzo e in coerenza con il valore della rete principale si propone ad un target giovane e femminile. La D sta ovviamente per Donna, ma anche per Digitale, Divertente e altro ancora…”.

L’abbiamo scritto e riscritto e va bene: inizia il programma di Belen Rodriguez, Stiamo tutti bene. Ma stiamo tutti bene per davvero? Avviso per i lettori: questo articolo può contenere snobismo. Proseguire nella lettura? Benissimo, allora il mio ragionamento è questo, semplice semplice: com’è possibile che Belen Rodriguez (Belen Rodriguez!) abbia una trasmissione tutta sua e Daniele Luttazzi no? Per dire un nome, uno qualunque, il primo che m’è venuto in mente. Com’è possibile che Belen Rodriguez conduca un programma in proprio - in tarda serata, va bene - ed Enzo Biagi abbia dovuto aspettare di morire per tornare legittimato in televisione? E’ normale, volendo abbassare il livello, che Belen Rodriguez conduca senza problemi e Daria Bignardi venga scartata dalla Rai, relegata, ghettizzata, controllata e rispedita al mittente? Belen Rodriguez che conduce un programma tutto suo è un fatto strano, anzi normalissimo della nostra televisione: culo e tette tirano più di un pelo di cervello. Possibile, tuttavia, che ciò debba essere così palese, avvenire in maniera tanto scontata e luminosa, senza nemmeno farci il piacere - a noi poveri telespettatori vogliosi di scoprire cose nuove e interessanti - di nascondercela un po’, di edulcorarcela quel minimo sindacale? Evidentemente ci sono logiche commerciali che non comprendiamo: l’ennesimo, già vecchio in partenza, comedy show, condotto da una tizia bellissima incapacitata a fare qualsiasi cosa di passabile, lanciato in pompa magna con notevoli investimenti di tempo e denaro. Quasi quasi Report ha rischiato di non andare in onda. Quasi quasi è probabile che non vedremo mai più una puntata di Annozero, il prossimo anno. Molto probabilmente Il Commissario Montalbano non vedrà più nuove puntate. Non parliamo di come si sente ultimamente il Commissario Manara, tagliato, anche lui, ridicolizzato, chiuso e limitato. Fiorello è scappato a Sky, la Carrà se ne sta depressa in Spagna, Marco Travaglio c’ha il bavaglio, Aldo Busi l’hanno radiato da tutti i canali del mondo, Michele Santoro dovrà aprirsi un ristorante a Saxa Rubra, una volta qui era tutta campagna e Pippo Baudo è un gran professionista.
Insomma, povera Belen Rodriguez. Non è che adesso uno possa incarnare in questa povera ragazza tutte le colpe di una televisione fatta a casaccio. Benissimo ha fatto lei, l’ex (l’ex?) signora Corona ad accettare la possibilità - roba importante per la sua carriera - ma il punto è certamente un altro ed è quello di cui s’è sottilmente parlato finora, cioè la necessità e l’opportunità di continuare ad affollare i canali televisivi italiani di paccottiglia (abbiate pazienza, ma questo è, volendo dare un significato ai significanti: paccottiglia, cioè ciarpame, fondo di magazzino, merce di scarso valore). Perché? Possibile che la soluzione sia sul serio la più scontata tra tutte, la solita, quella da cui siamo partiti? C’è un modo per uscire dalla dittatura del culo e delle tette in questo Paese?
Non manca che l’ufficialità, ma dopo averne parlato un paio di mesi fa, possiamo dare per certo il ritorno di Daria Bignardi a La7, la culla dove la conduttrice è sembrata maggiormente a proprio agio, tra tutte quelle provate. Assurdo il trattamento che l’ex conduttrice del Grande Fratello si è vista riservata alla corte di Viale Mazzini: relegata in un’orario inutile per il target a lei congeniale, privata di qualsiasi parvenza di libertà e addirittura, in un caso, gravemente censurata per i contenuti di alcune interviste realizzate, la Bignardi ci riprova. A metà giugno, quando saranno presentati i nuovi palinsesti, La7 annuncerà definitivamente il grande ritorno. Difficile prevedere se le verrà affidato un formato del tutto nuovo o se ancora una volta sarà Le invasioni barbariche il leit motiv. L’impressione è che La7 voglia provare qualcosa di nuovo, nell’ottica di un grande rinnovamento che il network di Telecom Italia sta tentando in questo periodo di grande concorrenza e nuove proposte.
Rivedendo ieri sera su La5 scampoli della prima puntata assoluta del Grande Fratello, grazie a cui - diciamolo - l’intera blogosfera ha potuto iniziare a mangiare (da Macchianera e Zoro, quando ancora non c’era il Pd, a DaveBlog e “ultimo tra i primi” TvBlog), una parte del sottoscritto si è chiesta: “Cos’aveva di speciale Daria Bignardi?”. Soprattutto, non ho potuto fare a meno di ricordare che proprio TvBlog nel 2006 indisse un concorso, la miglior conduttrice di reality. E a vincere fu proprio la Bignardi, sbaragliando regine tuttora incontrastate come Barbara D’Urso, Simona Ventura, Alessia Marcuzzi, Paola Perego e Maria De Filippi.
I nostri lettori apprezzarono della Bignardi, forse, il taglio minimalista, l’approccio sociologico e finemente intellettualoide, perfetto per la sperimentazione di un format inedito tratto da 1984 di George Orwell. Peccato che, “studiando” ieri sera - dopo tanti anni - il suo stile, la sensazione sia stata quella di un appiattimento totale. Forse perché il ritmo delle edizioni a venire ci ha “viziato”, forse perché l’eccessiva spettacolarizzazione odierna rende improponibile qualsiasi spiraglio di sobrietà. Ma Daria era oggettivamente ingessata e, magari perché non glielo avevano spiegato bene, assolutamente poco convincente nel trasmettere la portata del fenomeno. Una che esordisce dicendo con fare scocciato, “lo chiamano già l’evento dell’anno, è il programma più discusso e chiacchierato, pure troppo”, non è il miglior esempio di marketing aziendale.
Mediaset negli anni si è sin troppo smaliziata - quando si parla di reality - vendendo merce ben più infima come se valesse oro. Ma il fatto che, allora, la Bignardi e Liorni si perdessero in infinite lungaggini sulla mobilia della casa - senza mostrarsi un minimo curiosi o intriganti - li riporta a un’era di innocenza (e incoscienza) perduta. Roba che l’arrivo di Barbara D’Urso, in confronto, è stata una ventata di aria fresca, a cui si deve la sopravvivenza “televisiva” del format (che alla seconda edizione sembrava più morto di adesso).
Dopo il salto, vi riproponiamo l’intervista-video alla Bignardi, in cui commentava il premio ricevuto (una maglietta con il logo di TvBlog se non ricordo male) e il suo rapporto con il Grande Fratello:







Accogliamo oggi su TvBlog una delle protagoniste del varietà comico di Raiuno condotto da Carlo Conti “Voglia D’Aria Fresca”, in onda la prossima settimana nella prima serata del mercoledi. Gabriella Germani, recentemente applaudita per la sua personale versione di Monica Setta proposta su Raiuno (qui il video), racconta a TvBlog la nascita e l’evolversi di questa sua passione con qualche aneddoto sui personaggi vittime delle sue esilaranti imitazioni ma anche di qualche sogno ancora da esaudire per il futuro.
Come ti è scattata la molla dell’imitazione ?
E’ stata una cosa molto istintiva e naturale. Mi ritrovavo ad imitare le voci e quando mi dicevano che avrei dovuto fare qualcosa per entrare nel mondo dello spettacolo, dicevo sempre che non ero sicura che a qualcuno potesse interessare granchè questa mia passione, quindi negli anni l’ho messa sempre un po’ da una parte. L’ultimo anno di università invece ho partecipato ad un provino dove cercavano degli imitatori per un programma di Canale5, provino che superai e poi alla fine vinsi anche quella trasmssione (La sai l’ultima, ndr) e piano piano sono arrivate le prime richieste.
C’è un imitatore del passato a cui ti sei ispirata?
A me piaceva tantissimo Loretta Goggi, ma non ho mai pensato a lei come modello, perché quando facevo le imitazioni mi venivano assolutamente naturali. All’epoca vedevo Sabani per esempio ed ero anche molto colpita da Anna Marchesini ai tempi del trio con Solenghi e Lopez.
La tua primissima imitazione professionale qual è stata?
Le primissime imitazioni sono state nel programma di Pingitore al Bagaglino con Ambra, Mara Venier e Valeria Marini. Poi sempre con Pingitore feci in maniera più continua Daria Bignardi.
Qual è la tua imitazione migliore o quella a cui sei più legata ?
Continua a leggere: Gabriella Germani a TvBlog: "Il mio sogno? Il cinema con Pupi Avati"

Stasera al termine di Striscia la notizia andrà in scena in diretta da Cinecittà in Roma l’epilogo dell’edizione del decennale del primo e più celebre reality show trasmesso in Italia: il Grande Fratello. Un programma, come sappiamo, partito in sordina e poi trasformatosi in evento mediatico. Un evento che nel corso degli anni ha attraversato periodi alti e bassi, arrivando però al traguardo dei 10 anni. In questa nostra analisi auditel 2.0 andremo ad analizzare gli ascolti di tutte le precedenti nove finali in una specie di gara all’ultimo colpo di audience e share, in attesa domani mattina di avere il dato dell’edizione in corso la numero dieci, su cui si può “scommettere” in un sondaggio a fine post.
Era il 21 dicembre dell’anno 2000 quando si concludeva la prima dirompente edizione del padre di tutti i reality. Nel piccolo, rispetto ad oggi, studio di Cinecittà Daria Bignardi si apprestava ad accogliere Cristina Plevani quale vincitrice di quella prima edizione e davanti ai teleschermi sintonizzati su Canale5 c’erano la bellezza di 16.036.000 telespettatori per uno share del 60,01%, con una copertura degna della finale di Sanremo pari a 29.049.000 telespettatori per una durata totale di 2 ore e 46 minuti di trasmissione. Numeri da vero boom mediatico.
L’anno dopo, era il 20 dicembre del 2001, sempre con Daria Bignardi al comando, la finale con incoronazione di Flavio Montrucchio raccolse ancora numeri altissimi, seppur non esageratamente alti come l’anno precedente. Abbiamo infatti una media della serata finale durata 2 ore e 34 minuti di 10.999.000 telespettatori pari ad uno share del 44,20%. Share che addirittura si alza nella serata finale del GF3, quando con la conduzione di Barbara d’Urso nel frattempo subentrata a Daria Bignardi, arriva alla percentuale del 45,12 pari ad un valore assoluto di 10.705.000 telespettatori. Il 6 maggio del 2005 va in scena la finale del Grande Fratello 4, che ottiene ben 11.162.000 telespettatori con uno share nelle sue 3 ore e 7 minuti di trasmissione del 45,40%, questa è l’ultima edizione che sfonda nella finale il muro dei dieci milioni di telespettatori.
Continua a leggere: Analisi Auditel 2.0 – Le Finali del Grande Fratello

Lungi dall’essere il canale libero per eccellenza, anche La7 non se la passa benissimo in quest’ultimo periodo di Allegra Dittatura. Saltata la puntata de L’Infedele dedicata la caso Telecom-FastWeb “per non inficiare le indagini”, rientra l’allarme legato alle presunte dimissioni del conduttore Gad Lerner che s’era visto così improvvisamente derubato del suo legittimo programma. Pur continuando a disapprovare ufficialmente la decisione di Telecom Media, azienda proprietaria del network, il giornalista ha fatto sapere di essere intenzionato a non mollare la barca in un momento in cui, tra l’altro, non è da dare così tanto per scontata la sua eventuale ricollocazione altrove (vedi caso Mentana).
Ancora La7: torna Daria Bignardi. Dovrebbe essere questione di poco tempo, ma la conduttrice de Le Invasioni Barbariche e L’Era Glaciale sarà nuovamente all’ovile prima dell’inizio della prossima stagione televisiva. Fallita, ma era inevitabile, visto il comando e controllo esercitato sui contenuti Rai e l’assurdo orario a cui veniva mandata in onda, l’ultima creatura della Nostra, si rendono favorevoli le condizioni per un ritorno a La7, appunto, rete su cui si è consacrata. Possibilmente ritornando al prime time.

I colleghi di Polisblog affrontano l’argomento ascolti del nuovo programma di Paragone.
Che fosse un flop annunciato, lo si poteva prevedere dagli ascolti dell’altro programma già affidato al giornalista, Malpensa Italia. Tant’è, L’ultima parola ha totalizzato al suo esordio il 5,98% di share.
Il programma, respingente fin dal titolo, fa quasi la metà, in termini d’ascolti, della media de L’era glaciale di Daria Bignardi, di cui ha preso lo slot: 24 puntate del talk avevano totalizzato l’11%. E ora, cosa accadrà? Andranno in onda tutte le puntate previste del programma?
D’altro canto, non è che questo L’ultima parola si possa definire di bassi ascolti ma di grande qualità.
Si comincia, nella prima puntata, con un uso un po’ strumentale di Fabrizio De André e con Paragone che si definisce non libero, a differenza di Faber.
Continua a leggere: Paragone ha L'ultima parola, non gli ascolti

Si intitola L’ultima parola, l’annunciato programma di approfondimento che Gianluigi Paragone (già direttore de La Padania, attuale co-direttore di Libero) condurrà su RaiDue a partire dal 15 gennaio. Sostituirà la seconda serata di Daria Bignardi. Già flop con Malpensa Italia, Paragone ne ha per tutti.
E’ noto a tutti che per entrare in Rai hai bisogno di padrini. Io non ho mai nascosto di essere in quota al centrodestra, in Rai mi hanno voluto il Pdl e la Lega: la cosa non mi imbarazza e non ho niente di cui mi devo giustificare.
Dichiarazione questa che, per quanto riguarda il sottoscritto, taglia la testa al toro - insieme ai vari Minzolini e Vespa e al programma prossimo venturo di Belpietro - a qualsiasi discorso sulla RAI presuntamente “rossa”: citerò questo virgolettato ogni volta che si parlerà di RAI a sinistra. Non per una questione politica, ma perché i fatti sono fatti. Che si voglia sdoganare il fatto che per far carriera ci vogliano i padrini - termine che aborro - è cosa tutta italica e decisamente di cattivo gusto. E’ il solito tanto fanno tutti così che caratterizza la nostra Italietta.
Poi, Paragone ne ha per Santoro:
Io non gigioneggio come Michele Santoro, il nostro linguaggio e’ completamente diverso e ci separa una generazione. Quanto a ‘Malpensa Italia’, forse il titolo e il luogo da cui andava in onda non erano azzeccatissimi. Ma a me non interessano gli ascolti, quanto il prodotto.
Già. Dichiarazioni analoghe a quelle di Belpietro. Lo sanno bene, i due, che si scontrano con un altro fatto: Annozero fa sfracelli in termine di ascolti. Ci si vuole forse far credere che oggi gli ascolti, improvvisamente, non sono importanti?
Era nell’aria, l’addio (momentaneo, per carità) di Daria Bignardi a RaiDue. Già l’ultima puntata de L’Era Glaciale aveva fatta discutere, con quei 50 minuti di ritardo ch’erano serviti a “coprire” alcune dichiarazioni politicamente pesanti di certuni ospiti presenti, non propriamente filo-governative. Arriva in queste ore l’ufficialità: al posto della trasmissione della Bignardi ecco partire, dal 15 gennaio, l’annunciato magazine di approfondimento politico condotto da Gianluigi Paragone, già vicedirettore di rete ed ex direttore de La Padania, nonché attuale condirettore di Libero insieme a quel Maurizio Belpietro che, anche lui, a breve condurrà qualcosa di ancora non meglio precisato utile a “bilanciare”, secondo loro, Annozero. Si vede che alla Rai ritengono che la trasmissione di Michele Santoro pesi un bel po’, se la “controprogrammazione” prevista è di cotanta forma. Il programma di Paragone si chiamerà 90 Minuti: difficile fare meglio della Bignardi, molto facile, per il neo-conduttore, fare meglio della sua ultima avventura catodica, quel Malpensa Italia transitato nelle nostre coscienze di telespettatori come lacrime nella pioggia. Le 13 puntate previste del secondo corso de L’Era Glaciale vanno a finire in ghacciaia in attesi di tempi migliori. Endemol non ha affatto gradito e chissà che il tutto non verrà spostato nuovamente su un’altra rete. Precisa il direttore di RaiDue Massimo Liofredi:
“Io non sono né un censore né un epuratore. Non ce l’ho con la Bignardi, per me lei può tornare a aprile con dieci nuove puntate della sua trasmissione, salvo che qualcuno sopra di me non decida diversamente. Ho solo scritto una lettera per una variante sul contratto di Daria: lei aveva dieci prime serate, io le ho trasformate in dieci seconde serate, anche per proteggerla. Io credo nel suo lavoro, ma penso che nella seconda serata potesse dare il meglio”.
A mezzanotte anziché alle 23.05. I cinquanta minuti di ritardo con cui è andata in onda l’ultima puntata de L’Era Glaciale di Daria Bignardi tengono banco. RaiDue la sua versione l’ha data: problemi tecnici. Le voci maligne, si sa, fanno presto a fare radici: per questo, non è una sorpresa che da circa 24 ore stiano rimbalzando voci di un presunto “controllo” operato sulla puntata in questione, in quanto alcune dichiarazioni degli ospiti presenti sarebbero state ritenute troppo “calde” politicamente per essere date in pasto a un pubblico vasto. In particolare le dichiarazioni di Fiorella Mannoia avrebbero indispettito il già inviperito direttore Liofredi, allertato, evidentemente, da solerti funzionari incaricati di tenere le antenne drizzate. La cantante ha criticato aspramente il governo in carica arrivando a dire di essere disposta a votare “anche Fini se questo servisse a riportarci ad essere un Paese civile, trasparente, democratico, dove si pensa al bene della collettività e non al bene personale”. Accenni simili anche nelle successive interviste a Fabio Volo e Morgan (“Adesso la Rai è governata da tutta gente di Berlusconi”).
La Endemol, che produce il programma, ha già fatto sapere del pieno entusiasmo relativo alla resa di questa edizione:
“Il programma si è ritagliato uno spazio preciso nel panorama della tv. E’ stato un luogo di discussione di idee, di confronto mai banale. Ancora una volta Daria Bignardi, a cui siamo legati da anni, ha dimostrato di essere una professionista con un suo stile preciso, capace di infondere la sua personalità ai programmi che conduce e, per questo, di meritare il ruolo di protagonista della televisione. Siamo molto contenti dei buoni risultati del programma che ha ottenuto una media di oltre l’11% di share, superando il 16% nel target dei laureati, uno dei più ricercati dagli inserzionisti pubblicitari”.

Siamo giunti all’undicesima e ultima puntata de L’era glaciale, in onda questa sera, come al solito in seconda serata su RaiDue, ma a partire dalle 23: il parterre di ospiti della serata, infatti, è degno di un kolossal televisivo.
Nel corso dell’ultimo appuntamento dell’anno, Daria Bignardi intervista Valeria Golino, Sergio Rubini, Riccardo Scamarcio, in promozione con il film L’uomo nero.
Poi Fiorella Mannoia, Fabio Volo e, dulcis in fundo, Morgan, reduce dalla terza vittoria a X Factor con uno dei suoi talenti (nell’ordine, gli Aram Quartet, Matteo Becucci e infine Marco Mengoni) che proporrà il suo personalissimo repertorio natalizio per gli spettatori di RaiDue, che già lo conoscono abbondantemente per le sue performance a X Factor - il talent che forse non farà più. O che forse farà ancora, chissà.
L’ascolto medio del programma è stato di circa l’11% (circa un milione di spettatori in valore assoluto). Tutte le interviste de L’era glaciale si trovano online, nell’apposito spazio su Rai.Tv
E’ finita l’era patriarcale in televisione? Quest’oggi, lunedì 23 novembre, il quotidiano la Repubblica ha deciso di rimarcare, secondo statistiche precise, lo storico momento, cioè quello attuale, in cui l’apparato femminile in tv sembra aver superato quello maschile (fatta eccezione per RaiUno). Insomma, volendola fare breve, i volti femminili sono maggiormente premiati dai numeri d’ascolto sulle tv generaliste. La ricerca, perciò, è interessante proprio da questo punto di vista mica tanto da poco: non si sta parlando delle scelte dei direttori di rete, che semmai decidono di piazzare una donna in luogo di un uomo a presentare questa o quella trasmissione, ma proprio delle preferenze degli spettatori. Laddove c’è una donna lì si alza un punto auditel. Perché? Questo non lo dice l’articolo di Repubblica, dal quale però possiamo ancora prendere qualche spunto, soprattutto dal punto di vista dei dati numerici.
Sono 178 le ore di conduzione settimanale affidate alle donne, 155 agli uomini. Quindi l’articolo, firmato da Leandro Palestini, si sofferma sui nomi di queste miracolate delle pari opportunità: Lucia Annunziata (In 1/2 ora), Daria Bignardi (L’era glaciale), Milly Carlucci (Ballando con le stelle), Antonella Clerici (da La prova del cuoco a Sanremo) Serena Dandini (Parla con me), Ilaria D’Amico (Exit), Maria De Filippi (Amici, Uomini e donne, C’è posta per te), Barbara D’Urso (Domenica Cinque e Pomeriggio Cinque), Milena Gabanelli (Report), Alessia Marcuzzi (Grande Fratello), Monica Setta (Il fatto del giorno e La donna è mobile nel 2010), Federica Sciarelli (Chi l’ha visto?), Victoria Cabello (Victor Victoria), Simona Ventura (da Quelli che il calcio all’Isola dei famosi). Costoro stanno facendo dell’industria televisiva italiano il colossale business che conosciamo.
Perché, ci si domandava?
Continua a leggere: La televisione è donna. Perché gli uomini non "tirano" più sul piccolo schermo?
Terza puntata di X Factor 3 con un nuovo ingresso a sorpresa, Daria Bignardi (pronta per la seconda stagione della sua Era glaciale) come quarto giudice aggiunto e Eros Ramazzotti e Neffa ospiti musicali.
Già noti i brani che costituiranno le esibizioni dei talenti rimasti in gara. Vediamoli nel dettaglio:
Gruppi Vocali, seguiti da Mara Maionchi e Gaudi:
A & K – Survivor (Mike Francis)
Luana Biz – Club Tropicana (Wham)
Yavanna – Babooshka (Kate Bush)
Under 24, seguiti da Morgan e Carlo Carcano:
Marco – Notorius (Duran Duran)
Silver – Vita (Dalla/Morandi)
Ornella – Non sono una signora (Loredana Bertè)
Chiara – I Want to Break Free (Queen)
Over 24, seguiti da Claudia Mori e Roberto Vernetti:
Damiano – Bandiera bianca (Franco Battiato)
Francesca – Nothing Compares to You (Sinead O’Connor)
Sofia – Overdose d’amore (Zucchero)
21:07: si parte alla grande con il primo ospite musicale annunciato, Neffa. Che, ehm, questa sera, live lascia un po’ a desiderare, ecco. Poi, dopo l’esibizione, un po’ di chiacchiere su cosa sia la musica e su come si faccia a amarla veramente e un po’ di promozione.
Morgan in versione those fabulous 80s, come tutta la triade (anche se Mara è sempre uguale a se stessa), presenta il primo concorrente. Questa sera si sfideranno tutti in un’unica manche. Il primo a esibirsi è Marco, che si esibisce in Notorius dei Duran Duran. Ma prima un rvm con battutina cattiva di Morgan alla Mori: Celentano negli anni ‘80 non ha fatto granché, ha fatto Bingo Bongo… si comincia all’insegna della pax fra i giudici, come no. Marco si becca i complimenti di tutti e tre.
E noi veniamo accontentati in una curiosità un po’ amarcord: com’erano, i tre giudici, negli anni ‘80?
21:26 Si va veloci, per fortuna, e Mara Maionchi presenta gli A&K con Survivor. Morgan e Claudia Mori, incredibilmente, sono d’accordo sulla valutazione del duo che sfoggia una coppia di magliette con cubo di Rubik: la Maionchi ovviamente li difende, ma non c’è dubbio che sia evidente che fra i due il feeling sia ancora tutto da trovare. Al sottoscritto piace molto la coreografia, l’esibizione molto meno.
21:32: Mara Maionchi viene esaltata nel suo sfogo-sclero della scorsa puntata. Sgarbi deteneva il poco encomiabile record di 13 parolacce in un minuto di televisione fino alla scorsa settimana. Ora però Mara lo ha battuto, arrivando a quota quindici. E per premiarla, si promuove il suo libro, Non ho l’età. Sia la Mori sia Morgan la difendono, e si ride.
21:36: Claudia Mori, sotto a un bel paio di occhialoni scuri e parrucca viola, la stessa Mori che, in settimana, sta facendo i provini con Amadeus (al quale ha detto: magari li prendi tu, nel tuo programma), presenta il prossimo talent, Francesca, che almeno dal punto di vista dell’acconciatura non deve fare modidiche sostanziali: è già cotonata a dovere. E così bisogna aggiungerle un’appendice un po’ ridicola. Il pezzo è difficile, l’esibizione non proprio all’altezza dell’originale, per essere gentili.
In attesa del giudizio dei giudici, ecco che, nello spazio pubblicitario, appare il promo di Annozero, con Michele Santoro che annuncia Annozero può cominciare. Travaglio, nello spot, non compare.
21:44: si rientra in studio con Francesca, davvero improponibile a livello di look, anche per uno speciale anni ‘80. Mara Maionchi apprezza potenza e precisione, sottolinea come sia mancata l’emozione. Morgan e il suo cambio d’abito reputano che a Francesca manchi un po’ di blues (che in fondo è un modo alla Morgan per dire la stessa cosa). Claudia Mori attacca e invita i due colleghi a far puntualizzazioni anche ai loro cantanti. Lei è una di quelle che vota anche contro i suoi, ma globalmente la trova brava, la Francesca. E io, ahimé, mi trovo in totale disaccordo con tutti e tre. Capita, no?