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Qoob chiude il canale in digitale terrestre e punta sul web 2.0

pubblicato da Gabriele Capasso

Qoob, il canale/piattaforma di MTV, dal 1 gennaio termina le sue trasmissioni sul digitale terrestre. Non si tratta però di una totale chiusura del progetto che, pur perdendo il suo spazio fisso nell’etere, si preannuncia ancora attivo e con un sempre maggiore spazio nella programmazione tradizionale di MTV Italia. Primo esempio della contaminazione è il The Qoob Show, in onda tutti i venerdì a mezzanotte. Il comunicato pubblicato sul sito ufficiale è indirizzato a tutti i Qoobers ed enfatizza gli aspetti innovativi legati allo spegnimento del canale Qoob.

I prodotti di Qoob potranno avere esposizione non solo sulla web TV ma anche sui canali del network MTV e su platform di terzi, guadagnando in visibilità, nell’ottica di ‘far crescere’ le potenzialità creative di questa community molto speciale.
Riporteremo progressivamente l’aspetto grafico l’aspetto grafico e funzionale del sito a un modello più lineare e immediato da usare, facilitando così il flusso di informazioni, lo scambio di idee e la nascita di collaborazioni. Secondo schemi sempre più trasparenti.

Lo streaming del canale (disponibile qui) viene sostituito da una più autentica Web Tv, sempre più aperta ai contenuti inviati dai videomaker, grafici e illustratori ai quali Qoob si rivolgerà in un’operazione di “commissioning”: non più semplici video “finiti” che vengono selezionati per la messa in onda e per i quali i creatori percepivano un compenso, ma autentici progetti di produzione di concept e storyboard che i qoobers potranno sviluppare seguendo le richieste di Qoob.

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Contratto di servizio Rai e IPTV, un disastro

pubblicato da Gabriele Capasso

Logo RaiIl 24 dicembre scorso eravamo molto ottimisti e l’avevamo scritto chiaro e tondo: se il nuovo contratto di servizio ricalcherà la bozza disponibile tutto l’archivio Rai finirà su Internet, in un formato aperto, libero e disponibile per tutti.

Prima di pasqua il contratto è stato approvato ma l’esito è stato più che deludente.

L’articolo che riportavamo in questo post ha subito più di una decisa modifica: la Rai non è più obbligata a rendere disponibile tutto il suo catalogo, bensì “una selezione dei materiali proposti tramite l’emittenza tradizionale“. Nulla di diverso da quanto già accade ora sui due portali Rai: Rai Click e Rai Media.

La decisione sarebbe assurda e anacronistica già così, ma il peggio deve ancora venire.
Rispetto alla bozza che pubblicammo ci sono altre modifiche. Innanzitutto sparisce il riferimento alla licenza Creative Commons per i contenuti pubblicati online dalla Rai, al suo posto compaiono i DRM e la necessità di una protezione che consenta l’identificazione dell’utente che scarica il filmato, utente che dovrà “essere in regola con il pagamento del canone“.

Un salto mortale carpiato all’indietro, da pochi contenuti relativamente liberi per tutti a pochi contenuti blindati e chiusi a quanti potranno dimostrare (come e in che forma è da stabilire) di essere “collegabili” ad un regolare canone tv.

Questa incredibile virata su un aspetto come quello dello sviluppo degli archivi online è onestamente sconcertante e costringe a rivedere il nostro giudizio più che positivo sul Ministro Gentiloni. Mentre emittenti inglesi come Channel 4 o la BBC scelgono di investire e di rendere disponibili (almeno ai residenti in Gran Bretagna) i loro archivi, sottoscrivendo magari accordi di distribuzione con YouTube la nostra televisione di stato viaggia a passo di gambero facendo cancellare i filmati pubblicati sul portalone di Google e sottoscrivendo un contratto di servizio pesantemente mutilato e mutato rispetto ad una bozza che tanto aveva di buono.

Ci riserviamo di commentare nei prossimi giorni altri aspetti rilevanti del nuovo accordo, intanto dopo il salto vi proponiamo le due versioni dell’articolo 6 del Contratto di Servizio, quella prevista e quella effettivamente approvata. A voi i commenti.

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Blog Television

pubblicato da Malaparte

E’ un pallino di chi scrive, probabilmente un’ipotesi nemmeno troppo remota. In attesa che i grandi signori della comunicazione ci mettano su le mani, Blog Television propone, da una selezione di 5 milioni di blog monitorati in tutto il mondo (questi i dati diffusi dalla redazione), centinaia e centinaia di videopost.
Anche se non si vede uno straccio di autorizzazione da parte dei rispettivi autori, i lavori sono pubblicati sotto Creative Commons Licence: perlomeno nessuno ci lucra su, ma in futuro qualcuno lo farà, ci metterei le mani sul fuoco.

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