
Il contratto di Antonella Clerici, per cui manca ancora la sigla definitiva, è sempre oggetto di mille polemiche. A ridosso di Ferragosto si era arrivati a stabilire per la conduttrice, che aveva richiesto 2 milioni di euro l’anno, un compenso di 1,8 milioni (quello in scadenza prevedeva 1,5 milioni di euro compresa la conduzione del Festival di Sanremo) A quanto pare i consiglieri Rai non hanno gradito il tira e molla e, pur essendo giunto a un accordo, si sono sentiti vittima di un ricatto contrattuale che depone male per il futuro.
Dalle pagine del Corriere della Sera, è piuttosto irato il consigliere Nino Rizzo Nervo:
“Sono deluso che un’artista cresciuta e maturata in Rai non si sia resa conto del momento che sta attraversando l’azienda. Mi sarei aspettato maggior collaborazione. A un certo punto della trattativa mi sono anche domandato: ma se noi non lo rinnoviamo la Clerici cosa fa la prossima stagione televisiva? Non dimentichiamo che con l’Isoardi La prova del cuoco non ha diminuito ascolti o ricavi pubblicitari. La forza è del format e del marchio”.
L’amore trionfa su tutto tranne che sulla morte. La storia di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini è come un brand, un marchio di sostanza ed efficacia artistica: l’espressione tumefatta dal dolore e dall’inevitabile anzianità della donna al funerale del compagno di vita ha fatto il giro d’Italia, commuovendo e smuovendo. Dignità e sofferenza: un volto, quello della Mondaini, per anni, decenni, transitato davanti a noi telespettatori, coperto del trucco di scena, finalmente, drammaticamente, svelato, “nudo” e consegnato alla mercè della storia. Dignitosa e sorprendente in quest’intervista al Corriere della Sera:
“Sono commossa dalla vicinanza della gente la gente comune, le persone semplici. Sono andata al supermercato giovedì e ho sentito tanta solidarietà. Mi dicevano: ‘Signora ci dispiace’. Alcuni stavano attenti a non avvicinarsi, anche perché appena mi nominavano Raimondo scoppiavo a piangere, però sentivo il loro affetto”.
Sandra cede al simbolismo e cerca conforto e scherza pure:
“Sì, io adesso Raimondo lo chiamo in paradiso, lo chiamo tutti giorni da quando giovedì se ne è andato via. Gli ho raccontato tutto quello che ho fatto: ‘Pronto, è il Paradiso? Sì, sono la moglie… Attenda…’”.
Forza, la forza di chi ha fatto della propria vita un inno alla sensibilità artistica. La chiusura, riferita all’eruzione vulcanica che ha impedito ad alcuni invitati al funerale di presenziare in tempo, la Mondaini la regala così:
“Davvero? Allora la nube mi ha tolto tanti rompipalle…”.

Mentana condicio, questo il nome del il ritorno di Enrico Mentana alla conduzione di un talk show. Su che canale? Su Corriere TV, quindi solo sul web. La scelta dell’ex direttore editoriale di Mediaset è quindi quella di sbarcare su internet, nel caldissimo periodo pre-elettorale, per sfruttare la libertà concessa alla rete dopo l’entrata in vigore della par condicio ha fermato tutti i talk tradizionali della tv italiana.
Lo slogan stesso (”Vietati in tv, liberi sul web“) della trasmissione, in onda da oggi alle 15.30 e che si concluderà il 29 marzo prossimo con un commento dopo l’esito delle Elezioni Amministrative, è un j’accuse contro la norma (o meglio l’interpretazione della norma data dalla Vigilanza Rai) che ha chiuso tutte le trasmissioni di approfondimento per un mese. Così scrive Mentana in una lettera al direttore del Corriere della Sera pubblicata oggi sul quotidiano di Via Solferino:
Il giornalismo libero e l’opinione pubblica possono confrontare, ad esempio, Formigoni e Penati, la Bresso e Cota, la Bonino e la Polverini, unici possibili vincitori nelle loro regioni. In tv no, è vietato, al massimo ci potranno essere delle pletoriche tribune politiche, o le dichiarazioni in pillole cui saranno costretti i tg. Insomma, proprio nel momento in cui il passaggio al digitale e l’allargamento del satellitare ci hanno dato l’illusione di una formidabile crescita dell’offerta a nostra disposizione, possiamo vedere come lo strumento televisivo sia stato brutalmente sterilizzato in un suo settore cruciale. Gli ottimisti dicono sempre che ogni situazione difficile ci regala un’opportunità: e in questo caso hanno ragione. Perché la legge e le norme sulla par condicio non possono bloccare l’informazione via web. Tutte quelle trasmissioni che adesso sono vietate in tv possono andare in onda ogni giorno, fino alla data delle elezioni, attraverso Internet. E allora la sfida è questa: facciamolo noi un programma libero e rispettoso solo dei doveri e dell’interesse giornalistico, con la grande credibilità e autorevolezza del Corriere della sera, con il fresco e meritato successo del suo sito, e - più in piccolo - con quel che ancora credo di poter fare, dopo quest’annetto di pausa ristoratrice. Mettiamolo tutti i giorni in Rete, e ognuno potrà seguirlo in diretta o all’ora che vuole. Chissà che dal male di un provvedimento poco lungimirante non nasca qualcosa di utile per tutti coloro che hanno a cuore il nostro mestiere e il valore dell’informazione…
Continua a leggere: Enrico Mentana torna, ma sul web: da oggi su Corriere TV
E’ trascorso un anno di Matrix. Un anno di Matrix condotto da Alessio Vinci e abbandonato, suo malgrado, da Enrico Mentana. L’ex corrispondente della Cnn ha ottenuto così uno dei ruoli più delicati possibili, quello di sostituire “Mitraglia”, sedotto e abbandonato dalla grande casa Mediaset in seguito ai fatti che tutti conosciamo, quelli legati alla vicenda della morte di Eluana Englaro. Intervistato dal Corriere della Sera, il Vinci tira fuori un nuovo carisma, dettato dalla maggiore consapevolezza di se stesso. D’altra parta dodici mesi sotto i riflettori cambiano i connotati più di un’iniezione di botulino:
“Continuo a sentirmi un marziano. Per scelta mi sono tenuto distante dai palazzi della politica e dai salotti romani. Un bilancio del primo anniversario? Matrix è un programma in grande salute: di chiudere non se ne parla. E ho mantenuto la mia promessa iniziale: valorizzare la redazione. La trasmissione è una sinfonia di lavori. Non amo il protagonismo del conduttore”.
Anche Vinci si dice contrario alle normative imposte dalla par condicio in periodo elettorale:
“Non credo sia giusto che la politica decida il contenuto di un programma: è compito del giornalista. Altra cosa sono le tribune politiche, che devono esserci. Ma non penso che se vai più spesso in tv ottieni più voti. Berlusconi ha vinto e perso le elezioni avendo lo stesso numero di tv. Obama ha vinto con la Fox contro: per lui ha contato di più il contatto con la gente. Mi verrebbe da dire il “porta a porta” ma non mi conviene…”.
Si torna a parlare, inevitabilmente, di Enrico Mentana, predecessore e mentore. Secondo l’attuale conduttore di Matrix sono maturi i tempi per un rientro dell’ex direttore:
“Quest’anno si è ipotizzato a più riprese un suo ritorno a Matrix. E’ possibile un suo ritorno a Mediaset ma non a “Matrix”. E’ un grande professionista ma non sono d’accordo quando dicono che l’informazione del gruppo abbia sofferto con la sua uscita. Ora ci sono più approfondimenti”.
Sui prossimi obiettivi di lavoro, Vinci rivela di stare lavorando al lancio di un canale all news Mediaset: “E’ uno dei miei grandi sogni, da sempre”.
Si aggiunge oggi, giovedì 18 febbraio, un altro canale al pacchetto Sky. Trattasi di DoveTv, per l’editore Rizzoli-Corriere della Sera Mediagroup, consultabile sul canale 412 del bouquet regolare. Il neonato canale sarà dedicato interamente ai viaggi, in quanto versione televisiva del mensile Dove (rivista RCS, appunto). Nel primo anno il palinsesto di DoveTv prevederà una programmazione composta dal 75 per cento di programmi d’acquisto, cioè format selezionati sul mercato internazionale e importati da noi; il restante 25% tratterà produzioni Digicast, la divisione televisiva e multimediale di Rcs.
Come segnalato dal quotidiano Il Riformista, DoveTv è anche la prima mossa autentica di Alberto Rossini, il nuovo capo dell’area televisiva del gruppo, ex manovratore Mediaset e Telecom Italia (è stato responsabile cinema di Canale5). Durante il suo insediamento in Rcs, Rossini aveva dichiarato qualcosa che poi ha effettivamente mantenuto, visto il suo primo obiettivo raggiunto con Dove Tv: “Parallelamente all’implementazione del piano di interventi sui costi, prosegue e si rafforzerà l’impegno multimediale per lo sviluppo di sinergie tra testate storiche e nuovi prodotti e verso nuove forme di fruizione dei contenuti”.
Qualche informazione sul palinsesto: ogni sabato alle 21.00 a partire dal 20 febbraio, L’Italia Segreta, programma che racconterà i lati meno conosciuti della nostra penisola, presentato da Melba Ruffo di Calabria: si tratta della prima produzione originale del programma. Poi un esperimento docu-reality dal titolo: Il finanziere giramondo. Protagonista della serie è Conor Woodman, analista di mercato londinese che, abbandonata la scrivania, si darà al giro del mondo con 25.000 sterline. Con un obiettivo da autentico finanziere: raddoppiare i suoi soldi. I weekend di Samantha, invece, sarà dedicato, prosaicamente, ai fine settimana, con la presentazione di mete fuori dal comune: conduce la più famosa presentatrice di programmi di viaggio degli Stati Uniti, Samantha Browm.
Ha esordito ieri con successo Tetris, l’approfondimento politico in prima serata di La7 firmato e condotto dall’ottimo Luca Telese e giunto alla sua quinta edizione. Vale la pena ricordare l’appuntamento settimanale con questo format originale della televisione italiana di qualità, in onda ogni mercoledì alle 21.10: lo facciamo approfittando non solo del nuovo corso del programma d’informazione ma anche dell’interessante intervista che i colleghi di Polisblog hanno realizzato proprio con il conduttore Telese.
Tetris è cominciato molto bene dal punto di vista degli ascolti e addirittura col botto dal punto di vista tematico, grazie a un tema scottante, quello della crisi del lavoro e della situazione della Fiat proprio nel giorno dello sciopero indetto dai lavoratori dell’azienda torinese per protestare contro la Cassa integrazione e contro la politica dell’azienda. In studio abbiamo visto accavallarsi le opinioni del Governatore della Puglia, e vincitore delle primarie del centrosinistra per le prossime regionali, Nichi Vendola, il Presidente dei deputati della Lega Nord, e candidato presidente di Regione Piemonte, Roberto Cota, il Presidente della Cgia di Mestre, e candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Veneto, Giuseppe Bortolussi, Bianca Berlinguer, direttore del Tg3; Evelina Christillin, presidente del Comitato promotore Torino 2006 e Presidente del Teatro Stabile di Torino e Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero, nonché portabandiera del movimento pluralista anti-santoro di RaiDue. A presiedere l’ormai nota “giuria di qualità” del programma, deputata a considerare le tesi espresse dai presenti e giudicare il più convincente, Marco Damilano, giornalista de L’Espresso, affiancato da Marco Ferrante, vicedirettore de Il Riformista, e Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera.
Nella giornata di oggi, sui principali quotidiani online, molti dei temi discussi ieri in trasmissione stanno venendo approfonditi e rilanciati. Repubblica, per esempio, sottolinea l’intercettazione fatta ascoltare in studio tra Silvio Berlusconi e Paolo Guzzanti, in occasione di una biografia in seguito mai più autorizzata, ove si sente l’attuale presidente del consiglio parlare dei suoi strani inizi da imprenditore. Quindi il desiderio espresso da Vendola di adottare un bambino, rilanciata dal Corriere della Sera, ma soprattutto la trovata-tormentone di riarrangiare le parole di uno degli ospiti (nel video in calce a questo articolo potete vedere all’opera proprio Vendola) secondo l’armonia di una canzone famosa (Vita Spericolata, in questo caso). Si tratta, naturalmente, di un “tarocco tecnologico”, come lo definisce lo stesso Corriere, che rallenta o velocizza il parlato del malcapitato, rendendolo perfettamente compatibile con una canzone preventivamente selezionata. L’effetto è esilarante e non c’è dubbio che sarà una delle chiavi “virali” del successo di questa quinta edizione di Tetris.
Dopo il salto un altro esilarante mix di politici e personaggi dello spettacolo che cantano “La cura” di Franco Battiato.
Ce l’ha fatta Agrodolce, il romanzo popolare televisivo che dà lavoro a tanti isolani. La soap andrà regolarmente in onda dopo che, qualche settimana fa, era sembrata definitivamente sull’orlo della chiusura. Ferma dallo scorso gennaio, grazie agli sforzi della Rai e della Regione Sicilia - che si sobbarcheranno a metà i 50 milioni di euro stanziati per le nuove puntate - potrà riprendere regolarmente le riprese. Tutto questo grazie anche e soprattutto alla manifestazione, davanti alla sede della Regione a Palermo, di attori e tecnici in protesta contro tale incertezza produttiva. Così il dirigente regionale dei Beni culturali Enzo Emanuele al Corriere della Sera:
“Si è verificata una serie di intoppi, ma ora, sistemati i passaggi burocratici, la convenzione è stata inviata alla Rai. Allo stesso tempo è stata trovata la copertura finanziaria: per la soap saranno disponibili 50 milioni di euro in due anni, di cui 25 a carico della Sicilia che così diventerà a tutti gli effetti coproduttore della fiction”.
Importantissima la formazione che è stata avviata sul campo e che ha dato possibilità di utilizzare esclusivamente personale siciliano. Il portavoce del cast Ugo Polizzi ha precisato che sono oltre 600 le persone al lavoro in tal senso: “La fiction rappresenta quindi un’occasione per il territorio e per il mercato del lavoro”. Ricordiamo che la fiction è girata a Termini Imerese (provincia di Palermo).
Una creatura mitologica, Ilaria D’amico. Bella, in carriera, col pancione e a tutto spiano su due network nazionali, La7 e Sky, con medesimo riscontro. Qualcuno potrebbe storcere la bocca, certo: in fondo la presentatrice sta lì ad occuparsi di due argomenti prettamente maschili, di quelli che guai a chi li va a toccare, cioè il calcio e la politica. Ilaria, però, resiste, con la sua cartellina in mano, a fare quello che le donne, di solito, non fanno: parlare di pallone con la gravidanza in bella vista. Addirittura quelli di Sky l’hanno messa pure a fare la pubblicità del rugby. Storia curiosa, raccontata, in parte, in un’intervista al Corriere della Sera:
“Non è banale sentire la gioia per la tua gravidanza in un ambiente prevalentemente maschile, specchio di un Paese in cui non si ha più paura a diventare madri. Non so se è così dappertutto. Questa è la mia esperienza. Mi ritengo fortunata, ma io non sono tipo da sgabello. Ho bisogno di gesticolare, di stare in movimento. Quando sarà il momento verrò sostituita da uno dei molti colleghi validi che lavorano a Sky. Preferenze? Non spetta a me dirlo. Ce ne sono almeno una decina adatti al ruolo. Una donna? Perché no?”.
Tutto, insomma, pur di continuare a lavorare fino a quando possibile. Chissà che nella testa di Ilaria non vi sia prepotente la storia professionale e umana di Antonella Clerici, collega bionda e gravida, la quale proprio per i medesimi motivi, fu costretta a scegliere tra famiglia e professione, pagandone ancora oggi le conseguenze:
“Ho pensato di fermarmi del tutto. Ma mi chiedevano di continuare e a me stava bene. La maternità non è invalidante. Il fisico ti manda segnali stupendi e in diretta senti solo l’adrenalina. Maternità è sperimentazione: ti tira fuori energie nuove. Mi piace l’idea di passare un messaggio di normalità e tenerezza”.
Questa è bella: Mediaset sceglie di evitare altri passi falsi dopo l’affaire Noemi Letizia e vieta, nella persona del vicepresidente Piersilvio Berlusconi, le selezioni di letterine, veline, meteorine e tutte quelle altre cose seminude che finiscono in -ine, se non attraverso precisi, ufficiali e soprattutto già incaricati uffici di casting. Tutto nasce in seguito al comportamento deontologicamente non cristallino del direttore Emilio Fede, il quale scelse di curare in prima persona la selezione di alcune ragazze destinate a diventare le “meteorine” del suo telegiornale: ecco, questo non si potrà più fare: le signorine in questione verranno selezionate tra le risorse già interne all’azienda, oppure scelte tramite gli organi ufficiali e non più tramite il lavoro del singolo. Non si può parlare di “austerity” perché, mentre scriviamo, su Canale5 alcuni sconosciuti stanno emettendo peti dentro una casa di design, però poco ci manca.
Il Corriere della Sera riferisce che, in seguito a questa richiesta espressa della direzione di Mediaset, l’unico a pretendere chiarimenti sia stato proprio Emilio Fede che, tuttavia, interpellato dal quotidiano di Via Solferino, si affretta a smorzare i toni:
“Sì, c’è questa circolare, ma è normale che un’azienda voglia contenere i costi e inviti a usufruire di personale che è già a libro paga. Io però ci tengo a ribadire che i miei provini erano serissimi, che avvenivano sempre alla presenza di altre persone e che puntavo a selezionare volti giovani e puliti. Ho fatto solo da talent scout, e sono stato il primo, modestamente, ad eliminare i maschietti dal video”.
Modestamente.
Ieri sera abbiamo visto Francesco Facchinetti in versione “prove generali di conduzione di Sanremo”, visto che X Factor si è istituzionalizzato per l’occasione. D’altronde la prossima edizione ospiterà di diritto il vincitore del talent show e, nonostante l’invecchiamento generale dei concorrenti alle prese con brani sanremesi, l’Auditel si è parzialmente risollevato (complice un’atmosfera più distesa).
Il giovane conduttore, con la sua grinta, non sarebbe magari ancora “maturo” per il Palco dell’Ariston, però potrebbe rivelarsi un padrone di casa perfetto per il prossimo DopoFestival, vista la sua “gavetta” al Processo e il rapporto colloquiale che riesce a instaurare con gli artisti più giovani.
E’ il Corriere della Sera a dedicargli un’intervista niente male (come se non bastasse Maxim all’ex Dj Francesco), con una rivelazione bomba: il “Jovanotti della televisione italiana”, nel 2010, “si lancerà in un programma impegnato con dei reportage in prima persona”. Lui stesso, anche quando si rivede a X Factor, dice di stupirsi per la sua aria di precisino:
“Mi dico: ‘Sei ligio al dovere, un vero presentatore Rai’. Ho 29 anni, e sono il più giovane della compagnia, ma non è la mia aspirazione fare il vigile”.
Continua a leggere: Francesco Facchinetti, da X Factor ai reportage impegnati su RaiDue
L’esoso Bruno Vespa torna a farsi sentire sulle pagine de Il Corriere della Sera. Il presentatore televisivo ha scelto, in questi ultimi giorni, l’intelligente e furba via del basso profilo per rispondere alla decisione della propria azienda di “tagliargli” via qualche zero dal contratto. Vespa di qua, Vespa di là: bene ha fatto la Rai, ha suggerito egli stesso, chinando il capo dall’alto dei suoi allori aurei, a patto che anche altri facciano lo stesso.
Eccola qua, allora, svelata la strategia: troppo bello pareva che un soffio di coerenza avesse animato l’Imperatore del Plastico. Sin dall’inizio, Bruno Vespa tratteneva nel gargarozzo un nome che da troppi anni gli agitava i sonni, cioè quello - tra gli altri - di Michele Santoro. L’avversario, il nemico, lo specchio deformante dentro il quale l’autore di Porta a Porta non può fare a meno di specchiarsi, dovendo osservare restituita un’immagine odiata, quella del successo dell’altro, ossia di Annozero, del riscontro mediatico, delle prime pagine dei giornali che lui, Vespa, non riesce più a ottenere con il risalto di un tempo. D’altronde si sa, fare da ufficio stampa al governo è un duro lavoro che qualcuno deve pur sobbarcarsi.
“Il consiglio Rai ha chiesto giustamente un approfondimento. Se si rifanno conti e confronti, qualche piccola limatura tecnica è possibile. Ma vorrei andare oltre. In tempi difficili bisogna essere solidali. Alle opere umanitarie, come è noto, giro ormai quasi per intero i proventi di convegni e dibattiti. Adesso vorrei rinunciare a 150 mila euro all’anno del mio nuovo contratto (600 mila euro in quattro anni) se la Rai utilizzasse questa somma per dieci borse di studio annuali da 15 mila euro l’una per dieci giovani da ammettere, dopo una accurata selezione, a un corso-concorso serissimo come quello che quarant’anni fa portò me e altri trenta colleghi in Rai. Mi piacerebbe, però, che una somma analoga (collettiva, non voglio impoverire nessuno…) la sottoscrivessero anche Santoro, Fazio, Dandini, Bignardi, Annunziata, Floris in modo da raggiungere le venti borse di studio”.
Per carità: onorevole. Perfino luminosa, come idea. Il concetto, però, del “o tutti o nessuno” è pretestuoso, soprattutto perché la polemica del contratto oneroso riguarda lui, al momento, e lui solamente. Pertanto Bruno Vespa bene farebbe a perpetrare il proprio volere filantropico, però da solo, eventualmente, o coinvolgendo gli altri colleghi con l’ars retorica e non con la trappola dialettica del “siamo tutti sulla stessa barca”. La barca non è uguale per tutti, ormai è noto da almeno tre generazioni.
”Sono stati dati numero a sproposito. La base del mio contratto e’ del 2001, sono pagato con il controvalore in lire. Consideriamo 140 puntate, la media degli ultimi anni. Le prime 100 mi vengono pagate 11.878,50 euro lordi ciascuna, le ulteriori 40 10.329, 14 euro lordi. Totale, 1milione 601.016, 40 euro lordi annui (la metà, com’è noto, se ne va in imposte). Con il nuovo contratto, le prime 100 puntate verrebbero compensate con 1milione 300mila euro lordi (13mila l’una) e le ulteriori 40.480 euro lordi (12 mila l’una). Totale 1milione 780mila. Differenza tra vecchio e nuovo contratto 178.963, 40 euro lordi l’anno. L’11,18% in più. Tutto il resto è aleatorio. L’anno prossimo, quando partirà il nuovo contratto, il tasso d’inflazione dell’ultimo decennio sarà del 22%. Dal 2004 di circa il 14%. Dunque?”.
Oggi dalla pagine del Corriere della Sera la voce di Aldo Grasso si fa sentire forte e chiara contro il programma di Paolo Bonolis, Chi ha incastrato Peter Pan, partito l’altra sera su Canale5 e che ha fatto registrare il successo in termini di Auditel.
Sostiene Grasso:
Il Grande innovatore Paolo Bonolis è tornato in video con un programma vecchio di dieci anni, «Chi ha incastrato Peter Pan?». Accusa altri di inerzia creativa, ma intanto lui si è preso ancora un anno sabbatico di sicura audience (ottimi ascolti: 6.625.000 telespettatori e 27,23% di share): di fronte al ricatto dei bambini, l’inventiva può attendere.
A parte la pietruzza nella scarpa che Grasso si toglie a proposito dell’innovazione in tv (ricordate la polemica aperta da Bonolis contro Fiorello?), per uno dei rari casi della vita mi trovo d’accordo con Grasso. Eppure ero partita con grande entusiamo nel voler vedere il mio amato Bonolis alle prese con i ragazzini. Ma lungo la trasmissione il senso di fastidio ha sempre più preso posto rispetto al divertimento delle situazioni come le gag di Laurenti o la candid camera con i piccoli o le domande dei ragazzini a Antonella Clerici amatissima e desideratissima ancora a La Prova del Cuoco.
Continua a leggere: Aldo Grasso tuona contro Paolo Bonolis e ha anche ragione
Rosario Fiorello, da amico autentico qual è, entra a piedi uniti sulla polemica e difende il nome di Mike Bongiorno e della famiglia. Ne avevamo parlato qualche giorno fa, degli spot “postumi” del Signore della Televisione per “quelli” di Infostrada: la maggior parte degli spettatori hanno gradito, ma qualcuno si è lasciato trasportare da quel malessere serpeggiante, molto italiano, chiamato “dietrologia”, accusando, paventando, imputando alla famiglia Bongiorno un certo qual cattivo gusto, forse atto a racimolare qualche soldino in più cavalcando un’onda emozionale che ha coinvolto il Paese intero. Fermi tutti, ha tuonato Fiorello in una lettera accoratissima al Corriere della Sera:
“Sento la necessità e anche il dovere di proteggere, in memoria del mio amico Mike, la sua famiglia da sospetti maliziosi che serpeggiano in alcuni commenti letti in questi ultimi giorni sui giornali. La famiglia ha spiegato in maniera molto semplice e chiara le ragioni della sua decisione di mandare comunque in onda gli spot, ultimo lavoro di Mike. Rispetto chi non condivide questa scelta, quello che però trovo davvero di pessimo gusto è la volgarità di chi ha tentato di destare anche solo il sospetto che questa scelta nascondesse un presunto vantaggio economico a favore della famiglia Bongiorno. Mi prendo io l’onere di precisare quanto evidentemente non è chiaro a chi è abituato, forse, a ragionare sempre all’ombra della malafede e a non considerare che esistono anche altri valori che regolano le azioni umane. La famiglia Bongiorno non trae alcun vantaggio ulteriore, oggi, dalla messa in onda di quegli spot, se non la serenità di aver interpretato la volontà di Mike”.
Una curiosa novità in casa Sky. La collaborazione tra Il Molleggiato Adriano Celentano e il colosso del signor Murdoch potrebbe assumere dei toni del tutto inaspettati. Si parla, infatti, di un’imminente produzione massiccia atta a realizzare un cartoon sul Ragazzo della via Gluck. La notizia è stata riportata dall’edizione di giovedì 17 settembre del Magazine del Corriere della Sera. Secondo indiscrezioni, il progetto sarebbe bello grosso: una serie animata ispirata alla canzone più nota e simbolica di Celentano.
La serie dovrebbe constare di 26 episodi da 26 minuti ciascuno, con partenza nel 2010. Attenzione ai nomi che vi saranno dietro: oltre allo stesso Molleggiato, anche Milo Manara, il piu’ importante fumettista italiano, il regista e sceneggiatore Enzo D’Alò e lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami, addirittura un Premio Oscar. Vedremo se Sky vincerà anche questa scommessa.
La notizia la dà Aldo Grasso, che sul Corriere della Sera scrive:
Non è un mistero che una trasmissione come quella di Milena Gabanelli sia a rischio. Non solo per compatibilità con la nuova dirigenza ma anche perché il dg Masi le ha tolto lo scudo dell’assistenza legale nonostante non abbia mai perso una causa (ogni autore dei servizi sarà responsabile in proprio di eventuali azioni legali, un sistema per togliere coraggio anche ai più coraggiosi).
Purtroppo Grasso non chiarisce se a venire meno sarà l’assistenza relativa alle denunce di tipo civile o penale. Se dovesse mancare proprio l’assistenza per le cause penali, finora sempre assicurata, (pensiamo ai reati di ingiuria e diffamazione, ad esempio), allora sarebbe da intendersi come una indiretta ammissione della Rai a voler procedere alla cancellazione del programma. E diciamola tutta, davanti a uno scenario così economicamente devastante la Gabanelli ha tutta la mia comprensione se dovesse decidere di rinunciare alla messa in onda delle nuove puntate di Report.
Ovviamente la solidarietà nei confronti della giornalista è già scattata e su facebook si stanno creando i primi gruppi di pressione contro questa scellerata decisione.
Continua a leggere: RaiTre, tolta a Report la copertura legale. Minoli direttore?