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Tutti gli articoli con tag corrado calabrò

Calabrò: "Siamo ancora teledipendenti"

pubblicato da Gabriele Capasso


Corrado Calabrò, dopo 7 anni, lascia la guida dell’AgCom. Nel delineare il bilancio della sua attività, apprezzata almeno nella misura consentita dai poteri di sanzione limitati affidati all’Authority, Calabrò ha spiegato quanto nonostante l’esplosione di internet l’Italia era e resti in paese fortemente legato alla televisione.

Malgrado il dilagante successo di internet, l’Italia e’ tuttora un Paese teledipendente, è indubbio che il maggior numero di informazioni proviene oggi da internet, l’informazione più influente è ancora quella fornita dalla televisione.

Nel nostro paese vige ancora la regola “l’ha detto la televisione“, questione di audience (maggiore per la tv, nonostante tutto), questione di presunta autorevolezza, ma soprattutto problema legato alla passività del mezzo: su internet le informazioni te le devi andare a cercare con la tv di basta accendere l’apparecchio e rimanere seduto in poltrona.

Le nuove forme della democrazia corrono sulla rete ,ma la politica visibile in Italia si fa pur sempre in televisione. Le persone e gli eventi che non appaiono sullo schermo televisivo non sono validati nell’immaginario collettivo.

Certo Calabrò rivendica come un successo il “radicale riordino che ha consentito il passaggio dal sistema televisivo analogico a quello digitale, con la moltiplicazione per sei dell’uso di ogni frequenza“, ma lui stesso ammette implicitamente che questo non basta per rendere la tv davvero libera, plurale ed indipendente dalle influenze della politica.

Foto | © TM News

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Sky sul DTT: l'AgCom respinge l'eccezione di Romani

pubblicato da Gabriele Capasso


Il Ministro Romani non è convinto che Sky possa operare sul Digitale Terrestre, questo è chiaro da parecchi mesi, ma ancora una volta ha visto le sue eccezioni respinte. L’AgCom ha infatti stabilito, stando alle indiscrezioni pubblicate da Milano Finanza, che nonostante la proprietà di Sky Italia sia “americana” (Murdoch è cittadino statunitense) non si possa applicare il principio di reciprocità per escluderla dal beauty contest per l’assegnazione delle frequenze.

Al ministero è venuto il dubbio, diciamo così, che non essendo assicurata ad un gruppo italiano la possibilità di vedersi assegnato spazio nell’etere negli USA consentirlo a Sky sarebbe quantomeno sconsigliabile, se non vietato, dalla normativa vigente. Secondo l’interpretazione fornita dall’autorità guidata da Corrado Calabrò non è così. Tanto più che nel nostro paese esiste già un precedente: l’acquisizione da parte dell’egiziana Orascom della compagnia telefonica Wind sulla quale nel 2005 non venne sollevata alcuna eccezione.

Questo nonostante la Wind fosse il terzo gestore mobile italiano e detenesse, all’epoca, un contratto di fornitura con lo stato per la telefonia. Insomma, ora non resta che attendere il parere del Consiglio di Stato, che dovrebbe arrivare giovedì e (Romani permettendo) dovrebbe mettere fine definitivamente alle resistenze opposte all’ingresso di Sky quantomeno al beauty contest.

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Berlusconi, record di presenze nei Tg Rai e Mediaset e 4 commissari AgCom scrivono a Calabrò

pubblicato da Marina

Record di apparizioni nei tg mediaset e rai per silvio berlusconi

Il dito nella piaga lo ha messo La Repubblica dopo aver analizzato i dati di Vidierre, società specializzata nel monitoraggio dei media. Ebbene in questi nove mesi il Premier è stato in video per circa 1000 minuti.

La Repubblica, come riporta Vidierre, ha rilevato che:

Con i suoi 997 minuti e 49 secondi, il Cavaliere da solo sfiora il dato complessivo delle tre opposizioni. Pd, Idv e Udc, con tutti i loro rappresentanti, toccano i 1051 minuti e 89 secondi. Solo lo sbarco in video di Enrico Mentana ha riequilibrato in parte le facce in tv. A vantaggio però non della minoranza ma di Gianfranco Fini e dei finiani. Pier Luigi Bersani, sui nove mesi, ha totalizzato 346 minuti piazzandosi al secondo posto assoluto. Lo segue Giorgio Napolitano con 300 minuti. Poi Casini.

Ovviamente alla lettura dei dati, prova provata della straripante presenza in video del Premier, sono insorte le opposizioni. Ma a chiedere anche un intervento di tipo formale, con la richiesta dell’apertura di un istruttoria, sono stati Nicola D’Angelo, Michele Lauria, Gianluigi Magri e Sebastiano Sortino, quattro commissari dell’AgCom, l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Nella lettera inviata al presidente Corrado Calabrò chiedono che siano presi i provvedimenti necessari e ripristinato un equilibrio nell’informazione da parte delle testate coinvolte.

I quattro commissari hanno preso come riferimento non solo i dati raccolti dalla Vidierre ma gli stessi conteggi fatti dall’Autorità e che sostanzialmente confermano la massiccia presenza in video del presidente del Consiglio, senza però che vi sia un pari trattamento per le opposizioni.

[Foto | Flickr]

Rai: Compensi nei titoli di coda, per il Pd un favore alla concorrenza

pubblicato da Gabriele Capasso


Tiene banco la proposta, approvata dalla Commissione di Vigilanza Rai mercoledì scorso, di inserire nei titoli di coda di ogni trasmissione l’indicazione dei compensi percepiti dai conduttori. Il Cda, dopo essere stato impegnato nell’approvazione dei palinsesti autunnali, dovrà occuparsi anche di questa questione. Marco Travaglio, che ha rivelato di guadagnare 1500 euro lordi in ognuna delle sue apparizioni ad Annozero, si dichiara favorevole ma lancia l’idea di una trasparenza a 360° con la pubblicazione su internet di queste cifre.

Qualcuno però, segnatamente i parlamentari del PD presenti in Vigilanza Rai, sono preoccupati da questa prospettiva e chiedono l’intervento dell’AgCom. L’autorità presieduta da Corrado Calabrò è stata investita della questione e dovrà esprimere un parere sulla portata di questa innovazione, in particolare se non possa finire per costituire un indebito vantaggio per la concorrenza, vale a dire Mediaset.

L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni verifichi se la norma che prevede di riportare i compensi nei titoli di coda non sia lesiva della concorrenza tra i media. Questa direttiva non può essere lesiva della concorrenza tra i media e gravare unicamente sul soggetto pubblico del sistema.

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Digitale Terrestre: le tv locali contrarie al sondaggio per la numerazione

pubblicato da Gabriele Capasso

La FRT, la Federazione Radio Televisioni, che sotto la sua rappresentanza raccoglie le tv e le radio locali del paese, è contraria al “sondaggio demoscopico” per stabilire la lista LCN, la numerazione sul telecomando di televisori e decoder digitali dei canali. L’idea era stata lanciata dal presidente dell’AgCom Corrado Calabrò qualche giorno fa, ma preoccupa molto gli editori della tv locali che temono di essere fortemente penalizzati:

Le prime proposte di regolamentazione dell’LCN avanzate dalla FRT all’AGCOM risalgono al 2005. Il sondaggio andava fatto prima, oggi non ha più senso e rischia di indurre l’Agcom a prendere decisioni (almeno nelle aree già digitalizzate) non oggettive e creare ancora più confusione. Alcuni inoltre ipotizzano che una volta verificata la massiccia ed assodata presenza delle TV Locali sui numeri 8 e 9 del telecomando, il regolamento potrebbe prevedere tale giusto riconoscimento ma parallelamente ridurre lo spazio per le stesse (dieci numeri consecutivi) nelle prime numerazioni dello schema Agcom e ciò, se confermato, creerebbe effetti devastanti.

Restano pertanto ferme le richieste fatte dall’associazione nell’ultima audizione di fronte all’Autorità per le comunicazione:

a) alle tv locali siano riservati almeno 10 numeri consecutivi immediatamente dopo la numerazione assegnata alle tv nazionali generaliste
b) venga ripristinato il rapporto di ripartizione tra nazionali e locali nel primo blocco numerico previsto dalla proposta DGTVi (50 nazionali e 49 locali e non 60 contro 40) da ripetere nei blocchi successivi
c) venga riservato alle ulteriori offerte delle TV Locali l’intero settimo arco di numerazione (601 – 699)

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Digitale Terrestre: Calabrò pensa ad un sondaggio per la numerazione

pubblicato da Gabriele Capasso


La spinosa questione della lista LCN, la numerazione sul telecomando dei canali del digitale terrestre, è ancora al vaglio dell’AgCom. Il Presidente Corrado Calabrò ha un’idea per togliersi dall’imbarazzo con Rai, Mediaset, Sky e l’emittenza locale che fanno pressione perché i tasti “8″, “9″ e successivi siano assegnati nel modo a loro più favorele evitando il pericolo che l’offerta televisiva si perda nel mare dei canali che possono essere trasmessi grazie alla rivoluzione digitale.

La Legge dispone che la lista LCN abbia “riguardo per le abitudini e le preferenze” degli utenti? Allora un bel sondaggio potrebbe essere la soluzione ideale: chiedere direttamente ai telespettatori quali reti vogliono trovare nei primi tasti del loro telecomando.

è una materia molto delicata, ci sono dei problemi particolari anche differenziati territorialmente, stiamo pensando ad un approfondimento con un sondaggio commissionato ad una società specializzata, perché la legge dice che bisogna avere riguardo per le abitudini e le preferenze degli utenti.

Il sondaggio, comunque venga realizzato, rischia di essere conservativo rispetto allo status quo proveniente dell’analogico e di scontentare quei soggetti che puntano sul digitale per diffondere i propri contenuti provando a scalfire il duopolio Rai-Mediaset. Insomma, non vorremmo essere nei panni dei commissari dell’AgCom, qualsiasi sarà il responso lamentele e recriminazioni non mancheranno.

Romani risponde a Mockridge: "Rispetteremo i 60 giorni" e intanto Sky apre il fronte degli LCN

pubblicato da Gabriele Capasso


Non tarda ad arrivare la risposta di Paolo Romani, viceministro con delega alle comunicazioni, alla lettera resa pubblica oggi da Tom Mockridge, a.d. di Sky Italia, in merito alla vicenda di Cielo.

In base anche al parere dell’Unione Europea, gli uffici del ministero procederanno, come previsto nei termini di legge, al rilascio dell’autorizzazione alla trasmissione del canale Cielo sul Digitale Terrestre. Mi spiace comunque dover sottolineare quanto reputi inappropriata la scelta di rendere pubblica una lettera inviata da Sky al Ministero nella quale, inoltre, si fa riferimento ai contenuti di una comunicazione istituzionale fra l’Unione Europea e questo ministero

Dunque si può dire che Cielo partirà con tutta probabilità dal 1 gennaio 2010, vale a dire quando saranno passati tutti i 60 giorni che il Ministero ha a disposizione per valutare una pratica di richiesta all’autorizzazione a trasmettere. Non si fanno sconti e questo anche se è di fatto caduta grazie alla forzatura di Mockridge la giustificazione di dover attendere il conforto di un parere dall’Unione Europea. Ci si augura che per correttezza e trasparenza lo stesso trattamento sia riservato a tutti gli operatori televisivi, anche se il sospetto che per Rai e Sky non servano i famosi 60 giorni è piuttosto fondato. Non finisce comunque qui perché Sky ha, nelle stesse ore, fatto sapere di essere pronta ad aprire un nuovo fronte: quello sulla lista LCN, vale a dire quella lista che fornisce il posizionamento sul telecomando dei canali del digitale terrestre e che vede per il momento “rispettate” le gerarchie dell’analogico con RaiUno sull’1, RaiDue sul 2 e via così.

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Calabrò offre la via d'uscita: "La Rai deve restare su Sky se indispensabile"

pubblicato da Gabriele Capasso

Calabrò offre la via d'uscita: "La Rai deve restare su Sky se indispensabile"
La Rai che cripta i suoi programmi su Sky o peggio ancora la Rai del tutto fuori dal satellitare pay di Murdoch? Il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò offre di fatto una via d’uscita alla tv di stato. Le sue parole, arrivate a margine dell’audizione di fronte alla Vigilanza Rai, sono state raccolte dai media come fossero una sorta di rimbrotto nei confronti della tv di stato. In realtà a leggerle con cognizione di causa appaiono chiaramente come la via d’uscita di fatto per la Rai.

La Rai dovrà stare su tutte le piattaforme tecnologiche, quindi anche sul satellite per raggiungere il maggior numero di utenti possibile. Se Sky in una zona è indispensabile, la Rai deve starci nel periodo transitorio del passaggio al digitale, limitandosi a criptare proprio il minimo delle sue trasmissioni. L’Authority accerterà se la Rai togliendo alcuni canali da Sky abbia o meno oscurato zone e utenti. Il procedimento è ancora in fase istruttoria, e poi ci sarà una valutazione degli organi collegiali. Vedremo che copertura sarà stata assicurata da TivùSat. In buona sostanza, qualora la Rai decidesse di oscurare Rai1, Rai2 e Rai3 su Sky prima del 2012, l’Agcom valuterà “la copertura altrimenti assicurata sul satellite” del servizio pubblico.

Se si considera TivùSat, lo ricordiamo già oggi attiva e funzionante con una “copertura” naturalmente su tutto il territorio nazionale, non c’è alcun modo di intravedere l’oscuramento parziale (ma anche quello totale) della Rai su Sky come una violazione del diritto degli utenti di accedere ai canali della tv di stato. Gli abbonati a Sky devono rassegnarsi, soprattutto se andrà in porto la strategia a “tenaglia” che vuole bloccare la Digital Key: per vedere i canali della Rai senza limitazioni dovranno comprare il decoder del digitale terrestre o al limite quello di TivùSat.

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Gabriella Cims - Evitare di condir la tv con pezzi di carne

pubblicato da Malaparte


Il servizio pubblico può e deve, visto che si finanzia anche con il canone, impegnarsi per un nuovo corso della figura femminile nei diversi programmi, rispettando la dignità culturale e professionale delle donne. Si potrebbe evitare di condire ogni contesto di trasmissione con un pezzo di carne di donna. Perché è di questo che si tratta quando al conduttore di turno si affianca una forma corporea femminile di visibile prorompenza.

Sono parole, che condivido e sottoscrivo, pronunciate da Gabriella Cims, che guida l’Osservatorio sulla direttiva europea per la tv e che si rivolge al viceministro Paolo Romani e a Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni.

Tuttavia, mi preme sottolineare il fatto che oltre a cambiar l’approccio - perlomeno quello del servizio pubblico - nei confronti della figura della donna in televisione, occorrerebbe provare a cambiare anche l’approccio delle donne dello spettacolo alla televisione: cresciute nella convinzione che per far carriera basti mostrarla, quella carne, non esitano a farlo, in un meccanismo biunivoco che si autoalimenta.

Annozero, Santoro dice in conferenza stampa: "Marco Travaglio ci sarà con o senza contratto"

pubblicato da Marina

Lo aveva preannunciato Michele Santoro che Marco Travaglio è irrinunciabile per la trasmissione e dunque Travaglio ci sarà. E dice Santoro che ci sarà:

con o senza contratto, a piedi o in bicicletta. Ma è irrinunciabile e se è irrinunciabile vuol dire che ci sarà.

Negli otto minuti del video, purtroppo l’audio non è al massimo, Santoro spiega quale sia l’attuale situazione del sistema informativo italiano, senza scendere in polemiche ma snocciolando dati e azioni fatte anche contro anche altre trasmissioni come Report.

Intanto domani è previsto l’incontro tra Corrado Calabrò presidente dell’Authority per le Telecomunicazioni, AgCom e il direttore generale della Rai Mauro Masi. Oggetto della discussione la sospensione di Marco Travaglio poiché le sue opinioni potrebbero generare problemi, così come avvenne lo scorso anno a proposito delle idee espresse su Schifani a Ma che tempo che fa. Santoro, lo potete ascoltare in coda al filmato ha commentato:

La mia parola d’onore che non esiste una legge in Italia che dà ad Agicom il potere di una censura preventiva. E’ come se nel campionato di calcio Galliani avesse il ruolo di arbitro.

TivùSat: l'Agcom concede il via libera, ma indaga sui programmi criptati dalla Rai su Sky

pubblicato da Gabriele Capasso


L’Authority per le comunicazioni ha dato il suo via libera definitivo a TivùSat, il consorzio satellitare di Rai, Mediaset e Telecom (che controlla La 7). Contemporaneamente ha posto alcuni paletti e avviato una serie di istruttorie per verificare se la creazione della piattaforma rispetti la normativa vigente e gli obblighi stabiliti per la Rai dal contratto di servizio. L’Agcom stabilirà se “le smart card saranno utilizzate per la fruizione di programmi a pagamento e se la piattaforma offre i propri servizi a tutti i soggetti che ne fanno richiesta a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie“.

Sotto la lente d’ingrandimento dell’Authority una serie di aspetti legati alla partenza di TivùSat: le informazioni agli abbonati Rai sulla visione dei programmi via satellite e la conseguente difficoltà per i consumatori di orientarsi fra le scelte possibili, ma anche sui criteri adottati per criptare su Sky i programmi Rai che molte proteste e confusione hanno causato ai 5 milioni di abbonati alla pay tv di Murdoch.

Corrado Calabrò e i suoi uomini vogliono verificare che la tv di stato rispetti l’obbligo di distribuire gratuitamente “su tutte le piattaforme” come accade negli altri paesi europei. Insomma, il sospetto è che l’improvviso aumento di programmi criptati dalla Rai su Sky possa essere in qualche modo illegittimo e teso a favorire la diffusione di TivùSat. Non resta che attendere la fine delle istruttorie per capire meglio cosa sta accadendo, nel frattempo rimane il via libera della piattaforma satellitare gratuita che garantirà la visione dei canali presenti sul Digitale Terrestre dopo il 2012 in tutte le zone che soffriranno di un segnale debole ed incompleto.

La realtà è nemica della famiglia Berlusconi: Sky supera Mediaset nei ricavi. Con buona pace di Piersilvio...

pubblicato da Stefano Sgambati

SkyE’ Sky il secondo operatore televisivo italiano per ricavi. Con buona pace di Piersilvio Berlusconi, verrebbe da dire, con simpatia, è chiaro: giacché sono loro stessi, gli addetti ai lavori, a rendere il “giochino” tra reti una specie di gara tra eminenze grigie, noialtri non possiamo fare a meno che adeguarci alle regole. D’altra parte il vicepresidente di Mediaset aveva ribadito entusiasticamente, giusto pochi giorni fa, che se la piattaforma di Murdoch era “ferma”, il merito andava attribuito tutto al Biscione.

Oggi la redazione annuale presentata al Parlamento dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazione, Corrado Calabrò, ha ufficializzato che Sky ha sorpassato proprio Mediaset, piazzandosi giusto dietro la Rai, sempre stabile al primo posto: lo scorso anno la tv di Stato ha ricavato 2723 milioni di euro, Sky Italia 2640 milioni e RTI 2531 milioni di euro. L’azienda di Berlusconi, c’è da dire, ha però consolidato l’offerta a pagamento, salendo da 125 milioni a 199.

“La Rai è ancora la principale media company italiana con oltre 2,7 miliardi di euro di ricavi, anche se in decremento rispetto al 2007 a causa della flessione della pubblicità (-3,6%). Sky Italia consolida la sua posizione, divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi. Il gruppo Mediaset (che scende al terzo posto, con un calo della pubblicità dello 0,3%) vede il rafforzamento della propria offerta a pagamento sulla piattaforma digitale terrestre (passando da 125 a 199 milioni di euro)”.

Queste le parole di Calabrò che aggiunge:

“RTI è leader della pubblicità e nuovo concorrente nelle offerte a pagamento; Sky è di gran lunga leader nella pay tv e nuovo concorrente nella pubblicità; Rai mantiene le classiche posizioni attraverso una quota di rilievo nella pubblicità e prelevando le risorse residue dal canone di abbonamento”.

Santoro viola il pluralismo, secondo l'Authority

pubblicato da Malaparte

TvBlog Awards 2008

Michele Santoro Il presidente dell’authority Corrado Calabrò fa sapere che è stato inviato un richiamo alla Rai in quanto a Annozero sarebbero stati violati i principi di completezza e correttezza dell’informazione.

In particolare, Calabrò si è schierato contro i processi mediatici:

In televisione il processo, lo pseudo processo o la mimesi del processo non si possono fare. L’informazione deve essere equilibrata, obiettiva e deve garantire il contraddittorio senza anticipare giudizi su questioni ancora subiudice. Cosa che non vuol dire porre limiti alla libertà di informazione. Ma l’informazione non può diventare gogna mediatica nè spettacolarizzazione ispirata più all’amore per l’audience che all’amore per la verità


Come al solito, il garante si mette in evidenza per la condivisibilità delle sue opinioni e dei concetti espressi, quale che siano il programma o la rete sanzionati o semplicemente richiamati.

Le puntate di Annozero cui si riferisce Calabrò sono quella del 4 ottobre (Mastella-De Magistris), del 6 dicembre (riforma Tv con il il ministro Gentiloni) e del 20 dicembre (caso Forleo-D’Alema e intercettazioni Berlusconi-Saccà).

AgCom - La qualità della Tv Italiana

pubblicato da Malaparte

AgCom

Avevamo scritto delle esternazioni di Calabrò, presidente dell’AGCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), nella sua relazione annuale.
Ma per sapere cosa dice esattamente questa benedetta relazione, per averne un quadro oggettivo, per decidermi finalmente a leggerla (lo potete fare tutti, si trova sul sito ufficiale dell’AGCom), ho avuto bisogno di un imput da parte di siti esteri, ché la nostra stampa è stata - lo dimostra anche una ricerca a posteriori - molto avara di notizie in merito e ben più interessata a occuparsi di gossip e chiappe all’aria.

Ora, giovedì scorso la ricerca è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, così anche dall’estero se ne interessano.
I dati più importanti, oltre alle osservazioni già pubblicate? Nella presentazione di Calabrò c’è il duro attacco alla filosofia dell’audience e un altrettanto duro attacco alla situazione di duopolio e al pasticciaccio brutto del digitale, una foresta priva di regolamentazione in un mondo, quello televisivo, in cui si parte dall’assunto che anche con una programmazione di bassa qualità si possa mantenere il proprio pubblico. Nonostante SKY in crescita (di fatto, unica realtà satellitare in Italia, detenendo il 91% dei canali), il sistema è duopolistico visto che la raccolta pubblicitaria di RAI e Mediaset messe insieme raggiunge l’84%.

Non mancano critiche alla scarsa diffusione della banda larga - e di conseguenza difficoltà di accesso a contenuti video alternativi a quelli della tv tradizionale -, confronti con la situazione mondiale e analisi dei ricavi.

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