
I giornalisti di RaiNews ancora una volta in agitazione: stavolta la contestazione riguarda la decisione dell’azienda di assegnare mezzora dalle 22.30 alle 23 tutti i giorni all’informazione alla Testata Regionale Rai. Il comunicato stampa che annuncia uno sciopero da inserire in calendario prima possibile e sottolinea come questo episodio sia soltanto l’ultima delle mosse che sembrano suggerire uno scarso interesse nei confronti di RaiNews da parte dei vertici dell’azienda.
In ballo c’è la stessa natura “allnews” del canale che i giornalisti vogliono difendere a tutti i costi, soprattutto alla vigilia del lancio di TgCom 24, il primo tentativo di Mediaset di andare sullo stesso terreno di RaiNews e di Sky Tg 24.
No alla cessione alla Testata Regionale dello spazio di palinsesto dalle 22.30 alle 23.00 sette giorni su sette, e no a qualunque altra cessione di spazi ad altra struttura, che non può che essere definita uno scippo di sovranità e un impedimento al compimento della nostra missione editoriale. No a qualunque ipotesi di interruzione del flusso informativo che, in una “allnews” quale è Rainews, non può essere frazionato e affidato ad altra Testata o Struttura di qualunque genere. Sì a un vero rilancio di Rainews in quanto unico canale “allnews” della Rai, rilancio ancora più necessario in vista dell’avvio del canale ‘allnews’ di Mediaset. Ribadiamo la nostra totale contrarietà a conflitti con i Colleghi della TGR come di altre redazioni Rai. Ma non siamo disposti a vederci trasformati da “allnews” a una rete qualsiasi da riempire con contenuti purché sia. Vogliamo ricordare alla Direzione Generale che, se quello che un tempo era Rainews24, poi divenuto inspiegabilmente Rainews, è oggi il primo canale tv “allnews” in Italia in termini di ascolti e di credibilità, lo è per il grande sforzo profuso dalla Redazione tutta, in condizioni sempre difficili, tra una tecnologia non sempre affidabile, spazi e mezzi limitati, sottodimensionamento e strutture aziendali disponibili sempre in seconda battuta.
Lunedì saranno presentati gli emendamenti al Contratto di servizio 2010-2012 che viene firmato tra il Ministero dello Sviluppo economico e la RAI (a sinistra le foto dei nuovi loghi adottati dal prossimo 18 maggio). Le novità più consistenti riguardano la discussione sulla diffusione delle trasmissioni Tv su digitale terrestre a altre piattaforme, più un altro grappolo di proposte, che non è detto che siano approvate ma che certamente faranno discutere e che sono state presentate da Roberto Rao (UdC) relatore del testo. Vediamole:
Digitale terrestre
Spiega Rao:
Perché ridurre il digitale solo al terrestre? Occorre eliminare l’aggettivo terrestre per garantire la diffusione anche sul satellitare.
Piattaforme tecnologiche
Ancora Rao:
In sostanza, il punto in discussione è la norma secondo cui la Rai non è obbligata a stare sulle altre piattaforme se è già sul satellite, cosa che è stata realizzata con Tivù Sat. Noi chiediamo una diffusione capillare della tv pubblica.
Pubblicità occulta
Qui la richiesta è molto precisa, la Rai dovrebbe contrastare tutte le forme di pubblicità occulta e segnalare al telespettatore chiaramente quando si passa nella modalità di emissione pubblicitaria.
Continua a leggere: RAI, Contratto di servizio: ritorna il tormentone canone Tv ai possessori di pc
I colleghi di ecoblog annunciano che prossimamente il canone Rai potrebbe essere pagato obbligatoriamente attraverso la bolletta dell’energia elettrica, indipendentemente dal gestore. Il canone Rai è la tassa più evasa e i vertici di Viale Mazzini, in tempi di crisi, con alle porte il contratto di servizio da approvare, ritengono di dover tentare tutte le strade.
La domanda sorge spontanea: che ci azzecca la bolletta dell’energia elettrica con il canone Rai? Forse non bastano le decine di balzelli che già paghiamo, inclusi a nostra insaputa?
Ha dichiarato il consigliere di amministrazione Giorgio Von Straten:
Dal nostro punto di vista la proposta migliore rimane quella di far pagare il canone Rai con la bolletta dell’energia elettrica, come avviene per esempio in Grecia. Questo sostanzialmente azzera l’evasione che noi calcoliamo sia intorno ai 300 milioni di euro.Recuperare l’evasione permetterebbe di coprire il deficit della Rai e liberare risorse per tutto il sistema radiotelevisivo italiano. Servono però degli interventi legislativi e il contratto di servizio non è lo strumento attraverso il quale si stabilisce come si combatte l’evasione del canone Rai.
Il prossimo passo potrebbe essere un incontro tra vertici Rai e Ministero per l’Economia.
Parte dal web la crociata sull’uso e abuso del corpo delle donne in tv. Sul sito Key4biz infatti donne del mondo civile stanno discutendo del fenomeno e soprattutto di come interrompere questo circolo malefico che si è innescato. L’occasione per rivedere il ruolo delle donne in tv è dato dalla discussione rinnovo triennale del Contratto di servizio Rai.
L’appello è stato lanciato lo scorso novembre da Gabriella Cims, coordinatrice dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi voluto dal Vice Ministro delle Comunicazioni, con l’articolo Solo la bellezza fa audicence? Dibattito aperto sul ruolo delle donne in Tv nel nuovo contratto Rai di servizio e da allora, piano piano si è iniziato a creare un movimento di donne che a oggi conta 54 firmatarie e sono per lo più rappresentanti dell’intellighentzia al femminile.
La Cims nella sua accorata lettera, sottolinea:
Quante donne fanno gavetta e hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura? E a quante sarà data anche solo un’infinitesimale possibilità di rappresentare nel tubo catodico la loro esperienza di successo, le loro speranze e le loro fatiche, esattamente come abbiamo la possibilità si conoscere ogni millimetro emozionale delle partecipanti ai realities o ai concorsi bellezza, solo per fare un esempio? Perché stupirsi poi se tanta parte delle adolescenti, di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale, ha come primo miraggio quello di diventare una velina o sue omologhe derivazioni. Quanto spazio , nondimeno nella Rai, il servizio pubblico dei cittadini, sarà dedicato ai successi e alle fatiche delle “altre”?
Chi accusa certa tivù commerciale deve anche spiegare cosa abbia fatto il servizio pubblico per porsi come alternativa che segna la differenza. Poi ci si interroga sulla disaffezione dal canone. Forse è venuto il momento, con pacatezza, di iniziare un nuovo corso. Non servono grandi rivoluzioni, per cambiare funzionano le riforme, occorrono idee chiare, iniziative concrete e la volontà per farle camminare.
I programmi invisi a Silvio Berlusconi e al governo italiano risultano in cima alla classifica di gradimento dei telespettatori. Da Report a Che Tempo che Fa, alle altre preziose gemme di RaiTre, tutti questi, e molti altri, dimostrano di non risentire affatto del clima politico ostile e, anzi, sono stati votati come i migliori prodotti possibili secondo l’indice di gradimento Qualitel. In particolare il programma di inchiesta giornalistica di Milena Gabanelli ha strapazzato ogni concorrenza possibile secondo questa motivazione espressa dal pubblico:
“Una trasmissione accurata, chiara, che rispetta le varie tipologie dello spettatore e divulga una pluralità d’informazioni”.
Altri programmi in testa alla classifica: Che tempo che fa di Fabio Fazio (73 punti, la sufficienza è 56) e Ballarò (63). Porta a porta (60) e Annozero (59) camminano appaiati appena sopra la soglia. Sbaragliati concorrenti più generalisti come Ulisse di Piero e Alberto Angela e Alle falde del Kilimangiaro. Ottimo anche un altro programma criticatissimo dal governo, cioè Parla con Me che si assesta su un ottimo 65. La fiction preferita è Don Matteo (62), seguita da Un medico in famiglia (61). Il quiz preferito è L’eredità (68). Bene anche La Prova del cuoco (68). Bocciato X Factor, ben al di sotto della sufficienza.
L’indagine è stata condotta da Pragma Dinamiche su un campione di 7530 spettatori intervistati lungo il mese di novembre. Tale sondaggio, il primo commissionato da Viale Mazzini, risponde alla doppia esigenza mossa dal recente contratto di servizio e dalla volontà del direttore generale Mauro Masi.
Così si è espresso il vicedirettore Antonio Marano, come riportato da la Repubblica:
“Complessivamente, l’offerta della Rai conquista il 63% di gradimento qualitativo. È un buon risultato, ma si può, si deve fare meglio. Per le trasmissioni meno apprezzare le attenuanti possono essere parecchie. I talk show che dividono di più o quelle con un target molto preciso sono penalizzate da questo metodo di sondaggio. La Bbc ha 9 canali, noi 12. E da giugno l’80 per cento del Paese sarà digitalizzato. Il dato complessivo del sondaggio ci dice che il pubblico giudica la Rai migliore di come la descrivono gli addetti ai lavori”.
Il contratto di servizio Rai è in queste ore all’esame del Consiglio dell’Agcom, in attesa che venga approvato. In sostanza il nocciolo delle linee guida, in rapporto ai punti mossi dal ministero per lo Sviluppo, è questo:
“Qualità dell’informazione come esigenza imprescindibile, che richiede il rispetto di alcuni criteri inderogabili tra cui completezza, obiettività, pluralismo e osservanza del contraddittorio. E la qualità dei programmi, che non devono ‘appiattirsi’ in una “rincorsa all’audience”, ma differenziarsi”.
Vediamo meglio, allora, alcune di queste linee guide che dovrebbero rendere il contenuto televisivo prossimo venturo della Tv di Stato più vicino a quel criterio di qualità che noi tutti, regolari pagatori di canone, ci auspichiamo:
“L’affermazione di una informazione giornalistica di qualità costituisce un’esigenza imprescindibile nell’attuale società. Orizzonte internazionale, pluralismo, completezza, deontologia professionale, devono costituire tratti distintivi dell’informazione di servizio pubblico, che deve essere, pertanto, aperta sul mondo, pluralistica, equilibrata e diversificata”.
Questo per quanto riguarda l’informazione, cioè uno degli argomenti massimamente spinosi di questi ultimi tempi catodici. Colpa soprattutto di una direzione scriteriata e imbavagliata del principale telegiornale di Rete, la “questione morale” legata a questo importante ramo del servizio pubblico è andata per la maggiore nei recenti dibattiti. Si legge, a questo proposito, nelle linee guida del nuovo contratto di servizio:
“Il miglioramento della qualità dell’informazione va perseguito, in primo luogo, sul terreno del rispetto dei principi di completezza e correttezza, obiettività, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e osservanza del contraddittorio, da raggiungere prioritariamente nelle trasmissioni di informazione quotidiana e nelle trasmissioni di approfondimento, data la rilevanza che esse assumono nella formazione dell’opinione pubblica”.
Quindi un altro punto decisivo, quello della corsa all’audience. Abbiamo spesse volte parlato, anche qui su TvBlog, della discrepanza tra offerta televisiva e qualità. Di frequente assistiamo alla messa in onda di programmi beceri esclusivamente in grado di acchiappare grosse quantità di spettatori, senza offrire nulla in cambio, quanto a contenuti e spessore di confezione. In questo senso la Rai, in quanto televisione pubblica, dovrebbe avere una responsabilità ben maggiore di Mediaset o di Sky: quando c’è un proprietario, quel network, volendo, potrebbe anche trasmettere Niente dalla mattina alla sera. Alla Rai le cose dovrebbero funzionare in modo diverso.

Un dossier di Altroconsumo inchioda la Rai. Numeri impressionanti quelli svelati dal quadro fornito dall’Associazione e anticipato in esclusiva da L’Espresso a questo indirizzo, che chiariscono senza più l’ombra del minimo dubbio la violazione continua e imperterrita del contratto di servizio pubblico da parte della televisione italiana di Stato. Stiamo parlando degli “oscuramenti” perpetrati da Viale Mazzini in lotta con Sky e concentrati principalmente su RaiDue, rete già fuoriuscita dall’analogico in diverse regioni, secondo il regolare percorso dello switch over, progetto semi “eversivo” atto a spingere la popolazione verso il digitale terrestre semplicemente utilizzando metodi coatti.
Dal dossier emergono oltre 400 ore di black out satellitare in soli due mesi, cioè dal 4 agosto al 4 ottobre 2009, pari a 6,88 ore oscurate al giorno. Quasi sette ore quotidiane in cui l’abbonanto è impossibilitato a usufruire di ciò per cui ha pagato.
Altroconsumo si è quindi rivolta al tribunale di Roma presentando un ricorso contro la Rai per “pratica commerciale scorretta, lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti. […] Privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico, persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell’Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti”.
Questa sera una nuova puntata di Annozero. Clima caldo: tuttavia Michele Santoro e compagni si occuperanno del caso Ciancimino e dei rapporti mafia-politica, lasciando da parte - a meno che la riunione di redazione odierna non scombussoli imprevedibilmente tutti i piani (UPDATE: ed è esattamente così che è andata a finire, almeno a quanto sostengono i colleghi di polisblog) - il caso politico più scottante dell’ultim’ora. Giusto in merito alla trasmissione di approfondimento di RaiDue, il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola incontrerà poco prima della diretta (ore 19.30) il presidente della Rai Paolo Garimberti e il direttore generale Mauro Masi. L’argomento del giorno sarà ancora la prima puntata di Annozero, oggetto di una vera e propria indagine da parte del Ministero. Proprio il ministro ha ribadito, rispondendo così alle critiche che gli venivano mosse, in merito alla legittimità del suo intervento politico:
“Secondo l’articolo 39 del contratto di servizio, il ministero per lo Sviluppo economico cura la corretta attuazione del contratto stesso con facoltà di disporre verifiche, ispezioni o richiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti. Si tratta di un potere specifico e ben definito che costituisce espressione delle peculiari responsabilità che l’ordinamento attribuisce al governo. Le funzioni del ministero non confliggono con quelle della commissione di Vigilanza e dell’Autorità per le telecomunicazioni ma si coordinano con essere nel perseguire l’obiettivo comune di garantire il puntuale rispetto da parte della concessionaria degli obblighi connessi al servizio pubblico”.
L’opposizione, nella persona di Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni, è stata la seguente:
“Un intervento su un singolo programma televisivo non ha alcuna giustificazione nell’articolo 39 del contratto di servizio, in vigore da 15 anni e mai utilizzato da nessun ministro per giustificare interventi censori. In materia di pluralismo il governo è parte in causa e non è certo un arbitro imparziale”.
Ma la lista delle priorità della Rai prevede altri appuntamenti decisivi.
Il governo italiano esige una sola voce. Il governo italiano vuole fare “Internet senza Google”: una specie di snervante blocco monolitico in cui non è più - non è più - l’utente a scegliere dove andare, cosa vedere, come informarsi. Così il ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha attaccato in maniera roboante, clamorosa e violentissima la prima puntata di Annozero, andata in onda ieri sera con un dipendente, Marco Travaglio, relegato a ruolo di “ospite”, perché privato del contratto professionale a causa di inghippi politici:
“E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale”.
Ecco tornare di moda il contratto di servizio, una specie di chimera retorica e strumentale tirata in ballo dai governanti solo quando fa loro comodo e dimenticata, invece, quando sono gli abbonati, commissioni di vigilanza e associazioni consumatori ad impugnarla per rivendicare diritti sacrosanti. Immediata la risposta - il balletto ormai è noto - del presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli:
“Parole come quelle di Scajola costituiscono un pericoloso precedente. Non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale”.
Dall’opposizione arriva la protesta di Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd:
“Scajola fa una censura governativa. Il compito di vigilare sul pluralismo è affidato alle Camere, non al governo”.
Vale la pena ricordare che la puntata di Annozero di ieri sera è stata seguita da mezza Italia, stabilendo un record storico per le reti Rai. La gente vuole essere liberata: il golpe dell’informazione non glielo consente.
Qualche lettore ci ha domandato, non a torto, per la verità, dove, alla fine della fiera, fosse possibile continuare a guardare i canali RaiSat, starnutiti via da Sky per le note vicende finanziario-politiche. Come già detto in tutte le salse, alcune tra le risorse più interessanti del pacchetto di Viale Mazzini sono al momento consultabili solo in Sardegna, l’unica regione “All digital” della Penisola, e tramite la nuova piattaforma satellitare “TivuSat”, frutto dell’intesa Rai-Mediaset, tuttavia ancora non disponibile nella grande distribuzione.
Per ovviare a tale carestia, la tv di Stato, obbligata anche da un preciso Contratto di Servizio, ha reso disponibili, e gratuitamente, i vari RaiSat Extra, RaiSat Premium, RaiSat Yo-Yo, RaiSat Cinema, RaiNews24, RaiSportPiù, RaiStoria, Rai Edu 1, Rai4 e RaiGulp, sul proprio (meraviglioso) sito Internet Rai.tv, di cui abbiamo già parlato, con tutti gli entusiasmi del caso, in tempi assolutamente non sospetti.
Ho personalmente provato la funzionalità dei vari canali e la resa è perfetta. In circa mezz’ora di visualizzazione non c’è stata mai un’interruzione dovuta al calo dello streaming; la qualità video è ottima, anche a schermo intero, così come quella audio. In attesa di una chiarezza auspicabile e un trattamento migliore per tutti i pagatori regolari di canone, assistiamo, finalmente, a un piccolo passo avanti della Rai nei nostri confronti.
Più che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.
Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:
“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.
Ancora Zavoli:
“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.
La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:
La settimana che va ad incominciare sarà - si spera - cruciale per le sorti aziendali, economiche e finanziarie della Rai. Slittate ancora le nomine, come abbiamo già visto, fa scalpore, tra gli addetti ai lavori, il tentennamento da parte della tv di Stato di chiudere positivamente la trattativa con Sky per il rinnovo del pacchetto satellitare. Oltre all’ammanco economico, di cui abbiamo già reso edotti più volte i nostri lettori, esiste anche una questione, per così dire, morale e deontologica: lo stesso presidente Garimberti, durante l’ultimo cda aziendale, ha posto la questione in termini seri: la Rai è vincolata dal . Tradotto: nella sua natura di televisione pubblica, il colosso di Viale Mazzini ha l’obbligo di essere visualizzabile e fruibile su ogni piattaforma, dunque anche su Sky, esattamente com’è sempre accaduto finora. L’escamotage eventuale di trasferirsi sul digitale terrestre o, addirittura, di rendere necessario l’acquisto di un ulteriore decoder (Tivùsat) - ipotesi pure ventilata - non reggerebbero. A mediare su questo punto il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani:
“E’ vero che la Rai ha un obbligo di presenza su ogni piattaforma ma non su tutte: per quel che riguarda il satellite spetta all’azienda scegliere quale sia la più indicata”.
Fatta la legge trovato l’inganno, per così dire: staremo a vedere quali margini di manovra avrà la Rai per smuoversi da questa apparente sabbia mobile.
Al momento - ricordiamo che il contratto con Murdoch scade a fine luglio, ma il termine per avanzare una nuova proposta economica è fissato per il 21 maggio - il punto nodale appare essere un altro: Mediaset. C’è infatti la possibilità che possa essere proprio un canale di Berlusconi a prendere il posto di RaiUno nella posizione più ambita, la fatidica 101, e questo canale dovrebbe essere Mediaset Plus (attualmente nella posizione 123) sulla piattaforma satellitare australiana da dicembre, forte di un mega contratto che non vede neppure in lontananza la scadenza. Generalista per generalista, Mediaset Plus è il non plus ultra, tra quelle possibili, anche più di SkyUno. Certo, lo smacco, per la Rai, sarebbe tragico, visto che perderebbe in un sol colpo una barca di quattrini, visibilità e coerenza.
Cresce ancora il Canone Rai, la tassa per il possesso degli apparecchi televisivi sale per il 2009 dai 106 euro attuali a 107,5, un aumento di 1,5 euro come “recupero dell’inflazione programmata”. Il Canone, essendo considerato alla bisogna una “tassa” non rientra nel blocco delle tariffe previsto, in forme piuttosto complesse ad articolate, dal Decreto Anti Crisi del Governo che è già stato al centro di polemiche feroci per via del raddoppio dell’Iva per Sky.
La salita inesorabile del Canone Rai è ormai una costante, dal 2006, quando restava fermo sotto la “soglia psicologica” dei 100 euro annui (erano 99,6), al 2009 una crescita che lo porta a 107,5. Una decisione ratificata dal Governo Berlusconi, e ratificata dalla firma del Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, che risulta di fatto “obbligata” si tratta del “recupero dell’inflazione, come previsto dall’art. 47 del Testo Unico sulla televisione“.
Inevitabile le polemiche e l’alzata di scudi delle associazioni dei consumatori, Codacons in testa, che hanno già annunciato di voler proporre un apposito ricorso al TAR per bloccare l’aumento. Improbabile che il tribunale amministrativo possa rilevare qualcosa di scorretto e agire di conseguenza, inevitabile percepire come cittadino una sorta di “colpa” il possesso di un televisore, mentre le famose esenzioni previste per gli anziani si sono dimostrate già lo scorso anno praticamente nulle.
Lo scorso anno di questi tempi vi raccontavamo del “grande balzo” del Canone Rai, il primo aumento dopo 3 anni, che portava “la tassa sul possesso degli apparecchi abilitati a ricevere trasmissioni radiotelevisive” da 99.6 a 104 euro in colpo solo. 4.4 euro di aumento, più di un 3% di crescita che era apparso sproporzionato, un cambiamento epocale.
Bene, toccherà iniziare a farci l’abitudine perchè anche per il prossimo anno è stato annunciato un nuovo aumento che porta il Canone Rai per il 2008 a quota 106 euro. Un altro 2% e altri 32 mln di euro che si trasferiscono dalla tasche degli italiani al bilanco Rai. Lo ha deciso il Ministro Gentiloni che ha firmato ieri un apposito decreto. La necessità di questo ulteriore appesantimento del balzello sarebbe da ricercare nel “recupero dell’inflazione, come previsto dall’art. 47 del Testo Unico sulla televisione“.
La nota del Ministero lascia quindi intendere un meccanismo che era sfuggito a molti, un legame diretto fra la quantificazione degli aumenti del Canone e l’inflazione su base annua calcolata dall’Istat. Gentiloni lo scorso anno aveva dichiarato di attendersi “che le risorse del canone venissero investite per assicurare al servizio pubblico quelle caratteristiche di pluralismo e qualita’ definite anche dal recente contratto di servizio“, in questa occasione sarebbe stato un segnale di trasparenza spiegare agli italiani se riteneva disattesa o meno la sua aspettativa. Troppo grazia, evidentemente.