
C’era ancora il sipario chiuso sul Festival di Sanremo e gli addetti ai lavori stavano con tanto di occhi a raccogliere le ultime carte da terra, prima che la lucetta rossa sulla telecamera irrorasse di sangue le pupille degli astanti e le corde vocale dei cantanti cominciassero a gonfiarsi. Da queste parti, nel mondo normale, quello dei contratti a progetto e del 27 del mese cerchiato sul calendario, si parlava, fatalmente, del Milione di Bonolis.
Personalmente mi schierai completamente dalla parte del conduttore: era, ed è tuttora, mia opinione che un anno intero di lavoro, in televisione, aggiunto a cinque giorni di diretta sul palcoscenico più massacrante d’Italia, corrisponda, in fondo alla fattura, sulla linea tratteggiata del totale, ad una cifra tanto immane. That’s show business, my dear.
Il Codacons, con un’invadenza prossima solo a quella della Chiesa Cattolica, prima del varo del Festival, durante quella fase di cui dicevamo prima, quando il sipario era chiuso eccetera eccetera, promosse se stesso ai giornali dicendo che se Bonolis non avesse sbancato l’auditel, avrebbe dovuto restituire il Milione. Dove sono adessi questi signori, mi verrebbe da domandare? Perché non riprendono la parola, davanti ai cespugli di microfoni di tutta Italia, e domandano, giacché il Festival ha sbancato eccome, scalzando record storici, che tipo di penitenza dovrebbero pagare? L’unico che si è dimostrato capace di percorrere un minimo passo indietro, rispetto alle dichiarazioni iniziali, è stato finora il ministro Brunetta, il fustigatore dei perditempo, non certamente uno capace di ingraziarsi, in genere, il grande elettorato con frasi smaccatamente brillanti, eppure almeno lui ha avuto l’ardire di rimetterci la faccia dopo le grandi polemiche della vigilia:
“Viva Sanremo e viva anche il milione di euro che si e’ preso Bonolis se ha fatto quello share. Se l’e’ guadagnato tutto. Siamo di fronte a una manifestazione di sano liberismo economico: uno deve essere pagato a seconda del contributo che porta”.
L’ideale, a mio modo di vedere, sarebbe che ciascuno si facesse gli affari propri.
Cresce ancora il Canone Rai, la tassa per il possesso degli apparecchi televisivi sale per il 2009 dai 106 euro attuali a 107,5, un aumento di 1,5 euro come “recupero dell’inflazione programmata”. Il Canone, essendo considerato alla bisogna una “tassa” non rientra nel blocco delle tariffe previsto, in forme piuttosto complesse ad articolate, dal Decreto Anti Crisi del Governo che è già stato al centro di polemiche feroci per via del raddoppio dell’Iva per Sky.
La salita inesorabile del Canone Rai è ormai una costante, dal 2006, quando restava fermo sotto la “soglia psicologica” dei 100 euro annui (erano 99,6), al 2009 una crescita che lo porta a 107,5. Una decisione ratificata dal Governo Berlusconi, e ratificata dalla firma del Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, che risulta di fatto “obbligata” si tratta del “recupero dell’inflazione, come previsto dall’art. 47 del Testo Unico sulla televisione“.
Inevitabile le polemiche e l’alzata di scudi delle associazioni dei consumatori, Codacons in testa, che hanno già annunciato di voler proporre un apposito ricorso al TAR per bloccare l’aumento. Improbabile che il tribunale amministrativo possa rilevare qualcosa di scorretto e agire di conseguenza, inevitabile percepire come cittadino una sorta di “colpa” il possesso di un televisore, mentre le famose esenzioni previste per gli anziani si sono dimostrate già lo scorso anno praticamente nulle.

Che una rete commerciale sommerga il povero spettatore di repliche estive, ci può anche stare. Che lo faccia la RAI, un po’ meno, ed è un tema che ci tocca affrontare praticamente ogni estate. Per tre mesi tre, la RAI chiude i battenti salvo poche eccezioni - una su tutte? Ma sì, ovvio, i famigerati premi estivi.
Le osservazioni in merito rischiano di diventare simili ai commenti da bar dopo l’ennesima prestazione negativa dell’Italia calcistica, tanto sono ovvie. E’ ovvio pensare che la RAI d’estate dovrebbe dare spazio a nuovi format, alla sperimentazione, alle alternative a quella che si connota come televisione tradizionale.
E per farlo non basta aggiungere in calce a ogni titolo un’Estate qualsiasi. Quest’anno, è vero, ci eravamo dimenticati di dirlo, di sottolineare, per esempio, l’ennesima replica della saga della principessa Sissi - nemmeno lo so, se l’abbiano già trasmessa. Se non l’hanno fatto, lo faranno presto -. Ma al posto nostro, ci ha pensato il Codacons che, dopo aver fatto notare come quest’anno le indesiderate repliche esitve di telefilm triti e ritriti siano state addirittura anticipate, ha minacciato azioni legali.
Tramite il Presidente Marco Donzelli, il Codacons chiede che la RAI
non mandi in soffitta l’attualità e alterni almeno film a telefilm
Come dargli torto?
La polemica ad orologeria, puntuale come ci si attendeva, è scattata stamani dopo la messa in onda in prima serata (alle 21.30) su Rete 4 del film di Martin Scorsese del 2002 Gangs of New York. La violenta disfida fra il giovane irlandese Amsterdam (Leonardo Di Caprio) e Bill Il Macellaio (Daniel Day-Lewis), capo della malavita nel malfamato quartiere Five Points della New York di metà 800, mandata in onda mezzora prima rispetto al termine della “fascia protetta” ha fatto registrare la presa di posizione del Codacons.
In effetti il film si apre con un violento scontro fra le due bande rivali, I Nativi e I Conigli Morti, nel quale Scorsese non ha decisamente fatto sconti. Il Codacons non ha ritenuto sufficiente l’indicazione fornita all’inizio della pellicola, il classico bollino rosso, che consiglia di non permettere la visione ai bambini. L’associazione dei consumatori ha sottolineato in maniera polemica come spesso certi divieti scattino più facilmente quando il tema “scabroso” affrontato da un film è di natura sessuale, mentre si tende a non applicare lo stesso severo metro giudizio quando in una pellicola ad abbondare sono le scene di violenza.
Parlavamo di “polemica ad orologeria” perchè il film, interamente girato a Cinecittà, era già stato al centro di una controversia durissima ai tempi dell’uscita nelle sale. Anche la CEI all’epoca dichiarò il proprio sconcerto di fronte alla mancanza di un qualsiasi visto di censura restrittivo. Negli altri paesi Gangs of New York era stato considerato ovunque meritevole del divieto ai minori di 14 anni, che diventavano 18 nel caso di Spagna, Brasile, Irlanda, Norvegia e Corea del Sud.
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Il Governo è in crisi, il Presidente del Consiglio Romano Prodi parla alla Camera (ieri) e solamente le tv satellitari - nello specifico, Rainews24 e Skytg24 - mandano in onda il discorso, rimandando la notizia al primo tg “utile”. Parole attese ed importanti, visto il caso Mastella e la preannunciata uscita dalla maggioranza da parte dell’Udeur.
Il Codacons non ci sta e, trovando riscontro anche in Sandro Curzi, consigliere d’amministrazione Rai, denuncia:
Un fatto scandaloso: l’azienda che dovrebbe svolgere un servizio pubblico non trasmette il discorso del Presidente del Consiglio a Montecitorio. La crisi di Governo è solo a Porta a Porta (dove è intervenuto lo stesso Mastella, la sera precedente, per annunciare la crisi, ndr)
Il Codacons trova inconcepibile che le tre reti generaliste Rai abbiano snobbato un fatto tanto importante e non si può dare torto all’associazione, viste le tante dirette che, negli anni, la tv di Stato ha organizzato per fatti anche di secondaria importanza. Si consolerà comunque il Codacons, visto che il voto di fiducia si dovrebbe essere meritato una bella diretta.
Siete d’accordo sulla messa in onda in diretta di ogni momento saliente della vita politica del nostro Paese? Votate nel sondaggio che segue:
Continua a leggere: La Rai non trasmette la crisi di governo: il Codacons polemizza
Impossibile non occuparci quest’oggi di un articolo apparso su L’espresso riguardante i tanti sprechi di RaiDue della scorsa stagione televisiva.
Un articolo che fa letteralmente accapponare la pelle, ma che ha già ricevuto le prime smentite.
Prima di parlare delle smentite, vediamo le cifre esorbitanti riportate da L’espresso che, a quanto si legge, sono state rese note in un esposto che l’associazione dei consumatori Codacons ha presentato lunedì scorso alla Procura di Roma e alla Corte dei conti del Lazio. A quanto si legge, Balls of steel, il programma in seconda serata condotto da Marco Mazzocchi, sarebbe costato alle casse della Rai ben 2 milioni e 900 mila euro per degli ascolti però non del tutto da buttare, sempre attorno ai 2,5 milioni di spettatori. Il rapporto costi/risultati non è però così soddisfacente.
C’è chi ha fatto di peggio. Votantonio ad esempio, lo scorso 7 maggio ha esordito portandosi a casa il 4,96% di share e dopo la prima puntata è stato cancellato. La puntata pilota e le altre due realizzate e non andate in onda, sono costate a RaiDue ben 1 milione 350 mila euro.
Capitolo Wild West, altro grossissimo flop della scorsa stagione: secondo il Codacons la cifra spesa dalla Rai è stata di 2.722,22 euro al minuto, pari a 490 mila euro a puntata. E’ confortante che sia durato così poco…
L’esposto continua citando altri programmi di RaiDue più o meno di successo e costati una fortuna: Donne, condotto da Monica Leofreddi, 489 mila euro a puntata per un totale di 2 milioni 934 mila euro; il reality La sposa perfetta, 5 milioni 830 mila euro in tutto; L’isola dei famosi, 5 milioni 800 mila euro; Quelli che il calcio…, quasi 8 milioni di euro per l’intera stagione.
Continua a leggere: Cifre da capogiro per RaiDue, ma Balls of steel si difende
Spulciando un interessante blog segnalatoci nella sezione commenti, mi ha letteralmente conquistato la riesumazione di un feticcio d’annata, giustamente definito dall’autore un flop storico. Mi riferisco alla prima e unica puntata di Crociera, un varietà letteralmente naufragato perché faceva acqua da tutte le parti.
Come sottolineato sul sito appena citato, Crociera andò in onda su Raidue nel dicembre 1998, riportando un ascolto di 2.162.000 spettatori, con l’8.85% (quando si dice, uno share da infarto per quegli anni, mentre ora la direzione Marano è decisamente vaccinata). Cosa c’è di meglio, allora, di un bel TeleVintage per ricordare il nubifragio catodico che si scatenò sul programma?
Nel giorno dell’insurrezione generale dei vertici Rai per il clamoroso flop fu lo stesso Carlo Freccero ad annunciare la sospensione del programma firmato da Gianni Boncompagni. Il compianto direttore di Raidue, al termine di una giornata scandita da ripetute voci sulle sue imminenti dimissioni (verrebbe da dire, per così poco vista la messa in onda natalizia fuori periodo di garanzia?) dichiarò di essersi sentito tradito nelle attese e molto deluso da Boncompagni, dissociandosi dalla responsabilità di un insuccesso così impietoso:
“Il programma non è quello che mi era stato proposto. Crociera doveva essere un musical, un varietà double face, invece il risultato è stato tutt’altro, nonostante i miei suggerimenti. Boncompagni non ha tenuto conto dei miei suggerimenti, è stato al di sotto delle mie aspettative. E pensare che a Boncompagni avevo dato un ben di Dio di possibilità, battagliando anche all’interno della Rai. Ecco come sono stato ripagato, per questo mi sento tradito da lui, e aggiungo, non è la prima volta”.
Continua a leggere: Crociera, Boncompagni, la Brilli... la fine di un'era
Non si può dire che la partenza di Colpo di genio, prevista per martedì 10 aprile, non sia sulla bocca di tutti… i giornali.
Sono fresche di giornata, infatti, le polemiche relative al presunto acquisto del format su cui si basa il programma, che hanno visto anche il Codacons prendere posizione contro “la pessima tendenza della Rai a delegare all’esterno le produzioni televisive”.
In riferimento a notizie e dichiarazioni pubblicate, l’Ufficio Stampa Rai ci ha tenuto a precisare che i diritti del programma condotto da Simona Ventura e Teo Teocoli sono interamente di proprietà della tv di stato.
“La trasmissione è il frutto di una rielaborazione del programma I Cervelloni, il cui format è di proprietà della Rai. Il lavoro di adattamento, reso necessario per aggiornare e rinnovare una trasmissione di successo di otto anni fa, è stato fatto con il produttore Endemol che ha inserito alcuni elementi di caratterizzazione e di novità tratti anche da formati internazionali. La Rai non paga alcuna royalties sul nuovo format”.
Suona sospetto, tuttavia, che tali rettifiche arrivino dopo la conferma della derivazione di Colpo di genio dal marchio inglese What’s the big idea (notizia ufficializzata da Tv Sorrisi e Canzoni e da noi ripresa a suo tempo).
Tra l’altro, durante la messa in onda di Fratelli di Test si sottolineò la difficoltà di rivendicare le proprie idee nell’era dei format di importazione, in cui se non detieni i diritti sulla tua creatura rischi l’accusa di plagio.
E’ questo il motivo per cui il programma di Carlo Conti era basato sul format Test the nation, anzichè sul programma tutto nostrano ma ormai datato per riconoscerne la paternità Test.
Continua a leggere: Colpo di genio, polemiche e anticipazioni
L’infinita diatriba sulle presunte irregolarità di Affari Tuoi si arricchisce di un ulteriore capitolo.
Quando, prima del ritorno della ricostituita coppia Iacchetti-Greggio, Affari Tuoi e Flavio Insinna sembravano dominare negli ascolti senza eccessive difficoltà Striscia decise di riaprire la guerra contro i “pacchi“.
Un tema che era stato accantonato dopo l’assalto iniziale al primo Affari Tuoi dell’ex-amico Paolo Bonolis, ma costantemente cavalcato dalle due associazioni dei consumatori Codacons e Adusbef.
La reazione della Rai questa volta non si era fatta attendere e Del Noce insieme allo stesso Insinna avevano presentato querela per diffamazione nei confronti di Antonio Ricci per la redazione di Striscia, Ezio Greggio in quanto conduttore e Max Laudadio che aveva curato i servizi che lanciavano nuovamente l’accusa di manipolazione del programma di Raiuno.
Oggi è arrivata la decisione del Pm di Roma Pietro Pollidori che ha richiesto al Gip l’archiviazione per l’assenza del dolo nei servizi in oggetto. Una brutta sconfitta per Affari Tuoi che ultimamente, soprattutto con il ritorno di Iacchetti a Striscia, non sembra essere più in grado di vincere la guerra degli ascolti.
Ieri, nella sede di Roma del Codacons, ha avuto luogo la simulazione di Affari Tuoi di cui vi avevamo parlato nei giorni scorsi. Come noto l’iniziativa organizzata dalle associazioni dei consumatori mirava a dimostrare l’incongruenza probabilistica della presenza tanto frequente dei premi più importanti nelle fasi finali del gioco. Ebbene, l’esito della prova ha rispettato le previsioni con 9 occasioni su 30 estrazioni in cui almeno uno dei due premi più elevati (250mila e 500mila euro) ha raggiunto la fase finale del gioco. Adiconsum e Codacons sostengono che la media della trasmissione di Raiuno (13 su 30) sia palesemente oltre la soglia prevista dalle leggi della probabilità (fra 6 e 9) e che questo fatto sia la dimostrazione lampante che qualcosa di strano e non casuale avvenga nel dietro le quinte del programma. Il comunicato stampa, oltre a stigmatizzare l’assenza (scontata) di tutte le personalità che hanno a che fare con Affari Tuoi e la Rai che erano state invitate alla prova, da Del Noce a Insinna, richiede nell’interesse “degli utenti del servizio pubblico, della trasparenza dei giochi e della buona fede dei telespettatori” alla Endemol e alla tv pubblica una spiegazione per questa anomalia.
Di “curiose” statistiche a proposito del fatto che ad Affari Tuoi certi premi (quelli grossi, ovviamente) restino in gioco molto più frequentemente di altri avevamo abbiamo già parlato diverse volte. In tutte le occasioni vi eravate scatenati nei commenti dividendovi fra sostenitori del “complotto” e fedeli appassionati del gioco che non vogliono credere di essere gabbati ogni sera così platealmente.
Per Adusbef e Codacons si tratta di una vera e propria ossessione: dimostrare che Affari Tuoi è un programma tv taroccato.
A questo scopo domani hanno organizzato una “perizia pubblica” durante la quale estrarranno per 30 volte tutti i 20 premi normalmente inseriti nei pacchi del celebre programma alla presenza di un notaio. L’obiettivo è chiaro, fare “toccare con mano” l’improbabilità statistica della presenza tanto assidua dei premi più importanti nella fase finale del gioco. Si tratta chiaramente di un’iniziativa provocatoria, dallo scarso valore scientifico vista l’esiguità del numero delle simulazioni, ma che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe fornire una nuova spinta mediatica alla crociata contro la trasmissione condotta in questa stagione da Flavio Insinna.
Alla verifica sono stati invitati, fra gli altri, il direttore di RaiUno Del Noce e il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni. Personalmente la curiosità di sapere se presenzieranno è maggiore di quella per l’esito della “perizia”.