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Tutti gli articoli con tag codacons

Un cachet da (s)ballo

pubblicato da Massy


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Televoto - l'Antitrust sanziona RTI per il Grande Fratello 11

pubblicato da Malaparte

Televoto Grande Fratello

Ennesimo colpo al televoto. L’Antitrust raccoglie la denuncia del Codacons a proposito dell’ultima edizione del Grande Fratello e sanziona RTI con una multa da 60mila euro, come si apprende da un’agenzia.

Di fatto, l’Antitrust ha rilevato l’esistenza di violazioni a danno dei telespettatori che utilizzano il televoto per interagire con il programma, senza peraltro almeno tentare - come fa la Rai, comunicando a voce che si diffida dall’uso di mezzi illeciti e che comunque non si può, di fatto, fare nulla contro l’uso dei call center - di mettere in guardia i telespettatori stessi dalle possibilità di “taroccamento” del meccanismo. Nel provvedimento, infatti, si legge, fra l’altro, che

il meccanismo del televoto, così come predisposto da RTI, non prevedeva alcuna forma di limitazione o di filtro al fine di ostacolare, o comunque rendere difficile l’intervento di soggetti professionali, diversi dai meri telespettatori. RTI aveva consapevolezza della sussistenza di potenziali alterazioni di un utilizzo improprio del meccanismo del televoto, derivante dalla possibilità di invii massivi di voti da parte di operatori specializzati, finalizzati a – o comunque suscettibili di – alterare gli esiti del reality.
RTI, consapevole di tale situazione, avrebbe dovuto portare a conoscenza del pubblico il numero di voti validamente esprimibili e gli strumenti per controllare il rispetto di tale tetto nonché l’assenza di meccanismi in grado di prevenire all’origine eventuali utilizzi abusivi del televoto da parte di call center o di operatori specializzati.

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Televoto Sanremo: Vecchioni in testa, Codacons chiede l'annullamento

pubblicato da Gabriele Capasso


Bufera sul televoto a Sanremo. L’incredibile gaffe di un dirigente di RaiTrade, tale Sebastian Marcolin, getta nel caos il festival. Ora tutti sanno che Roberto Vecchioni è il più votato a poche ore dalla finalissima. Un’irregolarità gravissima, proprio in un’edizione nella quale il timore per i call center hanno costretto la Rai (su indicazione dell’Antitrust) ad “avvertire” i telespettatori che “non ci sono strumenti per garantire in tempo reale la regolarità del televoto difendendolo dalle tecnologie di alterazione“.

Ora ad alterare inevitabilmente la gara ci si mette la Rai stessa in una conferenza stampa live su internet, con Morandi che manda a quel paese tutti e Gianmarco Mazzi che urla quando ormai la frittata è fatta. Annunciare l’esito parziale è gravemente lesivo della regolarità del televoto, senza contare il danno economico per le scommesse: la giocata su Vecchioni vincitore è stata immediatamente sospesa. Il Codacons ha immediatamente chiesto l’annullamento (con rimborso) dei 200 mila voti giunti fino ad ora:

Non si tratta di una gaffe, ma di una irregolarità che potrebbe condizionare il voto del pubblico a casa. I risultati sulle preferenze dei telespettatori vanno tenuti segreti fino all’ultimo per garantire imparzialità e uguale trattamento a tutti i concorrenti. Chiediamo l’annullamento dei voti ricevuti fino ad ora e non escludiamo di rivolgerci alla magistratura al fine di garantire la buona fede dei telespettatori e il corretto svolgimento della gara canora.

Voi cosa fareste?

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Televoto - Antitrust multa la Rai: "Deve dire che è manipolabile"

pubblicato da Gabriele Capasso


L’Antitrust ha comminato 50 mila euro di multa alla Rai per il televoto dello scorso Festival di Sanremo. Il motivo del contendere? Il conduttore non ha adeguatamente informato i telespettatori che al momento non esistono strumenti efficaci per impedire, in tempo reale, l’alterazione del risultato da call center e da operatori specializzati che dirottano “pacchetti di voti” per rispondere ad esigenze commerciali. Tutto nasce da un esposto del Codacons che chiese verifiche puntuali sul televoto dell’edizione 2010. L’Antitrust prescrive che Morandi, o chi per lui, avverta il pubblico sulla possibile alterazione dei risultati:

In occasione del Festival di Sanremo, che inizia stasera, il conduttore dovrà spiegare con chiarezza che l’azienda non è in grado di prevenire l’eventuale abuso di televoto da parte di call center e operatori specializzati. L’informazione dovrà essere fornita attraverso l’utilizzo della grafica, di evidente leggibilità nel corso della trasmissione. I consumatori potranno così scegliere consapevolmente se partecipare al televoto, sapendo che sono ancora possibili manipolazioni dei risultati attraverso l’invio massivo e automatico di pacchetti di sms e di telefonate da parte di call-center e operatori appositamente organizzati.

La querelle sul televoto, anche grazie alle iniziative delle associazioni dei consumatori, si dovrebbe (definitivamente) chiudere quando entrerà in vigore il nuovo regolamento firmato dall’AgCom che ha come termine la fine del 2011 per ottemperare alle modifiche tecniche in grado di contrastare il lavoro dei call center. La Rai da parte sua annuncia ricorso al Tar contro la multa dichiarandosi sorpresa per la decisione dell’Autorità con la quale era stato intavolato con successo nelle scorse settimane un fattivo confronto e una buona cooperazione per inserire queste novità nel sistema del televoto a partire dall’edizione 2011 del Festival. Secondo la tv di stato il provvedimento è “infondato, illogico e contradditorio, la stessa Autorità ha riconosciuto il comportamento di ‘fattiva collaborazione’ di Rai e ’soprattutto la disponibilità’ a migliorare in assenza di una regolamentazione le procedute di televoto, attraverso precisi impegni contenenti ‘misure significative su punti essenziali“.

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Festival di Sanremo 2010 - Scandalo televoto. Il Codacons vuole annullare l'esito della finale. Il monito di Pippo Baudo

pubblicato da Stefano Sgambati

Festival di Sanremo 2010 - scandalo televoto. Il Codacons vuole annullare la finale. Il monito di Pippo Baudo

Televoto sotto accusa. Il Festival di Sanremo e la sua scia amara. La vittoria del cantante-meno cantante che si sia mai visto nella storia del carrozzone ligure (dopo i Jalisse, d’accordo. D’altra parte passare dai fiumi di parole ai laghi, il passo non è stato poi tanto lungo) non è bastata per rendere una kermesse canora qualcosa di perfettamente diverso: un’agenzia di collocamento per reduci dai talent. Tiene banco la questione televoto. Il popolo bue, per dirla alla Morgan (si può dire “Morgan” su TvBlog?), ha fatto il danno: si sono ribellati tutti tranne Maria De Filippi. Anche il Codacons ha detto la propria. L’associazione dei consumatori presieduta da Carlo Rienzi ha chiesto alla Guardia di Finanza e all’Autorità per le garanzie nella comunicazione di sequestrare tutti i televoti che hanno determinato i primi tre classificati al Festival e verificare le utenze di provenienza (per escludere che si tratti di utenze collegate ad agenzie specializzate). Addirittura è stato richiesto di annullare la classifica finale.

La polemica è nata tenendo conto dei forti sospetti che hanno animato le ore immediatamente successivi alla finale: com’è stato possibile che le preferenze degli orchestrali, che contribuivano al 50% per il giudizio finale, abbiano influito talmente poco per gli esiti finali? Come mai non sono stati resi pubblici dalla Rai i dati relativi al televoto, cioè quelli relativi al numero di voti assegnati a ciascun cantante e all’andamento dei flussi. Segnalati anche problemi con gli sms: alcuni giornalisti che hanno provato a votare tramite il telefonino hanno parlato di messaggini non accettati e problemi tecnici di ricezione. Ma questo potrebbe essere stato dovuto al sovraffollamento.

Così il direttore artistico Gianmarco Mazzi:

“Io sono molto contrario al televoto, perché in apparenza è il sistema più democratico e giusto ma nella realtà non lo è, favorisce artisti di alcune zone d’Italia, per esempio”.

Un commento, ben più interessante, da parte di Pippo Baudo:

“Ormai i big non vengono più in gara a Sanremo, data la benevolenza verso i talent show: questo è un problema da porsi in futuro”.

Grande Fratello 10: Codacons scatenato per le troppe volgarità. Ma a chi fa comodo la bestemmia in tv?

pubblicato da Stefano Sgambati

Grande Fratello 10: Codacons scatenato per le troppe volgarità. Ma a chi fa comodo una bestemmia?La condanna della bestemmia nell’ambito di una trasmissione volgare come il Grande Fratello è, essa stessa, una bestemmia. L’apoteosi dell’ipocrisia, ecco, la quintessenza del paraculismo all’italiana: l’esegesi del “mettiamoci una mano sulla coscienza”. Naturalmente vige la libertà di pensiero: c’è chi può essersi sentito mortalmente offeso dall’uscita di Massimo Scattarella e a costui vada tutto il rispetto possibile. Gli altri, però, cioè quelli che semmai gradivano la presenza dell’energumeno pugliese all’interno della Casa e non avevano nulla da ridire in riferimento a una bestemmia, tutti questi, è chiaro, sono stati discriminati. Il pluralismo, in certi casi, non può essere rispettato: ci sono gli inserzionisti, c’è il Vaticano, c’è il Paese intero, cioè l’Italia, una Repubblica fondata sul perbenismo e il falso in bilancio. Chi bestemmia non può restare in televisione.

Durissimo, in proposito, è stato l’onnipresente Codacons come spiegato dal presidente Carlo Rienzi che ci è andato giù meno sereno del solito:

“Come avvenuto nelle precedenti edizioni, anche stavolta siamo stati costretti a intervenire e sollecitare la giusta espulsione di un concorrente del GF. Ma questo episodio, unito all’infinità di parolacce pronunciate all’interno del reality, dimostra come la nostra televisione stia peggiorando, grazie a trasmissioni sempre più basate sul turpiloquio e sulle risse verbali. Non c’é solo la bestemmia del GF, ma esistono numerosi programmi televisivi che, pur di alzare l’audience, fomentano liti e risse verbali, generando un linguaggio televisivo sempre più volgare e allineato verso il basso. La singola parolaccia in tv può scappare e in determinati contesti può passare anche inosservata, ma oramai la degenerazione è tale che sulle reti televisive italiane un telespettatore è costretto a sentire una parolaccia ogni 20 minuti e un insulto addirittura ogni 8 minuti. Un record negativo che dovrebbe far riflettere gli autori delle varie trasmissioni”.

L’idea che uno potrebbe farsi è che gli autori suddetti ci riflettano eccome, attentamente, intorno a robuste scrivanie di ciliegio. L’idea che uno potrebbe farsi è che da codeste riunioni aziendali, da tali “brain storming” produttivi, venga fuori proprio il concetto per cui una bestemmia ogni tanto val bene una messa, soprattutto se questa messa è circondata di spot pubblicitari venduti al prezzo dei diamanti.

Switch off a Roma: oltre 20mila chiamate di protesta. Il Codacons chiede un rinvio dello "spegnimento"

pubblicato da Stefano Sgambati

Switch off

Cominciamo con un “personalismo”. Non si fa, non è deontologico, ma facciamolo: vivo a Roma e oggi, come tante altre famiglie della Capitale, mi sono ritrovato definitivamente e irrimediabilmente “switchato”. La Città Eterna è la prima capitale europea completamente spenta dal punto di vista analogico: ebbene, per quanto mi riguarda, i tempi di azione relativi al passaggio definitivo al digitale terrestre si sono esauriti in circa 48 secondi. Acquistato un decoder esterno da 29 euro, collegatolo al televisore tramite presa scart e alla corrente tramite normale cavo di alimentazione, non ho fatto altro che accenderlo, premere “ok” sul telecomando per avviare la ricerca automatica e vedere tutti i canali di questo mondo. Molto bene, dunque, niente di più facile: così che adesso, anche il piccolo televisore sistemato in cucina, e acquistato in tempi ormai tecnologicamente remoti, possa rimanere utile e funzionante saecula saeculorum. Amen.

Non tutto e non dovunque, tuttavia, è filato liscio. Al momento risultano essere oltre 20mila le telefonate giunte al call center del ministero dello Sviluppo economico all’apposito numero verde 800022000. Secondo quanto riferisce l’ufficio del viceministro, Paolo Romani, il 92-93 per cento delle chiamate sono collegate a richieste di aiuto per la sintonizzazione degli apparecchi televisivi, la parte restante ad altri tipi di problemi.

A questo proposito è insorto il Codacons il quale, “considerati i disagi patiti dagli utenti”, ha annunciato “la presentazione di un ricorso d’urgenza in tribunale, finalizzato a posticipare la data dello switch-off in modo tale da consentire a tutti i residenti della capitale di ottenere le giuste informazioni e trovarsi preparati al passaggio alla tv digitale e per evitare che una parte della popolazione romana resti indietro e senza possibilità di vedere la tv”. Secondo il presidente Carlo Rienzi i principali disagi riguardano soprattutto la risintonizzazione dei canali, “operazione che sembra meno facile di quanto annunciato”.

Altre segnalazioni sono arrivate al Codacons per quanto riguarda l’attività di Tivùsat, la piattaforma satellitare frutto dell’intesa di Rai e Mediaset. Sostiene l’associazione: “In teoria Tivùsat dovrebbe essere utilizzata per chi, avendo il segnale tv debole, non riesce a ricevere i canali del digitale terrestre. Peccato che le smart card siano introvabili e che il call center per avere informazioni, l’199 309 409 sia una ‘bufala mangiasoldi’. Il numero unico, infatti, costa la bellezza di 14,26 centesimi di euro al minuto. Peccato che sia impossibile mettersi in contatto con un operatore, qualunque opzione si scelga, salvo non si abbia già la smart card, quelle che appunto non si trovano. Eppure l’opzione 3, stando alla voce automatica, dovrebbe servire a chiedere assistenza”.

Staremo a vedere.
Da queste parti, come detto, e non potevo esimermi per onestà intellettuale, tutto è filato liscio come e più dell’olio.

Lite a X-Factor 3: dito medio alzato e volgarità, il Codacons chiede una multa

pubblicato da Gabriele Capasso


Si è passato il segno nella puntata di ieri di X-Factor 3, almeno secondo il Codacons. Il nostro Malaparte non sarà d’accordo, ma l’associazione dei consumatori ritiene meritevole di una importante sanzione pecuniaria i tre giudici Mara Maionchi, Claudia Mori, Morgan e il conduttore Francesco Facchinetti in quanto totalmente incapace di contenerne le intemperanze nel suo teorico ruolo di moderatore. Il feroce litigio, in realtà, ha avuto fra i protagonisti principali proprio l’ex DJ Francesco, insultato da uno scatenato Morgan (”Sei un populista demagogo, retorico, vuoto“) e costretto poi a scusarsi al termine del programma in un modo che non è apparso decisamente sincero.

Il Codacons non si accontenta naturalmente di quelle scuse e chiede alla Rai di sanzionare i protagonisti del litigio in maniera “significativa” a titolo punitivo e nelle speranza che questo possa costituire un freno ad altre future e possibili scenate del genere.

Qualche parolaccia in tv può scappare, e in alcune situazioni può anche trovare una giustificazione, ma ieri i limiti della decenza e dell’educazione verso i telespettatori sono stati decisamente superati. Per questo chiediamo alla Rai di imporre una sanzione pecuniaria nei confronti dei tre giudici protagonisti della rissa verbale, e nei confronti del conduttore Francesco Facchinetti che avrebbe dovuto bloccare la querelle quando questa si è infuocata. La multa non solo come indennizzo simbolico verso i telespettatori che hanno dovuto assistere a tanta volgarità, ma anche come deterrente per il futuro, affinché in Rai si evitino nuove scene di questo tenore.

X Factor 3 - La Decima puntata /2

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Il Codacons contro la Rai, ma forse stavolta ha ragione: "Troppe repliche nel periodo estivo. Spettatori penalizzati"

pubblicato da Stefano Sgambati

RaiChissà che questa volta l’abbonato Rai non si dica d’accordo col Codacons, l’associazione, per antonomasia più odiosa e invasiva di sempre. I numi tutelari dei consumatori, infatti, si sono scagliati contro la tv di Stato, accusandola di avere iniziato troppo presto con le consuete repliche previste per la programmazione estiva:

“Ieri la tv pubblica ha presentato agli investitori pubblicitari i nuovi palinsesti per il prossimo autunno. Considerato che non è ancora arrivata l’estate, la tradizione ormai consolidata di presentare la nuova stagione televisiva a fine primavera, è l’implicita conferma del fatto che la Rai ‘va in vacanza’ da giugno a settembre compresi e investe tutte le sue risorse solo ed esclusivamente per la programmazione autunnale ed invernale. La conseguenza è che in estate gli spettatori sono inondati di repliche”.

Altre questioni poste dal Codacons:

“Perché, con tutte le nuove serie di telefilm esistenti (ad esempio su Raidue, Ncis, Numb3rs, Cold Case, Criminal minds, Senza traccia…), Raiuno, l’ammiraglia Rai, non trovi nulla di meglio che replicare per l’ennesima volta ‘L’ispettore Derrick’, in onda ininterrottamente dal 1979, ‘Il commissario Rex’ (in onda ininterrottamente dal 1997), ‘La signora in giallo’ (in onda dal 1984), ‘Un medico in famiglia’ e ‘Le sorelle McLeod’?”.

Infine la domanda che, forse, appare più lecita, considerando che, negli ultimi anni, anche le uscite cinematografiche riescono a sposarsi perfettamente con il periodo estivo (vedi le produzioni dei Vanzina):

“Nel cinema sempre più spesso si esce con nuovi film in questo periodo. Anche d’estate esiste un pubblico che avrebbe diritto di vedere, almeno ogni tanto, qualche programma non riciclato, specie in considerazione del fatto che si paga il canone”.

Cassata la fiction su Wanna Marchi: "Mitizza modelli negativi". Il Codacons fa come Alemanno: la fiducia nello spettatore, ormai, è ridotta a zero

pubblicato da Stefano Sgambati

Wanna MarchiAnnunciata e poi smentita una serie tv incentrata sui personaggi - e sulla parabola processuale - delle teleimbonitrici Wanna Marchi e figlia. La notizia, in sé, non è questa gran cosa, soprattutto in considerazione dell’immediata presa di posizione di RaiFiction per negare il progetto (la cui concretezza, tuttavia, resta ancora in piedi, nonostante il balletto diplomatico delle dichiarazioni). Il punto focale, secondo il parere del sottoscritto, che dà adito alla stesura di tale articolo, è la forzatura del Codacons, intervenuto in proposito per esprimere la propria contrarietà. Questa la motivazione del presidente dell’organo Carlo Rienzi, espresso in una nota ufficiale:

“Quando si realizzano film e serie tv su personaggi coinvolti in scandali importanti, come nel caso della Marchi, il rischio concreto è quello di una «mitizzazione» di tali soggetti. Ossia in qualche modo, pur non volendo, si finisce con l’esaltare un modello negativo, che in questo caso ha ricevuto una condanna fino in Cassazione”.

Mi sa che ci risiamo. Parlare di “rischio concreto di mitizzare tali soggetti negativi” è un voler sottolineare e legittimare le dichiarazioni fatte pochi giorni fa dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, per esempio, in merito alla serie tv “Romanzo Criminale”, additata dal primo cittadino come principale concausa dell’ondata di criminalità nella Capitale.

Sempre di più sta diventando necessario un giro di vite sulla televisione come “mezzo”: si continua a concepire il tubo catodico come strumento, come veicolo, e giammai come “fine”, sollevando, o quasi, da ogni responsabilità il ricevente, cioè il telespettatore, quindi NOI. Alla fine del giro, un giro lunghissimo, è il telespettatore che decide cosa fare del messaggio del medium, al di là della forza penetrativa dello stesso. Sono passati troppi anni dalla Seconda Guerra Mondiale, scenario nel quale il mezzo di comunicazione di massa veniva utilizzato a meri scopi propagandistici, sfruttando l’inesperienza del ricevente che da pochissimo tempo si trovava a sfruttare tali innovazioni tecnologiche. Oggi come oggi, svezzati come siamo, se solo si riuscisse, finalmente, a lasciarsi alle spalle questa coltre pesantissima di ipocrisia e perbenismo che, sempre di più, costituisce un ostacolo alla verità, potremmo correre perfino il rischio di diventare più intelligenti, critici, fini nel giudizio. Invece no: invece la televisione continua a propinarci contenuti facili, ovvi, “buoni” perché, altrimenti, “si rischia di mitizzare soggetti negativi”.

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Pilota automatico

pubblicato da Massy


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Le Associazioni dei Consumatori contro la Fattoria: "Pilotata l'eliminazione di Fabrizio Corona"

pubblicato da Gabriele Capasso


Sembra a questo punto ufficiale: è impossibile che qualsiasi cosa ruoti attorno a Fabrizio Corona riesca ad essere priva di polemiche e sospetti. L’ultima conferma riguarda la sua partecipazione alla Fattoria, terminata nella diretta di domenica con un televoto plebiscitario che lo ha estromesso dal reality Mediaset. Corona ha fatto di tutto per rendersi antipatico, o forse ha semplicemente dimostrato di essere totalmente incapace di essere in qualunque modo simpatico.

A nessuno dei telespettatori è sembrato strano che Corona finisse nominato e successivamente eliminato, tranne alle associazioni dei consumatori che hanno fatto sapere di essere pronte a presentare esposti alla Procura della Repubblica e a chiedere chiarimenti a Mediaset. Prima Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, che parla addirittura di “decine di segnalazioni“:

Molti hanno messo in dubbio la regolarità del televoto, notando che il concorrente nel corso della diretta aveva di fatto anticipato l’esito della votazione, come se ne fosse a conoscenza. Secondo altri telespettatori le stesse conduttrici della trasmissione, Paola Perego e Mara Venier, si sarebbero lasciate scappare alcune battute tali da indurre nel pubblico la netta sensazione che la decisione di escludere Corona non fosse rimessa al televoto, ma già determinata dagli autori della trasmissione.

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Codacons show: "Siano i cittadini a scegliere il Presidente Rai col televoto". E Carlo Rienzi si 'candida'

pubblicato da Stefano Sgambati

Il Codacons contro la Rai

In un’Italia che crolla a pezzi, il problema principale sembra essere diventato quello legato al televoto. Le ultime polemiche legate al Festival di Sanremo e a Ballando con le stelle, per esempio, hanno riportato alla ribalta i signori del Codacons che oggi, in seguito alle vicende non proprio chiarissime legate alla nomina del nuovo Presidente della Rai, hanno fatto circolare una provocatoria proposta: ricorrere al televoto per scegliere tale prestigioso ed importante incarico istituzionale:

“E’ bene siano gli utenti della Rai, che finanziano l’azienda attraverso il canone, a scegliere il nuovo Presidente della rete di Stato. I partiti potrebbero proporre i propri candidati, e a scegliere sarebbero i telespettatori, cioè coloro che di fatto fruiscono del servizio pubblico televisivo, attraverso un apposito televoto, strumento che oramai viene utilizzato in qualsiasi contesto. Questo sarebbe un sistema veramente democratico e permetterebbe direttamente ai cittadini di scegliere chi mandare alla guida della Rai”.

Serve ricordare, a questo punto, che lo stesso Codacons, all’indomani della rinuncia di De Bortoli, aveva provocatoriamente proposto il proprio presidente, Carlo Rienzi, come nuovo direttore della tv di Stato. Di seguito il programma promulgato dallo stesso Rienzi:

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La Rai multata del Ministero dello Sviluppo Economico per Affari Tuoi

pubblicato da Gabriele Capasso

La guerra contro Affari Tuoi si arricchisce di un nuovo capitolo: il Ministero dello Sviluppo Economico ha multato la Rai per violazione del DPR 430/2001 sui giochi a premio per quello che riguarda l’edizione 2005 del celebre game show di Endemol. La multa record va dai 2 ai 6 mln di euro a meno che la Rai non proceda alla conciliazione pagando entro 30 giorni una cifra vicina ad 1 mln di euro.

Ragione della sanzione è la selezione dei concorrenti, nel 2005 affidata alla società di produzione e non alla Rai, elemento questo che portava ad una mancanza di trasparenza e chiarezza in violazione con la legge che regola i giochi a premio. La tv di stato dovrà quindi scegliere se impugnare il provvedimento, rischiando la sanzione più alta, oppure pagare immediatamente 924 mila euro.

A gennaio, quando la notizia del procedimento era stata resa nota, la Rai si era detta fiduciosa di poter ottenere dalla Cassazione l’annullamento della decisione del Consiglio di Stato, seconda istanza dopo il Tar, che aveva individuato l’irregolarità formale nella selezione dei concorrenti che parteciparono nel 2005 ad Affari Tuoi su sollecitazione del Codacons, da sempre “nemico” della trasmissione Rai.

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Il Festival di Bonolis è ormai storia e Paolo si è guadagnato il Milione. L'Italia ha imparato qualcosa?

pubblicato da Stefano Sgambati

Bonolis si e' guadagnato il Milione

C’era ancora il sipario chiuso sul Festival di Sanremo e gli addetti ai lavori stavano con tanto di occhi a raccogliere le ultime carte da terra, prima che la lucetta rossa sulla telecamera irrorasse di sangue le pupille degli astanti e le corde vocale dei cantanti cominciassero a gonfiarsi. Da queste parti, nel mondo normale, quello dei contratti a progetto e del 27 del mese cerchiato sul calendario, si parlava, fatalmente, del Milione di Bonolis.

Personalmente mi schierai completamente dalla parte del conduttore: era, ed è tuttora, mia opinione che un anno intero di lavoro, in televisione, aggiunto a cinque giorni di diretta sul palcoscenico più massacrante d’Italia, corrisponda, in fondo alla fattura, sulla linea tratteggiata del totale, ad una cifra tanto immane. That’s show business, my dear.

Il Codacons, con un’invadenza prossima solo a quella della Chiesa Cattolica, prima del varo del Festival, durante quella fase di cui dicevamo prima, quando il sipario era chiuso eccetera eccetera, promosse se stesso ai giornali dicendo che se Bonolis non avesse sbancato l’auditel, avrebbe dovuto restituire il Milione. Dove sono adessi questi signori, mi verrebbe da domandare? Perché non riprendono la parola, davanti ai cespugli di microfoni di tutta Italia, e domandano, giacché il Festival ha sbancato eccome, scalzando record storici, che tipo di penitenza dovrebbero pagare? L’unico che si è dimostrato capace di percorrere un minimo passo indietro, rispetto alle dichiarazioni iniziali, è stato finora il ministro Brunetta, il fustigatore dei perditempo, non certamente uno capace di ingraziarsi, in genere, il grande elettorato con frasi smaccatamente brillanti, eppure almeno lui ha avuto l’ardire di rimetterci la faccia dopo le grandi polemiche della vigilia:

“Viva Sanremo e viva anche il milione di euro che si e’ preso Bonolis se ha fatto quello share. Se l’e’ guadagnato tutto. Siamo di fronte a una manifestazione di sano liberismo economico: uno deve essere pagato a seconda del contributo che porta”.

L’ideale, a mio modo di vedere, sarebbe che ciascuno si facesse gli affari propri.

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