Neapolis come Per un pugno di Libri. Succedono cose strane in Rai. Molto strane. Mentre il popolo italiano che ragiona si mobilita per impedire la chiusura della storica trasmissione letteraria, si scatena un nuovo putiferio destinato, sperabilmente, ad impedire l’ottusa censura di un altro programma di approfondimento e di nicchia: Neapolis, da 11 anni l’unica risorsa televisiva per gli appassionati di Web e nuove tecnologie. Perfino il rettore dell’Università Federico II si è schierato nel momento in cui si è saputo il destino di questo programma:
“La trasmissione Neapolis della Rai ha svolto un ruolo importante, sul piano culturale, soprattutto nell’area delle nuove tecnologie e dell’informatica”.
La trasmissione è interamente prodotta nel Centro Rai di Napoli ed è l’unico format realizzato dal distacco partenopeo della tv di Stato: l’improvvisa cancellazione dal palinsesto ha provocato un subbuglio interno non indifferente, al punto che la redazione del Tgr risulta tutt’ora in forte stato d’agitazione. C’è stato a Roma un incontro tra il dirigente Maccari e il comitato di redazione, il redattore capo Massimo Milone e il segretario Usigrai Carlo Verna. Nei prossimi giorni è previsto un summit con i vertici Rai.
Al fianco di Neapolis anche Leonardo Impegno, presidente del Consiglio comunale di Napoli:
“La decisione di chiudere una trasmissione unica nel suo genere, col suo studio virtuale e coi suoi affascinanti contenuti multimediali, è davvero incomprensibile. Auspico un ripensamento da parte della direzione della testata giornalistica di viale Mazzini che mette a repentaglio, oltre che un’informazione che si occupa di internet e tecnologie, anche un gruppo di lavoratori del bacino dei precari Rai, dai giornalisti, ai grafici, montatori e agli addetti al programma, ai quali va tutta la mia solidarietà e vicinanza”.

Lungi dall’essere il canale libero per eccellenza, anche La7 non se la passa benissimo in quest’ultimo periodo di Allegra Dittatura. Saltata la puntata de L’Infedele dedicata la caso Telecom-FastWeb “per non inficiare le indagini”, rientra l’allarme legato alle presunte dimissioni del conduttore Gad Lerner che s’era visto così improvvisamente derubato del suo legittimo programma. Pur continuando a disapprovare ufficialmente la decisione di Telecom Media, azienda proprietaria del network, il giornalista ha fatto sapere di essere intenzionato a non mollare la barca in un momento in cui, tra l’altro, non è da dare così tanto per scontata la sua eventuale ricollocazione altrove (vedi caso Mentana).
Ancora La7: torna Daria Bignardi. Dovrebbe essere questione di poco tempo, ma la conduttrice de Le Invasioni Barbariche e L’Era Glaciale sarà nuovamente all’ovile prima dell’inizio della prossima stagione televisiva. Fallita, ma era inevitabile, visto il comando e controllo esercitato sui contenuti Rai e l’assurdo orario a cui veniva mandata in onda, l’ultima creatura della Nostra, si rendono favorevoli le condizioni per un ritorno a La7, appunto, rete su cui si è consacrata. Possibilmente ritornando al prime time.

Il silenzio assoluto non è il contrario di faziosità. Il silenzio assoluto, come tutti gli estremi, le schiavitù e le dannazioni, è esso stesso una faziosità. Così il blocco totale imposto dalla Vigilanza (e quindi dal Governo) alla Rai per questo mese di par condicio elettorale fa parlare, fa discutere, aizza più di qualsiasi talk show politico. Tremano anche Mediaset e La7 (Gad Lerner ha minacciato di lasciare l’azienda dopo che la sua ultima puntata de L’Infedele, dedicata al caso Fastweb-Telecom, è stata sospesa per motivi, spiegano, niente affatto inerenti alla par condicio). Per questa sera, martedì 2 febbraio, alle ore 20 presso gli studi Rai di Via Teulada 66 è prevista una manifestazione, indetta da “quelli di” Annozero con l’appoggio incondizionato di Fnsi, il sindacato, Giovanni Floris, Gianluigi Paragone e Vespa, addirittura, proprio lui che ha accusato Santoro di aver contribuito a costruire il clima di fuoco che adesso sta portando l’Italia alla censura totale.
Proprio il conduttore di Annozero ha rilasciato un’intervista molto piena e onesta a la Repubblica che parte dall’accostamento di questo momento storico a quello che portò all’editto bulgaro:
“Ma la Rai oggi, come soggetto editoriale, è più debole di prima. E’ un’azienda che sta morendo. E non l’ho detto io, l’ha detto il presidente Garimberti. Che gli spazi di autonomia di tutta la televisione sono ancora più stretti perché ai partiti non è rimasto niente dell’eredità della Prima repubblica: ideologia e cultura. Sono gruppi di potere e basta. Mentre eravamo tutti agitati per il regolamento uscito dalla commissione, il Direttore Generale della Rai stava in vacanza. E’ chiaro: non aveva bisogno di essere qui. La decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini. La par condicio è un pretesto, come le elezioni regionali. La questione è più grande. Da un po’ assistiamo a un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l’informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano una militarizzazione della società. Di questo disegno Berlusconi è il principale architetto. Ma non agisce da solo”.
Il tanto criticato regolamento sulla par condicio, varato dalla Vigilanza Rai, non cambia. Ricordiamo in una riga: una norma del Radicale Marco Beltrandi impone agli approfondimenti e ai talk show (quindi, in buona sostanza, a qualsiasi cosa abbia uno studio televisivo) determinate regole sulla comunicazione politica fattivamente impossibilitanti alla messa in onda della trasmissione stessa (pensiamo ad Annozero che non può parlare di politica: una manna per molti, certo, ma volendo sollevare di un minimo il ragionamento oltra la soglia delle capre e delle vacche, si può dire che questa cosa qui sia censura, fine del discorso).
La maggioranza, nella bicamerale, ha posto il veto a modifiche del testo: “La mediazione è fallita, non per colpa della Vigilanza, ma per responsabilità che sono al di fuori di questa commissione”. Questo il commento del presidente della bicamerale, Sergio Zavoli.
Il capogruppo del Pdl in Vigilanza, Alessio Butti, ha così spiegato la mancata modifica:
”Non ci sono le condizioni per rivedere il regolamento, che è stato votato e ampiamente discusso. Certi conduttori Rai ne fanno di tutti i colori. Stiamo parlando di un regolamento utile per dare la massima informazione all’opinione pubblica. E non si chiude nessun tipo di trasmissione di approfondimento, anzi si ampia l’offerta formativa”.
… E così il signor Marco Beltrandi, deputato Radicale eletto nelle liste del Pd e geniale relatore del regolamento-bavaglio approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai, ha espresso la sua volontà di querelare Michele Santoro. Lo ha fatto, per la precisione, questa mattina ai microfoni di Radio Radicale, in riferimento alle dichiarazioni del conduttore di Annozero. Un altro fendente inferto al fianco della libertà d’informazione italiana, tra il beneplacito del governo e i il disinteresse di una larga fetta d’elettorato.
“Con ogni probabilità querelerò Michele Santoro. Ieri ha parlato di abuso di potere, illegalità e violazione della Costituzione. Lo chiameremo in giudizio a dimostrare dove sarebbero state violate leggi, costituzioni e addirittura compiuto un reato come l’abuso di potere, dovrà spiegarcelo in tribunale”.
Queste le parole di Beltrandi. Queste il massimo grado d’indignazione raggiunto oggi dalla politica mentre intercettazioni telefoniche hanno rivelato come i responsabili della Protezione Civile ridessero di fronte alla sciagura del terremoto aquilano. Ma, si sa, in questo Paese conta più quello che accade dentro un tubo catodico: la realtà, quella che c’è fuori, è del tutto accessoria. Beltrandi si dice “orgogliosissimo” del regolamento approvato e asserisce che le trasmissioni potranno regolarmente andare in onda. Sempre che non parlino di politica, certo. Una trasmissione di approfondimento politico che non parla di politica, in effetti, è un tantino paradossale come valutazione.

Da domenica 31 gennaio riparte su RaiTre il programma di Riccardo Iacona, Presadiretta. Vale la pena di ricordare quando torna disponibile la televisione di qualità, soprattutto se è trasmessa dal servizio pubblico, il tanto decantato e quasi mai rispettato. Dagli affitti in nero al business dell’acqua, il programma consterà di sei reportage sui più scottanti casi dell’attualità italiana. In un’intervista al Venerdì di Republica, in edicola oggi, il conduttore promette che non si avvarrà della presenza di politici e spiega:
“Non penso che si possa affidare solo a loro il racconto della realtà. Bisognerebbe aumentare gli spazi delle inchieste in tv. Se sottraiamo le questioni politiche e le emergenze sociali al dibattito ideologico e andiamo a vedere le cose come stanno nella realtà, permettiamo al pubblico di farsi un’opinione diretta”.
La prima inchiesta, allora, tratterà dell’emergenza abitativa:
“Come metafora della crisi del Paese. La puntata s’intitola Case da pazzi ed è quasi interamente girata a Roma, dove ci sono 42mila persone in lista d’attesa per le case popolari. Non abbiamo trovato nessuno che proponesse un contratto regolare: succede all’80 percento degli studenti fuori sede. Un’evasione mostruosa, qualcosa come tre miliardi di euro l’anno”.
Iacona si esprime anche sull’attuale momento dell’informazione televisiva in Italia, probabilmente la più vergognosa tra i paesi eruopei, cosiddetti liberi:
“Siamo nel medesimo clima di quando ci fu l’Editto Bulgaro. La pressione si sente. Il presidente del Consiglio ha preso di petto la rete per la quale lavoro, dicendo in diretta che non gli piace Ballarò. Ma chi se ne frega. Se lo fa Sarkozy in Francia lo prendono in giro per mesi. Quando ho cominciato a RaiTre, la rete era libera, persino dal suo partito di riferimento. Dopo l’Editto Bulgaro ce ne sono stati altri. Questo può provocare autocensura”.
Continua a leggere: Presadiretta - tornano le inchieste di Riccardo Iacona. Dal 31 gennaio su Raitre
Tutti contro YouTube. Il mondo della televisione, in particolare, sembra non gradire particolarmente l’esistenza di questa piattaforma demoniaca, capace di fare quanto e meglio del mezzo catodico tradizionale. Mediaset è sull’orlo di una crisi di nervi, la Rai ha diffidato chiunque carichi sul “Tubo” spezzoni di trasmissioni e programmi non autorizzati. Adesso tocca a… Vittorio Sgarbi. Il celeberrimo uomo televisivo, assurto a gotha del trash grazie alle sue telerisse, croce e delizia (soprattutto delizia) dei contenitori pomeridiani della televisione italiana, ha dato mandato ai propri avvocati di diffidare YouTube per aver violato a mezzo video il suo diritto all’immagine. I video di Sgarbi, infatti, le sue risse, da quelle con Mike Bongiorno, storica, a quelle più recenti orchestrate con il beneplacito di Barbara D’Urso, sono tra i contenuti più cliccati del sito di video sharing. Della cosa si sta occupando l’avvocato di Sgarbi, dottor Giampaolo Cicconi, che esigerà la rimozione delle immagini fisse e in movimento dei programmi in cui compare il proprio assistito. Cicconi - come segnalato da Punto Informatico - ha aggiunto che, laddove i responsabili di YouTube non dovessero provvedere alla rimozione dei video, ci sarà un ricorso presso il Tribunale di Camerino per un risarcimento danni non inferiore a 10mila euro per ogni minuto o frazione di diffusione diretta o indiretta. Così Sgarbi in merito alla sua onnipresenza telematica:
“Me l’hanno detto quelli che se ne intendono: sono tra i più cliccati. Un po’ sotto Berlusconi, tra i più visitati ci sono io. Su YouTube i miei diverbi accesi con la Mussolini o Cecchi Paone vanno alla grande e sono tra i più gettonati”.
Se la questione dovesse trovare terreno fertile, dal punto di vista giuridico, gli intermediari della comunicazione come Youtube, sarebbero obbligati a sorvegliare i contenuti caricati dai propri utenti. Il confine, immaginiamo, tra ciò e la censura sarà sottile.
Dopo il salto qualche celeberrima “performance” di Vittorio Sgarbi.
Il successo può dare alla testa anche a un American Idol. Adam Lambert è arrivato secondo nell’ottava edizione del celeberrimo talent show americano, facendosi notare per le sue doti vocali (ottime performances di pezzi di Queen, Michael Jackson, Led Zeppelin ed Aerosmith) e fisiche: capello giovane, aria leggermente ermafrodita à la Tokyo Hotel, capacità intrinseca di stupire, oltraggiare, confondere e provocare il pubblico. In una parola: carisma. Adam ha chiuso il concerto degli American Music Awards a Los Angeles facendosi nientemeno censurare dal network ABC. Dopo un profondo bacio ad un musicista (anche qui, difficilissimo dire se trattavasi di uomo o donna…), il signorino si è intrattenuto con quest’ultimo nella simulazione di un atto di sesso orale. Il tutto davanti a una folla adorante e a responsabili di palinsesto con le mani nei capelli. Il risultato è stato che la diretta televisiva si è immediatamente chiusa dopo il bacio. Vi proponiamo la gallery.




“Oltrepassato il limite”. Una frase che si lascia sempre dietro qualche strascico di troppo, quando è messa in bocca ai potenti del mondo. Stavolta è il capo dell’Eliseo Nicolas Sarkozy (non nuovo, per la verità, a curiose sortite in ambito televisivo…) a rivolgere il suo personalissimo j’accuse nei confronti della trasmissione satirica di Canal+, Les Guignols de l’Info, rea di aver preso un po’ troppo per i fondelli suo figlio Jean, in questi ultimi giorni all’attenzione mediatica per la candidatura alla presidenza dell’Epad, l’ente pubblico responsabile della Défense (il quartiere parigino degli affari). Alla fine Jean Sarkozy ha rinunciato all’incarico, ma non si è salvato dalla feroce parodia fatta dal programma celebre per l’uso di marionette. Il presidente francese, adesso, pretenderebbe che il numero uno di Canal+, Bertrand Meheut, “licenziasse” il vicedirettore Rodolphe Belmer.
Intanto i video in rete relativi alla parodia del giovane 23enne sono provvidenzialmente spariti. La stampa locale - priva di guinzagli, beati loro… - ha già dato una parola al tutto: “Censura”.
Checco Zalone che sputtana Silvio Berlusconi su Canale 5 che cos’è? Un presidio democratico o uno strumento furbacchione del regime? No, perché bisogna capirlo. O, quantomeno, dobbiamo domandarcelo, noi che trattiamo il materiale televisivo per lavoro o per passione e che per settimane e mesi ci siamo indignati con ferocia sul presunto bavaglio posto dal Governo sulla bocca della libertà d’espressione. Checco Zalone che in casa del Premier, in prima serata, parafrasa De André e sostituisce Patrizia D’Addario a Marinella, che cos’è? Forse una furbata, l’ennesima mossa geniale, acuta, senza precedenti, di un “padrone” allo sbando e senza più sudditi fedeli che è costretto a cavalcare la stessa onda dei suoi avversari e piazzare un bel braciere ardente sotto gli occhi di tutti per poi dire - anzi, senza nemmeno dirlo, lasciandolo sotteso, percettibile, individuabile: ecco, avete visto? Altro che censura! O forse davvero, Checco Zalone, all’anagrafe Luca Medici, è un reale presidio democratico, cioè la prova, spontanea e sincera, che la libertà d’espressione non è affatto messa in discussione nella televisione italiana e che un comico geniale e appuntito possa davvero prendere, presentarsi su un palcoscenico davanti a milioni di elettori e dire, con la voce posticcia di Silvio Berlusconi: “Furono baci e furono sospiri/ci ho altri mille euro se ti giri”.
Per la prima volta - la prima volta - dall’inizio di questa oscena querelle che ha gettato nella spazzatura il Paese intero agli occhi di tutto il mondo tranne quelli di Minzolini ed Emilio Fede, un essere umano ha fatto menzione alle escort del Premier su una rete Mediaset. Senza contraddittorio, senza Ignazio La Russa, senza Ghedini. Solo, tra gli applausi a scena aperta e le risate della folla, cioè quella stessa massa che, sostiene il presidente del Consiglio, è tutta quanta con lui. Pazzesco, a ben pensarci: “Venne da Bari un imprenditore/Con delle sventole da paura/Lui le guardò, chiamo il dottore/Prepari subito una puntura”. Ecco, nemmeno una bestia mitologica con il corpo di Santoro, la testa di Travaglio e le mani di Vauro avrebbe potuto concepire un’apologia simile senza temere l’intervento dell’esercito in diretta televisiva. Perciò, viene da domandarsi, spero legittimamente, che cos’è e che cos’è stata la performance di Checco Zalone su Canale 5 l’altra sera? Un presidio democratico, la prova che l’Italia è un paese libero fondato effettivamente sull’articolo 21 della Costituzione, oppure una manovra politica, la più geniale e popolare, messa a punto dallo staff di chi comanda?
(dopo il salto, l’argomento trattato dalla stampa “di sinistra” e da quella “di destra”)
Continua a leggere: Analisi sul Checco Zalone Show. Presidio democratico o strumento di regime?
Il governo italiano esige una sola voce. Il governo italiano vuole fare “Internet senza Google”: una specie di snervante blocco monolitico in cui non è più - non è più - l’utente a scegliere dove andare, cosa vedere, come informarsi. Così il ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha attaccato in maniera roboante, clamorosa e violentissima la prima puntata di Annozero, andata in onda ieri sera con un dipendente, Marco Travaglio, relegato a ruolo di “ospite”, perché privato del contratto professionale a causa di inghippi politici:
“E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale”.
Ecco tornare di moda il contratto di servizio, una specie di chimera retorica e strumentale tirata in ballo dai governanti solo quando fa loro comodo e dimenticata, invece, quando sono gli abbonati, commissioni di vigilanza e associazioni consumatori ad impugnarla per rivendicare diritti sacrosanti. Immediata la risposta - il balletto ormai è noto - del presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli:
“Parole come quelle di Scajola costituiscono un pericoloso precedente. Non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale”.
Dall’opposizione arriva la protesta di Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd:
“Scajola fa una censura governativa. Il compito di vigilare sul pluralismo è affidato alle Camere, non al governo”.
Vale la pena ricordare che la puntata di Annozero di ieri sera è stata seguita da mezza Italia, stabilendo un record storico per le reti Rai. La gente vuole essere liberata: il golpe dell’informazione non glielo consente.
Il collega Malaparte, giusto ieri, su queste pagine, aveva scritto del caso Travaglio, chiudendo il suo puntuale articolo con una legittima domanda: Annozero può cominiciare? Ecco, la risposta gliel’ha data Michele Santoro stesso durante la conferenza stampa di presentazione della nuova, tribolatissima, edizione della sua creatura giornalistica:
“Marco Travaglio ci sarà, se non c’è lui non c’è Annozero. Annozero e Travaglio sono la stessa cosa. Lui è irrinunciabile. In questo Paese c’è una lista di farabutti e vigilati speciali, tu - ha detto Santoro rivolto a Travaglio, anch’egli presente - ndr - sei un vigilato speciale. Noi questo non lo possiamo accettare”.
Santoro ha anche aggiunto che il suo opinionista di punta non è stato ancora contattato ufficialmente dalla Rai per firmare il contratto. Quindi, parafrasando il concetto, si potrebbe tranquillamente dire che al momento, giorno presente, Annozero col fischio che partirà dopodomani, giovedì 24 settembre. L’impressione - come suggerito anche dal Corriere della Sera di oggi - è che Travaglio stia ancora pagando l’uscita fatta nel maggio 2008 a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, ove accusò il presidente del Senato Schifani “di aver avuto rapporti con per sone poi condannate per mafia, come scrive Lirio Abbate, il giornalista dell’Ansa minaccia to dalla mafia. Se alla presidenza del Senato dopo De Nicola, Pertini e Fanfa ni, ci ritroviamo con personag gi come Schifani sono terrorizzato dal dopo.
Ecco, soprattutto, perché la Rai - televisione pubblica di Stato - non intende supportare i propri dipendenti della dovuta tutela legale; ed ecco perché, i dipendenti della Rai - televisione pubblica di Stato - sono leggermente restii a sottoscrivere un contratto professionale con la stessa. Dietro una mancata tutela legale c’è solo una cosa e questa cosa si chiama censura. L’Agcom, infatti, l’Autorità per le Telecomunicazioni, in casi come questi non sanziona economicamente l’autore o il conduttore (Travaglio, Fazio o Santoro) ma l’azienda in qualità di editore (la Rai). Tutto ciò, naturalmente, senza tenere conto delle eventuali pieghe giudiziarie.
A tutto questo, Tavaglio ha risposto con sarcasmo:
“Penso che dobbiamo stare tutti tranquilli. Il presidente del Consiglio, in tempi non sospetti, disse che alla Rai non avrebbe spostato nemmeno una pianta. Abbiamo alla Rai un presidente di garanzia come Paolo Garimberti. Siamo pieni di autorità varie che controllano. Siamo in una botte di ferro, in una situazione tanto garantista. Più tutelati di così…”.
Intanto, però, niente contratto e senza contratto di Travaglio, niente Annozero. Ricordiamo, tra l’altro, che in un recente sondaggio proposto da Tvblog, ben il 69% dei lettori ha indicato Marco Travaglio come elemento decisivo per la buona riuscita della trasmissione.
La guerra rallenta il CDA della Rai. O meglio: la guerra impone al CDA anche la discussione sull’impegno informativo previsto e necessario per raccontare un conflitto di cui ci si ricorda solo quando a mancare sono tristemente i nostri connazionali.
I due argomenti principali, in seno alla tv di Stato, comunque, restano quelli relativi al caso Vespa-Floris e la questione Annozero col contratto di Travaglio ancora appeso. Va detto, e subito, che non sono state prese, nella giornata di oggi, decisioni formali di carattere definitivo, tuttavia il presidente Garimberti ha fatto in tempo a ribadire la propria posizione critica nei confronti della decisione di rinviare la prima puntata del programma di Floris; quanto a Travaglio la cronaca attuale non fornisce chiarificazioni di sorta. Il direttore generale avrebbe espresso - come riporta l’edizione online odierna de Il Messaggero - “le sue perplessità in merito all’assenza di contraddittorio nei confronti degli interventi del giornalista durante il programma di Santoro, anche alla luce dei pronunciamenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.
Sembra, anche in questo caso, come per “Report” che le preoccupazioni massime delle eminenze che comandano Viale Mazzini siano relative alle tutele legali. Lì in alto, insomma, non vogliono guai. La decisione sarà presa entro lunedì: martedì la conferenza stampa di Annozero. Giovedì la partenza, nonostante la “censura” degli spot da parte della Rai e la richiesta d’aiuto di Santoro ai naviganti della Rete. Staremo a vedere.
Questa stagione televisiva, per quanto riguarda l’informazione, sarà da girone infernale. Lo sa bene Michele Santoro che col suo Anno Zero non è certo di primo pelo per quanto riguarda polemiche, respingimenti (per usare un termine caro al Governo), epurazioni, censure, risse, e “Travagli”. A proposito dell’ennesimo caso relativo all’opinionista più tribolato della tv di Stato (un collaboratore anonimo della trasmissione ha rivelato che il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi preferirebbe non vederlo apparire sul piccolo schermo…), è proprio Santoro a chiudere la questione, intervistato da Affari Italiani:
“Ma quale caso Travaglio, non c’è alcun problema. La sua presenza non è mai stata in discussione. E ciò vale anche per il resto della squadra, Vauro compreso. Altri arrivi? Io non ne so nulla, so solo che squadra che vince non si cambia”.
Confermata, dunque, la linea del neo direttore di RaiDue Liofredi, che si era espresso sulla medesima lunghezza d’onda. Quanto ai contratti dei 20 giornalisti della redazione, Santoro si espone personalmente: “Saranno firmati nelle prossime ore”. Dubbi, invece, sulla presenza di Margherita Granbassi: “Quest’anno per lei sarà difficile trovare tempo per la tv, perché impegnata nei Mondiali di scherma. Stiamo cercando una soluzione per conciliare i suoi impegni agonistici con un’eventuale sua presenza in trasmissione, vedremo se sarà possibile…”.
Terzo capitolo, anche questo inevitabile, della saga “Videocracy”. Il documentario sulla Tv, prima ghettizzato dalla mostra del Cinema di Venezia, poi censurato dalla stessa televisione, stasera approda su Current Tv. Scontato, per l’appunto: ovviamente stiamo parlando del trailer e non del film intero. Quello, firmato dal poliedrico Erik Gandini, andrà in scena proprio a Venezia, sebbene facendo il suo ingresso da una porta laterale (sezione “Settimana della Critica”), il 3 settembre, per poi scivolare nelle sale italiane (si spera) a partire dal giorno dopo. Intanto, a partire da questa sera, sul canale 130 di Sky, potremo gustare qualche spezzone di presentazione. Non è la prima volta che un lavoro di Gandini fa la sua comparsa sul canale fondato da Al Gore: il 4 maggio scorso, nell’ambito di “Current Doc”, appuntamento fisso del lunedì, era andato in onda il suo “Gitmo”, inchiesta su Guantanamo.
L’informazione indipendente è di casa su Current. O almeno ci prova. Oltre “Citizen Berlusconi” e l’attesissimo “La Minaccia”, documentario su Chavez, di cui pure abbiamo parlato in tempi non sospetti su TvBlog, siamo convinti che anche “Videocracy” vedrà la luce quanto prima su questo canale.