
Carlo Freccero sarebbe pronto a lasciare la Rai per fondare una tv libera con Michele Santoro.
Lo racconta lo stesso Freccero a La Zanzara a Radio24 - come riportato da Il fatto quotidiano. Ecco le dichiarazioni dell’attuale direzione di Rai4.
Potrei dimettermi dalla Rai per fare un nuovo progetto di tv libera, in proprio con Santoro, come artisti associati. Ci sto lavorando un po’ per valutare se è possibile costruire questa convergenza, anche con le tv locali. Sì, c’è la possibilità che mi dimetta, anche a breve.
Che poi, era l’idea che frullava in testa a tutti, a vedere il successo, l’anno scorso, di Raiperunanotte. Quantomeno, ci si chiedeva se Santoro ci pensasse. Ora pare che ci pensi Freccero.
Il quale ha raccontato anche altre cose. Per esempio, di essere stato a sua volta contattato dall’a.d. di Telecom Italia Media per un suo eventuale passaggio a La7.
Anche in quel caso sembrava fatta ma poi all’ultimo momento tutto si è bloccato. Mi aveva proposto di occuparmi dei programmi sperimentali. Penso che anche in questo caso c’entri il conflitto di interessi di Berlusconi. Lui però non ha mai pensato a me come un oppositore, ne sono certo, ma solo come uno che fa audience.
Al punto che Freccero sarebbe addirittura disoposto a ritornare a Mediaset. Pur individuando nel conflitto d’interessi un vulnus per la possibilità di sperimentare televisivamente.
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Al di là di come andrà l’affaire Michele Santoro, La7 ha deciso di fare il grande salto in autunno. A cominciare dalla direzione. Lillo Tombolini, attuale direttore programmi lascerà a breve e per il suo posto, come scrive oggi Alessandra Menzani sul quotidiano “Libero”, sono in lizza cinque dirigenti di grande importanza.
Graze all’apporto importante di Enrico Mentana che ha acceso la rete portando il suo TgLa7 a toccare anche il 13% con una media che ormai si è stabilizzata al 10-11%, Giovanni Stella amministratore delegato di Telecom Italia Media starebbe pensando al sostituto di Tombolini con un manager proveniente da realtà consolidate Rai, Mediaset e da case di produzioni leader.
Sarebbero cinque al momento i papabili ad occupare la poltrona del direttore di La7: il primo, di cui si è vociferato tanto nei giorni scorsi, è Paolo Ruffini attuare direttore di Rai 3 con le valigie in mano (pare che il suo posto verrà preso da Maria Pia Ammirati) entrambi di area centrosinistra.
Continua a leggere: La7 pensa al nuovo direttore: Ruffini, Ambanelli, Saba, Mieli o Freccero?
Continua l’approfondimento intelligente nella seconda serata domenicale di RaiTre, ma senza il traino di Report. Tema questa sera di Cosmo, condotto dall’affascinante Barbara Serra, è il potere della televisione (come potevamo non segnalarvi un contenuto metatestuale così imperdibile?).
Prima della seconda guerra mondiale le dittature erano pronte ad usarla. È la storia della tv nazista, degli esperimenti di Mussolini e della nascita della tv sovietica negli anni trenta: una preistoria della televisione ancora poco conosciuta, della quale Cosmo ha ritrovato immagini, documenti e testimonianze inedite.
E oggi? La tv può incendiare le piazze, come Al Jazeera in Medioriente. Cosmo (complice la conduttrice che ci lavora come giornalista) è entrato negli studi di Al Jazeera e ne racconta l’organizzazione, la struttura e il ruolo delle rivolte in Nordafrica.
Ma la tv può anche alimentare l’immaginario di un popolo, come in Albania, dove va in onda tutti giorni un programma in tutto e per tutto simile a “Striscia la notizia”. Ma che forma avrà la tv del futuro, tra internet, tablet, schermi 3d e applicazioni? E saremo noi a guardarla, o sarà la tv a guardare noi? Questi gli interrogativi a cui si cercherà di dar risposta questa sera.
Continua a leggere: TvBlog consiglia Cosmo - Puntata sulla televisione

E’ apparsa ieri su Il Giornale un’interessante indiscrezione che riguarda Carlo Freccero, responsabile di Rai4, canale del digitale terrestre che sta andando particolarmente bene in quanto ad ascolti. A quanto pare Freccero avrebbe manifestato la volontà di offrire un “posto” a Daniele Luttazzi, per farlo tornare sugli schermi. Per lui si starebbe pensando ad un nuovo programma di satira che dovrebbe andare in onda in autunno, nonostante il budget del canale sia alquanto “ristretto”.
E più che un problema di budget, a noi pare un problema di scontro con la dirigenza. Anche Rai4 infatti fa capo al dirigente generale Mauro Masi, uno che, soprattutto di recente, è sembrato avere una particolare avversione per i personaggi schierati politicamente (a sinistra). Masi potrebbe mai dare il proprio assenso ad un progetto che ha come protagonista Daniele Luttazzi?
Oltre a questo, la cattiva pubblicità della quale è stato oggetto recentemente Luttazzi - ricorderete le accuse di plagio evidente, con svariati video a sostegno della tesi - potrebbero aver fatto calare non di poco l’appeal del personaggio. Oramai Luttazzi ha la fama del copione e la sua difesa è sembrata il classico “arrampicarsi sui vetri”.
Insomma, l’idea di Freccero da una parte sembra essere irrealizzabile, dall’altra potrebbe rivelarsi una topica.
“Con un colpo di mano, tenendo all’oscuro il consiglio di amministrazione che non aveva nulla deliberato in proposito, il direttore generale ha esautorato dalla direzione di Rai 4 Carlo Freccero affidando a un altro dirigente le deleghe editoriali e amministrative”.
Con queste parole i due consiglieri di minoranza RaiNino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten denunciano la notizia secondo cui l’ex direttore di Raidue, alla guida della rete digitale Rai 4 fin dalla sua nascita, sarebbe stato sostituito nelle deleghe editoriali ed amministrative da un altro dirigente, senza informare il consiglio di amministrazione.
Tutto sarebbe cominciato il 30 settembre scorso, il giorno dopo l’ultimo Cda, quando il direttore generale Mauro Masi inviò quattro lettere sulle nuove collocazioni di dirigenti di prima fascia. Una scelta, secondo i due consiglieri, illegittima e contro il testo unico della Radiotelevisione:
Continua a leggere: Carlo Freccero esautorato da Rai4. Masi: "Nessun colpo di mano"

Carlo Freccero, nostro direttore di Rai4 sempre sia lodato - vista la sua geniale visione del mezzo televisivo - è colui che più ha compreso la dirompenza del web nelle stime dell’audience: in una recente intervista ha affermato che i “nativi digitali”, ovvero la generazione cresciuta in rete, “uccidono i palinsesti” prima che fruirne come consumatori passivi.
Non a caso la sua Rai4 ha in serbo l’ennesimo asso nel suo palinsesto. Se finora la rete free Rai del digitale si era distinta per cult e kolossal, anime e produzioni difficili, tornate a essere incensurate, le mancava solo la serie adolescenziale di rottura. Per una La5 sempre più ammiccante verso le nuove generazioni, con un palinsesto che spazia da Paso Adelante a Dawson’s Creek (da lunedì 6 settembre) fino ai cartoni dell’access, a Rai4 arriva l’ultimo baluardo del teen trama senza filtro.
Dal stasera su Rai4 alle 19.50 arriva un nuovo appuntamento in prima visione assoluta: ideata da Carlos Montero per il canale spagnolo Antena 3, Fisica o chimica (2008) ha conquistato il pubblico europeo per il suo taglio fortemente provocatorio.
Ambientata nell’immaginario liceo Zurbaràn di Madrid, questa serie televisiva corale accosta le vicende private di un gruppo di studenti a quelle dei giovanissimi professori dell’istituto: una duplice chiave generazionale decisamente diversa dalla dialettica genitori-figli tipica del genere. A spiegare il successo europeo di Fisica o chimica c’è anche un certo coraggio nell’affrontare, in maniera diretta, temi spesso edulcorati dalla produzione televisiva mainstream, come alcool, droga, sesso, omosessualità e razzismo.

Può una ‘vecchia volpe’ della tv come Carlo Freccero, direttore di Rai 4, temere la concorrenza della neonata La5, diretta dal suo ‘dirimpettaio’ e capo di Canale 5 sulla generalista, Massimo Donelli? Sembrerebbe quantomeno prematuro anche solo pensarlo, anche perchè stiamo parlando di una rete, Rai 4, molto amata dai giovani, che ha già un proprio pubblico affezionato e che si sta affermando nel panorama del digitale terrestre da quasi 2 anni come una delle più viste in prima serata insieme alla sorpresa Boing. Al contrario La5 è nata solo il 12 maggio e, anche se sta scalando velocemente le vette degli ascolti più visti (come detto da Aldo Grasso sul Corriere) di strada ne deve giustamente ancora fare per catturare un pubblico stabile e duraturo.
Su segnalazione di un lettore molto attento, dopo una serie di riflessioni che anche noi abbiamo fatto, abbiamo seguito nelle scorse settimane fino a ieri ciò che veniva trasmesso dalla rete del digitale terrestre Rai e da quella del gruppo Mediaset per capire se fosse in atto la nascita di una controprogrammazione come ci era stato scritto. Non abbiamo la prova certa di quanto affermiamo logicamente, però da alcuni fattori sembrerebbe che l’ex direttore di Italia 1 e poi di Rai 2, dall’alto della sua esperienza pluriennale e della sua storia televisiva anche internazionale (ha diretto anche La Cinq, la tv francese di Fininvest), stia temendo l’ingresso nel panorama del digitale terrestre di una tv tematica come La5 e la stia controprogrammando anche in maniera ‘chirurgica’.
Nulla di male s’intende, anzi questa è la dimostrazione che certi soloni (soprattutto giornalisti politicizzati e sia detto senza che nessuno si debba ritenere offeso) che affermano che Rai e Mediaset non si controprogrammano, che esiste solo RaiSet e che sono tutti dello stesso padrone, come al solito vengono smentiti dai fatti, ma la cosa assai divertente della faccenda è proprio come Freccero controprogrammi Donelli, con prodotti sullo stesso genere e talvolta simili. Andiamo a vedere in dettaglio alcune sere che abbiamo analizzato.
Continua a leggere: Rai 4 vs. La5: nasce la controprogrammazione anche sul digitale terrestre free

Un rumor che dura più di una gravidanza. E’, infatti, da un anno che gira voce di una delle novità più attese: il debutto di Nanni Moretti nella serialità televisiva con un ruolo di eccezione. Potrebbe essere il regista-attore, come ribadito giorni fa sul paginone di Repubblica dedicato alla serie In Treatment, l’erede italiano di Paul Weston, interpretato oltreoceano dal pluripremiato Gabriel Byrne.
Sarà il volto adatto? Il sottoscritto è un po’ scettico, visto il rischio di esporre il personaggio originario, carico di un suo fascino identitario neutro, a una eccessiva caratterizzazione ideologica. Eppure, Carlo Freccero rincorre Moretti sin da quando ha un chiodo fisso: puntare sul riadattamento italiano della serie psicanalitica targata HBO. Peccato che per la sua Rai4 non sia facile riuscire a portare a segno il progetto, visto il budget limitato della rete.
A realizzare la versione italiana di In Treatment sarà la società di produzione WildSide, fondata da Lorenzo Mieli, Saverio Costanzo, Mario Gianani, Fausto Brizzi e Marco Martani. Un gruppo di sceneggiatori è già al lavoro, per adattare in chiave italiana le vicende di uno psicoterapeuta alle prese con le sedute settimanali dei suoi pazienti (dal lunedì al giovedì), per un ciclo di nove settimane. La peculiarità è quella che vede lo stesso psicoterapeuta in terapia al venerdì da un suo superiore - di sesso femminile - ormai in pensione.
Il segreto del suo successo? Lo ha spiegato lo scrittore e regista Hagai Levi, giunto in Italia nell’ambito di un ciclo di inviti a grandi firme della serialità, alla vigilia del Roma FictionFest:
Continua a leggere: In Treatment: Nanni Moretti sarà il Paul Weston italiano?

Ospite oggi delle colonne di TvBlog è il vice direttore generale della Rai con delega sul coordinamento delle offerte Antonio Marano. Con lui abbiamo fatto una lunga chiaccherata partendo dall’origine della sua passione per la televisione, nata sulla fine degli anni ’70 a Varese. Iniziando da lì ripercorreremo la sua storia professionale, passata attraverso una piccola televisione locale fino all’ingresso dalla porta principale in Rai alla direzione di Rai2, culminata ora con l’arrivo al suo importante ruolo di coordinatore dell’offerta di tutte le reti del servizio pubblico radiotelevisivo. In questa nostra chiaccherata non mancano inoltre aneddoti e confessioni inedite, che vi invitiamo a scoprire, buona lettura.
Come nasce la passione per la televisione ad Antonio Marano ?
Fu una cosa strana. Io allora facevo l’architetto, lavoravo a Varese e a Como avevo 26 anni. Mi capitò di costruire nel Luinese un albergo per un imprenditore edile. Lui aveva la passione del ciclismo, in quel periodo aveva partecipato ad una gara ciclistica da Gornate fino al Passo della Forcora e un dipendente di una minuscola tv locale gli disse “se ci da 50 mila lire le facciamo un bel servizio televisivo”. Lui con il classico discorso da imprenditore molto varesino disse “ma quanto costa tutta la tv, perché io me la compro”. Allora lui invece del servizio comprò tutta la televisione. Si parla della fine degli anni ’70, era il periodo pioneristico dell’emittenza locale in Italia.
E poi ?
Io gli misi in piedi questa piccola televisione, gli disegnai anche il marchio e devo dire che fra me e la televisione fu amore a prima vista. Entrai in quegli studi televisivi e non tornai più negli uffici. Tutti mi diedero del pazzo, lasciare i miei uffici da architetto per entrare in questo mondo era davvero come fare un salto nel buio, ma la passione che sentivo crescere dentro in me era davvero tanta.
Passione che poi nel tempo si trasformò in lavoro vero e proprio, come furono quei primi tempi ?
Cominciai appunto con Rete55 che era una piccola televisione di Varese e che tuttora c’è. Nell’arco di pochi anni la portai da 1/2 frequenze a 50. Era una televisione provinciale e la portai a diventare una televisione regionale. Tutto in autofinanziamento. Poi diventai direttore di Rete A, quindi fondammo FRT, associazioni, Super Six, ne abbiamo fatto davvero tantissime di belle cose in quegli anni.
Dalle Tv locali alla politica, sottosegretario alle telecomunicazioni del primo governo Berlusconi, perché quella scelta?
Parto dall’inizio, era il periodo 1982-84, c’era un personaggio che nella provincia di Varese iniziava a parlare di politica. La nostra essendo ovviamente una televisione locale era naturale che desse voce alle realtà del posto. Quell’uomo era Umberto Bossi. Personaggio eclettico ancora di più di quanto si potesse pensare. Da allora nacque questa nostra amicizia personale che dura tuttora. Per la verità all’inizio non fu un amicizia politica, io venivo da un altro back ground politico, io lo consigliavo su alcuni aspetti della comunicazione. Poi man mano mi affascinò questo uomo, fino a quando mi ha candidato per le elezioni del 1994. Durò poco, restai per due anni a Roma sottosegretario alle telecomunicazioni, feci delle belle cose, ma quello della politica non era il mio mondo. Infatti poi tornai a fare il mio lavoro in televisione, ma nel frattempo Rete55 mi era diventata stretta, mi guardai in giro e feci tante cose, diventai consulente di Cecchi Gori, fondai Stream News e molti canali del bouquet di Stream, fra cui Viaggi, Sport, in quel periodo mi appassionai al mondo dei canali tematici.
Arrivò poi la nomina a Rai2, come fu entrare in Rai?


Eternamente ospite, pronta a disquisire di questo e di quello, dal programma d’intrattenimento fino alla trasmissione giornalistica, un destino che la segue di rete in rete. Ma non sempre era cosi, ci fu un tempo in cui Alba Parietti, conduceva, dalla primissima “Piscina” sulla RaiTre di Angelo Guglielmi, alla tormentatissima “Domenica in” dagli studi di Napoli condotta con Toto Cutugno. Ma è di un programma, lanciato e trasmesso nella RaiDue del 1997 di cui stasera vorremmo parlarvi nella nostra rubrica della Tv che c’era.
Andava in onda in seconda serata, dalla domenica al giovedì. Racchiuso in una voliera di bambù, con il pubblico appollaiato come una schiera di volatili, si svolgeva “Macao” . Un territorio di pura nullità, nel senso buono del termine, la cui comicità di facce allora per lo più sconosciute come quelle di Paola Cortellesi, Biagio Izzo, Sabrina Impacciatore, Fabio Canino, Enrico Brignano, Valentina Pace, Gigliola Aragozzini, Lucia Ocone, era il semplice pretesto per intrattenere il pubblico televisivo, la cui personalità spiccata e spiccante di Alba era il vero collante, chiamata a condurre solo pochi giorni prima del debutto.
In cabina di regia, oltre che in fase di creazione con Irene Ghergo, c’era Gianni Boncompagni, reduce negli anni precedenti dal successo di un altro territorio di leggerezza e svago come era “Non è la Rai” su Italia1. Gianni, preso in ostaggio dall’allora direttore di RaiDue Carlo Freccero, la cui idea di televisione, stabiliava e strabilia, mette in piedi questa trasmissione che da quel poco che voleva essere, poco rimane, ma con una nutrita schiera di telespettatori (oltre 3 milioni ogni sera) che la rendono un successo inaspettatto ed insapettabile, tanto che l’anno dopo ce ne sarà una seconda edizione, dal percorso più travagliato.
Dopo il salto l’epilogo della storia di “Macao” con alcuni video e una analisi fatta da Carmelo Bene, ospite di una puntata del programma.
Sempre meno telefilm, soprattutto polizieschi, sui canali generalisti, che soffrono un calo di ascolti rispetto a due anni fa per quanto riguarda la messa in onda delle serie tv. Da questi dati, forniti dal CERTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) dell’Università Cattolica di Milano, è partita la discussione “E’ già finita la Golden Age dei telefilm sulle reti italiane?”, protagonista della giornata di oggi del Telefilm Festival.
Moderato da Aldo Grasso, l’incontro ha avuto come protagonisti Giorgio Buscaglia (Responsabile Programmazione Cinema e Fiction RaiDue), Laura Corbetta (Amministratore Delegato YAM112003), Carlo Freccero (Direttore Rai4), Marco Leonardi (Direttore contenuti Mediaset Premium), Carlo Panzeri (Vice Direttore Rete4), Alberto Rossini (Direttore editoriale Canali televisivi - Digicast spa), Fabrizio Salini (Vice Presidente Fox Channels Italy) e Luca Tiraboschi (Direttore Italia 1).
Proprio quest’ultimo, insieme a Freccero, ha animato la discussione, dando una propria versione dei fatti di fronte all’evidenza che i telefilm, sulle reti generaliste, stanno subendo un calo in telespettatori: dallo share medio dell’11,09% di due anni fa, si è passati al 10,97% di un anno fa al 9,81% di quest’anno.

Carlo Freccero è deluso dall’ultima edizione de L’Isola dei Famosi che stasera avrà il suo capitolo finale e che , ovviamente, seguiremo nel nostro liveblogging. Il direttore di Rai 4 ha affidato il suo piccolo sfogo ad Italia Oggi facendo un bilancio dell’andamento della “sua” rete digitale e parlando del suo futuro ora che a Paolo Ruffini è stato affidato il compito di coordinare Rai Premium, la struttura che comprende Rai 4 e Rai Movie.
L’edizione di quest’anno non ha dato a Rai4 i risultati sperati. La forte editorialità di Rai4 ha faticato a ibridarsi con L’isola dei famosi. E poi l’edizione 2010 è piuttosto debole, si nota poco, tanto che, pur chiamandosi L’isola dei famosi, non ha neanche un famoso in finale. Questo la dice lunga, no?
Freccero si limita a constatare un fatto, L’Isola dei Famosi 7 non è stato fenomeno di costume e non ha fatto impazzire in particolare quel target giovanile a cui Rai 4 si vorrebbe rivolgere. Quattro punti di share in meno nella fascia 25-54 e un aumento degli over 65 all’ascolto di un reality che si poteva praticamente chiudere con l’uscita di Aldo Busi, unico verso personaggio di questa edizione. L’impressione è che Freccero preferirebbe offrire su Rai 4, se non qualcosa di qualitativamente diverso, almeno un programma che con il suo successo è capace di trainare verso l’alto i dati auditel della minore fra le reti della tv di stato.
Sarà un incontro molto interessante per gli appassionati di tv e di telefilm, quello che si terrà venerdì 7 maggio alle 12 in occasione del Telefilm Festival 2010. Il dibattito dal titolo “E’ già finita la Golden Age dei telefilm sulle reti italiane?” avrà come ospiti, infatti, numerose figure di spicco del dietro le quinte della tv italiana.
Moderato dal critico Aldo Grasso, l’incontro vedrà la partecipazione di Giorgio Buscaglia (Responsabile Programmazione Cinema e Fiction RaiDue), Carlo Freccero (Direttore Rai4), Luca Tiraboschi (Direttore Italia 1), Carlo Panzeri (Vice-Direttore Rete 4), Fabrizio Salini (Vice Presidente Fox Channels Italy), Marco Leonardi (Direttore contenuti Mediaset Premium), Laura Corbetta (Amministratore Delegato YAM112003) ed Alberto Rossini (Direttore Editoriale Canali Televisivi Digicast Spa).
Il dibattito prenderà spunto dai risultati di una ricerca effettuata dal CERTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) in collaborazione con l’Accademia del Telefilm. Come si evince dal titolo dell’incontro, pare che il rapporto tra telefilm e reti televisive italiane non sia più quello di un tempo, con le conseguenze di cui, in parte, ci siamo già accorti.
E’ uscita su Gioia una bella intervista a Irene Ghergo (la riporta Il Clandestinoweb), forse una delle donne più potenti della Tv. La penna che ne traccia il pensiero è quella di Giancarlo Dotto.
Di certo ci sono due signori cervelli a confronto e ne è venuta fuori una chiacchierata tra gossip di altissimo livello e istantanee su quella che è oggi la nostra televisione, vista attraverso la lente feroce e lucida della Ghergo.
Ecco, forse sono queste le qualità che mi hanno sempre affascinato di una delle Nostre Signore della Tv, il sapere sempre esattamente cosa stesse facendo e l’ammettere candidamente e fanciullescamente che senza seduzione non c’è televisione.
Continua a leggere: Irene Ghergo, le sue verità sui personaggi Tv