
Michael Moore sta facendo promozione per il suo ultimo documentario, Capitalism: A love story (ecco la recensione di Cineblog)- il trailer, potete vederlo dopo il salto. E magari, spiegare al sottoscritto perchè, nella versione italiana, abbiano tolto Sicko e lasciato solamente Bowling for Columbine, Fahrenheit 9/11, sotto la dicitura “dal regista di” - e oggi è stato ospite di Lucia Annunziata nel programma In 1/2.
Il regista, che ha portato al cinema una serie di documentari dal linguaggio decisamente televisivo, si è mostrato in tutta la sua irriverenza. Un’irriverenza amata dai fan e odiata dai detrattori: è difficile che Michal Moore resti indifferente a qualcuno. A voler essere obiettivi, è necessario ammettere che i suoi lavori sono spesso estremamente interessanti, ben fatti, accattivanti, ma che a volte, per arrivare a tutti, rischiano di peccare di approssimazione e di un minimo di strumentalizzazione. Ma il fine - di Moore - giustifica i mezzi: il suo nemico fa della strumentalizzazione l’arma vincente.
Oggi, a In 1/2 ha parlato anche di Obama e Berlusconi e del loro presunto rapporto fraterno.
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