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Tutti gli articoli con tag canone

Lazio e Inter in campo, ma a Pechino non ci sono i telecronisti. Il direttore di RaiSport: "Problemi di budget". Mamma Rai già non arriva a fine mese

pubblicato da Stefano Sgambati

SupercoppaI mancati introiti provenienti da Sky cominciano già a farsi sentire in casa Rai. E’ una provocazione, si intende, ma quanto successo alla prima iniziativa pubblica importante della stagione potrebbe ripetersi in condizioni assai più disperanti ed esasperanti per il regolare pagatore di canone nel futuro immediato. In breve, come tutti gli appassionati di calcio già sapranno, è andata in onda quest’oggi la diretta della finale di Supercoppa Italiana tra Lazio e Inter. La tv di Stato ha trasmesso regolarmente in diretta l’evento, culminato con la vittoria dei capitolini per 2-1, ma sul posto, cioè a Pechino, non v’era nessuno. I due telecronisti, infatti, un obsoleto Carlo Nesti e un distrattissimo Salvatore Bagni, hanno commentato la partita “dal tubo” come si dice in gergo, cioè comodamente sistemati in poltrona in uno studiolo di Viale Mazzini, seguendo il match come tutti gli altri, ovvero in video, e “raccontando” la diretta da tubo catodico.

Il neodirettore di RaiSport Eugenio De Paoli non si è nascosto, ammettendo: “Una questione di budget…”.

Da segnalare che la Tv di Stato aveva acquistato l’evento già a un prezzo calmierato rispetto alla prima richiesta della Lega Calcio (600mila euro). Al termine di una faticosa trattativa si era arrivati all’accordo: purtroppo le casse in rosso adesso si sono fatte sentire e s’è deciso per un servizio a metà. Tra l’altro possiamo dire, per avervi assistito in prima persona, che s’è trattato di una telecronaca spesso e volentieri tragicomica, dove non demenziale, con nomi di giocatori sbagliati, azioni di gioco non raccontate per colpa di reiterati replay, dubbi mai risolti e tanta, troppa superficialità.

Cara Rai, se gli abbonati Rai decidessero di pagare “col tubo” il rinnovo del canone, non dovresti mica tanto meravigliarti.

Tutti contro Mamma Rai: il presidente Napolitano inferocito, Zavoli umilia Garimberti e Masi: "Riaprite subito la trattativa con Sky". Noi proviamo a fare un po' di chiarezza...

pubblicato da Stefano Sgambati

Pizza e mandolino: l'italiaPiù che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.

Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:

“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.

Ancora Zavoli:

“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.

La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:

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La realtà è nemica della famiglia Berlusconi: Sky supera Mediaset nei ricavi. Con buona pace di Piersilvio...

pubblicato da Stefano Sgambati

SkyE’ Sky il secondo operatore televisivo italiano per ricavi. Con buona pace di Piersilvio Berlusconi, verrebbe da dire, con simpatia, è chiaro: giacché sono loro stessi, gli addetti ai lavori, a rendere il “giochino” tra reti una specie di gara tra eminenze grigie, noialtri non possiamo fare a meno che adeguarci alle regole. D’altra parte il vicepresidente di Mediaset aveva ribadito entusiasticamente, giusto pochi giorni fa, che se la piattaforma di Murdoch era “ferma”, il merito andava attribuito tutto al Biscione.

Oggi la redazione annuale presentata al Parlamento dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazione, Corrado Calabrò, ha ufficializzato che Sky ha sorpassato proprio Mediaset, piazzandosi giusto dietro la Rai, sempre stabile al primo posto: lo scorso anno la tv di Stato ha ricavato 2723 milioni di euro, Sky Italia 2640 milioni e RTI 2531 milioni di euro. L’azienda di Berlusconi, c’è da dire, ha però consolidato l’offerta a pagamento, salendo da 125 milioni a 199.

“La Rai è ancora la principale media company italiana con oltre 2,7 miliardi di euro di ricavi, anche se in decremento rispetto al 2007 a causa della flessione della pubblicità (-3,6%). Sky Italia consolida la sua posizione, divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi. Il gruppo Mediaset (che scende al terzo posto, con un calo della pubblicità dello 0,3%) vede il rafforzamento della propria offerta a pagamento sulla piattaforma digitale terrestre (passando da 125 a 199 milioni di euro)”.

Queste le parole di Calabrò che aggiunge:

“RTI è leader della pubblicità e nuovo concorrente nelle offerte a pagamento; Sky è di gran lunga leader nella pay tv e nuovo concorrente nella pubblicità; Rai mantiene le classiche posizioni attraverso una quota di rilievo nella pubblicità e prelevando le risorse residue dal canone di abbonamento”.

Il Codacons contro la Rai, ma forse stavolta ha ragione: "Troppe repliche nel periodo estivo. Spettatori penalizzati"

pubblicato da Stefano Sgambati

RaiChissà che questa volta l’abbonato Rai non si dica d’accordo col Codacons, l’associazione, per antonomasia più odiosa e invasiva di sempre. I numi tutelari dei consumatori, infatti, si sono scagliati contro la tv di Stato, accusandola di avere iniziato troppo presto con le consuete repliche previste per la programmazione estiva:

“Ieri la tv pubblica ha presentato agli investitori pubblicitari i nuovi palinsesti per il prossimo autunno. Considerato che non è ancora arrivata l’estate, la tradizione ormai consolidata di presentare la nuova stagione televisiva a fine primavera, è l’implicita conferma del fatto che la Rai ‘va in vacanza’ da giugno a settembre compresi e investe tutte le sue risorse solo ed esclusivamente per la programmazione autunnale ed invernale. La conseguenza è che in estate gli spettatori sono inondati di repliche”.

Altre questioni poste dal Codacons:

“Perché, con tutte le nuove serie di telefilm esistenti (ad esempio su Raidue, Ncis, Numb3rs, Cold Case, Criminal minds, Senza traccia…), Raiuno, l’ammiraglia Rai, non trovi nulla di meglio che replicare per l’ennesima volta ‘L’ispettore Derrick’, in onda ininterrottamente dal 1979, ‘Il commissario Rex’ (in onda ininterrottamente dal 1997), ‘La signora in giallo’ (in onda dal 1984), ‘Un medico in famiglia’ e ‘Le sorelle McLeod’?”.

Infine la domanda che, forse, appare più lecita, considerando che, negli ultimi anni, anche le uscite cinematografiche riescono a sposarsi perfettamente con il periodo estivo (vedi le produzioni dei Vanzina):

“Nel cinema sempre più spesso si esce con nuovi film in questo periodo. Anche d’estate esiste un pubblico che avrebbe diritto di vedere, almeno ogni tanto, qualche programma non riciclato, specie in considerazione del fatto che si paga il canone”.

Gemme da Cassazione: la Rai può subissare di lettere di ingiunzione anche chi paga il canone. Protestare è inutile

pubblicato da Stefano Sgambati

Rai logoPiccole curiosità tribunalizie. Piccole gemme da Cassazione. Secondo la sentenza numero 12885 alla Rai - televisione di Stato - è consentito di subissare i cittadini di lettere di ingiunzione qualora siano presunte delle irregolarità col pagamento del canone; dal canto proprio, chi riceve tali sollecitazioni, anche qualora sia effettivamente innocente o non possegga l’apparecchio televisivo in casa, non può chiedere risarcimento danno per il “disturbo”.

Così la suprema Corte ha accolto il ricorso della Rai contro la decisione del giudice di pace di Amantea che, nel 2006, aveva imposto a Viale Mazzini di risarcire la signora Raffaella F. con 100 euro a titolo di ‘danno esistenziale’ per l’invio di tre lettere, nei mesi di luglio 2001, luglio 2002 e settembre 2005 con le quali la tv pubblica sollecitava il pagamento del canone.

Sottolinea la Cassazione:

“Questo tipo di lettere rientra in quegli sconvolgimenti della quotidianità consistenti in disagi, fastidi, disappunti, che, per la loro lievità non sono meritevoli di tutela risarcitoria”.

Aspiranti evasori o sudditi del verbo di Silvio, unitevi: in arrivo tempi bui per voi.

Evasori

pubblicato da Massy

Silvio Berlusconi è vicino agli evasori: "La Rai fa programmi troppo faziosi. Capisco chi non paga il canone". L'apologia della censura, in Italia, è un'opera silenziosa e costante

pubblicato da Stefano Sgambati

Silvio BerlusconiPrima le congratulazioni agli evasori (”Legittimo non pagare tasse alte” - 16 febbraio 2004), adesso la comprensione per chi non paga il canone Rai. Stiamo lì, a ben pensarci: quantomeno la coerenza è assicurata. A firmare la provocazione il premier Silvio Berlusconi, un autentico genio nell’arte di non far calare MAI l’attenzione sul proprio conto. In questo senso vanno fatti a a lui e ai suoi esperti di marketing e comunicazione i più ammirati complimenti: da vent’anni in Italia non si parla d’altro che di lui.

“La televisione pubblica è l’unica che attacca il governo con una pluralità di trasmissioni infinita. Sono sempre di più gli italiani che non pagano il canone e li capisco, perché non sono d’accordo che con i loro soldi si paghino trasmissioni di contrasto con la politica e con il leader del Governo”.

Queste le parole del Presidente del Consiglio a Canale Italia. Le trasmissioni incriminate, com’è ovvio, sono “Annozero”, “Ballarò” e “Report”. E’ uno sport a cui siamo abituati, questo: l’incredibile è il non stupirci più, non la consistenza antidemocratica di tali affermazioni. L’Italia, trascinata dai propri governanti, è salita sulla china di una nave con la scritta “Titanic” sulla fiancata: tutta la stampa europea e internazionale lo risalta; qui è proibito. Le accuse del presidente non sono di stampo tecnico: Berlusconi non parla di “Annozero”, “Ballarò” e “Report” in termini televisivi, lo fa in termini politici. Dice che la gente non ne può più di guardare quei programmi perché sono troppo faziosi. Invece non è vero: invece la gente quei programmi li guarda eccome e, per esempio, trova la possibilità di farsi un’idea diversa rispetto a quelle espresse dal suo telegiornale, il telegiornale del Premier, caso unico nella storia democratica, cioè il Tg4, multato di 180mila per faziosità, quello sì.

Il canone è fastidioso. Il canone non dovrebbe esistere, per carità. Tuttavia c’è. E’ una legge. E’ una tassa. Silvio Berlusconi è il presidente del Consiglio e, per quanto portatore inevitabile di un punto di vista, non può - non può - dire che comprende chi evade il canone. Non può perché un microfono davanti alla bocca, se sei il responsabile del governo, non è un cappuccino in un bar. E’ il motivo per cui è sbagliato, sbagliatissimo, ridere di Emilio Fede; Emilio Fede non dovrebbe far ridere. Emilio Fede è il direttore di un importante telegiornale nazionale (almeno in linea teorica…) e i direttori di telegiornali nazionali non dovrebbero far ridere. Bisognerebbe uscire da questo clima da “accettazione della sciocchezza”, dovremmo sdoganarci da questo regime di “volemose bene, tanto sono goliardate”.

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Switch over, missione impossibile. Il Piemonte ha fatto da pioniere, ma il passaggio al digitale è stato un caos...

pubblicato da Stefano Sgambati

dttNon è che sia andato proprio benissimo, questo switch over. Siamo ai primi vagiti, è normale: la creaturina è ancora in fasce eccetera eccetera; tuttavia il tanto decantato passaggio al digitale terrestre per quanto riguarda il Piemonte è stato più che altro un coro unito di proteste. Tra Torino e Cuneo il picco delle richieste di intervento, dopo che era diventato impossibile vedere i canali Rai e Rete4, è stato biblico: in attesa che tra settembre e ottobre anche tutte le altre regioni italiane si adeguino, non è che sia proprio un buongiorno incoraggiante.

Il problema è stato minimizzato dalla Dgtvi, cioè l’associazione per il digitale terrestre in Italia: secondo loro, almeno dal punto di vista tecnico, il meccanismo ha funzionato perfettamente. Come spiegare, allora le 11mila telefonate arrivate al numero verde del Ministero (800.022.000) dalle 2 di notte di ieri e stigmatizzate dal quotidiano torinese “Cronaca qui”? I furibondi spettatori lamentavano la sparizione completa di RaiUno, RaiDue e RaiTre: tutti pagatori regolari del canone, tutti individui legittimamente inferociti. Dal ministero, per bocca di Eva Spina, la dirigente che coordina la task force organizzata dal viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, spiegano:

“Si tratta semplicemente di un problema di sintonizzazione dei canali. Con lo ’switch over’, le frequenze dei canali Rai sono cambiate e ora utilizzano quelle lasciate libere da RaiDue in analogico. La maggior parte dei decoder si risintonizza automaticamente. Negli altri casi, l’unica cosa da fare è risintonizzare i canali manualmente. Se si è in difficoltà si può chiamare il numero verde”.

Tuttavia i fruitori assicurano che nemmeno in questo caso il segnale torna attivo. Da qui la segnalazione di Dgtvi, sempre sencondo “Cronaca qui”:

“Se non fosse sufficiente, si consiglia di far verificare da un antennista l’impianto di ricezione d’antenna e il suo corretto puntamento”.

Sottolinea Riccardo Sammartano segretario regionale Adiconsum:

“Entro ottobre saranno installati nuovi ripetitori in vista dello switch off totale. Allora il punto critico sarà quello delle antenne: tante potrebbero aver bisogno dell’intervento dell’antennista”.

Altri problemi. Altri ingranaggi che devono ruotare nel senso giusto. A nostre spese, quasi certamente. Adiconsum e Regione, intanto, hanno fatto sapere che saranno realizzate 10mila copie di un pieghevole informativo, recante le istruzioni per il corretto passaggio al digitale. Sarà disponibile presso le sedi dell’associazione e nel corso di 35 incontri che la stessa Adiconsum organizzerà dal mese di giugno in tutte le province. Non sembra, insomma, che tutto sia così facile e agevole per il povero cittadino.

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Nomine Rai, un altro rinvio. Appuntamento fissato al 13 maggio. La politica è forse troppo occupata a parlare di "Annozero"?

pubblicato da Stefano Sgambati

AnnozeroMentre la politica si graffia le guance e si straccia le vesti per l’ultima puntata di “Annozero” dedicata alla querelle Berlusconi-Veronica Lario (l’informazione che questo Paese si merita, per inciso), corre verso il dimenticatoio la questione legata alle Nomine Rai. Già slittato due volte l’appuntamento decisivo, il Consiglio di amministrazione della tv di Stato ha rinviato a mercoledì prossimo, il 13 maggio, la discussione, si spera, definitiva per chiudere il quadro dei vertici aziendali (in ballo Tg1, Raiuno e vicedirezioni generali). Resta appesa anche la questione legata al contratto con Sky, per la permanenza dei canali Rai (RaiSat) sul satellite di Murdoch: prevista un’apposita sessione del Cda giovedì prossimo, il 14. Ricordiamo che in ballo - ne avevamo parlato tempo fa - ci sono più di 50 milioni di euro che potrebbero improvvisamente mancare dalle casse Rai: non un problema da niente, considerando anche le recentissimi e velenose polemiche sui conti in rosso e l’opportunità dell’aumento del canone.

Intanto, sempre a proposito di “Annozero”, duro attacco del sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani:

“La puntata di ieri non ha nulla a che fare con il servizio pubblico. Un dispendio di tanti soldi dei cittadini nel tentativo di dimostrare una tesi basata solo sul gossip e di totale disinteresse per il pubblico e per il Paese. Tesi, tra l’altro, che rimane del tutto indimostrata. Proprio Santoro, che si erge a paladino del buon giornalismo, ha costruito una trasmissione totalmente inconsistente che nulla ha a che fare con l’informazione. Il problema, quindi, va al di là di Santoro e riguarda il rapporto tra il servizio pubblico e la corretta informazione. Una questione della quale, al di là delle critiche politiche, si deve fare carico la nuova dirigenza della Rai. Nessuno chiede provvedimenti. Ma una riflessione profonda non può essere rinviata”.

In realtà sembra che la questione delle nomine sia molto, ma molto, moltissimo, più urgente. Soprattutto tenendo in considerazione la recente minaccia di Dell’Utri, relativa alla possibilità di “occupare la Rai”.

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Luce e acqua

pubblicato da Massy


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La Rai in profondo rosso. Il dg Masi: "La situazione è critica". I problemi sono la scarsa pubblicità e l'evasione del canone

pubblicato da Stefano Sgambati

Mauro MasiPartiamo da un presupposto: la Rai - televisione di Stato italiana - nell’ultimo anno, almeno dal punto di vista dei contenuti e del rapporto col pubblico, ha fatto giganteschi passi avanti. Almeno è questa l’opinione di chi scrive: il Festival di Sanremo è stata una ventata d’aria fresca, le ultime proposte di fiction e di film tv sono state tutte vincenti, nonostante qualche polemica - legittima, per carità - dei puristi. Senza contare l’avvento, avveniristico e pioneristico, di Rai.tv, il portale di consultazione e diretta - streaming e on demand - dell’intera programmazione Rai, inclusi i canali presenti sul bouquet Sky, che ha sancito un’autentica rivoluzione nel modo di rapportare la televisione al Web. Non solo foglie d’alloro, naturalmente: le polemiche innescate sul territorio delle nomine Rai discusse a Palazzo Grazioli, davanti a un Silvio Berlusconi non propriamente super partes, è stata francamente l’apologia dell’imbarazzo. Senza contare l’aumento del canone di 1,5 euro e la scelta di “staccarsi” dalla piattaforma Sky rinunciando così a una cifra esorbitante di denaro.

Nel frattempo, il Direttore Generale Mauro Masi ha scelto di non nascondersi e, seppure tra le righe necessarie, ha parlato di “crisi” relativamente alla situazione finanziaria di Mamma Rai:

“La situazione economico-finanziaria è oggettivamente critica. Affrontarla è una priorità. Tuttavia la Rai e’ una azienda sana e solida, pronta a rispondere a tutti i grandi temi aperti sul campo. E’ prioritario adesso individuare il percorso per fronteggiare il peggioramento dei conti aziendali, a cominciare da una impellente azione per il recupero del canone”.

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Canone Rai: tiene banco l'aumento di 1,5 euro. L'Unione Consumatori: "Tv di Stato pasticciona e spendacciona"

pubblicato da Stefano Sgambati

CanoneL’Unione Nazionale Consumatori infuoca la polemica e demolisce la Tv di Stato dopo le ultime schermaglie dovute all’aumento del canone di 1,5 euro.

“E’ l’ennesima riprova della Rai pasticciona e spendacciona, che dilapida milioni e milioni di euro in stipendi e compensi d’oro e trasmissioni di poca qualità”.

Sono le non leggerissime parole di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, in riferimento all’aumento del canone di 1,5 euro (da 106 a 107,5). Già la Corte Europea, in tempi recenti, era intervenuta in merito alla questione canone, come abbiamo visto su queste stesse pagine. Continua il Segretario Dona:

“Zitta, zitta la Rai ha aumentato il canone proprio quando il termine per il pagamento era abbondantemente scaduto (il relativo provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 marzo scorso). L’aumento è illegittimo perché l’utente deve pagare il canone entro il 31 gennaio e il decreto di aumento, infatti, ne dispone la retroattività, ma al tempo stesso l’utente, in base al decreto legislativo n. 1542/1947, richiamato dallo stesso provvedimento, nel momento in cui viene a conoscenza dell’aumento ha 30 giorni di tempo per dare disdetta dell’abbonamento per l’anno in corso. Ma come fa se ha già pagato entro il 31 gennaio scorso? L’aumento è ancora più scandaloso perché dal 2001 è cresciuto del 16,3% a fronte dell’aumento del tasso di inflazione dell’11,6%”.

Tutto ciò si inserisce in un contesto già abbastanza tribolato di suo. E’ notizia di questi giorni che in Spagna Zapatero sta promulgando una tassa per agevolare la tv pubblica, già privata degli spot pubblicitari; sempre nei giorni scorsi, il direttore generale della Rai Mauro Masi, durante il Cda, aveva parlato di un deficit tendenziale di 120 milioni di euro.

La Spagna rivoluziona il settore audiovisivo. Zapatero promette: "Basta spot nella tv pubblica". Esulta Mediaset

pubblicato da Stefano Sgambati

TveAria di rivoluzione in Spagna, sebbene a metà tra la convenienza politica e l’effettiva opportunità. Il presidente del governo socialista Zapatero ha annunciato a deputati e senatori del Psoe (Partito Socialista Operaio Spagnolo, alla maggioranza dal marzo 2008), riuniti ieri in seduta plenaria per discutere le prossime leggi dell’esecutivo, che è intenzionato a ridurre la pubblicità nella televisione pubblica (la TVE), raggiungendo così la consorella Francia che si era già adeguata negli scorsi mesi.

Prende forma così la nuova proposta di legge che riformerà il settore audiovisivo, in un periodo di grandi svolte cruciali per la televisione di tutta Europa. La cosa farà molto felice le tv commerciali che avranno molto più potere d’acquisto una volta che, di fatto, la “concorrenza” sarà ridotta a mero strumento governativo: erano state, non a caso, le stesse reti commerciali di cui sopra a chiedere “una drastica riduzione della pubblicità nella tv di Stato”. In questo senso, la riforma prende soprattutto il “la” da una richiesta specifica dell’Unione delle televisioni commerciali (Uteca) che, nel novembre scorso, aveva ribadito al Governo l’esigenza che la Tve non trasmettesse pubblicità e che, anzi, fosse finanziata esclusivamente con fondi pubblici. Non solo: uno dei principali oggetti del contendere è nascosto nella necessità che la tv di Stato si occupi più che altro di trasmettere eventi che NON cadano in competizione con quanto programmato dalle reti commerciali. Esempio: il pagamento da parte della Tve di 60 milioni di euro per i diritti dei campionati di calcio, cifra che secondo l’Uteca ammonta al triplo di quanto pagato delle tv private.

Cosa succederà in questo modo?
Facile a dirsi: la volontà di Zapatero, che sarà presto legge, intendiamoci, limiterà il raggio d’azione della televisione pubblica, proprio perché questa diventerà dipendente al 100% dalle sovvenzioni del governo in carica (quella spagnola non prevede un canone diretto dei telespettatori, a differenza, per esempio, di Italia, Francia e Inghilterra, dove il pagamento del canone alla Bbc è addirittura del doppio rispetto al nostra elargito alla Rai…).

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La Rai saluta il satellite: il pacchetto "Sat" fuori da Sky. Così la tv di Stato rinuncia a 64 mln e al David Letterman Show (e nonostante la smentita del CDA, le scadenze restano tali...)

pubblicato da Stefano Sgambati

La Rai rinuncia a David LettermanScelta controcorrente della Rai che ha deciso (ma la notizia è ancora ufficiosa) di rinunciare alla piattaforma Sky e quindi di trasferire il suo “abito” satellitare altrove, cioè il digitale terrestre. I canali a cui stiamo facendo riferimento sono quelli notissimi marchiati “RaiSat”, cioè Extra, Premium, Cinema, Gambero, Smash, Yoyo e per i quali il gruppo Murdoch paga, udite udite, a viale Mazzini un canone annuo di circa 57 milioni, ai quali vanno aggiunti altri 7 di entrate pubblicitarie. Fatevi il conto e leccatevi i baffi, prima di lasciare che un legittimo punto interrogativo gommoso spunti sopra le vostre testoline mentre vi domandate perché mai Viale Mazzini scelga di rinunciare a tale introito sicuro.

Ufficiosità, dicevamo. Fra poco più di due mesi, il 30 giugno, scadrà l’accordo con Sky che i vertici della tv di Stato avrebbero deciso di non rinnovare: allora vedremo se le voci rispondono al vero oppure no. Certo è che il nuovo vertice Rai, ancora da consolidarsi appieno, non ha ancora parlato della questione, tutto preso com’è a censurare legittime opinioni di trasmissioni politiche; per il momento possiamo avvalerci solo di segnali, sebbene fortissimi e grandemente interessanti dal punto di vista mediatico e giornalistico. Il David Letterman Show, per esempio, il più famoso dei “late show” del pianeta, direttamente da Broadway fino alle nostre case grazie proprio a Raisat da oltre dieci anni (prima su Raisat show poi su Raisat extra), traslocherà: un monumento del canale, tra i più seguiti in assoluto. L’opzione concessa dalla Cbs scade a brevissimo termine e nessuno sembra intenzionato ad apporre nuove firme sul rinnovo: in questo caso, però, il volere non è solo quello di Mamma Rai, anzi.

Sembra, infatti, che la stessa Sky, vogliosissima di lanciare coi reattori SkyUno, abbia deciso di portare proprio il Letterman Show sul nuovo canale generalista di Mr. Murdoch, già illuminato (più o meno) dalla rumorosa presenza di Fiorello che proprio nel suo show dedica al celeberrimo talkshow americano una piccola parodia. La Rai, ovviamente, potrebbe partecipare all’asta e mettersi in concorrenza con Sky per portare il Late Show sul digitale terrestre, ma sembra che la risposta della Cbs sia stata composta da notevolissimi zeri. Troppi.

Altri numeri: Il Sole24Ore ha stimato in cento milioni la perdita pubblicitaria che deriverebbe dall’abbandono di quei quattro milioni e settecento mila abbonati Rai che vedono i programmi sul bouquet Sky.
Avranno mica in mente di aumentare il canone?

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Pioggia di spot: Sky sta per sorpassare Mediaset. Abbonati e associazioni in guerra: "La tv di Murdoch fa come le pare"

pubblicato da Stefano Sgambati

SkyAnche i telespettatori di Sky piangono. Circa un migliaio di utenti della - quindi abbonati alla - televisione più gettonata, cool e di moda del momento sono insorti, trascinati dall’Adiconsum che ha sollevato la questione. Il problema è relativo ai break pubblicitari che riempiono eccessivamente, secondo Adiconsum, i palinsesti di Sky, già pay tv per definizione. Essendoci il canone dell’abbonamento, questo il nucleo del contenzioso, perché mai un individuo dovrebbe anche sorbirsi tanta pubblicità?

Il punto non è sottile. I dati, a sorpresa, dicono che Sky sta per sorpassare - udite udite - Mediaset sul fronte degli affollamenti pubblicitari. Il che è folle, considerata quella che dovrebbe essere la natura di una televisione a pagamento. Vediamoli, allora, questi dati, grazie allo studio di Media Consultant: se prendiamo il periodo che va dal 28 settembre al 1 novembre 2008 e ci sintonizziamo dalle 8 del mattino fino alle 2 di notte sui tre canali con i carichi di spot più alti del bouquet Sky, quello che testimoniamo è un vero e proprio tsunami di interruzioni: 2.123 su Fox, 1.893 su Fox Crime, 2.027 su Fox Life. Sul fronte Mediaset, 2.155 su Canale 5, 2.007 su Italia 1, 1.932 su Retequattro. Risultato: Biscione 6.094, Sky 6.043. Il giorno del sorpasso sarà un giorno da destinare ai posteri.

Spiega Mauro Vergari di Adiconsum:

“Questo non va bene. Non va bene per chi guarda, perché l’abbonato avrà pure un posto in prima fila, ma a fine giornata perde 2,35 ore di programmi, pari a 4 telefilm di 40 minuti, sostituiti da caroselli di ogni genere”.

Tutto ciò senza contare i banner e gli “elevator”, i sottopancia che scorrono, per così dire, in sovraimpressione, durante la quasi totalità dei programmi Sky, comprese le partite di calcio e telefilm come CSI. Prosegue Vergari:

“Sky ha già in cassaforte i soldi degli abbonamenti, ma non rinuncia a dragare il terreno della pubblicità dove non ci sono limiti o barriere. E in questo modo mette in difficoltà i piccoli che si spartiscono le briciole della torta e non trovano le risorse per crescere”.

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